VISITA AL CONSERVATORIO – Giovedì 25 novembre, nel contesto della Visita pastorale, il Patriarca ha incontrato la realtà del Conservatorio…
MADONNA DELLA SALUTE – Si è tenuto nel tardo pomeriggio di sabato 20 novembre il tradizionale pellegrinaggio dei giovani alla…
Carissime/i,
sabato 7 e domenica 8 maggio 2011 il Santo Padre sarà tra noi. Visiterà Aquileia e Venezia. Avrò modo di ritornare con i fratelli vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta sui gesti che si svolgeranno in occasione di questo straordinario avvenimento.
Con questo breve scritto, vorrei rivolgermi a tutti voi per condividere la gioia suscitata dall’annuncio della visita papale e renderci così conto del prezioso dono che il Papa ci fa. Questo, infatti, è il primo modo per prepararci ad accoglierlo degnamente.
1. Perché il Santo Padre viene a farci visita?
C’è una ragione profonda della venuta di Benedetto XVI tra noi. È di gran lunga la più importante perché esprime la missione specifica del successore di Pietro. Essa si radica nel compito che Gesù stesso affidò al Capo degli Apostoli quando gli disse: «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).
Che cosa significa questa espressione «conferma i tuoi fratelli»? Di quale conferma abbiamo bisogno?
BUONE RAGIONI PER LA VITA IN COMUNE – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca pubblicata da “Vita”, venerdì 11 novembre, sull’ ultimo libro del cardinale, “Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia” (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50):
Comunque la pensiate, le parole e i ragionamenti del Patriarca di Venezia, Angelo Scola, hanno la virtù di essere sempre interessanti perché capaci di aprire discussioni e perché riescono sempre a toccare e nominare i temi veri, quelli della nostra vita reale. Studioso da sempre, saggista (centinaia le sue pubblicazioni), docente orientato all’antropologia teologica – che ha insegnato alla Pontificia Università Lateranense di cui è stato anche rettore -, ha un motto episcopale che recita: «Sufficit gratia tua» (2Cor 12, 9), “basta la tua grazia”. Il cardinale sa che questo è un motto che non esonera dal fare, ma piuttosto libera dall’esito. Infatti, la sua è vita pienissima. I suoi discorsi in occasione della festa del Redentore a Venezia, hanno sempre segnato i nodi delle sue riflessioni capaci di non negarsi mai all’attualità: il meticciato, la laicità, lo spazio pubblico e le religioni, la libertà di educazione, il rapporto tra fede e ragione nell’era della neuro-etica, il bell’amore e la sessualità. Ora, con un libro uscito da Mondadori, (Buone ragioni per la vita in comune), tocca un nervo scoperto del nostro tempo: quali ragioni per vivere insieme e quale sorgente per una moralità condivisa?
Uno dei nodi del suo libro è tremendamente attuale, quale può essere oggi la sorgente della moralità comune. Lei dice che occorrerebbe una rivoluzione copernicana,«non più alla base dell’universale politico una procedura formale fondata sull’universalità astratta dei diritti umani, ma il valore stesso dell’essere in società». Ma davvero le pare una rivoluzione possibile?
