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	<title>Angelo Scola &#187; libertà</title>
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		<title>La proposta cristiana: un confronto a tutto campo tra la Verità di Gesù e ogni implicazione della vita. Il Patriarca ricorda don Giussani</title>
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		<pubDate>Tue, 23 Feb 2010 08:38:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Si ripropone qui un articolo del card. Angelo Scola pubblicato da Il Sussudiario lunedì 22 febbraio in occasione del 5° anniversario della morte di mons Luigi Giussani.</p>
<p style="text-align: justify;">«Sono persuaso che a proposito del fatto religioso in genere, e del cristianesimo in particolare, tutti crediamo già di sapere. Invece non è impossibile, riaffrontandolo, approdare a qualche aspetto di conoscenza nuova». L’intento, del tutto positivo, di Luigi Giussani è stato sempre quello di mostrare la cum-venientia del fatto cristiano con quell’«insopprimibile senso religioso con cui la ricerca del destino dell’uomo coincide».<span id="more-2838"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Per riformulare la proposta cristiana egli ha esaminato i fattori che caratterizzano la vicenda culturale e sociale moderna e contemporanea.</p>
<p style="text-align: justify;">Mi sembra particolarmente illuminante in proposito rileggere oggi un rilievo di Giussani sulla situazione del cristianesimo in Italia all’inizio degli anni cinquanta: «Una situazione che vedeva i cristiani autoeliminarsi educatamente dalla vita pubblica, dalla cultura, dalle realtà popolari, fra gli incoraggianti applausi e il cordiale consenso delle forze politiche e culturali che miravano a sostituirli sulla scena del nostro paese». Quando il mondo cattolico sembrava ancora occupare in modo imponente la società, Giussani percepisce con lucidità l’ondata di secolarizzazione che si sta per abbattere sull’Italia cattolica, i cui effetti saranno visibili, macroscopicamente, a partire dal 1968.</p>
<p style="text-align: justify;">Da dove poteva nascere un simile, profetico giudizio? Dalla percezione che tale presenza massiccia non era che l’eredità inerziale di un passato: «Mi apparve allora chiaro che una tradizione, o in genere un’esperienza umana, non possono sfidare la storia, non possono sussistere nel fluire del tempo, se non nella misura in cui giungono ad esprimersi e a comunicarsi secondo modi che abbiano una dignità culturale».</p>
<p style="text-align: justify;">Ma questa dignità culturale è impossibile se non a partire dall’esperienza di un soggetto, personale e comunitario, ben identificato nei suoi tratti ideali ma inserito nella storia, che si proponga, con semplicità e senza complessi, all’uomo in forza delle sue ragioni intrinseche.</p>
<p style="text-align: justify;">Un simile soggetto non teme un confronto a tutto campo.</p>
<p style="text-align: justify;">In Giussani è lo stesso dinamismo che regge l’insorgere e lo svilupparsi dell’esperienza e del pensiero. Una conferma questa del fatto che l’esperienza, quando è autentica, contiene il suo logos, non lo riceve dall’esterno, e a sua volta il pensiero, quando è integrale, non può che “rendere” la realtà in quanto tale.</p>
<p style="text-align: justify;">In quest’ottica non sfugge come l’opera di Giussani superi di schianto ogni dicotomia ed ogni estrinsecismo nel considerare il rapporto tra ragione e fede, tra natura e soprannaturale, tra umano e cristiano.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono i due polmoni della riflessione di Giussani.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel suo appassionato insegnamento e nei suoi scritti, il sacerdote milanese non cessa di porre attenzione al frangente storico e culturale per comunicare un’esperienza/pensiero alla libertà del suo interlocutore. Una libertà che è sempre drammaticamente situata.</p>
<p style="text-align: justify;">Realtà (quindi storia e cultura) e conoscenza (perciò ragione e fede) fanno l’esperienza dell’uomo aperto alla verità e desideroso di comunicarla.</p>
<p style="text-align: justify;">La verità infatti non è veramente conosciuta fin tanto che non è comunicata.</p>
<p style="text-align: justify;">Non si capirebbe Giussani al di fuori di concetti chiave pensati secondo la sensibilità moderna, quali quelli di esperienza, di libertà, di verità come evento, di conoscenza come strutturalmente connessa all’affezione, di essere come dono, di “ soggetto” come implicato nel dono stesso dell’essere.</p>
<p style="text-align: justify;">Giussani era realista, di un realismo che afferma l’esistenza e la conoscibilità del fondamento veritativo del reale e che conduce a un confronto a tutto campo: «Se la persona di Cristo dà senso ad ogni persona e ad ogni cosa, non c’è nulla al mondo e nella nostra vita che possa vivere a sé, che possa evitare di essere legato invincibilmente a Lui. Quindi la vera dimensione culturale cristiana si attua nel confronto tra la verità della sua persona e la nostra vita in tutte le sue implicazioni».</p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">Dell’autore Angelo Scola sta per uscire la nuova edizione del libro Un pensiero sorgivo. Luigi Giussani, Edizioni Marietti 1820.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8216;Per costruire una società capace di diritto e di pace l&#8217;uomo non può rinunciare a Dio&#8217;. Il Patriarca nel carcere femminile della Giudecca</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Jan 2010 06:59:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Martedì 5 gennaio – vigilia dell’Epifania – si è rinnovato l&#8217;incontro sempre molto atteso tra il card. Scola e le detenute del carcere femminile veneziano della Giudecca.  Accolto da canti africani intonati dalle detenute nigeriane, il Patriarca ha celebrato la Messa e poi si è intrattenuto in un momento di scambio cordiale.

