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Summer School Asset 2010

SUMMER SCHOOL ASSET – Ha preso avvio lunedì 6 settembre a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini nell’isola di San Giorgio, la Summer school internazionale promossa dalla nuova Alta Scuola Società Economia e Teologia (Asset) dello Studium Generale Marcianum dal titolo “Ripensare i diritti in una società plurale”. Ad aprire i lavori, che termineranno venerdì 10 settembre, i saluti di Mons. Edwin Brian Ferme, Rettore della Fondazione Studium Generale Marcianum e gli interventi del Patriarca e di Francesco Pizzetti (presidente Autorità garante privacy).

Viene qui di seguito pubblicato un intervento del Patriarca già pubblicato domenica scorsa da “Il Sole 24 ore”:

Il diritto costituisce ormai la lingua franca dei popoli e delle culture , sotto un duplice profilo.

In primo luogo, il diritto rappresenta palesemente un livello privilegiato di scambio, di confronto e di relazione tra le diverse tradizioni e i diversi popoli . Questo diviene evidente se si pone mente, in particolare, ai diritti umani, o a quelli che, con altro lessico, vengono definiti i “diritti fondamentali”. Il motore del cambiamento del diritto in un Paese è spesso rappresentato dalla recezione del diritto o della prassi di un altro Stato, o di soluzioni raccolte e rilanciate dai trattati internazionali . Quel che accade altrove, dunque, ha un peso per l’esperienza giuridica di ciascun Paese.

MEETING DI RIMINI – Viene pubblicato qui di seguito il testo integrale dell’intervento pronunciato dal Patriarca mercoledì 25 agosto al XXXI Meeting di Rimini:

Angelo Card. Scola

Patriarca di Venezia 

DESIDERARE DIO. CHIESA E POST-MODERNITA'”

1. Desiderio di Dio e realtà

Molti di voi avranno visto Matrix, il celebre film dei due fratelli polacchi Wachowski. Il cinema è la lingua franca della nostra società. È un mezzo formidabile per indagare la verità sul mondo. Spalanca la nostra esperienza in modo assai spesso più efficace di tanti discorsi e di tanti libri.

Ad ogni modo, in Matrix viene descritto il nostro mondo di tutti i giorni, ma si fa l’ipotesi che sia solo un paravento per nascondere la realtà vera. Quale sarebbe? L’umanità sopravvissuta dopo un disastroso evento cosmico, per continuare ad esistere ha avuto bisogno di speciali macchine. E queste hanno finito per prendere il sopravvento. E chi le controlla ha preso il potere. L’umanità quindi vive nell’illusione. Gli uomini non sono più liberi. Nessuno è a conoscenza del tempo che è passato da quando il potente neurosimulatore matrix ha assegnato una data fittizia allo scorrere della storia. Solo Neo, con l’aiuto del pirata informatico Morfeo e della bella Trinity, può tentare di scoprire la verità e far ritrovare agli uomini la libertà. In cosa consiste la verità? Lo dice con chiarezza Morfeo accogliendo Neo sulla sua bislacca nave in lotta per la libertà: “Benvenuto nel mondo reale”. Riflettiamo un istante su questa affermazione in cui sono presenti due elementi fondamentali.

Il primo è identificato dall’espressione mondo reale, cioè le cose come veramente sono. Quelle che i miei sensi percepiscono – questo bicchiere, il microfono, il cielo, il mare – e quelle di cui mi offrono qualche indizio perché la mia intelligenza possa riconoscerli: lo sguardo di chi ho di fronte, il sorriso dei figli, il volto dell’amata, il gusto del lavoro, la sofferenza per il male fisico, il dolore per quello morale, la paura della morte, l’angoscia annoiata del vivere senza senso… Il mondo reale appunto!

Ma l’affermazione di Morfeo contiene anche un altro decisivo fattore, concentrato nella parola composta: “Benvenuto”. È bene che tu Neo sia entrato nel mondo reale: è bene per te, ed è bene per noi! Non è forse questo il senso dei primi sorrisi di una madre al suo bambino? Sorrisi che questi impara subito a ricambiare. Cosa significano se non “è bello che tu sia venuto al mondo (reale), è bene per te, è bene per tutti”? Nessuno sfugge a questa esperienza.

