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LIBRI PER L’ESTATE/ “L’urlo e il furore”


Un romanzo dello scrittore statunitense William Faulkner

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“Perché non si deve uccidere?”. La visione di Dio e la ragione


Viene qui proposto un intervento pubblicato dal “Corriere della Sera” il 9 maggio 2011

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“Riscopriamo il valore pratico del vivere insieme”. Il settimanale Vita intervista il Patriarca su “Buone ragioni per la vita in comune”


BUONE RAGIONI PER LA VITA IN COMUNE – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca pubblicata da  “Vita”, venerdì 11 novembre, sull’ ultimo libro del cardinale, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50):

Comunque la pensiate, le parole e i ragionamenti del Patriarca di Venezia, Angelo Scola, hanno la virtù di essere sempre interessanti perché capaci di aprire discussioni e perché riescono sempre a toccare e nominare i temi veri, quelli della nostra vita reale. Studioso da sempre, saggista (centinaia le sue pubblicazioni), docente orientato all’antropologia teologica – che ha insegnato alla Pontificia Università Lateranense di cui è stato anche rettore -, ha un motto episcopale che recita: «Sufficit gratia tua» (2Cor 12, 9), “basta la tua grazia”. Il cardinale sa che questo è un motto che non esonera dal fare, ma piuttosto libera dall’esito. Infatti, la sua è vita pienissima. I suoi discorsi in occasione della festa del Redentore a Venezia, hanno sempre segnato i nodi delle sue riflessioni capaci di non negarsi mai all’attualità: il meticciato, la laicità, lo spazio pubblico e le religioni, la libertà di educazione, il rapporto tra fede e ragione nell’era della neuro-etica, il bell’amore e la sessualità. Ora, con un libro uscito da Mondadori, (Buone ragioni per la vita in comune), tocca un nervo scoperto del nostro tempo: quali ragioni per vivere insieme e quale sorgente per una moralità condivisa?

Uno dei nodi del suo libro è tremendamente attuale, quale può essere oggi la sorgente della moralità comune. Lei dice che occorrerebbe una rivoluzione copernicana,«non più alla base dell’universale politico una procedura formale fondata sull’universalità astratta dei diritti umani, ma il valore stesso dell’essere in società». Ma davvero le pare una rivoluzione possibile?

Direi che più che possibile è necessaria, addirittura inevitabile. Quello che lungo tutta la modernità è stato garantito dall’ideologia come punto di coagulo, può essere solo garantito dalla percezione che il dato sociale, il “dobbiamo” vivere insieme, è anche un bene sociale. lo penso che bisogna invitare tutti i soggetti che abitano questa società civile plurale a raccontarsi, a narrare la propria concreta esperienza dell’umano e, attraverso questo appassionato racconto e questo lasciarsi raccontare dagli altri, tendere a quello che Ricoeur chiamava “il riconoscimento” reciproco. Solo così, mi pare, possiamo trasformare questo vivere insieme da costrizione o da paura in valore positivo. In questo senso la rivoluzione è copernicana: il passaggio da un dato di fatto (che alternativa abbiamo? Farci la guerra?) a un valore riconosciuto. E può proprio essere questo l’universale politico nuovo del terzo millennio: il bene dell’essere insieme nella pluralità. Questo va contro l’individualismo neutro oggi dominante. Neutro nel senso che è un individualismo in cui ciascuno sceglie senza più alcun riferimento al bene e al male. In una società senza riferimenti, l’individualismo è fenomeno molto conflittuale. Allora chi teologizza questo individualismo assoluto postulando un neutralismo assoluto sbaglia. In una situazione così la cosa fondamentale è che io proponga tutta la mia esperienza dell’umano. Per esempio, come voi fate col vostro settimanale, ognuno dia le sue ragioni: chi reputa un grande valore il volontariato o chi la famiglia, o chi ancora la cooperazione, si racconti e si faccia raccontare. Si proponga quello in cui si crede, non lo si taccia per paura di offendere qualcuno. Poi asseconderemo le procedure che una democrazia pattuita ha stabilito, per vedere quale è l’opinione prevalente che lo Stato dovrà registrare senza sacrificare i diritti fondamentali, ma solo quelli, non qualunque diritto e non i capricci scambiati per diritti.

