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“La testimonianza accolta nel suo valore integrale è il compito che ci attende”. L’omelia nella Festa dei Giubilei

VENEZIA – Si è svolto nella mattinata di giovedì 9 giugno nella Basilica Cattedrale di San Marco a Venezia l’annuale incontro vocazionale che culmina nella festa degli anniversari (“giubilei”) di ordinazione sacerdotale.

L’appuntamento,  curato dalla Commissione diocesana per la formazione permanente del presbiterio, ha preso avvio con la recita dell’ora media, alla quale è seguita la relazione di Vittorino Andreoli, noto psichiatra e più recentemente autore di numerosi articoli e pubblicazioni di approfondimento sulla vita e sulla realtà dei preti. A seguire, l’intervento sulla situazione del Seminario diocesano a cura del rettore di mons. Lucio Cilia ed una breve relazione sul Fondo solidarietà del clero tenuta dal vescovo mons. Beniamino Pizziol.

In conclusione è stata celebrata la Santa Messa presieduta dal Patriarca, durante la quale sono sono stati ricordati i 60 anni di ordinazione sacerdotale dei preti diocesani mons. Silvio Zardon e padre Aldo Temperini, i 50 anni di messa di don Bruno Busetto, don Angelo Favero, don Gianni Fazzini e don Renzo Scarpa, ed il 25° di ordinazione di don Luciano Barbaro, don Roberto Berton, don Natalino Bonazza, don Pierluigi Cipriani, don Giuseppe Ormenese e don Giovanni Trabucco.

Qui di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal Patriarca:

Angelo Scola

Patriarca di Venezia

1. Admirabile commercium

«La vocazione sacerdotale è un mistero. È il mistero di un “meraviglioso scambio” (admirabile commercium) tra Dio e l’uomo. Questi dona a Cristo la sua umanità, perché Egli se ne possa servire come strumento di salvezza, quasi facendo di quest’uomo un altro se stesso». Questa affermazione di Giovanni Paolo II, contenuta in Dono e mistero, esprime bene il significato della festa dei giubilei. Siamo grati a Dio, alla nostra Chiesa e ai nostri confratelli, secolari e religiosi, che festeggiano una tappa importante del loro cammino sacerdotale.

 

2. Preghiera e carità sacerdotale

Nella conclusione della preghiera sacerdotale di Gesù che il Vangelo ci ha proposto troviamo le due “ante” della nostra identità sacerdotale: la preghiera incessante al Padre e lo struggimento per coloro che Egli ci ha affidato.

Gesù conclude la sua preghiera al Padre per entrare nella “gloria”. Ciò non implica per Gesù abbandonare i Suoi, bensì prenderli con sé in questa stessa gloria: «Padre, voglio che quelli che mi hai dato siano anch’essi con me dove sono io» (Gv 17,24). Così già sulla terra noi siamo introdotti nell’amore trinitario. È questa la volontà di Gesù che corrisponde a quella del Padre. Il Padre ha mandato il Figlio nel mondo proprio per questo scopo. Cosa significhi poi essere con Gesù dove Lui è ce lo ha detto con chiarezza il Santo Padre nell’Omelia di San Giuliano: «Siate Santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo! Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità».

 

3. «Una sola cosa, come noi siamo una sola cosa»

Più volte (Gv 23,25,26) il Santo Evangelo di oggi ripete il verbo conoscere per esprimere come la fede facendoci conoscere l’unità tra il Padre ed il Figlio ci insegna la bellezza dell’unità tra di noi. «Siano una sola cosa come noi siamo una sola cosa. Io in loro e tu in me perché siano perfetti nell’unità e il mondo conosca che tu mi hai mandato e che li hai amati come hai amato me» (Gv 17,22-23). L’eterno amore del Padre per il Figlio include già l’amore per gli uomini. L’unità nell’amore rivelata nella Trinità è paradigma per la vita delle comunità e test, prova di credibilità, di Gesù per il mondo. È primizia della resurrezione.

