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	<title>Angelo Scola &#187; Articoli</title>
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		<title>&#8220;Scola, la «terza via» della Chiesa&#8221;. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Corriere della sera</title>
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		<pubDate>Fri, 27 Aug 2010 08:36:32 +0000</pubDate>
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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">CORRIERE DELLA SERA &#8211; Viene proposto qui di seguito l&#8217;articolo di Aldo Cazzullo pubblicato il 25 agosto dal Corriere della sera in occasione dell&#8217;uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, <em>Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia</em> (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al <a href="http://angeloscola.it/2010/08/26/buone-ragioni-per-la-vita-in-comune-il-nuovo-libro-del-patriarca/" target="_self">post precedente</a>).</p>
<p style="text-align: justify;">Né religione civile né nuda Croce: annuncio integrale di Cristo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il cardinale Angelo Scola è andato costruendo in questi anni un proprio sistema di pensiero, dalle fondamenta ben piantate nei papati di Wojtyla e di Ratzinger, ma con forti elementi di autonomia. E il suo nuovo saggio, che Mondadori ha mandato ieri in libreria, arricchisce le riflessioni del patriarca di Venezia e le apre sulle prospettive del nuovo millennio. Il libro di Scola &#8211; Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50) &#8211; nasce dal desiderio di documentare come l&#8217; unità di un popolo (e di una nazione) possa essere fattore di progresso rispetto a tutte le articolazioni che lo compongono, se si ritrovano ragioni buone per la vita comune, da cui scaturiscono pratiche virtuose comuni. Di queste buone ragioni e pratiche virtuose, che nascono da un confronto a 360 gradi con tutta la complessità della realtà, la società contemporanea &#8211; plurale e spesso conflittuale &#8211; non nasconde un grande bisogno. Dal saggio emerge un&#8217; idea-guida: oggi siamo all&#8217; inizio di un tempo nuovo. <span id="more-4295"></span></p>
<p style="text-align: justify;">All&#8217; uomo del terzo millennio è data, forse per la prima volta, la possibilità di scegliere chi vuole essere: se il suo proprio esperimento, come ha sostenuto il filosofo della scienza Jongen, oppure l&#8217; «uomo-in-relazione», che vive di buone relazioni nella società, che ama ed è amato. È una sorta di nuova scommessa pascaliana, nella quale si gioca il futuro dell&#8217; umanità. Cosa comporterà il percorso dell&#8217; uomo che opta per essere il suo proprio esperimento, abbandonandosi ciecamente ai frutti delle straordinarie scoperte tecno-scientifiche? E quali invece saranno le implicazioni per l&#8217; uomo che investe sulla sua natura di «essere-in-relazione»? Il sottotitolo del volume, che si può intendere come un passo ulteriore dell&#8217; itinerario avviato da Scola con il saggio del 2007 Una nuova laicità (Marsilio), indica gli ambiti di lavoro che sono attraversati dalla riflessione del patriarca: religione, economica, politica. L&#8217; orizzonte ampio sul quale Scola si affaccia scaturisce dalla sua convinzione che vivere la vita di fede pienamente e autenticamente si traduce in un interesse per la realtà nella sua integralità, in tutte le sue componenti. È quella che il patriarca chiama la inevitabilità dell&#8217; interpretazione culturale della fede: ogni fede è sempre soggetta ad un&#8217; interpretazione culturale pubblica; da una parte perché, come scrisse Giovanni Paolo II, «una fede che non diventi cultura sarebbe non pienamente accolta, non interamente pensata, non fedelmente vissuta»; dall&#8217; altra, essendo la fede &#8211; quella giudaica e quella cristiana &#8211; frutto di un Dio che si è compromesso con la storia, ha inevitabilmente a che fare con la concretezza della vita e della morte, dell&#8217; amore e del dolore, del lavoro e del riposo, dell&#8217; azione civica. In questa fase di post-modernità, si confrontano nella società italiana due interpretazioni culturali del cristianesimo. La prima è quella che tratta il cristianesimo come una religione civile, come mero cemento etico, capace di fungere da collante sociale per la nostra democrazia. Ma, se una simile posizione è plausibile in chi non crede, a chi crede deve essere evidente la sua strutturale insufficienza. L&#8217; altra, più sottile, è quella che tende a ridurre il cristianesimo all&#8217; annuncio della pura e nuda Croce per la salvezza di «ogni altro». Occuparsi, per esempio, di bioetica o biopolitica distoglierebbe dall&#8217; autentico messaggio di misericordia di Cristo. Come se questo messaggio fosse in sé astorico e non possedesse implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche. Ma un simile atteggiamento produce una dispersione dei cristiani nella società e finisce per nascondere la rilevanza umana della fede in quanto tale; al punto che, di fronte ai drammi anche pubblici della vita, si giunge a domandare un silenzio che rischia di svuotare il senso dell&#8217; appartenenza a Cristo e alla Chiesa agli occhi degli altri. Nessuna di queste due interpretazioni culturali, dal punto di vista di Scola, riesce ad esprimere in maniera adeguata la vera natura del cristianesimo e della sua azione nella società civile: la prima perché lo riduce alla sua dimensione secolare, separandolo dalla «forza sorgiva del soggetto cristiano», dono dell&#8217; incontro con l&#8217; avvenimento personale di Gesù Cristo nella Chiesa; la seconda perché priva la fede del suo spessore carnale. Per il patriarca è più rispettosa della natura dell&#8217; uomo e del suo «essere-in-relazione» un&#8217; altra interpretazione culturale, che corre lungo il crinale che separa la religione civile dalla cripto-diaspora e propone l&#8217; avvenimento di Gesù Cristo in tutta la sua interezza, annunciando tutti i misteri della fede e tutti gli aspetti e le implicazioni che da tali misteri sorgono. Il ruolo centrale è giocato dallo stile della testimonianza, che si contrappone a quello della militanza o dell&#8217; egemonia: testimonianza intesa come metodo di conoscenza e di comunicazione. Da questo sguardo, da questa curiosità e passione, niente di ciò che fa parte della vita quotidiana degli uomini e donne di oggi, come anche la politica e l&#8217; economia, può restare fuori: così si costruisce quella che il patriarca chiama «amicizia civile». E alla fine del ragionamento di Scola accusare la Chiesa di «ingerenza» nella vita pubblica diventa davvero difficile anche per il più sottile dei logici.</p>