Al mondo reale io mi rapporto sempre e inevitabilmente secondo quella dinamica, tipicamente umana, che possiamo identificare col termine desiderio. Non si comprende la parola desiderio, tanto meno se si parla di desiderio di Dio, se non la si concepisce come il tendere di tutto il mio io all’incontro, inevitabile ed insuperabile, con il mondo reale. Infatti, secondo la definizione semplice ma completa del vocabolario, desiderio è il “volgersi con affetto a qualcosa che non si possiede e che piace”. Vedete che, come in una calamita, sono sempre presenti due poli. La dinamica del desiderio implica sempre e inseparabilmente la cosa che non si possiede e che piace e il volgersi ad essa con affetto. Sottolineo “con affetto”, vale a dire con la mente, col cuore, con la totalità del nostro io.

E Dio che c’entra?

FAMIGLIA – Viene riproposto qui di seguito il testo della lectio magistralis tenuta dal Patriarca sul tema “Il volto dell’uomo/donna” in occasione della chiusura del Festival Biblico di Vicenza del 2009.

Al tema “uomo-donna” il card. Scola ha dedicato un libro dal titolo “Uomo-donna: il caso serio dell’amore”, Ed. Marietti, che ha vinto il premio Capri San Michele 2004.

Card. Angelo Scola

Patriarca di Venezia

«Tre cose sono troppo ardue per me, anzi quattro, che non comprendo affatto: la via dell’aquila nel cielo, la via del serpente sulla roccia, la via della nave in alto mare, la via dell’uomo in una giovane donna» (Prov 30, 18-19).

Con potenti immagini l’autore del Libro dei Proverbi esprime la meraviglia carica di ontologico timore dell’uomo, creatura finita, di fronte all’infinito da cui pure è attratto. La coscienza della propria strutturale sproporzione a comprendere il senso della totalità del reale è certo la cifra della sua piccolezza, ma anche della sua grandezza. L’ampiezza del cielo in cui l’aquila vola indica la possibilità di uno sguardo senza confini. La solidità della roccia fa sì che il serpente possa attraversarla ma non sgretolarla: il male non riesce a conquistare definitivamente la vita. La profondità del mare sostiene il viaggio dell’uomo nella vita. Ma più enigmatica ancora di tale ampiezza, solidità e profondità, è la via dell’uomo in una giovane donna.

L’icastica bellezza di quest’ultima affermazione ci introduce di schianto nel tema di questa sera. L’uomo/donna è la via attraverso cui ognuno di noi è inoltrato nel mistero della vita.

Molto acuto è il commento che ci propone Paul Beauchamp, uno dei più importanti esegeti del nostro tempo: «L’enigma che sorpassa gli altri, secondo i Proverbi, è la “strada dell’uomo attraverso la donna” (Prov. 30, 18s.), ossia è ciò che fa passare l’uomo attraverso l’immagine di colei che sta al suo inizio e che lo fa uscire da essa quando nasce, il che fa dell’incontro tra i due al tempo stesso un ricominciamento e qualcosa di nuovo» (L’uno e l’altro Testamento, Paideia, Brescia 1985, 144).

CARITAS IN VERITATE – Viene riproposto il testo di un intervista al Patriarca pubblicata da  ilsussidiario.net sull’enciclica di Papa Benedetto XVI.

Eminenza, qual è la portata della sfida che con la Caritas in veritate il Papa lancia al mondo contemporaneo?
Dopo una prima attenta lettura, non esito a dire che ha una portata veramente storica.
Per la prima volta in termini così espliciti e diretti, quasi tecnici, il magistero pontificio fa una proposta, sottolineo proposta, di innovazione radicale in ambito economico.

In che cosa consiste l’originalità di questa enciclica, nell’ambito della tradizione costituita dalle altre encicliche sociali?
La sua originalità emerge in due punti che, a mio giudizio, rappresentano i cardini del documento.
Il Papa parte dalla “ragione economica” (per due volte nel testo ricorre questa espressione) e mostra come la sua proposta si innesti in domande che sorgono dall’interno dell’economia. La Caritas in veritate non è una sorta di verniciatura che si sovrappone ad un sistema economico già in sé compiuto, ma raccoglie le domande inevase che vengono dall’economia e da suggerimenti per una nuova “civilizzazione dell’economia”. In secondo luogo il contenuto fondamentale di tali suggerimenti è dato dal “principio di gratuità” e dalla “logica del dono tesa alla costruzione di una fraternità”. Solo da qui può venire lo sviluppo integrale dell’uomo. Sono molti gli esempi e le descrizioni proposte dal Santo Padre in chiave direi “tecnica”, di come questo principio di gratuità sia intrinseco all’economia.
In tutto questo io riscontro una radicale novità.

Perché un uomo del nostro tempo impegnato con la realtà (economica ma non solo) dovrebbe accettare di confrontarsi con quanto scritto e suggerito dal Papa?

