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CERCANDO IL BELL’AMORE – Si propone qui di seguito un articolo di Marina Terragni, pubblicato su Il Foglio il 21 luglio 2010. Una riflessione, questa proposta dalla giornalista, che  prende vita dal discorso del Redentore del Patriarca, “Bell’amore e sessualità”.

La prima cosa che ho pensato, leggendo il discorso del Patriarca Angelo Scola ai veneziani per la bella festa del Redentore, è che il puro sesso è davvero un pessimo investimento. Sempre che esista un sesso in questo supposto stato di “purezza”: il nostro ambiente naturale è il simbolico; per noi, bizzarri animali, le cose, e perfino gli istinti, cominciano a essere solo dal momento in cui gli diamo un nome.

“Normati” e costretti per la vita, anche da vecchi, a rincorrere quel piacere momentaneo; un sacco di energie spese per allestire fuggevoli rendez-vous. Ma fin dai primi e provvisori bilanci esistenziali, ti rendi conto che è già un successo se di quelle circostanze roventi te ne ricordi un paio.

Dopo la pausa della scorsa settimana che ha visto il blog dedicarsi alla Festa del Redentore, riprende oggi avvio la proposta estiva attraverso la quale si ripercorreranno quotidianamente le attività, svoltesi durante l’anno pastorale, secondo cinque diversi filoni temateci: Famiglia, Maria, Sacerdozio, Educazione e “Caritas in Veritate”.

SACERDOZIO – Viene riproposto qui di seguito l’intervento del Patriarca pronunciato in occasione dell’Evento Internazionale promosso dal Comitato per il progetto culturale Cei, dall’11 al 12 dicembre a Roma, dal titolo “Dio oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto“. Il card. Scola è intervenuto all’interno della seconda sessione dei lavori, intitolata “Il Dio della cultura e della Bellezza“.

1. Modernità: deicidio o eclissi di Dio?

A suo tempo Augusto Del Noce ha affermato: «L’ateismo si fa destino della modernità» dal momento che la modernità immanentista termina nella rinuncia radicale alla domanda sul senso. Anzi, insiste il filosofo, l’in-sensatezza della modernità altro non sarebbe che la prova del deicidio compiuto[1].

Ma quale Dio sarebbe stato ucciso? Ed anche: quale Dio è quello che la modernità filosofica religiosa ha affermato e difeso? Per identificarlo possiamo far ricorso ad un celebre passaggio della Lettera ai Romani in cui San Paolo, parlando di Abramo, dice: «Sta scritto: “Ti ho costituito padre di molti popoli”; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4, 17).

FILO DIRETTO – Viene pubblicata qui di seguito la riflessione di Mons. Lucio Cilia, rettore del seminario del Patriarcato di Venezia, proposta in occasione del “filo diretto” curato da BluRadio Veneto lunedì 19 luglio durante il quale alcune personalità hanno commentato il discorso del Redentore del Patriarca. (il testo sbobinato non è stato rivisto dall’autore):

Il Patriarca riconosce che c’è un’esperienza di fragilità anche nella vita della sessualità tra le persone che credono in Gesù. Ma la fragilità non deve spaventare né deve eliminare l’ideale grande dell’amore di cui ha parlato. Il “bell’amore” deve stare dentro al cuore delle persone anche quando sperimentano la loro fragilità. Quindi la fragilità non deve eliminare il desiderio di amare in maniera giusta,come il Patriarca ha spiegato.

Ha parlato anche di timore e tremore, parlando dell’adesione alla scelta del celibato per il Regno dei Cieli e del matrimonio indissolubile, di queste scelte così impegnative perchè in esse uno deve tener conto della propria fragilità. Ma questa non deve bloccarlo. Ciascuno deve, semmai, riconoscere il proprio peccato e nello stesso tempo deve essere capace di allargare il proprio cuore a questa prospettiva grande dell’amore. Quindi sentire che il sacrificio – legato alla scelta della indissolubilità nella vita e della fedeltà – non è qualcosa che blocca la vita, ma rende l’amore più vero. Accettare il sacrificio del dono di sé nell’amore fa giungere a quella gioia e qual gaudio pieno che dura per la vita. E questo vale anche per la scelta del celibato per il Regno dei Cieli. C’è un timore tremore perchè di fronte a questo ideale così alto uno deve sempre fare i conti con la propria fragilità.

