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	<title>Angelo Scola &#187; testimonianza</title>
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		<itunes:author>Angelo Scola</itunes:author>
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		<title>FAMIGLIA/La famiglia come testimone del Vangelo nella società plurale</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Jul 2010 10:02:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><em>Con questo post prende avvio la proposta estiva attraverso la quale si ripercorrerà quotidianamente le attività, svoltesi durante l&#8217;anno pastorale, secondo cinque diversi filoni temateci: Famiglia, Maria, Sacerdozio, Educazione  e &#8220;Caritas in Veritate&#8221;. </em></p>
<p style="text-align: justify;">LA FAMIGLIA COME TESTIMONE DEL VANGELO -- Viene riproposto qui di seguito un passaggio del dialogo svoltosi in occasione della XXIV Assemblea diocesana interamente dedicata agli sposi e alla famiglia i quali si sono confrontati con il Patriarca su vari temi legati alla loro vita quotidiana e sulla difficoltà ad operare e testimoniare il Vangelo in una società sempre più plurale:</p>
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		<title>La Pasqua è la festa della centralità di Cristo nella vita dell’uomo. L&#8217;omelia del giorno di Pasqua</title>
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		<pubDate>Sun, 04 Apr 2010 12:02:05 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco il testo dell&#8217;omelia del giorno di Pasqua (domenica 4 aprile 2010) del Patriarca di Venezia:
1. «Io sono Cristo che ho distrutto la morte, che ho vinto il nemico, che ho messo sotto i piedi l’inferno, che ho imbrigliato il forte e ho elevato l’uomo alle sublimità del cielo». Così un’antica Omelia sulla Pasqua. In [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Ecco il testo dell&#8217;omelia del giorno di Pasqua (domenica 4 aprile 2010) del Patriarca di Venezia:</p>
<p style="text-align: justify;">1. «Io sono Cristo che ho distrutto la morte, che ho vinto il nemico, che ho messo sotto i piedi l’inferno, che ho imbrigliato il forte e ho elevato l’uomo alle sublimità del cielo». Così un’antica Omelia sulla Pasqua. In due splendidi mosaici – l’uno qui nella nostra basilica e l’altro in quella ancora più antica di Torcello &#8211; noi possiamo contemplare la potente scena dell’Anastasis (Risurrezione). Il Risorto, con braccio vigoroso, libera Adamo e in lui tutti gli uomini, dalle catene della morte schiacciando sotto i piedi il diavolo che tenta invano di trattenere la sua vittima. Essa, però, gli sguscia via dalle mani per entrare nei cieli nuovi e nella terra nuova. Cristo è l’innegabile protagonista della scena.<span id="more-3283"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La Pasqua è la festa della centralità di Cristo nella vita dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">È Lui il centro del cosmo e della storia, la chiave di lettura di tutti gli avvenimenti della esistenza di ciascuno di noi come di quella di tutta la famiglia umana e del mondo intero.</p>
<p style="text-align: justify;">2. «Perché cercate tra i morti colui che è vivo? Non è qui, è risorto» (Lc 24, 5-6). Il Nuovo Testamento non descrive direttamente il momento della Risurrezione, l’evento centrale della storia. Lo fa attraverso precisi segni e le apparizioni. Antitutto riporta l’annuncio fatto dall’Angelo alle donne che cercavano Cristo nel sepolcro. Un annuncio talmente inaudito da risultare, in un primo tempo, incredibile: «Quelle parole parvero a loro come un vaneggiamento e non credevano ad esse» (Lc 24, 11). Infatti ciò che accomuna le versioni del racconto della resurrezione fatto dai quattro evangelisti è, in prima battuta, lo sconcerto, la totale sorpresa con cui i discepoli, donne e uomini, hanno vissuto l’evento: «Le donne, impaurite, tenevano il volto chinato a terra … Pietro tuttavia si alzò, corse al sepolcro e, chinatosi, vide soltanto i teli. E tornò indietro, pieno di stupore per l&#8217;accaduto» (Lc 24, 5 e 12). I Vangeli riportano con obiettività queste prime reazioni dei suoi nel riconoscere il fatto della risurrezione. Proprio per questo sono più attendibili e rendono più ragionevole la fede spesso distratta di noi uomini post-moderni.</p>
<p style="text-align: justify;">Maria di Magdala è la prima – secondo il racconto di Giovanni – a constatare che il sepolcro è vuoto, ma pensa che qualcuno abbia portato via e nascosto il corpo di Gesù. Pietro entra nel sepolcro, vede i teli per terra, il sudario piegato a parte e rimane stupito. L’altro discepolo, quello che Gesù amava, dopo essere entrato con Pietro «vide e credette» (Gv 20, 9). Per “vedere” il fatto in tutta la sua portata occorre che il cuore sia aperto ad accogliere l’intero disegno di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Risorto sarebbe potuto tornare per le strade, sotto i portici del Tempio, farsi riconoscere alle folle che lo avevano visto appeso alla croce. Ha scelto invece un altro metodo per attestarsi come l’eterno Vivente. «Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti&#8230; » (At 34, 41). Gesù non si manifestò al mondo, ma ai discepoli, per guarire anzitutto loro dall’incredulità che li accecava, li impauriva, li paralizzava.</p>
<p style="text-align: justify;">La scelta del Risorto di passare attraverso i testimoni per raggiungere l’umanità intera insegna a noi tutti che Lo seguiamo lungo la storia che la Pasqua domanda la nostra personale e libera adesione. Essa poggia su puntuali dati storici rilevati dai testimoni diretti. Solo perché Lo hanno incontrato e “visto di nuovo” Risorto sono passati dal terrore che li teneva rinchiusi ad annunciarlo sulla pubblica piazza fino a dare la loro vita.</p>
