<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	xmlns:itunes="http://www.itunes.com/dtds/podcast-1.0.dtd"
	xmlns:media="http://search.yahoo.com/mrss/"
>

<channel>
	<title>Angelo Scola &#187; eucarestia</title>
	<atom:link href="http://angeloscola.it/tag/eucarestia/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://angeloscola.it</link>
	<description>documenti, interventi, audio, video, foto (vers. beta 1)</description>
	<lastBuildDate>Fri, 10 Sep 2010 09:49:02 +0000</lastBuildDate>
	<generator>http://wordpress.org/?v=2.9.2</generator>
	<language>it</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
		<!-- podcast_generator="podPress/8.8" - maintenance_release="8.8.4" -->
		<copyright>2006-2007 </copyright>
		<managingEditor>guido.masnata@gmail.com (Angelo Scola)</managingEditor>
		<webMaster>guido.masnata@gmail.com (Angelo Scola)</webMaster>
		<category>posts</category>
		<ttl>1440</ttl>
<br />
<b>Warning</b>:  htmlentities() expects at most 3 parameters, 4 given in <b>/var/www/vhosts/angeloscola.it/httpdocs/wp-content/plugins/podpress/podpress_feed_functions.php</b> on line <b>31</b><br />
		<itunes:keywords></itunes:keywords>
<br />
<b>Warning</b>:  htmlentities() expects at most 3 parameters, 4 given in <b>/var/www/vhosts/angeloscola.it/httpdocs/wp-content/plugins/podpress/podpress_feed_functions.php</b> on line <b>31</b><br />
		<itunes:subtitle></itunes:subtitle>
<br />
<b>Warning</b>:  htmlentities() expects at most 3 parameters, 4 given in <b>/var/www/vhosts/angeloscola.it/httpdocs/wp-content/plugins/podpress/podpress_feed_functions.php</b> on line <b>31</b><br />
		<itunes:summary></itunes:summary>
		<itunes:author>Angelo Scola</itunes:author>
		<itunes:category text="Society &amp; Culture"/>
		<itunes:owner>
			<itunes:name>Angelo Scola</itunes:name>
			<itunes:email>guido.masnata@gmail.com</itunes:email>
		</itunes:owner>
		<itunes:block>No</itunes:block>
		<itunes:explicit>no</itunes:explicit>
		<itunes:image href="http://angeloscola.it/wp-content/plugins/podpress/images/powered_by_podpress_large.jpg" />
		<image>
			<url>http://angeloscola.it/wp-content/plugins/podpress/images/powered_by_podpress.jpg</url>
			<title>Angelo Scola</title>
			<link>http://angeloscola.it</link>
			<width>144</width>
			<height>144</height>
		</image>
		<item>
		<title>Settimana liturgica nazionale, il testo dell&#8217;intervento del Patriarca su &#8220;Eucarestia per la vita quotidiana&#8221;</title>
		<link>http://angeloscola.it/2010/08/24/settimana-liturgica-nazionale-il-testo-dellintervento-del-patriarca-su-eucarestia-per-la-vita-quotidiana/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=settimana-liturgica-nazionale-il-testo-dellintervento-del-patriarca-su-eucarestia-per-la-vita-quotidiana</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2010/08/24/settimana-liturgica-nazionale-il-testo-dellintervento-del-patriarca-su-eucarestia-per-la-vita-quotidiana/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Aug 2010 08:35:20 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[angelo scola]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[fabriano]]></category>
		<category><![CDATA[patriarca]]></category>
		<category><![CDATA[settimana liturgica nazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=4264</guid>
		<description><![CDATA[]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE -<strong> </strong>Ha preso avvio lunedì 23 agosto a Fabriano la 61a Settimana liturgica nazionale dal tema &#8220;Eucarestia e condivisione. Dacci oggi il nostro pane quotidiano&#8221;. La celebrazione d&#8217;inizio tenutasi al teatro Gentile di Fabriano, è stata presieduta da Mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica e, dopo i saluti e l’introduzione di Mons. Felice Di Molfetta, Presidente del Centro azione liturgica (Cal), il Patriarca è intervenuto sul tema “Eucarestia e condivisione”.</p>
<p style="text-align: justify;">Viene qui di seguito pubblicato il testo integrale dell&#8217;intervento del Patriarca:<strong> </strong></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>1. Eucaristia per la vita quotidiana</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Il titolo di questa relazione introduttiva &#8211; <em>Eucaristia per la vita quotidiana</em> &#8211; potrebbe suggerire diverse “piste” di lavoro: l’importanza della celebrazione quotidiana dell’Eucaristia e, anche, dell’accostarsi alla Santa Comunione quotidiana; il rapporto tra l’Eucaristia domenicale e quella feriale; la domanda della preghiera del Padre Nostro sul pane quotidiano; l’impronta eucaristica dell’esistenza cristiana…</p>
<p style="text-align: justify;">La preposizione <em>per</em> che unisce le due parti in cui si articola il titolo può, forse, suggerirci una strada feconda per introdurre i lavori di questa 61ª Settimana Liturgica Nazionale.</p>
<p style="text-align: justify;">La preposizione <em>per</em>, infatti, esprime un elemento spiccatamente eucaristico. «<em>Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito, prese del pane e, dopo aver reso grazie, lo spezzò e disse: &#8220;Questo è il mio corpo, che è <span style="text-decoration: underline;">per</span> voi; fate questo in memoria di me&#8221;» (1Cor 11, 23-24); «Poi prese un calice e rese grazie, lo diede loro e ne bevvero tutti. E disse loro: &#8220;Questo è il mio sangue dell&#8217;alleanza, che è versato <span style="text-decoration: underline;">per</span> molti</em>» (<em>Mc</em> 14, 23-24). Al punto che è stata utilizzata per designare ciò che è più caratteristico della persona e della missione di Gesù la sua <em>pro-esistenza</em> (il Suo <em>esistere per</em>).</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo il <em>per</em> dice l’intrinseco dono dell’<em>evento salvifico di Gesù Cristo</em> fatto agli uomini. Egli, infatti, si è fatto uno come noi, in tutto simile tranne che nel peccato, è morto e risorto e ha donato il Suo Spirito, per noi e per la nostra salvezza.</p>
<p style="text-align: justify;">Ma perché possa emergere in tutta la sua potenza il valore di questo <em>per</em> come <em>trait d’union</em> tra l’Eucaristia e la vita quotidiana, è necessario dire una parola su entrambi questi termini: Eucaristia e vita quotidiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Con un’espressione icastica, Benedetto XVI si è riferito al Santissimo Sacramento affermando: «<em>L&#8217;Eucaristia è Cristo che si dona a noi, edificandoci continuamente come suo corpo» («Eucharistia est Christus se nobis tradens, nos usque aedificans veluti suum corpus», Sacramentum Caritatis</em> 14). In modo geniale vengono qui indicati gli elementi essenziali della teologia eucaristica: il suo essere celebrazione sacramentale (Eucaristia), la presenza reale (Cristo), il sacrificio (si dona – <em>tradens</em>), la Chiesa come <em>res sacramenti</em> (suo corpo). Inoltre l’uso dei participi presenti – <em>tradens, aedificans</em> – dice l’immediato riferimento all’altro termine del nostro titolo: il quotidiano, cioè, <em>l’hic et nunc</em>. Ed in esso trova oggettiva collocazione il tema della radice eucaristica della condivisione, messo a titolo di questa 61a Settimana Eucaristica Nazionale. Questa poi ha voluto esplicitamente collegarsi all’ormai imminente Congresso Eucaristico Nazionale il cui significativo titolo recita: <em>Signore da chi andremo? L’Eucaristia per la vita quotidiana</em>.<span id="more-4264"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Una riflessione organica sull’Eucaristia non potrà dimenticare nessuno di questi elementi fondamentali. Anzi, è possibile affermare che le distorsioni riscontrabili lungo i secoli, nella teologia e nella prassi eucaristica, potrebbero essere descritte a partire dall’esame delle verità ad essa relative che sono state trascurate. Così, senza la pretesa di essere esaustivi, possiamo riconoscere che dimenticare la dimensione liturgico-sacramentale, condurrebbe inevitabilmente a disincarnare il rapporto con Cristo. Non parlare della presenza reale equivarrebbe a confinare la specificità dell’evento cristiano nelle strette maglie di una generica religiosità. Dimenticare la dimensione sacrificale, sradicarebbe l’Eucaristia dalla singolare missione redentrice di Gesù. O, infine, trascurare che la <em>res sacramenti</em> è la Chiesa e la sua unità, sfocerebbe nella riduzione individualistica del cristianesimo.</p>
<p style="text-align: justify;">L’Eucaristia, quindi, in forza della sua propria e specifica integralità, deve essere <em>per la vita quotidiana</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa dire, ora, sull’espressione <em>vita quotidiana</em>? Essa si presenta in modo molto più complesso di quanto a prima vista si potrebbe pensare.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto occorre affermare che tale espressione si riferisce all’esperienza della vita comune propria di tutti gli uomini. Se si è precisi, infatti, il succedersi degli istanti non costituisce <em>vita quotidiana</em> né per il mondo inanimato, né per quello animale. Il <em>quotidiano</em> esige che il soggetto protagonista ne sia consapevole, possa riconoscerlo come tale. Pertanto l’espressione <em>vita quotidiana</em> dice qualcosa di specificamente umano. Parliamo della vita, ciò in cui tutti noi, per il fatto di essere uomini e donne, siamo immersi. Il quotidiano è l’<em>humanum</em> in sé e per sé.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo parlare di vita quotidiana significa primariamente riferirsi alla dimensione del tempo come costitutiva dell’umana esperienza dell’esistenza. L’etimologia di quotidiano ci rimanda all’avverbio latino <em>quotidie</em>, di ogni giorno. Esso da una parte ci richiama la dimensione del presente: è <em>quotidiano</em> ciò che è oggi. Dall’altra ci ricorda la dimensione della continuità: è quotidiano ciò che è di ogni giorno. Le due dimensioni, presente e continuità, ci permettono di identificare le costanti dell’esperienza umana che, riproponendosi in ogni tempo e in ogni luogo, ci fanno appunto parlare di <em>vita quotidiana</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo indicarne almeno due: gli affetti ed il lavoro, cui aggiungeremo qualche considerazione decisiva sul sacrificio. A partire da queste costanti, e da tutto ciò che in esse è implicato (fecondità, dono di sé, riposo, edificazione sociale, sofferenza, condizione di prova…), può essere descritta la vita quotidiana degli uomini.</p>
