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Da più parti c’è la tentazione di rinunciare al compito educativo. Da che cosa deriva questa sfiducia che sovente attanaglia gli educatori?

La sfiducia deriva da un dato di fatto ben illustrato da un’affermazione di Péguy: «Le crisi dell’insegnamento non sono crisi di insegnamento; denunciano, rappresentano crisi di vita e sono crisi di vita esse stesse». Intendo dire che non esiste mai, propriamente parlando, una crisi di educazione, una crisi “educativa”, ma appunto una crisi di vita: dove non esiste una vita adeguata non si può comunicare nulla, non si può insegnare nulla ai giovani

In una scuola in crisi, come quella di oggi, che ruolo ha l’insegnante?

L’insegnante ha un ruolo decisivo perché il fenomeno educativo ha come attori principali gli adulti: tocca a loro comunicare.

E’ disponibile il saluto pronunciato dal card. Scola al termine della celebrazione eucaristica del 25 Aprile dedicata a San Marco evangelista, patrono di Venezia e del Veneto.

«Salutat vos Marcus filius meus» (1Pt 5, 13). Queste parole, incise sull’altare principale della nostra Basilica Cattedrale dal lato del celebrante, concludono la Prima Lettera di Pietro, come abbiamo potuto ascoltare nella Seconda Lettura dell’odierna celebrazione. Dal legame di figliolanza spirituale da lui instaurato con Marco, Pietro fa discendere una catena inarrestabile di affettuosi saluti: «Salutatevi l’un l’altro con un bacio d’amore fraterno» (1Pt 5, 14). E l’esito personale e comunitario di tanto intenso amore è la pace: «Pace a voi tutti che siete in Cristo» (ibid).