 

4. Testimoni della resurrezione

«Sono chiamato in giudizio a motivo della speranza nella risurrezione dei morti» (At 23,6). Ci ha detto il Papa nell’Assemblea conclusiva della Visita pastorale qui in San Marco: «Nel corso della Visita pastorale avete dedicato speciale cura alla testimonianza che le vostre comunità cristiane sono chiamate a rendere, a partire dai fedeli più motivati e consapevoli». La testimonianza accolta nel suo valore integrale – metodo di conoscenza della realtà e di comunicazione della verità – è il compito che ci attende. Sempre il Santo Padre ha delineato con realismo il frangente storico in cui siamo chiamati a svolgerlo: «… Oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente – e negli aspetti piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza… Tale atteggiamento tende, purtroppo, a diffondersi anche nel vostro territorio: questo avviene quando i discepoli di oggi si allontanano dalla Gerusalemme del Crocifisso e del Risorto, non credendo più nella potenza e nella presenza viva del Signore…». Invece «Gesù risorto opera nei discepoli la conversione dalla disperazione alla speranza, dalla tristezza alla gioia e anche alla vita comunitaria» (Benedetto XVI, Omelia Messa a San Giuliano).

Al termine della Visita pastorale il Santo Padre ci ha confermato nella fede e ha rinnovato lo slancio del nostro ministero. Esso consiste, alla fine, nel proporre una comunità integrale, che vive delle quattro dimensioni che da anni stiamo approfondendo e giunge fino alle implicazioni antropologiche, sociali e cosmologiche dei misteri cristiani.

Il Pellegrinaggio in Terra Santa, sulle orme di Gesù, ci aiuterà a purificare l’incontro con Lui da ogni sentimentalismo e da ogni astrazione ideologica per renderlo esperienza viva di Gesù Risorto.

È questa esperienza che esalta l’umano e ci fa, non senza sacrificio, compagni di strada di ogni donna e di ogni uomo. E questo nella verità e nella carità, che sono sempre inscindibili e mai da opporre. Non c’è carità se va contro o se riduce la verità. E non è verità se non afferma simultaneamente il bene oggettivo di Dio, dell’altro e dell’io.

Mi piace sintetizzare il significato del tradizionale gesto dei giubilei che stiamo vivendo nel passaggio finale della Prima Lettura. Vuol essere il mio augurio ai festeggiati, a tutti noi, ai nostri confratelli ammalati o provati: «La notte seguente gli venne accanto il Signore e gli disse: “Coraggio!”. Come hai testimoniato a Gerusalemme le cose che mi riguardano, così è necessario che tu dia testimonianza anche a Roma» (Atti 23, 11).

Sia, ancora una volta, la Vergine Nicopeia a propiziarci la forma di vittoria essenziale alla fede che, lo ripeto, si chiama testimonianza, cioè il pagar di persona perché l’amore di Cristo ci strugge. Amen

Il saluto del Patriarca a Mons. Beniamino Pzziol. Il video

VENEZIA – Viene qui proposto il video del saluto del Patriarca a Mons. Beniamino Pizziol, Vescovo eletto di Vicenza, pronunciato in occasione della Santa Messa “di congedo” tenutasi mercoledì 1 giugno nella Basilica di San Marco (è disponibile, in un post precedente, anche il testo integrale del saluto):

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“Non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù”. Benedetto XVI conclude la Visita pastorale

VENEZIA – Nella prima parte del pomeriggio di domenica 8 maggio, presso la Basilica di San Marco a Venezia, il Papa ha presieduto la terza Assemblea ecclesiale del Patriarcato di Venezia indetta per la chiusura della Visita pastorale del Patriarca e dei suoi principali collaboratori alle parrocchie e alle varie realtà del territorio diocesano.

