Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 3 del libro del card. Angelo Scola “Come nasce e come vive una comunità cristiana” (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).
Una dimensione da reimparare sempre
Non di rado quando sentiamo l’espressione “educazione al gratuito” o la parola “gratuità”, crediamo di sapere già di cosa si tratti. Invece è molto importante riscoprirne il senso. L’aggettivo gratuito fa subito venire in mente qualche cosa di ancora più radicale del dono. O se volete la gratuità è la forma più radicale di donazione.
Come il trovarsi davanti Venezia, sotto la luna, dal ponte dell’Accademia, è una donazione: inaspettata, che ti sorprende quando passi. Nel gratuito non c’è scambio. Anzi il gratuito interrompe ogni logica di scambio («do ut des»). Nella nostra società abbiamo a tal punto dimenticato il gratuito che spesso persino il dono viene risucchiato nella logica di scambio. Pensiamo per esempio ai regali in occasione dei matrimoni: “Quando mi sono sposato quella persona mi ha regalato tanto, adesso che si sposa sua figlia io le devo regalare altrettanto”.