<p style="text-align: justify;">3. La fede in Cristo morto e risorto è anzitutto un dono, il dono più prezioso [«Questa cara gioia sopra la quale ogne virtù si fonda», come dice il genio poetico di Dante (Dante, Paradiso XXIV,89-90)] che non possiamo produrre da noi, come non possiamo darci la vita. Possiamo solo riceverla. Per questo al cuore della Veglia pasquale, la Chiesa colloca la liturgia battesimale. «Non sapete che quanti siamo stati battezzati in Cristo Gesù, siamo stati battezzati nella sua morte? … Ma se siamo morti con Cristo, crediamo che anche vivremo con lui, sapendo che Cristo, risorto dai morti, non muore più; la morte non ha più potere su di lui» (Rm 6, 3.8-9).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella solenne Veglia pasquale ricevono il Battesimo un bimbo, Giulio-Francesco, veneziano, e con lui tre catecumeni adulti il Battesimo, la Confermazione e l’Eucaristia. Sono un segno straordinario che la Chiesa sempre rinasce nelle persone per la potenza dello Spirito del Risorto. I catecumeni sono Izumi (“sorgente”), giapponese, che prenderà il nome di Teresa; Claire Elaine, londinese, e Leonardo, italiano. Inoltre il marito di Izumi, Roberto, veneziano, riceverà la Santa Confermazione. In altre parrocchie del Patriarcato questa notte altri bimbi ed adulti entreranno a far parte della Chiesa santa di Dio. Questi nuovi cristiani, per la loro diversa origine, sono un’espressione concreta della universalità della Chiesa veneziana. Essi ci suggeriscono la strada per affrontare, anche nelle nostre terre, il processo di mescolamento di popoli ormai irreversibile.</p>
<p style="text-align: justify;">Imitare nel Battesimo la morte e risurrezione di Gesù indica quel cambiamento di vita che è dono del Risorto ed anticipo della nostra personale risurrezione. Il dono della fede è per tutti gli uomini. Ad essi tocca però accogliere, custodire ed amare questo dono prezioso. Grazia e libertà. Gioia per il dono più grande e domanda di realizzarlo nella vita, perché si compiano le esigenze più profonde del nostro cuore e il fratello uomo, anche quello della nostra sofisticata post-modernità, possa incontrare Colui che aspetta.</p>
<p style="text-align: justify;">4. «Togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato! Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità» (1Cor 5, 7-8). La resurrezione del Signore è, quindi, primizia e caparra della nostra. Quel che saremo, infatti, non è stato ancora pienamente manifestato, ma Gesù risorto ci apre ad una speranza certa ed affidabile. «… Questa realtà presente costituisce per noi una «prova» delle cose che ancora non si vedono. Essa attira dentro il presente il futuro, così che quest’ultimo non è più il puro «non ancora». Il fatto che questo futuro esista, cambia il presente; il presente viene toccato dalla realtà futura e così le cose future si riversano in quelle presenti e le presenti in quelle future” (Benedetto XVI, Spe salvi, 7).</p>
<p style="text-align: justify;">5. Il segno che il nostro presente, come quello dei primi che Lo incontrarono risorto, è toccato dalla realtà futura si chiama testimonianza: «Dio ci ha ordinato di annunciare al popolo e di testimoniare che egli è il giudice dei vivi e dei morti, costituito da Dio. A lui tutti i profeti danno questa testimonianza: chiunque crede in lui riceve il perdono dei peccati per mezzo del suo nome» (At 10, 42-43). Nessuno riesce a tenere per sé un dono così potente che, come ci mostrano la Vergine, gli Apostoli e i Santi trabocca gratuitamente da ogni fibra del cristiano. Essere testimoni tuttavia non significa solo né anzitutto dare buon esempio, quanto piuttosto conoscere e comunicare nella vita la notizia vera della Risurrezione.</p>
<p style="text-align: justify;">6. Ai nostri giorni la testimonianza (martyrion) di un numero sempre più grande di cristiani (in Iraq, in India e in altri Paesi dell’Oriente, in Africa…) giunge fino al martirio del sangue. Afferma in proposito Tertulliano: «Noi ci moltiplichiamo ogni volta che siamo mietuti da voi: il sangue dei martiri è seme di nuovi cristiani [Plures efficimur quoties metimur a vobis: sanguis martyrum semen christianorum]» (Apol., 50,13: CCL 1,171). La Pasqua approfondisca il vincolo di comunione con questi nostri fratelli e ci renda loro umili discepoli. La grazia del Risorto ci impedisca di dimenticarli. Ci spinga piuttosto ad affermare di fronte a tutti la forza del loro inerme martirio e a denunciarne pubblicamente l’inaccettabile sopruso.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche nelle società euroatlantiche, che si vogliono plurali, è diventato urgente per i fedeli cristiani autoesporsi con umiltà per comunicare che l’incontro con il Signore “passo”, morto, risorto, apparso ed asceso al cielo è il senso pieno della vita. La Chiesa, nostra madre amorevole, ci aiuta a perseguirlo quotidianamente.</p>
<p style="text-align: justify;">Inevitabilmente da una fede autenticamente praticata discende anche il benefico apporto dei cittadini cristiani alla vita comune. Proporre, non imporre, con umile franchezza relazioni buone a tutti i livelli, documentare nel quotidiano pratiche virtuose nell’ambito degli affetti, del lavoro e del riposo non è solo il contributo che, nel rispetto delle procedure pattuite, il cristiano può dare alla vita democratica. È anzitutto un’esigenza intrinsecamente connessa alla fede nel Risorto.</p>
<p style="text-align: justify;">Rinati in questa Pasqua percorriamo pertanto lieti le strade del mondo seguendo l’amato Salvatore di tutta la famiglia umana.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cristiano, lo voglia o no, è destinato, costi quel che costi, in ogni circostanza e in ogni rapporto, secondo i modi ed i tempi stabiliti dallo Spirito, a dare testimonianza del carattere universale, cioè valido per tutti i fratelli uomini, dell’annuncio pasquale: «Surrexit Christus spes mea». A cosa uomini e donne di oggi più anelano se non una simile speranza affidabile? Buona Pasqua! Bonne fête de Pâques! Happy Easter! ¡Feliz Pascua de Resurrección! Frohe Ostern!</p>
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		<title>Tutti gli aspetti dell’esistenza vissuta in Cristo sono l’attuazione del sacerdozio comune di tutto il popolo di Dio. L&#8217;istruzione del Patriarca ai Gruppi di ascolto</title>
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		<pubDate>Sun, 21 Feb 2010 16:00:25 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 21 febbraio nella Basilica di San Marco il Patriarca ha incontrato rappresentanti, partecipanti e guide dei Gruppi di ascolto della diocesi, un&#8217;esperienza che coinvolge oltre 5000 persone che in modo costante si riuniscono nelle loro case per leggere la Bibbia e scoprirla intrecciata alla vita quotidiana.
