Tag Archives: matrimonio

«Ancora sulle famiglie ferite», riflessioni su “La vita buona”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….per continuare a riflettere sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e per prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.

* * *

L’infedeltà di un coniuge rende la fedeltà dell’altro ancora più necessaria. Chi accetta il dolore incolpevole rafforza la propria libertà e si fa eco della misericordia del Signore

di Angelo Scola

E la verità del disegno di Dio sul matrimonio è affermata con forza dal Vangelo: «Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt 19,6). «Il vincolo matrimoniale – riprende il Catechismo – è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine a un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1640). Per il cristiano tutta la vita è vocazione. Ogni rapporto e ogni circostanza vissuti nella verità sono parte del disegno di Dio su di noi, come strada del rapporto con Lui. Attraverso quell’ingiustizia che tu senti come incomprensibile e inaccettabile, è Gesù che ti chiama e ti chiede, come fece con Pietro: «Mi ami tu?». Per questo, se anche il rapporto finisce, il tuo matrimonio non finisce. Il tuo matrimonio, infatti, non è riducibile al rapporto con tuo marito o con tua moglie; in esso è presente l’iniziativa di Dio cui tu hai aderito pubblicamente nel sacramento del matrimonio. Certo l’infedeltà di tuo marito o di tua moglie rende molto dolorosa la tua fedeltà, ma da un certo punto di vista non la tocca, anzi la rende ancora più necessaria. Questa, a ben vedere, rafforza la tua libertà, se no tu sei prigioniero del limite dell’altro e del tuo.

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

 

«Sposi, cioè genitori sempre», riflessioni su “La vita buona”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….per continuare a riflettere sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e per prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.

* * *

Generare, per l’uomo e la donna, non è solo mettere al mondo, ma comunicare concretamente il senso profondo della vita. E questo è possibile sempre, a tutti gli sposi, anche a quelli cui la fecondità fisica è dolorosamente negata

di Angelo Scola

Lo abbiamo detto fin dall’inizio: se non è fecondo non è amore. Perché, dicevano gli antichi, bonum semper diffusivum sui, il bene è inarrestabile, come un fiume in piena. Vale, per la fecondità, quello che ci siamo detti sulla fedeltà. Non è qualcosa di sopraggiunto all’amore, qualcosa che può esserci o non esserci, ma appartiene alla sostanza dell’amore. «Ma allora? – leggo nei vostri sguardi perplessi –. Prima ci dice che il figlio non è mai un diritto e poi ci dice che l’amore è sempre fecondo: i conti non tornano!». Per capire bisogna chinarsi, ancora una volta, sul mistero nuziale di cui siamo fatti. «Il nostro corpo – ha detto recentemente Benedetto XVI – porta in sé un significato filiale, ci parla di un’Origine che noi non abbiamo conferito a noi stessi». C’è una Paternità profonda, costitutiva di ogni uomo, che gli sposi sono chiamati a servire. È quella di Dio. Perfino quando questa vocazione venisse tragicamente misconosciuta o rifiutata, essa non verrebbe meno, come ci ricorda il profeta Isaia: «Se anche tua madre o tuo padre ti dimenticassero, io non ti dimenticherò mai»
(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

 

«Il peso specifico dell’amore», riflessioni su “La vita buona”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….per continuare a riflettere sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e per prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.

* * *

L’amore tra l’uomo e la donna è pubblico e stabile perché destinato a edificare la società e la Chiesa. D’altra parte, quando incontri qualcuno che ti corrisponde profondamente non hai il problema di abbandonarlo, ma quello di non perderlo più.

di Angelo Scola

Per la grazia del sacramento del matrimonio l’amore tra l’uomo e la donna è fondato non sulle sabbie mobili delle loro forze, ma sulla roccia dell’amore di Cristo per la sua Chiesa. Il dono perfetto – fino all’offerta totale di sé – di Cristo-sposo alla Chiesa, sua sposa, dà forma al dono del marito a sua moglie. È pertanto ragionevole decidere per il salto di qualità che il sacramento garantisce all’amore degli sposi. Si documenta in tre caratteri che restano validissimi anche se oggi sono una merce sempre più rara: il matrimonio è un legame pubblico, stabile e fedele.

