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Vivere da grandi: il nuovo libro del cardinale Scola

Il libro propone i dialoghi reali che il neo arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, tenne con alcuni ragazzi e ragazze, incontrati in diverse occasioni della sua visita pastorale a Venezia, nelle parrocchie, nei movimenti, nelle scuole e nelle associazioni.
Provocato dalle loro domande dirette e molto concrete, il cardinale risponde affrontando con grinta i temi della paura e dell’amicizia, del significato di “diventare adulti”, dell’amore e della sessualità, della fede e della vocazione…
Attraverso la forma del “botta e risposta”, che permette al testo scritto di mantenere la freschezza del dialogo svoltosi senza filtri, il cardinale di Milano accompagna i suoi giovani interlocutori a verificare come nulla della persona resti fuori dalla fede cristiana che, con la sua luce, sa investire tutto di noi, ogni desiderio e sogno, come anche ogni timore o fragilità.

Il testo si articola in vari capitoli, nei quali i dialoghi ruotano attorno a specifici temi: diventare grandi, la paura, la libertà, la vocazione, l’amore… Infine chiude il volume un’appendice sul sacramento della Cresima e un post-scriptum sul rapporto uomo-donna, “riservato” alle ragazze, ma consigliato anche ai ragazzi, genitori ed educatori.

Scheda bibliografica:
Angelo Scola
Vivere da grandi
Marcianum Press, 2011,
pp. 96, € 13
Formato: 15×21
Legatura: Brossura
Con le illustrazioni di Lele Vianello, disegnatore di Ugo Pratt

LIBRI PER L’ESTATE/ “L’urlo e il furore”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il venerdì  è il giorno dedicato ai “Libri per l’estate”. Verranno proposte, di volta in volta, alcune letture per adulti, ragazzi e bambini consigliate dal card. Scola in diverse occasioni.

 

LIBRI PER L’ESTATE – La proposta di lettura di questa settimana è “L’urlo e il furore”, un romanzo dello scrittore statunitense William Faulkner. 

“[…] Mi ricordo che don Fausto (Tuissi, ndr) mi leggeva l’omelia del prete, in L’urlo e il furore, in cui si tocca il tema della presenza di Dio e del Suo rapporto con una persona handicappata mentalmente. Erano quasi sempre testi che mi aiutavano a porre le questioni radicali della vita: da dove veniamo, chi siamo, verso dove andiamo […]“.

(da un’intervista a “Il Gazzettino”)

 

Il 1929, passato alla storia come l’anno del crollo di Wall Street che segnò l’inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti “Addio alle armi” di Hemingway e “L’urlo e il furore” di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l’interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.

“Perché non si deve uccidere?”. La visione di Dio e la ragione

Viene qui proposto un intervento pubblicato dal “Corriere della Sera” il 9 maggio 2011

Dal libro “Non uccidere” che sta per uscire nella serie “I comandamenti” de Il Mulino (pp. 144, € 12), scritto dal cardinale Angelo Scola, patriarca di Venezia, e da Adriana Cavarero, docente di filosofia politica all’università di Verona, anticipiamo la prima parte del capitolo sul significato di  “Non uccidere” di Scola.

Angelo Scola

«Non uccidere» è il comandamento che nel Decalogo esprime il valore inviolabile della vita degli esseri umani agli occhi di Dio. Dal punto di vista della coscienza morale razionale e di una riflessione filosofica che cosa vi corrisponde? Che cosa, cioè, della visione di Dio sull’uomo è visibile anche dalla ragione umana? Dio vede nell’uomo la sua immagine; la ragione filosofica è in grado di vedere nell’uomo una dote eccezionale, che lo pone come essere singolare nell’universo: la sua capacità di aprirsi all’orizzonte intero della realtà, con il suo interesse e la sua domanda, la sua intuizione e il suo ragionamento, il suo desiderio e la sua affezione. È da ciò che gli deriva quella capacità di interpretare e trasformare realtà, di produrre forme e cultura, di costruire e abitare mondo, che lo rende così diverso da tutti gli altri viventi e così implicato con tutti gli esseri.