FILO DIRETTO – Viene pubblicata qui di seguito la riflessione della scrittrice Antonia Arslan proposta in occasione del “filo diretto” curato da BluRadio Veneto durante il quale alcune personalità hanno commentato il discorso del Redentore  del Patriarca. (il testo sbobinato non è stato rivisto dall’autore):

L’amore come bellezza capace di far scaturire il bello dall’altro è un tema estremamente stimolante. Il tema della bellezza coniugato a quello dell’amore è un tema pieno di implicazioni, pieno di strade parallele che ci riconducono tutte a una realtà, l’amore. Spesso amore, come lo si intende oggi, è una forma scarnificata, deprivata, povera dell’amore. E’ stato buttato via il bambino, come si dice, “con l’acqua del bagno”. Certe forme di liberalizzazione, anche sessuale, erano anche utili, auspicabili in certe occasioni, o cancellazioni di certe ipocrisie hanno portato con sé questa povertà attuale. Una povertà che nega proprio il concetto di bellezza, l’idea della bellezza dell’altro. Proprio nella “Masseria delle allodole”, quello è un tema che corre lungo tutto il libro, anche se non è in primo piano, perchè naturalmente in primo piano c’è la tragedia, la persecuzione e la fine del popolo armeno. Ma il tema dell’amore fra i due protagonisti, il mio prozio Senbat e la moglie Sushaniti, invece, è un vero amore coniugale, un tipo di amore di cui oggi non si parla più, non si parla mai, ma che è pieno di implicazioni, di ricchezza e, se bene inteso, vede proprio nell’altro il completamento di sé stessi e la bellezza e crea una bellezza nuova che si percepisce intorno. Tutti noi abbiamo visto delle volte delle coppie antiche, che sono insieme da tanti anni e che miracolosamente non danno quell’impressione di ammuffito o di prevalenza di vecchie abitudini, ma che danno l’idea di qualche cosa che, in qualche modo, riposa su una solida intesa ,che è una continua creazione. Secondo me è proprio creazione di bellezza. La fatica c’è, ma è una fatica che diventa, appunto, come la fatica del creatore: si suda, ci si stanca, ogni tanto si prenderebbe a pugni la propria opera, ma alla fine la si compie.

FILO DIRETTO – Come ogni anno Bluradio Veneto ha trasmesso “filo diretto,” un programma durante il quale alcune personalità commentano i passaggi della relazione del Patriarca.

Viene oggi pubblicato l’intervento della Prof.ssa Eugenia Scabini direttrice del Centro Studi e Ricerche sulla famiglia. Università Cattolica del Sacro Cuore (il testo sbobinato non è stato rivisto dall’autore):

In un momento di smarrimento dell’uomo e della donna, della famiglia in questo momento, ci aiuti lei a capire come va intesa la “differenza sessuale”.

Innanzitutto vorrei dire che il Cardinale è stato molto coraggioso a mettere in primo piano questo tema della differenza che io oserei dire è un tabù nel senso che se ne parla per nasconderla, cioè per dire che non c’è. Possiamo dire con un’espressione così, se mi si consente, la differenza è diventata indifferente oggigiorno, siamo indifferenti di fronte alla differenza: una cosa vale l’altra, fa lo stesso essere maschi o femmine o entrambi, una cultura vale l’altra, una religione vale l’altra; la differenza tende ad essere annullata. E’ diverso da dire che queste cose hanno pari dignità, qui non ci piove, ovviamente hanno pari dignità. Ma quello che viene negata è appunto la differenza, cioè la specificità. Allora, all’origine di questo proprio strano appiattimento della differenza – in un mondo che invece è molto sensibile agli aspetti specifici di ciascuno – c’è una grande paura. Io me la figuro così: intanto la paura originaria è che la differenza, soprattutto la differenza sessuale, è un dato; non può essere scelta, quanto meno non può essere scelta dal soggetto che nasce. Uno può pensare che in un futuro i genitori possano scegliere se avere un figlio maschio o un figlio femmina, ma chi nasce non può scegliere il suo sesso, non può scegliere la famiglia dove nasce, non può scegliere i suoi genitori, è dipendente da questa sua struttura.