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

 

«Per sempre o finchè dura?», riflessioni su “La vita buona”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….per continuare a riflettere sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e per prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.

* * *

Non c’è nessuno al mondo che non desideri essere definitivamente amato per poter, a sua volta, amare definitivamente. È l’infinito la misura con cui il Creatore ha «tarato» il cuore dell’uomo

di Angelo Scola

Mi capita spesso di incontrare genitori della mia età, felicemente sposati, le cui figlie/i in età da marito/moglie scelgono di convivere. «Adesso si usa così…», «Eppure da noi hanno avuto un esempio diverso!», «Cosa ci possiamo fare?». La domanda, scettica, rassegnata, o accorata a seconda dei casi, rimbalza dai genitori ai parroci agli educatori, spesso agli stessi giovani. Eppure, lo abbiamo detto nella prima puntata di questo nostro dialogo, il «per sempre» è una caratteristica inestirpabile del vero amore tra un uomo e una donna. Del resto non lo ritroviamo solo nella formula del rito religioso del matrimonio («Con la grazia di Cristo prometto di esserti fedele sempre…»), ma ne rintracciamo un’eco anche nelle norme del Codice Civile (quando, a proposito di matrimonio, si parla di «obbligo reciproco alla fedeltà», art. 143). Non c’è nessuno al mondo che non desideri essere definitivamente amato per poter, a sua volta, amare definitivamente. La misura con cui il Creatore ha «tarato» il cuore dell’uomo è infatti l’infinito. Di fronte a coloro che amiamo di più sentiamo come profondamente ingiusta la parola fine: «Ama chi dice all’altro: “Tu non puoi morire”» (Gabriel Marcel). Ma se le cose stanno così, perché ci si sposa sempre di meno? [...] «Senza impegno» ci assicurano i venditori quando ci vogliono rifilare un prodotto. «Senza impegno» sembra essere diventata la massima aspirazione di molti giovani. Perché l’«impegno» mette paura.

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

«La famiglia per il bene della società»

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….per continuare a riflettere sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e per prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.

* * *

«Dove c’è infedeltà non c’era nessun amore. Dove c’è fedeltà non occorre che ci sia ancora amore».
Cosa possono significare queste parole in un tempo come il nostro?

di Angelo Scola

 Un prezioso aforisma di Balthasar esprime in modo geniale quanto la fedeltà faccia parte dell’essenza del’esperienza dell’amore nuziale e, quindi, del matrimonio: «Dove c’è infedeltà non c’era nessun amore. Dove c’è fedeltà non occorre che ci sia ancora amore. Il cuore può dire: “Anche se non posso amarti, ti voglio essere almeno fedele”. Ma il legame della fedeltà porta sempre all’amore o, almeno, contiene nel suo fondo, inconsapevole al cuore, al sentimento, il nodo dell’amore che viene annodato oltre il tempo». Ogni uomo e ogni donna desiderano vivere in prima persona un’esperienza d’amore in cui alla dimensione del tempo sia strappata ogni malizia, in cui il tempo, perdendo il suo potere annichilente, possa invece diventare sacramento dell’eterno e quindi un suo sperimentabile anticipo. Non è un caso che, all’interno del pur ambiguo fenomeno dell’innamoramento, si imponga imperiosamente il per sempre, la fedeltà. […]  L’amore tra un uomo e una donna in sé e per sé è posto originariamente al riparo da ogni debolezza, perché amore e fedeltà si annodano indipendentemente dal tempo, nonostante qualunque scacco l’amore stesso possa subire. […] La nostra società non ha anzitutto bisogno di una teoria giusta (pur necessaria) sulla persona e sulla famiglia, quanto di testimoni, di famiglie in cui sia possibile fare in prima persona l’esperienza dell’amore.