A tutte le detenute [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Martedì 5 gennaio – vigilia dell’Epifania – si è rinnovato l&#8217;incontro sempre molto atteso tra il card. Scola e le detenute del carcere femminile veneziano della Giudecca.  Accolto da canti africani intonati dalle detenute nigeriane, il Patriarca ha celebrato la Messa e poi si è intrattenuto in un momento di scambio cordiale.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623036191991%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623036191991%2F&amp;set_id=72157623036191991&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623036191991%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157623036191991%2F&amp;set_id=72157623036191991&amp;jump_to="></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">A tutte le detenute il Cardinale ha rivolto l&#8217;invito a non lasciarsi abbattere, perchè &#8220;non c&#8217;è nulla di negativo che non possa essere vinto&#8221; e proprio da quelle mura deve partire il monito verso la città e società intera affinchè il diritto e la giustizia così vilipesi tornino ad essere rispettati.</p>
<p style="text-align: justify;">La delicatezza femminile che traspare anche in una situazione così dura, ma anche  la necessità di richiamarsi a Dio per costruire una società più giusta nelle parole che il Patriarca ha rilasciato ai microfoni di Bluradio Veneto.</p>
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		<title>L&#8217;Onnipotente si fa bambino per divenire a noi familiare. Il Patriarca nel carcere maschile di Venezia</title>
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		<pubDate>Tue, 22 Dec 2009 13:32:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[Nella mattina di martedì 22 dicembre il card. Scola si è recato come ormai da tradizione nel carcere maschile veneziano di S. Maria Maggiore, dove, dopo aver celebrato la messa ha ascoltato alcune testimonianze dei detenuti e ha rivolto loro il suo augurio per il prossimo Natale.  In particolare il Patriarca ha sottolineato come, ogni anno, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella mattina di martedì 22 dicembre il card. Scola si è recato come ormai da tradizione nel carcere maschile veneziano di S. Maria Maggiore, dove, dopo aver celebrato la messa ha ascoltato alcune testimonianze dei detenuti e ha rivolto loro il suo augurio per il prossimo Natale.  In particolare il Patriarca ha sottolineato come, ogni anno, la visita al carcere sia per lui occasione di incontro autentico, un momento prezioso per ritornare al cuore del significato della festa di Natale: il fatto che Dio si è fatto bambino per divenire a noi uomini e donne familiare, per camminare al nostro fianco e così educarci ogni giorno, lentamente, a riconoscere che Lui ci è vicino, in ogni momento di dolore e di gioia.</p>
<p style="text-align: justify;">Il card. Scola ha anche voluto ricordare come la situazione dei luoghi di detenzione abbia bisogno di cura: &#8220;Non è possibile nel modo più assoluto -- ha rilevato il Patriarca nella sua omelia -- che la pena sia pura condanna: deve essere guarigione. Bisogna che la giusta espiazione sia per la rigenerazione dell&#8217;io&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile il servizio realizzato da <a href="http://www.telechiara.it" target="_blank">Telechiara</a></p>
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<p style="text-align: justify;">Ecco alcune immagini dell&#8217;incontro.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622925399069%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622925399069%2F&amp;set_id=72157622925399069&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622925399069%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622925399069%2F&amp;set_id=72157622925399069&amp;jump_to="></embed></object></p>
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		<title>Relazioni buone con se stessi, con gli altri, con Dio: questo il bisogno dell&#8217;uomo di oggi. L&#8217;omelia del Patriarca nella Festa di tutti i santi</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/11/01/relazioni-buone-con-se-stessi-con-gli-alrti-con-dio-questo-il-bisogno-delluomo-di-oggi-lomelia-del-patriarca-nella-festa-di-tutti-i-santi/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=relazioni-buone-con-se-stessi-con-gli-alrti-con-dio-questo-il-bisogno-delluomo-di-oggi-lomelia-del-patriarca-nella-festa-di-tutti-i-santi</link>
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		<pubDate>Sun, 01 Nov 2009 18:00:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nel pomeriggio del 1 novembre, solennità di Ognissanti, il Patriarca &#8211; come da tradizione &#8211; ha presieduto la messa nel cimitero di Mestre, alla presenza delle autorità civili e religiose e di una folla di fedeli.
Qui è disponibile il testo dell&#8217;omelia.

1. «… Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nel pomeriggio del 1 novembre, solennità di Ognissanti, il Patriarca &#8211; come da tradizione &#8211; ha presieduto la messa nel cimitero di Mestre, alla presenza delle autorità civili e religiose e di una folla di fedeli.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile il testo dell&#8217;omelia.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622715961836%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622715961836%2F&amp;set_id=72157622715961836&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622715961836%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622715961836%2F&amp;set_id=72157622715961836&amp;jump_to="></embed></object></p>
<p style="text-align: justify;">1. «… Apparve una moltitudine immensa, che nessuno poteva contare, di ogni nazione, razza, popolo e lingua [nessuna diversità sarà più d’ostacolo]. Tutti stavano in piedi [è la posizione dei risorti] davanti al trono e davanti all’Agnello, avvolti in vesti candide [il bianco indica la partecipazione alla vita divina e la veste esprime l’identità della persona], e portavano palme nelle mani [segno della vittoria sulla morte]» (Ap 7,9). La Chiesa, nostra madre, ci invita a vivere ora, in questo cimitero, la vigilia della celebrazione dei defunti con il dono straordinario della Festa solenne di tutti i Santi. Questo giorno è dedicato alla sconfinata schiera di uomini e donne che sono in Paradiso. La memoria dei nostri cari, alla luce della gloria dei Santi, ci autorizza a sperare per tutti, per la riuscita (la santità) di tutti e di ciascuno. In questo giorno si manifesta in modo eminente la comunione di tutte le membra del Corpo di Cristo, la comunione fra noi e con i nostri cari passati all’altra riva.<span id="more-2017"></span></p>