Direi che più che possibile è necessaria, addirittura inevitabile. Quello che lungo tutta la modernità è stato garantito dall’ideologia come punto di coagulo, può essere solo garantito dalla percezione che il dato sociale, il “dobbiamo” vivere insieme, è anche un bene sociale. lo penso che bisogna invitare tutti i soggetti che abitano questa società civile plurale a raccontarsi, a narrare la propria concreta esperienza dell’umano e, attraverso questo appassionato racconto e questo lasciarsi raccontare dagli altri, tendere a quello che Ricoeur chiamava “il riconoscimento” reciproco. Solo così, mi pare, possiamo trasformare questo vivere insieme da costrizione o da paura in valore positivo. In questo senso la rivoluzione è copernicana: il passaggio da un dato di fatto (che alternativa abbiamo? Farci la guerra?) a un valore riconosciuto. E può proprio essere questo l’universale politico nuovo del terzo millennio: il bene dell’essere insieme nella pluralità. Questo va contro l’individualismo neutro oggi dominante. Neutro nel senso che è un individualismo in cui ciascuno sceglie senza più alcun riferimento al bene e al male. In una società senza riferimenti, l’individualismo è fenomeno molto conflittuale. Allora chi teologizza questo individualismo assoluto postulando un neutralismo assoluto sbaglia. In una situazione così la cosa fondamentale è che io proponga tutta la mia esperienza dell’umano. Per esempio, come voi fate col vostro settimanale, ognuno dia le sue ragioni: chi reputa un grande valore il volontariato o chi la famiglia, o chi ancora la cooperazione, si racconti e si faccia raccontare. Si proponga quello in cui si crede, non lo si taccia per paura di offendere qualcuno. Poi asseconderemo le procedure che una democrazia pattuita ha stabilito, per vedere quale è l’opinione prevalente che lo Stato dovrà registrare senza sacrificare i diritti fondamentali, ma solo quelli, non qualunque diritto e non i capricci scambiati per diritti.
Lei scrive che in un’epoca in cui nascita e morte sono messe esse stesse in questione occorre, anche alla Chiesa, riconsiderare da dove possa sgorgare l’idea, l’esperienza, di una moralità comune. E scrive, ..Credo si debba partire dall’esperienza elementare del bene, esperienza che ogni uomo fa». In che modo?
MALTEMPO IN VENETO – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca, trasmessa da Radio Vaticana, sulla recente alluvione che ha colpito il Veneto:
Voglio anzitutto esprimere la partecipazione nella preghiera e nell’affetto al dolore di quei familiari che hanno perso i loro cari. Poi la mia partecipazione alla grande prova – perché non so se risulta chiara a tutto il Paese la misura della devastazione – di tante famiglie della regione, molte delle quali hanno perso tutto e anche di molte piccole industrie – di cui il nostro Veneto è particolarmente ricco – che sono state messe in gravi difficoltà. Ma poi anche la mia ammirazione per la grande dignità con cui le persone stanno affrontando questo disastro e la forte solidarietà con cui si stanno reciprocamente sostenendo e stanno cercando una via d’uscita. Certamente sarà anche importante che le istituzioni facciano la loro parte e che tutti insieme cerchiamo di imparare anche da questa prova, molto dura, un rapporto autenticamente corretto con la natura, che vuol dire questo: riscoprirla come ‘creato’. Bisogna cioè superare due limiti con cui noi normalmente la trattiamo perché ci dimentichiamo che è ‘creatura di Dio’. Il nostro primo limite è che l’uomo si pensa come padrone assoluto della terra, considerata come una sorta di miniera da cui ricavare sempre tutto. Il secondo limite è un concetto astratto di relazione con il Creato stesso che confonde il mantenimento passivo dell’esistente con il rispetto della natura.
Il concetto teologico di ‘Creato’ sostituendosi a quello di natura aiuta perciò a prevenire disastri come questo?
Qui di seguito una dichiarazione del Patriarca sulle alluvioni e inondazioni in Veneto:
card. Angelo Scola
Patriarca di Venezia
5 novembre 2010
Davanti alle immagini delle nostre città e campagne venete devastate dall’acqua e ferite dal fango, esprimo la mia vicinanza alle persone che a causa delle alluvioni e inondazioni hanno perso i propri cari e hanno visto le loro case, le loro attività e imprese distrutte o gravemente danneggiate.
Questa sofferenza non può lasciarci quieti, ci riguarda tutti, ci chiama a una solidarietà concreta.
Mentre l’acqua si ritira, colgo con i segni della morte e del disastro anche l’emergere di un’espressione autentica di carità operosa che caratterizza l’azione di tante persone, che a diversi livelli, si stanno spendendo senza tregua per aiutare chi è in difficoltà.
Con l’aiuto di Dio l’esperienza di dolore e di impotenza, come quella che sta provando la nostra Regione, può trasformarsi nell’occasione per riscoprire il valore irrinunciabile delle buone relazioni per la vita in comune e per favorire una più approfondita riflessione sul nostro rapporto con l’ambiente, con il creato.
