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IL PAPA A NORDEST/ L’omelia della Santa Messa a San Giuliano

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il martedì è il giorno dedicato alla visita di Benedetto XVI a Nordest. Attraverso i discorsi e gli interventi si ripercorreranno i momenti che hanno caratterizzato i giorni del 7 e 8 maggio scorso quando Aquileia e Venezia hanno accolto la venuta del Santo Padre.

 

PAPA A NORDEST – Viene qui riproposto il testo integrale dell’omelia che il Santo Padre ha pronunciato domenica 8 maggio scorso in occasione della celebrazione della Santa Messa nel Parco di San Giuliano a Mestre, Venezia.

 

Cari fratelli e sorelle!

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Sono molto lieto di essere oggi in mezzo a voi e celebrare con voi e per voi questa solenne Eucaristia. È significativo che il luogo prescelto per questa Liturgia sia il Parco di San Giuliano: uno spazio dove abitualmente non si celebrano riti religiosi, ma manifestazioni culturali e musicali. Oggi, questo spazio ospita Gesù risorto, realmente presente nella sua Parola, nell’assemblea del Popolo di Dio con i suoi Pastori e, in modo eminente, nel sacramento del suo Corpo e del suo Sangue. A voi, venerati Fratelli Vescovi, con i Presbiteri e i Diaconi, a voi religiosi, religiose e laici rivolgo il mio più cordiale saluto, con un pensiero speciale per gli ammalati e gli infermi qui presenti, accompagnati dall’UNITALSI. Grazie per la vostra calorosa accoglienza! Saluto con affetto il Patriarca, Cardinale Angelo Scola, che ringrazio per le toccanti parole che mi ha indirizzato all’inizio della santa Messa. Rivolgo un deferente pensiero al Sindaco, al Ministro per i Beni e le Attività Culturali in rappresentanza del Governo, al Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali ed alle Autorità civili e militari, che con la loro presenza hanno voluto onorare questo nostro incontro. Un ringraziamento sentito a quanti hanno generosamente offerto la loro collaborazione per la preparazione e lo svolgimento di questa mia Visita Pastorale. Grazie di cuore!

Il Vangelo della Terza Domenica di Pasqua – ora ascoltato – presenta l’episodio dei discepoli di Emmaus (cfr Lc 24,13-35), un racconto che non finisce mai di stupirci e di commuoverci. Questo episodio mostra le conseguenze che Gesù risorto opera nei due discepoli: conversione dalla disperazione alla speranza; conversione dalla tristezza alla gioia; e anche conversione alla vita comunitaria. Talvolta, quando si parla di conversione, si pensa unicamente al suo aspetto faticoso, di distacco e di rinuncia. Invece, la conversione cristiana è anche e soprattutto fonte di gioia, di speranza e di amore. Essa è sempre opera di Cristo risorto, Signore della vita, che ci ha ottenuto questa grazia per mezzo della sua passione e ce la comunica in forza della sua risurrezione.

Cari fratelli e sorelle! Sono venuto tra voi come Vescovo di Roma e continuatore del ministero di Pietro, per confermarvi nella fedeltà al Vangelo e nella comunione. Sono venuto per condividere con i Vescovi e i Presbiteri l’ansia dell’annuncio missionario, che tutti ci deve coinvolgere in un serio e ben coordinato servizio alla causa del Regno di Dio. Voi, oggi qui presenti, rappresentate le Comunità ecclesiali nate dalla Chiesa madre di Aquileia. Come in passato, quando quelle Chiese si distinsero per il fervore apostolico e il dinamismo pastorale, così anche oggi occorre promuovere e difendere con coraggio la verità e l’unità della fede. Occorre rendere conto della speranza cristiana all’uomo moderno, sopraffatto non di rado da vaste ed inquietanti problematiche che pongono in crisi i fondamenti stessi del suo essere e del suo agire.

Voi vivete in un contesto nel quale il Cristianesimo si presenta come la fede che ha accompagnato, nei secoli, il cammino di tanti popoli, anche attraverso persecuzioni e prove molto dure. Di questa fede sono eloquente espressione le molteplici testimonianze disseminate ovunque: le chiese, le opere d’arte, gli ospedali, le biblioteche, le scuole; l’ambiente stesso delle vostre città, come pure delle campagne e delle montagne, tutte costellate di riferimenti a Cristo. Eppure, oggi questo essere di Cristo rischia di svuotarsi della sua verità e dei suoi contenuti più profondi; rischia di diventare un orizzonte che solo superficialmente – e negli aspetti piuttosto sociali e culturali -, abbraccia la vita; rischia di ridursi ad un cristianesimo nel quale l’esperienza di fede in Gesù crocifisso e risorto non illumina il cammino dell’esistenza, come abbiamo ascoltato nel Vangelo odierno a proposito dei due discepoli di Emmaus, i quali, dopo la crocifissione di Gesù, facevano ritorno a casa immersi nel dubbio, nella tristezza e nella delusione. Tale atteggiamento tende, purtroppo, a diffondersi anche nel vostro territorio: questo avviene quando i discepoli di oggi si allontanano dalla Gerusalemme del Crocifisso e del Risorto, non credendo più nella potenza e nella presenza viva del Signore. Il problema del male, del dolore e della sofferenza, il problema dell’ingiustizia e della sopraffazione, la paura degli altri, degli estranei e dei lontani che giungono nelle nostre terre e sembrano attentare a ciò che noi siamo, portano i cristiani di oggi a dire con tristezza: noi speravamo che il Signore ci liberasse dal male, dal dolore, dalla sofferenza, dalla paura, dall’ingiustizia.