<p style="text-align: justify;">2. Purtroppo per secoli la nozione di santità si è molto allontanata dal suo significato originario. Per San Paolo e per il Libro degli Atti, infatti, con il termine “santi” si indicano semplicemente tutti i battezzati. La santità incomincia con un dono: il dono del Battesimo. Per essere il traguardo di una vita necessita di essere già posta al punto di partenza. La vita come vocazione è proprio la chiamata personale a realizzare progressivamente, lungo tutta l’esistenza, il dono posto all’origine dal Battesimo. Qui sta il segreto della riuscita della propria umanità, cioè della propria santità.</p>
<p style="text-align: justify;">3. Qual è la strada?</p>
<p style="text-align: justify;">«Non c’è personalità veramente perfetta che nei santi. Ma come? I santi si sono forse proposti di sviluppare la propria personalità? No. L’hanno trovata senza cercarla, perché non cercavano questa, ma Dio solo» (J. Maritain). Per questo l’apostolo prediletto, nella Seconda Lettura, può racchiudere in un’esclamazione di gratitudine il segreto della santità: «Quale grande amore ci ha dato il Padre per essere chiamati figli di Dio, e lo siamo realmente!» (1Gv 3,1). Cedere all’amore di Dio. Il Figlio, Colui che dall’eternità “cede” all’amore del Padre fino ad assumere, in Gesù, la nostra carne umana è «il maestro e il modello di ogni santità» (Orazione al termine delle Preghiere dei fedeli).</p>
<p style="text-align: justify;">La maturità umana/santità non è l’esito del nostro progetto, ma il frutto maturo di quel quaerere Deum di cui ha parlato Benedetto XVI nel suo Discorso al Collegio Les Bernardins di Parigi. Come un bimbo diventa un uomo unicamente all’interno delle relazioni buone anzitutto con i suoi genitori e poi con tutti gli adulti cui è affidata la sua educazione, così la creatura si realizza vivendo in modo pieno e stabile la relazione con il suo Creatore (con l’Origine).</p>
<p style="text-align: justify;">Relazioni buone: questo è il grande bisogno dell’uomo di oggi. Relazioni buone con se stessi, con gli altri, con il creato ma, soprattutto, con Dio. Come diceva Miguel de Unamuno «con Dio o senza Dio tutto cambia». Perché siamo qui a celebrare questa Eucaristia e a pregare in favore (in suffragio) dei nostri cari? Perché li vogliamo custoditi in eterno presso Dio. Ma allora Dio deve entrare di più nella nostra vita. Accogliendo il Bene che Egli è dobbiamo essere attori di relazioni buone a tutti i livelli: da quello familiare, a quello ecclesiale, a quello sociale, a quello politico (nazionale e locale). Anche qui da noi. Per questo ognuno di noi deve imparare a cedere qualcosa: aprirsi a chi ha opinioni diverse, far prevalere la solidarietà dell’unica appartenenza all’umana famiglia e alla umana polis, accerchiare il male da ogni parte con il bene, compiere la legge nella giustizia e nell’amore.</p>
<p style="text-align: justify;">4. A questo ci aiuta la logica inaudita delle Beatitudini. Il programma delle Beatitudini è, anzitutto, la descrizione della personalità di Cristo. Narra l’esperienza di Colui che, accettando di umiliarsi fino alla morte, fu esaltato nella resurrezione. È il paradosso dell’amore che rovescia la nostra povera logica («ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore; ha rovesciato i potenti dai troni, ha innalzato gli umili; ha ricolmato di beni gli affamati, ha rimandato a mani vuote i ricchi»). Ci è donata fin da ora, qui sulla terra, la caparra di quel Regno dei cieli che, noi lo speriamo di speranza certa, i nostri cari già passati all’altra vita possono godere in pienezza. Gesù ne descrive la promessa in termini umanissimi. «Saranno consolati»: Dio cambierà il loro destino di dolore in una esistenza di gioia. «Erediteranno la terra», cioè uno spazio di vita sicura, illimitata, ricca di ogni bene nella comunione piena con Dio e con gli altri. «Saranno saziati»: Dio appagherà il loro desiderio di felicità al di là di ogni attesa e misura. «Troveranno misericordia»: faranno l’esperienza del perdono di Dio, dell’infinita Sua misericordia. «Vedranno Dio»: Dio li ammetterà all&#8217;incontro personale e immediato con Lui, fino al culmine della familiarità: «Saranno chiamati figli di Dio». Riconoscendoli come suoi figli, Dio li accoglierà nella sua famiglia divina, nel seno della Santissima Trinità. «Perché di essi è il Regno dei cieli» (l’espressione è ripetuta): Dio stesso interviene in loro favore e, con il Figlio, dona loro ogni sua proprietà.</p>
<p style="text-align: justify;">5. «Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato. Sappiamo però che quando egli si sarà manifestato, noi saremo simili a lui, perché lo vedremo così come egli è» (1Gv 3,3). In questa prospettiva non c’è nulla di magico o di scontato: la nostra vita di pellegrini si svolge nella tensione tra il già e il non ancora. Qui sta tutto l’impegno, affascinante e drammatico, della libertà di ognuno di noi. Siamo chiamati a non ridurre l’orizzonte infinito del nostro desiderio di felicità, vivendo nel quotidiano quelle relazioni buone che Gesù ci ha insegnato e che la comunità cristiana, nonostante i limiti dei suoi uomini, tenacemente cerca di perseguire.</p>
<p style="text-align: justify;">I nostri cari defunti ci attendono sull’altra riva, sempre rivolti verso di noi con amorosi sensi. Con il loro provocante silenzio urgono la nostra domanda di Dio. Ascoltiamoli. Amen.</p>
]]></content:encoded>
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		<title>L&#8217;amore, legge dell&#8217;esistenza. Come nasce e come vive una comunità cristiana 6</title>
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		<pubDate>Sat, 22 Aug 2009 08:18:29 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 3 del libro del card. Angelo Scola &#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221; (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).