(Da Angelo Scola, “L’Amore tra l’uomo e la donna. Persona, famiglia e società”,  Milano, Centro Ambrosiano, 2012)

 

«Amore non è amore se…», riflessioni su “La vita buona”

Prende avvio da oggi la proposta estiva attraverso la quale si ripercorreranno quotidianamente alcune tappe del cammino pastorale, secondo  diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….
Un modo per continuare a riflettere – attraverso le parole del cardinale Scola – sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e, contemporaneamente, per cominciare a prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.
Ogni giorno quindi proporremo sul Blog brevi abstract  tratti da volumi dell’Arcivescovo e riproporremo  video-clip con interventi o interviste significativi su questi argomenti.

***

Esiste ancora l’amore? È così differente rispetto a quello di un tempo? Ed è proprio vero che i giovani non ci credono più presi come sono da modelli televisivi improntati al mordi e fuggi?

di Angelo Scola

L’amore, quello vero, esiste: io l’ho incontrato. Mentre lo scrivo vedo già le vostre facce, quelle dei più vecchi (la mia generazione, per intenderci). Facce perplesse, anche scandalizzate: ma quale amore? Oggi le parole sposo e sposa non si usano più; più facile parlare di compagno o di compagna. Il matrimonio è un bene in via di estinzione, sostituito dalle convivenze o, più sbrigativamente, dalle «storie». Di famiglia si parla ancora, ma mi sembra un puzzle con i pezzi intercambiabili! Leggo sui quotidiani le dichiarazioni di intellettuali famosi: l’amore è un diritto – dicono – e come tale deve essere garantito a tutti. Riguarda la sfera privata, e inviolabile, dell’individuo: ognuno lo vive come vuole, con chi vuole, finché vuole. È ora di farla finita con un’idea di famiglia ormai decotta, non più al passo con i tempi, la nostra legislazione si aggiorni: non possiamo essere il fanalino di coda d’Europa….

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

“Famiglie ferite”, riflessioni su “La vita buona”

Continua, anche nel mese di settembre, la collaborazione del cardinale Angelo Scola, con il «Messaggero di sant’Antonio». Ogni mese si rivolge ai lettori della rivista parlando di vita buona, riallacciandosi all’omonimo libro-intervista con il giornalista Aldo Cazzullo.

La verità del matrimonio proposta con umiltà e convinzione, e testimoniata nella vita, appare come una forma esigente e insostituibile di amore.

Angelo Scola

Lo stato di salute del matrimonio in Italia desta non poche preoccupazioni. Il linguaggio delle statistiche è crudo e impietoso: si parla di oltre ottantamila separazioni e oltre cinquantamila divorzi già nel 2009, con un marcato incremento negli ultimi cinque anni.

Anche da noi, come in tutte le società occidentali, il matrimonio nella sua fisionomia originaria è duramente messo alla prova. Segnato da ferite brucianti e profonde che a volte sembrano insanabili. «All’inizio però non fu così» (Mt 19,8). è innegabile che la famiglia sia l’ambito imprescindibile dove viene «covato» l’umano.

Nelle relazioni che vi si stabiliscono ognuno è riconosciuto come persona. Sarà capitato anche a voi di assistere allo spettacolo commovente di un bimbo che, al sorriso della mamma, si illumina tutto e tenta di rispondervi. Un messaggio inequivocabile passa in quel sorriso: «è bene che tu sia, è bello che tu sia». Una promessa di bene che lo spalanca fiducioso al futuro e al compito che sarà chiamato a svolgere. Non ci si può però illudere che questa esperienza, di per sé naturale, sia garantita dal rischio di impoverimento. Nessuna famiglia ne è immune: in tutte vive una certa quota di mancanza di fiducia, di ingiustizia e di prevaricazione. Il rischio è tanto più marcato e diffuso in una società come la nostra, confusa sui «fondamentali» e malata di individualismo. Ne abbiamo già parlato. Gli effetti del malessere di cui oggi soffre la famiglia sono sempre sotto i riflettori dei mass-media. E a volte (non sempre in buona fede) vengono amplificati.
 