Lei scrive che in un’epoca in cui nascita e morte sono messe esse stesse in questione occorre, anche alla Chiesa, riconsiderare da dove possa sgorgare l’idea, l’esperienza, di una moralità comune. E scrive, ..Credo si debba partire dall’esperienza elementare del bene, esperienza che ogni uomo fa». In che modo?

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Il Sole 24 Ore, un commento al nuovo libro del Patriarca


IL SOLE 24 ORE – Si segnala l’articolo di Gianfranco Fabi, pubblicato da “Il Sole 24 Ore”  il 30 settembre, sull’ultimo libro del Patriarca, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50):

«Una rivoluzione copernicana»: così Sergio Marchionne ha definito sia le sue proposte sul futuro dell’industria dell’auto, sia l’atteggiamento richiesto ai collaboratori per ottenere i massimi risultati dal cambiamento. E c’è un filo logico molto chiaro e altrettanto coraggioso nelle scelte di strategia economica illustrate dall’amministratore delegato della Fiat e nel confronto aperto sul futuro dell’economia e della società italiana.

Una rivoluzione che ha alla sua base una nuova alleanza, con il superamento del consolidato metodo del conflitto, e che apre la strada a una sempre maggiore responsabilità delle persone all’interno della dimensione produttiva. È di fronte a questa responsabilità che si articola spesso il senso di smarrimento quando si mettono in discussione le consolidate garanzie e le certezze del passato.

Ma non bisogna dimenticare che la crisi economica e finanziaria degli ultimi mesi è stata solo un capitolo di una lunga serie di cambiamenti epocali che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni. Dal crollo delle ideologie all’esplodere della globalizzazione, dall’innalzamento dell’età media nei paesi occidentali ai grandi flussi di migrazione, dalla crisi ambientale alle tensioni sociali per la disoccupazione: tutti elementi che dimostrano come il mondo sia profondamente cambiato e come sia quindi anche necessario guardare avanti superando gli schemi di giudizio tradizionali.

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Cacciari, un commento sul nuovo libro del Patriarca


CACCIARI SU SCOLA – Viene pubblicata qui di seguito un’intervista a Massimo Cacciari, filosofo, sul nuovo libro del card. Angelo Scola, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia” (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50) e pubblicata su Gente Veneta il 18 settembre:

L’anima e lo spirito? Sono compagni di viaggio molto graditi dalla società d’oggi che, se vuole funzionare, ha bisogno di essi.

Lo stare insieme, oggi, ha un forte bisogno di spiritualità, ma il rischio è che politica, scienza ed economia cerchino la compagnia della religione non perché credano in un Dio davvero fondante la realtà. Dio e la religione sono invocati per rendere più efficaci i processi messi in moto dalle stesse politica, scienza ed economia. Nella società globale, insomma, il pericolo è che la spiritualità sia solo un utile strumento. Anche per poter stare assieme. Lo rileva Massimo Cacciari, commentando il nuovo libro del Patriarca Scola.

Prof. Cacciari, una preoccupazione sostanziale che il card. Scola manifesta in questo volume è che nella società plurale, dove l’io dei singoli e dei gruppi è sempre più enfatizzato, si perda di vista il valore basilare dell’essere in relazione, dello stare insieme, della polis. D’accordo?

Questo è un processo secolare. I classici della sociologia parlavano della trasformazione dalla Gemeinschaft alla Gesellschaft, dalla comunità alla società. E’ lo spirito delle nostre grandi metropoli, in cui l’elemento comunitario è sopraffatto da un essere insieme del tutto individualistico. Da qui il tema della solitudine delle masse. E’ una nota questione di cui si può dire che nelle società attuali sta giungendo al suo compimento. E quindi, nel suo compiersi, può dar vita ad aperture imprevedibili, a opportunità positive o a catastrofi.