È necessario, allora, per ciascuno di noi, come è avvenuto ai due discepoli di Emmaus, lasciarsi istruire da Gesù: innanzitutto, ascoltando e amando la Parola di Dio, letta nella luce del Mistero Pasquale, perché riscaldi il nostro cuore e illumini la nostra mente, e ci aiuti ad interpretare gli avvenimenti della vita e dare loro un senso. Poi, occorre sedersi a tavola con il Signore, diventare suoi commensali, affinché la sua presenza umile nel Sacramento del suo Corpo e del suo Sangue ci restituisca lo sguardo della fede, per guardare tutto e tutti con gli occhi di Dio, nella luce del suo amore. Rimanere con Gesù che è rimasto con noi, assimilare il suo stile di vita donata, scegliere con lui la logica della comunione tra di noi, della solidarietà e della condivisione. L’Eucaristia è la massima espressione del dono che Gesù fa di se stesso ed è un invito costante a vivere la nostra esistenza nella logica eucaristica, come un dono a Dio e agli altri.

In 300 mila alla Messa di San Giuliano

Il Vangelo riferisce anche che i due discepoli, dopo aver riconosciuto Gesù nello spezzare il pane, «partirono senza indugio e fecero ritorno a Gerusalemme» (Lc 24,33). Essi sentono il bisogno di ritornare a Gerusalemme e raccontare la straordinaria esperienza vissuta: l’incontro con il Signore risorto. C’è un grande sforzo da compiere perché ogni cristiano, qui nel Nord-est come in ogni altra parte del mondo, si trasformi in testimone, pronto ad annunciare con vigore e con gioia l’evento della morte e della risurrezione di Cristo. Conosco la cura che, come Chiese del Triveneto, ponete nel cercare di comprendere le ragioni del cuore dell’uomo moderno e come, richiamandovi alle antiche tradizioni cristiane, vi preoccupate di tracciare le linee programmatiche della nuova evangelizzazione, guardando con attenzione alle numerose sfide del tempo presente e ripensando il futuro di questa regione. Desidero, con la mia presenza, sostenere la vostra opera e infondere in tutti fiducia nell’intenso programma pastorale avviato dai vostri Pastori, auspicando un fruttuoso impegno da parte di tutte le componenti della Comunità ecclesiale.

Anche un popolo tradizionalmente cattolico può, tuttavia, avvertire in senso negativo, o assimilare quasi inconsciamente, i contraccolpi di una cultura che finisce per insinuare un modo di pensare nel quale viene apertamente rifiutato, o nascostamente ostacolato, il messaggio evangelico. So quanto sia stato e quanto continui ad essere grande il vostro impegno nel difendere i perenni valori della fede cristiana. Vi incoraggio a non cedere mai alle ricorrenti tentazioni della cultura edonistica ed ai richiami del consumismo materialista. Accogliete l’invito dell’Apostolo Pietro, contenuto nella seconda Lettura odierna, a comportarvi «con timore di Dio nel tempo in cui vivete quaggiù come stranieri» (1 Pt 1,17); invito che si concretizza in una vita vissuta intensamente nelle strade del nostro mondo, nella consapevolezza della meta da raggiungere: l’unità con Dio, nel Cristo crocifisso e risorto. Infatti, la nostra fede e la nostra speranza sono rivolte a Dio (cfr 1 Pt 1,21): rivolte a Dio perché radicate in Lui, fondate sul suo amore e sulla sua fedeltà. Nei secoli passati, le vostre Chiese hanno conosciuto una ricca tradizione di santità e di generoso servizio ai fratelli, grazie all’opera di zelanti sacerdoti e religiosi e religiose di vita attiva e contemplativa. Se vogliamo metterci in ascolto del loro insegnamento spirituale, non ci è difficile riconoscere l’appello personale e inconfondibile che essi ci rivolgono: Siate santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo! Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità.

Attorno ad Aquileia si ritrovarono uniti popoli di lingue e culture diverse, fatti convergere non solo da esigenze politiche ma, soprattutto, dalla fede in Cristo e dalla civiltà ispirata dall’insegnamento evangelico, la Civiltà dell’Amore. Le Chiese generate da Aquileia sono chiamate oggi a rinsaldare quell’antica unità spirituale, in particolare alla luce del fenomeno dell’immigrazione e delle nuove circostanze geopolitiche in atto. La fede cristiana può sicuramente contribuire alla concretezza di un tale programma, che interessa l’armonico ed integrale sviluppo dell’uomo e della società in cui egli vive. La mia presenza tra voi vuole essere, perciò, anche un vivo sostegno agli sforzi che vengono dispiegati per favorire la solidarietà fra le vostre Diocesi del Nord-est. Vuole essere, inoltre, un incoraggiamento per ogni iniziativa tendente al superamento di quelle divisioni che potrebbero vanificare le concrete aspirazioni alla giustizia e alla pace.

Questo, fratelli, è il mio auspicio, questa è la preghiera che rivolgo a Dio per tutti voi, invocando la celeste intercessione della Vergine Maria e dei tanti Santi e Beati, tra i quali mi è caro ricordare san Pio X e il beato Giovanni XXIII, ma anche il Venerabile Giuseppe Toniolo, la cui beatificazione è ormai prossima. Questi luminosi testimoni del Vangelo sono la più grande ricchezza del vostro territorio: seguite i loro esempi e i loro insegnamenti, coniugandoli con le esigenze attuali. Abbiate fiducia: il Signore risorto cammina con voi, ieri, oggi e sempre. Amen.

IL PAPA A NORDEST/ Il saluto al Santo Padre

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il martedì è il giorno dedicato alla visita di Benedetto XVI a Nordest. Attraverso i discorsi e gli interventi si ripercorreranno i momenti che hanno caratterizzato i giorni del 7 e 8 maggio scorso quando Aquileia e Venezia hanno accolto la venuta del Santo Padre.