Qui si riporta il testo dell&#8217;istruzione del Patriarca tenuta [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><strong>Domenica 21 febbraio nella Basilica di San Marco</strong> il Patriarca ha incontrato rappresentanti, partecipanti e guide dei Gruppi di ascolto della diocesi, un&#8217;esperienza che coinvolge oltre 5000 persone che in modo costante si riuniscono nelle loro case per leggere la Bibbia e scoprirla intrecciata alla vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui si riporta il testo dell&#8217;istruzione del Patriarca tenuta durante la preghiera dei vespri culminata nell&#8217;adorazione eucaristica.</p>
<p style="text-align: justify;">Carissime, carissimi,</p>
<p style="text-align: justify;">1. siamo convenuti su invito della Commissione diocesana dei Gruppi di Ascolto &#8211; che ringrazio di tutto cuore a cominciare da Monsignor Valter Perini &#8211; nella nostra splendida Basilica cattedrale, espressione decisiva dell’unità del Patriarcato, per un incontro di preghiera in occasione dell’Anno Sacerdotale indetto da Benedetto XVI. Per questo fissiamo da subito il nostro sguardo, come fecero quel sabato gli abitanti di Nazaret, su Gesù Cristo, unico ed eterno Sacerdote.<span id="more-2802"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Vogliamo in questo vespero contemplare la Sua vocazione e la Sua missione e così ringraziare il Signore per il dono del nostro essere cristiani, cioè  membri del Popolo Santo di Dio che, in forza del battesimo, è un popolo sacerdotale. Al servizio di questo popolo singolare Cristo ha istituito il sacramento dell’Ordine nei tre gradi dei vescovi, dei presbiteri e dei diaconi, i quali sono chiamati a garantire la vita di tutto il popolo sacerdotale.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">2. «Oggi si è adempiuta questa scrittura che voi avete udito con i vostri orecchi» (Lc 4, 21). Giovanni Paolo II così commentò questa affermazione di Gesù nell’Esortazione Apostolica post-sinodale Pastores dabo vobis del 1992 dedicata alla formazione dei sacerdoti: «Gesù, dunque, si autopresenta come ripieno di Spirito, “consacrato con l’unzione”, “mandato per annunziare ai poveri un lieto messaggio”: è il Messia, il Messia sacerdote, profeta e re » (PDB, 11).</p>
<p style="text-align: justify;">Nella persona di Gesù coincidono sacerdote, vittima ed altare. Nessun sacerdote prima di Lui e nessun ministro dopo di Lui può esibire una simile configurazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’offerta totale di Gesù Cristo al Padre, sigillata sulla croce dall’abbraccio dello Spirito, Gesù è sacerdote in quanto ponte-fice. Egli fa da ponte tra Dio e l’uomo per riconciliare con il Padre la famiglia umana lacerata dal peccato. Contemporaneamente, siccome compie questa missione immolando se stesso, egli è la vittima. Perfettamente libero e perfettamente obbediente. Nella libertà perfetta e nell’obbedienza perfetta, egli è sacerdote perfetto e perfetta vittima! Divenuto una sola cosa con la Sua Croce piantata sul Golgota Gesù trasforma poi, nella Sua persona, l’intero cosmo in altare vivente.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche noi questa sera, come i suoi compaesani presenti allora nella sinagoga di Nazaret, possiamo allora comprendere la Sua affermazione: «Lo Spirito del Signore è sopra di me; per questo mi ha consacrato … e mi ha mandato» (Lc 4,18 riprendendo Is 61,1). Appare qui la radice dell’unicità del sacerdozio di Cristo: in Lui persona e missione, consacrazione sacerdotale ed opera di salvezza sono una cosa sola.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Quale insegnamento dobbiamo trarre, sorelle e fratelli carissimi, da questa figura di Cristo sacerdote, vittima ed altare, così che la nostra preghiera riceva tutta la sua sostanza. Ce lo dice il Prefazio della Messa del Crisma: «Con l’unzione dello Spirito Santo hai costituito il Cristo tuo Figlio Pontefice della nuova ed eterna alleanza, e hai voluto che il suo unico sacerdozio fosse perpetuato nella Chiesa. Egli comunica il sacerdozio regale a tutto il popolo dei redenti, e con affetto di predilezione sceglie alcuni tra i fratelli che mediante l’imposizione delle mani fa partecipi del suo ministero di salvezza».</p>
<p style="text-align: justify;">Del sacerdozio di Gesù quindi partecipa ogni fedele in quanto membro del popolo di Dio in forza dell’iniziazione cristiana. In cosa consista propriamente questo sacerdozio comune ce lo spiega la Prima Lettera di Pietro: «Stringendovi a lui, pietra viva, rigettata dagli uomini, ma scelta e preziosa davanti a Dio, anche voi venite impiegati come pietre vive per la costruzione di un edificio spirituale, per un sacerdozio santo, per offrire sacrifici spirituali graditi a Dio, per mezzo di Gesù Cristo … voi siete la stirpe eletta, il sacerdozio regale, la nazione santa, il popolo che Dio si è acquistato perché proclami le opere meravigliose di lui che vi ha chiamato dalle tenebre alla sua ammirabile luce» (1Pt 2,6.9). In questo insegnamento che si rivolge ai fedeli delle prime comunità si evince che il carattere sacerdotale non concerne il cristiano inteso come singolo. Si afferma che la dignità sacerdotale spetta al popolo di Dio preso nel suo insieme. Il termine “sacerdozio santo-regale” non vuole assegnare a ogni battezzato diritti e funzioni sacerdotali. Il sacerdozio comune esprime invece l’idea che ogni fedele in quanto membro dell’unico popolo sacerdotale