MARCIANUM – Si è tenuto oggi, giovedì 28 ottobre nella Basilica della Salute a Venezia, il “Dies academicus” dello Studium Generale Marcianum, solenne atto accademico che ha visto la partecipazione di docenti e studenti dei numerosi segmenti che compongono il Marcianum assieme alle autorità civili, militari e religiose della città e della regione.
Ad introdurre la prolusione dell’arcivescovo salesiano card. Farina, sul tema “Manoscritti e libri tra conservazione e fruizione: la Biblioteca Apostolica Vaticana tra presente e futuro”, gli interventi del Patriarca in qualità di Gran Cancelliere del Marcianum, l’ing. Giovanni Mazzacurati, Presidente della Fondazione Studium Generale Marcianum e il Rettore mons. Brian Edwin Ferme.
Viene pubblicato qui di seguito il testo dell’intervento del Patriarca:
Angelo Card. Scola
Patriarca di Venezia
Gran Cancelliere dello Studium Generale Marcianum
1. Il punto di partenza: l’unità del soggetto e dell’oggetto del sapere
Nel corso di questi anni, la natura dello Studium Generale Marcianum è andata precisandosi intorno all’idea di tentare una qualche ricomposizione dell’attuale frammentazione del sapere, anzitutto tramite la cura dell’unità di un soggetto personale e comunitario dedito allo studio, all’insegnamento e alla ricerca. Proprio lo scorso anno registravo inoltre la necessità di guardare con attenzione alla tendenza in atto, all’interno di diverse discipline, alla transdisciplinarietà. Da più parti infatti, penso ad esempio alla biologia e alle neuroscienze, si fa sentire l’urgenza di domande di senso che invita ad andare oltre la demarcazione propria della singola disciplina e convoca, per così dire, altri saperi per un confronto e una ricerca partecipata. È questo un indubbio indizio di tensione alla ricomposizione dell’unità del sapere a partire dall’oggetto. Unità del soggetto e tensione verso l’unità dell’oggetto costituiscono più che mai l’orizzonte in cui intende continuare a situarsi l’azione dello Studium Generale Marcianum a tutti i suoi livelli, pedagogico, accademico e di ricerca, a partire dalla incarnazione di Gesù Cristo assunta come fattore esplicativo dell’esperienza umana comune nel suo duplice aspetto di esperienza integrale (esperienza sul piano del metodo) e di esperienza elementare (esperienza sul piano dei contenuti). Con un volto preciso pertanto lo Studium Generale Marcianum è aperto a ricercatori, docenti e studenti di diverse fedi e mondovisioni.
2. Una risorsa per la società plurale
ARTE ARCHITETTURA LITURGIA – Giovedì 21 ottobre il Patriarca è intervenuto all’8° Convegno Internazionale “Arte Architettura Liturgia. Esperienze internazionali a…
PAPA BENEDETTO XVI A VENEZIA – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca pubblicata da Gente Veneta:
Il dono di Benedetto XVI, che il 7 e 8 maggio 2011 sarà ad Aquileia e a Venezia, consisterà nel confermarci nella fede. Cioè nel rendere più forte e saldo il nostro credere in Cristo.
Lo sottolinea il Patriarca, mettendo in evidenza come il viaggio papale sarà davvero un grande dono, e non solo per la Chiesa veneziana, ma per tutte le Chiese del Nordest, che sabato 7 ad Aquileia e poi domenica 8 con la messa nel parco di San Giuliano a Mestre, si incontreranno attorno al pastore della Chiesa universale: «Sarà un grande evento per tutto il popolo».
Eminenza, perché il Papa viaggia e visita le sue Chiese?
I viaggi hanno una motivazione intrinseca al ministero di Pietro, che si può riassumere nell’espressione evangelica “conferma i tuoi fratelli”. Lo si è visto molto bene fin dal primissimo viaggio a Loreto di Giovanni XXIII quando, ad ogni stazione in cui il treno neppure si fermava ma solo rallentava, c’erano folle sterminate a salutarlo; e poi su su fino ai viaggi di Paolo VI, di Giovanni Paolo II e agli ultimi di Benedetto XVI in Inghilterra e a Palermo.