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Scola, “Buone ragioni” per avere fiducia. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Gazzettino


GAZZETTINO – Viene proposto qui di seguito un articolo pubblicato sul “Gazzettino” venerdì 10 settembre in occasione dell’uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al post precedente).

Basta leggere un giornale. La crisi economica spaventa soprattutto il ceto medio, due famiglie su tre non ce la fanno ad affrontare una spesa imprevista di mille euro. Nel mondo, metà della popolazione non supera la linea dei 2 dollari al giorno procapite.

La politica è fortemente instabile in un Paese che ha bisogno di stabilità. La morale si è smarrita dietro inchieste giudiziarie per corruzione e l’arroganza di certo potere convinto dell’impunità. Al dialogo si è sostituita la rissa, le voci del dissenso sono accolte con lanci di insulti e di fumogeni. Le tensioni sociali lacerano, gli immigrati più che come risorsa sono visti come pericolo: c’è chi vuole inasprire il respingimento, chi – come in Francia – accompagna i rom alla frontiera con 30 euro in tasca. Quasi si potesse comprare tutto, anche la speranza e la libertà.

L’integralismo rialza la testa e fa leva sulla paura: a Milano un ministro nega lo spazio per una moschea; negli Usa un pastore battista vuole bruciare il Corano l’11 settembre per affermare una religione, una sola.

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LIBRI PER L’ESTATE/ “Confessioni”


LIBRI PER L’ESTATE – La proposta di lettura di questa settimana, che si rivolge soprattutto ad un pubblico giovane, è il testo di Agostino, Confessioni, (Città Nuova, Roma 2000, Paoline, Milano 2002).

Le “Confessioni” di Agostino iniziano un’epoca nuova del pensiero filosofico. Non c’è, per imparare la sapienza, altro curriculum che l’ordine dei giorni, altra “via” che un percorso esistenziale. Quello dell’esistenza ansante e inappagata, che non si è sottratta alle comuni speranze e disperazioni, che ha corso in lungo e in largo la terra e ha voluto sperimentare ogni cosa umana, senza tenerne a distanza alcuna, assaporandole tutte o lasciandosene urtare, ferire, dominare, invece di limitarsi a esercitare il sereno potere della vista, che le domina da lontano. La metafisica non si svela veramente che nello specchio – e nell’enigma – di un destino personale.

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UNA NUOVA LAICITA’/ “La domanda di senso oggi”


UNA NUOVA LAICITA’ – Viene proposto anche questa settimana, sull’acceso dibattito sulla laicità dello stato, uno stralcio del capitolo VII del libro del card. Angelo Scola, “Una nuova laicità. Temi per una società plurale” (Marsilio, 2007):

“La domanda di senso oggi”

Non sono pochi gli stimoli pieni di fascino che il pensiero contemporaneo non cessa di offrire con i suoi variegati tentativi, più o meno consapevoli, di prendere sul serio sia la radicalità della domanda leopardiana – «ed io che sono?» – sia l’urto della provocazione rivolta dal Creatore ad Adamo: «Adamo, dove sei?». Infatti, attraverso le mille circostanze della storia e una qualche rete di rapporti di autentico amore, il Padre benefico continua a suscitare nell’uomo l’instancabile desiderio di scoprire chi è e dove è. E anche quando questo desiderio si perde lungo sentieri interrotti senza incontrare il volto luminoso perché liberante dell’Origine-Meta (Verità), resta in ogni caso indizio di una sete che non si spegne e che in ultima analisi lascia sperare.