concepisce la propria persona e la propria vita come offerta totale di sé: «Egli faccia di noi un sacrificio perenne a te gradito» (Canone III). Da ciò deriva che  il popolo sacerdotale è tale perché vive il quotidiano, nella sua concretezza, per Cristo, con Cristo ed in Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Da Cristo in poi, sacerdotale non coincide più con separato dalla realtà. Al contrario, la qualifica di sacerdotale data al popolo di Dio identifica una precisa comunità di uomini immersa nel mondo quella generata dall’evento salvifico, unico e irripetibile, della morte e resurrezione di Cristo. Una realtà concreta ben identificabile. A tal punto che il venerato Papa Paolo VI ha potuto parlare della Chiesa come di una «entità etnica sui generis che si distingue e si qualifica per il suo carattere religioso o messianico [sacerdotale e profetico, se volete], che tutto converge verso Cristo, come suo centro focale, e che tutto da Cristo deriva» (Paolo VI, Udienza generale, 27 luglio 1975). La nascita, la famiglia, la vita, il lavoro, il riposo, la fragilità, il dolore e la morte, l’essere in società, in una parola tutti gli aspetti dell’esistenza in quanto vissuta per Cristo, con Cristo ed in Cristo sono l’attuazione del sacerdozio comune di tutto il popolo santo di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Anche la fioritura dei Gruppi di Ascolto nel nostro Patriarcato è espressione efficace del sacerdozio comune perché voi, immedesimandovi con la Parola vivente di Dio, trasformate tutto il vostro quotidiano, nella trama di circostanze e rapporti che lo costituiscono, in offerta sacerdotale. E siccome siete membra di un popolo lo fate nella comunione tangibilmente espressa nelle nostre comunità secondo le quattro finalità della Visita pastorale. Le nostre parrocchie e tutte le aggregazioni di fedeli incontrano in tal modo nei Gruppi di Ascolto delle cellule pulsanti di vita nuova. E i nostri fratelli uomini, con cui ogni giorno operiamo nei più svariati ambienti dell’umana esistenza, possono trovare nella nostra testimonianza, grata per il dono della fede, una concreta fonte di speranza.</p>
<p style="text-align: justify;">5. «Sono sostenuto da coloro che sostengo (Ego feror quem fero)» (Agostino). Così Agostino spiega il significato del suo ministero ordinato. Al servizio e come garanzia efficace che lo Spirito offre permanentemente alla Chiesa, Sua Sposa, esiste infatti il sacerdozio apostolico od ordinato. Alcuni fedeli sono scelti dal Signore, attraverso la Chiesa, come segni e strumenti speciali del Sacerdozio di Cristo. In forza del loro ministero sacramentale, del loro agere in Persona Christi, tutto il Popolo di Dio viene permanentemente edificato soprattutto attraverso il Sacramento dell’Eucaristia e quello della Penitenza e della Riconciliazione. Ma la potestas dei ministri ordinati non ha nulla a che fare con un potere di dominio. Anzi, essa sulla scia di quella di Cristo, ha come esclusivo modello di riferimento la figura del Servo di Yahvè  e quella del Buon Pastore.</p>
<p style="text-align: justify;">A partire da questo intimo legame tra il sacerdozio comune del popolo di Dio e quello specifico dei ministri ordinati, l’Anno Sacerdotale ci invita ad attuare quella circolarità tra tutti gli stati di vita – sposi, consacrati, ministri ordinati – che la carità di Cristo consente. Solo toccando con mano questa unità intessuta di comunione, che non appiattisce le differenze, ma che domanda la valorizzazione di tutti i doni, il nostro fratello uomo potrà accogliere l’invito di “venire a vedere” la qualità di vita che pulsa nelle nostre comunità. Ogni fedele, attraverso la sua specifica vocazione e missione, è protagonista ed attore prezioso della vita della Chiesa. Pertanto se chiediamo allo Spirito che ci doni sacerdoti santi e mandi nuovi operai nella Sua messe, nello stesso tempo preghiamo intensamente il Signore perché i fedeli laici assumano con decisione una responsabilità ecclesiale piena. Ciò richiede che, rispettando l’indole propria della loro vocazione secolare, essi sappiano superare ogni frattura tra la fede e la vita per essere nel mondo testimoni umili ma identificabili che Cristo è risorto per la salvezza di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con potente semplicità il Santo Curato d’Ars diceva: «Se comprendessimo bene che cos’è un prete sulla terra, moriremmo: non di spavento, ma di amore&#8230; Senza il prete la morte e la passione di Nostro Signore non servirebbero a niente. È il prete che continua l’opera della Redenzione sulla terra&#8230; Che ci gioverebbe una casa piena d’oro se non ci fosse nessuno che ce ne apre la porta? Il prete possiede la chiave dei tesori celesti: è lui che apre la porta; egli è l’economo del buon Dio; l’amministratore dei suoi beni&#8230; Il prete non è prete per sé, lo è per voi» (Da: Le Sacerdoce, c’est l’amour du cœur de Jésus, in Le curé d’Ars. Sa pensée-Son cœur. Présentés par l’Abbé Bernard Nodet, éd. Xavier Mappus, Foi Vivante, 1966, p. 98-100).</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">6. «Oggi si è compiuta questa Scrittura che voi avete ascoltato» (Lc 4,20). In forza dell’Eucaristia che investe tutta la vita (FR 13) l’oggi di Cristo diventa l’oggi della Chiesa.</p>