<p style="text-align: justify;">Le considerazioni sintetiche che vogliamo ora proporre hanno quindi come scopo di offrire qualche spunto di riflessione su come l’Eucaristia sia veramente per, su come illumina ed edifica la vita quotidiana in tutti questi suoi risvolti. Si tratta, pertanto, di mostrare la <em>rilevanza antropologica</em> dell’Eucaristia o, per dirlo con un’altra espressione più precisa a cui spesso faccio riferimento, si debbono evidenziare le implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche dell’Eucaristia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>2. Eucaristia: esperienza liturgica del tempo</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Dicevamo che la <em>vita quotidiana</em>, in quanto espressione propriamente umana, si gioca, innanzitutto, nell’esperienza che ogni uomo fa, e non può non fare, del tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il tempo, come sappiamo, è rilevabile dall’uomo anzitutto nel <em>presente</em>. Orbene la dimensione del presente, il cui rapporto con l’eterno (un presente senza ieri e senza domani) è ben noto, è l’ambito per eccellenza in cui si esercita la libertà. Questa, emblema dell’umano, si gioca infatti in ogni istante. Poche volte ci soffermiamo a considerare che l’atto di libertà rivela la sua verità sempre e solo mentre lo si compie, e non mentre lo si progetta o lo si ricorda. Da qui l’importanza del presente nella vita dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">Occorre, tuttavia, affermare che non è possibile parlare di presente fuori dalle dimensioni del <em>passato</em> e del <em>futuro</em>. Infatti, possiamo parlare di presente solo perché sta in relazione con quanto è già avvenuto e con quanto deve ancora accadere. E proprio in questo doppio intrinseco riferimento il presente trova la sua consistenza. Da questa insuperabile connessione tra presente, passato e futuro si evince che così come il presente è l’ambito specifico della libertà, il passato lo è della memoria e il futuro della speranza. Memoria, libertà e speranza esprimono un <em>io in cammino</em>, individuano cioè un uomo che, dall’origine (passato), possiede una sua effettiva consistenza (presente), ma che ancora si trova sulla strada del compimento definitivo (futuro).</p>
<p style="text-align: justify;">In che modo l’Eucaristia illumina l’esperienza che inevitabilmente l’uomo fa del tempo a cui, con rapidissimi tratti, abbiamo accennato ?</p>
<p style="text-align: justify;">Anzitutto occorre ricordare che il presente eucaristico, il nostro partecipare alla Santa Messa, sta sotto una precisa ingiunzione di nostro Signore: «<em>Fate questo in memoria di me</em>» (<em>Lc</em> 22, 19). La “ripetizione” dell’azione eucaristica (che non va mai confusa con la ripetitività) è un dato liturgico di primissimo ordine che sta alla radice non solo del ritmo celebrativo domenicale, ma anche di quello feriale. Essa è legata al mistero della Presenza reale di Cristo, mistero sacramentale che assicura la contemporaneità del Crocifisso Risorto ad ogni uomo di ogni tempo.</p>
<p style="text-align: justify;">Nell’Eucaristia la presenza di Gesù riempie il presente di ogni uomo, provocando la sua libertà perché aderisca al dono elargito. A questo proposito vale la pena di ricordare la bellissima espressione di Kierkegaard: «<em>L’unico rapporto etico che si può avere con la grandezza (così anche con Cristo) è la contemporaneità. Rapportarsi a un defunto è un rapporto estetico: la sua vita ha perduto il pungolo, non giudica la mia vita, mi permette di ammirarlo… e mi lascia anche vivere in tutt’altre categorie: non mi costringe a giudicare in senso decisivo</em>» . L’unico rapporto etico, cioè, in grado di implicare realmente l’umana libertà, è la contemporaneità. È una presenza al mio qui ed ora. Per questa ragione è adeguato parlare dell’Eucaristia come di incontro di libertà: nel presente eucaristico la libertà infinita di Gesù si incontra con la libertà in cammino dei fedeli .</p>
<p style="text-align: justify;">Cosa accade quando la libertà accoglie il dono presente nell’azione eucaristica? Con una espressione efficace si può dire che il rito, e quindi l’Eucaristia, «<em>non deve portare “altrove”, ma portare “dentro”»</em> . In questo modo la Presenza eucaristica, accadendo nel presente degli uomini, li innesta in profondità nella vita quotidiana, permette loro di cogliere la realtà nella sua pienezza. Si comprende allora l’insistenza della tradizione cristiana quando parla dell’Eucaristia come cibus viatorum, come l’alimento che rende possibile il cammino del popolo di Dio e di ogni uomo lungo la storia.</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, non possiamo dimenticare la natura di <em>memoriale</em> propria del sacramento eucaristico. In forza del suo essere memoriale della Pasqua del Signore, l’evento eucaristico, celebrato nel presente, è originariamente e per sempre radicato nella storia: è l’evento storico-salvifico della Pasqua di Gesù a farsi presente sacramentalmente nell’Eucaristia. «<em>Io, infatti, ho ricevuto dal Signore quello che a mia volta vi ho trasmesso: il Signore Gesù, nella notte in cui veniva tradito…»</em> (1<em>Cor</em> 11, 23): le parole di Paolo ai Corinzi dicono l’insuperabilità dell’evento storico della Pasqua. Esso, in forza dello Spirito del Risorto, è trasmesso &#8211; <em>traditio</em> -, cioè comunicato sacramentalmente nel presente senza che per questo perda la sua natura di evento storico.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo radicamento dell’evento eucaristico nella storia provoca la libertà del fedele al riconoscimento del dono che la precede e la costituisce: l’Eucaristia, come afferma Benedetto XVI, dice «<em>la precedenza non solo cronologica ma anche ontologica del suo averci amati “per primo”. Egli è per l&#8217;eternità colui che ci ama per primo» (Sacramentum caritatis</em> n. 14). In questo modo nell’Eucaristia la libertà del fedele si riscopre originariamente donata a se stessa: il dono della redenzione pone in essere una libertà liberata, capace quindi di accogliere tale dono. Ecco perché il <em>memoriale</em> è sempre <em>azione di grazia</em> per le meraviglie che Dio compie nella storia.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine una parola sulla dimensione del futuro e della speranza. Troviamo qui uno dei temi classici della teologia eucaristica. Un argomento che è stato affrontato, nel quadro della riflessione sull’Eucaristia, in termini di <em>pignus futurae gloriae</em> e che trova una delle sue più belle espressioni liturgiche nell’acclamazione «<em>annunziamo la tua morte, Signore, proclamiamo la tua risurrezione, nell’attesa della tua venuta</em>». Questa attesa del Signore che viene, che ha propriamente la forma della supplica &#8211; «<em>Vieni, Signore Gesù!»</em> (<em>Ap</em> 22, 20) &#8211; dice che la vita quotidiana dell’uomo non è un errare senza destino, ma un cammino verso la meta già conosciuta, donata e, quindi, amata dall’uomo pellegrino (<em>homo viator</em>). Una meta certa, che rende sicuro il cammino presente. Senza questa prospettiva di speranza nel futuro, infatti, il presente diventerebbe per l’uomo fonte permanente di angoscia perché egli si sentirebbe andare verso il nulla.</p>
<p style="text-align: justify;">Possiamo, quindi, riconoscere che l’Eucaristia è per la vita quotidiana, poiché essa «<em>colloca il tempo nella prospettiva dell’eterno, perché il Risorto ha strappato al tempo ogni potere di annientamento. Il tempo non mi sta trascinando nel nulla, ma portando tra le braccia del Padre. La sua inarrestabile corsa diventa un positivo. Nell’Eucaristia è chiara l’origine (passato): il Padre che ci dona la vita, ci redime dal peccato nella morte e risurrezione del Figlio incarnato. Ma per la potenza dello Spirito questo evento passato vive nel qui ed ora (presente) attraverso la comunione dei cristiani. E così, in forza di questo evento, gli uomini possono camminare spediti alla meta (futuro</em>)» .</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>3. Eucaristia e affetti</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Proseguiamo nel nostro percorso sulla rilevanza antropologica dell’Eucaristia nelle dimensioni essenziali dell’esperienza umana prendendo in considerazione l’ambito degli affetti.</p>
<p style="text-align: justify;">Con questo vocabolo intendo indicare i cardini costitutivi dell’amore nell’umana esperienza. Proviamo ad elencarli per sommi capi.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto la dimensione del <em>corpo</em> e, quindi, della <em>differenza sessuale</em>. La vita quotidiana è inevitabilmente vissuta da ciascuno di noi nel suo proprio corpo, interamente maschile o femminile, e ogni azione e passione esprimono sempre un io situato nella differenza sessuale.</p>
<p style="text-align: justify;">Alla considerazione del corpo sessuato la nostra umana esperienza lega immediatamente la dimensione del <em>desiderio</em>, quindi dell’attrazione che l’altro esercita sull’io e, pertanto, dell’uscita da sé, della strada verso il dono di sé. È la strada dell’amore, inscindibile intreccio di <em>eros ed agape</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">Si dovrebbe qui mostrare, se ce ne fosse il tempo, come l’incontro amoroso porti inscritta nella propria natura la fecondità come orizzonte ideale. Una fecondità che impedisce ai due di rimanere chiusi nel loro rapporto e li obbliga a fare i conti con il <em>terzo</em>.</p>