 
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PAPA A NORDEST – Oltre 300 mila persone hanno partecipato al momento culminante della visita del Papa a Nordest: la messa celebrata dal Santo Padre nel Parco di S. Giuliano, a Mestre, nella mattina di domenica 8 maggio.

Qui di seguito il saluto che il card. Scola ho rivolto a Benedetto XVI all’inizio della celebrazione.

 

Beatissimo Padre, 

col cuore colmo di letizia pasquale siamo qui convenuti da tutte le chiese del Nordest d’Italia – dal Patriarcato di Venezia, dalle arcidiocesi di Trento, Gorizia e Udine, dalle diocesi di Adria-Rovigo, Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Chioggia, Concordia-Pordenone, Padova, Treviso, Trieste, Verona, Vicenza e Vittorio-Veneto – e dalle altre chiese di Croazia, Slovenia, Ungheria, Austria, Baviera, Como e Mantova, nate da Aquileia. Desideriamo essere confermati nella fede degli Apostoli dal Successore di Pietro. Così, corroborati dalla persona, dalla testimonianza e dal magistero della Santità Vostra, annunceremo con umile franchezza la bellezza di Cristo a tutte le nostre genti.

Scrisse Cromazio di Aquileia: «Siamo venuti, anzi siamo stati condotti da Cristo alla porta bella del tempio. Questa porta bella è la predicazione evangelica che orna il tempio di Dio, cioè la Chiesa» [“Venimus enim, vel potius adducti sumus a Christo ad speciosam portam templi (…) Speciosa porta templi evangelica praedicatio est, per quam templus Dei, id est Ecclesia, spiritali specie adornatur” (Cromazio di Aquileia Sermo I, 4][1]. Queste parole di Cromazio danno voce a ciò che abbiamo davanti agli occhi e nel cuore. Ci commuove, in questo luogo, il fulgore della nostra Venezia, eco della bellezza di Cristo, Splendore di Verità. Dalla presenza di Gesù eucaristico le nostre povere vite sono ogni giorno attratte e sostenute nel cammino verso il Padre che ci attende.

La Santità Vostra ha scritto nel 2° volume dedicato a Gesù di Nazaret: “L’incontro col Signore risorto è missione e dà forma alla Chiesa”[2]. Siamo guidati dal fascino di questo incontro e desiderosi di comunicarlo a tutti gli uomini e le donne dell’ampio Nordest che domanda ancora oggi un comune compito a popoli latini, slavi e germanici. A favore del nostro “fratello uomo” siamo qui per riconoscere il Signore risorto nello spezzare del Pane.

Oggi Pietro è venuto all’incontro di Marco. Grazie, Santo Padre, per il dono della Sua presenza tra noi.

 

 Note:
[1] Chromace d’Aquilée, Sermons I, Sources Chrétiennes 154, Cerf, Paris 1969, 130-131.
[2] J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret 2, Città del Vaticano 2011, 289.

IL PAPA A NORDEST/ Il Saluto di Benedetto XVI alla città di Venezia

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Il martedì è il giorno dedicato alla visita di Benedetto XVI a Nordest. Attraverso i discorsi e gli interventi si ripercorreranno i momenti che hanno caratterizzato i giorni del 7 e 8 maggio scorso quando Aquileia e Venezia hanno accolto la venuta del Santo Padre.

 

PAPA A NORDEST –Il 7 maggio scorso, accolto al molo di S. Marco dalle autorità e salutato dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il Papa ha portato il suo Saluto alla città di Venezia, ai suoi abitanti ed ai fedeli convenuti per l’occasione. Qui il testo del saluto alla città pronunciato dal Santo Padre (su questo sito è disponibile anche video dell’arrivo).

 

Signor Cardinale Patriarca,
Confratelli nell’Episcopato,
Signor Sindaco e distinte Autorità,
Cari fratelli e sorelle!

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Rivolgo un cordiale saluto a ciascuno di voi, che dalle varie “calli” e dai “campi” di questa meravigliosa Città siete confluiti su questo Molo, per esprimere il vostro affetto al Successore di Pietro, venuto in pellegrinaggio nelle terre di San Marco. La vostra presenza, accompagnata da vibrante entusiasmo, esprime la vostra fede e la vostra devozione, e questo è per me motivo di grande gioia. In particolare, ringrazio il Signor Sindaco per le nobili espressioni che, anche a nome dell’intera Città, mi ha rivolto e per i sentimenti che mi ha manifestato; con lui, saluto e ringrazio tutte le altre Autorità civili e militari, che sono venute ad accogliermi.

Oggi ho la gioia di poter incontrare la gente di questa laguna. Vengo in mezzo a voi per rinsaldare quel profondo vincolo di comunione che storicamente vi unisce al Vescovo di Roma e di cui sono testimoni anzitutto i venerati Pastori che da questa Sede patriarcale sono passati a quella di san Pietro: molti di voi conservano vivo il ricordo del Patriarca Albino Luciani, figlio di queste terre venete, che divenne Papa con il nome di Giovanni Paolo I; e come non ricordare il Patriarca Angelo Giuseppe Roncalli, che, divenuto Papa Giovanni XXIII, è stato elevato dalla Chiesa alla gloria degli altari e proclamato beato? Ricordiamo infine il Patriarca Giuseppe Sarto, il futuro san Pio X, che con il suo esempio di santità continua a vivificare questa Chiesa particolare e tutta la Chiesa universale. Testimonianza della sollecitudine pastorale dei Papi per la vostra Città sono anche le visite pastorali compiute dal Servo di Dio Paolo VI e dal Beato Giovanni Paolo II. Anch’io, sulle orme di questi miei Predecessori, ho voluto venire oggi in mezzo a voi, per portarvi una parola di amore e di speranza, e confermarvi nella fede della Chiesa, che il Signore Gesù ha voluto fondare sulla roccia che è Pietro e ha affidato alla guida degli Apostoli e dei loro successori, nella comunione con la Chiesa di Roma “che presiede alla carità” (S. Ignazio).