La prima Assemblea diocesana, tenutasi il 10 aprile 2004, avviò la Visita pastorale del card. Angelo Scola segnata dall’immagine evangelica dell’incontro di Gesù con Zaccheo. La seconda Assemblea, dell’11 ottobre 2009, insieme alle tante “soste pastorali” ha scandito il procedere della Visita che ha attraversato l’intero territorio della diocesi, sia negli ambiti ecclesiali, sia in moltissimi segmenti della vita civile del Patriarcato. 

La diocesi di Venezia ha presentato a Benedetto XVI il cammino compiuto sinora, all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione del popolo cristiano perché sia tutto teso alla missione, attraverso comunità dall’appartenenza forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).

Nella cattedrale marciana hanno partecipato, allo storico incontro, circa mille rappresentanti delle parrocchie del Patriarcato, dei vari movimenti e delle associazioni ecclesiali, dei religiosi e delle religiose nonché delle diverse Chiese cristiane presenti in diocesi. Tra questi anche una presenza significativa di giovani del Patriarcato.

Viene qui proposto il video dell’intervento del Santo Padre, registrato e trasmesso da Telechiara (per il testo scritto della meditazione si rimanda al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

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“È veramente una vita nuova la nostra. Siamo fatti creature nuove”. L’omelia del giorno di Pasqua

VENEZIA – Qui di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal Patriarca durante la Solenne celebrazione della Santa Pasqua nella Basilica di San Marco a Venezia:

1. «… Consideratevi morti al peccato, ma viventi per Dio, in Cristo Gesù» (Rm 6,11). Con san Paolo lo diciamo, questa sera, anzitutto ai nostri fratelli catecumeni adulti che fra poco riceveranno i sacramenti dell’iniziazione cristiana, ma con un energico atto di volontà lo ricordiamo a ciascuno di noi. Guardiamo bene in faccia a quello che siamo, fratelli e sorelle. È veramente il caso di dire: «O cristiano conosci te stesso!».

E’ proprio per questi misteri dell’iniziazione che il mistero pasquale della salvezza non resta, per così dire, chiuso e confinato in Cristo, ma viene comunicato a noi uomini, resi così partecipi della realtà effettiva del Suo patire, del Suo morire, del Suo risorgere. In un’omelia pasquale del III secolo rivolta ai catecumeni si legge: «Cristo offertosi vittima per la nostra salvezza, aveva annullato la loro vita di prima, e attraverso la rinascita dall’acqua, viva imitazione della sua morte e risurrezione, aveva loro dato il dono di cominciare una vita diversa» (Ps. Crisost., Sulla Pasqua, 7).

Sant’Agostino, ricordando la notte di Pasqua del 387, in cui egli all’età di 33 anni, insieme con il figlio Adeodato e l’amico Alipio ricevette il Battesimo dalle mani di sant’Ambrogio a Milano, sintetizza in un’affermazione potente quel che provò: «Fummo battezzati. E da noi caddero via tutte le preoccupazioni della vita di prima» (Agostino, Conf. 9,6). Il cammino del popolo ebraico, che le letture bibliche della madre di tutte le veglie ci hanno fatto ripercorrere, ci ha resi più consapevoli e grati del dono della salvezza che il Crocifisso Risorto ci ha propiziato. «Per mezzo del Battesimo dunque siamo stati sepolti insieme a lui nella morte, affinché come Cristo fu risuscitato dai morti per mezzo della gloria del Padre, così anche noi possiamo camminare in una vita nuova» (Rm 6, 4). È veramente una vita nuova la nostra. Siamo fatti creature nuove.

 

2. «Nella resurrezione è avvenuto un salto ontologico che tocca l’essere come tale, è stata inaugurata una dimensione che ci interessa tutti e che ha creato per tutti noi un nuovo ambito della vita, dell’essere con Dio” (J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, CdV 2011, 304). All’uomo, che lungo tutta la sua esistenza, dal concepimento alla morte, è sempre immerso in relazioni, viene donata una Compagnia senza fine. Egli è liberato definitivamente dal pungiglione della morte, il peccato (cfr. 1Cor 15,56). Ed il peccato è la morte più radicale, quella dello spirito e distrugge la vita individuale e collettiva.

