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VENEZIA – In data 28 marzo a Venezia il card. Angelo Scola ha presieduto la solenne processione, con benedizione delle Palme, che partita da Campo S. Maria Formosa si è poi diretta verso la basilica cattedrale di S. Marco dove ha avuto luogo la S. Messa.

Di seguito viene riproposta l’Omelia del Patriarca:

1. «Mentre egli avanzava, stendevano i loro mantelli sulla strada… tutta la folla dei discepoli… cominciò a lodare Dio a gran voce per tutti i prodigi che avevano veduto» (Lc 19,36-37).

Carissimi, quella a cui stiamo partecipando non è una sacra rappresentazione – un gesto che noi compiamo per celebrare l’inizio dei grandi avvenimenti della settimana Santa -, ma un’azione liturgica, cioè anzitutto un gesto di Dio per noi e con noi. Il suo significato definitivo è indicato dall’Orazione che abbiamo recitato all’inizio della processione delle palme: «Dio onnipotente ed eterno, benedici questi rami, e concedi a noi tuoi fedeli, che accompagniamo esultanti il Cristo, nostro Re e Signore, di giungere con lui alla Gerusalemme del cielo».

Visita pastorale alla parrocchia di San Simeon

VENEZIA – Sabato 6 marzo nel contesto della Visita pastorale  e in particolare della sosta presso la parrocchia di S. Simeon Profeta, alle ore 17.30 nella chiesa di S. Simon Piccolo il Patriarca ha assistito pontificalmente alla S. Messa in rito romano antico, presieduta da don Konrad zu Loewenstein della Fraternità sacerdotale di S. Pietro. Qui è disponibile il testo dell’omelia del card. Scola.

SANTA MESSA VOTIVA DEL CUORE IMMACOLATO DI MARIA CON COMMEMORAZIONE DELLE SANTE PERPETUA E FELICITA (Siracide 24,17-22; Gv 19,25-27) SECONDO IL RITO STRAORDINARIO IN OCCASIONE DELLA VISITA PASTORALE DI S. EM. REV.MA CARD. ANGELO SCOLA, PATRIARCA DI VENEZIA

1. «Io sono la madre del bell’amore» (Sir 24, 18). In questo modo l’Epistola ci dice che il cuore della Madre è il cuore umano che più partecipa della “perfezione” dell’amore del Figlio Crocifisso. Ne è documento lo Stabat mater cui fa riferimento il Santo Evangelo. Commenta il Proto-patriarca San Lorenzo Giustiniani: «Il cuore della Vergine fu lo specchio della passione di Cristo. Perciò tutti i colpi, tutte le ferite, tutti i dolori del figlio furono rappresentati, riprodotti, rivissuti nel cuore della madre» (De agone cristiano, e. II).

VENEZIA – Mercoledì 17 febbraio alle 18 il Patriarca ha presieduto nella Basilica di San Marco la celebrazione delle Ceneri che segna l’inizio del tempo di Quaresima.

Qui si riporta il testo della sua omelia (segue) e il video di alcuni passaggi:

1. «Vi supplichiamo in nome di Cristo: lasciatevi riconciliare con Dio» (2Cor 5,20). L’accorato invito che Paolo rivolge ai suoi figli, i cristiani di Corinto, fa eco a quello che Dio in prima persona rivolge al suo popolo e a cui il profeta Gioele presta la sua voce: «Ritornate a me con tutto il cuore» (Gl 2,12). È impossibile un ritorno se non c’è un’origine, Qualcuno che ci ha generati. La Quaresima pertanto indica l’urgenza di ristabilire un’appartenenza effettiva al Padre celeste. Egli ci ha indicato la via: non un’idea, ma l’adorabile Presenza del Suo Figlio incarnato.

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Sabato 23 gennaio, nella cripta della Basilica di San Marco a Venezia, il Patriarca ha celebrato la messa in occasione della festa di San Francesco di Sales, patrono dei giornalisti.

A seguire il card. Angelo Scola e Mario Calabresi, direttore de La Stampa, hanno dialogato sui temi e le provocazioni offerte dalla realtà a chi fa il mestiere di giornalista. (Ecco alcune immagini del dialogo)

Qui si propone un estratto dell’omelia del Patriarca, presto sarà disponibile il video integrale del dialogo tra il Patriarca e Calabresi.

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Estratto dall’omelia

«“Come sono andate le cose? Su, dammi notizie!”. Rispose: “È successo che il popolo è fuggito nel corso della battaglia, molti del popolo sono caduti e sono morti; anche Saul e suo figlio Gionata sono morti”» (2Sam 1,3). Il messaggero che annunzia a Davide la morte di Saul crede di essere un messaggero di buone notizie. Non si trattava forse della morte del suo nemico e della possibilità di salire sul trono? Ma quell’uomo non conosceva colui a cui si stava rivolgendo. Nel cuore del “diletto” dell’Altissimo brillano la grazia, il disinteresse, l’amore per il suo popolo e il rispetto dell’ordine divino. Come potrebbe egli rallegrarsi quando Israele è vinto e il suo principe disonorato dinanzi ai nemici di Dio?

