Com’è consuetudine in occasione delle festività natalizie, il card. Scola ha incontrato, mercoledì 23 dicembre, i giornalisti che durante l’anno seguono la sua attività. L’emergenza della crisi economica, con i suoi drammatici risvolti per tante famiglie anche del Patriarcato di Venezia, il bisogno di ritrovare una vera solidarietà, e il processo di meticciato di civiltà che si sta verificando nel Nordest e in tutt’Italia, sono stati tra i temi di maggiore attualità che i cronisti hanno posto al Patriarca come spunto di riflessione.
Qui è disponibile il video con le risposte del Patriarca in merito.
E’ qui disponibile un augurio natalizio che anche quest’anno il card. Scola ha riservato alla stampa locale.
Quando la sera torniamo a casa stanchi e appesantiti dalle preoccupazioni della giornata, spesso ci corrono incontro a braccia aperte i nostri bimbi. Così fa Dio. Per rendersi familiare ad ogni uomo, è divenuto bambino. I Padri della Chiesa arrivavano a dire: “Dio si è abbreviato”, taluni usavano addirittura un verbo in cui l’“abbreviarsi” è legato all’“impoverirsi”. Dio, l’Onnipotente, si è impoverito, si è abbassato, per imparare la nostra lingua di creature.
E forse oggi, più che mai, il mondo avverte la pungente nostalgia di Dio. «Stanco e disfatto è il mondo – scrive Chesterton – ma del mondo il desiderio è questo». L’annuncio del Natale incontra il gemito di questo desiderio.
Sempre nella storia dell’Occidente i momenti di passaggio, e quindi di maggior travaglio, hanno fatto emergere le questioni decisive. Osserva Sant’Ireneo: «Il Verbo di Dio pose la sua abitazione tra gli uomini per abituare l’uomo a comprendere Dio». È la ragione per cui – insiste Ireneo – «Dio manifesta se stesso negli uomini». Non c’è alcun antagonismo tra Dio e l’uomo se questi resta nell’amore di Lui. In questo rapporto col Dio che si è reso familiare ognuno di noi e tutta l’umanità può solo progredire.
1. «Il popolo che camminava nelle tenebre…; coloro che abitavano in terra tenebrosa…» (Is 9,1). Queste parole del profeta Isaia ci riguardano. Procedere (addirittura abitare) nel buio è faticoso e stanca. Stanco e disfatto è il mondo scrive con acuto realismo Chesterton. Per questo siamo venuti qui in questa Notte Santa: più o meno consapevolmente, qui cerchiamo la luce perché, aggiunge Chesterton, «del mondo il desiderio è questo».
La luce è questo «bambino nato per noi» (Is 9,5). Nella stalla di Betlemme, come ora qui, come in ogni chiesa del mondo, migliaia di anni dopo la creazione, si alza il primo mattino del mondo. Con la nascita di Gesù rinasce per ogni uomo la virtù bambina della speranza. Natale è la sorgente inesauribile della ripresa (e Dio sa quanto questa parola sia oggi preziosa per ciascuno di noi).
Nel pomeriggio del 1 novembre, solennità di Ognissanti, il Patriarca – come da tradizione – ha presieduto la messa nel cimitero di Mestre, alla presenza delle autorità civili e religiose e di una folla di fedeli.
Qui è disponibile il testo dell’omelia.
1. «… Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua [nessuna diversità sarà più d’ostacolo]. Tutti stavano in piedi [è la posizione dei risorti] davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide [il bianco indica la partecipazione alla vita divina e la veste esprime l’identità della persona], e portavano palme nelle mani [segno della vittoria sulla morte]» (Ap 7,9). La Chiesa, nostra madre, ci invita a vivere ora, in questo cimitero, la vigilia della celebrazione dei defunti con il dono straordinario della Festa solenne di tutti i Santi. Questo giorno è dedicato alla sconfinata schiera di uomini e donne che sono in Paradiso. La memoria dei nostri cari, alla luce della gloria dei Santi, ci autorizza a sperare per tutti, per la riuscita (la santità) di tutti e di ciascuno. In questo giorno si manifesta in modo eminente la comunione di tutte le membra del Corpo di Cristo, la comunione fra noi e con i nostri cari passati all’altra riva.
Questo è il testo dell’omelia pronunciata dal card. Angelo Scola nella basilica di Torcello nel giorno della Festa dell’Assunzione di Maria in occasione della chiusura delle celebrazioni del Millenario della stessa basilica.