Quale è, alla fine, il significato di ogni nuovo traguardo di progresso che scienza e tecnica, audacemente, spostano sempre più avanti? Sconfiggere la paura della morte, con tutti i suoi “anticipi”. Eppure, anche se non sempre lo ammette, l’uomo post-moderno sa che, contando sulle sole sue forze, sarebbe in questa sfida irrimediabilmente sconfitto.

Per questa ragione resiste indomabile nel cuore di ogni uomo e di ogni donna di tutti i tempi la speranza che oggi il Vangelo conferma: siamo destinati a durare per sempre. «L’angelo disse alle donne: Voi non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto, infatti, come aveva detto; venite, guardate il luogo dove era stato deposto”» (Mt 28, 5-6). L’esplosione di gioia che erompe da tutta la liturgia pasquale deriva dall’annuncio della nostra resurrezione nel nostro vero corpo. È questo il destino che ci ha meritato il crocifisso Risorto. «O uomini… che paura avevate di morire? Ecco, muoio io; ecco, patisco io; ecco, quel che temevate non temetelo più, perché io vi faccio vedere quel che dovete sperare» (Agostino, Sermo 229/H, 1.3).

 

3. La resurrezione è un seme fecondo che entra nel mondo, silenziosamente attecchisce per poi fiorire attraverso la catena dei testimoni. «E noi siamo testimoni di tutte le cose da lui compiute nella regione dei Giudei e in Gerusalemme. Essi lo uccisero appendendolo a una croce, ma Dio lo ha risuscitato al terzo giorno e volle che si manifestasse, non a tutto il popolo, ma a testimoni prescelti da Dio, a noi che abbiamo mangiato e bevuto con lui dopo la sua risurrezione dai morti» (At 10, 38-41).

Perché Dio volle che si manifestasse non a tutto il popolo ma a testimoni prescelti? Qual è la ragione di questo metodo con cui il Risorto sceglie di manifestarsi al mondo? Perché dobbiamo fidarci di un piccolo gruppo di discepoli? Benedetto XVI ci offre una convincente risposta. Scrive il Papa: «La domanda riguarda, però, non soltanto la risurrezione, ma l’intero modo in cui Dio si rivela al mondo. … non è forse proprio questo lo stile divino? Non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare amore» (J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret, 305-306).

Emerge qui il grande valore del nostro essere in relazione. Il Risorto ci fa comprendere che la vera, più profonda conoscenza passa attraverso l’altro, anzi attraverso l’amore dell’altro. Solo l’amore è credibile e dà ragione di ogni cosa. Dal dono amoroso dei testimoni passa l’evidenza della fede. La loro esperienza è contagiosa, proprio come quella che ogni uomo sperimenta nei rapporti di autentico amore: «Abbandonato in fretta il sepolcro con timore e gioia grande le donne corrono a dare l’annuncio ai suoi discepoli» (Mt 28, 8). L’amore è fonte privilegiata di evidenza.

Come non riconoscere con umiltà, colmi di gioia pasquale, che da questo continuo rinnovarsi di rapporti non possiamo più prescindere? Se siamo soltanto un poco sinceri con noi stessi non è di questo che abbiamo ogni giorno bisogno? Anzitutto ognuno di noi, singolarmente preso, ha sete di buone relazioni a cominciare da chi gli è prossimo. Ma anche nella società civile in tutte le sue espressioni, massimamente in ambito politico, sentiamo la necessità di rapporti rinnovati costruttivi e reciprocamente rispettosi.

 

4. «Se dunque siete risorti con Cristo, cercate le cose di lassù, dove è Cristo, seduto alla destra di Dio; rivolgete il pensiero alle cose di lassù, non a quelle della terra» (Col 3, 1-2). Se siete risorti, non se sarete risorti… Con la resurrezione di Gesù l’incolmabile fossato tra lassù e quaggiù è stato colmato.