<p style="text-align: justify;">A nessuno di noi sfugge il livello di confusione in cui queste dimensioni fondamentali dell’avventura umana vengono oggi vissute e, ciò che è più grave, proposte dalla cultura dominante. La pretesa di poter prescindere dalla differenza sessuale e, contemporaneamente, un’esaltazione astratta del corpo, la separazione di amore e fecondità &#8211; o perché si cerca un preteso sterile dono di sé o perché si vuol essere fecondi senza consegna di sé -, l’orizzonte assai inquietante della clonazione umana che abolirebbe l’esperienza originaria della paternità-figliolanza… e l’elenco potrebbe continuare.</p>
<p style="text-align: justify;">Di fronte a tutti questi elementi che rendono il travaglio del nostro tempo particolarmente doloroso e che, senz’altro, lasceranno non poche ferite, l’Eucaristia ha qualcosa da dirci?</p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto XVI, nel numero 27 di <em>Sacramentum caritatis</em>, risponde affermativamente a questa domanda: «<em>L&#8217;Eucaristia, sacramento della carità, mostra un particolare rapporto con l&#8217;amore tra l&#8217;uomo e la donna, uniti in matrimonio. Approfondire questo legame è una necessità propria del nostro tempo</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">Per farlo è opportuno partire da un dato: l’Eucaristia è il <em>Corpo del Signore</em>. La modalità con cui Gesù ha voluto rendersi permanentemente presente alla libertà degli uomini è stata quella di farli prendere parte al dono del Suo Corpo e al Suo Sangue: la comunione. Ma parlare del Corpo del Signore &#8211; ad un tempo l’Eucaristia e la Chiesa (la <em>communio</em> eucaristica e quella ecclesiale) &#8211; implica riconoscere il legame che esiste, nella Sacra Scrittura e quindi nella riflessione teologica, tra il linguaggio somatologico (del corpo) e quello nuziale.</p>
<p style="text-align: justify;">Basti in proposito citare le significative parole di Agostino: <em>«“I due formeranno una carne sola, pertanto non sono più due ma una carne sola”. Lo stesso rapporto che c&#8217;è tra sposo e sposa c&#8217;è tra capo e corpo perché il capo della moglie è il marito. Sia che dica capo e corpo, sia che dica sposo e sposa, intendetelo riferito ad uno solo. Per queste ragioni lo stesso Apostolo, quando era ancora Saulo, si sentì dire: “Saulo, Saulo, perché <strong>mi </strong>perseguiti?” Perché il corpo è attaccato al capo. E quando quel predicatore di Cristo dovette subire dagli altri le persecuzioni che egli ad altri aveva inflitto, diceva: “Per completare nel <span style="text-decoration: underline;">mio</span> corpo ciò che manca alle sofferenze di Cristo”, mostrando così che la sua sofferenza apparteneva alle sofferenze di Cristo. [Queste parole] non vanno intese come riferite al capo che, ormai in cielo, non patisce nulla, ma al corpo, cioè alla Chiesa, corpo che col suo capo è l&#8217;unico Cristo</em>» .</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo il corpo eucaristico esprime bene la nuzialità della Chiesa, come mostrano i riferimenti liturgici al banchetto di nozze dell’Agnello.</p>
<p style="text-align: justify;">Così, attraverso la partecipazione quotidiana all’Eucaristia, i fedeli vengono educati all’esperienza del <em>bell’amore</em>. Nell’Eucaristia il Corpo del Signore viene loro amorosamente offerto sempre come l’Altro gratuitamente donato.</p>
<p style="text-align: justify;">Il sacramento eucaristico, che ci obbliga fisicamente a spostarci in processione per poterLo ricevere in dono nella comunione, manifesta il valore positivo della <em>dif-ferenza</em> che chiede la consegna della nostra vita, il dono di noi stessi, in una parola l’amore. Un amore che ha sempre la forma della risposta all’amore che ci precede. In proposito San Tommaso scrive: «<em>L’Eucaristia è la più grande di tutte le meraviglie operate dal Cristo, il mirabile documento del suo immenso amore per gli uomini</em>» . E l’amore chiede di essere corrisposto dall’amore, come ci ricorda Péguy in una delle sue acute osservazioni: «<em>Chi ama viene a dipendere da chi è amato</em>» . I fedeli, eucaristicamente amati da Cristo, imparano a dipendere da Lui, apprendono cosa significhi la consegna della propria vita.</p>
<p style="text-align: justify;">In tal modo l’Eucaristia mostra la fecondità dell’amore, poiché dall’Eucaristia nasce permanentemente la Chiesa, un popolo nuovo, un’umanità rinnovata e fisicamente rintracciabile nella storia degli uomini. È ancora Agostino ad illuminare in modo fulgido questa verità: «<em>Il secondo Adamo, chinato il capo, si addormentò sulla croce, perché così, con il sangue e l’acqua che sgorgano dal suo fianco, fosse formata la sua sposa</em>» .</p>
<p style="text-align: justify;">Parafrasando l’affermazione di Sant’Ireneo, secondo cui «<em>il nostro modo di pensare è conforme all&#8217;Eucaristia</em>» , possiamo dire, con tutta verità, che anche il nostro modo di amare è conforme all’Eucaristia.</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>4. Eucaristia e lavoro</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Una seconda dimensione che caratterizza l’esperienza elementare di ogni uomo, vissuta nella vita quotidiana, è il <em>lavoro</em>. L’ambito del lavoro esprime la capacità di interagire con la realtà, in tutte le sue dimensioni, ivi comprese quelle economica e socio-politica.</p>
<p style="text-align: justify;">Infatti, nel suo rapporto con la realtà, l’uomo impegna la propria capacità creativa per edificare la vita sociale in tutti i soggetti personali e comunitari che la costituiscono, cominciando da quelli più prossimi. Basti pensare, ad esempio, alla necessità di “<em>lavorare per mangiare</em>” (cfr 2Ts 3,10). Questo dato elementare &#8211; l’uomo lavora per guadagnarsi il pane – rivela, ad uno sguardo attento, l’intreccio di una serie di rapporti e fattori non privi di una certa complessità. Ad esempio: perché occorre “guadagnarsi” il pane e non ci viene gratuitamente dato? Perché sono responsabile del sostentamento di moglie/marito, figli…? Quale impegno con coloro che non sono in grado di guadagnarsi il pane in assoluto (diversamente abili, malati…) o con quelli che non lo sono ancora (bambini) o non lo sono più (anziani)? Quale decisivo coinvolgimento con i popoli ancora esposti alla fame e alla miseria? Da questo rapido elenco si intravvede la quantità e la qualità di rapporti che si stabiliscono a partire dall’esperienza elementare del lavoro.</p>
<p style="text-align: justify;">Se ora passiamo all’ambito della costruzione sociale e politica, le cose non sono in assoluto più semplici. Cosa significa che insieme al nucleo di affetti per me costitutivo coesistono altri nuclei con uguale dignità? Come si esplicano i rapporti tra queste aggregazioni? Allargando l’orizzonte a tutti i corpi sociali, come si coniuga il principio della gratuità, che caratterizza la vita affettiva, con quello della giustizia che è il cardine della vita sociale e politica? Qual è l’origine e il valore dei diritti, dei doveri e delle leggi? Quali sono le procedure adeguate per legiferare? Come comportarsi di fronte a leggi ingiuste? Quali sono le vie possibili per il <em>compromesso nobile</em>, espressione realistica della vita politica?</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, le questioni economiche e socio-politiche hanno come riferimento intrinseco e insuperabile il rapporto con il creato. Il lavoro dell’uomo, che interagisce sempre con la realtà, non può prescindere dal suo essere data, e data come <em>cosmo</em> (universo ordinato) offerto alla nostra libertà. Parlare di vita quotidiana implica necessariamente riconoscere che l’io si trova sempre situato non solo in un contesto storico-culturale, ma anche geografico-cosmologico.</p>
<p style="text-align: justify;">Come l’Eucaristia può illuminare tutti questi elementi riferiti al <em>lavoro</em> inteso in questo senso largo come fattore costitutivo della vita quotidiana?</p>
<p style="text-align: justify;">Partiamo dal riconoscimento di un dato liturgico che, spesso, viene sottovalutato e non solo da coloro che non sono cultori della materia. Mi riferisco al fatto che l’Eucaristia è sempre <em>azione eucaristica</em> (tutta la teologia del rito viene qui chiamata in causa) . Certamente il soggetto proprio, il protagonista di questa azione eucaristica è lo stesso Cristo Signore. E proprio per questo possiamo dire che l’Eucaristia è, nel presente della Chiesa, il compimento permanente delle parole di Gesù: «<em>Pater meus usque modo operatur, et ego operor &#8211; Il Padre mio agisce anche ora e anch&#8217;io agisco</em>» (<em>Gv</em> 5, 17). Ma, come ben sappiamo, l’opera del Padre e del Figlio coinvolge, nello Spirito, la libertà degli uomini, li rende co-agonisti dell’azione eucaristica (ministri e assemblea). Infatti l’Eucaristia è azione nella forma del <em>dono</em> e questo chiede sempre una libertà che lo accolga, che si metta in rel-<em>azione</em> e riceva quanto le viene offerto gratuitamente. In questo modo, nell’azione eucaristica, l’uomo impara quotidianamente anche in cosa consista la verità del suo agire, perciò anche del suo lavoro. Il suo agire non è mai come l’agire del Creatore, ma è sempre un co-agire, un agire che è rel-<em>azione</em> e in quanto tale non si può attuare in modo autonomo rispetto a ciò che lo precede: la realtà in tutta la sua alterità. L’Eucaristia è quella azione paradigmatica che precede e provoca l’azione dell’uomo. Analogicamente, la vita quotidiana dell’uomo si snoda, attraverso il lavoro, in questo rapporto con la realtà che sempre lo precede e lo chiama in causa. Una realtà che la risurrezione di Cristo manifesta come strada verso il compimento finale. Si comprende, allora, l’affermazione che «<em>con la grazia operante del disegno di Dio, il lavoro riempie lo spazio tra la resurrezione di Cristo e la resurrezione finale</em>» .</p>