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		<title>&#8220;CARITAS IN VERITATE&#8221;/ Un buon investimento per la speranza di uomini e popoli. Il Patriarca commenta l’enciclica di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Wed, 11 Aug 2010 07:30:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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CARITAS IN VERITATE &#8211; Viene riproposto un articolo del Patriarca su &#8220;Caritas in veritate&#8221; pubblicato da Il Sole 24 ore il 9 luglio 2009:
Card. Angelo Scola
Patriarca di Venezia
La carità nella verità è «un’esigenza della stessa ragione economica» (CV, 36). Benedetto XVI dà corpo a questa affermazione parlando di «principio di gratuità» e di «logica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Senza titolo di Angelo Scola, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/3323214904/"><img class="alignleft" src="http://farm4.static.flickr.com/3580/3323214904_25397effbd.jpg" alt="" width="128" height="192" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">CARITAS IN VERITATE &#8211; Viene riproposto un articolo del Patriarca su &#8220;Caritas in veritate&#8221; pubblicato da Il Sole 24 ore il 9 luglio 2009:</p>
<p style="text-align: right;">Card. Angelo Scola</p>
<p style="text-align: right;">Patriarca di Venezia</p>
<p style="text-align: justify;">La carità nella verità è «<em>un’esigenza della stessa ragione economica</em>» (CV, 36). Benedetto XVI dà corpo a questa affermazione parlando di «<em>principio di gratuità</em>» e di «<em>logica del dono come espressione della fraternità</em>» (CV, 36). Sono così, di colpo, individuati due cardini della novità nella concezione dello «sviluppo integrale» proposto dall’Enciclica.</p>
<p style="text-align: justify;">Il primo cardine riguarda la concezione stessa dell’economia che, come da più parti si ripete in questo tempo di crisi, domanda di essere ripensata. In quale direzione? Certo in quella dell’etica di cui l’economia ha bisogno per il suo corretto funzionamento. Benedetto XVI però va oltre: l’etica è condizione necessaria ma non sufficiente per una ragione economica adeguata. Parla addirittura di «<em>un abuso dell’aggettivo “etico”»</em> (CV, 45) impiegato spesso in modo talmente generico da servire come copertura a scelte contrarie alla giustizia e al bene comune fondati su un’antropologia adeguata. Dignità della persona, necessità di una relazione buona con se stessi, con gli altri e con Dio diventano così dimensioni costitutive della sfera economica.</p>
<p style="text-align: justify;">Siamo lontani da una visione totalizzante dell’economia, corretta tutt’al più dal potere politico che non sarebbe comunque in grado di intaccarne i dinamismi strutturali.</p>
<p style="text-align: justify;">Evidentemente categorie come mercato, impresa, autorità politica vanno ridisegnate. Potranno così farsi carico del processo di globalizzazione in atto, fenomeno in sé né buono né cattivo, a patto che venga orientato con una pratica di vita buona. Riaffiora il valore originario, connaturale all’umano, dell’economia stessa: governo – secondo l’etimo – della casa comune della famiglia umana.<span id="more-4146"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il secondo cardine della novità contenuta nell’Enciclica possiede una forza creativa degna dei radicali cambiamenti esigiti in questo Terzo millennio. Parlare infatti di “principio di gratuità”, dedicando un intero capitolo per descrivere lo sviluppo economico integrale in termini di fraternità, significa non solo formulare una critica a come normalmente si intende il rapporto tra etica ed economia, ma anche prevenire un riferimento troppo generico all’antropologia. La «ragione economica» non potrà dispiegarsi in maniera compiuta – e non si uscirà dalla crisi -, se non saprà fare spazio alla logica del dono. In cosa consiste? Essa brilla nel titolo stesso dell’Enciclica: carità nella verità.</p>
<p style="text-align: justify;">Il dono, come esperienza elementare propria dell’uomo, realizza la domanda di felicità che ogni persona ed ogni società si portano dentro. La carità, il dono di sé che il Figlio di Dio incarnato compie sulla Croce in nostro favore, raggiunge ogni uomo. Così come l’autonomia socio-economica non è messa in questione da questo esplicito riferimento a Gesù Cristo. Non c’è alcuna volontà di ingerenza della Chiesa nella sfera propria dell’economico e del sociale. Se mai il magistero papale, col peso di una lunga tradizione – si pensi a San Benedetto e a San Francesco – ma col vigore richiesto dal tempo presente, invita gli attori del necessario ripensamento dell’economico e del sociale a verificare la validità della proposta.</p>
<p style="text-align: justify;">L’enciclica non manca di mostrarne alcuni tratti decisivi. Anzitutto estendendo l’ambito proprio di una economia di gratuità e di fraternità dalla società civile al mercato e allo Stato: «<em>Oggi possiamo dire che la vita economica deve essere compresa come una realtà a più dimensioni: in tutte, in diversa misura e con modalità specifiche, deve essere presente l’aspetto della reciprocità fraterna</em>» (CV, 38).</p>
<p style="text-align: justify;">I tre capisaldi della Dottrina Sociale – dignità della persona, principio di solidarietà e principio di sussidiarietà – sono così rivisitati a partire da una forma concreta di democrazia economica. La gratuità non va intesa come pura cosmesi della giustizia e del bene comune, senza i quali, tuttavia, non si può parlare né di carità né di verità. Benedetto XVI non lascia scampo: «<em>Oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia</em>» (CV, 38).</p>
<p style="text-align: justify;">Le conseguenze di una simile visione sono prospettate con molto realismo dall’Enciclica. Qui se ne possono richiamare due: l’adeguata concezione del mercato e la necessità di meglio articolare teoria e prassi di impresa.</p>
