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	<title>Angelo Scola &#187; oasis</title>
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		<title>Fede e culture, il Patriarca sulla teologia nel terzo millennio</title>
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		<pubDate>Wed, 14 Jul 2010 07:48:56 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010 di Angelo Scola, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/4725020746/"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1351/4725020746_c496f4d05c.jpg" alt="Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">FEDE E CULTURE &#8211; Qui di seguito è possibile trovare un&#8217;intervista al Patriarca condotta da Giacomo Galeazzi (La Stampa) e pubblicata su &#8220;Communio&#8221;, la rivista internazionale di teologia e cultura fondata nel 1972 da Hans Urs Von Balthasar:</p>
<p style="text-align: justify;"><em>Otto secoli fa lo storico incontro tra il Poverello e il Sultano Al-Kamil rivoluzionò i rapporti tra cristianesimo e Islam. Oggi a Venezia la fondazione “Oasis” tiene vivo lo spirito del dialogo interreligioso e ha recentemente ospitato l’incontro internazionale della rivista “Communio”: il cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, ha accettato di raccontarci come nasce questo ponte tra culture.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quanto è vivo oggi il nesso tra teologia ed esperienza nella Chiesa del terzo millennio globalizzato?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">“Communio” non è una rivista accademica, ma parte dal primato dell’esperienza e cerca di offrire ragioni convincenti per vivere la fede. Questa mi pare la strada con cui affrontare anche lo scenario radicalmente mutato del Terzo millennio: per proporre un’esperienza significativa ci vuole un soggetto che si “pone” in atteggiamento di condivisione delle esigenze proprie dell’humanum, cioè di tutto ciò che interroga una civiltà.<span id="more-3888"></span></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Come è cambiata in quattro decenni la presenza culturale della Chiesa in Italia?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’angolo di visuale che animò i fondatori era proprio quello di illustrare nel concreto della vita degli uomini e delle donne l’inscindibile nesso tra fede e culture. Questa scelta per sua natura deve accompagnare la realtà e quindi cogliere le mutazioni che si producono in una società. Per venire alla Chiesa italiana pare a me che il suo sguardo culturale sia teso a cogliere i grandi cambiamenti in atto. Solo per fare un esempio citerei l’importante evento su Dio che si è svolto lo scorso dicembre a Roma e che ha coinvolto direttamente e indirettamente migliaia di persone. Ha mostrato che anche oggi Dio c’entra.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Lei, Eminenza, ha costruito a Venezia un laboratorio per il rapporto con l’islam. A che punto è il lavoro della Fondazione Oasis?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza di Oasis è piccola ma significativa. Essa si è concentrata, almeno per il momento, sul primo passo necessario per ogni dialogo, quello della conoscenza reciproca. Oltre all’approfondirsi della comunione tra i cristiani, sono nate esperienze di fraternità con talune realtà musulmane soprattutto in Giordania, in Kosovo, in Indonesia. Voglio precisare che si tratta di realtà islamiche popolari e non, soprattutto, di intellettuali.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Oggi quale ruolo possono avere i cattolici da “minoranze creative” nella vita pubblica?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il tema della “minoranza creativa” avrebbe bisogno di molte precisazioni, mi limito a dire che i cristiani anche oggi hanno ragioni solide per mostrare agli uomini e alle donne la bellezza e la “convenienza” della sequela di Cristo. Relazioni buone e pratiche virtuose che si possono vivere in comunità cristiane veramente aperte, fatte le debite distinzioni, possono costituire una proposta significativa per la vita buona in una società plurale. Una proposta che, con decisa umiltà, cerca il confronto con tutti i soggetti che in essa operano.</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;educazione come antidoto alla violenza e al fondamentalismo&#8221;. Il Patriarca al Comitato Scientifico di Oasis</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Jun 2010 08:00:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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L&#8217;EDUCAZIONE COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA E AL FONDAMENTALISMO &#8211; Vengono pubblicati qui di seguito ampi stralci della relazione pronunciata nella mattinata  di lunedì 21 dal Patriarca al convegno del Comitato Scientifico di Oasis a Beirut sul tema «L&#8217;educazione come paideia: una proposta per il nostro tempo» e proposti dall&#8217;Osservatore Romano:
Angelo Scola
L&#8217;educazione, in prima approssimazione, è [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010 di Angelo Scola, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/4720861253/"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1163/4720861253_e268be5a95.jpg" alt="Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;EDUCAZIONE COME ANTIDOTO ALLA VIOLENZA E AL FONDAMENTALISMO &#8211; Vengono pubblicati qui di seguito ampi stralci della relazione pronunciata nella mattinata  di lunedì 21 dal Patriarca al convegno del Comitato Scientifico di Oasis a Beirut sul tema «L&#8217;educazione come paideia: una proposta per il nostro tempo» e proposti dall&#8217;Osservatore Romano:</p>