Anche a noi, uomini impagliati, accade di veder spuntare miracolosamente, sul terreno della solidale umana compassione, le domande ultime del senso religioso, fragile filo d’erba che riesce a bucare la montagna dei detriti sotto cui l’abbiamo sepolto: «Per me esiste la pressione assoluta mente innegabile di una Presenza aliena alla spiegazione» (G. Steiner, Errata, Milano, Garzanti, 1998, p. 200). Attraverso gli affetti e il lavoro, l’Autore della storia non si stanca di richiamare l’uomo a quell’esperienza elementare che costituisce la via sicura lungo la quale correre verso la meta senza la meccanica pretesa di fabbricarla e di dominarla.

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“Scola, la «terza via» della Chiesa”. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Corriere della sera


CORRIERE DELLA SERA – Viene proposto qui di seguito l’articolo di Aldo Cazzullo pubblicato il 25 agosto dal Corriere della sera in occasione dell’uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al post precedente).

Né religione civile né nuda Croce: annuncio integrale di Cristo.

Il cardinale Angelo Scola è andato costruendo in questi anni un proprio sistema di pensiero, dalle fondamenta ben piantate nei papati di Wojtyla e di Ratzinger, ma con forti elementi di autonomia. E il suo nuovo saggio, che Mondadori ha mandato ieri in libreria, arricchisce le riflessioni del patriarca di Venezia e le apre sulle prospettive del nuovo millennio. Il libro di Scola – Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50) – nasce dal desiderio di documentare come l’ unità di un popolo (e di una nazione) possa essere fattore di progresso rispetto a tutte le articolazioni che lo compongono, se si ritrovano ragioni buone per la vita comune, da cui scaturiscono pratiche virtuose comuni. Di queste buone ragioni e pratiche virtuose, che nascono da un confronto a 360 gradi con tutta la complessità della realtà, la società contemporanea – plurale e spesso conflittuale – non nasconde un grande bisogno. Dal saggio emerge un’ idea-guida: oggi siamo all’ inizio di un tempo nuovo.

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“Buone ragioni per la vita in comune”. Il nuovo libro del Patriarca


BUONE RAGIONI PER LA VITA COMUNE – E’ disponibile in libreria il nuovo libro del card. Angelo Scola, “Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia” (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50).

In un contesto potenzialmente conflittuale come quello presente, è necessaria, da parte di tutti i soggetti della società civile, la disponibilità a un reciproco e comune riconoscimento, teso ad affermare l’importante valore sociale dell’“essere insieme”. Attraverso i temi della religione in rapporto con la società, e in special modo con la politica e l’economia, il saggio si propone di rintracciare il filo che conduce a una condizione di stabile e autentica “amicizia civile”.

Quasi un decennio è passato dall’11 settembre 2001. Più di vent’anni ormai ci separano dalla caduta del muro di Berlino, mentre dal 2008 siamo investiti da una crisi economico-finanziaria di proporzioni planetarie e dagli esiti molto incerti. Ognuno di questi eventi ha avuto la forza di un nuovo inizio, gettandoci in situazioni in cui ancora stentiamo a orientarci. Con la fine della modernità, si è andata configurando una società sempre più globalizzata, un «meticciato di civiltà e culture», che fatica a riconoscere punti di riferimento assoluti, ideologici e religiosi. Se nel XX secolo si è assistito, secondo le parole di Giovanni Paolo II, a una «contesa sull’humanum», dove l’oggetto del contendere era ancora identificabile, ora è decisivo interrogarsi su chi sia l’uomo stesso.

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SACERDOZIO/ “Il cielo sopra la laguna”: il Patriarca presenta il libro del card. Cé


SACERDOZIO – E’ stato presentato lo scorso maggio a Venezia il libro “Il cielo sopra la laguna” firmato dal Patriarca emerito card. Marco Cé. Si tratta della raccolta di omelie e testimonianze svolte dal card. Cè sui preti della diocesi di Venezia in occasione dei funerali celebrati lungo il tempo del suo ministero come Patriarca (1979-2002) ed anche negli anni successivi. La pubblicazione, edita da Marcianum Press, riunisce quindi una serie di meditazioni che delineano così un profilo del sacerdozio ministeriale e, anche in occasione dell’Anno sacerdotale, rappresentano un significativo contributo alla riflessione sul tema. Attraverso le “storie dei preti” qui raccontate il card. Cè riesce a tratteggiare efficacemente alcuni tratti del contesto storico della Chiesa veneziana, dagli inizi del secondo dopoguerra ad oggi. 

