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	<title>Angelo Scola &#187; politica</title>
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		<title>Scola, &#8220;Buone ragioni&#8221; per avere fiducia. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Gazzettino</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Sep 2010 09:49:02 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">GAZZETTINO &#8211; Viene proposto qui di seguito un articolo pubblicato sul &#8220;Gazzettino&#8221; venerdì 10 settembre in occasione dell&#8217;uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, <em>Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia</em> (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al <a href="http://angeloscola.it/2010/08/26/buone-ragioni-per-la-vita-in-comune-il-nuovo-libro-del-patriarca/" target="_self">post precedente</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Basta leggere un giornale. La crisi economica spaventa soprattutto il ceto medio, due famiglie su tre non ce la fanno ad affrontare una spesa imprevista di mille euro. Nel mondo, metà della popolazione non supera la linea dei 2 dollari al giorno procapite.</p>
<p style="text-align: justify;">La politica è fortemente instabile in un Paese che ha bisogno di stabilità. La morale si è smarrita dietro inchieste giudiziarie per corruzione e l’arroganza di certo potere convinto dell’impunità. Al dialogo si è sostituita la rissa, le voci del dissenso sono accolte con lanci di insulti e di fumogeni. Le tensioni sociali lacerano, gli immigrati più che come risorsa sono visti come pericolo: c’è chi vuole inasprire il respingimento, chi – come in Francia – accompagna i rom alla frontiera con 30 euro in tasca. Quasi si potesse comprare tutto, anche la speranza e la libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">L’integralismo rialza la testa e fa leva sulla paura: a Milano un ministro nega lo spazio per una moschea; negli Usa un pastore battista vuole bruciare il Corano l’11 settembre per affermare una religione, una sola.<span id="more-4380"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Ma non bisogna smarrire la fiducia nell’umanità. Siamo all’inizio di un tempo nuovo, all’uomo del Terzo Millennio è stata data la possibilità di scegliere chi vuole essere e che mondo vuole lasciare ai figli. Una grande scommessa che vincerà, ma lungo la strada avrà bisogno di consigli e di molte buone ragioni.</p>
<p style="text-align: justify;">“Buone ragioni per la vita in comune: religione, politica, economia” (Mondadori, pagine 110, euro 17,50) s’intitola il libro di Angelo Scola, cardinale, Patriarca di Venezia, personaggio di primo piano della Chiesa che si è distinto in battaglie sulla bioetica, sulla forza del dialogo tra religioni e su temi sociali, dalla morale all’immigrazione. Scola sostiene con coraggio ad esempio l’idea di un “meticciato di civiltà e culture”.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale scrive di un mondo che in vent’anni ha dovuto affrontare impreparato tre fatti devastanti: la caduta del Muro nel 1989 e la fine del comunismo, con la sconfitta delle ideologie; gli attentati dell’11 settembre 2001, coll’esplosione dell’integralismo e le guerre che sono seguite; la grande crisi economica del 2008. Non perde di vista la globalizzazione che rischia di rendere tutti differenti e per questo tutti uguali, ma si riporta costantemente in Italia. Il teologo si alterna all’antropologo, l’uomo di fede al sociologo laico. Non dimentica le origini, una famiglia operaia in un mondo contadino in riva al lago: non trascura i conflitti del mondo del lavoro, i pericoli di un paese per vecchi nel quale i giovani più fortunati sono precari.</p>
<p style="text-align: justify;">Il libro è una riflessione sul ruolo della religione nella società in rapporto alla politica e all’economia. Dice Scola che lo Stato non è un contenitore vuoto e anonimo da riempire a piacimento, ma uno spazio non confessionale in cui ciascuno – con rispetto delle tradizioni – può portare il proprio contributo all’edificazione del bene comune. L’autore affronta il problema della laicità dello Stato, irrinunciabile; ribadisce che la libertà religiosa non ha bisogno di essere istituita dallo Stato, ma soltanto di essere riconosciuta come intrinseca all’uomo. Il modello di comportamento indicato è quello di “nuova laicità”.</p>
<p style="text-align: justify;">Come può muoversi un cattolico, senza nascondere l’appartenenza alla Chiesa, in un ambiente che dimentica spesso la moralità, che cede alla tentazione di sostituire alla natura umana il criterio di vita biologica? Il cristianesimo – ribadisce Scola – non può essere visto come una religione civile che funga da collante sociale per le democrazie europee in affanno. Le religioni non devono esprimersi nella società in forza dei privilegi concessi dallo Stato, ma operare attraverso la famiglia, la scuola, le associazioni, i quartieri. La Chiesa collabora e sostiene la politica, non la sostituisce. Su morale e giustizia l’autore cita Sant’Agostino: “Se non è rispettata la giustizia, che cosa sono gli Stati se non delle grandi bande di ladri?”. La Chiesa ha una specifica funzione educatrice.</p>
<p style="text-align: justify;">La caduta del Muro ha posto fine all’unità politica dei cattolici italiani, ma il fatto di non essere più garantiti da un unico partito, conclude Scola, può aiutare a “rendere pubblicamente ragione della fecondità sociale della propria fede”. Ecco il ritorno alla “nuova laicità” che deve vedersela col nemico più subdolo e pericoloso di questi tempi: l’indifferenza. Sono tante le buone ragioni per leggere un libro che è scritto con uno stile divulgativo e accessibile, anche quando deve trasmettere messaggi profondi.</p>
<p style="text-align: justify;">Al pastore battista che vorrebbe bruciare il Corano, Scola dà una risposta col testamento spirituale di padre Christian de Chergè, priore del monastero in Algeria dove i religiosi furono trucidati dagli integralisti islamici. Aveva scritto quelle parole tre anni prima del massacro per allontanare il sospetto che “questo popolo che io amo venisse accusato del mio assassinio”. Per il monaco trappista tutti gli uomini erano suoi fratelli: “Padre nostro, Padre di tutti e due”.</p>