L’amore, legge dell’esistenza
Quindi l’amore è, in un certo senso, la legge dell’esistenza. Tant’è vero che, a proposito o a sproposito, di amore parlano in continuazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em><a href="http://angeloscola.it/files/2009/08/aiuto.jpg" rel="lightbox[1491]"><img class="alignleft size-full wp-image-1601" style="margin: 5px 6px;" title="aiuto" src="http://angeloscola.it/files/2009/08/aiuto.jpg" alt="aiuto" width="240" height="180" /></a>Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 3 del libro del card. Angelo Scola <a href="http://www.ibs.it/code/9788889736395/scola-angelo/come-nasce-e-come.html" target="_blank">&#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221;</a> (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’amore, legge dell’esistenza</strong></p>
<p style="text-align: justify">Quindi l’amore è, in un certo senso, la legge dell’esistenza. Tant’è vero che, a proposito o a sproposito, di amore parlano in continuazione tutti. Esso domina tutti i giorni, su tutti i giornali. Il poeta francese, Paul Claudel, in uno dei suoi capolavori – L’Annuncio a Maria – enuncia questa legge in tutta la sua drammaticità: «Forse che fine della vita è vivere? (…) Non vivere, ma morire, e non digrossar la croce ma salirvi, e dare in letizia ciò che abbiamo. Qui sta la gioia, la libertà, la grazia, la giovinezza eterna!».<span id="more-1491"></span></p>
<p style="text-align: justify">All’interno del fenomeno del tu destante e del tu accompagnante c’è, in ogni uomo, una qualche esperienza dell’amore e una qualche percezione che il valore della vita è donazione. «Chi cercherà di salvare la propria vita la perderà, chi invece la perde la salverà» (Lc 17, 33) dice Gesù. Ma se la legge dell’esistenza è l’amore, questo significa che solo assumere il compito di amare ci compie, ci realizza: «se vuoi essere perfetto» (Mt 19, 21), «chi segue questa strada, sarà libero davvero» (cfr. Gv 8, 36). Non dimentichiamo il grande pronunciamento della Deus caritas est che mette fine, dal punto di vista del magistero, a secoli di diatribe, quando il Papa afferma che l’amore è uno. Pur presentandosi dentro una polarità – eros e agàpe – è tuttavia uno.</p>
<p style="text-align: justify">Non c’è opposizione tra compimento e compito. Tra il dovere e il volere. Tra il comandamento e il desiderio del cuore. Uno dei versetti per me più consolanti del Salmo 118 che recitiamo il martedì all’Ora media dice: «Corro per la via dei tuoi comandi perché hai dilatato il mio cuore» (Sal 118, 32). Percorrere la via dei comandi del Signore è la conseguenza dell’amore di Dio che dilata il proprio cuore.</p>
<p style="text-align: justify">Perché è importante questa annotazione? Perché la mentalità oggi dominante (ma non il cuore delle persone) oppone queste coppie di termini: dove c’è compito, non c’è compimento. Dove c’è dovere, non c’è volere, non c’è libertà. Dove c’è comandamento, non c’è desiderio. Queste opposizioni sono false, soffocano la libertà. Soprattutto la libertà dei giovani, ma anche quella degli adulti, perché la fatica dei giovani ha dietro la fatica di vivere di noi adulti.</p>
<p style="text-align: justify">Invece l’autentico cristiano testimonia che un’umanità integralmente vissuta, non oppone queste coppie di termini. In particolare, è importante capire che nella creatura finita, cioè in colui che ha bisogno strutturalmente del tu destante ed accompagnante il vertice del volere è volere il dovere. Il volere si realizza in modo integrale solo nella decisione per il compito. San Bernardo dice che «ciò che combacia con la volontà di Dio è senza dubbio per noi più utile e più rispondente alla nostre esigenze».</p>
<p style="text-align: justify">
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		<title>Cosa c&#8217;entra Gesù con l&#8217;insegnamento della fisica o della chimica? Il dialogo sull&#8217;educazione tra il Patriarca e gli insegnanti</title>
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		<pubDate>Thu, 14 May 2009 14:08:18 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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&#8220;L&#8217;educazione è introduzione alla realtà totale&#8221; è stato il filo conduttore dell&#8217;incontro &#8211; dialogo tra il Patriarca card. Angelo Scola e gli insegnanti giovedì 14 maggio, alle ore 18.00, presso l&#8217;aula magna dell&#8217;Istituto Salesiano S. Marco alla Gazzera (via dei Salesiani, 15 &#8211; Mestre).
Qui è disponibile l&#8217;audio di uno stralcio del dialogo.



L&#8217;iniziativa è promossa dalla [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;">&#8220;L&#8217;educazione è introduzione alla realtà totale&#8221; è stato il filo conduttore dell&#8217;incontro &#8211; dialogo tra il Patriarca card. Angelo Scola e gli insegnanti giovedì 14 maggio, alle ore 18.00, presso l&#8217;aula magna dell&#8217;Istituto Salesiano S. Marco alla Gazzera (via dei Salesiani, 15 &#8211; Mestre).</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile l&#8217;audio di uno stralcio del dialogo.</p>
<p style="text-align: justify;"></p>
<p style="text-align: justify;">
<p style="text-align: justify;"><span id="more-842"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L&#8217;iniziativa è promossa dalla Pastorale scolastica diocesana, dall&#8217;Agenzia Patriarcale Cardinale Pietro La Fontaine e dagli Uffici diocesani per l&#8217;insegnamento della religione cattolica nelle scuole: l&#8217;invito è  stato rivolto a tutti gli insegnanti di ogni ordine e grado, della scuola statale e paritaria. Come già in altre occasioni, l&#8217;incontro è poi aperto anche a quei genitori che hanno a cuore il mondo della scuola e che, magari, partecipano agli organi collegiali nonché alle associazioni dei genitori.</p>
<p style="text-align: justify;">&#8220;Anche quest&#8217;anno &#8211; scrivono gli organizzatori &#8211; ci è data l&#8217;opportunità di dialogare con il nostro Patriarca sul tema dell&#8217;educazione che negli ultimi anni è diventato sempre più centrale nei vari ambiti della società: dalla scuola al mondo del lavoro, dai mass-media alla politica. Vogliamo però evidenziare il fatto che, come il Patriarca non manca mai di sottolineare, l&#8217;epoca complessa che viviamo si descrive meglio con la categoria del travaglio e l&#8217;emergenza educativa può divenire uno slogan per lamentarsi di tutto e di tutti. Noi vogliamo, invece, cogliere il fascino della questione educativa, certi che il contesto storico e culturale ci è donato per essere più consapevoli della nostra umanità e della nostra vocazione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>Il bisogno di essere buoni</title>
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		<pubDate>Fri, 24 Apr 2009 08:50:19 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[E&#8217; disponibile l&#8217;articolo a firma del card. Angelo Scola pubblicato dal quotidiano economico Il sole 24 ore in data 24 Aprile 2009.
Davanti al &#8220;male oscuro&#8221; della crisi economica in atto, la cui lettura rischia di scivolare facilmente da un estremo all&#8217;altro, dall&#8217;allarmismo alla semplificazione, è inevitabile tentare e ritentare un&#8217;interpretazione.