<p style="text-align: justify;">Il mercato, e quindi l’economia di mercato, non sono fatti di natura, ma di cultura. In quest’ottica “<em>Caritas in veritate</em>” ridimensiona il peso del capitalismo.</p>
<p style="text-align: justify;">Quanto all’impresa postula un mercato in cui operino, con pari opportunità, non solo soggetti di iniziative private e pubbliche, ma anche organizzazioni produttive a fini mutualistici e sociali.</p>
<p style="text-align: justify;">A 40 anni dalla “<em>Populorum progressio</em>” Benedetto XVI situa l’ancora improcrastinabile questione dello sviluppo umano integrale nel contesto della civilizzazione dell’economia. Ciò gli consente di trattare con efficacia anche i temi dei diritti e dei doveri, della vita, dell’ambiente, della fame, dello sviluppo dei popoli, dell’umana collaborazione e della tecnica.</p>
<p style="text-align: justify;">La “<em>Caritas in veritate</em>” rappresenta un buon investimento per la speranza di uomini e popoli.</p>
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		<title>SACERDOZIO/ Il Patriarca in occasione del quinto anniversario dell&#8217;elezione di Benedetto XVI</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Aug 2010 07:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[SACERDOZIO – Viene qui di seguito riproposto un articolo redatto dal Patriarca in occasione del quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI al pontificato. Il testo fu precedenemente pubblicato dal settimanale spagnolo Alfa y Omega:
“Dio è il tema pratico e il tema realistico per l’uomo – allora e sempre”: in questa affermazione del cardinale Ratzinger si [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">SACERDOZIO – Viene qui di seguito riproposto un articolo redatto dal Patriarca in occasione del quinto anniversario dell’elezione di Benedetto XVI al pontificato. Il testo fu precedenemente pubblicato dal settimanale spagnolo Alfa y Omega:</p>
<p style="text-align: justify;">“<em>Dio è il tema pratico e il tema realistico per l’uomo – allora e sempre</em>”: in questa affermazione del cardinale Ratzinger si rintraccia uno degli assi portanti del magistero di Papa Benedetto XVI: il primato di Dio. Di ciò si trova conferma durante tutto il corso di questi primi cinque anni del suo pontificato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono parole che, lontane da ogni tipo di considerazione astratta dell’avventura umana, riescono piuttosto a cogliere la storia nel suo aspetto più radicale: il suo significato ed il suo destino fanno emergere come questione centrale la questione di Dio.</p>
<p style="text-align: justify;">Il teocentrismo che segna tutta l’opera del pensatore Ratzinger e del Magistero di Benedetto XVI non va però inteso in antitesi con la centralità dell’uomo e di tutta la realtà creata. Perché la centralità di Dio non può mai andare contro l’uomo e il cosmo, anzi, ne assicura la reale consistenza. Al punto che, ha rilevato Papa Benedetto, “<em>se manca Dio, viene meno la speranza. Tutto perde di ’spessore&#8221;</em>.<span id="more-4095"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Perché “Dio non manchi” è necessario che Lo possiamo riconoscere, che sia a noi contemporaneo, che lo possiamo incontrare di persona. Se è vero che la “grande speranza può essere solo Dio”, occorre riconoscere che non parliamo di un qualsiasi Dio, ma del Dio di Gesù Cristo. È l’evento salvifico di Gesù Cristo, presente nella storia, quindi a noi contemporaneo appunto, in modo eminente attraverso l’azione sacramentale, ad assicurare che la centralità di Dio non confligge con la centralità dell’uomo-cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dio incarnato precede sempre l’uomo – lo aspetta, dice Benedetto XVI – suscitando la sua domanda di salvezza. Che è la domanda di libertà e di felicità, potremmo dire utilizzando le due parole preferite dalla sensibilità degli uomini di oggi. O forse, andando ancora più a fondo, che è la domanda delle domande, quella cui il cuore dell’uomo non cessa di anelare, cioè la domanda sull’amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non la domanda astratta circa la natura dell’amore, ma quella concreta e personale: “Alla fine, qualcuno mi ama?”. A questa domanda radicale risponde Dio stesso rivelando il Suo nome: “<em>Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, uno nell’essenza e trino nelle persone: Dio è Amore</em> “.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza dell’amore sgorga per ciascuno di noi da quella dell’essere amati che permanentemente ci precede e ci costituisce. Una precedenza che vive eucaristicamente nella Chiesa, il popolo di Dio. Annota, a proposito dei grandi oratori romani, Leopardi nello Zibaldone: “<em>Osservate come l’eloquenza vera non abbia fiorito mai se non quando ha avuto il popolo per uditore. Intendo un popolo padrone di sé, e non servo, un popolo vivo e non un popolo morto</em>”.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole di Papa Benedetto hanno certamente come interlocutore un simile popolo e non solo il popolo dei fedeli. La commovente dedizione, l’umiltà e l’energia spirituale con cui egli prende sul serio questo popolo spiega lo spessore del suo magistero e lo straordinario ascolto che da cinque anni riceve da parte di tutti, giovani e adulti, semplici ed eruditi, dai bambini fino agli intellettuali e ai capi di stato. Ci si può allora stupire se il Suo insegnamento e la Sua persona, sulle orme di Cristo, siano talora segno di contraddizione?</p>
<p style="text-align: justify;">A Papa Benedetto XVI in questo anniversario i cristiani riconfermano con forza il loro affetto e la loro appassionata sequela.</p>
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		<title>&#8220;Cercando il bell&#8217;amore&#8221;. Marina Terragni su &#8220;Bell&#8217;amore e sessualità&#8221;</title>
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		<pubDate>Fri, 30 Jul 2010 08:48:04 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[CERCANDO IL BELL&#8217;AMORE &#8211; Si propone qui di seguito un articolo di Marina Terragni, pubblicato su Il Foglio il 21 luglio 2010. Una riflessione, questa proposta dalla giornalista, che  prende vita dal discorso del Redentore del Patriarca, &#8221;Bell&#8217;amore e sessualità&#8221;.