II DOMENICA TEMPO ORDINARIO: Is 62, 1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2, 1-11

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1. «Sì, come un giovane sposa una vergine,… come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te» (Is 62,5). Per descrivere la passione di Dio per il suo popolo il profeta non ha paura di usare il linguaggio dell’amore umano. Così, in modo del tutto provvidenziale, la liturgia di oggi si rivolge, carissimi, direttamente a voi, sposi, genitori e nonni cristiani. E dice il valore del bell’amore che, per il sacramento del matrimonio, vi costituisce in famiglie. Questo amore, come ci ha insegnato la Deus caritas est, esprime l’inscindibile unità di eros e di agape. Infatti manifesta il bisogno di ogni uomo e di ogni donna di essere amato (eros), che però può trovare compimento soltanto nel dono totale e gratuito di sé per il bene dell’altro in quanto altro (agape).

Is 60, 1-6; Sal 71; Ef 3, 2-3.5-6; Mt 2, 1-12

1. «Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo» (Mt 2,2). I Magi rappresentano tutti i cercatori di Dio. Si muovono da terre lontane perché sanno tenere lo sguardo attento e il cuore spalancato ai segni della Sua Presenza. Quali sono questi segni? Il primo è la stella che dice la rivelazione cosmica, cioè del creato, di Dio. Il secondo è l’annuncio del Messia da parte del profeta Michea, ripreso dal Vangelo, che indica la rivelazione storica di Dio. Seguendo questi due segni i Magi riconoscono la presenza di Dio, misteriosa ma già familiare, nel creato e nel cammino dell’umana stirpe. Per questo i Magi si muovono per adorarLo. Anche noi oggi dobbiamo imparare dai Magi questo sguardo attento e questo cuore spalancato (ciò che la Scrittura chiama povertà dello spirito) per riconoscere Dio in mezzo a noi. Se Dio si è reso a noi familiare in Gesù Bambino, allora ogni uomo può trovare almeno le tracce della Sua presenza. Le opere Sue ci dicono che noi possiamo nominare Dio.

Solennità del Natale del Signore

Is 52, 7-10; dal Salmo 97; Eb 1, 1-6; Gv 1, 1-18

1. «Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio» (Eb 1,1). L’Antico Testamento offre le lettere dell’alfabeto con cui Dio si è rivelato agli uomini, ma solo Cristo è il Verbo in cui esse trovano senso.

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi…» (Gv 1,14). I Padri della Chiesa arrivavano a dire: «Dio si è abbreviato» fino a rendersi «visibile agli occhi, palpabile alle mani, portabile sulle spalle». Dio si è impoverito, si è svuotato. Gesù non ha solo imparato l’aramaico, come tutti i bambini della sua terra; Gesù ha voluto imparare la lingua della creatura e per questo si è offerto fino a “rendersi mangiabile” da noi nel sacrificio della cena eucaristica. Ci ha così coinvolto nella dinamica della Sua donazione.

2. Questa è la buona notizia del Natale: Dio si rende familiare. E se Dio si rende familiare a noi, noi possiamo riconoscerLo. Per grazia lo riconoscono i credenti convinti che Gesù di Nazaret è il Figlio di Dio incarnato. Ma, a ben vedere, lo possono riconoscere tutti nell’esperienza elementare di apertura verso la realtà e di amore verso i propri simili, propria di ogni uomo.

1. «Il popolo che camminava nelle tenebre…; coloro che abitavano in terra tenebrosa…» (Is 9,1). Queste parole del profeta Isaia ci riguardano. Procedere (addirittura abitare) nel buio è faticoso e stanca. Stanco e disfatto è il mondo scrive con acuto realismo Chesterton. Per questo siamo venuti qui in questa Notte Santa: più o meno consapevolmente, qui cerchiamo la luce perché, aggiunge Chesterton, «del mondo il desiderio è questo».

La luce è questo «bambino nato per noi» (Is 9,5). Nella stalla di Betlemme, come ora qui, come in ogni chiesa del mondo, migliaia di anni dopo la creazione, si alza il primo mattino del mondo. Con la nascita di Gesù rinasce per ogni uomo la virtù bambina della speranza. Natale è la sorgente inesauribile della ripresa (e Dio sa quanto questa parola sia oggi preziosa per ciascuno di noi).

Lunedì 7 dicembre nella splendida Basilica di San Marco il card. Scola ha presieduto la celebrazione della Vigilia della Festa dell’Immacolata, durante la quale tre donne del Patriarcato, Silvia Marchiori, Nella Pavanetto e Katia Vanin, sono state consacrate a Dio e sono entrate nel neocostituito Ordo Virginum (vedi post precedente).

Qui sono disponibili il testo e il video dell’omelia.

Carissima Silvia, Nella, Katia,

1. La liturgia dell’odierna Solennità dell’Immacolata Concezione della Beata Vergine Maria è piena di provvidenziali richiami al dono prezioso che, all’interno di questa celebrazione, la nostra Chiesa veneziana riceverà, per grazia di Dio, attraverso la libera adesione delle vostre persone.