Solo se la si coglie nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><em>E&#8217; disponibile l&#8217;articolo a firma del card. Angelo Scola pubblicato dal quotidiano economico <a href="http://www.ilsole24ore.com/" target="_blank">Il sole 24 ore</a> in data 24 Aprile 2009.</em></p>
<p style="text-align: justify;">Davanti al &#8220;male oscuro&#8221; della crisi economica in atto, la cui lettura rischia di scivolare facilmente da un estremo all&#8217;altro, dall&#8217;allarmismo alla semplificazione, è inevitabile tentare e ritentare un&#8217;interpretazione.<br />
Solo se la si coglie nella sua radice profonda, sarà possibile trovare alla crisi soluzioni concrete e durevoli, senza indugiare in risposte che, per quanto generose, rischiano di non essere adeguate alle richieste da essa emergenti.<br />
Come stiamo interpretando, dunque, questa crisi? Come vogliamo criticamente accompagnarla? <span id="more-654"></span><br />
Credo si tratti di una crisi di cultura in senso forte.<br />
Aldilà delle analisi specialistiche sulla &#8220;bolla finanziaria&#8221; che sta producendo gravi conseguenze sulla realtà produttiva con la perdita di molti posti di lavoro, aldilà dell&#8217;ulteriore infragilimento delle fasce più deboli a livello nazionale e internazionale, in una parola aldilà delle letture economico-finanziarie documentate ogni giorno dai media, la crisi mostra una duplice radice culturale.<br />
La prima consiste nell&#8217;illusione neo-illuminista del progresso come processo lineare sempre crescente in costante ascesa.<br />
Invece, come la storia documenta, in nessun campo della vita pratica si dà una crescita progressiva lineare. La storia ha sempre un andamento ondulatorio di cui si deve considerare la risultante.<br />
Questo vale anche per la sfera economico-finanziaria. Nonostante la sfera della finanza preveda la &#8220;crisi come fattore fisiologico&#8221; non ci si è abbandonati all&#8217;illusione di una crescita inarrestabile?<br />
Ma la seconda più grave radice della crisi sta nella rimozione del soggetto personale e comunitario dalla sfera economico-produttiva. Invece, come ben insegna la Dottrina sociale della Chiesa, il soggetto del lavoro non può mai essere subordinato al capitale in nessuna sua forma.<br />
Quando il soggetto comunitario e personale, cioè l&#8217;io e la trama costitutiva di rapporti in cui è immerso, viene dimenticato o strumentalizzato da un sistema astratto di fattori e di politiche regolative, allora &#8211; presto o tardi &#8211; si produce un contraccolpo. Esplodono una serie di contraddizioni di cui inesorabilmente poi il soggetto stesso, in particolare nei suoi anelli più deboli, deve pagare lo scotto.<br />
Da qui un&#8217;altra considerazione non secondaria.<br />
Tra le analisi che &#8211; da persona non competente &#8211; ho potuto leggere sulla crisi, mi ha particolarmente colpito il rilievo di quanti ne fanno risalire l&#8217;inizio al periodo del crollo demografico della metà degli anni &#8216;70. Un aspetto fondamentale di questa tesi sostiene che ciò ha depotenziato di molto il ricorso al risparmio delle famiglie in tutto il primo mondo, soprattutto negli Stati Uniti. È opinione diffusa infatti che se non si hanno figli, non si risparmia. Lo sviluppo si sarebbe così appoggiato all&#8217;esasperazione del mercato finanziario. Su questo dato conviene in ogni caso meditare in tutta Europa e, soprattutto, in Italia.<br />
Usciremo da questa crisi in maniera nobile e oggettiva, dunque, solo se andremo al fondo della sua radice culturale e degli elementi che la compongono, se rivedremo le regole della finanza e dell&#8217;economia riponendo al centro il soggetto personale e comunitario e, infine, se ci decideremo a prendere in considerazione i paesi più poveri, trattandoli da attori responsabili nel processo di sviluppo. Dovremo anche trovare strade che coinvolgano il continente africano, evitando di ripetere gli errori commessi nella pur importante apertura ai mondi cinese e indiano, coi quali abbiamo avviato grandi scambi economici senza richiedere il rispetto dei diritti fondamentali dell&#8217;uomo.<br />
Infine vorrei riferirmi all&#8217;orizzonte entro cui questa proposta di lettura si colloca: è necessaria un&#8217;educazione &#8211; che coinvolga tutti &#8211; a degli stili di vita sobri e solidali.<br />
Uno stile di vita degno di questo nome è integrale: coinvolge gli affetti, il lavoro, il riposo per arrivare ad un rapporto corretto con i beni, teso a superare l&#8217;oscenità consumistica che non è meno deprimente dell&#8217;oscenità erotica.<br />
La sobrietà ha bisogno di responsabilità e libertà, perciò non può non cominciare dalla persona: devo cambiare io, in me stesso e nelle mie relazioni con gli altri e con Dio. Cambieranno così gli attori della società civile e quanti hanno responsabilità di governo.<br />
La società civile italiana è certamente una delle più vitali in Europa, come stiamo vedendo anche a proposito della tragedia aquilana. In questa fase di rapida e contraddittoria transizione è il valore aggiunto che dà speranza. A condizione di non dimenticare l&#8217;acuto avvertimento di Eliot: «Gli uomini han sempre cercato di sfuggire dall&#8217;oscurità interiore ed esteriore fino a sognare sistemi talmente perfetti che nessuno avrebbe più bisogno di essere buono».</p>
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		<title>L&#8217;istante che compie la tua libertà</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Apr 2009 09:33:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Nella celebrazione liturgica del Giovedì Santo vediamo che Gesù desidera ardentemente mangiare la sua ultima Pasqua con i discepoli, perchè in quella Pasqua egli avrebbe portato a compimento l&#8217;attesa, la tensione con cui dal presente la libertà dell&#8217;uomo afferra tutta la sua storia.