La prima cosa che ho pensato, leggendo il discorso del Patriarca Angelo Scola ai veneziani per la bella festa [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">CERCANDO IL BELL&#8217;AMORE &#8211; Si propone qui di seguito un articolo di Marina Terragni, pubblicato su<em> <a href="http://www.ilfoglio.it/" target="_blank">Il Foglio</a></em><a href="http://www.ilfoglio.it/" target="_blank"> </a>il 21 luglio 2010. Una riflessione, questa proposta dalla giornalista, che  prende vita dal discorso del Redentore del Patriarca, &#8221;<a href="http://angeloscola.it/2010/07/18/bellamore-e-sessualita-redentore-2010-il-discorso-del-patriarca/" target="_self">Bell&#8217;amore e sessualità&#8221;.</a></p>
<p style="text-align: justify;">La prima cosa che ho pensato, leggendo il discorso del Patriarca Angelo Scola ai veneziani per la bella festa del Redentore, è che il puro sesso è davvero un pessimo investimento. Sempre che esista un sesso in questo supposto stato di “purezza”: il nostro ambiente naturale è il simbolico; per noi, bizzarri animali, le cose, e perfino gli istinti, cominciano a essere solo dal momento in cui gli diamo un nome.</p>
<p style="text-align: justify;">“Normati” e costretti per la vita, anche da vecchi, a rincorrere quel piacere momentaneo; un sacco di energie spese per allestire fuggevoli rendez-vous. Ma fin dai primi e provvisori bilanci esistenziali, ti rendi conto che è già un successo se di quelle circostanze roventi te ne ricordi un paio.<span id="more-4071"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Un tempo il consumismo sessuale tentava solo l’umanità maschile. Gli si davano altri nomi –collezionismo, dongiovannismo- e forse, tutto sommato, qualcosa di sacro resisteva. Oggi il sesso è dappertutto, nella triste e diffusa provincia dei ragionieri scambisti e dei sabati al privé. Ma se il sesso è dappertutto, come dice Charles Melman, allievo di Lacan, vuole dire che non è più al centro. E questo è un guaio per la nostra identità.</p>
<p style="text-align: justify;">Oggi anche l’umanità femminile si dà al raunch e alla caccia grossa, “liberata” nel corso della cosiddetta rivoluzione sessuale, storico imprinting dell’omologazione tra i sessi. E allora, ti dicono tanti ragazzi, meglio una bella partita di pallone, una sgambata in montagna, casomai una sbronza nel week-end. E tocca a un cardinale ricordarci che cos’è il desiderio, il godimento, il “bell’amore”.</p>
<p style="text-align: justify;">Una sera a cena due di questi ragazzi, due ventenni fatti con il pennello e assediati da fanciulle con il piercing ombelicale, mi dicono che di tutto questo ne hanno abbastanza. Che vorrebbero qualcosa di diverso, qualcosa che duri, un’amica, una consolazione, una carezza, un progetto. Una con cui puoi parlare di tutto, perfino di figli, perché dicono di volerne due o anche tre, non come noi baby boomer che ci siamo sterilizzati in tutti i modi possibili. Ma dicono anche che “di ragazze così non se ne trovano”, consapevoli del fatto che se per loro sarà difficile trovare un posto fisso, figuriamoci un amore fisso. Poi non chiediamoci perché si sbronzino.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Patriarca vive nel celibato sacerdotale, ma la relazione, il legame, il matrimonio, il “caso serio dell’amore” sono da molto tempo al centro del suo magistero. In cerca di quella ragionevole felicità che si incontra solo quando si smette di credere nell’individuo irrelato, triste chimera che ci sta divorando e che oggi seduce più le donne, neofite dell’individualità, che gli uomini. Convinte di poter fare tutto da sole, lavoro, casa e anche figli, da tirare su senza l’ingombro di un padre, tendono a diventare loro stesse la copia conforme di quegli uomini da cui si tengono accuratamente lontane. Il rischio dunque è che l’esito di quella millenaria “perversione” dei rapporti tra i sessi (giudizio inequivoco di Joseph Ratzinger) che è stato il dominio dell’uomo sulla donna, sia una perversione ben più subdola e sottile, una nuova e più perfetta forma di dominio: l’asservimento delle donne al modo maschile di concepire la sessualità, le relazioni, il lavoro, il mondo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il concetto di emancipazione trattiene in sé e ipostatizza l’idea della schiavitù.</p>
<p style="text-align: justify;">La donna ha sempre tenuto il posto dell’altro, e gli ha sempre fatto spazio in sé. Ma se anche lei si scorda vendicativamente di questo, se non vuole più essere l’Altra ed elimina l’Altro dalla sua strada, se non è più lì a testimoniare con il suo corpo schiuso quella radicale apertura che è il soggetto umano, inestricabile dal suo oggetto (certa psicoanalisi è giunta a parlare di oggetti-sé), quel dinamismo spirituale che nell’esperienza della maternità diventa carne, chi lo farà al suo posto suo?</p>
<p style="text-align: justify;">Viviamo in un affascinante tempo di lotta tra l’epica dell’individuo e il “bell’amore” di cui ci parla Scola, quella relazionalità che ci segna fin nella nostra fisiologia più minuta, e che neuroscienze e scienza sociale, da Giacomo Rizzolatti a Jeremy Rifkin, classificano come empatia. In questa lotta la questione della differenza sessuale e del rapporto con il nostro primo altro -l’uomo per la donna, e la donna per l’uomo- è un passaggio decisivo. Oggi il lavoro grosso tocca agli uomini, che devono abdicare dall’assoluto e riconoscersi come differenza, alla ricerca di un’identità maschile che rinunci al dominio; ma anche per le donne c’è molto da fare. Prima di tutto riscoprire che “la maternità è il viaggio”, come diceva Carla Lonzi, geniale pioniera di quel femminismo della differenza che il Patriarca mostra di conoscere bene.</p>
<p style="text-align: justify;">Molte parti del suo bel discorso per il Redentore si prestano a essere lette in chiave di appello a un femminile minacciato di estinzione, che lui vede incarnato soprattutto nell’avventura di Maria, a cui ha dedicato il suo ultimo libro. Anche là dove parla del consumismo sessuale, di quella “smania del tutto e subito” radicata nella paura della morte. Il paradosso è questo: che per sfuggire alla morte ci manteniamo al suo cospetto per tutto il tempo. Che per paura di morire anticipiamo la morte scegliendo la solitudine, e mandiamo a morte le relazioni, o meglio non le facciamo neanche nascere, e non facciamo nascere più nulla. Ma questo tenersi lontani dalla nascita, categoria cara ad Hannah Arendt (e lontani dalla rinascita cristiana, mediante la Resurrezione, in una vita non più minacciata dalla morte), non può forse essere letto come eccesso di maschilità del mondo?</p>