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		<title>&#8220;Scola, la «terza via» della Chiesa&#8221;. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Corriere della sera</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 08:36:32 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[CORRIERE DELLA SERA &#8211; Viene proposto qui di seguito l&#8217;articolo di Aldo Cazzullo pubblicato il 25 agosto dal Corriere della sera in occasione dell&#8217;uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al post [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">CORRIERE DELLA SERA &#8211; Viene proposto qui di seguito l&#8217;articolo di Aldo Cazzullo pubblicato il 25 agosto dal Corriere della sera in occasione dell&#8217;uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, <em>Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia</em> (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al <a href="http://angeloscola.it/2010/08/26/buone-ragioni-per-la-vita-in-comune-il-nuovo-libro-del-patriarca/" target="_self">post precedente</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Né religione civile né nuda Croce: annuncio integrale di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale Angelo Scola è andato costruendo in questi anni un proprio sistema di pensiero, dalle fondamenta ben piantate nei papati di Wojtyla e di Ratzinger, ma con forti elementi di autonomia. E il suo nuovo saggio, che Mondadori ha mandato ieri in libreria, arricchisce le riflessioni del patriarca di Venezia e le apre sulle prospettive del nuovo millennio. Il libro di Scola &#8211; Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50) &#8211; nasce dal desiderio di documentare come l&#8217; unità di un popolo (e di una nazione) possa essere fattore di progresso rispetto a tutte le articolazioni che lo compongono, se si ritrovano ragioni buone per la vita comune, da cui scaturiscono pratiche virtuose comuni. Di queste buone ragioni e pratiche virtuose, che nascono da un confronto a 360 gradi con tutta la complessità della realtà, la società contemporanea &#8211; plurale e spesso conflittuale &#8211; non nasconde un grande bisogno. Dal saggio emerge un&#8217; idea-guida: oggi siamo all&#8217; inizio di un tempo nuovo. <span id="more-4295"></span></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217; uomo del terzo millennio è data, forse per la prima volta, la possibilità di scegliere chi vuole essere: se il suo proprio esperimento, come ha sostenuto il filosofo della scienza Jongen, oppure l&#8217; «uomo-in-relazione», che vive di buone relazioni nella società, che ama ed è amato. È una sorta di nuova scommessa pascaliana, nella quale si gioca il futuro dell&#8217; umanità. Cosa comporterà il percorso dell&#8217; uomo che opta per essere il suo proprio esperimento, abbandonandosi ciecamente ai frutti delle straordinarie scoperte tecno-scientifiche? E quali invece saranno le implicazioni per l&#8217; uomo che investe sulla sua natura di «essere-in-relazione»? Il sottotitolo del volume, che si può intendere come un passo ulteriore dell&#8217; itinerario avviato da Scola con il saggio del 2007 Una nuova laicità (Marsilio), indica gli ambiti di lavoro che sono attraversati dalla riflessione del patriarca: religione, economica, politica. L&#8217; orizzonte ampio sul quale Scola si affaccia scaturisce dalla sua convinzione che vivere la vita di fede pienamente e autenticamente si traduce in un interesse per la realtà nella sua integralità, in tutte le sue componenti. È quella che il patriarca chiama la inevitabilità dell&#8217; interpretazione culturale della fede: ogni fede è sempre soggetta ad un&#8217; interpretazione culturale pubblica; da una parte perché, come scrisse Giovanni Paolo II, «una fede che non diventi cultura sarebbe non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta»; dall&#8217; altra, essendo la fede &#8211; quella giudaica e quella cristiana &#8211; frutto di un Dio che si è compromesso con la storia, ha inevitabilmente a che fare con la concretezza della vita e della morte, dell&#8217; amore e del dolore, del lavoro e del riposo, dell&#8217; azione civica. In questa fase di post-modernità, si confrontano nella società italiana due interpretazioni culturali del cristianesimo. La prima è quella che tratta il cristianesimo come una religione civile, come mero cemento etico, capace di fungere da collante sociale per la nostra democrazia. Ma, se una simile posizione è plausibile in chi non crede, a chi crede deve essere evidente la sua strutturale insufficienza. L&#8217; altra, più sottile, è quella che tende a ridurre il cristianesimo all&#8217; annuncio della pura e nuda Croce per la salvezza di «ogni altro». Occuparsi, per esempio, di bioetica o biopolitica distoglierebbe dall&#8217; autentico messaggio di misericordia di Cristo. Come se questo messaggio fosse in sé astorico e non possedesse implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche. Ma un simile atteggiamento produce una dispersione dei cristiani nella società e finisce per nascondere la rilevanza umana della fede in quanto tale; al punto che, di fronte ai drammi anche pubblici della vita, si giunge a domandare un silenzio che rischia di svuotare il senso dell&#8217; appartenenza a Cristo e alla Chiesa agli occhi degli altri. Nessuna di queste due interpretazioni culturali, dal punto di vista di Scola, riesce ad esprimere in maniera adeguata la vera natura del cristianesimo e della sua azione nella società civile: la prima perché lo riduce alla sua dimensione secolare, separandolo dalla «forza sorgiva del soggetto cristiano», dono dell&#8217; incontro con l&#8217; avvenimento personale di Gesù Cristo nella Chiesa; la seconda perché priva la fede del suo spessore carnale. Per il patriarca è più rispettosa della natura dell&#8217; uomo e del suo «essere-in-relazione» un&#8217; altra interpretazione culturale, che corre lungo il crinale che separa la religione civile dalla cripto-diaspora e propone l&#8217; avvenimento di Gesù Cristo in tutta la sua interezza, annunciando tutti i misteri della fede e tutti gli aspetti e le implicazioni che da tali misteri sorgono. Il ruolo centrale è giocato dallo stile della testimonianza, che si contrappone a quello della militanza o dell&#8217; egemonia: testimonianza intesa come metodo di conoscenza e di comunicazione. Da questo sguardo, da questa curiosità e passione, niente di ciò che fa parte della vita quotidiana degli uomini e donne di oggi, come anche la politica e l&#8217; economia, può restare fuori: così si costruisce quella che il patriarca chiama «amicizia civile». E alla fine del ragionamento di Scola accusare la Chiesa di «ingerenza» nella vita pubblica diventa davvero difficile anche per il più sottile dei logici.</p>
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		<title>&#8220;Buone ragioni per la vita in comune&#8221;. Il nuovo libro del Patriarca</title>
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		<pubDate>Thu, 26 Aug 2010 15:00:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[BUONE RAGIONI PER LA VITA COMUNE &#8211; E&#8217; disponibile in libreria il nuovo libro del card. Angelo Scola, &#8220;Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia&#8221; (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50).