<p style="text-align: justify;">In secondo luogo, vale la pena soffermarsi sull’Eucaristia in quanto <em>communio</em>. La celebrazione eucaristica è invito a partecipare al Corpo e al Sangue del Signore senza limiti di parentela o affinità. Nella comunione eucaristica siamo fatti <em>uno</em> in Cristo Gesù, ogni divisione viene superata e l’io personale incontra il proprio compimento nella comunità. La comunione fa di noi una cosa sola, senza che nessuno debba rinunciare alla propria identità. Nulla è più lontano dalla comunione cristiana dell’annullamento dell’io nel collettivo. Così l’Eucaristia diventa scuola di vita perché è dono offerto contemporaneamente a tutti &#8211; dimensione universale della <em>communio christifidelium</em> &#8211; e a ciascuno personalmente: nessuno, infatti, si può comunicare al mio posto! Nello stesso tempo, l’amore eucaristico (<em>agape</em> per eccellenza) compie l’esigenza di giustizia, come ben mostra la necessità di essere riconciliati con Dio per poter ricevere la comunione. Nell’Eucaristia le esigenze della giustizia vengono accolte dall’orizzonte più compiuto della carità, mostrando in questo modo la potenza edificatrice della carità nello scrupoloso rispetto dell’ordine giusto.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto la <em>Caritas in veritate</em> insegna circa il principio di gratuità in economia è imprescindibile espansione della forma eucaristica per rispondere al dovere della condivisione in vista dello sviluppo degli uomini e dei popoli. Non si può impunemente celebrare l’Eucaristia senza farsi carico, ognuno secondo la propria vocazione e assecondando la legge della prossimità, della condivisione del bisogno a tutti i livelli.</p>
<p style="text-align: justify;">Infine, vale la pena ricordare l’offerta del cosmo così come viene realizzata dall’azione eucaristica attraverso i doni perché diventino il Corpo e il Sangue del Signore. Questi, nella forma della benedizione, sono presentati dal ministro con le parole che tutti ricordiamo: «<em>Benedetto sei tu Signore, Dio dell’universo, dalla tua bontà abbiamo ricevuto questo pane/vino, frutto della terra e del lavoro dell’uomo, lo presentiamo a te perché diventi per noi cibo di vita eterna / bevanda di salvezza</em>». A questo proposito, altrove ho avuto occasione di affermare come «<em>nella presentazione dei doni (i frutti della terra e del lavoro umano: il pane e il vino a cui si unisce l’acqua) si rivela esplicitamente che i protagonisti del rapporto uomo-creato non sono semplicemente due, la comunità degli uomini ed il cosmo, ma tre. Confermando quanto già contenuto nel secondo racconto della creazione (cfr. Gn 2, 4b-25), vi è un Terzo che mette in relazione uomo e creato: Dio che, fin dall’inizio, pose l’uomo nel “giardino” perché lo coltivasse e lo custodisse. Uomo e cosmo sono uniti nell’unica historia salutis guidata da Dio. Nella redenzione, Cristo apre la prospettiva della glorificazione finale all’uomo e al cosmo, ridimensionando definitivamente ogni pretesa antropocentristica» . In questo modo, proprio perché libera l’uomo da ogni pretesa di essere il centro assoluto del cosmo, l’Eucaristia è l’antidoto per eccellenza contro lo spiritualismo, che è un’affermazione dell’umano e del suo compimento che prescinde dalle dimensioni corporea e materiale.</em></p>
<p style="text-align: justify;"><strong>5. Sacrificio come condizione della dimensione eucaristica della vita quotidiana</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Per dare conto dell’importanza decisiva dell’Eucaristia nella vita quotidiana dobbiamo fare riferimento ad un dato che, tra l’altro, fa parte dell’essenza del sacramento. Mi riferisco alla condizione di sacrificio che costituisce una costante dell’esperienza elementare degli uomini. Possiamo tentare di descrivere sommariamente questa condizione a partire da alcune considerazioni sintetiche.</p>
<p style="text-align: justify;">La prima l’abbiamo già enunciata proprio parlando del sacrificio come <em>condizione</em>. Il termine <em>condizione</em> situa immediatamente la realtà del sacrificio come punto di passaggio, evitando dall’origine di confonderlo con la meta o il fine del cammino. Ma proprio in quanto passaggio, il sacrificio appare come inevitabile. Tentare di eliminarlo è segno della prometeica pretesa di negare il nostro limite creaturale, non riconoscendo che la nostra è una libertà dinamicamente aperta, ma non ancora definitivamente compiuta. A nessuno sfugge la forza che questa tentazione possiede nell’odierno panorama culturale. Le sirene del nostro tempo cantano la melodia di una vita senza sacrificio negli affetti, nel lavoro… E in questo modo, di fatto, condannano gli uomini a rimanere incagliati nelle prove della vita quotidiana, illudendoli che queste non dovrebbero esistere.</p>
<p style="text-align: justify;">Come spiegare questa «<em>strana necessità del sacrificio</em>»? La risposta deve essere articolata in due tempi.</p>
<p style="text-align: justify;">Innanzitutto occorre riconoscere la natura contingente o finita della libertà dell’uomo. Le mosse della libertà, quindi, implicano sempre una dimensione di incompiutezza. Questo emerge in modo particolarmente evidente nel rapporto uomo-donna. In esso, infatti, la libertà è chiamata ad uscire da sé per venire incontro alla libertà dell’altro/a che rimarrà sempre “altra”, non potrà mai essere posseduta compiutamente. E questa impossibilità costituisce, per così dire, una sorta di garanzia dell’inviolabile alterità di ogni uomo e di ogni donna, espressione della singolarità di ogni persona. Infatti, solo la libertà del Creatore può possedere l’altro senza pretendere di annullarlo, poiché proprio in quanto creatore ha immesso e mantiene l’altro nell’esistenza. Questo non vale per la libertà creata, la quale può “possedere” la persona amata solo nella dinamica del sacrificio (castità), condizione per il rispetto della libertà propria e di quella altrui. Questa dinamica è presente in ogni rapporto, anche in quello più virtuoso.</p>
<p style="text-align: justify;">Passando ora al secondo livello implicato nel sacrificio come condizione, l’esperienza storica dell’uomo non è segnata solo da una libertà creata, bensì anche da una sua cattiva autodeterminazione. Mi riferisco, ovviamente, al peccato. Davanti all’inevitabile dinamica del sacrificio, l’umana libertà si ribella e si oppone, giungendo fino a determinarsi al male. E una tale determinazione rende dolorosa la dimensione del sacrificio come condizione. Il sacrificio in questo caso non è più solo una condizione di passaggio, ma di un passaggio che assume la sembianza della morte.</p>
<p style="text-align: justify;">In che modo l’Eucaristia illumina il sacrificio come condizione della vita quotidiana in entrambi questi aspetti? Non possiamo dimenticare che il Corpo e il Sangue del Signore offerti come alimento per il cammino, sono sempre il «<em>Corpo offerto in sacrificio per voi</em>» e «<em>il Sangue sparso versato per voi e per tutti</em>», sono la Pasqua del Signore. In questo modo, la morte di Cristo quale passaggio verso la risurrezione assume in sé ogni possibile sacrificio, e fa sì che la croce nella vita dell’uomo sia, per quanto dolorosa, soltanto una condizione. Nella potenza salvifica del Redentore persino il peccato, se riconosciuto, perde la sua sembianza di morte. L’Eucaristia rende presente quotidianamente questa possibilità per ogni uomo. Nell’offerta sacramentale dell’unico sacrificio della Pasqua, ogni fedele è chiamato a offrire se stesso ed il mondo intero: «<em>Pregate, fratelli, perché il mio e vostro sacrificio sia gradito a Dio, Padre onnipotente</em>».</p>
<p style="text-align: justify;">In questo modo il sacrificio eucaristico accompagna ed educa la libertà dei fedeli ad accogliere la condizione della prova, seguendo le orme del Signore. Come insegna Lumen gentium 8, «<em>la Chiesa “prosegue il suo pellegrinaggio fra le persecuzioni del mondo e le consolazioni di Dio” (S. AGOSTINO, De civ. Dei, XVIII, 51, 2: PL 41, 614), annunziando la passione e la morte del Signore fino a che egli venga (cfr. 1 Cor 11,26). Dalla virtù del Signore risuscitato trae la forza per vincere con pazienza e amore le afflizioni e le difficoltà, che le vengono sia dal di dentro che dal di fuori, e per svelare in mezzo al mondo, con fedeltà, anche se non perfettamente, il mistero di lui, fino a che alla fine dei tempi esso sarà manifestato nella pienezza della luce</em>».</p>
<p style="text-align: justify;"><strong>6. Eucaristia evento e non pretesto</strong></p>
<p style="text-align: justify;">Questi brevi appunti su <em>Eucaristia</em> per la vita quotidiana hanno voluto essere una semplice introduzione ai lavori di questa Settimana liturgica. L’Eucaristia, che contiene in sé tutto il bene spirituale della Chiesa &#8211; Cristo stesso &#8211; accompagnerà la nostra vita fino alla fine dei tempi. Una volta che se ne è colta l’intima natura, nulla è comparabile all’azione eucaristica, né come valore in sé, né come potenza educativa. È la ragione per cui la Chiesa non cessa di obbedire quotidianamente al comando del Suo Signore: «<em>Fate questo in memoria di me</em>» (<em>Lc</em> 22, 19). Ai cristiani, soprattutto oggi, è chiesto di non ridurre questo comando a puro pretesto da lasciare alle spalle nella vita quotidiana, cadendo in quella separazione tra fede e vita denunciata con forza straordinaria già da Paolo VI. In ogni circostanza, in ogni rapporto, la presenza eucaristica di Cristo deve brillare come l’Evento che spalanca al desiderio di Dio.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2010/08/24/settimana-liturgica-nazionale-il-testo-dellintervento-del-patriarca-su-eucarestia-per-la-vita-quotidiana/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il Patriarca a Jesolo Lido: &#8220;Il riposo, tempo di rigenerazione dell&#8217;io&#8221;</title>
		<link>http://angeloscola.it/2010/08/23/il-patriarca-a-jesolo-lido-il-riposo-tempo-di-rigenerazione-dellio/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=il-patriarca-a-jesolo-lido-il-riposo-tempo-di-rigenerazione-dellio</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2010/08/23/il-patriarca-a-jesolo-lido-il-riposo-tempo-di-rigenerazione-dellio/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Aug 2010 12:33:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[angelo scola]]></category>
		<category><![CDATA[attività estiva patriarcato]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[incontro]]></category>