<p style="text-align: justify;">Scola conclude parlando di castità, e riconducendo il termine al suo significato originario, che non è quello di privazione, ma vuole semplicemente dire “tenere pulito, in ordine”, attività che le donne hanno sempre praticato con pazienza meticolosa. Il senso di questa misura e di questa regola ce lo portiamo misteriosamente dentro, come un’impronta indelebile. Perfino certi sesso-dipendenti, tipo David Kepesh e altri disperati protagonisti dei romanzi dello spiritualissimo Philip Roth, con il loro disordine compulsivo non fanno altro che testimoniare la struggente mancanza del “bell’amore”, agitandosi intorno al vuoto scavato dalla mancanza di Dio.</p>
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		<title>I testi di Benedetto XVI in arabo, la prefazione del Patriarca</title>
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		<pubDate>Sat, 19 Jun 2010 07:19:10 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[I TESTI DI BENEDETTO XVI IN ARABO &#8211; L&#8217; Osservatore Romano in data 19 giugno ha anticipato la prefazione del patriarca per la traduzione in arabo dei testi di Benedetto XVI su san Paolo nel volume, appena pubblicato in Libano, Bûlus ar-Rasûl («L&#8217;apostolo Paolo», Jounieh — Venezia, Librairie Pauliste — Marcianum Press, 2010, pagine 142, dollari 4). Il [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://angeloscola.it/files/2010/06/SPECIALE_TERRA_SANTA_F_0805_-_Medioriente_pace1.jpg" rel="lightbox[3730]"><img class="alignleft size-full wp-image-3740" title="Papa medioriente" src="http://angeloscola.it/files/2010/06/SPECIALE_TERRA_SANTA_F_0805_-_Medioriente_pace1.jpg" alt="" width="273" height="247" /></a>I TESTI DI BENEDETTO XVI IN ARABO &#8211; L&#8217; Osservatore Romano in data 19 giugno ha anticipato la prefazione del patriarca per la traduzione in arabo dei testi di Benedetto XVI su san Paolo nel volume, appena pubblicato in Libano, Bûlus ar-Rasûl («<em>L&#8217;apostolo Paolo</em>», Jounieh — Venezia, Librairie Pauliste — <a href="http://www.marcianum.it/marcianum/" target="_blank">Marcianum Press</a>, 2010, pagine 142, dollari 4). Il testo, pubblicato anche sulla newsletter (<a href="http://www.oasiscenter.eu/" target="_blank">www.oasiscenter.eu</a>) della Fondazione Oasis, viene proposto qui di seguito:</p>
<p style="text-align: right;"><em>Angelo Scola</em></p>
<p style="text-align: justify;">Benedetto xvi è un grande teologo. E proprio perché grande, è capace di presentare con semplicità le verità di fede, anche le più ardue. Egli prende per mano i fedeli e li porta ad alzare lo sguardo, per arrivare a comprendere «<em>l&#8217;ampiezza, la lunghezza, l&#8217;altezza e la profondità</em>» (Efesini, 3, 18) del mistero di Cristo. Le catechesi su san Paolo ne sono un esempio eloquente. Nate durante l&#8217;Anno paolino, portano il marchio inconfondibile del Pontefice, che in venti brevi testi ha saputo riassumere i principali aspetti della straordinaria vicenda personale ed ecclesiale dell&#8217;Apostolo delle genti. Mai disgiunto da una preoccupazione pastorale, il discorso di Benedetto xvi segue un ordinamento tendenzialmente cronologico. Al centro, del volume come della vita, si trova l&#8217;incontro con il Crocifisso risorto, autentico cuore della riflessione paolina.<span id="more-3730"></span></p>
<p style="text-align: justify;">È dunque un onore per la Fondazione Internazionale Oasis pubblicare, grazie al sostegno di Kirche in Not, la traduzione araba di queste catechesi presso la casa editrice dei padri paolisti. E mentre ci auguriamo che questo libro possa inaugurare una serie di traduzioni che offrano al pubblico arabo tutti gli straordinari ritratti dei Padri della Chiesa e degli scrittori ecclesiastici che da qualche anno Benedetto xvi va delineando, cogliamo l&#8217;occasione per rivolgere una parola alle principali categorie di lettori che immaginiamo si troveranno in mano questo volume.</p>
<p style="text-align: justify;">In primo luogo pensiamo naturalmente ai cattolici dei diversi riti, che mostrano in Medio Oriente una vitalità ben superiore al loro numero. Conoscere e approfondire l&#8217;insegnamento del Papa è certamente il miglior modo per rinsaldare il dono più grande che il Signore ha lasciato ai suoi discepoli: quella communio che unisce uomini di diversi popoli e culture, giungendo a farne, secondo l&#8217;ardita espressione di Paolo vi, «un&#8217;entità etnica sui generis». Siamo tuttavia certi che il volume troverà buona accoglienza anche presso i fratelli cristiani delle altre Chiese e comunità ecclesiali, spesso di antichissima tradizione, talora nate proprio nel solco della predicazione di Paolo. Andare alle radici della comune fede ripercorrendo insieme le principali tappe della vita di questo campione del Vangelo sarà l&#8217;occasione per riscoprire la nostra comune eredità cristiana.</p>
<p style="text-align: justify;">Da ultimo, ci auguriamo che il libro possa trovare diffusione anche nel mondo islamico. È noto come diversi pensatori e teologi musulmani, già prima dell&#8217;avvento della moderna critica ottocentesca, abbiano espresso forti dubbi in merito all&#8217;attendibilità degli scritti paolini, accusando l&#8217;Apostolo di aver alterato l&#8217;originario messaggio cristiano. A questa tesi il Papa dedica alcune pagine, evidenziando quali sono da un punto di vista cristiano gli elementi che dimostrano la completa continuità tra l&#8217;annuncio paolino e la missione del Crocifisso risorto.</p>
<p style="text-align: justify;">È evidente a tutti che una delle necessità più urgenti del nostro tempo è una migliore conoscenza reciproca tra i fedeli delle diverse religioni. Diventa perciò fondamentale che cristiani e musulmani possano conoscere la visione che l&#8217;altro ha di sé e della propria fede, senza ridurla preventivamente entro le proprie categorie. È questo del resto l&#8217;esempio che ci offrono alcuni dei più alti esponenti della civiltà arabo-islamica, come lo scienziato al-Bîrûnî che, senza rinunciare alla propria fede musulmana, diede un resoconto della civiltà indiana talmente accurato da conservare valore documentario fino a oggi. Il lettore non cristiano sia dunque certo di trovare in questo libro una presentazione autorevole di chi è san Paolo e di che ruolo egli ha all&#8217;interno del cristianesimo. Conoscere il punto di vista che più di un miliardo di fedeli hanno maturato intorno a questa figura eccezionale ha un interesse culturale innegabile. Che poi questo punto di vista sia anche ben fondato, potrà verificarlo ciascuno dei lettori nel confronto oggettivo con i dati storici a disposizione.</p>
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		<title>Benedetto XVI a Cipro. Un commento del Patriarca</title>
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		<pubDate>Fri, 18 Jun 2010 07:27:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[BENEDETTO XVI A CIPRO &#8211; Viene proposto qui di seguito un commento del Patriarca pubblicato da IlSussidiario.net sul viaggio di Benedetto XVI a Cipro:
Angelo Scola
Sono trascorsi ormai alcuni giorni dal ritorno del Papa da Cipro e forse proprio questa distanza permette di rilevare ancor più la sostanza particolare di questa tappa del Pontificato di Benedetto XVI.