Cari amici, secondo le tradizioni veneziane avete voluto accogliermi in questo luogo suggestivo, che è come la porta di accesso al cuore della Città. Da qui lo sguardo abbraccia il sereno bacino di San Marco, l’elegante Palazzo Ducale, la meravigliosa mole della Basilica marciana, l’inconfondibile profilo della città, giustamente detta “la perla dell’Adriatico”. Da questo molo si può cogliere quell’aspetto di singolare apertura che da sempre caratterizza Venezia, crocevia di persone e comunità di ogni provenienza, cultura, lingua e religione. Punto di approdo e di incontro per gli uomini di tutti i continenti, per la sua bellezza, la sua storia, le sue tradizioni civili, questa Città ha corrisposto nei secoli alla speciale vocazione di essere ponte tra Occidente ed Oriente. Anche in questa nostra epoca, con le sue nuove prospettive e le sue sfide complesse, essa è chiamata ad assumere importanti responsabilità in ordine alla promozione di una cultura di accoglienza e di condivisione, capace di gettare ponti di dialogo tra i popoli e le nazioni; una cultura della concordia e dell’amore, che ha le sue solide fondamenta nel Vangelo.

Lo splendore dei monumenti e la fama delle istituzioni secolari manifestano la storia gloriosa e il carattere delle genti venete, oneste e laboriose, dotate di grande sensibilità, di capacità organizzative e di quello che nel linguaggio quotidiano viene detto “buon senso”. Tale patrimonio di tradizioni civili, culturali ed artistiche ha trovato un fecondo sviluppo anche grazie all’accoglienza della fede cristiana, che affonda le sue radici molto lontano, già dalla nascita dei primi insediamenti di questa laguna. Con il passare dei secoli, la fede trasmessa dai primi evangelizzatori si è radicata sempre più profondamente nel tessuto sociale, fino a diventarne parte essenziale. Ne sono visibile testimonianza le splendide Chiese e le tante edicole devozionali disseminate tra calli, canali e ponti. Vorrei ricordare, in particolare, i due importanti Santuari che, in tempi diversi, vennero edificati dai veneziani in ottemperanza ad un voto, per ottenere dalla Provvidenza divina la liberazione dalla piaga della peste: eccoli di fronte a questo Molo, sono la Basilica del Redentore e il Santuario della Madonna della Salute, entrambi mete di numerosi pellegrini nelle rispettive ricorrenze annuali. I vostri padri ben sapevano che la vita umana è nelle mani di Dio e che senza la sua benedizione l’uomo costruisce invano. Perciò, visitando la vostra Città, chiedo al Signore che doni a tutti voi una fede sincera e fruttuosa, capace di alimentare una grande speranza e una paziente ricerca del bene comune.

Cari amici, la mia preghiera si eleva a Dio per implorare che effonda le sue benedizioni su Venezia e il suo territorio. Invito tutti voi, cari Veneziani, a ricercare e custodire sempre l’armonia tra lo sguardo della fede e della ragione che permette alla coscienza di percepire il vero bene, in modo che le scelte della comunità civile siano sempre ispirate ai principi etici corrispondenti alla profonda verità della natura umana. L’uomo non può rinunciare alla verità su di sé, senza che ne soffrano il senso della responsabilità personale, la solidarietà verso gli altri, l’onestà nei rapporti economici e di lavoro.

Mentre, al crepuscolo di questo giorno ci introduciamo nella festa domenicale, disponiamoci a celebrare la Pasqua settimanale del Signore con la gioia che caratterizza il tempo pasquale e con la certezza che Gesù ha vinto la morte con la sua risurrezione e ci vuole far partecipi della sua stessa vita. Affidandovi alla materna protezione di Maria Santissima, invoco su questa Città, su quanti la abitano, su chi la governa, su chi si prodiga a renderla sempre più degna di Dio e dell’uomo la Benedizione del Signore. Grazie a tutti voi, buona domenica

IL PAPA A NORDEST/ “Tu conferma la nostra fede”. La lettera Pastorale

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il martedì sarà il giorno dedicato alla visita di Benedetto XVI a Nordest. Attraverso i discorsi e gli interventi si ripercorreranno i momenti che hanno caratterizzato i giorni del 7 e 8 maggio scorso quando le città di Aquileia e Venezia hanno accolto la venuta del Santo Padre.

 

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IL PAPA A NORDEST – Viene qui riproposta la lettera pastorale del card. Angelo Scola, allora Patriarca di Venezia, inviata nel novembre scorso ai fedeli e agli abitanti del Patriarcato di Venezia in preparazione della Visita pastorale di Benedetto XVI ad Aquileia e Venezia.

 

Carissime/i, 

sabato 7 e domenica 8 maggio 2011 il Santo Padre sarà tra noi. Visiterà Aquileia e Venezia. Avrò modo di ritornare con i fratelli vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta sui gesti che si svolgeranno in occasione di questo straordinario avvenimento.

Con questo breve scritto, vorrei rivolgermi a tutti voi per condividere la gioia suscitata dall’annuncio della visita papale e renderci così conto del prezioso dono che il Papa ci fa. Questo, infatti, è il primo modo per prepararci ad accoglierlo degnamente. 

 

1. Perché il Santo Padre viene a farci visita?  

C’è una ragione profonda della venuta di Benedetto XVI tra noi. È di gran lunga la più importante perché esprime la missione specifica del successore di Pietro. Essa si radica nel compito che Gesù stesso affidò al Capo degli Apostoli quando gli disse: «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).

Che cosa significa questa espressione «conferma i tuoi fratelli»? Di quale conferma abbiamo bisogno? 