<p style="text-align: right;"><em>Angelo Scola</em></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;educazione, in prima approssimazione, è quel processo fatto anzitutto di buone relazioni e di pratiche virtuose, di trasmissione (traditio) di un&#8217;interpretazione complessiva della realtà, offerto alla verifica della libertà dell&#8217;educando. Parlarne in Libano è poi un&#8217;opportunità straordinaria perché questo è un Paese che ha scelto di legare le proprie sorti al successo o al fallimento dell&#8217;impresa educativa. Qui l&#8217;educazione si rivela come il caso serio per eccellenza: dove riesce, assicura un «<em>essere-insieme</em>» — «<em>convivenza</em>» mi pare un termine riduttivo e logoro — che si è guadagnato l&#8217;ammirazione di tutto il mondo; ma quando fallisce, lascia il campo alle peggiori violenze.<span id="more-3748"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Eppure — non è il caso di nasconderselo — l&#8217;impresa educativa è in affanno un po&#8217; a tutte le latitudini. Lo è certamente in Occidente, dove ormai si parla apertamente di «<em>emergenza educativa</em>» e dove non di rado sembra smarrita l&#8217;idea stessa di educazione, ma lo è anche nel resto del globo. Come scrive con lucida critica l&#8217;intellettuale algerino Mustapha Cherif, già ministro dell&#8217;Insegnamento superiore e della Ricerca scientifica, «<em>nel mondo musulmano la società è presa tra due fuochi: quello degli ignoranti che censurano la società e la livellano verso il basso e quello dei gruppi che praticano un mimetismo ispirato a un modernismo immorale</em>». In molte società post-coloniali il sistema delle scuole statali e non-statali non riesce ancora ad assicurare un&#8217;istruzione di massa di qualità. Eppure — scrive ancora Cherif — «<em>nella difesa della propria sovranità un Paese dipende dalla capacità di produrre e assimilare conoscenze</em>». In molti casi è la questione linguistica che diventa specchio del difficile rapporto con la modernità. Che cosa significa per uno studente ricevere la formazione umanistica e religiosa nella propria lingua nazionale e quella scientifica in inglese o francese? Non si insinuerà l&#8217;idea che le due aree del sapere siano incomunicabili, aprendo la strada ad atteggiamenti schizofrenici che facili concordismi tra scienza e fede non possono sperare di guarire?</p>
<p style="text-align: justify;">Per educare occorre un&#8217;idea di uomo e soprattutto una pratica dell&#8217;humanum. Non un&#8217;idea astratta quindi, ma quella inevitabilmente legata all&#8217;esperienza integrale ed elementare di ogni singolo. Redemptor hominis afferma con convinzione: «<em>Non si tratta dell&#8217;uomo astratto, ma reale, dell&#8217;uomo concreto, storico</em>». Purtroppo però l&#8217;idea di uomo implicita in buona parte della prassi educativa corrente, certamente in Occidente, ma anche a livello globale, per quanto concerne almeno la formazione delle élites transnazionali, è sempre più quella di un soggetto scisso: da un lato starebbe l&#8217;oggettivismo razionale e, dall&#8217;altro, come complementare, il soggettivismo emotivo. Solo la prima sfera sarebbe di pertinenza dell&#8217;educazione, che consisterebbe pertanto in una corretta trasmissione di informazioni, tecniche, abilità e competenze. Educazione in questa prospettiva diventerebbe dunque sinonimo di addestramento all&#8217;uso di una ragione per giunta ridotta alla sua componente strumentale. Fuori dal campo della ragione, e in ultima analisi dell&#8217;educazione, giacerebbe invece il mondo degli affetti, esclusivo dominio di un soggetto che si costruisce e si inventa in un&#8217;autonomia tendenzialmente autoreferenziale e pericolosamente fragile. Inoltre, si deve almeno accennare al fatto che questa concezione dualista dell&#8217;umano sta sempre più cedendo il passo a un positivismo assoluto. Quello che, soprattutto in forza delle strabilianti scoperte delle neuroscienze e delle bioconvergenze, riconduce tutte le espressioni della sfera emotiva, affettiva e morale a pure attività cerebrali che in prospettiva potrebbero, secondo taluni, diventare addirittura artificiali. Siamo così confrontati a una concezione di ragione limitata alla sfera empirico-strumentale, che non tiene conto delle articolate modalità in cui si esercita il logos umano e che devono stare alla base di un&#8217;idea adeguata di educazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono solito riferirmi ad essa utilizzando il termine classico di paideia, reso celebre dagli studi di Werner Jaeger, ma qui ripreso in un senso largo suggerito da Maritain. La nozione di paideia ha, per il nostro incontro di cristiani e musulmani, il grande vantaggio di rinviarci a una delle due tradizioni che, in modalità diverse, condividiamo: l&#8217;eredità classica e più propriamente tardo-antica, nella quale cioè inizia a prendere corpo il confronto tra pensiero ellenico e messaggio biblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Si potrebbero illustrare agevolmente le ricchezze che questa visione della paideia racchiude rispetto a un&#8217;educazione ridotta a mero addestramento, chiusa, a causa di un&#8217;acritica riduzione dell&#8217;ampio spettro della ragione, a quella domanda sulle cose ultime che, secondo la celebre espressione di Comte, non si sarebbe dovuto più porre.</p>
<p style="text-align: justify;">Di forte interesse sarebbe l&#8217;indagare che cosa significhi, per cristiani e musulmani, la convinzione che non solo la realtà si dà al soggetto che la ospita, ma è essa stessa data — o, per usare il termine teologicamente più preciso, creata — e rimanda perciò oltre se stessa a un Primo Donatore.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma, l&#8217;enfasi sulla capacità da parte del soggetto di ospitare il reale intelligibile rappresenta soltanto una dimensione della paideia. L&#8217;altra, altrettanto importante, è il suo chiamare in causa la libertà, anzi le libertà, di educatore e di educando sempre inserite in una trama di relazioni sociali. E qui è appropriato parlare di rischio educativo. Infatti, l&#8217;introduzione a un&#8217;ipotesi esistenziale unitaria circa il reale non avviene senza un duplice rischio. Rischio prima di tutto dell&#8217;educando, che non può chiamare «sua» alcuna verità se non la fa propria con la sua libertà, come ha visto genialmente Goethe: «<em>Ciò che hai ereditato dai tuoi padri, fallo tuo, per poterlo possedere</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">D&#8217;altro canto anche l&#8217;educatore non può esimersi da un&#8217;auto-esposizione. Non educa colui che dice «<em>fai così</em>» ma colui che così invita: «<em>Fai con me così</em>». Egli, infatti, comunica ciò che più gli sta a cuore e così facendo si mette in un certo senso a nudo. L&#8217;educazione — insegna da sempre la Chiesa — è una forma di carità, un atto di amore nel quale l&#8217;educatore offre tutto se stesso nella testimonianza di quella verità che egli già vive come adeguata chiave interpretativa del reale.</p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;educazione è pertanto in ultima analisi «<em>generazione</em>» e rappresenta, in tutte le culture, un&#8217;esperienza di paternità e di figliolanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Per noi cristiani essa ha la sua radice nelle relazioni intratrinitarie, relazioni che assumono il volto della singolare esperienza del rapporto di Gesù con il Padre e con lo Spirito.</p>
