ARCIDIOCESI DI MILANO

ORDINAZIONI PRESBITERALI

Os 11,1.3-4.8-9; Sal 102 (103); Ef 3,8-12.14-19; Gv 19,31-37

DUOMO DI MILANO, 10 GIUGNO 2017

OMELIA DI S.E.R. CARD. ANGELO SCOLA, ARCIVESCOVO DI MILANO

 

Eccellenze,
Rettore, educatori, docenti, comunità seminaristica,
Carissimi presbiteri e diaconi,
Religiosi e religiose,
Familiari ed amici,
Membri delle comunità di provenienza e di destinazione di questi nostri fratelli,
Cari membri del Pontificio Istituto Missioni Estere e delle Congregazioni Benedettina di Santa Maria in Monte Oliveto e Cistercense di San Bernardo in Italia,
Sorelle e fratelli in Cristo Gesù,
Carissimi ordinandi,

1. «Quando Israele era fanciullo, io l’ho amato» (Lettura, Os 11,1). Da questo annuncio, semplice e consolante, ha origine la celebrazione che ci vede oggi convenuti così numerosi nel nostro Duomo. Il Signore, attraverso il profeta, ci rivela il Suo amore per noi. Un amore che ci precede e ci accompagna: tutto nella vita cristiana – ma a ben vedere qualcosa di analogo avviene nella vita di ogni uomo – nasce e vive per questo genere di amore. Con speciale predilezione il dono del presbiterato, che state per ricevere, trova qui la sua sorgente e la garanzia della sua permanenza, che chiede la nostra perseveranza. 

Voglio sottolineare che questo delicatissimo amore generativo, di padre e di madre, non solo ci ha preceduto, ma ci precede in questo istante, come in ogni istante del nostro cammino: «li amò fino alla fine» (Gv 13,1). 

La Lettura descrive con intensità stupefacente la forte tenerezza di questo amore: «… Io gli insegnavo a camminare tenendolo per mano (…). Io li traevo con legami di bontà, con vincoli d’amore, ero per loro come chi solleva un bimbo alla sua guancia» (Lettura, Os 11,3-4). Sono tutte espressioni del rapporto tra genitori (padre e madre) e figlio, di una relazione costitutiva e perciò definitiva. Al Signore non interessa rinfacciare ad Israele i benefici da Lui concessi. Egli desidera ardentemente ricordargli l’amore gratuito che lo lega a lui e che domanda di essere riconosciuto, voluto e accolto. 

E l’amore, lo sappiamo bene, non si può imporre; anzi, per potersi veramente compiere, chiede tutta la libertà dell’amato. Per questo amore, ci dice il profeta, Egli «non darà sfogo alla [ Sua ] ira» (Lettura, Os 11.9).

Cari ordinandi, dovete leggere il cammino di questi anni come un ininterrotto dialogo d’amore tra Dio che vi precede e vi chiama e la vostra libertà che aderisce a Lui. Invocare ed accogliere quotidianamente questo amore sarà la vostra sicurezza entro ogni prova.

Rimanendo fedeli a questo dialogo quotidiano con Gesù amante mediante l’Eucaristia illuminata dalla Parola di Dio, la recita dell’Ufficio, il silenzio, la preghiera e l’offerta di ogni azione, la vostra vocazione e missione di presbiteri lascerà trasparire sul vostro volto il volto dell’Altro, della Bellezza stessa che attrae. 

2. L’amore genitoriale e l’amore sponsale di cui ci parla Osea ben esprimono l’impronta verginale della vostra vita vissuta nel celibato, liberamente scelto e accolto. È questa per voi  l’oggettiva strada al compimento affettivo della vostra umanità. In un tempo come il nostro, in cui sembra impossibile vivere una relazione “per sempre”, la testimonianza verginale e celibataria concorre, con il matrimonio indissolubile, a testimoniare la verità compiuta dell’amore. In vista di questa pienezza il Santo Padre non si stanca di metterci in guardia con particolare forza, da ogni forma di mondanità. Legarsi a persone e beni possedendoli in modo sbagliato è una tentazione sempre incombente. Solo chi “possiede nel distacco” possiede veramente. La vostra giovinezza generosa ne sia avvertita. Chiunque vi incontra possa riconoscere nel vostro stile di vita uomini solidi, lieti, dentro ogni prova, per il dono che ora ricevete. È questo stile che tocca il cuore dell’altro e lo conquista al fascino di Cristo. 

