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«La Via Crucis non è solo segno di pietà cristiana, ma di cultura, verità e civiltà per le nostre città, per l’Italia e l’Europa»

La prima Via Crucis della Quaresima ambrosiana 2017, guidata dall’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, con la reliquia del Santo Chiodo e la Croce di San Carlo, si è svolta venerdì 10 marzo a Saronno, per la IV Zona pastorale. La Via Crucis ha per titolo «Si è addossato i nostri dolori» e prevede quattro “quadri”: Gesù, caricato della Croce (II stazione); Gesù, aiutato da Simone di Cirene (V stazione); Gesù, inchiodato sulla Croce (XI stazione); Gesù, morto sulla Croce (XII stazione).

 

«L’Europa e la Chiesa hanno bisogno di voi»

«Cosa possiamo fare di buono? Una vita senza parentesi»: è il tema scelto per la Veglia della Redditio Symboli, che si è tenuta in Duomo venerdì 30 settembre.
Nell’occasione l’Arcivescovo ha incontrato migliaia di 18 e 19enni, insieme ai loro educatori, provenienti da tutta la Diocesi per un rito importante per la loro vita di fede.

«L’appartenenza a Cristo è fondamento di vita buona»

Sabato 10 settembre il cardinale Angelo Scola si è recato a Busto Arsizio (Varese), dove ha presieduto la celebrazione eucaristica vigiliare nella parrocchia di Santa Croce, la più piccola della città – al limite del Parco dell’Alto Milanese, tra Castellanza e Legnano -, che fa parte di un’unità pastorale insieme a Sant’Edoardo.

 

«Proprio perché Gesù è risorto e abita in mezzo a noi, ci accompagna lungo il cammino dell’esistenza, è possibile incontrarLo e cominciare a vivere insieme a Lui»

Nella Domenica di Pasqua, celebrazione  che«definisce il senso compiuto e pieno della nostra fede», pubblichiamo la riflessione dell’Arcivescovo

«L’angelo disse alle donne: “Voi, non abbiate paura! So che cercate Gesù, il crocifisso. Non è qui. È risorto» (Mt 28,5-6). Sono le parole più importanti dell’annuncio pasquale. È l’irruzione del divino nella storia, che la smuove: «Ed ecco, vi fu un gran terremoto. Un angelo del Signore, sceso dal cielo, si avvicinò, rotolò la pietra e si pose a sedere su di essa» (Mt 28,2).

Alla paura umana Dio risponde personalmente facendosi presente nella storia per portarla a compimento. In questo giorno di Pasqua la Chiesa richiama alla nostra memoria la lunga strada che Dio, dalla creazione del mondo attraverso le diverse tappe della storia della salvezza, ha percorso con il suo popolo. Essa ci insegna così che tutta la storia, anche nei suoi momenti più bui (la schiavitù in Egitto), travagliati e contraddittori (la richiesta fatta ad Abramo di sacrificare il figlio della promessa), come in quelli pieni di nostalgia e speranza (gli annunci dei profeti) è guidata da un Padre. Egli, attraverso questa storia, ci educa.

Dio è in mezzo a noi anche oggi dentro i tragici e strazianti attentati di Bruxelles e di Parigi, quelli che insanguinano il Medio Oriente e l’Africa. È dentro il dolore di ognuno di noi per la morte di un nostro caro. È nella carne di quanti subiscono la cultura dello scarto.

Se Dio è fedele alle sue promesse, noi non riusciamo a mantenerci fedeli a Lui. L’«Eccomi» di Abramo e il riconoscimento «è il mio Dio» dell’Esodo sono continuamente traditi dal nostro peccato. Da qui il costante – e spesso inascoltato – richiamo dei profeti alla conversione («L’empio abbandoni la sua via e l’uomo iniquo i suoi pensieri» Is 55,7; «Lavatevi, purificatevi,… cessate di fare il male» Is 1,16). Ma l’annuncio dei profeti fa presagire anche il potere di Dio di compiere ciò che ognuno di noi non riesce a compiere. Egli lo fa in modo sorprendente: «I miei pensieri non sono i vostri pensieri, le vostre vie non sono le mie vie» (Is 55,8).

In questa Pasqua impariamo, con commossa gratitudine, che la misericordia del Padre ha il volto del Figlio suo Gesù, “passo”, morto, risorto e “sacramentato”. Proprio perché Gesù è risorto e abita in mezzo a noi, ci accompagna lungo il cammino dell’esistenza, è possibile incontrarLo e cominciare a vivere insieme a Lui. Ce lo richiamava Papa Francesco parlando ad alcuni adulti che si preparavano a ricevere i sacramenti dell’iniziazione cristiana: «Gesù ci precede e ci aspetta sempre. Non si allontana da noi, ma ha la pazienza di attendere il momento favorevole dell’incontro con ciascuno di noi. E quando avviene l’incontro, non è mai un incontro frettoloso, perché Dio desidera rimanere a lungo con noi per sostenerci, per consolarci, per donarci la sua gioia» (Discorso ai catecumeni, 23 novembre 2013).

Buona Pasqua!

Essere amati “per sempre” per amare “per sempre”

Una riflessione del cardinale Angelo Scola in un articolo pubblicato il 27 settembre su “Il Sole 24 Ore.