L’uomo è l’essere che stabilisce relazioni in ogni direzione, perché egli stesso è un io-in-relazione e capace di porsi in relazione di pensiero e d’azione con tutti i suoi simili e con la realtà intera. In tal senso l’uomo è centro del mondo, perché il «mondo» (che è ben più di un cosmo quantitativo) esiste solo in ragione del suo centro. Né i ripetuti tentativi di fare dell’uomo una creatura tra le altre, forse un po’ superiore, ma senza l’originalità irriducibile di abbracciare con le sue doti la realtà intera e di «costituire mondo», sono in grado di farlo con coerenza. Chi teorizza la parzialità dell’uomo (il suo essere nient’altro che un pezzo del cosmo), infatti, lo può fare considerando pur sempre una totalità di riferimento che è vista con il pensiero: l’uomo è una parte di un tutto pensato da quello stesso che lo considera solo parte, aggregato fisico, organismo biologico, apparato psichico, funzione sociale, ecc. Chi riduce l’uomo a una parte lo fa inevitabilmente in riferimento a una certa totalità di mondo: il cosmo fisico, il mondo biologico, l’evoluzione, la totalità sociale, ecc.

In altri termini, si può pensare l’uomo come «parte» , ma ci si contraddice pragmaticamente: si dice il contrario di quello che si fa; il pensiero umano che parla dell’uomo come parte lo fa pensando il tutto rispetto a cui l’uomo è parte. È questa la contraddizione su cui si fondano (cioè si invalidano) tutti i riduzionismi che pretendono di definire con le loro categorie parziali il tutto umano. Tale capacità umana è manifestazione di qualcosa di invisibile, eppure potente, cui è possibile dare i molti nomi di cui si è servita la lunga riflessione occidentale, come pensiero, soggettività, trascendentalità, anima, non equivalenti, ma convergenti sull’idea di un nucleo costitutivo l’identità umana in quanto umana, essenziale, intrascendibile, inafferrabile; di cui ci si può disfare solo attraverso una difficilissima operazione di radicale riduzionismo materialistico, il cui esito è di non aver più spiegazione plausibile dell’inequivocabile differenza operativa e culturale dell’uomo.

Questa gloria dell’essere, che è l’uomo, è il luogo in cui si incontrano la visione di Dio e la riflessione umana stessa. Essa è l’oggetto proprio della proibizione di «Non uccidere» . Perché non si deve  uccidere? Perché l’uomo è creato «a immagine e somiglianza di Dio» e l’uccisione dell’uomo, oggetto del  compiacimento di Dio («Dio vide quanto aveva fatto [con la creazione dell’uomo], ed ecco, era cosa molto buona», Gen 1,31), è affronto e disprezzo di Dio; così risponde la coscienza teologica. Perché l’uomo è portatore di una «dignità incomparabile, senza prezzo» , come pensa Kant; così risponde una tradizione filosofica che ha dato il suo lessico alla cultura moderno-contemporanea della libertà e dei diritti umani.

Ma la ragione del «Non uccidere» richiede un approfondimento, decisivo quanto all’apprezzamento della radicalità della proibizione e al senso della norma. Ciò che non si deve voler uccidere è l’uomo come tale, considerato nella sua identità antropologica propria, cioè, per essere rigorosi, nella sua trascendentalità, che ha una dignità senza prezzo perché è incomparabile ed è tale perché è la condizione di ogni esperienza, di ogni azione, relazione, significato. Come si diceva, essa è la condizione dell’apparire del mondo, cioè della relazione intenzionale e culturale per cui l’uomo apre in torno a sé il mondo, ovvero la realtà in quanto pensata, interpretata, trasformata. Trascendentalità vuol dire pensiero, desiderio, volontà, libertà; è, perciò, anche la condizione di incontro tra gli uomini, delle loro relazioni intersoggettive e socializzanti.

Approfondire il comandamento significa affermare che voler uccidere il tutto antropologico, di cui si diceva, non è possibile senza contraddizione, in un duplice senso. In un primo senso, perché l’uccidere tratta l’identità trascendentale umana come qualcosa che può essere scambiato, barattato con altro o sacrificato per altro. Chi uccide, infatti, è motivato dall’evitare un danno per sé o per altri (e tramite altri ancora per sé). Lo fa per vendicare qualcosa di sé o di altri, per «far pagare» un debito verso di sé o altri, per sacrificare altri a un bene superiore, per immolare altri a un Dio-Padrone… In ogni caso la dignità è equiparata a qualcosa di inferiore a sé o è resa oggetto di qualcosa di superiore a essa; in ogni caso è ridotta a oggetto: la sorgente stessa d’ogni possibile esperienza diventa oggetto misurato e sottoposto a un particolare sentire, quello dell’ira, della bramosia o della vendetta, oppure è reso oggetto dell’interesse anonimo di un progetto storico (il Terzo Reich, il comunismo mondiale, la globalizzazione tecnocratica) o di un Dio così impotente da aver bisogno del sangue di sue creature, ecc.