Il desiderio che arde nel nostro cuore è di essere confermati nella certezza che Gesù Cristo è vivo ed è a noi contemporaneo. AmarLo e seguirLo ci rende pienamente uomini. La fede, nutrita dalla preghiera liturgica e personale, dall’amore di carità e dal pensiero di Cristo, è “conveniente” per gli uomini e le donne di oggi, perché investe in ogni istante affetti, lavoro e riposo. Nulla resta fuori.

Benedetto XVI lo sta documentando con la sua preghiera, con la sua testimonianza, con il suo insegnamento e coi suoi viaggi. Qui sta la sostanza del dono che il Papa intende fare, visitandole, alle Chiese e alle popolazioni del Nordest. 

Le occasioni concrete a cui si lega la sua venuta – la solenne Eucaristia nel parco di San Giuliano a Mestre, l’avvio del cammino interdiocesano verso il Secondo Convegno Ecclesiale ad Aquileia, la conclusione nella Basilica Cattedrale di San Marco della Visita Pastorale del nostro Patriarcato, l’inaugurazione del restauro della Cappella della Trinità del Seminario Patriarcale, l’apertura della nuova biblioteca moderna delloStudium Generale Marcianum – sono la “carne” di questo dono.

Da quando Dio è entrato nella storia e ha voluto farsi in tutto simile a noi, tranne che nel peccato per renderci partecipi della sua stessa vita, ogni circostanza ed ogni rapporto di cui è intessuta l’umana esistenza sono occasione di incontro personale con Lui: è il mistero dell’incarnazione del Figlio di Dio. Quale occasione di verità e di bellezza poter vivere questi gesti con il Santo Padre! 

 

2. Una passione per tutto l’umano  

Seguire Cristo consente di vivere in pienezza. Questo – ognuno di noi lo intuisce molto bene – non coincide automaticamente con il superamento delle nostre contraddizioni o incoerenze, né tantomeno significa che i cristiani siano migliori di coloro che pensano o dicono di non credere. Vuol dire unicamente che per grazia di Dio abbiamo ricevuto questa possibilità che vogliamo condividere con tutti. Infatti, per ogni uomo ed ogni donna è naturale comunicare ogni giorno spontaneamente, in tutti gli ambienti che frequenta, ciò a cui uno tiene più di ogni altra cosa.

«Gratuitamente avete ricevuto, gratuitamente date» (Mt 10, 8 ) scrive l’Apostolo. Questo dinamismo è inscritto nel DNA del cristiano. Appartenere al Signore nella sua Chiesa genera un’inarrestabile passione per l’umano – anzitutto per quello che riscopriamo in noi – che si traduce nella ricerca di un’apertura al confronto con tutti. 

La venuta del Santo Padre ad Aquileia e a Venezia è destinata a tutti gli abitanti di queste nostre terre che, ne sono certo, sapranno trarne profitto come avvenne per la visita di Paolo VI (1972) e di Giovanni Paolo II (1985). Come non ricordare in proposito il singolare legame tra Pietro e Marco che così profondamente ha segnato la nostra straordinaria storia? E come tacere, per limitarci ai tempi recenti, l’approfondirsi del solido legame delle nostre genti con il Papa grazie a San Pio X, al Beato Giovanni XXIII, al Servo di Dio Giovanni Paolo I, patriarchi divenuti papi, ma soprattutto santi, cioè uomini riusciti? 

«Gli uomini - è lo stesso Benedetto XVI a ricordarcelo – avranno sempre bisogno di Dio, anche nell’epoca del dominio tecnico del mondo e della globalizzazione: del Dio che ci si è mostrato in Gesù Cristo e che ci raduna nella Chiesa universale, per imparare con Lui e per mezzo di Lui la vera vita e per tenere presenti e rendere efficaci i criteri della vera umanità… Dio vive, e ha bisogno di uomini che esistono per Lui e che Lo portano agli altri» (Benedetto XVI, Lettera ai seminaristi, 18 ottobre 2010). Desideriamo che un po’di questo gusto per la bellezza della fede e per la passione di comunicarla raggiunga anche noi. Per questo, con umiltà ma anche con decisione, vogliamo mettere a disposizione della persona e della missione del Papa, in questa straordinaria occasione, energie e creatività, affinché Cristo sia conosciuto ed amato. 

 

 

3. Come prepararci  

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Per prepararci a vivere fino in fondo l’incontro con il Papa ci vogliamo dare tempi e modalità.

 

a. Anzitutto i tempi 

Mi sembra opportuno dividere il periodo di attesa in due grandi momenti. Il primo andrà dalla Festa della Madonna della Salute, che quest’anno coincide con la solennità di Cristo Re, fino all’inizio della Quaresima. Il secondo dalla Quaresima fino al 7-8 maggio. 

 

b. Modalità 

Dopo aver interpellato vari organismi sinodali del Patriarcato propongo di concentrarci per la prima fase su due aspetti: la preghiera assidua e l’approfondimento del magistero di Benedetto XVI.

Questa scelta presenta un duplice vantaggio. 

Anzitutto ci aiuta ad assimilare in profondità il valore del gesto papale. Il suo scopo, abbiamo detto, è quello di confermare la nostra fede affinché la nostra vita fin d’ora sia più bella, più buona e più vera. Facciamo nostra la domanda degli Apostoli: «Accresci la nostra fede» (Lc 17,6). 

In secondo luogo la nostra preparazione, così intesa, non richiederà impegni straordinari da assumere personalmente, in famiglia, nelle nostre aggregazioni, parrocchie, vicariati e diocesi. Si tratterà piuttosto di imprimere al nostro cammino ordinario un preciso orientamento verso l’evento di grazia che la visita del Santo Padre rappresenta per trarne tutto il frutto possibile.