<p style="text-align: justify;">Riflettendo su questo «<em>incontro di libertà</em>» che costituisce la seconda dimensione della paideia, occorre riconoscere con molto realismo che non sempre le religioni, soprattutto quando hanno assunto o si sono viste imporre la funzione di collante sociale, hanno saputo mantenersi al riparo dalla tentazione di immaginarsi portatrici di una verità «<em>talmente evidente</em>» da rendere del tutto estrinseco e quindi superfluo l&#8217;assenso da parte della libertà dell&#8217;interlocutore. Così oggi succede che mentre si diffonde, almeno a livello delle élites transnazionali, la tendenza a celebrare una libertà svincolata da ogni riferimento veritativo alla «<em>verità-bene</em>», si manifesti, per reazione uguale e contraria, la spinta ad affermare una verità che non domanderebbe il coinvolgimento della libertà del soggetto per attestarsi come verità. La verità non sarebbe dono vitale ma solo insegnamento formale. È il fondamentalismo, una patologia dell&#8217;educazione grave quanto la rinuncia a riconoscere l&#8217;obiettiva «<em>pretesa</em>» della verità. Essa può arrivare fino all&#8217;uso della violenza, nella quale lo spirito di parte lacera la comunità distruggendo il «<em>bene politico dell&#8217;essere insieme</em>»: quel bene sociale pratico sul quale il Libano ha scelto di scommettere la sua stessa esistenza come nazione.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ripete di frequente, e non senza ragione, che il migliore antidoto al fondamentalismo e alla violenza è l&#8217;educazione. Occorre però aggiungere: non qualsiasi educazione, ma un&#8217;educazione che sappia tenere insieme verità e libertà. E quest&#8217;ultima nella sua dimensione personale e in quella comunitaria — comprendendo dunque la libertà d&#8217;espressione e di critica, anche dolorosa, ove necessario e, quanto alla libertà religiosa, anche la conversione. Solo un&#8217;adeguata antropologia, fondata sull&#8217;«<em>io-in-relazione</em>» con Dio, con gli altri e con se stessi, permetterà quindi di evitare una deriva violenta, senza cedere a un insoddisfacente agnosticismo. È a questo livello che si giocherà la partita decisiva per le religioni.</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Un grande scrittore italiano del Novecento, Cesare Pavese, intitolò i suoi diari Il mestiere di vivere. Insegnare il mestiere di vivere, insegnare a essere uomo, liberamente capace di aderire alla verità, è il compito inesausto dell&#8217;educazione. Esso si ripresenta sempre nuovo a ogni generazione, perché, come afferma con acutezza Benedetto xvi nella Lettera alla Diocesi e alla Città di Roma sul compito urgente dell&#8217;educazione, «<em>a differenza di quanto avviene in campo tecnico o economico, dove i progressi di oggi possono sommarsi a quelli del passato, nell&#8217;ambito della formazione e della crescita morale delle persone non esiste una simile possibilità di accumulazione, perché la libertà dell&#8217;uomo è sempre nuova e quindi ciascuna persona e ciascuna generazione deve prendere di nuovo, e in proprio, le sue decisioni</em>».</p>
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		<title>&#8220;Educazione come paideia. Una proposta per il nostro tempo&#8221;. L&#8217;intervento di apertura del Comitato scientifico Oasis 2010</title>
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		<pubDate>Mon, 21 Jun 2010 07:48:38 +0000</pubDate>
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COMITATO SCIENTIFICO OASIS 2010 &#8211; Viene pubblicato qui di seguito un estratto dell’intervento di apertura del Comitato scientifico della Fondazione Internazionale Oasis pronunciato dal Patriarca e pubblicato dal quotidiano la Repubblica in data 19 giugno:

Beirut Libano, 21-22 giugno 2010
Angelo Scola
Raramente come in quest’ultimo anno, e direi soprattutto in quest’ultimo mese, abbiamo avuto il timore di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/4720861545/" title="Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010 di Angelo Scola, su Flickr"><img src="http://farm2.static.flickr.com/1208/4720861545_150663f51d.jpg" width="500" height="375" alt="Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010" /></a>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">COMITATO SCIENTIFICO OASIS 2010 &#8211; Viene pubblicato qui di seguito un estratto dell’intervento di apertura del Comitato scientifico della Fondazione Internazionale Oasis pronunciato dal Patriarca e pubblicato dal quotidiano la Repubblica in data 19 giugno:</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Beirut Libano, 21-22 giugno 2010</p>
<p style="text-align: right;"><em>Angelo Scola</em></p>