Parlando recentemente dei novelli sacerdoti papa Francesco ha detto che essi hanno «la grande opportunità di vivere la condivisione coi giovani. Ma si tratta di stare in mezzo a loro non soltanto come un amico tra gli altri, ma come chi sa condividere con il cuore la loro vita. I giovani non hanno bisogno di protagonisti del sacro» (Discorso ai partecipanti alla Plenaria della Congregazione del Clero, 1 giugno 2017). 

3. In più passaggi il rito di ordinazione torna sulla dimensione missionaria del dono sacramentale che state per ricevere: «Il servizio del popolo di Dio» (Impegni degli eletti); «perché il tuo popolo sia rinnovato» (Preghiera di ordinazione)… Tale insistenza esprime bene lo scopo del sacerdozio: la cura della Chiesa stessa, del popolo cristiano. Quel popolo che scaturisce dal fianco aperto di Cristo sulla croce: «… subito ne uscì sangue e acqua» (Vangelo, Gv 19,34). Sangue e acqua: l’Eucaristia e il Battesimo. Lo Spirito Santo vi è donato «per la santificazione del suo popolo e per l’offerta del sacrificio» (Unzione crismale).

Amare Gesù, ed in Lui ogni uomo, chiede di saper riconoscere che Gesù Cristo è ad un tempo sacerdote, vittima ed altare. Immedesimati con Lui, centro affettivo della nostra persona, siete chiamati a ripetere con Paolo «piego le ginocchia davanti al Padre , dal quale ha origine ogni discendenza in cielo e sulla terra» (Epistola, Ef 3,14-15). Infatti, la fecondità sacerdotale è sempre una fecondità derivata, seconda, ministeriale. Non è nostra, ma solo del Signore: «E pertanto solo Cristo è vero sacerdote, gli altri sono suoi ministri» «Et ideo solus Christus est verus sacerdos, alii autem ministri eius» (Tommaso d’Aquino, Super Heb. [rep. vulgata], cap. 7 l. 4).

Non dobbiamo mai concepirci all’origine del popolo cristiano, ma solo e sempre come uomini presi a servizio. Quante volte l’abbiamo ripetuto lungo questi anni con la consapevolezza che se smarriamo questa nostra umile identità nulla di quanto faremo sarà, al di là delle nostre intenzioni, secondo il cuore di Cristo Buon pastore.

Proprio perché la fecondità è dono del Signore non potremo mai accettare la mancanza di comunione con il presbiterio guidato dal Vescovo e quindi con i fedeli. La stima a priori costituisce l’ordito e la trama di ogni nostro rapporto, come ci ha acutamente insegnato Papa Francesco, commentando alle Case Bianche il significato della stola che gli era stata donata. 

4. Chiediamoci da ultimo. Oggi voi diventate ministri ordinati. Ma quali ministri? Ministri della misericordia del Padre. La preghiera di ordinazione conclude proprio con questo riferimento: «Siano uniti a noi nell’implorare la tua misericordia per il popolo a loro affidato e per il mondo intero. Così la moltitudine delle genti, riunita in Cristo, diventi il tuo unico popolo, che avrà compimento nel tuo regno». È la misericordia rettamente intesa a riunire tutti gli uomini nell’unico popolo di Dio. 

Anche per questo si rivela potente fattore di edificazione sociale, di promozione della vita buona nella nostra società plurale. 

Siamo peccatori redenti divenuti, per pura grazia, ministri di misericordia. Da qui e solo da qui sgorga l’urgenza di uscire verso il vasto campo del mondo, con un deciso amore di preferenza verso i poveri e gli esclusi.

5. Il Vescovo e tutto il presbiterio non cesseranno di accompagnarvi. Vi vogliamo bene in Cristo Gesù e perciò, per quanto ne siamo capaci, non vi lasceremo mai soli. 

Affido le vostre persone, le vostre comunità e tutto il popolo cristiano alla materna protezione della Madonnina. Restino i vostri occhi e il vostro cuore sempre fissi in Lei che allarga le sue braccia sulla nostra amata Chiesa e su tutta la nostra città. Amen.

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