 

* La preghiera  

Mi limito a suggerire qualche indicazione che chiede di essere personalizzata e tradotta nelle forme più adeguate da parte di ogni comunità e di ogni fedele. Tutti gli abituali atti liturgici (la celebrazione dell’Eucaristia, della Riconciliazione e di tutti i Sacramenti, Liturgia della Parola di Dio, Liturgia della Ore, ecc. ) ed ogni forma di preghiera comunitaria (adorazione comunitaria, santo rosario, feste della Madonna e dei santi, ecc.) abbiano come intenzione esplicitamente espressa la preparazione del popolo di Dio all’evento di grazia rappresentato dalla Visita del Santo Padre. Domando, per la medesima intenzione, l’intensificarsi della preghiera in famiglia e della preghiera personale (preghiere del mattino e della sera, prima e dopo i pasti, ecc.). Gente Veneta e gli altri mezzi di comunicazione proporranno settimanalmente dei suggerimenti in proposito.

Vi invito inoltre a recitare sovente, comunitariamente e personalmente, la preghiera seguente appositamente preparata per la venuta del Papa.

 

Preghiera in preparazione della

Visita pastorale di Benedetto XVI ad Aquileia e a Venezia

7-8 maggio 2011

Dio Padre, sorgente di ogni paternità, che hai creato il mondo e quanti vi abitano,

Dio Figlio che, per salvarci, ti sei fatto uomo e hai condiviso la nostra condizione umana fino alla morte e alla morte di croce,

Dio Spirito Santo che facendoci partecipi della comunione divina rinnovi ogni nostra relazione,

ti ringraziamo per il dono di Papa Benedetto in mezzo a noi.

Egli viene a confermare i fratelli,

concedici di accoglierlo con amore filiale per imitarne la fede indomita, la speranza certa e la carità ardente.

 

Signore Gesù, tu hai detto a Pietro: «Su questa pietra edificherò la mia Chiesa»,

rendici figli degni di questa santa Dimora,

docili al suo Successore.

Signore Gesù, tu hai detto: «Sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza»,

donaci di farne ogni giorno esperienza negli affetti, nel lavoro e nel riposo,

rinnova il coraggio che ha spinto i nostri padri fino agli estremi confini del mondo,

perché possiamo comunicare a tutti gli uomini il gusto della vita cristiana.

 

Vergine amata, tu che nei momenti della prova hai custodito i tuoi figli,

proteggi le nostre terre con tutti coloro che vi abitano e le visitano.

A Te, Madre del bell’amore,

affidiamo in modo speciale noi stessi, tutti i nostri cari, le nostre famiglie, i bambini, i giovani, gli ammalati, gli anziani, i più poveri e bisognosi, tutti i perseguitati per la fede e per giusti ideali, in modo speciale i nostri fratelli cristiani.

Tu, Causa della nostra letizia, ascolta ed intercedi.

Amen.

 

* L’approfondimento del magistero papale  

Ogni settimana verrà fornito, sempre attraverso Gente Veneta e gli altri mezzi di comunicazione, un breve testo tratto dall’insegnamento papale perché possa divenire oggetto di riflessione e di meditazione. Una speciale Commissione è già all’opera per costruire, in modo semplice ma organico, questa antologia. Il suo scopo è quello di accompagnarci nel quotidiano, illuminando con le parole del Papa i principali misteri della nostra fede in se stessi e nelle loro implicazioni con la nostra vita di uomini e di donne, di fanciulli/e, di ragazzi/e, di giovani, di adulti e di anziani.

Questi testi dovranno essere oggetto di una attenta lettura sia personale che comunitaria. Una lettura che può nascere solo da un ascolto profondo, libero da ogni pregiudizio, che cerchi un confronto a 360 gradi non solo con i battezzati ma con tutti i nostri fratelli uomini. 

 

Carissimi,

la visita del Santo Padre è un dono che, come ogni dono, suscita una risposta grata. Una risposta che chiede responsabilità. Al senso di responsabilità di ciascuno singolarmente preso, di tutte le comunità cristiane, di tutte le associazioni ecclesiali e civili, di tutte le istituzioni mi affido perché questa straordinaria occasione sia preparata fin nei minimi particolari. Il Papa ci trova in cammino e, ne sono certo, ci lascerà in eredità nuove possibilità di crescita personale, ecclesiale civile.

Di cuore porgo a tutti la mia benedizione ed il mio affettuoso saluto

 

+Angelo card. Scola

Il grazie delle Chiese del Nordest al Papa, in cammino verso l’appuntamento di Aquileia nel 2012

Nella riunione dei Vescovi a Zelarino, tenutasi martedì 31 maggio, si è parlato anche dell’accoglienza a rifugiati ed immigrati e della situazione, sempre più difficile, delle scuole paritarie

VENEZIA – Un corale grazie, pronunciato “col cuore pieno di commozione”, è stato rivolto dai Vescovi del Nordest al Santo Padre Benedetto XVI per la sua recente visita ad Aquileia e Venezia (avvenuta il 7 e 8 maggio scorsi) attraverso una lettera redatta martedì 31 maggio in occasione della periodica riunione della Conferenza Episcopale Triveneto tenutasi a Zelarino (Venezia).

Richiamando la bellezza e la gioia dell’incontro delle genti del Nordest con il Papa, i Vescovi affermano tra l’altro: “Come molti hanno rilevato, credenti e non credenti, e come gli stessi mass media hanno messo in evidenza, la Sua visita pastorale in queste terre del Nordest è andata oltre ogni aspettativa. In modo particolare la Santa Messa nel parco di San Giuliano è stata un’intensa azione di grazia prima ancora che per lo straordinario convenire di popolo, per l’actuosa participatio dei fedeli”.