<p style="text-align: justify;">Raramente come in quest’ultimo anno, e direi soprattutto in quest’ultimo mese, abbiamo avuto il timore di essere giunti molto vicini a un punto di non-ritorno. Lo ha detto con forza il Santo Padre a Cipro, paventando per il Medio Oriente un «bagno di sangue ancora più grande» nel caso in cui non si concretizzi rapidamente «<em>uno sforzo internazionale urgente e concertato al fine di risolvere le tensioni che continuano [...], specie in Terra Santa»</em>1. Un eventuale conflitto avrebbe conseguenze disastrose, prima di tutto in termini di vite umane, ma anche per i suoi effetti destabilizzanti, ben oltre i confini degli Stati eventualmente coinvolti. <span id="more-3742"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Dinanzi a una sfida di tale portata, come pure di fronte alle enormi questioni che l’inedito mescolarsi di popoli solleva in ogni parte del mondo, qual è l’intuizione originaria da cui siamo partiti? In estrema sintesi, la necessità di dare vita ad un luogo di comunione. La Fondazione Oasis e i suoi vari strumenti (dalla rivista alla newsletter, agli eventi, alle pubblicazioni, al sito) esistono per questo. La parola comunione è diventata di uso assai comune. E, in quanto tale, rischia il logoramento. Tuttavia essa è la stoffa dell’esistenza cristiana, per questo la comunione tra di noi è l’imprescindibile compito che ancora ci sta davanti.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma per l’inarrestabile dinamica interna, propria dell’amore oggettivo, la <em>comunione</em> si apre a coinvolgere, a cerchi concentrici, in forza delle dovute distinzioni, tutti gli uomini, e per Oasis in modo speciale i musulmani. Ancora a Cipro Benedetto XVI li ha chiamati “<em>fratelli</em>”, soggiungendo, quasi a precisare che non si trattava per lui di un semplice modo di dire, «c<em>he sono fratelli nonostante la diversità</em>»2.</p>
<p style="text-align: justify;">La dinamica della communio cristiana, per la sua stessa logica interna, tende, nella misura in cui trova accoglienza, a dilatarsi anche ad extra. In che modo? Attraverso la testimonianza, intesa nel suo senso più pieno. Testimonianza quindi non solo come buon esempio, ma più propriamente come metodo e comunicazione della verità. A questo proposito Mons. Luigi Padovese ci ha lasciato, appena qualche mese fa a Venezia, una testimonianza particolare. Disse tra l’altro: «<em>Se accettassimo come cristiani di non comparire, restando una presenza insignificante nel tessuto del paese, non ci sarebbero difficoltà, ma stiamo rendendoci conto che, come sta avvenendo in Palestina, in Libano e soprattutto in Iraq, è una strada senza ritorno che non fa giustizia alla storia cristiana di questi paesi nei quali il cristianesimo è nato e fiorito, e che non farebbe giustizia alle migliaia di martiri che in queste terre ci hanno lasciato in eredità la testimonianza del loro sangue»</em> (11 ottobre 2009).</p>
<p style="text-align: justify;">Ma la questione dell’autentica testimonianza mette in campo un altro fondamentale: l’educazione.</p>
<p style="text-align: justify;">L’educazione, in prima approssimazione, è proprio quel processo fatto anzitutto di buone relazioni e di pratiche virtuose, di trasmissione (traditio) di un’interpretazione complessiva della realtà, offerto alla verifica della libertà dell’educando.</p>
<p style="text-align: justify;">Eppure l’impresa educativa è in affanno un po’ a tutte le latitudini. Lo è certamente in Occidente, dove ormai si parla apertamente di “<em>emergenza educativa</em>” e dove non di rado sembra smarrita l’idea stessa di educazione, ma lo è anche nel resto del globo.</p>
<p style="text-align: justify;">Per educare occorre un’idea di uomo e soprattutto una pratica dell’<em>humanum</em>. Non un’idea astratta quindi, ma quella inevitabilmente legata all’esperienza integrale ed elementare di ogni singolo. Redemptor hominis afferma con convinzione: «<em>Non si tratta dell’uomo astratto, ma reale, dell’uomo concreto, storico</em>»3. Purtroppo però l’idea di uomo implicita in buona parte della prassi educativa corrente, certamente in Occidente, ma anche a livello globale, è sempre più quella di un soggetto scisso: da un lato starebbe l’oggettivismo razionale e, dall’altro, come complementare, il soggettivismo emotivo. Solo la prima sfera sarebbe di pertinenza dell’educazione, che consisterebbe pertanto in una corretta trasmissione di informazioni, tecniche, abilità e competenze. Educazione in questa prospettiva diventerebbe dunque sinonimo di addestramento all’uso di una ragione per giunta ridotta alla sua componente strumentale. Fuori dal campo della ragione, ed in ultima analisi dell’educazione, giacerebbe invece il mondo degli affetti, esclusivo dominio di un soggetto che si costruisce e si inventa in un’autonomia tendenzialmente autoreferenziale e pericolosamente fragile. Inoltre, si deve almeno accennare al fatto che questa concezione dualista dell’umano sta sempre più cedendo il passo a un positivismo assoluto. Quello che, soprattutto in forza delle strabilianti scoperte delle neuroscienze e delle bioconvergenze, riconduce tutte le espressioni della sfera emotiva, affettiva e morale a pure attività cerebrali che in prospettiva potrebbero, secondo taluni, diventare addirittura artificiali. Siamo così di fronte a una concezione di ragione limitata alla sfera empirico strumentale, che non tiene conto delle articolate modalità in cui si esercita il logos umano4 e che devono stare alla base di un’idea adeguata di educazione nel senso di “<em>paideia</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">La nozione di <em>paideia</em> ha, per il nostro incontro odierno di cristiani e musulmani, il grande vantaggio di rinviarci a una delle due tradizioni che, in modalità diverse, condividiamo: l’eredità classica e più propriamente tardo-antica, nella quale cioè inizia a prendere corpo il confronto tra pensiero ellenico e messaggio biblico.</p>
<p style="text-align: justify;">Tuttavia, per venire ai nostri tempi e mettendo a frutto le ineludibili acquisizioni del pensiero moderno e contemporaneo circa la struttura originaria, possiamo affermare che sempre ed in ogni caso «<em>Qualcosa si dà a qualcuno</em>». Questa formulazione non fa che ridurre all’osso la convinzione classica circa l’intelligibilità del reale e la capacità dell’uomo di ospitarlo.</p>
<p style="text-align: justify;">Se le cose stanno così, compito dell’educatore sarà quello di introdurre l’educando a un’esperienza integrale della realtà. Egli lo guiderà a decifrarne il significato, poiché nel suo offrirsi alla mia libertà la realtà mostra di possedere già una sua unità e pertanto un logos, da scoprire5.</p>