È stato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">BENEDETTO XVI A CIPRO &#8211; Viene proposto qui di seguito un commento del Patriarca pubblicato da <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/" target="_blank">IlSussidiario.net</a> sul viaggio di Benedetto XVI a Cipro:</p>
<p style="text-align: right;"><em>Angelo Scola</em></p>
<p style="text-align: justify;">Sono trascorsi ormai alcuni giorni dal ritorno del Papa da Cipro e forse proprio questa distanza permette di rilevare ancor più la sostanza particolare di questa tappa del Pontificato di Benedetto XVI.</p>
<p style="text-align: justify;">È stato un viaggio impressionante non solo per il grande valore di quella terra legata alla missione di San Paolo; non solo per la ricchezza di riflessioni e dichiarazioni, ma proprio per la testimonianza, resa dal Papa, di una fede ben radicata nella storia presente: la messa in guardia sul possibile “spargimento di sangue” in Medio Oriente, l’incontro con Chrysostomos II, l’abbraccio con la locale comunità cattolica, la consegna dell’Instrumentum Laboris ai Vescovi e la dichiarazione circa la necessità di un dialogo con i fratelli musulmani, con l’immediata chiarificazione, così tipica del Papa, circa il significato del termine “fratelli”. Questa è stata una scelta lessicale voluta, in un momento in cui il mondo era profondamente turbato per l’omicidio di Mons. Padovese, il vescovo barbaramente ucciso nella sua casa la cui testimonianza getta una luce intensa sullo stesso viaggio di Benedetto XVI.<span id="more-3721"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Qualche mese fa in un incontro per noi fondamentale nella Basilica-Cattedrale di San Marco, parlando della Chiesa in Turchia, Mons. Luigi Padovese disse tra l’altro: «<em>Se, come è avvenuto nei decenni passati, accettassimo come cristiani di non comparire, restando una presenza insignificante nel tessuto del paese, non ci sarebbero difficoltà, ma stiamo rendendoci conto che, come sta avvenendo in Palestina, in Libano e soprattutto in Iraq, è una strada senza ritorno che non fa giustizia alla storia cristiana di questi paesi nei quali il cristianesimo è nato e fiorito, e che non farebbe giustizia alle migliaia di martiri che in queste terre ci hanno lasciato in eredità la testimonianza del loro sangue» (Seconda Assemblea ecclesiale</em>, 11 ottobre 2009).</p>
<p style="text-align: justify;">Il viaggio a Cipro ha mostrato inoltre come la fede cristiana intercetti le domande e i bisogni quotidiani dell’uomo e delle donne di oggi e nello stesso tempo abbia a cuore il travaglio dei popoli (basti pensare al dolore del Papa per la divisione dell’isola).</p>
<p style="text-align: justify;">Il modo con cui Benedetto XVI si è mosso a Cipro, in uno scacchiere mediorientale che ha vanamente logorato le intelligenze dei migliori statisti del mondo, è una dimostrazione eloquente che la fede possiede oggi una forte dignità culturale anche sul piano umano e della costruzione del bene comune.</p>
<p style="text-align: justify;">Il problema più grave in Medio Oriente è quello della violenza. La violenza contro i cristiani, il conflitto permanente tra israeliani e palestinesi, ma anche la violenza tra musulmani: noi tendiamo a vedere solo il terrorismo che colpisce l’Occidente, ma le stragi più grandi sono avvenute ai danni dei musulmani stessi. In Algeria, solo per citare uno tra i tanti esempi, la guerra civile degli anni Novanta ha fatto più di 200.000 morti.</p>
<p style="text-align: justify;">Normalmente si dice che per evitare la violenza occorre favorire l’educazione. E naturalmente è vero, a patto però che si chiarisca di quale educazione si tratta. C’è un’educazione che chiude e rende violenti, un’altra che dissolve la persona spezzando i suoi rapporti con le persone che la generano. Abbiamo bisogno di pratiche educative che sappiano coniugare verità e libertà.</p>
<p style="text-align: justify;">Questo è preliminare a qualsiasi discorso sul dialogo.</p>
<p style="text-align: justify;">C’è un dialogo teologico, che nella Chiesa cattolica è affidato al Pontificio Consiglio per il Dialogo interreligioso. C’è un dialogo della vita, che tocca tutti i fedeli, in Medio Oriente ma anche nelle Chiese di Europa. Penso alla mia diocesi, a Venezia, e al Veneto, dove sempre più si devono fare i conti con la presenza dei musulmani. E c’è un dialogo che mette a tema le inevitabili <em>interpretazioni culturali di ogni fede religiosa</em> e delle sue implicazioni per l’uomo e la società attuale. La Fondazione Oasis nata a Venezia, ma presente in tutto il mondo, e che si riunirà la prossima settimana a Beirut, situa la sua articolata azione soprattutto a questo livello. Per quest’ultimo aspetto mi pare decisivo che i musulmani sappiano aprirsi all’esperienza dei cristiani d’Occidente. In Occidente i cristiani sono passati attraverso il cesaropapismo e la teocrazia, ma oggi sanno giocarsi e documentare la rilevanza pubblica della loro fede nel pieno rispetto delle società laiche plurali in cui vivono. I musulmani possono trarre profitto da quest’esperienza, così come noi possiamo imparare da loro su altri terreni.</p>
<p style="text-align: justify;">Rispetto a tutte queste questioni brucianti, con il suo carisma, la sua personale testimonianza ed il suo rigoroso giudizio, il Papa è un lungo passo avanti a noi Vescovi, sacerdoti e laici: ora tocca a noi seguirne l’esempio mostrando la suprema “convenienza” dell’essere cristiani oggi.</p>
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		<title>&#8220;Il primato di Dio nel realismo di Benedetto XVI&#8221;. Il card. Scola a cinque anni dall’elezione al pontificato</title>
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		<pubDate>Thu, 22 Apr 2010 07:42:26 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[VENEZIA &#8211; Viene qui riproposto un articolo redatto dal Patriarca in occasione del quinto anniversario dell&#8217;elezione di Benedetto XVI al pontificato e pubblicato dal settimanale spagnolo Alfa y Omega:
“Dio è il tema pratico e il tema realistico per l&#8217;uomo &#8211; allora e sempre”: in questa affermazione del cardinale Ratzinger si rintraccia uno degli assi portanti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">VENEZIA &#8211; Viene qui riproposto un articolo redatto dal Patriarca in occasione del quinto anniversario dell&#8217;elezione di Benedetto XVI al pontificato e pubblicato dal settimanale spagnolo Alfa y Omega:</p>