L’incontro introdotto da mons. Orlando Barbaro, vicario episcopale per la santificazione e il culto, ha visto gli interventi del Patriarca card. Angelo Scola e di don Fabio Tonizzi, direttore dell’ISSR San Lorenzo Giustiniani (Marcianum), che ha curato la realizzazione del volume stesso.

Qui di seguito viene pubblicato un passaggio dell’intervento del Patriarca:

 

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LIBRI PER L’ESTATE/ “Perdita e guadagno”


LIBRI PER L’ESTATE – Il nuovo consiglio di lettura rivolto ad una platea adulta è di J. H. Newman, Perdita e guadagno, Jaca Book, Milano 1996.

Un grande pensatore, un grande polemista, un grande teologo, un grande pastore della Chiesa prima anglicana, poi cattolica; uno dei massimi personaggi del secolo XIX, poeta, con questo libro si mostra anche narratore di qualità, degno di figurare accanto ai grandi romanzieri mediovittoriani. Perdita e guadagno – il primo romanzo cattolico della letteratura inglese – venne pubblicato nel 1848, l’anno in cui l’Europa era sconvolta dai moti rivoluzionari. Il romanzo scosse l’establishment del momento, presentando insieme con il caso esemplare di Charles Reding – il protagonista del romanzo – tutta una serie di problemi che si sono rivelati fra i più cruciali e brucianti non solo dell’Inghilterra vittoriana, ma della modernità.

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UNA NUOVA LAICITA’/ “Il travaglio della cultura contemporanea. Dualismo pubblico-privato”


UNA NUOVA LAICITA’ – Viene proposto anche questa settimana, sull’acceso dibattito sulla laicità dello stato, uno stralcio del capitolo VI del libro del card. Angelo Scola, “Una nuova laicità. Temi per una società plurale” (Marsilio, 2007):

“Dualismo pubblico-privato”

Dal punto di vista dell’azione sociale un primo elemento s’impone con una notevole forza persuasiva. Mi riferisco all’eclisse di quella concezione adeguata, perché vera, dell’azione umana – e quindi della filosofia morale, politica, del diritto – per cui ogni azione di ogni uomo deve essere armonicamente tesa a perseguire la vita buona di tutto l’uomo e di tutto il popolo, senza dualismi e false separazioni tra dimensione personale e dimensione sociale dell’azione stessa.

Oggi, invece, ci troviamo davanti a un’immagine dell’azione che divide il «privato» dal pubblico, che contrappone l’etica pubblica all’etica cosiddetta privata, fedele riflesso della divisione esistente fra libertà personale e libertà civile e giuridica. Un’etica pubblica sempre più formale e basata solo sulle norme, dalla quale viene bandita, come osserva giustamente MacIntyre, la dimensione della virtù, abbandonata al «privato», al puro arbitrio di un individuo pensato come separato dalla società.

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LIBRI PER L’ESTATE/ “L’ultimo dialogo. La mia vita incontro all’Islam”


LIBRI PER L’ESTATE – Il consiglio di lettura per questa settimana, rivolto ad una platea adulta, è “L’ultimo dialogo. La mia vita incontro all’Islam” di G. Anawati (Marcianum Press, Venezia 2010).

Il volume presenta la prima traduzione in lingua occidentale di un’intervista che Padre Georges Anawati , tra i maggiori esperti di filosofia e storia della scienza islamica del secolo scorso, concesse a due professori egiziani poco prima di morire.

In uno stile colloquiale e scorrevole l’autore ripercorre le tappe del suo cammino umano e spirituale, dalla decisione di entrare nell’ordine domenicano, all’impegno scientifico e per il dialogo interreligioso. Sollecitato dalle domande dei suoi intervistatori, Anawati delinea i principali tratti della filosofia arabo-islamica e ripercorre cinquant’anni di vita culturale in Egitto.