I Vescovi assicurano poi che il “prezioso magistero” offerto dal Papa in quei giorni sarà sicuramente approfondito e valorizzato, soprattutto nella seconda fase di preparazione verso il Convegno ecclesiale di Aquileia previsto nell’aprile 2012: “Intendiamo assumere tutte le indicazioni da Lei proposte nella Basilica di Aquileia, nell’omelia al Parco di San Giuliano e a Venezia. Ci è ben chiaro che ciò di cui ha sete l’uomo di oggi è l’incontro personale, nella comunità cristiana, con Cristo Risorto che solo, nel suo splendore, può dare senso e pienezza alla vita. Il secondo Convegno di Aquileia intende comunicare a tutti gli abitanti del Nordest del futuro questa speranza affidabile. Sarà di grande aiuto per noi anche l’attenta assimilazione del Suo insegnamento veneziano, in modo speciale del Suo intervento presso lo Studium Generale Marcianum che, per il carattere peculiare di Venezia, ha avuto una portata universale”.

La riunione dei Vescovi è stata in buona parte dedicata ad un primo bilancio e ad una valutazione sui possibili effetti della Visita e degli insegnamenti offerti nell’occasione dal Santo Padre nelle comunità ecclesiali e civili del Nordest. Tale evento orienterà ed arricchirà il lavoro che le singole diocesi stanno realizzando – in questo tempo di preparazione al secondo convegno ecclesiale di Aquileia – per far emergere e raccontare, con il metodo della testimonianza, le implicazioni e la rilevanza della fede cristiana oggi in ogni ambito di vita di questi territori. In vista del grande appuntamento ecclesiale fissato per l’aprile 2012 ad Aquileia le Chiese del Nordest, in collaborazione con varie istituzioni trivenete, promuoveranno nei prossimi mesi numerose iniziative per focalizzare i mutamenti intervenuti, negli ultimi venti anni, nella realtà religiosa ed ecclesiale ma anche culturale, politica e socio-economica del Nordest.

Nel corso della riunione vi è stato anche un aggiornamento sulle modalità di accoglienza in corso nei riguardi dei rifugiati e degli immigrati giunti in queste regioni: i Vescovi hanno confermato la disponibilità delle istituzioni ecclesiali – come, ad esempio, Caritas e Migrantes – ad accogliere rifugiati e immigrati nello spirito della fraternità cristiana, facendo leva sulle forze del volontariato ed in collaborazione – anche attraverso eventuali ed opportune convenzioni – con gli Enti pubblici. Hanno preso poi nota con viva soddisfazione della sensibilità e della generosità con cui le comunità cristiane si stanno muovendo nei riguardi di tali persone in difficoltà.

Si è riflettuto, inoltre, sulla realtà dei media d’ispirazione ecclesiale – in particolare con un aggiornamento su Telechiara – e si è confermata grande fiducia nei confronti delle scuole paritarie di ispirazione cristiana manifestando ancora una volta grave preoccupazione per la loro situazione economica, non più sostenibile, e per il mancato o ritardato sostegno, da parte degli Enti pubblici, che mette sempre più a serio rischio soprattutto la realtà delle scuole materne che accolgono oltre i due terzi dell’infanzia di queste regioni.

“Testimoniate l’amore di Dio per l’uomo”. Benedetto XVI incontra Aquileia

NORDEST - Nel pomeriggio di sabato 7 maggio il Papa ha incontrato la città di Aquileia, luogo di “nascita” delle Chiese del Nordest perché da qui partì e si diffuse, ad opera dell’evangelista Marco, il primo annuncio della fede cristiana.

La visita di Benedetto XVI è avvenuta in occasione di una tappa importante nel cammino delle comunità di quest’area che si preparano a vivere – dal 13 al 15 aprile 2012 – il secondo Convegno ecclesiale del Nordest (denominato in breve “Aquileia 2”), indetto a distanza di poco più di vent’anni dal primo appuntamento svoltosi nel 1990 e sempre nei luoghi di questa “Chiesa madre”.

Il prossimo Convegno punta ora a “riconoscere quello che il Signore ha operato in questi anni e condividerlo, discernere ciò che «lo Spirito dice alle Chiese» attraverso le sfide e i cambiamenti in atto nel nostro Triveneto, delineare un cammino di rinnovamento e di rilancio dell’azione pastorale da proseguire insieme, assumere con disponibilità e passione l’impegno di operare per il bene comune nel territorio del Nordest” (cfr. Lettera dei Vescovi delle Chiese del Triveneto alle comunità cristiane, 1 novembre 2010).

Il Papa ha incontrato nella basilica di Aquileia tutti i Vescovi, i Consigli pastorali diocesani e i rappresentanti delle Chiese del Nordest – assieme ai Vescovi delle Chiese di altre nazioni europee anch’esse sorte da Aquileia – per vivere con loro un momento di preghiera liturgica ed aprire quindi la seconda e decisiva fase del percorso di preparazione verso “Aquileia 2”.

Qui il video dell’incontro tra il Santo Padre ed Aquileia, registrato e trasmesso da Telechiara (per i testi si rimanda al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

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“Siate santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo!”. La Santa Messa presieduta da Benedetto XVI per il Nordest

VENEZIA – Sono 300.000 le persone che, dalle prime ore di domenica 8 maggio, si sono riunite al Parco di S. Giuliano di Mestre (VE) per la messa domenicale presieduta dal Santo Padre: il momento culminante della visita del Papa a Nordest al quale hanno partecipato i fedeli delle 15 diocesi del Nordest e quelli provenienti dalle altre Chiese europee che traggono la loro origine proprio da Aquileia.

Con queste parole Benedetto XVI si è rivolto ai numerosi presenti: “Siate Santi! Ponete al centro della vostra vita Cristo! Costruite su di Lui l’edificio della vostra esistenza. In Gesù troverete la forza per aprirvi agli altri e per fare di voi stessi, sul suo esempio, un dono per l’intera umanità”.