<p style="text-align: justify;">L’enfasi sulla capacità da parte del soggetto di ospitare il reale intelligibile rappresenta soltanto una dimensione della paideia. L’altra, altrettanto importante, è il suo chiamare in causa la libertà, anzi le libertà, di educatore e di educando sempre inserite in una trama di relazioni sociali. E qui è appropriato parlare di rischio educativo6. Infatti l’introduzione a un’ipotesi esistenziale unitaria circa il reale non avviene senza un duplice rischio. Rischio prima di tutto dell’educando, che non può chiamare “sua” alcuna verità se non la fa propria con la sua libertà, come ha visto genialmente Goethe: «C<em>iò che hai ereditato dai tuoi padri, fallo tuo, per poterlo possedere</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">D’altro canto anche l’educatore non può esimersi da un’auto-esposizione. Non educa colui che dice “f<em>ai così</em>” ma colui che così invita: “<em>fai con me così</em>”. L’educazione è una forma di carità, un atto di amore nel quale l’educatore offre tutto se stesso nella testimonianza di quella verità che egli già vive come adeguata chiave interpretativa del reale.</p>
<p style="text-align: justify;">L’educazione è pertanto in ultima analisi <em>generazione</em>, un’esperienza di paternità e di figliolanza.</p>
<p style="text-align: justify;">Si ripete di frequente, e non senza ragione, che il migliore antidoto al fondamentalismo e alla violenza è l’educazione. Occorre però aggiungere: non qualsiasi educazione, ma un’educazione che sappia tenere insieme verità e libertà. E quest’ultima nella sua dimensione personale e in quella comunitaria. Solo un’adeguata antropologia, fondata sull’i<em>o-in-relazione</em> con Dio, con gli altri e con se stessi, permetterà quindi di evitare una deriva violenta, senza cedere a un insoddisfacente agnosticismo.</p>
<p style="text-align: justify;">È a questo livello, a mio avviso, che si giocherà la partita decisiva per le religioni.</p>
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		<title>I testi di Benedetto XVI in arabo, la prefazione del Patriarca</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 07:19:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I TESTI DI BENEDETTO XVI IN ARABO &#8211; L&#8217; Osservatore Romano in data 19 giugno ha anticipato la prefazione del patriarca per la traduzione in arabo dei testi di Benedetto XVI su san Paolo nel volume, appena pubblicato in Libano, Bûlus ar-Rasûl («L&#8217;apostolo Paolo», Jounieh — Venezia, Librairie Pauliste — Marcianum Press, 2010, pagine 142, dollari 4). Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://angeloscola.it/files/2010/06/SPECIALE_TERRA_SANTA_F_0805_-_Medioriente_pace1.jpg" rel="lightbox[3730]"><img class="alignleft size-full wp-image-3740" title="Papa medioriente" src="http://angeloscola.it/files/2010/06/SPECIALE_TERRA_SANTA_F_0805_-_Medioriente_pace1.jpg" alt="" width="273" height="247" /></a>I TESTI DI BENEDETTO XVI IN ARABO &#8211; L&#8217; Osservatore Romano in data 19 giugno ha anticipato la prefazione del patriarca per la traduzione in arabo dei testi di Benedetto XVI su san Paolo nel volume, appena pubblicato in Libano, Bûlus ar-Rasûl («<em>L&#8217;apostolo Paolo</em>», Jounieh — Venezia, Librairie Pauliste — <a href="http://www.marcianum.it/marcianum/" target="_blank">Marcianum Press</a>, 2010, pagine 142, dollari 4). Il testo, pubblicato anche sulla newsletter (<a href="http://www.oasiscenter.eu/" target="_blank">www.oasiscenter.eu</a>) della Fondazione Oasis, viene proposto qui di seguito:</p>
<p style="text-align: right;"><em>Angelo Scola</em></p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto xvi è un grande teologo. E proprio perché grande, è capace di presentare con semplicità le verità di fede, anche le più ardue. Egli prende per mano i fedeli e li porta ad alzare lo sguardo, per arrivare a comprendere «<em>l&#8217;ampiezza, la lunghezza, l&#8217;altezza e la profondità</em>» (Efesini, 3, 18) del mistero di Cristo. Le catechesi su san Paolo ne sono un esempio eloquente. Nate durante l&#8217;Anno paolino, portano il marchio inconfondibile del Pontefice, che in venti brevi testi ha saputo riassumere i principali aspetti della straordinaria vicenda personale ed ecclesiale dell&#8217;Apostolo delle genti. Mai disgiunto da una preoccupazione pastorale, il discorso di Benedetto xvi segue un ordinamento tendenzialmente cronologico. Al centro, del volume come della vita, si trova l&#8217;incontro con il Crocifisso risorto, autentico cuore della riflessione paolina.<span id="more-3730"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È dunque un onore per la Fondazione Internazionale Oasis pubblicare, grazie al sostegno di Kirche in Not, la traduzione araba di queste catechesi presso la casa editrice dei padri paolisti. E mentre ci auguriamo che questo libro possa inaugurare una serie di traduzioni che offrano al pubblico arabo tutti gli straordinari ritratti dei Padri della Chiesa e degli scrittori ecclesiastici che da qualche anno Benedetto xvi va delineando, cogliamo l&#8217;occasione per rivolgere una parola alle principali categorie di lettori che immaginiamo si troveranno in mano questo volume.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo pensiamo naturalmente ai cattolici dei diversi riti, che mostrano in Medio Oriente una vitalità ben superiore al loro numero. Conoscere e approfondire l&#8217;insegnamento del Papa è certamente il miglior modo per rinsaldare il dono più grande che il Signore ha lasciato ai suoi discepoli: quella communio che unisce uomini di diversi popoli e culture, giungendo a farne, secondo l&#8217;ardita espressione di Paolo vi, «un&#8217;entità etnica sui generis». Siamo tuttavia certi che il volume troverà buona accoglienza anche presso i fratelli cristiani delle altre Chiese e comunità ecclesiali, spesso di antichissima tradizione, talora nate proprio nel solco della predicazione di Paolo. Andare alle radici della comune fede ripercorrendo insieme le principali tappe della vita di questo campione del Vangelo sarà l&#8217;occasione per riscoprire la nostra comune eredità cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo, ci auguriamo che il libro possa trovare diffusione anche nel mondo islamico. È noto come diversi pensatori e teologi musulmani, già prima dell&#8217;avvento della moderna critica ottocentesca, abbiano espresso forti dubbi in merito all&#8217;attendibilità degli scritti paolini, accusando l&#8217;Apostolo di aver alterato l&#8217;originario messaggio cristiano. A questa tesi il Papa dedica alcune pagine, evidenziando quali sono da un punto di vista cristiano gli elementi che dimostrano la completa continuità tra l&#8217;annuncio paolino e la missione del Crocifisso risorto.