		<category><![CDATA[jesolo]]></category>
		<category><![CDATA[messa]]></category>
		<category><![CDATA[patriarca]]></category>
		<category><![CDATA[turisti]]></category>
		<category><![CDATA[villeggianti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=4256</guid>
		<description><![CDATA[
JESOLO LIDO &#8211; La sera di domenica 22 agosto il Patriarca di Venezia card. Angelo Scola ha presieduto, alle ore 21.00, la S. Messa nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù in Piazza Trento a Jesolo Lido ed ha così incontrato, in tale contesto, le comunità ecclesiali della zona jesolana e soprattutto i molti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Incontro con i villeggianti di Angelo Scola, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/4917903144/"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4142/4917903144_c3df3379bc.jpg" alt="Incontro con i villeggianti" width="500" height="375" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">JESOLO LIDO &#8211; La sera di domenica 22 agosto il Patriarca di Venezia card. Angelo Scola ha presieduto, alle ore 21.00, la S. Messa nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù in Piazza Trento a Jesolo Lido ed ha così incontrato, in tale contesto, le comunità ecclesiali della zona jesolana e soprattutto i molti turisti che, nel periodo estivo, affollano il Litorale per trascorrervi un periodo di vacanza. </p>
<p style="text-align: justify;">L’omelia si è concentrata soprattutto sul Vangelo proposto dalla liturgia domenicale e quindi sul tema della “salvezza”, fondamentale e decisivo per tutti. “L’uomo &#8211; ha detto il card. Scola &#8211; avverte in sé lo straordinario desiderio di infinito. Ma non può da solo raggiungerlo. Solo da fuori viene questa possibilità e questa si chiama salvezza. Il convenire a questa assemblea è l’espressione della nostra domanda di salvezza. La via è Gesù e il problema è “sentire” Gesù e convertirci dal nostro peccato ed andare dietro a Lui mettendo in gioco la nostra persona. Il grande difetto nella comunicazione nella nostra epoca è quello di non metterci in gioco nel comunicare; spesso riportiamo idee, opinioni, facciamo domande senza mettere in gioco noi stessi. Il rapporto con Dio, attraverso Gesù, non può essere ridotto a qualche ricordo di tanto in tanto e ad una partecipazione esteriore e meccanica ma deve investire la vita. Se noi viviamo con Lui e per Lui, cambia il nostro rapporto con il lavoro, il nostro atteggiamento nei confronti della vita e nell’operare per la pace&#8221;. <span id="more-4256"></span></p>
<p style="text-align: justify;">L’iniziativa si inserisce nella cura particolare che la Chiesa veneziana riserva ai numerosissimi visitatori, italiani e stranieri, che affollano i centri storici e le spiagge del territorio in questo periodo estivo. La locale parrocchia del Sacro Cuore di Jesolo, tra l’altro, prevede d’estate la celebrazione di nove messe, una anche in tedesco, alla domenica per rendere un servizio liturgico che vada incontro alle diverse necessità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Patriarca, nel concludere la messa, ha ricordato l’importanza del riposo come “tempo di rigenerazione dell’io” e che, perciò, “richiede una costante presenza all’incontro con Gesù attraverso l’eucarestia ed il sacramento della confessione”.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2010/08/23/il-patriarca-a-jesolo-lido-il-riposo-tempo-di-rigenerazione-dellio/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Settimana liturgica nazionale, il Patriarca su &#8220;Eucarestia e condivisione&#8221;</title>
		<link>http://angeloscola.it/2010/08/21/settimana-liturgica-nazionale-il-patriarca-su-eucarestia-e-condivisione/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=settimana-liturgica-nazionale-il-patriarca-su-eucarestia-e-condivisione</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2010/08/21/settimana-liturgica-nazionale-il-patriarca-su-eucarestia-e-condivisione/#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Aug 2010 08:30:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[ancona 2011]]></category>
		<category><![CDATA[angelo scola]]></category>
		<category><![CDATA[condivisione]]></category>
		<category><![CDATA[congresso eucaristico nazionale]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[fabriano]]></category>
		<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[patriarca]]></category>
		<category><![CDATA[settimana liturgica nazionale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=4214</guid>
		<description><![CDATA[SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE &#8211; E&#8217; previsto per lunedì 23 agosto alle ore 17.00 al teatro Gentile di Fabriano l&#8217;avvio della 61a settimana liturgica nazionale. La celebrazione d&#8217;inizio sarà presieduta da Mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica e, dopo i saluti e l&#8217;introduzione di Mons. Felice Di Molfetta, Presidente del Centro azione liturgica (Cal), il Patriarca [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://angeloscola.it/files/2010/08/Fabriano.jpg" rel="lightbox[4214]"><img class="alignright size-full wp-image-4232" title="Fabriano" src="http://angeloscola.it/files/2010/08/Fabriano.jpg" alt="" width="145" height="200" /></a>SETTIMANA LITURGICA NAZIONALE &#8211; E&#8217; previsto per <strong>lunedì 23 agosto alle ore 17.00</strong> al <strong>teatro Gentile di Fabriano</strong> l&#8217;avvio della <strong>61a settimana liturgica nazionale</strong>. La celebrazione d&#8217;inizio sarà presieduta da Mons. Giancarlo Vecerrica, vescovo di Fabriano-Matelica e, dopo i saluti e l&#8217;introduzione di Mons. Felice Di Molfetta, Presidente del Centro azione liturgica (Cal), il Patriarca interverrà sul tema &#8220;Eucarestia e condivisione&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">La settimana liturgica nazionale fa parte delle serie di eventi programmati in preparazione al XXV Congresso eucaristico nazionale di Ancona previsto per settembre 2011.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2010/08/21/settimana-liturgica-nazionale-il-patriarca-su-eucarestia-e-condivisione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Jesolo lido, il Patriarca incontra i villeggianti</title>
		<link>http://angeloscola.it/2010/08/20/jesolo-lido-il-patriarca-incontra-i-villeggianti/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=jesolo-lido-il-patriarca-incontra-i-villeggianti</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2010/08/20/jesolo-lido-il-patriarca-incontra-i-villeggianti/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 20 Aug 2010 08:30:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[angelo scola]]></category>
		<category><![CDATA[estate]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[jesolo]]></category>
		<category><![CDATA[lido]]></category>
		<category><![CDATA[patriarca]]></category>
		<category><![CDATA[patriarcato]]></category>
		<category><![CDATA[vacanze]]></category>
		<category><![CDATA[villeggianti]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=4226</guid>
		<description><![CDATA[JESOLO LIDO &#8211; L&#8217;attività estiva del Patriarcato prosegue ed in seguito alla giornata condivisa con i ragazzi della nostra diocesi, tra i monti, il Patriarca avrà una speciale occasione d’incontro, nel contesto della celebrazione dell’Eucaristia, con le comunità ecclesiali della zona jesolana e soprattutto con i molti turisti che, nel periodo estivo, affollano il litorale per trascorrervi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">JESOLO LIDO &#8211; L&#8217;attività estiva del Patriarcato prosegue ed in seguito alla giornata condivisa con i ragazzi della nostra diocesi, tra i monti, il Patriarca avrà una speciale occasione d’incontro, nel contesto della celebrazione dell’Eucaristia, con le comunità ecclesiali della zona jesolana e soprattutto con i molti turisti che, nel periodo estivo, affollano il litorale per trascorrervi un periodo di vacanza. L’appuntamento per la S. Messa domenicale presieduta dal card. Angelo Scola è stavolta fissato per la sera di domenica 22 agosto, alle ore 21.00, nella chiesa parrocchiale del Sacro Cuore di Gesù in Piazza Trento a Jesolo Lido.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2010/08/20/jesolo-lido-il-patriarca-incontra-i-villeggianti/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Questa nostra eucarestia è la sintesi di quel dono totale di sé che è rappresentato dalla nostra stessa esistenza. L&#8217;omelia del Patriarca per l&#8217;inizio dell&#8217;anno accademico</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/11/04/questa-nostra-eucarestia-e-la-sintesi-di-quel-dono-totale-di-se-che-e-rappresentato-dalla-nostra-stessa-esistenza-lomelia-del-patriarca-per-linizio-dellanno-accademico/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=questa-nostra-eucarestia-e-la-sintesi-di-quel-dono-totale-di-se-che-e-rappresentato-dalla-nostra-stessa-esistenza-lomelia-del-patriarca-per-linizio-dellanno-accademico</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2009/11/04/questa-nostra-eucarestia-e-la-sintesi-di-quel-dono-totale-di-se-che-e-rappresentato-dalla-nostra-stessa-esistenza-lomelia-del-patriarca-per-linizio-dellanno-accademico/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 04 Nov 2009 10:22:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Omelie]]></category>
		<category><![CDATA[Video]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[pluralità]]></category>
		<category><![CDATA[testimonianza]]></category>
		<category><![CDATA[unità dei saperi]]></category>
		<category><![CDATA[università]]></category>
		<category><![CDATA[vergine maria]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=2033</guid>
		<description><![CDATA[Martedì 3 Novembre il card. Scola ha presieduto la messa di inizio anno accademico delle Università cittadine nella chiesa dei Tolentini, da poco divenuta, per volontà del Patriarca la nuova  “parrocchia universitaria”.