A pagare maggiormente le ferite laceranti della famiglia sono i figli. Gli studi più seri ci dicono che l’ostacolo maggiore al formarsi armonico della loro identità, ancor più che nel tasso di conflittualità a cui sono esposti nel processo di separazione dei genitori, sta nel crollo della loro certezza fondamentale: un figlio esiste in virtù dell’unione dei suoi genitori. E non riesce ad adattarsi all’idea che possa venir meno. Qual è allora la strada per affermare la necessità della famiglia? Ve la indico, ispirandomi al titolo dell’ultima enciclica di Benedetto XVI, con la formula «carità nella verità». La verità del matrimonio proposta con umiltà e convinzione e testimoniata nella vita appare come una forma esigente e insostituibile di amore. Il criterio con cui giudicare e affrontare qualunque fatica e contraddizione di una storia coniugale, anche la più drammatica o rivoltante, diventa allora l’amore autentico. La verità del matrimonio è data da un amore effettivo, non solo affettivo. La lettera agli Efesini ci aiuta a comprenderlo parlandoci dell’amore di Cristo sposo per la Chiesa sua sposa, di cui il sacramento del matrimonio è segno efficace. In esso gli sposi mendicano da Colui che solo è in grado di donarla a pieno la capacità di amare l’altro/a per quello che è, fino al perdono. Cioè un dono di sé in cui – come dice l’etimo della parola – è stato inserito un moltiplicatore all’ennesima potenza. Per capire l’insegnamento della Chiesa su separazione e divorzio bisogna partire da qui.
 
La separazione, che è sempre una sconfitta, in alcuni casi può essere vista come l’estrema ratio del perdono. Essa continua a riconoscere al vincolo matrimoniale tutto il suo peso e lo rispetta fino in fondo, accettando con dolore l’impraticabilità della convivenza tra i coniugi, senza mai escludere la possibilità della riconciliazione. I figli, in questo caso, vengono aiutati a comprendere che fatica e debolezza non sono più forti dell’unione del papà e della mamma da cui hanno ricevuto la vita. Diverso è il divorzio: esso nega, di fatto, la capacità degli sposi di restare uniti per sempre. Non è per un giudizio sulle singole persone che diciamo questo; il Figlio di Dio non è venuto per condannare, ma per salvare. E la sua Chiesa vuole soltanto difendere e promuovere il bell’amore.

E’ possibile commentare e reagire agli articoli del Cardinale Scola scrivendo a redazione@santantonio.org

VISITA PASTORALE/ “Fedele e fecondo è l’amore che libera”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il mercoledì è il giorno dedicato alla Visita pastorale. Annunciata nel 2004 e conclusasi ufficialmente domenica 8 maggio 2011 alla presenza del Santo Padre, la Visita pastorale, si è svolta all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione  del popolo  cristiano  perché  sia  tutto teso  alla  missione,  attraverso  comunità  dall’appartenenza  forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).

In occasione della Visita Pastorale, inoltre, il cardinale Scola ha avuto modo di incontrare non solo realtà religiose ma anche realtà sociali, associative, economiche ed istituzionali del territorio.

VISITA PASTORALE – Viene proposto, qui di seguito, il passaggio di un dialogo, tra il Patriarca ed alcune famiglie, tenutosi in occasione della Visita pastorale a Santa Maria Formosa, Venezia, il 29 gennaio scorso. Al centro della riflessione il tema dell’amore tra uomo e donna.

[display_podcast]

“Sposi, cioè genitori sempre”, riflessioni su “La vita buona”

Continua, anche nel mese di luglio, la collaborazione del cardinale Angelo Scola, con il «Messaggero di sant’Antonio». Ogni mese si rivolge ai lettori della rivista parlando di vita buona, riallacciandosi all’omonimo libro-intervista con il giornalista Aldo Cazzullo.