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente a tutti che una delle necessità più urgenti del nostro tempo è una migliore conoscenza reciproca tra i fedeli delle diverse religioni. Diventa perciò fondamentale che cristiani e musulmani possano conoscere la visione che l&#8217;altro ha di sé e della propria fede, senza ridurla preventivamente entro le proprie categorie. È questo del resto l&#8217;esempio che ci offrono alcuni dei più alti esponenti della civiltà arabo-islamica, come lo scienziato al-Bîrûnî che, senza rinunciare alla propria fede musulmana, diede un resoconto della civiltà indiana talmente accurato da conservare valore documentario fino a oggi. Il lettore non cristiano sia dunque certo di trovare in questo libro una presentazione autorevole di chi è san Paolo e di che ruolo egli ha all&#8217;interno del cristianesimo. Conoscere il punto di vista che più di un miliardo di fedeli hanno maturato intorno a questa figura eccezionale ha un interesse culturale innegabile. Che poi questo punto di vista sia anche ben fondato, potrà verificarlo ciascuno dei lettori nel confronto oggettivo con i dati storici a disposizione.</p>
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		<title>Comitato Scientifico Internazionale Oasis 2010. &#8220;L’educazione fra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 17 Jun 2010 14:13:16 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[COMITATO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE OASIS (www.oasiscenter.eu) &#8211; Mai come quest’anno il Comitato di Oasis riunito a Beirut, dopo la morte di mons. Luigi Padovese e pochi mesi prima del Sinodo sul Medio Oriente, reagisce alla domanda di urgente attenzione per la vita dei cristiani dei Paesi a maggioranza musulmana. Una settantina tra ricercatori, professori, vescovi cattolici [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">COMITATO SCIENTIFICO INTERNAZIONALE OASIS (<a href="http://www.oasiscenter.eu/">www.oasiscenter.eu</a>) &#8211; Mai come quest’anno il Comitato di Oasis riunito a Beirut, dopo la morte di mons. Luigi Padovese e pochi mesi prima del Sinodo sul Medio Oriente, reagisce alla domanda di urgente attenzione per la vita dei cristiani dei Paesi a maggioranza musulmana. Una settantina tra ricercatori, professori, vescovi cattolici ed esponenti musulmani di tutto il mondo, provocati dall’attualità, condivideranno esperienze e ricerche sul tema “L’educazione fra fede e cultura”. </p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L’incontro annuale del Comitato Scientifico della Fondazione Oasis</strong>, creata nel 2004 dal cardinale Angelo Scola, Patriarca di Venezia, e presente in tutto il mondo grazie a una rete internazionale di rapporti, <strong>si terrà a Beirut il 21 giugno pv sul tema “L’educazione fra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo”.<span id="more-3715"></span></strong></p>
<p style="text-align: justify;">Tale tema si presenta come uno sviluppo naturale del percorso compiuto negli incontri internazionali precedenti di Oasis: “Interpretare le tradizioni all’epoca del meticciato”, Venezia 2009; “Libertà religiosa, una risorsa per ogni società”, Amman 2008; “Il meticciato di civiltà e culture”, Venezia 2007; “Diritti fondamentali e democrazie”, Cairo 2006; “Unità e diversità”, Venezia 2005.</p>
<p style="text-align: justify;">La Fondazione Oasis, che promuove la reciproca conoscenza tra cristiani e musulmani, opera grazie a strumenti diversi: una rivista semestrale plurilingue, una newsletter mensile, una collana di libri, un sito internet…</p>
<p style="text-align: justify;">L’incontro inizierà alle ore 9.30 con il saluto di benvenuto del Dr. Martino Diez, Direttore di Ricerca della Fondazione Oasis e con un’allocuzione d’apertura di S.B. Em. il sig. Card. Nasrallah Sfeïr, Patriarca di Antiochia dei Maroniti.</p>
<p style="text-align: justify;">Interverranno in seguito:</p>
<p style="text-align: justify;">S.Em. il sig. Card. Angelo Scola, <em>L’educazione come paideia: una proposta per il nostro tempo</em></p>
<p style="text-align: justify;">S.E. il Ministro Tareq Mitri, <em>Le sfide dell’educazione e del dialogo interreligioso</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. Robert W. Hefner, <em>Le madrase alla prova della modernità</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. Sheykh Ridwan al-Sayyed, <em>La formazione degli ulema: continuità e riforma</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. Sheykh Hani Fahs, <em>Sapere, saggezza ed educazione in una prospettiva sciita</em></p>
<p style="text-align: justify;">S.Em. il sig. Card. Jean-Louis Tauran, <em>Cristiani e musulmani di fronte alla sfida educativa</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. Hicham Nashabe, <em>Le istituzioni educative sunnite in Libano: il caso Makassed</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. Antoine Messarra, <em>Educazione fra comunitarismo e costruzione dell’identità nazionale</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. P. Selim Daccache sj, <em>Il sistema educativo libanese</em></p>
<p style="text-align: justify;">Rev. P. Marwan Tabet ml, <em>Le scuole cattoliche in Medio Oriente</em></p>
<p style="text-align: justify;">Prof. Mohammed Samaha, <em>Le istituzioni educative sciite in Libano</em></p>
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		<title>Incontro tra cristiani e musulmani. L&#8217;intervista al Patriarca di &#8220;Le Monde&#8221;</title>
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		<pubDate>Sat, 05 Jun 2010 12:26:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[INCONTRO TRA CRISTIANI E MUSULMANI &#8211; In occasione del viaggio del Papa a Cipro e pochi giorni prima del Comitato Scientifico 2010 (L’educazione fra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo) promosso da Oasis (www.oasiscenter.eu) che si terrà a Beirut in Libano, il Patriarca è stato intervistato dal quotidiano francese &#8220;Le Monde&#8221;.