<p style="text-align: justify;">“Dio è il tema pratico e il tema realistico per l&#8217;uomo &#8211; allora e sempre”: in questa affermazione del cardinale Ratzinger si rintraccia uno degli assi portanti del magistero di Papa Benedetto XVI: il primato di Dio. Di ciò si trova conferma durante tutto il corso di questi primi cinque anni del suo pontificato.</p>
<p style="text-align: justify;">Sono parole che, lontane da ogni tipo di considerazione astratta dell’avventura umana, riescono piuttosto a cogliere la storia nel suo aspetto più radicale: il suo significato ed il suo destino fanno emergere come questione centrale la questione di Dio.<span id="more-3415"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il teocentrismo che segna tutta l’opera del pensatore Ratzinger e del Magistero di Benedetto XVI non va però inteso in antitesi con la centralità dell’uomo e di tutta la realtà creata. Perché la centralità di Dio non può mai andare contro l’uomo e il cosmo, anzi, ne assicura la reale consistenza. Al punto che, ha rilevato Papa Benedetto, &#8220;se manca Dio, viene meno la speranza. Tutto perde di &#8217;spessore&#8217;&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Perché “Dio non manchi” è necessario che Lo possiamo riconoscere, che sia a noi contemporaneo, che lo possiamo incontrare di persona. Se è vero che la &#8220;grande speranza può essere solo Dio&#8221;, occorre riconoscere che non parliamo di un qualsiasi Dio, ma del Dio di Gesù Cristo. È l’evento salvifico di Gesù Cristo, presente nella storia, quindi a noi contemporaneo appunto, in modo eminente attraverso l’azione sacramentale, ad assicurare che la centralità di Dio non confligge con la centralità dell’uomo-cosmo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Dio incarnato precede sempre l’uomo – lo aspetta, dice Benedetto XVI &#8211; suscitando la sua domanda di salvezza. Che è la domanda di libertà e di felicità, potremmo dire utilizzando le due parole preferite dalla sensibilità degli uomini di oggi. O forse, andando ancora più a fondo, che è la domanda delle domande, quella cui il cuore dell’uomo non cessa di anelare, cioè la domanda sull’amore.</p>
<p style="text-align: justify;">Non la domanda astratta circa la natura dell’amore, ma quella concreta e personale: “Alla fine, qualcuno mi ama?”. A questa domanda radicale risponde Dio stesso rivelando il Suo nome: &#8220;Gesù ci ha manifestato il volto di Dio, uno nell’essenza e trino nelle persone: Dio è Amore &#8220;.</p>
<p style="text-align: justify;">L’esperienza dell’amore sgorga per ciascuno di noi da quella dell’essere amati che permanentemente ci precede e ci costituisce. Una precedenza che vive eucaristicamente nella Chiesa, il popolo di Dio. Annota, a proposito dei grandi oratori romani, Leopardi nello Zibaldone: &#8220;Osservate come l&#8217;eloquenza vera non abbia fiorito mai se non quando ha avuto il popolo per uditore. Intendo un popolo padrone di sé, e non servo, un popolo vivo e non un popolo morto&#8221;.</p>
<p style="text-align: justify;">Le parole di Papa Benedetto hanno certamente come interlocutore un simile popolo e non solo il popolo dei fedeli. La commovente dedizione, l’umiltà e l’energia spirituale con cui egli prende sul serio questo popolo spiega lo spessore del suo magistero e lo straordinario ascolto che da cinque anni riceve da parte di tutti, giovani e adulti, semplici ed eruditi, dai bambini fino agli intellettuali e ai capi di stato. Ci si può allora stupire se il Suo insegnamento e la Sua persona, sulle orme di Cristo, siano talora segno di contraddizione?</p>
<p style="text-align: justify;">A Papa Benedetto XVI in questo anniversario i cristiani riconfermano con forza il loro affetto e la loro appassionata sequela.</p>
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		<title>&#8220;Incontrare il Risorto&#8221;. Un articolo redatto dal Patriarca in occasione della Pasqua.</title>
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		<pubDate>Mon, 05 Apr 2010 08:19:51 +0000</pubDate>
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VENEZIA &#8211; Viene pubblicato qui di seguito un articolo apparso in data 4 aprile sul Corriere del Veneto, il Gazzettino, la Nuova e ilSussidiario.net.
Angelo Card. Scola
Cosa impedisce che la Pasqua ai nostri occhi sprofondi nella lontananza siderale del mito? Il Risorto che non solo ci assicura che risorgeremo nel nostro “vero corpo” alla fine del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;"><a href="http://angeloscola.it/files/2010/04/CenainEmmaus.jpg" rel="lightbox[3285]"><img class="aligncenter size-full wp-image-3291" title="CenainEmmaus" src="http://angeloscola.it/files/2010/04/CenainEmmaus.jpg" alt="" width="480" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">VENEZIA &#8211; Viene pubblicato qui di seguito un articolo apparso in data 4 aprile sul Corriere del Veneto, il Gazzettino, la Nuova e <a href="http://www.ilsussidiario.net/News/" target="_blank">ilSussidiario.net</a>.</p>
<p style="text-align: right;"><em>Angelo Card. Scola</em></p>
<p style="text-align: justify;">Cosa impedisce che la Pasqua ai nostri occhi sprofondi nella lontananza siderale del mito? Il Risorto che non solo ci assicura che risorgeremo nel nostro “vero corpo” alla fine del mondo, ma ci dona di sperimentarlo fin da ora, qui.</p>
<p style="text-align: justify;">Ogni giorno il “mestiere di vivere” negli affetti e nel lavoro ci sottopone a tante piccole morti: tensioni, incomprensioni, ostilità nei rapporti, pesantezza difficoltà ingiustizie nel lavoro… Eppure, dentro tutti i suoi piccoli e grandi anticipi (penso in questo caso ai terremoti di Haiti e del Cile, alla strage di innocenti nelle guerre e negli attentati, alle folle di affamati e di assetati, ai bambini violati… l’elenco sarebbe interminabile) la morte non domina più, perché il Signore della vita l’ha attraversata e definitivamente vinta.<span id="more-3285"></span></p>
<p style="text-align: justify;">Il Figlio di Dio si è incarnato, è entrato nella storia degli uomini &#8211; di tutti e di ciascuno -, Lui che poteva non morire è venuto a morire per ognuno di noi. È sceso nell’abisso del dolore e si è lasciato «trattare da peccato» per trascinarci nel vortice della sua resurrezione. Da quel momento la morte non ha più l’ultima parola su nessuna vicenda personale e sociale della vita dell’uomo.</p>