Come per gli Ebrei la Pasqua dà inizio ad un modo nuovo di [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Nella celebrazione liturgica del Giovedì Santo vediamo che Gesù desidera ardentemente mangiare la sua ultima Pasqua con i discepoli, perchè in quella Pasqua egli avrebbe portato a compimento l&#8217;attesa, la tensione con cui dal presente la libertà dell&#8217;uomo afferra tutta la sua storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Come per gli Ebrei la Pasqua dà inizio ad un modo nuovo di contare il tempo, così è anche per noi cristiani. Ora l&#8217;attesa, radicata nell&#8217;evento della Pasqua, del ritorno di Cristo nel Suo vero corpo diventa per noi la molla per percorrere il tempo, per compiere la nostra libertà. E&#8217; in Gesù infatti  che si vede il senso pieno di questo passare oltre il nostro peccato che il Figlio di Dio realizza per noi, anche in questo momento.</p>
<p>E&#8217; disponibile l&#8217;audio completo dell&#8217;omelia che il Patriarca ha tenuto nella messa del Giovedì Santo.</p>
<p></p>
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		<title>Lasciati amare dal Crocifisso, per arrivare a dire &#8220;Io, ma non più io&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 06 Apr 2009 10:38:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">E&#8217; stato un incontro intenso, fatto di silenzio e di ascolto, l&#8217;appuntamento tradizionale della Via Crucis dei giovani (e non solo) che si è svolta sabato 4 aprile, nel cuore di Mestre-Venezia. Guidati dal Patriarca di Venezia, centinaia di ragazzi e ragazze hanno camminato e pregato dietro alla Croce. Hanno vissuto un gesto che ogni anno lascia un segno profondo per la sua essenzialità e densità in chi partecipa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Patriarca ha concluso la Via Crucis con una riflessione nella quale non ha risparmato parole forti e dirette.</p>
<p style="text-align: justify;">Guarda qui il video del messaggio rivolto ai giovani.</p>
<p><object width="416" height="337" data="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLmTjrWr1N0rUCmG3cPTj3gg=" type="application/x-shockwave-flash"><param name="src" value="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLmTjrWr1N0rUCmG3cPTj3gg=" /></object></p>
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		<title>L&#8217;autentica università: l&#8217;avventura alla scoperta del dono ragionevole della verità</title>
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		<pubDate>Sat, 04 Apr 2009 13:31:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[&#8220;Compito dell&#8217;università &#8211; sono parole del card. Angelo Scola &#8211; non è solo quello di opporre una visione corretta delle cose ad una visione distorta di esse, ma è quello di consentire agli studenti di giungere fino alla realizzazione della loro umanità. Come? Anche attraverso lo studio rigoroso delle discipline nelle quali sono impegnati. E [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a class="flickr-image alignnone" title="angelo scola dies academicus salesiani" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/3412034582/"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3338/3412034582_1246b433b8.jpg" alt="angelo scola dies academicus salesiani" width="325" height="216" /></a>&#8220;Compito dell&#8217;università &#8211; sono parole del card. Angelo Scola &#8211; non è solo quello di opporre una visione corretta delle cose ad una visione distorta di esse, ma è quello di consentire agli studenti di giungere fino alla realizzazione della loro umanità. Come? Anche attraverso lo studio rigoroso delle discipline nelle quali sono impegnati. E questo mediante il ricorso ad uno sguardo critico che non sia sterile obiezione, ma autentica capacità di discernimento di ciò che è vero, uno, buono e bello. In una parola l&#8217;università è tale se sospinge la mente, il cuore e l&#8217;azione dei soggetti che la abitano nell&#8217;affascinante avventura (ad-ventura) di scoprire il ragionevole dono della verità&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui il testo integrale della prolusione che il Patriarca di Venezia ha tenuto sabato 4 aprile al Dies Academicus della Sisf alla Gazzera- Venezia.<span id="more-446"></span><strong>SCUOLA SUPERIORE INTERNAZIONALE DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE</strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Educazione: neutralità e &#8220;valori&#8221;</strong><br />
«Non domandarci la formula che mondi possa aprirti, sì qualche storta sillaba e secca come un ramo. Codesto solo oggi possiamo dirti, ciò che non siamo, ciò che non vogliamo» . Nell&#8217;esprimere una radicale sfiducia nelle formule che pretendono di risolvere d&#8217;incanto l&#8217;enigma dell&#8217;umano e la conseguente incapacità dell&#8217;io di definirsi in altro modo che con la negativa, i versi di Montale preannunciano tutto il travaglio dell&#8217;uomo contemporaneo, che è immerso in una appassionante ricerca del suo volto, ma è ancora smarrito dopo il fallimento delle utopie novecentesche.<br />
Benché in una forma più edulcorata, ma solo apparentemente più innocua, quel ciò che non siamo, ciò che non vogliamo si traduce oggi, in ambito educativo, in una dichiarata ed equivoca scelta di neutralità. Questa, col pretesto di non ledere il diritto di nessuno, ambisce a formare i giovani senza proporre loro esplicitamente un&#8217;ipotesi sintetica di interpretazione della realtà per tenerli al riparo da ogni visione sostantiva della vita. Essa registra nel contempo la problematicità che il concetto di valore, usualmente associato alla nozione di educazione, possiede nel clima culturale di quella che si è ormai abituati a chiamare post-modernità. Il pensiero post-moderno infatti, non solo contesta i valori propri della modernità (progresso lineare e indefinito, autonomia ed assolutezza della ragione, fede incondizionata nelle scienze, esistenza di un codice morale universale) ma finisce per negare ogni validità al concetto stesso di valore.<br />
Se con Gevaert possiamo definire valore: «tutto ciò che permette di dare un significato all&#8217;esistenza umana, tutto ciò che permette di essere veramente uomo&#8230;(i valori non esistono senza l&#8217;uomo che con essi è in grado di conferire un significato alla propria esistenza)» , vediamo come il postmoderno, nel rigettare la plausibilità di un significato globale dell&#8217;esistenza, finisca per mettere in discussione non solo la nozione di valore ma la stessa idea di soggetto come entità autocosciente e personale . Perciò non sarebbe più possibile parlare di una vera e propria impresa educativa (paideia), ma ci si dovrebbe limitare a parlare di istruzione.<br />