Il Parco di San Giuliano (circa 700 ettari), inaugurato pochi anni fa, sorge alle porte di Mestre e si affaccia sulla laguna – nei pressi del ponte della Libertà – collegamento tra la terraferma e il centro storico di Venezia. È il più grande parco d’Europa, oltre a essere un’area di recupero ambientale e paesaggistico e luogo ideale per lo studio dell’ambiente lagunare.

Qui il video della celebrazione della Santa Messa, registrato e trasmesso da Telechiara (per i testi si rimanda al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

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“Venezia, perla dell’Adriatico”. Il saluto di Benedetto XVI alla città

VENEZIA – Nel pomeriggio di sabato 7 maggio, accolto al molo di S. Marco dalle autorità e salutato dal sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, il Papa si è così rivolto alla “gente della laguna”: “Questa città è chiamata ad assumere importanti responsabilità in ordine alla promozione di una cultura di accoglienza e di condivisione, capace di gettare ponti d dialogo… Invito tutti voi, cari veneziani, a ricercare e custodire sempre l’armonia tra lo sguardo della fede e della ragione che permette alla coscienza di percepire il vero bene”.

Qui il video del saluto del Santo Padre, registrato e trasmesso da Telechiara (per il testo integrale del saluto si rimanda al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

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In 300 mila alla Santa Messa con Benedetto XVI. Alcune immagini

VENEZIA – 300.000 persone sono giunte al Parco San Giuliano di Mestre (Ve), domenica 8 maggio, per partecipare alla Santa Messa presieduta da Benedetto XVI.

Vengono qui pubblicate alcune immagini dell’Assemblea (altre foto sono disponibili al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

“Il Papa viene per ciascuno di noi”. Un intervento sulla Visita del Santo Padre a Nordest

VENEZIA – Qui di seguito un intervento del Patriarca pubblicato sabato 7 maggio dal quotidiano “Il Gazzettino“:

Card. Angelo Scola

Patriarca di Venezia

Per chi e perché il Papa viene nel Nordest? È questa una delle domande che ripetutamente mi è stata posta, quasi come una provocazione implicita. Solo per chi si dice cristiano? O per tutti?

Io vorrei rispondere molto semplicemente, senza incertezza, che viene personalmente per ciascuno di noi. Per ogni “tu”. Anche il motto scelto per il viaggio di Benedetto XVI si apre con un “tu”: “Tu, conferma la nostra fede”. È l’espressione essenziale con cui Gesù affida a Pietro la missione di confermare – una volta convertito – i suoi fratelli nella fede, ma che al tempo stesso evoca quel dialogo incalzante durante il quale Gesù chiede, a bruciapelo e per ben tre volte, a Pietro “Mi ami tu?”

Da questo dialogo d’amore, che diventa una proposta per la vita, nessun abitante delle nostre terre del Nordest si può sentire escluso: la visita del Santo Padre è davvero per tutti.

Perché, vorrei azzardare un’espressione forte, il Papa viene a “stanarci”. A riaccendere in noi alcune domande di fondo: che significato e direzione ha la mia vita? A che punto sono nel mio rapporto con Dio? Questa visita ci strapperà alle nostre vicende “ordinarie” e ci costringerà ad alzare lo sguardo. Certo, la questione è se si avrà o meno l’umiltà di cogliere questa opportunità unica. Cioè se saremo capaci di ascoltare davvero, di lasciarci svuotare dai pregiudizi per accogliere quello che il Santo Padre vorrà dirci. Di prendere sul serio quello che la sua visita susciterà tra di noi ed in noi. A livello personale e comunitario. 

Il Nordest che incontrerà il Papa è una realtà in dinamica evoluzione, sottoposta a un processo di cambiamento provocato da fattori che, dalla globalizzazione e crisi economica al “meticciato di culture e di civiltà”, dalla faticosa ricerca di un nuovo ordine mondiale alle nuove scoperte tecno-scientifiche, soprattutto alle bioingegnerie e neuroscienze, stanno incidendo profondamente sulle persone e sulle relazioni interpersonali. Questo Nordest, scaturito dal crocevia di Aquileia, può ritrovare nella sua origine anche la chiave per progettare il futuro. Ha oggi di fronte l’urgenza di ripensarsi non più solo lungo l’asse Est e Ovest come punto di incontro tra popoli slavi, germanici e latini, ma anche come cerniera tra il Nord e il Sud. Lo documenta la carta geografica che mostra come, attraverso l’Adriatico, il Mare Mediterraneo, con i popoli che vi si affacciano, entri nel cuore della vecchia Europa.

Il Papa viene proprio per noi, uomini e donne con questa storia alle spalle, barcollanti oggi un po’ come pugili duramente colpiti, ma ancora in piedi e disposti a giocarci.

Viene a dirci che Gesù, il Figlio di Dio fatto uomo, è a noi contemporaneo. È il Vivente, nostro compagno di cammino.

La celebrazione della Santa Messa nel grande parco di San Giuliano, cuore della visita del Santo Padre, sarà espressione altissima di questo desiderio di rigenerazione: l’atto di lasciare le nostre case, di metterci in cammino come in un autentico pellegrinaggio per raggiungere, da ogni località del Nordest “largo”, il luogo della celebrazione eucaristica. Sarà un’esperienza concreta di cosa significhi essere un popolo mosso dal desiderio di stare con i fratelli alla presenza di Cristo, il Redentore.

Colui che ha accolto l’invito di Gesù a “confermare la fede”, il successore di Pietro, ci ricorderà che solo Dio può rispondere, con tenerezza e in pienezza, alla domanda bruciante: “Qualcuno alla fine mi assicura?”