I tempi e il mondo sono cambiati; con essi anche la modalità dell’incontro del Papa con i fedeli?
Sì, siamo entrati in una civiltà della mobilità, e il fatto che il Papa si rechi a visitare le Chiese rende il suo ministero petrino più efficacemente credibile. Perché, pur essendo per sua natura un ministero legato alla Chiesa romana, purtuttavia è universale. E la presenza fisica del Papa fa percepire a tutti questa universalità.
Accanto a ciò, la visita del Papa accompagnerà il cammino delle diocesi nordestine verso il secondo convegno ecclesiale di Aquileia, che si terrà nel 2012, e coinciderà con la fine della Visita pastorale alla nostra diocesi. Come si legano questi eventi?
SALVAGUARDARE VENEZIA – Nel contesto della Visita pastorale, venerdì 15 ottobre presso la sede veneziana dell’Unesco a Palazzo Zorzi, il Patriarca…
IL SUSSIDIARIO.NET – Viene pubblicata qui di seguito un’intervista al Patriarca pubblicata da IlSussidiario.net:
Dalla crisi della politica italiana alla crisi finanziaria, dalla libertà delle iniziative sociali al compito dello stato, quello di cui oggi più si avverte la mancanza sono «ambiti comunitari di amicizia civica, di relazioni buone e di pratiche virtuose» dalle quali l’uomo possa oggi reimparare che cos’è il bene. A dirlo è il Patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, ieri a Milano per presentare il suo ultimo libro, Buone ragioni per la vita in comune, insieme a Gianni Riotta, direttore del Sole 24 Ore, in un incontro pubblico organizzato dal Centro culturale di Milano
(per leggere la prima parte dell’intervista cliccare qui)
Cosa deve fare la politica?
«Aprire gli occhi sulle libertà realizzate, in Europa come in Italia. Perché come non si possono richiamare in astratto i diritti, così non si possono richiamare in astratto le libertà. Un welfare che sia più capace di concepire come pubblico non solo ciò che è statale ma ciò che l’iniziativa dei corpi intermedi riesce a produrre, la libertà di educazione, il supporto che si deve dare alla famiglia, un approccio equilibrato alla questione degli immigrati – dentro un abbraccio largamente accogliente e nello stesso tempo rispettoso della mentalità -, la solidarietà nel vivere questo passaggio di crisi economica senza dimenticare il sud del mondo: sono queste le sfide di oggi e la società civile produce mille e più iniziative in questi campi. Bisogna che chi ha responsabilità istituzionali non pretenda di gestirle ma si limiti a governarle, lasci vivere la società e le dia gli strumenti per crescere».
Esiste secondo lei il rischio che la crisi finanziaria abbia dato alla razionalità economica pubblica e privata una “lezione” che non abbiamo capito?
«Su questo il Papa della Caritas in veritate ha detto cose bellissime, invitandoci ad allargare la ragione economica. Oggi abbiamo bisogno di ampliare la ragione a tutti i livelli, smettendo di ridurla alla sola dimensione sperimentale e tecnica. E come lo fa il Papa? Dando dignità economica alla dimensione gratuita della fraternità: mettere in atto azionie cooperazioni economiche e finanziarie avendo veramente di mira il fine buono per cui esiste l’economia di produzione ed esiste la finanza. Ma il rischio è di credere ancora una volta che si possa uscire da questa situazione solo superando le cosiddette bad rules, le cattive regole».
Benedetto XVI ha aperto il sinodo sul Medio oriente con un discorso a braccio in cui ha fatto una rassegna apparentemente sommaria dei mali del mondo: capitali anonimi, ideologie terroristiche, droga, violenza perpetrata in nome di Dio. «La terra che assorbe queste correnti» – ha detto il Papa -«correnti che dominano tutti e che vogliono far scomparire la fede della Chiesa», è «la fede dei semplici». Ma questa fede è in grado di reggere la sfida?
VISITA PASTORALE – In occasione della “sosta” pastorale nella parrocchia di San Canciano, sabato 9, il Patriarca è stato accolto al…