A mio avviso, la rinuncia ad offrire, attraverso la paideia, un&#8217;ipotesi interpretativa di tutto il reale (significato: ciò che ha valore) e la conseguente pretesa di neutralità delle istituzioni scolastiche rivelano tutta la loro debolezza di fronte ad una triplice considerazione.<br />
La prima è di ordine pedagogico: un approccio educativo neutralista impedisce la formazione nei ragazzi di una vera intelligenza del reale. Affermando che l&#8217;acquisizione della loro capacità critica si attua alla fine del percorso educativo &#8211; quando cioè, si dice, avendo potuto vagliare le diverse posizioni incontrate nel confronto con tutti i professori, essi sarebbero finalmente in grado di operare una sintesi adeguata &#8211; si indebolisce la stessa capacità di apprendimento dello studente, perché l&#8217;assenza di un&#8217;ipotesi esplicativa della realtà amputa la facoltà di assimilare in profondità qualsivoglia disciplina di studio e soprattutto di farla propria in organico rapporto con tutte le altre.<br />
In secondo luogo la posizione neutralista è un&#8217;astrazione fuorviante: è inconcepibile scindere la mondovisione con cui il docente intenziona la realtà dalla modalità con cui propone allo studente la disciplina che insegna. Ogni conoscenza scaturisce innanzitutto da una affezione in grado di muovere le proprietà della ragione (memoria, percettività, proiettività, induttività, deduttività, logica, ecc.).<br />
Infine, una concezione neutralista dell&#8217;educazione rivela una visione antropologica irrispettosa della costitutiva natura personale &#8211; e perciò relazionale &#8211; e libera del soggetto umano, che genera dall&#8217;origine una sua irreprimibile tensione ad adeguare tutto il reale (verità).<br />
Proprio quest&#8217;ultima notazione può aiutarci a riformulare il concetto di valore, tenendo conto della critica mossagli dal pensiero post-moderno ma evitando di cadere nella tentazione di dire che, al fondo, non esistono valori giacché ogni loro significato sarebbe in fondo frutto di una negoziazione o di un rapporto di forza. L&#8217;equivoco circa la loro natura può essere risolto chiarendo che i valori non sono oggetti, né concetti astratti cui attenersi a priori, ma fanno parte del rapporto costitutivo tra il soggetto e le persone, le cose e le circostanze identificandone una &#8220;consistenza&#8221; qualitativa. Un&#8217;educazione ai valori è quindi impossibile se si elude il rapporto tra la persona e la comunità &#8211; e quello di entrambe con il mistero, l&#8217; «inafferrabile realtà», come diceva Bonhöffer &#8211; all&#8217;interno del quale il valore può essere effettivamente comunicato dando un significato e una direzione all&#8217;esistenza .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Educazione: introduzione della persona alla realtà totale e libertà<br />
</strong>Dall&#8217;inizio della sua esistenza, infatti, e poi per tutta la vita, l&#8217;uomo si trova &#8220;gettato&#8221; in una trama di rapporti (a partire da quelli con i genitori, coi fratelli, coi nonni e oggi sempre più spesso coi bisnonni) che lo costituiscono. Il suo impatto con la realtà ha il carattere dell&#8217;avvenimento, dentro al quale il mistero dell&#8217;essere gli si fa incontro nella forma del dono. Ecco perché, in un certo senso, è la struttura stessa del reale in quanto evento (dal latino e-venio) a suggerire il metodo più adeguato per ogni avventura educativa. Se è il reale a offrirsi al soggetto, compito dell&#8217;educatore sarà quello di introdurre l&#8217;educando ad una esperienza integrale della realtà che lo guidi a decifrarne il significato. Anche in questa luce si capisce l&#8217;illusorietà di una proposta educativa neutrale. Nel suo regalarsi alla mia libertà, la realtà mostra di possedere già un logos, è intelligibile, come già affermava il realismo classico. Ciò impedisce che l&#8217;io possa in modo astratto (ab-[s]tractus/separato) elaborare una conoscenza da cui debbano poi scaturire delle applicazioni pratiche. La realtà, offrendosi per farsi conoscere, domanda un atto di decisione del soggetto. E così mette in luce la natura di persona del soggetto stesso. Infatti è proprio l&#8217;atto «il particolare momento in cui la persona si rivela» . Ci troviamo al cuore di quella che Giovanni Paolo II e von Balthasar definiscono un&#8217;&#8221;antropologia adeguata&#8221;. Un&#8217;antropologia che tiene conto del fatto che quando l&#8217;uomo inizia a riflettere su di sé e sul reale può farlo solo dall&#8217;interno del suo &#8220;esserci&#8221;: «Noi possiamo interrogarci sull&#8217;essenza dell&#8217;uomo soltanto nel vivo atto della sua esistenza. Non esiste antropologia al di fuori di quella drammatica» .<br />
Questo stesso fatto ha un&#8217;ulteriore conseguenza, che a sua volta costituisce un&#8217;altra radicale obiezione a ogni ipotesi di neutralità educativa. Uno dei tratti propri dell&#8217; &#8220;esserci&#8221; del soggetto nel mondo è la sua obiettiva impossibilità di fare completa astrazione dalla tradizione nella quale egli si trova inserito, e che gli si manifesta, innanzitutto, nella forma del suo essere parte di una catena di generazioni. Lungi dal costituire un ostacolo ad una effettiva educazione e ad un pieno sviluppo della ragione &#8211; come il pensiero illuministico ci ha per troppo tempo spinto a pensare -, la tradizione offre all&#8217;educando un imprescindibile termine di paragone da spendere nel suo confronto con il reale. Essa è il terreno fertile da cui germoglia l&#8217;ipotesi di significato da verificare nel corso della vita e senza la quale una vera e propria conoscenza non è tecnicamente possibile. In quanto luogo di pratica e di esperienza, secondo la felice definizione di Blondel , la tradizione favorisce, come diceva Giovanni Paolo II, la scoperta della &#8220;genealogia&#8221; della persona che non è mai riducibile alla sua pura &#8220;biologia&#8221;. Garantisce quell&#8217;esperienza compiuta di paternità-figliolanza senza la quale non si dà la persona con la sua capacità di esperienza e di cultura .<br />