Ap 11,19;12,1-6.10; Sal 44; 1Cor 15, 20-26; Lc 1, 39-56
1. In Lei Dio ha «fatto risplendere un segno di consolazione e di sicura speranza» (Prefazio). Da questa millenaria Basilica di Torcello l’efficace affermazione del Prefazio della Solennità della Beata Vergine Maria Assunta in cielo diventi per tutti un cordiale augurio. Saluto in particolare la comunità di Torcello e quelle delle vicine Isole, le Autorità civili, militari, del Comune, della Provincia e della Regione. Saluto inoltre quanti sono collegati per radio e televisione.
La nuova proposta di lettura rivolta ai giovani è il libro del cardinale Van Thuan, “Testimoni della speranza, Esercizi spirituali alla presenza di Giovanni Paolo II” (Ed. Città Nuova, Roma 2006).
Nguyen Van Thuan, nato in Vietnam nel 1928, si sentì chiamato fin da bambino alla vita religiosa e l’11 giugno 1953 fu ordinato sacerdote. Dopo la laurea in Diritto Canonico conseguita a Roma torna in Vietnam come professore e poi rettore del seminario, vicario generale e Vescovo di Nha Trang a partire dal 1967. Il 24 aprile 1975 viene promosso da Papa Paolo VI Arcivescovo Coadiutore di Saigon (oggi Ho Chi Min), ma pochi mesi dopo la sua nomina viene imprigionato. Era il 15 agosto 1975. Sarà scarcerato solo nel 1988, dopo tredici anni di carcere duro e isolamento.
La sofferenza, il dolore dell’uomo e l’opera del Redentore: in merito ai temi affrontati dal Patriarca Scola nel discorso del Redentore, riportiamo qui il pensiero di Eugenia Roccella, Sottesegretario di Stato al Lavoro, alla Salute e alle Politiche sociali, pubblicato da Il Gazzettino del 27/07/2009.
“L’esperienza del dolore è sempre stata la più misteriosa e contraddittoria della condizione umana, il muro contro cui si sono infrante tutte le spiegazioni razionali, e tutti i tentativi di affermare l’orgogliosa autosufficienza dell’individuo. Non c’è un’etica laica in grado di dare senso al dolore, non c’è che il grido disperato contro il Dio che è morto, o la rassegnazione all’assoluta casualità dell’essere qui, confortata al massimo da una consapevolezza dignitosa e sommessamente eroica. Oggi anche questa consapevolezza leopardiana tende ad affievolirsi, e prevale la volontà di scansare il problema: sempre giovani, in buona salute, attivi e disposti al consumo, speranzosi nelle infinte possibilità della tecnoscienza, allontaniamo il pensiero della morte e affidiamo il dolore, anche quello interiore, ai farmaci. Solo la Croce è rimasta a ricordare a tutti che l’uomo è impastato di sofferenza, solo il simbolo del divino è rimasto a testimoniare i limiti dell’umano.
Continuano le reazione del mondo intellettuale e scientifico attorno al Discorso del redentore pronunciato dal card. Scola. Proponiamo un articolo scritto da Gian Luigi Gigli, professore di Neurologia nell’Università di Udine, e pubblicato da Il Gazzettino il 25/07/2009.
“Il Discorso del Redentore, pronunciato dal Patriarca di Venezia domenica scorsa, nell’annuale ricorrenza della liberazione della città lagunare dalla peste del 1576, muove da alcuni eventi che nel 2009 hanno lacerato la “spessa coltre di distrazione e di evasione con cui sovente attutiamo l’urto della realtà”. Non si è trattato solo della crisi economica, delle guerre lontane o dei fenomeni migratori, ma di eventi entrati prepotentemente nelle case degli italiani. Tragedie come il terremoto in Abruzzo e la strage di Viareggio o vicende laceranti, come quella di Eluana Englaro, “ci hanno costretto a guardare in faccia la realtà del dolore e della sofferenza”.
Il dolore dell’uomo e l’opera del Redentore: riportiamo qui il commento al Discorso del card. Scola di don Corrado Cannizzaro, insegnante di teologia e Bioetica allo Studium Generale Marcianum.
“I frequenti richiami a numerosi autori e il saldo aggancio alla concretezza dei grandi temi bioeticiattuali (fine vita, cure palliative…) che troviamo nel Discorso del Redentore 2009 del card. Scola, lasciano intravedere alcuni pilastri che ne costituiscono l’ossatura portante. Quali sono? Ne abbiamo ravvisato almeno due, più una fondamentale indicazione di metodo.