La violenza dell’uccidere sta essenzialmente in questo scarto di livello, per cui l’umano è oggettivato e l’altro uomo è cosificato; una cosificazione — si noti — di fatto solo immaginata o voluta, perché in realtà impossibile: se l’uomo fosse cosificabile, semplicemente non sarebbe l’essere soggettivo trascendentale che è.

“Riscopriamo il valore pratico del vivere insieme”. Il settimanale Vita intervista il Patriarca su “Buone ragioni per la vita in comune”

BUONE RAGIONI PER LA VITA IN COMUNE – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca pubblicata da  “Vita”, venerdì 11 novembre, sull’ ultimo libro del cardinale, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50):

Comunque la pensiate, le parole e i ragionamenti del Patriarca di Venezia, Angelo Scola, hanno la virtù di essere sempre interessanti perché capaci di aprire discussioni e perché riescono sempre a toccare e nominare i temi veri, quelli della nostra vita reale. Studioso da sempre, saggista (centinaia le sue pubblicazioni), docente orientato all’antropologia teologica – che ha insegnato alla Pontificia Università Lateranense di cui è stato anche rettore -, ha un motto episcopale che recita: «Sufficit gratia tua» (2Cor 12, 9), “basta la tua grazia”. Il cardinale sa che questo è un motto che non esonera dal fare, ma piuttosto libera dall’esito. Infatti, la sua è vita pienissima. I suoi discorsi in occasione della festa del Redentore a Venezia, hanno sempre segnato i nodi delle sue riflessioni capaci di non negarsi mai all’attualità: il meticciato, la laicità, lo spazio pubblico e le religioni, la libertà di educazione, il rapporto tra fede e ragione nell’era della neuro-etica, il bell’amore e la sessualità. Ora, con un libro uscito da Mondadori, (Buone ragioni per la vita in comune), tocca un nervo scoperto del nostro tempo: quali ragioni per vivere insieme e quale sorgente per una moralità condivisa?

Uno dei nodi del suo libro è tremendamente attuale, quale può essere oggi la sorgente della moralità comune. Lei dice che occorrerebbe una rivoluzione copernicana,«non più alla base dell’universale politico una procedura formale fondata sull’universalità astratta dei diritti umani, ma il valore stesso dell’essere in società». Ma davvero le pare una rivoluzione possibile?

Direi che più che possibile è necessaria, addirittura inevitabile. Quello che lungo tutta la modernità è stato garantito dall’ideologia come punto di coagulo, può essere solo garantito dalla percezione che il dato sociale, il “dobbiamo” vivere insieme, è anche un bene sociale. lo penso che bisogna invitare tutti i soggetti che abitano questa società civile plurale a raccontarsi, a narrare la propria concreta esperienza dell’umano e, attraverso questo appassionato racconto e questo lasciarsi raccontare dagli altri, tendere a quello che Ricoeur chiamava “il riconoscimento” reciproco. Solo così, mi pare, possiamo trasformare questo vivere insieme da costrizione o da paura in valore positivo. In questo senso la rivoluzione è copernicana: il passaggio da un dato di fatto (che alternativa abbiamo? Farci la guerra?) a un valore riconosciuto. E può proprio essere questo l’universale politico nuovo del terzo millennio: il bene dell’essere insieme nella pluralità. Questo va contro l’individualismo neutro oggi dominante. Neutro nel senso che è un individualismo in cui ciascuno sceglie senza più alcun riferimento al bene e al male. In una società senza riferimenti, l’individualismo è fenomeno molto conflittuale. Allora chi teologizza questo individualismo assoluto postulando un neutralismo assoluto sbaglia. In una situazione così la cosa fondamentale è che io proponga tutta la mia esperienza dell’umano. Per esempio, come voi fate col vostro settimanale, ognuno dia le sue ragioni: chi reputa un grande valore il volontariato o chi la famiglia, o chi ancora la cooperazione, si racconti e si faccia raccontare. Si proponga quello in cui si crede, non lo si taccia per paura di offendere qualcuno. Poi asseconderemo le procedure che una democrazia pattuita ha stabilito, per vedere quale è l’opinione prevalente che lo Stato dovrà registrare senza sacrificare i diritti fondamentali, ma solo quelli, non qualunque diritto e non i capricci scambiati per diritti.