Avendo così sommariamente individuato l&#8217;insostituibile apporto della libertà umana, sempre storicamente situata in ogni esperienza conoscitiva, possiamo legittimamente individuare il fattore &#8220;critico&#8221; insito in ogni proposta educativa. Mi riferisco alla categoria di rischio.<br />
Il rischio non è irrazionalità, ma affiora nella sempre possibile scissione tra il giudizio della ragione e la volontà. Nell&#8217;incontro del suo io tutto intero con tutta la realtà l&#8217;educando fa l&#8217;esperienza del rischio perché, pur percependo l&#8217;intrinseca positività della realtà stessa, può rimanere bloccato nell&#8217;adesione ad essa fino ad abbandonarsi alla tentazione dello scetticismo.<br />
In questa prospettiva il rischio non è risparmiato neanche all&#8217;educatore, che, nel comunicare all&#8217;educando l&#8217;ipotesi interpretativa che egli ritiene più appropriata per spiegare il reale, è chiamato ad auto-esporsi. Per questa ragione l&#8217;educazione ha una natura eminentemente dialogica. Domanda sempre uno scambio tra l&#8217;io (l&#8217;educatore che propone e si propone) e il tu (l&#8217;educando che viene introdotto alla realtà totale). E questo scambio avviene, costitutivamente, all&#8217;interno della trama di relazioni in cui educatore ed educando sono sempre inseriti. Questo dialogo si realizza solo a condizione che, nel continuo e serrato paragone con il reale, venga messa in gioco la libertà di entrambi. Esso mostra inoltre la natura &#8220;drammatica&#8221; del compito dell&#8217;educatore, il quale, spesso tentato di risparmiare all&#8217;educando il negativo, può, anche senza volerlo, giungere fino ad impedirgli di essere irriducibilmente altro e quindi integralmente libero .<br />
Il rischio (educativo) del possesso può essere battuto in breccia solo da quella che, insieme alla libertà, rappresenta un&#8217;altra dimensione costitutiva di ogni impresa educativa: l&#8217;amore. L&#8217;amore offerto all&#8217;educando, e che a sua volta muove l&#8217;educando ad un appassionato confronto con il mondo che lo circonda, ha due volti. Quello dell&#8217;educatore, che offre e comunica tutto se stesso nel testimoniare la verità come quell&#8217;ipotesi vitale di interpretazione della realtà che egli ha fatto propria; quello della realtà stessa, che, attestandosi come dono, è ultimamente segno del Mistero che si rivela a tutti gli uomini. E la dinamica con cui la realtà si racconta non si esaurisce mai perché, alla fine, esprime l&#8217;amore con cui l&#8217;amato (l&#8217;uomo) e l&#8217;amante (il Mistero) incessantemente si interrogano.<br />
Quando l&#8217;ipotesi unitaria e vitale di interpretazione della realtà è l&#8217;evento di Gesù Cristo che si comunica nella traditio eucaristica della Chiesa, allora essa appare inscindibilmente connessa con la virtù cristiana della carità. San Giovanni Bosco ha ben descritto quale sia il caposaldo dell&#8217;educazione: «Se perciò sarete veri padri dei vostri allievi, bisogna che voi ne abbiate anche il cuore&#8230; Ricordatevi che l&#8217;educazione è cosa del cuore, e che Dio solo ne è il padrone, e noi non potremo riuscire a cosa alcuna, se Dio non ce ne insegna l&#8217;arte, e non ce ne mette in mano la chiave» . Queste parole sono nutrite ultimamente dalle relazioni intratrinitarie tra Padre e Figlio e Spirito che, per le missioni del Figlio e dello Spirito, assumono il volto della singolare esperienza del rapporto di Gesù col Padre (cfr Vangelo di Giovanni) e con lo Spirito. Esse dicono dell&#8217;impossibilità di essere padri ed educatori se prima non ci si riconosce figli. Non dico: se non si riconosce di &#8220;essere stati figli&#8221;, bensì proprio di &#8220;essere figli&#8221;, qui ed ora, di quel Padre che è fonte di ogni paternità e che in Cristo «ci ha scelti prima della creazione del mondo [...], predestinandoci a essere suoi figli adottivi» .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Paideia e università</strong><br />
Indicati i tratti di un&#8217;educazione come introduzione di tutta la persona alla realtà totale, possiamo ora domandarci in che misura l&#8217;università sia in grado di rispondere a questo compito. Partendo dalla nostra osservazione iniziale, dobbiamo registrare che, in ambito universitario, il concetto di neutralità si trasforma a partire dall&#8217;epoca moderna per lasciare spazio, in ambito occidentale e in tutti gli ambiti connessi alla sua &#8220;mind&#8221;, ad un più esplicito principio di esclusione dei saperi connessi con tutte le questioni ultime, soprattutto se lette nella prospettiva della rivelazione cristiana, perché sono ritenute estranee ad una rigorosa conoscenza scientifica . «L&#8217;umanità preferirà rinunciare ad ogni domanda filosofica &#8211; marxismo e positivismo scientifico di ogni genere &#8211; piuttosto che accettare una filosofia che trova la sua ultima risposta nella rivelazione di Cristo»<br />
(&#8230;)</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Per un&#8217;università cristianamente orientata<br />
</strong>Quanto abbiamo detto assume un valore particolare in un&#8217;istituzione che, come la vostra, è impegnata ad offrire agli studenti una conoscenza approfondita in ambiti di studio (la psicologia, la pedagogia, la comunicazione) i cui metodi e i cui contenuti rischiano oggi di essere pericolosamente compromessi da una visione falsata dell&#8217;uomo e delle sue facoltà. La psicologia si trova infatti a dover fare i conti con la pretesa di ridurre spirito e mente a puro cervello; la pedagogia è esposta alle distorsioni di cui abbiamo trattato; la comunicazione viene spesso concepita come &#8220;creatrice&#8221; di verità, finendo per diventare strumento di interessi particolari in competizione tra loro.<br />
Compito dell&#8217;università, della vostra università, non è tuttavia solo quello di opporre una visione corretta delle cose ad una visione distorta di esse, ma è quello di consentire agli studenti di giungere fino alla realizzazione della loro umanità. Come? Anche attraverso lo studio rigoroso delle discipline nelle quali sono impegnati. E questo mediante il ricorso ad uno sguardo critico che non sia sterile obiezione, ma autentica capacità di discernimento di ciò che è vero, uno, buono e bello.<br />
In una parola l&#8217;università è tale se sospinge la mente, il cuore e l&#8217;azione dei soggetti che la abitano nell&#8217;affascinante avventura (ad-ventura) di scoprire il ragionevole dono della verità.</p>
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