Il primo pilastro è costituito dall’attenzione alla persona sofferente considerata in tutta la sua complessità. «Salute e malattia riguardano sempre tutto l’io» afferma il card. Scola, e più oltre chiarisce che «benessere e dolore non sono separabili… da una domanda di senso». Così, a partire dalla lancinante richiesta di significato, emerge in tutta la sua prepotenza la questione antropologica.
La sofferenza, il dolore dell’uomo e l’opera del Redentore: in merito ai temi affrontati dal Patriarca Scola nel discorso del Redentore, riportiamo qui il pensiero di Giovanni Salmeri, filosofo ed insegnante di Storia del pensiero teologico all’Università di Roma Tor Vergata.
(testo non rivisto dall’autore)
“Il card. Scola afferma che sempre più sta prendendo piede un atteggiamento molto pragmatico che vuole aggredire frontalmente il dolore e la sofferenza nel tentativo di eliminarli e nasce dal potere scientifico e tecnologico che soprattutto nel campo medicina sembra rendere l’Uomo padrone della salute, ma salute e malattia riguardano sempre tutto l’Io e l’attuale ossessione salutista non risponde poi alle domande profonde dell’uomo.
Il dolore dell’uomo e l’opera del Redentore: riportiamo qui il commento di Mons. Angelo Bazzari, presidente della Fondazione don Gnocchi, al discorso del Redentore del Patriarca.
La Fondazione don Gnocchi è nata dall’ opera di Don Carlo Gnocchi nell’Ottobre 1945 occupandosi dell’accoglienza ai bambini mutilati, oggi affronta quotidianamente situazioni di dolore e di sofferenza, con l’aiuto di 4700 operatori suddivisi in 28 centri sparsi in 9 regiorni italiane, ora si occupa di persone disagiate, portatori di handicap, malati terminali..
(testo non rivisto dall’autore)
“Noi siamo gli eredi e continuatori di don Gnocchi che ha studiato all’Università del dolore quando ha visto infrangersi i sogni dei giovani e ha visto incenerisi, bruciarsi i loro progetti nelle steppe russe, nell’inferno bianco, e una volta tornato a casa ha dato una risposta positiva e di speranza a questo dolore, inventato il laboratorio della carità; perchè come scrive «il dolore è un figlio dell’abbandono e della solitudine»; da qui la necessità di costruire il futuro dell’Uomo rispondendo con la speranza, e ha iniziato con i bambini, i mutilatini: da qui è partita tutta la sua opera coinvolgendo civili e religiosi ai più vari livelli..
E’ qui disponibile l’intervista di Aldo Cazzullo al cardinale Scola in occasione della festa di Cristo Redentore, pubblicata dal Corriere della Sera domenica 19 luglio.
Fa sempre una certa impressione entrare nell’arcivescovado di Venezia, percorrere il corridoio con i ritratti dei patriarchi – Sarto, poi Pio X, Roncalli, divenuto Giovanni XIII, Luciani: Giovanni Paolo I -, ed entrare nello studio dove il patriarca Angelo Scola sta rileggendo il discorso che terrà oggi alla festa del Redentore. Di cosa si occuperà quest’anno?
“Di un tema di attualità antropologica. Perché l’attualità non sono soltanto le cose accadute oggi, o le cose di cui parlano i politici. E sono partito da un’esperienza personale”. Quale esperienza?
“Ogni settimana visito una parrocchia diversa: i sacerdoti mi accompagnano nelle case di taluni ammalati, soprattutto i più gravi. Quest’anno ho sperimentato, in termini che non avevo mai provato, come la gente porta il dolore fisico, la malattia, anche terminale, e di come la portano i loro parenti. Ecco uno dei fondamentali della nostra vita, di cui si parla troppo poco.
Qui il testo integrale del Discorso del Redentore 2009 del Patriarca di Venezia.
1. Segnati dal dolore
Far memoria, dopo più di quattro secoli, dei benefici ricevuti dai nostri padri, liberati dalla peste che aveva colpito la nostra città verso la fine dell’estate del 1576, è più che mai ragionevole. Ha lo spessore del bisogno di liberazione particolarmente sentito, quest’anno, dal nostro popolo.
E’ disponibile il video del saluto alla cittadinanza che il cardinale Scola ha rivolto in occasione dell’apertura del ponte votivo assieme al Sindaco Cacciari, gesto che apre la festa di Cristo Redentore.
Domenica 19 sarà pubblicato il discorso del Patriarca.
La lettera ai ragazzi della Cresima dell’Arcivescovo Angelo Scola, dal titolo La scelta decisiva (ed. Centro Ambrosiano) è disponibile presso la Libreria dell'Arcivescovado e le altre librerie cattoliche