Per leggere [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">INCONTRO TRA CRISTIANI E MUSULMANI &#8211; In occasione del viaggio del Papa a Cipro e pochi giorni prima del Comitato Scientifico 2010 (L’educazione fra fede e cultura. Esperienze cristiane e musulmane in dialogo) promosso da Oasis (<a href="http://www.oasiscenter.eu/" target="_blank">www.oasiscenter.eu</a>) che si terrà a Beirut in Libano, il Patriarca è stato intervistato dal quotidiano francese &#8220;Le Monde&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Per leggere l&#8217;intervista cliccare <a href="http://www.lemonde.fr/europe/article/2010/06/04/les-musulmans-doivent-tirer-profit-de-l-experience-des-chretiens_1368032_3214.html" target="_blank">qui</a>.</p>
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		<title>La tradizione nelle socità plurali: un reportage di Telechiara dedicato ai lavori di Oasis</title>
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		<pubDate>Wed, 22 Jul 2009 08:43:00 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Giovedì 23 Luglio alle ore 16.00 Telechiara trasmette un reportage interamente dedicato ai lavori della Fondazione Oasis e ai due giorni del Comitato Scientifico Internazionale che  il 22 e il 23 Giugno si è riunito nell&#8217;isola di San Giorgio a Venezia.
Qui è possibile visualizzare il reportage curato da Cristina Pagnin
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Giovedì 23 Luglio alle ore 16.00 Telechiara trasmette un reportage interamente dedicato ai lavori della Fondazione Oasis e ai due giorni del Comitato Scientifico Internazionale che  il 22 e il 23 Giugno si è riunito nell&#8217;isola di San Giorgio a Venezia.</p>
<p><a href="http://telechiara.net/blog/2009/07/21/oasis-le-sfide-dei-cristiani-e-dei-musulmani-nellera-del-meticciato-di-civilta/" target="_blank">Qui è possibile visualizzare il reportage curato da Cristina Pagnin</a></p>
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		<title>L&#8217;occidente ha paura dell&#8217;Islam? L&#8217;intervista di Famiglia Cristiana al Patriarca</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Jul 2009 13:42:20 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[E&#8217; disponibile l&#8217;intervista che Alberto Laggia ha realizzato per Famiglia Cristiana del 5 Luglio al cardinale Scola in occasione del Comitato Scientifico Internazionale della Fondazione Oasis.
&#8220;Che l&#8217;Islam faccia paura è un dato di fatto. Un timore che nasce dalla non conoscenza dell&#8217;altro, dall&#8217;ignoranza del contenuto della religione altrui. Ma se c&#8217;è un modo per superare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; disponibile l&#8217;intervista che Alberto Laggia ha realizzato per <a href="http://www.famigliacristiana.it" target="_blank">Famiglia Cristiana</a> del 5 Luglio al cardinale Scola in occasione del Comitato Scientifico Internazionale della <a href="http://www.oasiscenter.eu" target="_blank">Fondazione Oasis</a>.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Che l&#8217;Islam faccia paura è un dato di fatto. Un timore che nasce dalla non conoscenza dell&#8217;altro, dall&#8217;ignoranza del contenuto della religione altrui. Ma se c&#8217;è un modo per superare la paura dell&#8217;islam, questo si chiama dialogo». Sono parole del presidente del Pontificio consiglio per il dialogo interreligioso, cardinale Jean-Louis Tauran. E l&#8217;occasione è stata un contesto davvero speciale di dialogo: l&#8217;incontro annuale, svoltosi a Venezia il 22 e 23 giugno scorsi, del Comitato scientifico internazionale della Fondazione Oasis. L&#8217;organismo, voluto dal patriarca di Venezia, cardinale Angelo Scola, quest&#8217;anno ha messo attorno a un tavolo una settantina tra studiosi e rappresentanti delle Chiese cristiane sparse nel mondo, ma anche esponenti e intellettuali musulmani, per confrontarsi sul ruolo della &#8220;tradizione&#8221; nella fede cattolica e islamica. <span id="more-1173"></span>«Lo scopo di Oasis», spiega il cardinale Scola, «è creare una rete di rapporti tra cristiani di Oriente e d&#8217;Occidente, aperti alla realtà musulmana, per conoscerla, ben consapevoli che la dimensione interreligiosa è intrinseca alla fede. L&#8217;oggetto del nostro lavoro, però, non è direttamente il dialogo interreligioso, ma la lettura del processo di &#8220;meticciato di civiltà&#8221;. Vogliamo imparare dalle comunità cristiane che vivono in Paesi a maggioranza musulmana e che si confrontano da secoli con l&#8217;Islam».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa si intende con l&#8217;espressione &#8220;meticciato di civiltà&#8221;?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Quando parlo di meticciato non intendo un progetto politico da perseguire, ma un processo storico in atto, che è sotto gli occhi di tutti; una congiuntura da orientare. Dico questo perché il termine rischia di scandalizzare qualcuno, evocando tra l&#8217;altro fenomeni equivoci come quello del sincretismo. Per me è un orizzonte esplicativo di una grande mutazione sociale in atto, che provoca il cristiano ad andare fino in fondo alla verità della propria esperienza. Accettare tale processo significa accettare la storia; senza rinunciare al proprio volto, alla propria identità, ma lasciandosi provocare a darsi e dare le ragioni del nostro essere cristiani».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>L&#8217;attività di Oasis non rischia di riproporre l&#8217;ennesimo dibattito teorico su come fermare l&#8217;islam?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Non si tratta di stabilire in astratto quale strategia attuare per contenere l&#8217;islam. Al contrario, ci dobbiamo interrogare su questioni concrete che oggi non sono più eludibili».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Quali, per esempio?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Quella del rapporto tra accoglienza e legalità. Che si debba accogliere lo straniero è fuori discussione; oltretutto sarebbe antistorico e privo di prospettive scegliere altrimenti. Il problema, casomai, è il come e il quanto. Ma ciò non può essere deciso a tavolino dalla politica, se non come estremo rimedio nel caso di grave emergenza. Questo rapporto dovrebbe essere costruito dalla società civile. Non è possibile, allora, che in nome della paura si cancelli quanto è parte essenziale della tradizione giudaica e cristiana circa l&#8217;ospitalità. Il meticciato, lungi dall&#8217;abolire la nostra tradizione, ci costringe, invece, a giocarla nel presente».</p>