Lei scrive che in un’epoca in cui nascita e morte sono messe esse stesse in questione occorre, anche alla Chiesa, riconsiderare da dove possa sgorgare l’idea, l’esperienza, di una moralità comune. E scrive, ..Credo si debba partire dall’esperienza elementare del bene, esperienza che ogni uomo fa». In che modo? (continua…)

Il Sole 24 Ore, un commento al nuovo libro del Patriarca

IL SOLE 24 ORE – Si segnala l’articolo di Gianfranco Fabi, pubblicato da “Il Sole 24 Ore”  il 30 settembre, sull’ultimo libro del Patriarca, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50):

«Una rivoluzione copernicana»: così Sergio Marchionne ha definito sia le sue proposte sul futuro dell’industria dell’auto, sia l’atteggiamento richiesto ai collaboratori per ottenere i massimi risultati dal cambiamento. E c’è un filo logico molto chiaro e altrettanto coraggioso nelle scelte di strategia economica illustrate dall’amministratore delegato della Fiat e nel confronto aperto sul futuro dell’economia e della società italiana.

Una rivoluzione che ha alla sua base una nuova alleanza, con il superamento del consolidato metodo del conflitto, e che apre la strada a una sempre maggiore responsabilità delle persone all’interno della dimensione produttiva. È di fronte a questa responsabilità che si articola spesso il senso di smarrimento quando si mettono in discussione le consolidate garanzie e le certezze del passato.

Ma non bisogna dimenticare che la crisi economica e finanziaria degli ultimi mesi è stata solo un capitolo di una lunga serie di cambiamenti epocali che hanno contrassegnato gli ultimi vent’anni. Dal crollo delle ideologie all’esplodere della globalizzazione, dall’innalzamento dell’età media nei paesi occidentali ai grandi flussi di migrazione, dalla crisi ambientale alle tensioni sociali per la disoccupazione: tutti elementi che dimostrano come il mondo sia profondamente cambiato e come sia quindi anche necessario guardare avanti superando gli schemi di giudizio tradizionali. (continua…)

Cacciari, un commento sul nuovo libro del Patriarca

CACCIARI SU SCOLA – Viene pubblicata qui di seguito un’intervista a Massimo Cacciari, filosofo, sul nuovo libro del card. Angelo Scola, Buone ragioni per la vita in comune. Religione, politica, economia” (Mondadori 2010, pag. 120, euro 17,50) e pubblicata su Gente Veneta il 18 settembre:

L’anima e lo spirito? Sono compagni di viaggio molto graditi dalla società d’oggi che, se vuole funzionare, ha bisogno di essi.

Lo stare insieme, oggi, ha un forte bisogno di spiritualità, ma il rischio è che politica, scienza ed economia cerchino la compagnia della religione non perché credano in un Dio davvero fondante la realtà. Dio e la religione sono invocati per rendere più efficaci i processi messi in moto dalle stesse politica, scienza ed economia. Nella società globale, insomma, il pericolo è che la spiritualità sia solo un utile strumento. Anche per poter stare assieme. Lo rileva Massimo Cacciari, commentando il nuovo libro del Patriarca Scola.

Prof. Cacciari, una preoccupazione sostanziale che il card. Scola manifesta in questo volume è che nella società plurale, dove l’io dei singoli e dei gruppi è sempre più enfatizzato, si perda di vista il valore basilare dell’essere in relazione, dello stare insieme, della polis. D’accordo?

Questo è un processo secolare. I classici della sociologia parlavano della trasformazione dalla Gemeinschaft alla Gesellschaft, dalla comunità alla società. E’ lo spirito delle nostre grandi metropoli, in cui l’elemento comunitario è sopraffatto da un essere insieme del tutto individualistico. Da qui il tema della solitudine delle masse. E’ una nota questione di cui si può dire che nelle società attuali sta giungendo al suo compimento. E quindi, nel suo compiersi, può dar vita ad aperture imprevedibili, a opportunità positive o a catastrofi. (continua…)

Scola, “Buone ragioni” per avere fiducia. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Gazzettino

GAZZETTINO – Viene proposto qui di seguito un articolo pubblicato sul “Gazzettino” venerdì 10 settembre in occasione dell’uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al post precedente).

Basta leggere un giornale. La crisi economica spaventa soprattutto il ceto medio, due famiglie su tre non ce la fanno ad affrontare una spesa imprevista di mille euro. Nel mondo, metà della popolazione non supera la linea dei 2 dollari al giorno procapite.

La politica è fortemente instabile in un Paese che ha bisogno di stabilità. La morale si è smarrita dietro inchieste giudiziarie per corruzione e l’arroganza di certo potere convinto dell’impunità. Al dialogo si è sostituita la rissa, le voci del dissenso sono accolte con lanci di insulti e di fumogeni. Le tensioni sociali lacerano, gli immigrati più che come risorsa sono visti come pericolo: c’è chi vuole inasprire il respingimento, chi – come in Francia – accompagna i rom alla frontiera con 30 euro in tasca. Quasi si potesse comprare tutto, anche la speranza e la libertà.