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://angeloscola.it/files/2010/08/Buone-ragioni-per-la-vita-in-comune.cop_.jpg" rel="lightbox[4288]"></a><a href="http://angeloscola.it/files/2010/08/Buone-ragioni-per-la-vita-in-comune.cop_1.jpg" rel="lightbox[4288]"><img class="alignright size-medium wp-image-4290" title="Buone ragioni per la vita in comune.cop" src="http://angeloscola.it/files/2010/08/Buone-ragioni-per-la-vita-in-comune.cop_1-194x300.jpg" alt="" width="194" height="300" /></a>BUONE RAGIONI PER LA VITA COMUNE &#8211; E&#8217; disponibile in libreria il nuovo libro del card. Angelo Scola, &#8220;<em>Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia</em>&#8221; (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50).</p>
<p style="text-align: justify;">In un contesto potenzialmente conflittuale come quello presente, è necessaria, da parte di tutti i soggetti della società civile, la disponibilità a un reciproco e comune riconoscimento, teso ad affermare l’importante valore sociale dell’“essere insieme”. Attraverso i temi della religione in rapporto con la società, e in special modo con la politica e l’economia, il saggio si propone di rintracciare il filo che conduce a una condizione di stabile e autentica “amicizia civile”.</p>
<p style="text-align: justify;">Quasi un decennio è passato dall’11 settembre 2001. Più di vent’anni ormai ci separano dalla caduta del muro di Berlino, mentre dal 2008 siamo investiti da una crisi economico-finanziaria di proporzioni planetarie e dagli esiti molto incerti. Ognuno di questi eventi ha avuto la forza di un nuovo inizio, gettandoci in situazioni in cui ancora stentiamo a orientarci. Con la fine della modernità, si è andata configurando una società sempre più globalizzata, un «meticciato di civiltà e culture», che fatica a riconoscere punti di riferimento assoluti, ideologici e religiosi. Se nel XX secolo si è assistito, secondo le parole di Giovanni Paolo II, a una «contesa sull’humanum», dove l’oggetto del contendere era ancora identificabile, ora è decisivo interrogarsi su chi sia l’uomo stesso.<span id="more-4288"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Chi vuole, dunque, essere l’uomo del terzo millennio?, si chiede Angelo Scola, patriarca di Venezia e insigne teologo. L’interrogativo gli offre lo spunto per una breve ma densa riflessione sul ruolo delle religioni nella società odierna, in rapporto soprattutto con la politica e l’economia. In un contesto plurale e quindi tendenzialmente conflittuale, esse possono dare un apporto prezioso alla creazione di «pratiche virtuose» che pongano al centro dell’attenzione l’essere umano e il reciproco riconoscimento dei diversi soggetti sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">L’analisi dell’autore si focalizza quindi sulla capacità di chi professa una religione, in particolare quella cristiana, di porsi in relazione con la realtà politico-sociale, assumendo «la dimensione ecumenica e del dialogo interreligioso come intrinseche alla vita di fede» e facendosi portatore dei principi democratici del vivere insieme. In tale ottica diventa di primaria importanza il tema della libertà religiosa, che deve essere riconosciuta al singolo e alla comunità come frutto di una scelta dettata dalla coscienza e dall’adesione al principio di verità. La testimonianza del fedele, la «grammatica del narrare Dio», implica «un cambiamento radicale di mentalità nella pratica e nella concezione della vita» e diventa perciò valore primario di conoscenza e comunicazione. Il cristianesimo, in un dialogo fecondo con le altre religioni, è dunque chiamato a essere attore determinante nella costruzione di una società plurale in cui le differenze non siano elementi di deriva e disgregazione ma contribuiscano alla «vita buona nella “città comune”».</p>
<p style="text-align: justify;"> </p>
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		<title>La società civile è chiamata a realizzare l&#8217;integrazione che il processo del meticciato di civiltà esige. La riflessione del Patriarca sulle sfide poste dall&#8217;immigrazione</title>
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		<pubDate>Mon, 11 Jan 2010 09:09:13 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Sul tema bruciante dell&#8217;immigrazione il Patriarca diVenezia è tornato a esprimersi durante il tradizionale scambio di auguri natalizi con la stampa, tenutosi mercoledì 23 dicembre nel Palazzo patriarcale, un momento di dialogo informale tra il cardinale Scola e i cronisti che seguono la sua attività durante l&#8217;anno. Qui è possibile rivedere il video con le risposte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sul tema bruciante dell&#8217;immigrazione il Patriarca diVenezia è tornato a esprimersi durante il tradizionale scambio di auguri natalizi con la stampa, tenutosi mercoledì 23 dicembre nel Palazzo patriarcale, un momento di dialogo informale tra il cardinale Scola e i cronisti che seguono la sua attività durante l&#8217;anno. Qui è possibile rivedere il video con le risposte del Patriarca alle domande dei giornalisti dedicate al tema dell&#8217;immigrazione, della fatica dell&#8217;accoglienza, del rapporto tra azione politica e società civile.</p>
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		<title>Il compito di chi governa non è gestire ma governare la vita civile. Il messaggio del Patriarca agli amministratori di Mira</title>
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		<pubDate>Wed, 09 Dec 2009 09:36:17 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Venerdì 4 dicembre, nell&#8217;ambito della Visita Pastorale, il card. Scola è stato invitato dalla Giunta e dal Consiglio Comunale di Mira ad un dialogo aperto sui temi della cittadina. Le domande poste al Patriarca hanno toccato vari temi: il disagio sociale, la crisi che investe Porto Marghera e ricade su Mira, come la politica può [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Venerdì 4 dicembre, nell&#8217;ambito della Visita Pastorale, il card. Scola è stato invitato dalla Giunta e dal Consiglio Comunale di Mira ad un dialogo aperto sui temi della cittadina. Le domande poste al Patriarca hanno toccato vari temi: il disagio sociale, la crisi che investe Porto Marghera e ricade su Mira, come la politica può dare speranza&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile il video dell&#8217;intervento del Patriarca.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLk6qA1Fj2E5WvgaB4rmyKBk=" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLk6qA1Fj2E5WvgaB4rmyKBk="></embed></object></p>
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		<title>La Chiesa deve restare fuori da ogni impegno elettorale e lasciare ai fedeli laici il compito di entrare nell’agone politico. L&#8217;omelia per la festa di San Michele Arcangelo</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Sep 2009 08:21:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Sono ora disponibili il video e il testo dell&#8217;omelia pronunciata dal Patriarca Martedì 29 Settembre in occasione della festa di san Michele Arcangelo al Duomo di Mestre.