<p style="text-align: justify;">Origene scrive: “«Guardati dal considerare fortunati coloro che udivano Cristo, e dal giudicare voi privati della sua predicazione. Se la Scrittura è la verità, Dio non ha solo parlato una volta nelle sinagoghe giudee, ma parla anche oggi nella nostra assemblea”[Origene, Omelie sul Vangelo di Luca XXXII,2; SCh 87, pag. 387]. E aggiunge: “anche ora, se voi volete, nella nostra assemblea, voi potete fissare i vostri occhi sul Salvatore»[pag. 391].</p>
<p style="text-align: justify;">I partecipanti ai gruppi di ascolto sono chiamati ad essere la conferma vivente di questa straordinaria possibilità in tutte le nostre comunità. Mi salva solo uno che è presente, che mi è contemporaneo. Alimentandovi regolarmente alla Parola di Dio avete imparato che il Cristo reale non può essere relegato nel passato. Egli è l’oggi della storia. Per seguirlo abbiamo bisogno di essere accompagnati. Quale mano più tenera e sicura di quella di Maria nostra madre? A Lei ci affidiamo. Amen</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8216;La Vita Buona è quella che ti permette di alzarti la mattina e cominciare con voglia la giornata&#8217;. Il Patriarca nell&#8217;intervista alla Libreria del Santo</title>
		<link>http://angeloscola.it/2010/01/27/la-vita-buona-e-quella-che-ti-permette-di-alzarti-la-mattina-e-cominciare-con-voglia-la-giornata-il-patriarca-nellintervista-alla-libreria-del-santo/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=la-vita-buona-e-quella-che-ti-permette-di-alzarti-la-mattina-e-cominciare-con-voglia-la-giornata-il-patriarca-nellintervista-alla-libreria-del-santo</link>
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		<pubDate>Wed, 27 Jan 2010 08:45:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel mese di Novembre è uscito il libro-intervista che Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, ha realizzato al Patriarca Scola dal titolo «La Vita Buona. Dialoghi su laicità, scienza e fede, vita e morte alla vigilia del Redentore», dove  sono raccolte in testo integrale le sei interviste che dal 2005 ad oggi il Patriarca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nel mese di Novembre è uscito il libro-intervista che Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera, ha realizzato al Patriarca Scola dal titolo <a href="http://www.lavitabuona.it/ita/home.asp" target="_blank">«La Vita Buona. Dialoghi su laicità, scienza e fede, vita e morte alla vigilia del Redentore»</a>, dove  sono raccolte in testo integrale le sei interviste che dal 2005 ad oggi il Patriarca ha rilasciato a Cazzullo in occasione della ricorrenza religiosa del Redentore.</p>
<p style="text-align: justify;">La Libreria del Santo, casa editrice del volume, ha realizzato per l&#8217;occasione un&#8217;intervista al Patriarca, in cui il card. Scola offre alla riflessione condivisa la sua proposta sui fondamenti della «vita buona».</p>
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		<title>&#8216;L’amore che Cristo ci insegna è condivisione concreta del bisogno e del desiderio dell’altro&#8217;. Le immagini della Festa della Famiglia</title>
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		<pubDate>Wed, 20 Jan 2010 06:58:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica 17 gennaio, nella Basilica di San Marco, centinaia di famiglie, giovani coppie, bambini e nonni hanno incontrato il Patriarca Angelo per la tradizionale Festa della Famiglia, giunta alla sua trentesima edizione.
Le famiglie si sono raccolte attorno al vescovo, nel contesto di una celebrazione eucaristica e di una grande convocazione in cattedrale rivolta a tutti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenica 17 gennaio, nella Basilica di San Marco, centinaia di famiglie, giovani coppie, bambini e nonni hanno incontrato il Patriarca Angelo per la tradizionale Festa della Famiglia, giunta alla sua trentesima edizione.</p>
<p style="text-align: justify;">Le famiglie si sono raccolte attorno al vescovo, nel contesto di una celebrazione eucaristica e di una grande convocazione in cattedrale rivolta a tutti coloro che celebrano – con la vita – il sacramento cristiano del matrimonio <em>(nei post precedenti il video con l&#8217;omelia del card. Scola e il testo della stessa).</em></p>
<p style="text-align: justify;">Anche quest&#8217;anno il Patriarca ha consegnato personalmente la Bibbia ad alcune famiglie, e, come segno di festa, al termine della celebrazione ha offerto delle caramelle a tutti bambini presenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui sono disponibili le immagini della cerimonia.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623116659129%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623116659129%2F&amp;set_id=72157623116659129&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623116659129%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623116659129%2F&amp;set_id=72157623116659129&amp;jump_to="></embed></object></p>
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		<title>&#8216;Mettere Gesù al centro della vita quotidiana lì dove si svolge è garanzia sicura per educarci ad amare&#8217;. Il Patriarca alla Festa della Famiglia</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 09:05:38 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;La gioia e la fatica di essere educatori&#8221; è stato il tema scelto per la tradizionale Festa diocesana della Famiglia, giunta quest&#8217;anno alla sua trentesima edizione. Centinaia di coppie, insieme a bambini e nonni, hanno gremito la Basilica di San Marco per la celebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca Angelo.