L’integralismo rialza la testa e fa leva sulla paura: a Milano un ministro nega lo spazio per una moschea; negli Usa un pastore battista vuole bruciare il Corano l’11 settembre per affermare una religione, una sola. (continua…)

LIBRI PER L’ESTATE/ “Confessioni”

LIBRI PER L’ESTATE – La proposta di lettura di questa settimana, che si rivolge soprattutto ad un pubblico giovane, è il testo di Agostino, Confessioni, (Città Nuova, Roma 2000, Paoline, Milano 2002).

Le “Confessioni” di Agostino iniziano un’epoca nuova del pensiero filosofico. Non c’è, per imparare la sapienza, altro curriculum che l’ordine dei giorni, altra “via” che un percorso esistenziale. Quello dell’esistenza ansante e inappagata, che non si è sottratta alle comuni speranze e disperazioni, che ha corso in lungo e in largo la terra e ha voluto sperimentare ogni cosa umana, senza tenerne a distanza alcuna, assaporandole tutte o lasciandosene urtare, ferire, dominare, invece di limitarsi a esercitare il sereno potere della vista, che le domina da lontano. La metafisica non si svela veramente che nello specchio – e nell’enigma – di un destino personale.

UNA NUOVA LAICITA’/ “La domanda di senso oggi”

UNA NUOVA LAICITA’ – Viene proposto anche questa settimana, sull’acceso dibattito sulla laicità dello stato, uno stralcio del capitolo VII del libro del card. Angelo Scola, “Una nuova laicità. Temi per una società plurale” (Marsilio, 2007):

“La domanda di senso oggi”

Non sono pochi gli stimoli pieni di fascino che il pensiero contemporaneo non cessa di offrire con i suoi variegati tentativi, più o meno consapevoli, di prendere sul serio sia la radicalità della domanda leopardiana – «ed io che sono?» – sia l’urto della provocazione rivolta dal Creatore ad Adamo: «Adamo, dove sei?». Infatti, attraverso le mille circostanze della storia e una qualche rete di rapporti di autentico amore, il Padre benefico continua a suscitare nell’uomo l’instancabile desiderio di scoprire chi è e dove è. E anche quando questo desiderio si perde lungo sentieri interrotti senza incontrare il volto luminoso perché liberante dell’Origine-Meta (Verità), resta in ogni caso indizio di una sete che non si spegne e che in ultima analisi lascia sperare.

Anche a noi, uomini impagliati, accade di veder spuntare miracolosamente, sul terreno della solidale umana compassione, le domande ultime del senso religioso, fragile filo d’erba che riesce a bucare la montagna dei detriti sotto cui l’abbiamo sepolto: «Per me esiste la pressione assoluta mente innegabile di una Presenza aliena alla spiegazione» (G. Steiner, Errata, Milano, Garzanti, 1998, p. 200). Attraverso gli affetti e il lavoro, l’Autore della storia non si stanca di richiamare l’uomo a quell’esperienza elementare che costituisce la via sicura lungo la quale correre verso la meta senza la meccanica pretesa di fabbricarla e di dominarla. (continua…)

“Scola, la «terza via» della Chiesa”. La recensione del nuovo libro del Patriarca dal Corriere della sera

CORRIERE DELLA SERA – Viene proposto qui di seguito l’articolo di Aldo Cazzullo pubblicato il 25 agosto dal Corriere della sera in occasione dell’uscita del nuovo libro del Patriarca edito da Mondadori, Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50). (per ulteriori info sulla nuova pubblicazione si rimanda al post precedente).

Né religione civile né nuda Croce: annuncio integrale di Cristo.

Il cardinale Angelo Scola è andato costruendo in questi anni un proprio sistema di pensiero, dalle fondamenta ben piantate nei papati di Wojtyla e di Ratzinger, ma con forti elementi di autonomia. E il suo nuovo saggio, che Mondadori ha mandato ieri in libreria, arricchisce le riflessioni del patriarca di Venezia e le apre sulle prospettive del nuovo millennio. Il libro di Scola – Buone ragioni per la vita comune. Religione, politica, economia (pp. 120, Euro 17,50) – nasce dal desiderio di documentare come l’ unità di un popolo (e di una nazione) possa essere fattore di progresso rispetto a tutte le articolazioni che lo compongono, se si ritrovano ragioni buone per la vita comune, da cui scaturiscono pratiche virtuose comuni. Di queste buone ragioni e pratiche virtuose, che nascono da un confronto a 360 gradi con tutta la complessità della realtà, la società contemporanea – plurale e spesso conflittuale – non nasconde un grande bisogno. Dal saggio emerge un’ idea-guida: oggi siamo all’ inizio di un tempo nuovo. (continua…)