Non ci sono due vite: la vita dell’al di qua e la vita dell’al di là. C’è un’unica vita, secondo un Disegno i cui contorni – tempi e modi – ci sfuggono, ma che è certamente un disegno buono. Si manifesta nel quotidiano accompagnarsi dello Spirito del Risorto a ciascuno di noi, in ogni circostanza ed in ogni rapporto. A cominciare dall’Eucaristia, la sublime azione attraverso la quale Dio si coinvolge e ci coinvolge come Chiesa nel sacrificio offerto in nostro favore dal Figlio Amato.

 

5. La Risurrezione di Gesù «salva su tutta la terra i credenti nel Cristo dall’oscurità del peccato e dalla corruzione del mondo, li consacra all’amore del Padre e li unisce nella comunione dei santi» (Exultet). Per essere confermati in questa fede e resi più consapevoli dei preziosi frutti di cui il Risorto ci fa dono ci prepariamo con gioia e vigile attesa all’ormai prossima Visita del Santo Padre.

Domenica 8 maggio celebreremo con Benedetto XVI la Santa Messa con tutte le genti latine, slave e germaniche del Nordest, nel parco di San Giuliano a Mestre.

 

The English poet Gerard Manley Hopkins (1844-1889) in one poems entitled “Paschal Communion” erupts into this wonderful invitation: “Breathe in Easter now!”. May this be our reciprocal greeting. Happy Easter

El poeta inglés Gerard Manley Hopkins (1844-1889), en una poesía llamada “Comunión pascual”, irrumpe con esta fabulosa invitación: «Respirad Pascua ahora». Esta es la felicitación que nos hacemos unos a otros. Santa Pascu

In einem gedicht mit dem Titel “Ostergemeinschaft” bricht der englische Dichter Gerard Manley Hopkins (1844-1889) in diese wunderbare Aufforderung aus: «Atmet jetzt Ostern ein». Dies sei unser gegenseitiger Wunsch. Frohe Ostern.

Le poète anglais Gerard Manley Hopkins (1844-1889), dans une poésie intitulée “Communion pascale”, nous adresse cette hardie invitation: «Respirez Pâques maintenant». Tel est notre souhait réciproque. Bonne fête de Pâque. 

Il grande poeta inglese Gerard Manley Hopkins (1844-1889), in una poesia giovanile intitolata “Comunione pasquale”, apre all’umanità una speranza infinita: «Le ossa male inguainate sono stanche di star curve:/ ecco Dio rafforzerà quelle fragili ginocchia». Poi erompe in questo stupendo invito: «Respirate Pasqua ora». Sia questo il nostro reciproco augurio. Buona Pasqua!

La tradizionale “processione delle Palme” a Venezia. Alcune istantanee

VENEZIA – Si è svolta domenica 17 la solenne processione, con benedizione delle Palme, presieduta dal Patriarca. Numerosi fedeli hanno partecipato al tradizionale gesto che ha preso il via in Campo S. Maria Formosa per dirigersi, poi, verso la basilica di San Marco dove è stata celebrata la Santa Messa (per consultare il testo dell’omelia pronunciata dal Patriarca cliccare qui).

Vengono pubblicate alcune istantenee della processione e della Santa Messa: 

“Chi pensa e chi vive secondo Dio, ama”. La messa con le Arciconfraternite e le Scuole Grandi

VENEZIA – Nell’ambito della Visita pastorale è stata celebrata venerdì 25 marzo, nella basilica cattedrale di San Marco,  l’Eucarestia con i con i membri delle Arciconfraternite e delle Scuole Grandi presenti nella città di Venezia.
A termine della celebrazione, nel giorno della Solennità dell’Annunciazione, ricorrenza del natale di Venezia, il Patriarca, ha affidato la città alla protezione della Vergine Nicopeia.