Dan 7, 9-10.13-14; Sal 137; Apc 12, 7-12; Gv 1, 47-51
1. Gli Angeli «in cielo stanno davanti a Te per servirti e contemplano la gloria del Tuo volto» (Orazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Sono ora disponibili il video e il testo dell&#8217;omelia pronunciata dal Patriarca Martedì 29 Settembre in occasione della festa di san Michele Arcangelo al Duomo di Mestre.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="416" height="337" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLkB7YpX3MFAXetbsFLLl7AA=" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="416" height="337" src="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLkB7YpX3MFAXetbsFLLl7AA="></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;"><em>Dan 7, 9-10.13-14; Sal 137; Apc 12, 7-12; Gv 1, 47-51</em></p>
<p style="text-align: justify;">1. Gli Angeli «in cielo stanno davanti a Te per servirti e contemplano la gloria del Tuo volto» (Orazione di Colletta).</p>
<p style="text-align: justify;">Il Catechismo della Chiesa cattolica commenta, in un certo senso, questa affermazione al N. 350: «Gli angeli sono creature spirituali che incessantemente glorificano Dio e servono i Suoi disegni salvifici nei confronti delle altre creature: «Ad omnia bona nostra cooperantur angeli [gli angeli cooperano ad ogni nostro bene]» (S. Tommaso D’Aquino, Summa theologiae, I, 114, 3 ad 3: Ed. Leon. 5,535).<span id="more-1816"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Michele [Chi come Dio?] da una parte come tutti gli angeli, dall’altra con la sua missione specifica di lottare contro il male rivela la volontà di Dio. In particolare la Sua volontà di salvezza nei nostri confronti.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo qui convenuti con le autorità religiose, civili e militari per approfondire un poco, attraverso un ascolto autentico, questa volontà di Dio su di noi, sulla comunità cristiana e sulla società civile di cui siamo parte, in un parola sulla nostra amata Mestre. Fare la volontà di Dio ci preme se siamo qui questa sera. E che ci prema si vede anche dalla grande vitalità e dal nutrito e vario insieme di iniziative con cui, anche quest’anno, si celebra San Michele.</p>
<p style="text-align: justify;">2. «Scoppiò quindi una guerra nel cielo: Michele e i suoi angeli combattevano contro il drago» (Ap 12,7).</p>
<p style="text-align: justify;">Il combattimento non ci viene mai del tutto evitato. Come ci ricordano il Santo Evangelo e San Paolo c’è una insopprimibile dimensione di lotta nella nostra esistenza. Nel rapporto con noi stessi, con gli altri, con Dio. Basti pensare alle ferite del nostro peccato. Oggi tendiamo a rimuoverlo in nome di un superficiale ed equivoco desiderio di stare in pace. Il mestiere di vivere, si dice, è già di per sé così pesante. Basta a se stesso: già paghiamo a sufficienza per dover dare ulteriore peso e confessare le nostre fragilità ed il nostro peccato. Ma l’oblìo della lotta per la verità svuota l’esistenza del suo concreto significato e la ammorba. Non riusciamo a goderla fino in fondo. E quando questa perdita di significato ovatta il quotidiano, la quiete svanisce. Allora la lotta, avendo perso di contenuti reali, degenera in puro conflitto, scontro di potere contro potere. A livello personale (emozioni contro ragioni), ecclesiale (gruppi contro gruppi), società civile (partiti contro partiti). In noi e fuori di noi non ci sono più solo degni avversari con cui confrontarsi perché prevalga il migliore ma solo nemici da abbattere. Preghiamo San Michele perché questa caduta che purtroppo non è solo teorica, sia il più possibile evitata in noi stessi, nelle nostre famiglie, nelle nostre comunità, nella nostra società.</p>
<p style="text-align: justify;">3. «Io continuavo a guardare, quand’ecco furono collocati troni e un vegliardo si assise. La sua veste era candida come la neve e i capelli del suo capo erano candidi come la lana; il suo trono era come vampe di fuoco con le ruote come fuoco ardente. Un fiume di fuoco scorreva e usciva dinanzi a lui, mille migliaia lo servivano e diecimila miriadi lo assistevano» (Dn 7, 9-10).</p>
<p style="text-align: justify;">Contempliamo con gli occhi pieni di stupore del profeta Daniele questa scena tanto misteriosa quanto grandiosa. Resta pur sempre un balbettìo che tenta di esprimere qualcosa della maestà, grandezza, onnipotenza di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il fiume di fuoco è il simbolo della irruente forza di Dio che è amore, ma dopo la Pasqua di Cristo noi sappiamo bene che si tratta di un amore-persona, del nostro amato Gesù, il Figlio dell’uomo: «Ecco venire con le nubi del cielo, uno simile ad un figlio di uomo; giunse fino al vegliardo e fu presentato a lui. Gli furono dati potere, gloria e regno» (Dn 7, 13-14). A questi versetti di Daniele fa eco il Vangelo di Giovanni: «Vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sul Figlio dell`uomo» (Gv 1,51).</p>
<p style="text-align: justify;">Scrive Sant’Ireneo: «Il Verbo si è fatto dispensatore della gloria del Padre ad utilità degli uomini… Gloria di Dio è l’uomo che vive – vivens homo &#8211; e la sua vita consiste nella visione di Dio» (Ireneo, Adv. Haer. IV, 20,5.7). La gloria di Dio si manifesta nella salvezza dell’uomo. È dunque l’amore la ragione ultima dell’incarnazione di Cristo. Scrive Balthasar: Dio «non è, in primo luogo, potenza assoluta, ma amore assoluto la cui sovranità non si manifesta nel tenere per sé ciò che gli appartiene, ma nel suo abbandono» (H. U. von Balthasar, Mysterium paschale I, 4). È la massima esaltazione dell’umana libertà che si compie nel vincolo, che mai è privo di lotta &#8211; perciò di sacrificio &#8211; dell’amore.</p>