Nella chiesa, gremita di studenti, professori e parrocchiani, il Patriarca ha sottolineato come la partecipazione all&#8217;Eucarestia non può essere un gesto isolato e slegato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Martedì 3 Novembre il card. Scola ha presieduto la messa di inizio anno accademico delle Università cittadine nella chiesa dei Tolentini, da poco divenuta, per volontà del Patriarca la nuova  “parrocchia universitaria”.</p>
<p style="text-align: justify;">Nella chiesa, gremita di studenti, professori e parrocchiani, il Patriarca ha sottolineato come la partecipazione all&#8217;Eucarestia non può essere un gesto isolato e slegato dalla vita quotidiana, ma ciascuno deve fornire una risposta personale all&#8217;invito che Gesù pone nella vita.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui è disponibile il video dell&#8217;omelia.</p>
<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="src" value="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLvHzHZWNItAWUp2VcqbTIfk=" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.youtube.com/cp/vjVQa1PpcFP7ttav-w5MLvHzHZWNItAWUp2VcqbTIfk="></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2009/11/04/questa-nostra-eucarestia-e-la-sintesi-di-quel-dono-totale-di-se-che-e-rappresentato-dalla-nostra-stessa-esistenza-lomelia-del-patriarca-per-linizio-dellanno-accademico/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Visita Pastorale in Riviera: il Patriarca a Marano Veneziano</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/10/02/visita-pastorale-in-riviera-il-patriarca-a-marano-veneziano/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=visita-pastorale-in-riviera-il-patriarca-a-marano-veneziano</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2009/10/02/visita-pastorale-in-riviera-il-patriarca-a-marano-veneziano/#comments</comments>
		<pubDate>Fri, 02 Oct 2009 08:11:34 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Comunicati stampa]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[marano veneziano]]></category>
		<category><![CDATA[Visita pastorale]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=1829</guid>
		<description><![CDATA[Dopo l’apertura ufficiale &#8211; avvenuta domenica scorsa ad Oriago di Mira con una solenne celebrazione nella chiesa di S. Pietro in Bosco &#8211; sarà Marano Veneziano la realtà del vicariato di Gambarare a ricevere il Patriarca e i suoi collaboratori nella prima “sosta” parrocchiale in Riviera della Visita pastorale.
Nel pomeriggio di sabato 3 ottobre, alle [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">Dopo l’apertura ufficiale &#8211; avvenuta domenica scorsa ad Oriago di Mira con una solenne celebrazione nella chiesa di S. Pietro in Bosco &#8211; sarà <strong>Marano Veneziano</strong> la realtà del vicariato di Gambarare a ricevere il Patriarca e i suoi collaboratori nella prima “sosta” parrocchiale in Riviera della Visita pastorale.</p>
<p style="text-align: justify;">Nel pomeriggio di <strong>sabato 3 ottobre</strong>, alle<strong> ore 16.00</strong>, il Patriarca incontrerà subito i collaboratori della parrocchia e poi si recherà in visita ad alcuni ammalati nelle case; alle <strong>18.15</strong> è quindi fissato l’incontro con i fedeli della parrocchia. La mattina di domenica 4 ottobre, alle ore <strong>10.30</strong>, il card. Angelo Scola presiederà l’Eucaristia per tutta la comunità nella chiesa parrocchiale di Marano intitolata ai Ss. Teonisto martire e Agostino vescovo.<span id="more-1829"></span></p>
<p style="text-align: justify;">La parrocchia di Marano Veneziano, eretta nel 1943, raggruppa poco più di 2.600 abitanti ed è il primissimo lembo della diocesi lagunare che si incontra venendo da Padova verso Venezia. Dal 2006 la locale comunità è guidata dal parroco don Lucio Cabbia.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2009/10/02/visita-pastorale-in-riviera-il-patriarca-a-marano-veneziano/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>San Michele Arcangelo patrono di Mestre. Le immagini della celebrazione</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/10/01/san-michele-arcangelo-patrono-di-mestre-le-immagini-della-celebrazione/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=san-michele-arcangelo-patrono-di-mestre-le-immagini-della-celebrazione</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2009/10/01/san-michele-arcangelo-patrono-di-mestre-le-immagini-della-celebrazione/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 01 Oct 2009 09:53:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Interventi]]></category>
		<category><![CDATA[duomo mestre]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[mestre]]></category>
		<category><![CDATA[san Michele]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=1822</guid>
		<description><![CDATA[
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><object classid="clsid:d27cdb6e-ae6d-11cf-96b8-444553540000" width="480" height="360" codebase="http://download.macromedia.com/pub/shockwave/cabs/flash/swflash.cab#version=6,0,40,0"><param name="flashvars" value="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622358258041%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622358258041%2F&amp;set_id=72157622358258041&amp;jump_to=" /><param name="allowFullScreen" value="true" /><param name="src" value="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" /><param name="allowfullscreen" value="true" /><embed type="application/x-shockwave-flash" width="480" height="360" src="http://www.flickr.com/apps/slideshow/show.swf?v=71649" allowfullscreen="true" flashvars="offsite=true&amp;lang=it-it&amp;page_show_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622358258041%2Fshow%2F&amp;page_show_back_url=%2Fphotos%2Fangeloscola%2Fsets%2F72157622358258041%2F&amp;set_id=72157622358258041&amp;jump_to="></embed></object></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2009/10/01/san-michele-arcangelo-patrono-di-mestre-le-immagini-della-celebrazione/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;antefatto della fede. Come nasce e come vive una comunità cristiana 4</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/08/20/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-4-lantefatto-della-fede/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-4-lantefatto-della-fede</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2009/08/20/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-4-lantefatto-della-fede/#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 20 Aug 2009 06:33:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[amore]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[comunità cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[fede]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=1461</guid>
		<description><![CDATA[
Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 2 del libro del card. Angelo Scola &#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221; (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).
L’antefatto della fede
La precedenza della fede è una necessità congenita all’esperienza cristiana. Potremmo anche dire che la fede è l’antefatto che fonda l’esperienza cristiana. Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify">
<p style="text-align: justify"><em>Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 2 del libro del card. Angelo Scola <a href="http://www.ibs.it/code/9788889736395/scola-angelo/come-nasce-e-come.html" target="_blank">&#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221;</a> (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).</em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>L’antefatto della fede</strong></p>
<p style="text-align: justify">La precedenza della fede è una necessità congenita all’esperienza cristiana. Potremmo anche dire che la fede è l’antefatto che fonda l’esperienza cristiana. Il Papa, nell’omelia di Verona, lo suggerisce con emplicità: «Dalla forza di questo amore, dalla salda fede nella risurrezione di Gesù che fonda la speranza nasce e costantemente si rinnova la nostra testimonianza cristiana. È lì che si radica il nostro “Credo”, il simbolo di fede a cui ha attinto la predicazione iniziale e che continua inalterato ad alimentare il Popolo di Dio. <span id="more-1461"></span>Il contenuto del kerygma dell’annuncio, che costituisce la sostanza dell’intero messaggio evangelico, è Cristo, il Figlio di Dio fatto Uomo, morto e risuscitato per noi. La sua risurrezione è il mistero qualificante del Cristianesimo, il compimento sovrabbondante di tutte le profezie di salvezza (…) Dal Cristo Risorto, primizia dell’umanità nuova, rigenerata e rigenerante, è nato in realtà, come predisse il profeta, il popolo dei “poveri” che hanno aperto il cuore al Vangelo e sono diventati e diventano sempre di nuovo “querce di giustizia” (…) Il mistero della risurrezione del Figlio di Dio, che, salito al cielo accanto al Padre, ha effuso su di noi lo Spirito Santo, ci fa abbracciare con un solo sguardo Cristo e la Chiesa (…) Così avvenne all’inizio, con la prima comunità apostolica, e così deve avvenire anche ora. Dal giorno di Pentecoste, infatti, la luce del Signore risorto ha trasfigurato la vita degli Apostoli. Essi ormai avevano la chiara percezione di non essere semplicemente discepoli di una dottrina nuova ed interessante, ma testimoni prescelti e responsabili di una rivelazione a cui era legata la salvezza dei loro contemporanei e di tutte le future generazioni».</p>
<p style="text-align: justify">Per avere il pensiero di Cristo bisogna dunque riconoscere che la fede poggia su un antefatto. C’è un fatto che sta prima di ogni mia iniziativa personale nel credere. Nessuno si fa cristiano da sé. Nessuno nasce a vita nuova da sé. Questa è la fede della Chiesa di cui parla il Papa così come emerge in maniera sensibile e quotidiana nel luogo in cui tu puoi dire «vieni e vedi», cioè nella comunità cristiana.</p>
<p style="text-align: justify">Per questo una dimensione ineliminabile e permanente della vita cristiana è la Traditio. Scelgo di usare la parola latina per non confonderla con le tradizioni, pure importanti, che possono essere caduche.</p>
<p style="text-align: justify">C’è una traditio la cui radice è eucaristica. San Paolo la identifica con chiarezza nel racconto dell’istituzione dell’Eucaristia: «Ho ricevuto dal Signore ciò che a mia volta vi ho trasmesso» (1Cor 11, 23). L’Eucaristia è Gesù che, durante quella cena pasquale, si è consegnato in modo assolutamente inimmaginabile anticipando la Sua morte e resurrezione redentrici a nostro favore e facendo coincidere l’offerta di tutta la Sua Persona con il pane e con il vino trasformati nel Suo Corpo e nel Suo Sangue.</p>
<p style="text-align: justify">Senza soluzione di continuità dalla prima comunità apostolica riunita quella sera nel cenacolo, per la potenza dello Spirito, su su fino alla parrocchiadell’ultimo dei paesetti di montagna d’Italia si potrebbero ricostruire tutti gli anelli della catena fisica che lega la Cena del Giovedì Santo ad ogni Eucaristia. Noi “apparteniamo” a questa Traditio.</p>
<p style="text-align: justify">L’antefatto della fede dice che è sempre necessaria la comunità ecclesiale perché solo essa assicura la “reperibilità del Signore”. Non si arriva da soli alla fede. Anche se il sì è personale, l’incontro nasce sempre da testimoni (Cfr. 1Gv 1) e dentro una comunità. La fede cristiana non è l’esito di uno slancio religioso soggettivo, della mia religiosità personale; incontra anche questi fattori, ma ha bisogno della Traditio. Se si interrompe la catena dei testimoni ci si perde. Quando si interrompe la catena dei testimoni si rischia di scivolare verso la separatezza.</p>
<p style="text-align: justify">Qual è allora il metodo o la strada concretamente segnata dall’antefatto della fede? La necessità di vivere in profondità il nucleo genetico in cui la Traditio (l’antefatto) è fisicamente assicurata: l’Eucarestia e i sacramenti nel nesso con la Parola di Dio come genesi di una comunità capillarmente espressa, che “sente” con tutta la Chiesa (sentire cum Ecclesia), cioè che ripropone in un preciso luogo e tempo quello che hanno vissuto Pietro, Giacomo, Giovanni, gli altri discepoli, e su, su… fino a noi. Non ci sarà educazione al pensiero di Cristo senza questo radicamento nella fede trasmessa e ricevuta.</p>
<p style="text-align: justify">Il primo elemento per educarsi al pensiero di Cristo è, pertanto, l’immergersi nella Traditio, star dentro la comunità dove Gesù è reperibile per tutti, rispetto alla quale io devo poter dire a chiunque e in qualunque momento: «vieni e vedi».</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2009/08/20/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-4-lantefatto-della-fede/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Quattro tratti della comunità cristiana. Come nasce e come vive una comunità cristiana 2</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/08/18/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-2-quattro-tratti-della-comunita/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-2-quattro-tratti-della-comunita</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2009/08/18/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-2-quattro-tratti-della-comunita/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 18 Aug 2009 06:39:14 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[comunità]]></category>
		<category><![CDATA[comunità cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=1441</guid>
		<description><![CDATA[Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 1 del libro del card. Angelo Scola &#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221; (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).