Viene pubblicato qui di seguito un passaggio dell’omelia pronunciata dal Patriarca:

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Visita pastorale: il Patriarca nella Comunità marciana, a S. Stefano e a S. Moisè

Nel pomeriggio di venerdì 18 marzo l’incontro con il Collegium Tarsicii Martyris

VENEZIA – Prosegue il percorso della Visita pastorale nel cuore della città di Venezia: nei prossimi giorni, in particolare, il Patriarca e i suoi collaboratori incontreranno varie realtà appartenenti alla Comunità marciana e cioè alla rete di parrocchie ed aggregazioni presenti intorno alla basilica cattedrale veneziana e che collaborano sempre più strettamente tra loro.

Tra sabato 19 e domenica 20 marzo saranno così interessate alle “soste” pastorali le parrocchie di S. Stefano (poco più di 1.400 abitanti, eretta nel 1810 e guidata dal parroco mons. Gianni Bernardi) e di S. Moisè ( poco meno di 1.200 abitanti, eretta nel 1967, il parroco è mons. Giuseppe Camilotto e il vicario parrocchiale è don Roberto Donadoni) secondo le tappe di seguito indicate:

Alle ore 15.45 di sabato 19 marzo la parrocchia di S. Stefano  accoglierà il Patriarca nella chiesa rettoriale S. Samuele e poi, a partire dalle ore 16.30 nel patronato parrocchiale di S. Stefano, il card. Angelo Scola incontrerà in successione i bambini delle elementari, i ragazzi delle medie e i genitori. Alle ore 19.00 il Patriarca presiede la messa nella chiesa parrocchiale di S. Mosè profeta (detta, appunto, di S. Moisè).

Domenica 20 marzo, alle ore 10.30, si terrà la S. Messa presieduta dal Patriarca nella chiesa parrocchiale di S. Stefano per tutta la comunità. A seguire, è prevista la benedizione della sala-archivio parrocchiale.

Venerdì 18 marzo, alle ore 18.00, il card. Scola sarà in visita – nei pressi di S. Marco – alla sede del Collegium Tarsicii Martyris per un incontro con i membri di quest’associazione di fedeli che riunisce adulti, giovani e ragazzi per offrire momenti di approfondimento e formazione sull’Eucaristia, con un particolare legame al culto di S. Marco ed un’attenzione costante al servizio liturgico nella cattedrale veneziana.

Mercoledì delle Ceneri, la celebrazione presieduta dal Patriarca

Mercoledì 9 marzo, ore 18.00, nella basilica di S. Marco a Venezia la celebrazione d’inizio Quaresima presieduta dal Patriarca Scola con l’imposizione delle Ceneri
 
VENEZIA – Domani, 9 marzo, per la Chiesa ricorre il mercoledì delle Ceneri. E’ il giorno, contraddistinto dal digiuno e dall’astinenza, che inaugura il tempo della Quaresima: quaranta giorni, segnati da uno specifico carattere penitenziale, da vivere come intenso periodo di preparazione alla celebrazione annuale della Pasqua. Alle ore 18.00, nella basilica cattedrale di S. Marco a Venezia, il Patriarca card. Angelo Scola presiede la solenne celebrazione eucaristica che darà avvio al tempo quaresimale e durante la quale si svolgerà il rito dell’imposizione delle ceneri sul capo dei fedeli. La sera di mercoledì 9 marzo – alle ore 21.00,  nella chiesa veneziana dei Tolentini (nei pressi di Piazzale Roma e della stazione ferroviaria) – si terrà inoltre, a cura della Pastorale universitaria diocesana, una celebrazione d’inizio Quaresima con l’imposizione delle ceneri.

Un digiuno nei sei venerdì di Quaresima per “aprire gli occhi, il cuore, le mani” è la proposta diocesana per questo tempo particolare. Sul sito www.patriarcatovenezia.it – in un apposito banner posto sulla sinistra dell’home page, appena rinnovata – sono riportate tutte le informazioni utili e i materiali suggeriti per accompagnare l’iniziativa promossa da vari uffici diocesani (Ufficio missionario, Pastorale Stili di Vita, Ufficio catechistico e Caritas veneziana) nell’intento, appunto, di “aprire gli occhi e vedere l’agire di Dio e collaborare con lui a costruire un mondo più giusto; aprire il cuore all’amore di Dio per amare con lui tutta l’umanità; aprire le mani ad una concreta condivisione della vita e di quanto la sostenta con chi è privo del necessario in ogni parte della terra”.