<p style="text-align: justify;">4. Carissimi, il potente Arcangelo è al nostro fianco in questa opera di ascesi personale, di edificazione ecclesiale e di costruzione di vita buona nella società civile. È questo l’ottavo anno che il Patriarca ha la provvidenziale e commovente occasione di celebrare con voi il grande Patrono. Ascoltando, soprattutto in occasione della Visita Pastorale, l’Arciprete, i sacerdoti, i religiosi, le religiose ed i fedeli cristiani che operano su questo privilegiato territorio della metropoli Venezia, mi sembra di poter fare mia quest’anno la loro positiva percezione di non pochi segni di speranza. Mestre è andata in questi anni sempre più assumendo il suo decisivo ruolo nel processo di trasformazione della nostra città di terra e di mare, del Veneto e di tutto il Nord Est. Più volte i miei predecessori ed io stesso l’avevamo auspicato. E con noi le autorità civili, così come i vitali corpi intermedi assai attivi nella realtà ecclesiale e civile. In particolare la Mestre crocevia della città-arcipelago sta trovando non solo e non anzitutto in certi imponenti realizzazioni infrastrutturali una sua significativa evidenza. Mi riferisco piuttosto alla crescita antropologica della città. Ad esempio alla sua capacità di rapporto con i tanti fratelli di diverse etnie, culture e religioni che la abitano. Lo dico senza falsi irenismi, ben cosciente delle contraddizioni proprie del difficile cammino cui il meticciato di civiltà ci sta chiamando. Si stanno gettando ponti, si comincia a conoscersi a partire dai quartieri, dalle scuole, dalle parrocchie, dai luoghi di lavoro. E la conoscenza fa nascere amicizia e fa cadere la paura non ultimo perché favorisce la crescita di quella legalità che è inviolabile garanzia di sicurezza. Ma la crescita di Mestre è crescita in nuovo umanesimo, in cultura che nasce dalla vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Alcuni difficili nodi da sciogliere certo permangono per tutti i veneziani, anche per i mestrini. Che futuro stiamo dando a Marghera industriale? Come ci stiamo prendendo cura, tutti insieme, della città lagunare? Con quale magnanimità stiamo facendo spazio ai territori umani di tutte le realtà dell’arcipelago che non possono più essere trattate come periferie? In particolare in questo tempo di crisi, di perdita di lavoro, di intensificazione del precariato, di smarrimento dello straniero che è tra noi, stiamo creativamente facendo tutto il possibile per vivere quella solidarietà che non rende vuoto il nostro parlare di umana dignità?</p>
<p style="text-align: justify;">Questi ed altri, ovviamente più legati al concreto sviluppo della nostra realtà, saranno i contenuti propri del confronto politico che ci attende quest’anno con il duplice impegno elettorale. Mi pare di percepire che, come forse non è sconveniente per una polis vivace come la nostra, siamo già in clima elettorale. Allora permetterete al Patriarca di proporre (sottolineo proporre), ancora una volta e solo per titoli, a tutte le forze in campo taluni contenuti propri della vita buona della società civile che la Chiesa, attraverso il suo magistero ma anche attraverso l’azione capillare e quotidiana di molti fedeli, in particolare dei sacerdoti, giudica irrinunciabili. Educare le nuove generazioni all’amore oggettivo ed effettivo, al senso autentico del matrimonio tra l’uomo e la donna e della famiglia, al gusto del lavoro equilibrato, a favorire la stima ed il rispetto per la vita dal concepimento al suo termine naturale, al divertimento che rigenera e non dissipa. Praticare la giustizia non disgiunta dalla carità, come ci ha ricordato Benedetto XVI con la sua recente Enciclica Caritas in Veritate. Amare con autentica preferenza i poveri ed i bisognosi. Essere uomini di pace realistica e non utopica. In una parola chiediamo alla politica ed ai politici che le scelte per l’amministrazione della città e della regione tengano conto di questi obiettivi valori della vita buona ovviamente incarnata nella nostra realtà veneziana e veneta stante la natura amministrativa della doppia elezione che ci attende.</p>
<p style="text-align: justify;">Quando il contenuto della politica non poggia sul valore pratico del vivere insieme scelto come bene comune, allora il potere contro il potere occupa pericolosamente la scena. E a patirne è il popolo che invece, non dimentichiamolo, in democrazia dovrebbe essere sovrano.</p>
<p style="text-align: justify;">La Chiesa di Venezia per parte sua assicura sin da ora che lascerà ai fedeli laici il compito di entrare nell’agone specifico dell’alta forma di carità che è la politica. Lo ha richiamato lo scorso 17 settembre il Santo Padre parlando ai Vescovi brasiliani del Nordeste: «È nella diversità fondamentale fra sacerdozio ministeriale e sacerdozio comune che si comprende l’identità specifica dei fedeli ordinati e laici. Per questo è necessario evitare la secolarizzazione dei sacerdoti e la clericalizzazione dei laici. In tale prospettiva, i fedeli laici devono quindi impegnarsi a esprimere nella realtà, anche attraverso l’impegno politico, la visione antropologica cristiana e la dottrina sociale della Chiesa. Diversamente, i sacerdoti devono restare lontani da un coinvolgimento personale nella politica, al fine di favorire l’unità e la comunione di tutti i fedeli e poter così essere un punto di riferimento per tutti».</p>
<p style="text-align: justify;">Per questo toccherà al Patriarca, ai suoi più diretti collaboratori del Consiglio Episcopale e del Consiglio di Curia, ai sacerdoti, ai diaconi, ai consacrati, a tutti quei fedeli che rivestono responsabilità ecclesiali pubbliche e in generale degli organismi ecclesiali restare fuori da ogni impegno elettorale e non coinvolgersi direttamente con qualsivoglia partito o schieramento politico. La Chiesa non deve prendere «nelle sue mani la battaglia politica» (Deus caritas est, 28). Se sarà il caso il Consiglio di Curia potrà dettagliare le implicazioni pratiche di questa scelta, ma già fin da ora è chiaro che nessuno di quanti si trovano ad occupare i ruoli descritti avrà alcun titolo per intervenire in nome della Chiesa veneziana in questioni politico-partitiche.</p>
<p style="text-align: justify;">5. In questo vespero solenne vogliamo soprattutto rinnovare a tutti i fedeli cristiani la consolazione che sgorga dalle parole dell’Apocalisse: «Ma essi lo hanno vinto» (l’Accusatore) «grazie al sangue dell’Agnello e alla parola della loro testimonianza e non hanno amato la loro vita fino a morire» (Ap 12,11).</p>
<p style="text-align: justify;">Dove poggia la nostra speranza che la ripresa della Visita pastorale e, soprattutto, l’imminente Assemblea ecclesiale già stanno nutrendo di nuovo vigore? Sulla vittoria conseguita grazie al sangue dell’Agnello. Essa si prolunga nella storia di Mestre per l’ininterrotta secolare testimonianza di una lunga catena di generazioni che oggi vede noi come protagonisti. Testimonianza il cui nucleo incandescente è, a imitazione del Maestro, donare, giorno dopo giorno, la propria vita. Senza questo slancio d’amore il passare degli anni diventerebbe una rapina. Da qui una irriducibile volontà di costruire. Questa è la risposta al disegno di Dio su di noi. È obbedienza alla sua amante volontà per cui San Michele, il nostro patrono, lotta al nostro fianco. Amen</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Le scelte della politica non spiegano il mistero del dolore: il commento di Maurizio Sacconi</title>