«Quando si parla di amore, matrimonio e famiglia, tra i “fondamentali” dell’esperienza comune più “terremotati” dal profondo movimento di trasformazione che scuote questo travagliato inizio del terzo millennio, si tende a ignorare un dato decisivo. Eppure è una cosa che ogni uomo e ogni donna, qualunque sia la loro visione della vita, riconosce con semplicità: vogliamo essere amati autenticamente e per sempre per poter amare a nostra volta. Questa esigenza non può essere scardinata dal cuore dell’uomo neppure dal radicale cambiamento di costume in atto.
La cosa è sotto gli occhi di tutti: i giovani rimandano sempre di più il matrimonio e, una volta sposati, rinviano il diventare genitori, e la causa non è solo la crisi economica. Quando poi decidono di diventarlo, in ritardo sull’orologio biologico, ricorrono sempre più spesso alle tecniche di procreazione assistita non prive di problematicità. E ancora: le cosiddette “unioni di fatto”, di qualunque tipo, rivendicano un riconoscimento sociale e giuridico, ma anche morale. Non c’è più un’immagine univoca di matrimonio, né di famiglia, e si assiste a un paradosso: da una parte, il matrimonio sembra perdere sempre più consensi a favore delle convivenze tra l’uomo e la donna, dall’altra è sempre più fragorosamente rivendicato dalle coppie dello stesso sesso.

L’elenco dei dati di fatto potrebbe continuare a lungo. Anche se, per essere obiettivi, si deve riconoscere che sono ancora numerose solide esperienze di vita matrimoniale e familiare, fedeli ed aperte alla vita.

Se il fascino del “per sempre” rimane inestirpabile, questa meta è presentata e avvertita come una fortuna che tocca a pochi, e il divorzio è messo in preventivo. Fino al punto che non di rado si cade nello scetticismo come l’unica posizione “realista” di fronte al desiderio di amare ed essere amati. Uno scetticismo che, pur non riuscendo a tacere il “magari fosse così”, inevitabilmente conclude col dire: “è impossibile”.

Tutto ciò accade.

E la Chiesa se ne occupa. Non può non farlo: siamo seguaci di un Dio incarnato che, per amore, si è immischiato nella nostra vicenda umana fino a dare la vita per ciascuno di noi.

Questa passione per l’uomo, che appartiene al DNA della Chiesa, ha spinto il Papa ad indire ben due Assemblee sinodali sulla famiglia: una straordinaria, che si aprirà il prossimo 5 ottobre, e una ordinaria nel 2015.

Il capillare lavoro preparatorio (sono state raccolte opinioni, riflessioni, testimonianze nelle Diocesi di tutto il mondo) ha fatto emergere uno scarto marcato tra ciò che la Chiesa insegna e ciò che i fedeli praticano. Ma il problema non è solo, né a ben vedere soprattutto, di coerenza morale. Se così fosse non ci sarebbe nulla di nuovo.

Non si tratta di tracciare i confini tra il permesso e il vietato, ma piuttosto di rimettere al centro le ragioni dell’insegnamento della Chiesa, che si fonda sul disegno originario di Dio, e di chiedersi qual è la sua convenienza umana. Non basta (anzi spesso è controproducente) che i genitori e gli educatori mettano di fronte ai figli un elenco di divieti perché i figli si convincano della bontà delle loro indicazioni e le seguano. Occorre dare le ragioni e documentarne la convenienza.

La Chiesa non è una madre arcigna che, di fronte alle domande dei propri figli, innalza una barriera di no. La sua proposta, anche in materia di amore, matrimonio e famiglia, racchiude in sé il grande sì di Dio all’umanità. Sì al bene della differenza sessuale che apre all’altro. Sì ad un amore che, per essere in anima e corpo e per sempre, diventa fecondo nel dono della vita accompagnata in un paziente lavoro di educazione. Per indicare sinteticamente questi beni irrinunciabili io sono solito prendere in prestito dalla sapienza biblica l’espressione “bell’amore”.

Proporlo agli uomini e alle donne di oggi significa offrire loro una grande chance di realizzazione di sé («nel cammino comune del matrimonio l’uomo ha il compito di aiutare la moglie ad essere più donna e la donna di aiutare il marito ad essere più uomo», ha detto recentemente Papa Francesco), oltre che del bene dell’intera società.

Un bene arduo, certo. Un bene anzitutto da testimoniare confrontandosi cordialmente con il mutato contesto culturale senza preclusioni, ma anche senza reticenze né timidezze».

«In questo tempo di travaglio, dobbiamo essere lampade accese di speranza, di coraggio, di voglia di vivere»

Sabato 13 settembre, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto i Primi Vespri nella festa dell’Esaltazione della Santa Croce (domenica 14 settembre) col caratteristico rito della «Nivola» e l’esposizione del Santo Chiodo. Sulla «Nivola» – una sorta di ascensore il cui aspetto ricorda quello di una grossa nube che si alza verso il cielo – ha preso posto l’Arcivescovo per salire fino al reliquiario, prelevare il Santo Chiodo e portarlo a terra tra il canto delle litanie dei santi e la lettura del Vangelo della Passione del Signore.

«Sviluppate il tema del pensiero di Cristo: è un lavoro culturale proporzionato alla grande storia di Monza»

Sabato 24 maggio, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, si è recato a Monza, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica vigiliare nella chiesa di San Biagio. Al termine ha incontrato i sacerdoti del Decanato di Monza. La visita dell’Arcivescovo ha concluso una giornata intensa per la Comunità pastorale “Ascensione del Signore” (di cui San Biagio fa parte), iniziata in mattinata con l’assemblea convocata nel salone del teatro dell’oratorio di San Biagio per fare il punto sui primi cinque anni di attività.

«Questo fatto riempie il nostro cuore di gratitudine e di responsabilità»

In un messaggio il cardinale Angelo Scola esprime “immensa gioia”per la notizia della beatificazione di Paolo VI: «Si compie, in questo modo, per noi Ambrosiani una lunga attesa e potremo venerare presto il nostro Arcivescovo, divenuto Papa per la Chiesa intera, come Beato, accanto agli altri due grandi arcivescovi beati, il beato cardinale Ferrari e il beato cardinale Schuster».

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