Quattro tratti della comunità cristiana
L&#8217;incontro personale con Gesù, che come abbiamo visto ha un&#8217;origine sacramentale, genera il soggetto nuovo che è la Chiesa, il popolo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 1 del libro del <a href="http://www.ibs.it/code/9788889736395/scola-angelo/come-nasce-e-come.html" target="_blank">card. Angelo Scola &#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221;</a> (Venezia, 2007, Marcianum Press editore).</em></p>
<p><strong>Quattro tratti della comunità cristiana</strong></p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;incontro personale con Gesù, che come abbiamo visto ha un&#8217;origine sacramentale, genera il soggetto nuovo che è la Chiesa, il popolo di Dio. In esso ogni fedele è chiamato a vivere secondo la dinamica della comunione. Vengono così generate e permanentemente rigenerate le comunità cristiane. Vale la pena descrivere quattro tratti identificanti di una comunità cristiana che vive integralmente il suo essere un nuovo soggetto.<span id="more-1441"></span></p>
<p style="text-align: justify">a) L&#8217;adesione a Gesù attraverso la comunità deve essere libera e personale. Individuare il momento storico nella propria vita in cui il Battesimo è diventato avvenimento significativo per me (l&#8217;incontro), è decisivo perché permette di riconoscere il momento in cui la mia libertà ha iniziato a giocarsi in prima persona. Infatti, solo se l&#8217;adesione è libera e personale sarà possibile evitare il rischio che la comunità diventi un collettivo, un fenomeno meramente associativo, che può realizzare programmi e iniziative anche molto utili, come tanta vita associata ci documenta. Ma senza questa spinta personale, quotidiana e libera non sarà una vera comunità.</p>
<p style="text-align: justify">Come ripeto sempre ai giovani, il criterio della adesione personale a Cristo Signore, nella comunità può essere sintetizzato con la formula: ciò che mi è dato, mi corrisponde, e non: ciò che mi corrisponde, mi è dato. Qui sta il punto critico e, nello stesso tempo, il test inconfondibile di quel nascere dall&#8217;alto, di nuovo, che Nicodemo non riusciva a capire: «Può forse un uomo entrare una seconda volta nel grembo di sua madre e rinascere?» (Gv 3, 4).</p>
<p style="text-align: justify">Questo criterio è fondamentale perché è l&#8217;unico capace di mantenere vivo il carattere di dono gratuito proprio dell&#8217;incontro con Gesù. Infatti se il contenuto dell&#8217;adesione fosse da me deciso e misurato, non potrei incontrare che me stesso! Invece il criterio per vivere la comunione è aderire a ciò che mi è dato. Infatti ciò che mi è dato, siccome mi è dato dal Padre che guida la storia e guida la mia storia personale, è ciò che più profondamente mi corrisponde e mi realizza. La conseguenza di tale criterio è che la comunione implica innanzitutto una sequela e un ascolto. «Se vuoi essere perfetto, và, vendi quello che possiedi, dàllo ai poveri e avrai un tesoro nel cielo; poi vieni e seguimi» (Mt 19, 21). Se vuoi essere felice, vieni e seguimi. Senza la sequela come punto di partenza è impossibile una mossa di libertà, perché la sequela è il riconoscimento che ciò che mi è dato è veramente ciò che più corrisponde al bene della mia vita. Anche il mio nemico. Anche il fratello che mi tradisce. Anche la circostanza più tragica, perfino la malattia, la separazione o la morte prematura della persona più cara. Ci potrai mettere tutta la vita per capire il positivo di tale circostanza, ma c&#8217;è un positivo anche dietro di essa. È impressionante, ma è così. Questa è la logica della vita cristiana, della libertà cristianamente intesa.</p>
<p style="text-align: justify">b) La vita della comunità, in forza della grazia della comunione, si esprime come differenza nell&#8217;unità. L&#8217;unità è il bene supremo della persona. Io posso crescere, svilupparmi, realizzarmi, perché sono uno. Cambiano le età della mia vita: io sono molto diverso oggi, a 65 anni, da quando ne avevo 5, però sono sempre io. Gesù Cristo è molto diverso oggi rispetto a quando camminava con i Suoi amici lungo le rive del Lago di Genezaret. È diverso il modo con cui Egli cammina oggi attraverso la Chiesa, dentro la realtà, eppure è sempre quello. Cristo è uno.</p>
<p style="text-align: justify">Nella comunità cristiana lo Spirito assicura l&#8217;unità attraverso la pluriformità dei doni e dei compiti. A tal punto che quanto più una comunità è differenziata, quanto più numerosi sono i doni che vivono al suo interno, tanto più è completa e vitale. L&#8217;unità è garantita dalla sinfonia delle differenze. Infatti, come recita il titolo di un famoso volume di Balthasar, la verità è sinfonica.</p>
<p style="text-align: justify">I Padri sinodali, riuniti nel Sinodo straordinario dell&#8217;85, a vent&#8217;anni dalla conclusione del Concilio, hanno definito l&#8217;ecclesiologia del Vaticano II come ecclesiologia di comunione. Hanno indicato una visione della Chiesa come comunione, il cui metodo &#8211; così è scritto nel documento finale &#8211; è la pluriformità nell&#8217;unità. Ponendo questo tema si intende dire che la varietà di forme che una comunità ecclesiale assume, per iniziativa dello Spirito e per la libertà personale del fedele, vive sempre nell&#8217;unità. Attenzione: non si dice &#8220;unità nella pluriformità&#8221;, ma al contrario si dice &#8220;pluriformità nell&#8217;unità&#8221;, per evidenziare che alla radice della Chiesa, di ogni comunità cristiana, c&#8217;è l&#8217;unità. Nell&#8217;unica diocesi c&#8217;è una pluriformità di parrocchie; in una parrocchia c&#8217;è una pluriformità di comunità o di aggregazioni ecclesiali ecc. ecc.</p>
<p style="text-align: justify">Attraverso la pluriformità nell&#8217;unità lo Spirito favorisce la missione, l&#8217;apertura a 360° della comunità cristiana. Ciò documenta che l&#8217;appartenenza è un fatto dinamico, non rigido. Non è una chiusura, al contrario: è la condizione per l&#8217;apertura verso l&#8217;esterno. Quanto più una comunità sarà pluriforme nell&#8217;unità, tanto più potrà capillarmente andare incontro a tutti i nostri fratelli uomini, in qualunque ambito dell&#8217;umana esistenza. Il perimetro della comunità arriva fin dove arriva il perimetro di vita del battezzato che appartiene a quella comunità lì. Anzi coinvolge, tendenzialmente, tutti i nostri fratelli uomini.</p>
<p style="text-align: justify">c) Perché l&#8217;adesione sia personale e la pluriformità nell&#8217;unità possa attuarsi, la comunità vive del doppio dinamismo di autorevolezza ed autorità. L&#8217;autorevolezza è il dono che, attraverso un carisma, o attraverso un compito particolare, o attraverso circostanze o momenti particolarmente felici dati ad uno o ad altro, lo Spirito fa a tutta la comunità.</p>
<p style="text-align: justify">Siccome rispetto a Dio siamo (e lo saremo sempre) come scolaretti («erunt omnes docibiles Dei» Gv 6, 45), diventiamo maestri gli uni per gli altri, siamo autorevoli gli uni per gli altri. È l&#8217;idea della testimonianza. Ci può essere l&#8217;autorevolezza di un anziano verso un bambino, ma anche quella di un bambino verso un anziano. Forse gli incontri per me più fecondi, da cui imparo di più, durante la Visita pastorale, sono quelli con i bambini&#8230; Siamo autorevoli gli uni per gli altri. L&#8217;autorevolezza è reciproca. Anzi è la condizione di comunicazione normale dentro la comunità. A patto, però, che non si perda di vista un secondo fattore, irrinunciabile, l&#8217;autorità. Dentro una comunità l&#8217;autorità costituita è una sponda ultima di verifica. L&#8217;ideale è che in ogni comunità l&#8217;autorità sia sempre, di fatto, anche autorevole.</p>
<p style="text-align: justify">L&#8217;ideale è che tutti si sia autorevoli gli uni per gli altri, ma lo Spirito di Cristo ha stabilito un punto di autorità oggettiva e costituita, non fondata necessariamente sull&#8217;intelligenza e sulla capacità. Gesù ha identificato gli Apostoli, ha chiamato i Dodici. Poi all&#8217;interno dei Dodici ha identificato Pietro, e lo ha costituito come garanzia in senso ultimo. Ecco perché la comunione è, nel senso nobile della parola, gerarchica; è ordinata.</p>
<p style="text-align: justify">d) Infine la pluriforme unità della comunità deve essere sensibilmente espressa e documentata. Ogni uomo, sempre ed ovunque, ha il diritto di incontrare la comunità cristiana per poterla vivere. Io devo poter dire al compagno di lavoro o alla amica che trovo al supermercato: «Vieni e vedi» (Gv 1, 39). La comunità cristiana, quindi, deve essere sensibilmente espressa.</p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2009/08/18/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-2-quattro-tratti-della-comunita/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L&#8217;incontro personale con Gesù. Come nasce e come vive una comunità cristiana 1</title>
		<link>http://angeloscola.it/2009/08/17/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-1-lincontro-personale-con-gesu/?utm_source=rss&amp;utm_medium=rss&amp;utm_campaign=come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-1-lincontro-personale-con-gesu</link>
		<comments>http://angeloscola.it/2009/08/17/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-1-lincontro-personale-con-gesu/#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 17 Aug 2009 06:52:54 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
				<category><![CDATA[Pubblicazioni]]></category>
		<category><![CDATA[benedetto XVI]]></category>
		<category><![CDATA[cominità cristiana]]></category>
		<category><![CDATA[convegno ecclesiale verona]]></category>
		<category><![CDATA[eucarestia]]></category>
		<category><![CDATA[gesù]]></category>
		<category><![CDATA[risorto]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://angeloscola.it/?p=1431</guid>
		<description><![CDATA[Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 1 del libro del card. Angelo Scola &#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221; (Venezia, 2007, Marcianum Press editore). 