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		<pubDate>Fri, 31 Jul 2009 08:42:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Commenti agli interventi del Patriarca]]></category>
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		<description><![CDATA[Riportiamo il commento di Maurizio Sacconi, Ministro del  Welfare, pubblicato da Il Gazzettino domenica 26 luglio, al Discorso del Redentore pronunciato dal card. Scola:
&#8220;Il Patriarca di Venezia ha opportunamente voluto dedicare la sua omelia in occasione della Festa del Redentore al senso e al valore della vita. Si tratta di temi che impegnano anche i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="flickr-image alignleft" title="sacconi" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/3768453257/"><img class="alignleft" style="margin: 5px 6px;" src="http://farm3.static.flickr.com/2644/3768453257_731f00aa63_m.jpg" alt="sacconi" width="224" height="199" /></a>Riportiamo il commento di Maurizio Sacconi, Ministro del  Welfare, pubblicato da Il Gazzettino domenica 26 luglio, al Discorso del Redentore pronunciato dal card. Scola:</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Il Patriarca di Venezia ha opportunamente voluto dedicare la sua omelia in occasione della Festa del Redentore al senso e al valore della vita. Si tratta di temi che impegnano anche i decisori istituzionali chiamati a nuove responsabilità dalle crescenti evoluzioni della scienza e dai conseguenti interrogativi posti dal rapporto tra essa e l&#8217;etica.<br />
La prima, semplice osservazione del Cardinale è quella decisiva, che va al cuore dell&#8217;esperienza cristiana: non esiste una teoria adeguata a spiegare il mistero del dolore.<span id="more-1365"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Neppure Colui che è venuto in suo nome sulla terra &#8211; per chi crede &#8211; ce ne ha lasciata una. Perché non sono mai le parole a consolare dal dolore, e neppure a spiegarne fino in fondo il senso, il significato che può avere nella vita di ciascuno di noi. L&#8217;unica certezza è quella che, sicuramente, ognuno di noi farà esperienza di dolore su questa terra, se non altro perché ognuno di noi affronterà, inevitabilmente, la propria morte.<br />
Non esiste una teoria, e infatti il dolore più grande non è quello fisico, ma quello dell&#8217;abbandono. Quando si sta male fisicamente avere qualcuno vicino che stringe una mano è già consolante, aiuta a sopportare. L&#8217;uomo dolorante è l&#8217;uomo abbandonato, tanto che neppure i cadaveri, dopo morti, vengono lasciati soli. Quindi per spiegare il dolore, e per lenirlo, ciò che serve non è una teoria, ma un&#8217;esperienza di condivisione, di compagnia, dentro l&#8217;esperienza del dolore. Gesù Cristo non ci ha spiegato il dolore, l&#8217;ha patito insieme a noi, e con questo ce ne ha dato un senso, misterioso, ma allo stesso tempo con un&#8217;indicazione chiara: da soli non siamo capaci di affrontarlo, di starci davanti.<br />
Questo non significa certamente che non dobbiamo alleviare le pene di chi soffre; dalle cure palliative &#8211; delle quali si è occupato il Governo con un finanziamento annuale di 100 milioni e per le quali il Parlamento sta varando un provvedimento specifico &#8211; al supporto ai malati nel fine vita, ma anche nel sostegno ai più fragili dal punto di vista sociale. La politica e la legge sono innanzitutto chiamate a tutelare i deboli, i fragili, coloro che da soli non ce la fanno.<br />
Tra costoro si collocano le persone in «stato vegetativo persistente», la cui condizione è ben lontana da quella di coloro che sono in condizione di morte cerebrale. Nel primo caso sussistono le funzioni vitali e una certa attività cerebrale. Nel secondo caso tutto questo manca al punto che è consentito ed è eticamente riconosciuto l&#8217;espianto degli organi ai fini di un loro trapianto in un&#8217;altra persona. Come opportunamente ricorda il Patriarca si tratta di persone fortemente disabili per le quali alimentazione e idratazione costituiscono bisogni vitali non negoziabili e che devono essere ancor più garantiti nel momento in cui non sono in grado di provvedere a se stesse. Alla luce del provvedimento giudiziario «creativo» che ha consentito di condurre a morte Eluana Englaro deve essere ora completato l&#8217;iter della legge sulla regolazione della fine di vita in termini tali da distinguere l&#8217;accanimento terapeutico da ciò che non costituisce terapia. Il Governo su questo punto si è pronunciato con decisione unanime del Consiglio dei ministri secondo contenuti condivisi dal Senato e, ci auguriamo, prossimi ad essere condivisi anche dalla Camera dei Deputati.<br />
Nell&#8217;attraversare questa grande transizione, la nostra società, resa insicura e disorientata dai cambiamenti epocali che la caratterizzano, ha la necessità di apprezzare il senso e il valore della vita quale premessa per ritrovare in sé le motivazioni di un rinnovato vitalismo economico e sociale. E&#8217; difficile pensare che una comunità pervasa da una visione scettica della vita possa essere capace di generare una nuova stagione di sviluppo umano.<br />
Tutto ciò non significa peraltro che la migliore soluzione politica sia in grado di risolvere il problema ultimo del dolore. Potrà solo spostarne i confini. Sta a noi riconoscere il mistero del dolore all&#8217;interno dell&#8217;esperienza umana e avere l&#8217;onestà di stare laicamente davanti alle domande che questa esperienza ci pone.</p>
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		<title>La ricerca del compromesso nobile per un&#8217;autentica politica</title>
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		<pubDate>Sat, 25 Apr 2009 07:03:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[cattolici]]></category>
		<category><![CDATA[joseph ratzinger]]></category>
		<category><![CDATA[politica]]></category>

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		<description><![CDATA[Il card. Scola, al termine del suo intervento al teatro comunale di Vicenza -- venerdì 24 aprile -- sul ruolo dei cattolici in politica, ha rilevato l&#8217;importanza di promuovere il &#8220;valore pratico dello stesso essere in società&#8221; e la ricerca del &#8220;com-promesso nobile&#8221;.
Qui il video con la conclusione dell&#8217;intervento su questi temi.