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UNA NUOVA LAICITA’/ “Meticciato di culture e civiltà. Un processo in atto”


UNA NUOVA LAICITA’ – Viene proposto anche questa settimana, sull’acceso dibattito sulla laicità dello stato, uno stralcio del capitolo V del libro del card. Angelo Scola, “Una nuova laicità. Temi per una società plurale” (Marsilio, 2007):

“Meticciato di culture e civiltà. Un processo in atto”

In questo quadro vorrei proporre un’ipotesi di lavoro per leggere il delicato frangente storico che ci vede protagonisti. Si tratta appunto di un’ipotesi che propongo alla libera e critica discussione da parte di tutti. Mi riferisco al tema del meticciato di civiltà. Mi preme, però, sottolineare che questa espressione non intende, a sua volta, essere una categoria teoretica compiuta – sarei, in tal caso, come il celebre gatto che si mangia la coda – ma vuol solo suggerire una pista che mi sembra emergere dall’ascolto della realtà. Non intendo quindi proporre una riflessione di filosofia o teologia della storia, ma solo offrire un possibile orizzonte interpretativo dei complessi, articolati e contraddittori fenomeni di cui siamo spettatori e protagonisti contemporaneamente.

In connessione con la globalizzazione, con la cosiddetta «civiltà delle reti» e con i poteri delle biotecnologie stiamo assistendo, negli ultimi decenni, a un processo di inedita mescolanza tra i popoli. Non che l’incontro tra i popoli rappresenti una novità assoluta, anzi le migrazioni e mescolanze di popoli sono una costante nella storia degli uomini. Pensiamo a che cosa abbiano significato le migrazioni dei popoli germanici per l’impero romano o l’invasione mongola per il califfato abbaside. Il fatto nuovo è che oggi il fenomeno investe la totalità del pianeta e possiede, per i caratteri sopra ricordati, una rapidità da progressione geometrica. Un aspetto importante di questa mescolanza di popoli è costituito dalla sua natura inedita «bidirezionale».

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SACERDOZIO/ Il Patriarca intervistato sul sacerdozio da Famiglia Cristiana


SACERDOZIO – Viene riproposta qui di seguito un’intervista al Patriarca condotta in occasione della sua presentazione del libro “Padre” di Monsignor Camisasca all’Istituto Agostinianum di Roma e apparsa su “Famiglia Cristiana” del 4 aprile:

Monsignor Scola, cosa la colpisce di questo breve ma incisivo programma di riforma della vita sacerdotale?

“Ciò che colpisce e convince di più, man mano che ci si inoltra nella lettura di queste pagine, è la loro natura di testimonianza personale intesa come metodo di conoscenza e di comunicazione. Privilegiando, per parlare del sacerdozio, la strada della testimonianza, don Massimo ha scelto la via più persuasiva, accessibile a tutti, e ha saputo sgombrare fin dall’inizio il terreno da sterili polemiche. Il dono-mistero, per usare un’efficace espressione di Giovanni Paolo II, della vocazione sacerdotale brilla nelle sue pagine come il fattore unificante di una maturità umana immancabilmente feconda. Del resto, se ci pensiamo, tutti noi abbiamo conosciuto il sacerdozio attraverso la strada maestra dei testimoni”.

Nel suo libro Camisasca parla del silenzio, della preghiera e dello studio come dell’Abc del prete, come l’ancora di salvezza della vita sacerdotale. Perchè questi elementi sono così importanti?

“Il silenzio, la preghiera e lo studio affermano la permanente precedenza, nella nostra vita, del mistero di Dio. Non sono altro che lo spazio dell’ascolto di Colui che ci ama per primo: non solo che ci ha amato per primo, ma che ci ama ora e sempre per primo! Un prete che non sia sempre più consapevole e grato di questo, finirà per smarrire la propria identità.

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