<p style="text-align: justify;">- Mai come oggi, però, risulta vincente il richiamo a categorie come quella di sicurezza e di identità &#8220;contro&#8221;. E agitare la paura del diverso diventa un fattore determinante anche in contesti politici elettorali&#8230;</p>
<p style="text-align: justify;">«La paura dev&#8217;essere sempre considerata con attenzione, compresa, ma non strumentalizzata. Tra le ragioni della nostra paura c&#8217;è il fatto che noi occidentali ci siamo adagiati su una forma di benessere spesso superficiale, egotistico, rinunciando a &#8220;trafficare i talenti&#8221; che la tradizione cristiana ci ha messo a disposizione. Come diceva Eliot, ci siamo &#8220;impagliati&#8221;. Il meticciato ci provoca a ridiventare attori del nostro destino. E la categoria dell&#8217;identità entra in campo proprio a questo livello: non come qualcosa di statico da difendere, ma come libertà personale e comunitaria che non si stanca di cercare l&#8217;incontro con l&#8217;altro, che si mette in gioco anche pagando di persona».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Qui dobbiamo fare i conti con il nostro deficit di testimonianza&#8230;</strong></p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Sì. Lo si vede bene se analizziamo la questione educativa. Il rapporto fra la tradizione e l&#8217;oggi si gioca nella catena delle generazioni. E proprio qui sta il difetto dell&#8217;europeo contemporaneo: noi procreiamo poco, ma ancor più dimentichiamo che generare non significa solo procreare, ma prendersi cura delle nuove generazioni comunicando un &#8220;senso&#8221;, una direzione di vita, rispondendo all&#8217;ineludibile magna quaestio che ogni bambino rappresenta per il fatto stesso che viene al mondo, direbbe sant&#8217;Agostino. In questo ambito per noi occidentali è suonata da tempo la sveglia».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Tutto ciò comporta anche scelte concrete. Giusto?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Certo. Come sta educando la Chiesa? Che ne è della scuola e dell&#8217;università? E delle politiche sociali a sostegno della famiglia? Che ne è della solidarietà? Possiamo ancora tenere fuori del dibattito il fatto che un miliardo di persone nel mondo soffrono la fame? Ci si emoziona davanti alle immagini terribili che ci mostra la Tv, ma poi ci si mette il cuore in pace con i respingimenti».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>Cosa significa tutto questo per le comunità di credenti?</strong></p>
<p style="text-align: justify;">«Accettare la sfida del passaggio obbligato dalla &#8220;convenzione&#8221; alla &#8220;convinzione&#8221;. Una sfida che esige di riproporre in modo efficace alle nuove generazioni un&#8217;esperienza adeguata di comunità cristiana a cui un credente si senta di appartenere perché lì trova la vita. Un luogo del quale si possa dire: &#8220;vieni e vedi&#8221;. Comunità &#8220;segnavia&#8221; che testimonino che si può vivere secondo virtù e che, per esempio, la castità, la sobrietà di vita, la condivisione del pane rendono più bella la vita».</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>La tradizione va interpretata da soggetti vitali</title>
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		<pubDate>Wed, 01 Jul 2009 10:28:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interviste]]></category>
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		<category><![CDATA[cristianesimo]]></category>
		<category><![CDATA[cultura]]></category>
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		<category><![CDATA[oasis]]></category>
		<category><![CDATA[radio vaticana]]></category>
		<category><![CDATA[tradizione]]></category>

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		<description><![CDATA[&#8220;La tradizione non può essere né tradizionalismo, cioè la semplice  consegna di un pacchetto di idee  e costumi, né può dare origine ad una reazione  rivoluzionaria, che tenda a dire che dalla tradizione non viene nulla di buono; la Tradizione deve essere interpretata, ed è qui che entrano in campo la ragione, il ruolo della [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">&#8220;La tradizione non può essere né tradizionalismo, cioè la semplice  consegna di un pacchetto di idee  e costumi, né può dare origine ad una reazione  rivoluzionaria, che tenda a dire che dalla tradizione non viene nulla di buono; la Tradizione deve essere interpretata, ed è qui che entrano in campo la ragione, il ruolo della fede e della cultura&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Al termine dei lavori del Comitato Scientifico internazionale della <a href="http://www.oasiscenter.eu" target="_blank">Fondazione Oasis</a> il cardinale Angelo Scola è stato intervistato da  Radio Vaticana a partire dal tema scelto dal Comitato:  &#8220;Interpretare le tradizioni al tempo del meticciato&#8221;</p>
<p style="text-align: justify;">Ecco il video dell&#8217;intervista realizzata da Fabrizio Mastrofini.</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="youtube">
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		<title>Immagini e volti della rete di Oasis riunitasi a Venezia</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2009 10:38:52 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Dichiarazioni]]></category>
		<category><![CDATA[dialogo religioso]]></category>
		<category><![CDATA[jean-louis touran]]></category>
		<category><![CDATA[meticciato di civiltà e culture]]></category>
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		<description><![CDATA[Ecco una galleria fotografica che ripercorre i giorni del Comitato scientifico di Oasis, tenutosi presso la Fondazione Cini il 22-23 giugno scorsi a Venezia.

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			<content:encoded><![CDATA[<p>Ecco una galleria fotografica che ripercorre i giorni del Comitato scientifico di <a href="http://www.oasiscenetr.eu" target="_blank">Oasis, </a>tenutosi presso la Fondazione Cini il 22-23 giugno scorsi a Venezia.</p>
<p><object width="480" height="360" data="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" type="application/x-shockwave-flash"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157620130332057%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157620130332057%2F&amp;set_id=72157620130332057&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /></object></p>
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