www.youtube.com/watch?v=nsP0FabhDho
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			<content:encoded><![CDATA[<p>Il card. Scola, al termine del suo intervento al teatro comunale di Vicenza -- venerdì 24 aprile -- sul ruolo dei cattolici in politica, ha rilevato l&#8217;importanza di promuovere il &#8220;valore pratico dello stesso essere in società&#8221; e la ricerca del &#8220;com-promesso nobile&#8221;.</p>
<p>Qui il video con la conclusione dell&#8217;intervento su questi temi.</p>
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		<title>Chiesa e politica: per il cristiano la politica è il prolungamento della logica della testimonianza</title>
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		<pubDate>Fri, 13 Mar 2009 10:48:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dichiarazioni]]></category>
		<category><![CDATA[chiesa e politica]]></category>
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		<description><![CDATA[Clicca qui per ascoltare l&#8217;incontro con alcuni giornalisti prima della conferenza
Invitato a intervenire sul tema &#8220;Chiesa e politica oggi: spunti per un giudizio&#8221; nell&#8217;ambito del meeting promosso da Europa Italia a Riva del Garda (Tn) il 13 marzo 2009, il card. Angelo Scola ha tenuto un&#8217;articolata riflessione a partire da una citazione chiave di Papa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.radioformigoni.it/listeninterviews.asp?path=1360_Rete_Italia_Scola_16_03.mp3" target="_blank">Clicca qui per ascoltare l&#8217;incontro con alcuni giornalisti prima della conferenza</a></p>
<p style="text-align: justify;">Invitato a intervenire sul tema &#8220;Chiesa e politica oggi: spunti per un giudizio&#8221; nell&#8217;ambito del meeting promosso da Europa Italia a Riva del Garda (Tn) il 13 marzo 2009, il card. Angelo Scola ha tenuto un&#8217;articolata riflessione a partire da una citazione chiave di Papa Benedetto XVI: «Il mondo necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati». Qui vengono proposti alcuni stralci.</p>
<p style="text-align: justify;"><span id="more-221"></span><br />
«Il mondo necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati» : l&#8217;affermazione di Benedetto XVI che avete scelto come titolo di questo convengo da una parte riprende, almeno per quanto riguarda l&#8217;Italia, un insegnamento magisteriale ed una pratica laicale che hanno radici profonde, dall&#8217;altra, riproposta nel quadro del tutto inedito di una società da almeno quarant&#8217;anni in rapida e profonda transizione, potrebbe essere ritenuto da molti scettici addirittura velleitaria. Necessita pertanto di essere appropriatamente compresa e soprattutto documentata nella sua possibilità di tradursi in criterio pratico di azione nei vari ambiti secolari dell&#8217;umana esistenza, compreso quello della politica, all&#8217;interno di una società plurale e di uno Stato di diritto come l&#8217;Italia di oggi. (&#8230;)<br />
La storia è fatta di processi, in cui noi siamo immersi come tutti. La grande risorsa nella fede in un Dio provvidente che guida la famiglia umana e la storia, in Gesù Cristo Salvatore che vince il peccato e la morte e nella Chiesa Madre e Maestra, che ci accompagna nel miracolo quotidiano della comunione solidale, non esime la nostra libertà dal vivere il dramma dell&#8217;esistenza in solido con i nostri fratelli uomini. La loro angoscia è la nostra. La verità cristiana si gioca nella storia e la storia non è deducibile. Con questo dato della determinatezza della storia i cristiani fanno i conti come tutti. Se mai in forza della virtù bambina della speranza, pagando di persona &#8211; impegno, testimonianza &#8211; scrutano &#8220;i segni dei tempi&#8221; a favore di tutti.</p>
<p style="text-align: justify;">2. I nuovi scenari<br />
(&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;">a) Il meticciato di civiltà e culture<br />
(&#8230;)il processo di &#8220;meticciato di civiltà e culture&#8221;. Con questa espressione non mi riferisco ad una meta positiva da perseguire mediante equivoci sincretismi, ma ad una categoria descrittiva dell&#8217;inedito processo di mescolamento di popoli e culture che caratterizza la nostra epoca. Il meticciato vuole rendere conto ad un tempo della ricchezza e del potenziale di scontro insito nel fatto che persone portatrici di culture, tradizioni e religioni differenti si incontrino e si trovino a vivere fianco a fianco.<br />
(&#8230;)<br />
b) La bioetica e le neuroscienze<br />
(&#8230;)<br />
La posta in gioco è molto più alta, perché la questione riguarda la pretesa della scienza di stabilire la verità sull&#8217;essere umano. Riaffiora qui obiettivamente il rischio, che ogni autentica impresa scientifica deve invece scongiurare, di una nuova forma di riduzionismo (non di corretta &#8220;riduzione&#8221;) che finisce per produrre delle inedite e potenti forme di scientismo. Questo, in ogni sua forma, da quelle più rozze a quelle più raffinate, è fondato su una triplice ingiustificata identificazione: &#8220;ciò che è&#8221; è &#8220;ciò che è conoscibile&#8221;; &#8220;ciò che è conoscibile&#8221; è &#8220;ciò che è conoscibile scientificamente&#8221;; &#8220;ciò che è conoscibile scientificamente&#8221; è &#8220;ciò che è conoscibile mediante la scienza empirica&#8221;. Così che, in definitiva, solo le scienze, e in specie quelle empirico-sperimentali, ci darebbero la conoscenza di ciò che è.<br />
Da qui l&#8217;urgenza più volte richiamata da Benedetto XVI di allargare la ragione. (&#8230;)<br />
Il logos umano, infatti, pur essendo uno, si esercita ed è produttivo (come già affermava Aristotele) secondo plurime modalità teoriche, pratiche ed espressive che oggi possiamo identificare in almeno cinque forme differenziate ed irriducibili di razionalità : teorica-scientifica (scienza), teorica-speculativa (filosofia/teologia), pratica tecnica (tecnologia), pratica-morale (etica) e teorico-pratica espressiva (poetica).</p>
<p style="text-align: justify;">c) Il nuovo ordine mondiale<br />
(&#8230;)L&#8217;ideale della pace invece è qualcosa che mi sta sempre davanti come un incessante compito da attuare a partire dalla realtà.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Nuova laicità e ruolo dei cattolici in politica</p>