Sul sito è possibile trovare, tra l’altro, il contenuto di uno speciale “buono pasto per l’anima”, ossia una riflessione sul Vangelo della domenica per nutrire la preghiera ma anche l’elenco delle chiese aperte di venerdì, all’ora di pranzo, nelle varie zone del Patriarcato di Venezia. C’è, inoltre, la possibilità di condividere l’esperienza iscrivendosi alla “lista del digiuno” – lasciando anche, se si vuole, un breve messaggio – e viene, infine rilanciata, la proposta di devolvere il costo del pasto alla raccolta quaresimale “Un pane per amor di Dio” che sarà destinata ad attività e progetti dell’Ufficio missionario diocesano.

Visita Pastorale, il Patriarca nella parrocchia di San Martino

Soste anche alla “Ca’ di Dio”, residenza dell’Ire, e alla mensa dei poveri della Tana

VENEZIA – Sabato 5 e domenica 6 marzo il Patriarca card. Angelo Scola, accompagnato dai suoi collaboratori, si recherà in visita nella parrocchia veneziana di S. Martino di Castello: eretta nel secolo XII, riunisce oggi poco meno di 1.300 abitanti e il parroco è, dal 2007, don Augusto Manente.
 
Nel pomeriggio di sabato, alle ore 16.00, il card. Scola riceverà l’accoglienza in parrocchia, in particolare da parte dei genitori e dei ragazzi, e a seguire ci sarà un momento di riflessione in chiesa sull’episodio evangelico di Zaccheo che scandisce tutta la Visita pastorale. Alle 17.00 è prevista la sosta del Patriarca alla Residenza “Ca’ di Dio” (dell’Ire) e poi la visita del Patriarca ad una persona ammalata nella sua casa; alle 18.00 si terrà l’incontro del Consiglio pastorale parrocchiale allargato alla presenza del Patriarca.
 
Domenica mattina, alle ore 10.00, nella chiesa parrocchiale di S. Martino ci sarà la S. Messa, per tutta la comunità, presieduta dal Patriarca che si recherà poi in visita, attorno alle 12.00, alla mensa dei poveri “San Giuseppe” della Tana, seguita dalle Suore di Maria Bambina.

“La Parola di Dio ci chiama e ci coinvolge”. Il Patriarca su “Verbum Domini”

VENEZIA – Si è tenuto, nel tardo pomeriggio di martedì 1 marzo, presso la basilica di S. Marco a Venezia, l’ultimo incontro – tenuto in diocesi dal Patriarca card. Angelo Scola – per presentare il recente documento del Papa “Verbum Domini”, l’esortazione apostolica scritta da Benedetto XVI a seguito delle riflessioni e proposte emerse dal Sinodo dei Vescovi svoltosi in Vaticano nell’ottobre 2008 sul tema “La Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa”.
 
Tale appuntamento ha preso parte al percorso di preparazione alla prossima visita del Papa ad Aquileia e Venezia (7 e 8 maggio 2011) ed, insieme ai due incontri precedenti - al Teatro Toniolo di Mestre in gennaio e nella città di Jesolo a febbraio – ha visto la partecipazione di circa 2.000 persone delle comunità parrocchiali, delle associazioni e dei movimenti ecclesiali.