<p style="text-align: justify;">«Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo». Pasqua, cioè il passaggio di Gesù dalla morte alla vita, significa che la sua compagnia personale e indistruttibile traccia il binario della nostra esistenza. Un binario da cui alla fine, se noi lo vogliamo, non si deraglia, neanche se il percorso è impervio e accidentato &#8211; come quello di questo inizio di millennio &#8211; e presenta non poche incognite.</p>
<p style="text-align: justify;">Nessuna di esse può trovare il cristiano impaurito o sulle difensive. Egli avanza fiducioso nella realtà e nulla sente, tendenzialmente, estraneo a sé, ma persegue tenacemente l’incontro con tutti i suoi fratelli, a qualunque razza cultura o religione appartengano. Non è ingenuo, al contrario è ben consapevole dell’inevitabile carico di fatica e dolore che questo comporta. Ce lo dice la stessa parola formata da in e contro, due preposizioni di segno opposto. Ma proprio dalla Pasqua, che nel Crocifisso risorto rivela il volto misericordioso di Dio, è reso indomabile nella ricerca di tutte le strade di una convivenza pacifica e instancabile nel costruirla.</p>
<p style="text-align: justify;">A me pare che nella società plurale in cui la Provvidenza ci chiama a vivere ci sia un prezioso talento che oggi siamo chiamati a far fruttare: dobbiamo trasformare in un valore politico il bene pratico dell’essere insieme. Questo ci impegna ad aprire con coraggio vie insolite verso una nuova laicità, fatta di relazioni buone e di pratiche virtuose con cui, attraverso la narrazione reciproca, arrivare al riconoscimento comune.</p>
<p style="text-align: justify;">La prova più impressionante del fatto della resurrezione del Signore oltre che nel racconto scarno che ne fanno gli evangelisti, sta in un dato imponente e altrimenti incomprensibile. Come si spiega, infatti, che un pugno di uomini semplici, letteralmente terrorizzati dopo la fine terribile del loro maestro, a un certo punto trovino il coraggio di uscire dal cenacolo e mettersi a predicare e annunciare pubblicamente il grande evento della Risurrezione? E come si spiega che tutti, nel giro di pochi anni, daranno la loro vita per Gesù? Qualcosa di sconvolgente deve essere accaduto: lo hanno rivisto, l’hanno incontrato di nuovo.</p>
<p style="text-align: justify;">Il Risorto abita il nostro quotidiano. Buona Pasqua!</p>
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		<title>“Il lavoro come un percorso che appassioni”: il Patriarca consegna gli attestati del Master “Mega”</title>
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		<pubDate>Thu, 18 Mar 2010 17:48:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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		<description><![CDATA[VENEZIA – Giovedì 17 marzo si è conclusa nella sede della Fondazione Studium Generale Marcianum, con la consegna degli attestati da parte del Patriarca, la seconda edizione del master in “Gestione ed etica d’azienda”. Il corso di studi organizzato in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano ha coinvolto 32 studenti (17 uomini e 15 donne) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: justify;">VENEZIA – Giovedì 17 marzo si è conclusa nella sede della <a href="http://www.marcianum.it/marcianum/" target="_blank">Fondazione Studium Generale Marcianum</a>, con la consegna degli attestati da parte del Patriarca, la seconda edizione del master in “Gestione ed etica d’azienda”. Il corso di studi organizzato in collaborazione con l’Università Bocconi di Milano ha coinvolto 32 studenti (17 uomini e 15 donne) che, pur ricoprendo ruoli professionali molto diversi, hanno saputo dare vita ad una realtà che andrà oltre l’esperienza comune di studi: hanno fondato l’“Associazione Laboretica” che costituisce un possibile comune sviluppo professionale. Prima della consegna dei diplomi, il card. Angelo Scola si è soffermato brevemente a riflettere su come stia cambiando il mondo del lavoro e sull’importanza che l’università sia vissuta come un&#8217;autentica comunità di studenti e docenti.</p>
<p style="text-align: justify;">Qui viene pubblicato il video di saluto del Patriarca:</p>
<p style="text-align: justify;"><span class="youtube">
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<param name="wmode" value="transparent" />
</object>
</span><p><a href="http://www.youtube.com/watch?v=LxGYI9V6u2M&fmt=18">www.youtube.com/watch?v=LxGYI9V6u2M</a></p></p>
<p style="text-align: justify;"><a href="http://www.youtube.com/watch?v=HzVOf_99Qt4"></a></p>
<p style="text-align: justify;">
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		<title>&#8220;Per un amore in una prospettiva di eternità&#8221;: il Patriarca incontra i futuri sposi.</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Mar 2010 12:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>ufficiostampa</dc:creator>
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VENEZIA &#8211; Oltre seicento coppie di fidanzati sono convenute domenica 14 marzo nella Basilica di San Marco all&#8217;incontro tradizionale con il Patriarca. L&#8217;appuntamento, che vede sempre una nutrita partecipazione di fidanzati prossimi al matrimonio, provenienti dalle diverse zone della Diocesi, si è svolto in un dialogo informale con il card. Angelo Scola che ha invitato [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a title="Incontro con i fidanzati di Angelo Scola, su Flickr" href="http://www.flickr.com/photos/angeloscola/4433005758/"><img src="http://farm5.static.flickr.com/4054/4433005758_e7e1e27a7d.jpg" alt="Incontro con i fidanzati" width="480" height="360" /></a></p>
<p style="text-align: justify;">VENEZIA &#8211; Oltre seicento coppie di fidanzati sono convenute domenica 14 marzo nella Basilica di San Marco all&#8217;incontro tradizionale con il Patriarca. L&#8217;appuntamento, che vede sempre una nutrita partecipazione di fidanzati prossimi al matrimonio, provenienti dalle diverse zone della Diocesi, si è svolto in un dialogo informale con il card. Angelo Scola che ha invitato i futuri sposi a situare il proprio amore in una prospettiva di eternità. Fedeltà, indissolubilità del legame e apertura alla vita sono stati i temi fondamentali attraverso i quali il Patriarca ha introdotto al dialogo i giovani presenti che si sposeranno entro l&#8217;anno. Gli stessi hanno posto, poi, alcune domande riguardanti i dubbi e le paure che si celano dietro alla grande consapevolezza di un passo così importante, ma anche espresso la grande forza che si trae &#8211; superato il primo timore &#8211; da quell&#8217;espressione che rende un amore autentico: il &#8220;per sempre&#8221;.</p>
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