Durante l&#8217;omelia (vedi post precedente per il testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;La gioia e la fatica di essere educatori&#8221; è stato il tema scelto per la tradizionale Festa diocesana della Famiglia, giunta quest&#8217;anno alla sua trentesima edizione. Centinaia di coppie, insieme a bambini e nonni, hanno gremito la Basilica di San Marco per la celebrazione eucaristica presieduta dal Patriarca Angelo.</p>
<p style="text-align: justify;">Durante l&#8217;omelia (<em>vedi post precedente per il testo completo</em>) il card. Scola ha sottolineato come l&#8217;eredità di amore che Cristo ci dona sia un talento che ogni singolo e ogni famiglia devono mettere a disposizione dell&#8217;amato e di tutta la comunità, riservando particolare attenzione all&#8217;opera di iniziazione cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile il video con l&#8217;omelia del Patriarca.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLthklItLHSGchnOahZeQ0BI=" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLthklItLHSGchnOahZeQ0BI="></embed></object></p>
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		<title>La gioia e la fatica di essere educatori: l&#8217;omelia del Patriarca alla festa della famiglia</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 14:32:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[II DOMENICA TEMPO ORDINARIO: Is 62, 1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2, 1-11

1. «Sì, come un giovane sposa una vergine,… come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te» (Is 62,5). Per descrivere la passione di Dio per il suo popolo il profeta non ha paura di usare il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>II DOMENICA TEMPO ORDINARIO: Is 62, 1-5; Sal 95; 1Cor 12,4-11; Gv 2, 1-11</em></p>
<p><a class="flickr-image alignnone" title="DSC00064" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/4283521640/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 6px;" src="http://farm5.static.flickr.com/4048/4283521640_2d74556e34_m.jpg" alt="DSC00064" width="285" height="213" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">1. «Sì, come un giovane sposa una vergine,… come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te» (Is 62,5). Per descrivere la passione di Dio per il suo popolo il profeta non ha paura di usare il linguaggio dell’amore umano. Così, in modo del tutto provvidenziale, la liturgia di oggi si rivolge, carissimi, direttamente a voi, sposi, genitori e nonni cristiani. E dice il valore del bell’amore che, per il sacramento del matrimonio, vi costituisce in famiglie. Questo amore, come ci ha insegnato la Deus caritas est, esprime l’inscindibile unità di eros e di agape. Infatti manifesta il bisogno di ogni uomo e di ogni donna di essere amato (eros), che però può trovare compimento soltanto nel dono totale e gratuito di sé per il bene dell’altro in quanto altro (agape).<span id="more-2530"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La Prima Lettura lo documenta chiaramente. Ciro, nel 538 a.C., aveva emanato un editto che autorizzava il ritorno dall’esilio del popolo ebraico e la ricostruzione della città di Gerusalemme, simbolo della restaurazione di Israele. Proprio nei versetti che sono stati poco fa proclamati, il profeta annuncia l’iniziativa di Dio, che aveva abbandonato il suo popolo come un marito ingannato, di ricongiungersi ad esso: «Nessuno ti chiamerà più Abbandonata, né la tua terra sarà più detta Devastata, ma sarai chiamata Mia Gioia e la tua terra Sposata» (Is 62,4). Vediamo pertanto che l’infedeltà, sanata dal perdono, rende compiuto l’amore. E, in modo del tutto particolare, nel perdono brilla l’unità di eros e di agape: l’amore è compiuto in chi unisce al bisogno di essere definitivamente amato il desiderio di amare l’altro definitivamente. L’amore diventa oggettivo, perciò effettivo. Per questo Benedetto XVI può affermare con parole profonde: «L’eros di Dio per l‘uomo… è insieme totalmente agape. Non soltanto perché viene donato del tutto gratuitamente, senza alcun merito precedente, ma anche perché è amore che perdona… Esso è talmente grande da rivolgere Dio contro se stesso, il suo amore contro la sua giustizia. Il cristiano vede, in questo, già profilarsi velatamente il mistero della Croce: Dio ama tanto l&#8217;uomo che, facendosi uomo Egli stesso, lo segue fin nella morte e in questo modo riconcilia giustizia e amore» (Deus caritas est, 10). Questo amore misericordioso che domanda indissolubilità, fedeltà, apertura alla vita, è quello che gli sposi riconoscono indispensabile. Coscienti della loro fragilità, essi lo mendicheranno sempre di nuovo da Colui che è venuto per insegnarci l’Amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Brilla in tal modo il significato pieno dell’odierna festa diocesana, che celebra quest’anno la sua trentesima ricorrenza. Il Patriarca vi ringrazia, carissimi, per la bella testimonianza e ringrazia quanti da anni la accompagnano con solerte e commossa intelligenza.</p>