<p style="text-align: justify;">(&#8230;) A proposito di una nuova laicità mi sembra si possa anzitutto concordare con chi afferma la necessità che in una società plurale tutti promuovano la configurazione di una sfera pubblica plurale e religiosamente qualificata, in cui le religioni svolgano un ruolo di soggetto pubblico, ben separato dall&#8217;istituzione statuale e distinto dalla stessa società civile benché all&#8217;interno di essa . Quanto ai contenuti, lungi dal limitarsi ad affrontare le pur importanti questioni giuridiche relative al rapporto Stato-Chiesa, la &#8220;nuova laicità&#8221; individua nella società civile plurale lo spazio in cui tutti i soggetti incessantemente raccontino la concreta esperienza, integrale ed elementare, di vita personale e comunitaria, in vista di un riconoscimento reciproco. È una laicità che parte dai beni spirituali e materiali che siamo chiamati a condividere con tutti prima di affidarsi alle procedure pattuite necessarie in uno stato di diritto per dirimere i conflitti, non certo eliminabili, anzi in una società plurale destinati a crescere. Prima il contenuto e poi la forma. Il riferimento alla Carta dei diritti umani è spesso formale ed astratto. Bisogna analizzarli nei loro precisi contenuti. Quali diritti sono fondamentali, quali sono solo diritti (e su questi quando è necessario si può chiedere un sacrificio) e quali sono solo diritti presunti.<br />
Certo, il quadro storico precedentemente delineato sembra aver reso inattuali alcune delle forme con le quali i cattolici hanno storicamente svolto il loro ruolo di soggetto pubblico. Mi riferisco in particolare al partito unico dei cattolici.<br />
Accettando di buon grado che la società plurale nella quale i cattolici sono oggi chiamati a vivere implica la necessità di un confronto a 360° con tutti i soggetti in campo, teso ad individuare i beni comuni sia spirituali che materiali e le politiche adeguate a promuoverli, i cattolici non devono rassegnarsi all&#8217;irrilevanza come cattolici. Al contrario, proprio perché la rappresentanza cattolica non è più garantita da un unico partito, ai fedeli laici è richiesto di saper concorrere al bene comune rendendo così pubblicamente ragione della fecondità sociale della propria fede. E questo ha delle conseguenze decisive per i contenuti ed il metodo dell&#8217;impegno politico. In pratica, operando in partiti diversi, i laici cattolici dovranno praticare il decisivo principio di distinguere nell&#8217;unito. Non dovranno perdere, nell&#8217;elaborazione e nell&#8217;attuazione dei programmi, il senso della comune appartenenza ecclesiale e mostrare che in necessariis (ci vuole) unitas. Questo esalterà la libertà nella sfera dell&#8217;opinabile: in dubiis (quando non sono in gioco questioni di principio) libertas. In ogni caso non farà venir meno in omnibus caritas.<br />
(&#8230;)<br />
A questo scopo i laici dispongono dell&#8217;eccezionale patrimonio rappresentato dalla dottrina sociale della Chiesa.<br />
In proposito occorre però evitare la deriva ideologica del dottrinalismo. (&#8230;)<br />
In ogni caso la situazione dei cattolici di oggi in merito non è diversa da quella dai cattolici di ogni epoca.<br />
(&#8230;)Oggi potremmo dire, in altre parole, che l&#8217;impegno politico dei cattolici deve necessariamente passare per la capacità della loro esperienza di fede di generare cultura (secondo la prospettiva indicata da Giovanni Paolo II ). Per questo l&#8217;azione dei politici deve partire dai bisogni/desideri propri dell&#8217;esperienza costitutiva dell&#8217;uomo. Cosa che domanda anche una corretta interpretazione culturale della fede.<br />
(&#8230;)<br />
Invece una fede integralmente vissuta ha una irrinunciabile rilevanza antropologica, sociale e cosmologica, carica di conseguenze politiche assai concrete. Ovviamente, in una società plurale che come abbiamo già detto è per sua natura spesso conflittuale, non è pacifico che questa visione della politica si accordi armonicamente con altre concezioni. Questo implica necessariamente un confronto serrato e sempre aperto tra ermeneutiche diverse.<br />
(&#8230;)<br />
Tuttavia è necessario richiamare, per concludere, che per il cristiano questo impegno civile, soprattutto quello politico, altro non è che il prolungamento, fatte le debite distinzioni, della logica della testimonianza intesa come atteggiamento ad un tempo speculativo e pratico (non come pura generosità, ma come concezione e metodo d&#8217;azione). Se io testimonio in ogni ambito dell&#8217;umana esistenza, compreso quello politico e partitico, le mie convinzioni, non ledo il diritto di nessuno. Al contrario lo promuovo e metto in moto la virtuosa ricerca del &#8220;compromesso nobile&#8221;, con il realismo di chi sa che non si dà convivenza civile senza sacrifici. D&#8217;altra parte lo scopo dell&#8217;azione politica, soprattutto per il cristiano, non può essere la realizzazione della società perfetta. (&#8230;)</p>
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		<title>Cattolici e politica: il Patriarca Scola invitato a due iniziative</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Mar 2009 11:23:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dichiarazioni]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;Chiesa e politica oggi: spunti per un giudizio&#8221; è il titolo della Lectio Magistralis che il card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, è stato invitato a tenere venerdì 13 marzo prossimo a Riva del Garda (TN) nel giorno che precede l&#8217;apertura del raduno nazionale di Rete Italia che coinvolge laici e cattolici del Popolo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;Chiesa e politica oggi: spunti per un giudizio&#8221; è il titolo della Lectio Magistralis che il card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, è stato invitato a tenere venerdì 13 marzo prossimo a Riva del Garda (TN) nel giorno che precede l&#8217;apertura del raduno nazionale di Rete Italia che coinvolge laici e cattolici del Popolo della Libertà.<span id="more-167"></span><br />
Il Patriarca di Venezia, in particolare, svilupperà la sua riflessione a partire dall&#8217;invito contenuto in un passaggio dell&#8217;omelia che Papa Benedetto XVI pronunciò a Cagliari durante la Visita Pastorale dello scorso settembre: &#8220;Il mondo del lavoro, dell&#8217;economia, della politica &#8211; osservò il Papa rivolgendosi a tutti i fedeli &#8211; necessita di una nuova generazione di laici cristiani impegnati, capaci di cercare con competenza e rigore morale soluzioni di sviluppo sostenibile&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Sullo stesso tema, lo stile e il senso della presenza dei cristiani nella politica, il card. Angelo Scola interverrà anche il prossimo 24 aprile a Vicenza, a una giornata di studio sull&#8217;impegno dei cattolici nella politica promosso dalla Consulta UDC del mondo cattolico e realtà ecclesiali.</p>
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