Incontro con le famiglie svedesi

FAMIGLIA – Si è tenuto a Jönköping in Svezia, nel maggio scorso, il Congresso delle Famiglie cattoliche promosso dalla Conferenza episcopale della Scandinavia (Svezia, Finlandia, Danimarca, Norvegia, Islanda) sul tema “Amore e vita”. Viene qui di seguito riproposto uno stralcio della lezione introduttiva tenuta dal Patriarca sul tema “Il disegno di Dio per l’uomo e la donna nel sacramento del matrimonio. Il mistero nuziale e la cultura contemporanea”:

La mia presenza tra voi ha per me due ragioni.

La prima è legata alla bellezza e alla necessità che lo scambio di comunione tra le Chiese sia perseguito con sempre maggior tenacia. La comunione tra i battezzati documenta visibilmente quell’unità necessaria a che «il mondo creda» (Gv 17,21).

La seconda è una convinzione recentemente ribadita da Benedetto XVI in occasione della Visita ad limina Apostolorum dei Vescovi dei Paesi Scandinavi proprio con riferimento al presente Convegno. Il Papa ha parlato della «centralità della famiglia per la vita di una società sana» che implica un approfondimento ed impegno per «l’istituto del matrimonio e dell’idea cristiana di sessualità umana»1. L’uomo di oggi – il cosiddetto uomo post-moderno – è, nello stesso tempo, confuso ed assetato. Per questo ha bisogno di incontrare uomini e donne capaci di testimoniare l’entusiasmo che sgorga dalla singolare bellezza del sacramento del matrimonio.

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1. Amore, matrimonio e famiglia alla prova

Per cominciare è opportuno partire dalla realtà che le società dell’area euroatlantica ci presentano. Il clima culturale attuale viene ormai sinteticamente evocato dalla categoria di post-moderno. Ovviamente questo concetto comprende una varietà di significati e non ci è possibile riassumerli tutti qui. Mi sembra tuttavia che alcune sue caratteristiche siano abbastanza facilmente osservabili.

Anzitutto si impone una situazione di secolarizzazione avanzata. Ovviamente la secolarizzazione non è la stessa in tutti i paesi. Non si possono quindi stabilire immediati parallelismi tra i vostri paesi e, per esempio, l’Italia. O tra l’Italia e la Francia e la Germania. Mi pare tuttavia che un nucleo comune alla secolarizzazione di tutte le società euro-atlantiche risieda in quella che il filosofo canadese Taylor ha definito la secolarizzazione 3. Essa consiste nel considerare le fede in Dio come un’opzione tra le altre. Si è passati cioè da società in cui era «virtualmente impossibile non credere in Dio, ad una in cui anche per il credente più devoto questa è solo una possibilità umana tra le altre»2.

Il secondo tratto della post-modernità, non staccato dal precedente, è che l’uomo odierno rischia di enfatizzare a tal punto la libertà di scelta individuale da considerarla tutta la libertà. Essa risulta in tal modo svincolata da qualsiasi bene oggettivo.

SACERDOZIO – Viene riproposta qui di seguito un’intervista al Patriarca condotta in occasione della sua presentazione del libro “Padre” di Monsignor Camisasca all’Istituto Agostinianum di Roma e apparsa su “Famiglia Cristiana” del 4 aprile:

Monsignor Scola, cosa la colpisce di questo breve ma incisivo programma di riforma della vita sacerdotale?

“Ciò che colpisce e convince di più, man mano che ci si inoltra nella lettura di queste pagine, è la loro natura di testimonianza personale intesa come metodo di conoscenza e di comunicazione. Privilegiando, per parlare del sacerdozio, la strada della testimonianza, don Massimo ha scelto la via più persuasiva, accessibile a tutti, e ha saputo sgombrare fin dall’inizio il terreno da sterili polemiche. Il dono-mistero, per usare un’efficace espressione di Giovanni Paolo II, della vocazione sacerdotale brilla nelle sue pagine come il fattore unificante di una maturità umana immancabilmente feconda. Del resto, se ci pensiamo, tutti noi abbiamo conosciuto il sacerdozio attraverso la strada maestra dei testimoni”.

Nel suo libro Camisasca parla del silenzio, della preghiera e dello studio come dell’Abc del prete, come l’ancora di salvezza della vita sacerdotale. Perchè questi elementi sono così importanti?

“Il silenzio, la preghiera e lo studio affermano la permanente precedenza, nella nostra vita, del mistero di Dio. Non sono altro che lo spazio dell’ascolto di Colui che ci ama per primo: non solo che ci ha amato per primo, ma che ci ama ora e sempre per primo! Un prete che non sia sempre più consapevole e grato di questo, finirà per smarrire la propria identità.