 

Generare, per l’uomo e la donna, non è solo mettere al mondo, ma comunicare concretamente il senso profondo della vita. E questo è possibile sempre, a tutti gli sposi, anche a quelli cui la fecondità fisica è dolorosamente negata.

Angelo Scola

Visita pastorale alle parrocchie di Castello

Lo abbiamo detto fin dall’inizio: se non è fecondo non è amore. Perché, dicevano gli antichi, bonum semper diffusivum sui, il bene è inarrestabile, come un fiume in piena. Vale, per la fecondità, quello che ci siamo detti sulla fedeltà. Non è qualcosa di sopraggiunto all’amore, qualcosa che può esserci o non esserci, ma appartiene alla sostanza dell’amore. «Ma allora? – leggo nei vostri sguardi perplessi –. Prima ci dice che il figlio non è mai un diritto e poi ci dice che l’amore è sempre fecondo: i conti non tornano!». Per capire bisogna chinarsi, ancora una volta, sul mistero nuziale di cui siamo fatti. «Il nostro corpo – ha detto recentemente Benedetto XVI – porta in sé un significato filiale, ci parla di un’Origine che noi non abbiamo conferito a noi stessi». C’è una Paternità profonda, costitutiva di ogni uomo, che gli sposi sono chiamati a servire. È quella di Dio. Perfino quando questa vocazione venisse tragicamente misconosciuta o rifiutata, essa non verrebbe meno, come ci ricorda il profeta Isaia: «Se anche tua madre o tuo padre ti dimenticassero, io non ti dimenticherò mai».

La fede, dunque, fa brillare due dati dell’umana esperienza oggi troppo spesso dimenticati, quando non volutamente rimossi. Primo: non si è padri e madri se non si è figli. Nella famiglia – continua il Papa – «l’identità di ognuno (sposo, genitore, figlio) si fonda nell’essere chiamato all’amore, a riceversi da altri (figliolanza) e a donarsi ad altri». Secondo: generare, per l’uomo e la donna, non è solo mettere al mondo (anche gli animali lo fanno), ma comunicare concretamente il senso della vita, introdurre al suo destino buono. E questo è possibile sempre, a tutti gli sposi, anche a quelli a cui la fecondità fisica fosse dolorosamente negata. Essi possono anzi diventare, per tutti i fratelli, un segno privilegiato della generazione nuova nata sotto la croce, quando Gesù affidò il discepolo prediletto alla Madre – «Donna, ecco tuo figlio» – e Maria a Giovanni – «Ecco tua madre» –. E da quell’ora il discepolo l’accolse con sé. Il gesto di Giovanni va oltre il suo non essere stato fisicamente partorito da Maria e gli consente di partecipare alla relazione filiale di Gesù che la Vergine ha generato nella carne e nel sangue.

A questo proposito non mi dimenticherò mai un episodio vissuto molti anni fa in Brasile, in una zona sperduta dell’Amazzonia, dove mi ero recato in visita a un amico missionario. Mi sembra di rivedere la scena. Uscendo dalla chiesa, al termine del funerale della madre di una decina di figli avuti da uomini diversi, il missionario, padre Augusto, raccolse intorno a sé i dieci bambini e cominciò a chiedere al gruppo di donne lì presenti: «Chi prende questo? Chi prende quest’altro?». In pochi minuti tutti e dieci i bimbi trovarono la loro nuova casa. I poveri sanno essere solidali e accoglienti. Affido, adozione: scelte che noi uomini del Nord, contagiati da una mentalità dominante, tendiamo a sentire come eccezionali, riservate a sposi «eroici» e super dotati anche economicamente. Invece l’accoglienza dovrebbe essere una dimensione normale, soprattutto di un’esistenza cristiana.