Alle origini della comunità cristiana: l&#8217;incontro personale con Gesù
La comunità cristiana nasce sempre dall&#8217;incontro personale con Gesù Cristo. Questo è il dato originario e [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify"><em>Riportiamo di seguito, come spunto di riflessione, uno stralcio del cap. 1 del libro del card. Angelo Scola <a href="http://www.ibs.it/code/9788889736395/scola-angelo/come-nasce-e-come.html" target="_blank">&#8220;Come nasce e come vive una comunità cristiana&#8221;</a> (Venezia, 2007, Marcianum Press editore). </em></p>
<p style="text-align: justify"><strong>Alle origini della comunità cristiana: l&#8217;incontro personale con Gesù</strong></p>
<p style="text-align: justify">La comunità cristiana nasce sempre dall&#8217;incontro personale con Gesù Cristo. Questo è il dato originario e fondamentale: qualunque altra definizione della comunità &#8211; un insieme di amici, gente mobilitata da un comune ideale, persone che vivono sullo stesso territorio, persone che domandano di pregare insieme&#8230; &#8211; se non giunge ad identificare la propria origine nell&#8217;incontro personale con Cristo, individua un livello di definizione penultima. Non arriva all&#8217;essenza della comunità cristiana. Uno è realmente membro della comunità cristiana a partire dall&#8217;incontro personale con Gesù Cristo. <span id="more-1431"></span>Basta leggere i Vangeli o gli scritti apostolici per vedere come il dinamismo dell&#8217;incontro personale con Gesù Cristo sia alla radice del metodo di vita cristiana: l&#8217;incontro con il paralitico (Mt 9, 1-7); con Matteo (Mt 9, 9); con la figlia di Giairo e con la donna ammalata (Mt 9, 18-26); con i due ciechi (Mt 9, 27-31); con il muto indemoniato (Mt 90,32-34); con il giovane ricco (Mt 19, 16-22); con la vedova di Naim (Lc 11, 11-17); con il centurione (Lc 7, 1-10); con la peccatrice (Lc 11, 36-50); con Zaccheo (Lc 19, 1-10); con i primi discepoli e con Natanaele (Gv 1, 35-51); con Nicodemo (Gv 3, 1-11); con la Samaritana (Gv 4, 1-42); con l&#8217;Eunuco (Gv 8, 26-40); con Saulo (At 9, 1-19); con Enea e Tabita (Atti 9, 32-41); con il centurione (Atti 10,1-48)&#8230;</p>
<p style="text-align: justify">Benedetto XVI lo ha ricordato a Verona con chiarezza: «Come ho scritto nell&#8217;Enciclica Deus caritas est, all&#8217;inizio dell&#8217;essere cristiano &#8211; e quindi all&#8217;origine della nostra testimonianza di credenti &#8211; non c&#8217;è una decisione etica o una grande idea, ma l&#8217;incontro con la Persona di Gesù Cristo, &#8220;che dà alla vita un nuovo orizzonte e con ciò la direzione decisiva (n. 1)».</p>
<p style="text-align: justify">La comunità cristiana nasce da questo incontro personale della mia libertà con questa Persona singolare, Gesù Cristo, che manifesta una statura umana, una umanità così singolare perché veicola anche il Suo essere Dio. Il Catechismo della Chiesa Cattolica descrive in modo cristallino questo itinerario dall&#8217;incontro con l&#8217;umanità di Gesù alla confessione della Sua divinità: «tutto nella vita di Gesù è segno del suo Mistero. Attraverso i suoi gesti, i suoi miracoli, le sue parole, è stato rivelato che &#8220;in lui abita corporalmente tutta la pienezza della divinità&#8221; (Col 2, 9). In tal modo la sua umanità appare come &#8220;il sacramento&#8221;, cioè il segno e lo strumento della sua divinità e della salvezza che egli reca: ciò che era visibile nella sua vita terrena condusse al Mistero invisibile della sua filiazione divina e della sua missione redentrice». Vi si vede come attraverso la Sua umanità, lentamente, accompagnati dallo Spirito, i discepoli, i Suoi, hanno riconosciuto la Sua divinità. E hanno giocato la loro vita, la loro libertà, con la Sua persona e con la Sua libertà.</p>
<p style="text-align: justify">Questo è il fattore genetico identificante della comunità. In un certo senso qualunque iniziativa una comunità parrocchiale o un&#8217;aggregazione di fedeli proponga &#8211; dal trovarsi a mangiare le castagne la sera dei morti, al campo estivo, fino alla celebrazione dell&#8217;Eucaristia &#8211; deve permettere a chiunque di identificare, direttamente o indirettamente, questa radice dell&#8217;incontro personale con Cristo. Ci fosse lì uno che non ha mai messo piede prima in un ambito ecclesiale, costui dovrebbe percepire che è chiamato all&#8217;incontro personale con Gesù, dovrebbe lì incontrare Gesù.</p>
<p style="text-align: justify">Per descrivere la natura propria dell&#8217;incontro personale con Gesù possiamo individuare due caratteristiche essenziali.</p>
<p style="text-align: justify">In primo luogo il fatto che l&#8217;incontro possiede sempre il carattere di una certa sorpresa, in qualche modo è sempre un imprevisto. Ma questo dato è il riverbero di un elemento più profondo: l&#8217;incontro ha la natura del dono, dell&#8217;assolutamente gratuito, di qualcosa che io non mi posso procurare da me. Nel discorso di Verona il Papa ha identificato tale natura assolutamente gratuita e sovrabbondante dell&#8217;avvenimento cristiano parlandoci della risurrezione di Gesù: «La risurrezione di Cristo è un fatto avvenuto nella storia, di cui gli Apostoli sono stati testimoni e non certo creatori (&#8230;) la risurrezione di Cristo è il centro della predicazione e della testimonianza cristiana, dall&#8217;inizio e fino alla fine dei tempi (&#8230;) la cifra di questo mistero è l&#8217;amore e soltanto nella logica dell&#8217;amore esso può essere accostato e in qualche modo compreso (&#8230;) La sua risurrezione è stata dunque come un&#8217;esplosione di luce, un&#8217;esplosione dell&#8217;amore che scioglie le catene del peccato e della morte. Essa ha inaugurato una nuova dimensione della vita e della realtà, dalla quale emerge un mondo nuovo, che penetra nel nostro mondo, lo trasforma e lo attira a sé».</p>
<p style="text-align: justify">Ma c&#8217;è una seconda caratteristica essenziale dell&#8217;incontro con il Risorto, quella che lo rende sommamente conveniente per ogni uomo di ogni tempo. MI riferisco al fatto che l&#8217;incontro con Gesù mi colpisce, mi afferra, coinvolge e muove la mia libertà. E questo perché «soltanto Cristo può pienamente soddisfare le attese profonde di ogni cuore umano e rispondere agli interrogativi più inquietanti sul dolore, sull&#8217;ingiustizia e il male, sulla morte e l&#8217;aldilà».</p>
<p style="text-align: justify">Quindi l&#8217;incontro personale con Gesù, origine della comunità cristiana, è l&#8217;incontro con Colui che risponde e soddisfa il mio desiderio e la mia domanda in modo assolutamente gratuito e inimmaginabile. Lo ha lucidamente capito Nicodemo che, pur non riuscendo ad aderire fino in fondo, individua questo duplice carattere quando, assecondando il dialogo con Gesù, si trova di fronte a questa affermazione del Maestro: «Se uno non rinasce dall&#8217;alto, non può vedere il regno di Dio» (Gv 3, 3). «Come può un uomo nascere quando è vecchio?» (Gv 3, 4) diventa la sua domanda. In un certo senso questa dovrebbe essere la domanda di ogni cristiano maturo.</p>
<p style="text-align: justify">
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://angeloscola.it/2009/08/17/come-nasce-e-come-vive-una-comunita-cristiana-1-lincontro-personale-con-gesu/feed/</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>