Ed è questo che fa paura?

Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010

FEDE E CULTURE – Qui di seguito è possibile trovare un’intervista al Patriarca condotta da Giacomo Galeazzi (La Stampa) e pubblicata su “Communio”, la rivista internazionale di teologia e cultura fondata nel 1972 da Hans Urs Von Balthasar:

Otto secoli fa lo storico incontro tra il Poverello e il Sultano Al-Kamil rivoluzionò i rapporti tra cristianesimo e Islam. Oggi a Venezia la fondazione “Oasis” tiene vivo lo spirito del dialogo interreligioso e ha recentemente ospitato l’incontro internazionale della rivista “Communio”: il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha accettato di raccontarci come nasce questo ponte tra culture.

Quanto è vivo oggi il nesso tra teologia ed esperienza nella Chiesa del terzo millennio globalizzato?

“Communio” non è una rivista accademica, ma parte dal primato dell’esperienza e cerca di offrire ragioni convincenti per vivere la fede. Questa mi pare la strada con cui affrontare anche lo scenario radicalmente mutato del Terzo millennio: per proporre un’esperienza significativa ci vuole un soggetto che si “pone” in atteggiamento di condivisione delle esigenze proprie dell’humanum, cioè di tutto ciò che interroga una civiltà.

Istituto Universitario Redentore

EDUCAZIONE – Viene pubblicato qui di seguito il testo della lezione del Patriarca tenuta in occasione del Dies Academicus della Pontificia Università Salesiana sul tema “Paideia e università”:

1. Paideia e società post-moderna

Un’efficace osservazione di Jacques Maritain può aiutarci a precisare il titolo, assai ampio, di questa prolusione. Nel suo ancor attuale volume Per una filosofia dell’educazione il celebre pensatore francese afferma: «La cosa più importante nell’educazione non è un “affare” di educazione, e ancora meno di insegnamento…». Infatti: «L’esperienza, che è un frutto incomunicabile della sofferenza e della memoria, e attraverso la quale si compie la formazione dell’uomo, non può essere insegnata in nessuna scuola e in nessun corso»[1].

SACERDOZIO – Viene riproposta qui di seguito  la prolusione sul tema “Lo studio della teologia oggi nella formazione dei presbiteri” tenuta dal Patriarca il 5 novembre, a Molfetta, per il Dies Academicus della Facoltà teologica pugliese. L’occasione è coincisa con la celebrazione conclusiva dell’Anno centenario di fondazione del Pontificio Seminario Regionale Pugliese “Pio XI”.

1. L’orizzonte adeguato della formazione presbiterale

Per trattare il tema che mi è stato affidato in questa prolusione, lo studio della teologia oggi nella formazione dei presbiteri, si rende anzitutto necessaria una premessa solo apparentemente accessoria: lasciar emergere l’orizzonte integrale adeguato della formazione presbiterale. Oggi è infatti diffusa una riduzione del concetto di formazione, dalla quale non è immune la formazione presbiterale, sempre più spesso pensata e praticata come un percorso professionalizzante, con contenuti e tecniche finalizzati allo svolgimento di un ruolo. Letto in quest’ottica, il contenuto proprio della formazione del presbitero finisce per coincidere con una disciplina, la teologia, intesa come insieme ben demarcato di saperi riguardanti la fede cristiana, necessari per esercitare il ministero sacerdotale.

S.Em Rev.ma cardinale Angelo Scola

RELIGIONE E SPAZIO PUBBLICO – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca a cura di Tom Heneghan dell’agenzia di stampa Reuters il 1° luglio sul tema delle norme europee contro il velo integrale:

Europe, face veils and a Catholic view of a Muslim issue

The French National Assembly begins debating a complete ban on Muslim full face veils in public next week and could outlaw them by the autumn. Belgium’s lower house of parliament has passed a draft ban and could banish them from its streets in the coming months if its Senate agrees. The Spanish Senate has passed a motion to ban them after a few towns introduced their own prohibitions.

Calls to ban “burqas” — the word most widely in Europe used for full veils, even if most full veils seen are niqabs — have also been heard in the Netherlands and Denmark. According to a  Financial Times poll,  the ban proposal also “wins enthusiastic backing in the UK, Italy, Spain and Germany”.