<p style="text-align: justify;">2. Nel racconto delle nozze di Cana a ben vedere è Gesù, non gli sposi, ad essere al centro. Così deve essere in ogni matrimonio ed in ogni famiglia cristiana. Mettere Cristo al centro &#8211; questo è il senso della bella tradizione di consegnare personalmente la Bibbia agli sposi come fra poco faremo prima di rinnovare le promesse sponsali per compiere poi la professione di fede –, mettere Gesù al centro della vita quotidiana lì dove si svolge – in casa, sul lavoro, nel quartiere, in parrocchia – è sicura garanzia per educarci ad amare. Infatti l’amore che Cristo ci insegna è condivisione concreta del bisogno/desiderio dell’altro, a cominciare da chi ci è prossimo per giungere ad ogni nostro fratello uomo. L’eredità di amore che Cristo ci dona è un talento da trafficare. Lo vediamo bene dal comportamento di Maria a Cana. «Non hanno vino» (Gv 2,3): è premurosa e sollecita fin nel particolare perché ama. Ed insiste. «Qualsiasi cosa vi dica, fatela» (Gv 2,5). La Madre di Gesù, nel primo gesto della Sua vita pubblica, guida i servitori nell’obbedienza a Lui. Si affida a Lui e conduce ad affidarsi a Lui. E qui, ancora una volta sorprendentemente, il Vangelo di oggi introduce di colpo il tema che avete posto al cuore di questa trentesima Festa della famiglia: “La gioia e la fatica di essere educatori”.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Avete così voluto raccogliere la sfida educativa che Benedetto XVI, nella celebre Lettera alla città di Roma sul compito urgente dell’educazione (21 gennaio 2008) ha definito come emergenza. Il Comitato per il Progetto culturale della Conferenza Episcopale Italiana ne ha fatto il contenuto del Rapporto-Proposta, pubblicato lo scorso settembre, che affido in modo particolare alla Commissione diocesana perché ne faccia oggetto, con voi, in tutte le parrocchie ed aggregazioni, di capillare approfondimento.</p>
<p style="text-align: justify;">Due sono i criteri che la lunga esperienza ecclesiale e la grande tradizione cristiana delle nostre terre ci indicano come decisivi per l’educazione. Il primo è il far fare esperienza dei valori. Non basta – e questo oggi è sotto gli occhi di tutti – richiamare i valori, occorre far fare esperienza concreta di essi. Ed in proposito il compito dei genitori, dei nonni, dei fratelli e delle sorelle è insostituibile. Esso si traduce poi nel secondo criterio: “educa non chi dice “fai così” ma chi dice “fai, con me, così”. Carissimi, non è forse questa la forza di quella testimonianza intesa come metodo di conoscenza e di comunicazione su cui stiamo basando il nostro cammino ecclesiale?</p>
<p style="text-align: justify;">In concreto ciò significa che ogni madre è chiamata a testimoniare al figlio un amore gratuito ed incondizionato. Per questo il suo compito è prendersene cura fino in fondo, ma per amarlo non deve legare il figlio a sé, lo deve condurre all’obbedienza al padre. La madre deve saper fare questo dono a entrambi. Ed il padre non può sottrarsi al dovere di esercitare una amorosa autorità. In questo modo la famiglia, al di là di comprensibili fragilità ed errori, attua la sua insostituibile missione di essere Chiesa domestica e cellula vitale di una società dalla vita buona.</p>
<p style="text-align: justify;">Permettetemi a questo punto di sottolineare con forza, all’interno della necessaria alleanza educativa con tutti gli altri attori dell’azione educativa, l’impegno che, con la guida della Commissione, oggi assumete nei confronti della comunità ecclesiale. Mi riferisco al vostro necessario coinvolgimento nel compito della cosiddetta iniziazione cristiana. Per introdurre ed accompagnare all’incontro personale con Gesù Cristo nella comunità cristiana i figli è indispensabile l’impegno diretto dei genitori, dei nonni, dei fratelli e delle sorelle maggiori. Con i sacerdoti, le consacrate, gli altri responsabili, i familiari debbono costruire una vera e propria comunità educante che accompagni ogni fanciullo, ragazzo, adolescente, giovane nel decisivo affronto di tutta la realtà: dalla famiglia, alla parrocchia, alla scuola. «Vagliate ogni cosa e tenete ciò che è buono» (1Ts 5,21): questo è il metodo educativo che dobbiamo proporre ai nostri figli. «…tutto è vostro! Ma voi siete di Cristo e Cristo è di Dio» (1Cor 3, 22). Allora, per fermarmi a talune urgenze odierne prese come esempio: come aiutare i nostri ragazzi a vivere la tragedia di Haiti? come raccogliere nelle nostre terre con amore cristiano, aperto ed equilibrato, i minori migranti? perché l’odierna giornata del dialogo tra cristiani ed ebrei? perché questa settimana preghiamo per l’unità dei cristiani? Voi, le famiglie, partecipando alla rivitalizzazione dei patronati e delle forme associative vedrete il frutto del vostro amore: l’educazione di cristiani maturi e di cittadini consapevoli.</p>
<p style="text-align: justify;">4. A proposito dei diversi carismi, ministeri e attività che Paolo puntigliosamente dettaglia – come ci ha ricordato la Seconda Lettura &#8211; e che arricchiscono la Chiesa, l’Apostolo ricorda soprattutto: «A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune» (1Cor 12,7). I doni, i compiti, le iniziative sono svariati e personali ma sono in funzione del bene comune e non devono perciò essere motivo di divisione o di gelosia, ma di concorde e generosa collaborazione all’edificazione dell’unico Corpo della Chiesa. Ogni diversità non è nemica dell’unità, ma sua preziosa risorsa. Di questa unità, espressione della potente e sovrabbondante opera dello Spirito di Gesù risorto tra noi, ha più che mai bisogno l’educazione.</p>
<p style="text-align: justify;">La Vergine Nicopeia, propiziatrice di vittoria, accompagni le famiglie del Patriarcato ad affrontare con coraggio l’inevitabile ed affascinante rischio educativo. Amen</p>
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		<title>Sposi e figli a San Marco con il Patriarca: compie 30 anni la Festa della Famiglia</title>