Viene qui di seguito pubblicata l’introduzione alla lettura del testo “Verbum Domini” proposta dal Patriarca nei diversi incontri:

 

+ Angelo card. Scola

patriarca 

Introduzione 

Dopo due anni dalla celebrazione della XII Assemblea Ordinaria del Sinodo dei Vescovi sulla Parola di Dio nella vita e nella missione della Chiesa, il Santo Padre Benedetto XVI offre a tutto il popolo di Dio l’Esortazione apostolica postsinodale che ne presenta i risultati. Lo scopo del documento è chiarito fin dall’inizio da Benedetto XVI: 

“Con questa Esortazione apostolica postsinodale accolgo volentieri la richiesta dei Padri di far conoscere a tutto il Popolo di Dio la ricchezza emersa nell’assise vaticana e le indicazioni espresse dal lavoro comune quanto elaborato dal Sinodo, tenendo conto dei documenti presentati. In tal modo desidero indicare alcune linee fondamentali per una riscoperta, nella vita della Chiesa, della divina Parola, sorgente di costante rinnovamento, auspicando al contempo che essa diventi sempre più il cuore di ogni attività ecclesiale” (n. 1). 

Questo documento si relaziona fortemente con l’XI Assemblea Sinodale, svoltasi nell’ottobre del 2005, che ha avuto per tema l’Eucaristia, fonte e culmine della vita e della missione della Chiesa. Ciò è evidente non solo per il riferimento comune alla vita e alla missione della Chiesa e per il fatto che entrambe, Parola ed Eucaristia, costituiscono il cuore esistenza ecclesiale (cfr. n. 3), ma perché lo stesso testo più volte ritorna su questo legame, al punto da affermare, al n. 55, che: 

“Parola ed Eucaristia si appartengono così intimamente da non poter essere comprese l’una senza l’altra: la Parola di Dio si fa carne sacramentale nell’evento eucaristico. L’Eucaristia ci apre all’intelligenza della sacra Scrittura, così come la sacra Scrittura a sua volta illumina e spiega il Mistero eucaristico”. 

E’ significativo, inoltre, anche l’ordine delle due ultime assemblee sinodali: in un certo senso, l’approfondimento che la Chiesa ha dedicato negli ultimi anni del pontificato di Giovanni Paolo II fino al Sinodo del 2005 sull’Eucaristia ha reso possibile una equilibrata tematizzazione della Parola di Dio in tutta la sua ricchezza teologica ed esistenziale. 

Come per l’Esortazione apostolica postsinodale Sacramentum Caritatis, anche la Verbum Domini può essere compresa come un atto di ricezione del Concilio Vaticano II in particolare della Dei Verbum e dei successivi interventi del magistero intorno al tema della Parola di Dio e della Sacra Scrittura (cfr. Verbum Domini, n. 3). Esso si pone anche in attento ascolto dell’aumentato dibattito intorno al tema della Scrittura dopo il Vaticano II, entrando in merito ai punti proposti dal Concilio e non ancora recepiti adeguatamente. 

Il testo che ci viene proposto è molto ampio; uno dei più abbondanti del magistero pontificio, in cui in effetti vengono riprese tutte le tematiche emerse nell’assemblea sinodale. Tutte le propositiones dei Padri sinodali sono state riprese dal documento, insieme agli altri testi che hanno ritmato i lavori sinodali.

Lo stile del documento è particolarmente felice perché di fatto si toccano le questioni nodali relative alla Parola di Dio e alla Sacra Scrittura con grande precisione e tuttavia il linguaggio utilizzato è chiaro e concreto, sia nelle riflessioni più specificamente teologiche, sia nei risvolti più propriamente pastorali. Il documento pertanto potrà essere letto e studiato non solo dagli addetti ai lavori ma anche da tutto il popolo di Dio.

Come si ricorderà, lo stesso Benedetto XVI lungo il suo pontificato è intervenuto più volte ed in maniera approfondita sul tema della Parola di Dio. Anche durante la stessa assemblea sinodale gli interventi del pontefice erano andati al cuore del dibattito circa il rapporto tra Parola di Dio e Sacra Scrittura e intorno al tema dell’ermeneutica teologica. L’Esortazione riprende ed approfondisce gli interventi del pontefice a tale proposito.

 

Elementi fondanti della Verbum Domini (continua…)