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		<pubDate>Sat, 16 Jan 2010 06:08:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Domenica prossima si rinnova l’incontro speciale, e sempre molto partecipato, che raduna ogni anno a San Marco parecchie centinaia di famiglie della diocesi di Venezia attorno al vescovo, nel contesto di una celebrazione eucaristica e di una grande convocazione in cattedrale rivolta a tutti coloro che stanno celebrando &#8211; con la vita &#8211; il sacramento [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Domenica prossima si rinnova l’incontro speciale, e sempre molto partecipato, che raduna ogni anno a San Marco parecchie centinaia di famiglie della diocesi di Venezia attorno al vescovo, nel contesto di una celebrazione eucaristica e di una grande convocazione in cattedrale rivolta a tutti coloro che stanno celebrando &#8211; con la vita &#8211; il sacramento cristiano del matrimonio.</p>
<p style="text-align: justify;">E’ la <strong>Festa diocesana della Famigli</strong>a, giunta alla <strong>30^ edizion</strong>e, che si svolgerà nella basilica veneziana <strong>domenica 17 gennaio, alle ore 15.30</strong>, per la messa presieduta dal <strong>Patriarca card. Angelo Scola</strong>. Il particolare tema della Festa di quest’anno sarà <strong>“Educatori sulla via dell’Amore”.<span id="more-2528"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Oggi si parla molto di educazione &#8211; osservano mons. Silvio Zardon e i membri della Commissione diocesana per la pastorale degli sposi e della famiglia &#8211; ma siamo condizionati da tanti aspetti negativi che ci lasciano disorientati e confusi. Possiamo domandarci: da dove incominciare? Se percepiamo che la responsabilità educativa ci riguarda, incominciamo da lì senza aspettare che altri lo facciano”. E’ quindi importante che le famiglie, e specialmente i giovani sposi, riscoprano e vivano con intensità questa dimensione: “Gli sposi-genitori sono i primi ad essere chiamati a questo impegno non solo nei confronti dei propri figli ma anche all’esterno della famiglia: sul lavoro, a scuola, nello sport, nella comunità ecclesiale ecc. E’ un  cammino che richiede impegno di vita e collaborazione con tutta la rete educativa. L’educazione, poi, chiama in campo anche i nonni che spesso affiancano i genitori nella cura dei figli dedicando loro tempo e pazienza nel delicato cammino della crescita umano-spirituale”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel corso della messa gli sposi saranno chiamati a rinnovare le promesse del loro matrimonio e ad una cinquantina di famiglie sarà poi consegnata la Bibbia, ripetendo così un gesto che si ripete ormai da molti anni. E come sempre, inoltre, sarà anche valorizzata la presenza dei moltissimi bambini che, solitamente, affollano e animano la basilica marciana assieme ai loro genitori e nonni.</p>
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		<title>&#8216;La Testimonianza è il terreno su cui fiorisce ogni altro tipo di conoscenza&#8217;. Il compito di ogni Cristiano nelle parole del Patriarca alla stampa</title>
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		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 07:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Mercoledì 23 dicembre si è svolto nel Palazzo patriarcale in San Marco il consueto incontro tra il cardinale Scola e  i giornalisti per lo scambio degli auguri natalizi: anche quest&#8217;anno si è rivelato un momento di dialogo aperto e di confronto sulle tematiche più rilevanti per la vita di fede e sulle problematiche più urgenti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Mercoledì 23 dicembre si è svolto nel Palazzo patriarcale in San Marco il consueto incontro tra il cardinale Scola e  i giornalisti per lo scambio degli auguri natalizi: anche quest&#8217;anno si è rivelato un momento di dialogo aperto e di confronto sulle tematiche più rilevanti per la vita di fede e sulle problematiche più urgenti della società civile.</p>
<p style="text-align: justify;">Tra i temi sollevati dai cronisti  molti argomenti di stretta attualità, ma anche richieste di approfondimento di tematiche  spesso affrontate dal Patriarca nei suoi interventi pubblici, come ad esempio il ruolo e l&#8217;importanza della testimonianza: qual&#8217;è il compito dei credenti, e come va intesa la testimonianza nella vita di fede?</p>
<p style="text-align: justify;">In questo video la riflessione del card. Scola</p>
<p><span class="youtube">
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		<title>&#8216;Il Natale diventi occasione per un reale incremento della solidarietà verso chi soffre&#8217;. Gli auguri del Patriarca sullo sfondo della crisi economica</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Dec 2009 09:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Com&#8217;è consuetudine in occasione delle festività natalizie, il card. Scola ha incontrato, mercoledì 23 dicembre, i giornalisti che  durante l&#8217;anno seguono la sua attività. L&#8217;emergenza della crisi economica,  con i suoi drammatici risvolti per tante famiglie anche del Patriarcato di Venezia,  il bisogno di ritrovare una vera solidarietà, e il processo di meticciato di civiltà [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Com&#8217;è consuetudine in occasione delle festività natalizie, il card. Scola ha incontrato, mercoledì 23 dicembre, i giornalisti che  durante l&#8217;anno seguono la sua attività. L&#8217;emergenza della crisi economica,  con i suoi drammatici risvolti per tante famiglie anche del Patriarcato di Venezia,  il bisogno di ritrovare una vera solidarietà, e il processo di meticciato di civiltà che si sta verificando nel Nordest e in tutt&#8217;Italia, sono stati tra i temi di maggiore attualità che i cronisti hanno posto al Patriarca come spunto di riflessione.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile il video con le risposte del Patriarca in merito.</p>
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