Essa è l’imitazione più semplice e più grande dell’amore che Dio porta agli uomini. Non per nulla, con il Battesimo, diventiamo figli adottivi di Dio! Certo, generare un figlio già nato è un’avventura che presenta tratti drammatici, ma non c’è relazione affettiva, neanche quelle naturali, che non implichi la necessità del sacrificio. Ogni madre e ogni padre conoscono bene questa legge, perché la tentazione del possesso – non permettere al figlio di essere fino in fondo altro, cioè veramente libero – sempre minaccia l’amore paterno e materno. Di questa gratuità assoluta noi non siamo capaci: dobbiamo riceverla continuamente, come il figlio prodigo, dal Padre che continuamente ce la ridona.

E’ possibile commentare e reagire agli articoli del Patriarca Scola scrivendo a redazione@santantonio.org

“Il dono del figlio”, riflessioni su “La vita buona”

Continua, anche nel mese di giugno, la collaborazione del cardinale Angelo Scola, con il «Messaggero di sant’Antonio». Ogni mese si rivolge ai lettori della rivista parlando di vita buona, riallacciandosi all’omonimo libro-intervista con il giornalista Aldo Cazzullo.

Ogni figlio è figlio della promessa. Perciò la famiglia non può chiudersi in se stessa: come Dio l’ha aperta nella sua origine, essa deve rimanere aperta al Suo disegno.

Angelo Scola

Madri in affitto, padri/donatori anonimi, figli in provetta… Ogni giorno dai mass-media giungono notizie che hanno dell’incredibile, che lasciano inquieti anche i fanatici del progresso. Cominciamo a fare chiarezza mettendo lì un dato incontrovertibile: nessun uomo potrà mai farsi da sé, nemmeno nel caso in cui – nello scenario sempre meno fantascientifico che ci si annuncia – venisse al mondo come un prodotto di laboratorio. Sempre comunque da un altro avrebbe origine. Non sarà mai possibile «autogenerarsi». Abbiamo già avuto modo di parlarne: è il tu che fa essere l’io e lo accompagna nella crescita. è una legge costitutiva universale. Tale dinamismo oblativo è inscritto nell’essere umano – che è unità indissolubile di anima e di corpo – non per spossessarlo, ma per spalancarlo alla vita. Così l’amore tra l’uomo e la donna custodisce la possibilità di renderli partecipi della capacità generativa di Dio.
 
In barba a ogni calunnia, dalla visione cristiana l’atto coniugale riceve la massima esaltazione. Esso emerge come via della creazione. «Ognuno di noi nasce da un momento d’amore totale, da un momento d’amore arrivato al grado di non potersi nemmeno più conoscere se non con l’aiuto, l’intervento e la presenza di Dio» osserva genialmente Giovanni Testori, nell’affascinante dialogo con Luigi Giussani Il senso della nascita. Non c’è niente infatti che, come la nascita di un figlio – penso che tutti i genitori lo possano confermare –, metta di fronte all’evidenza di qualcosa che, pur venendo da noi, ci eccede da tutte le parti. Da un lato sentiamo che non c’è nulla di più profondamente «nostro». Dall’altro, altrettanto radicalmente, percepiamo che nulla è più «ricevuto». Proprio qui sta la ragione ultima del «no» salutare della Chiesa all’aborto e alla contraccezione. «Nell’amore non c’è timore» scrive, toccando una corda profonda dell’esperienza umana, l’evangelista Giovanni. Perciò nell’amore non c’è (almeno intenzionalmente) calcolo, non c’è pretesa di dominio. La logica del dono, che deve sempre accompagnare la procreazione responsabile, non ha niente da spartire con quella della pretesa. E rifiutare un dono non è mai naturale, né facile.
 
Spezzare la circolarità di amore, sessualità e procreazione conduce a ridurre la procreazione (propria dell’uomo) a riproduzione meccanica (propria dell’animale) e condanna l’io stesso ad avvitarsi su di sé in un’inesorabile chiusura narcisistica. I rilevanti successi dovuti al binomio scienze-tecnologie spesso favoriscono una mentalità ideologica che rende plausibile una sorta di imperativo categorico: «Se puoi, devi». Il fatto che «tecnicamente» l’uomo abbia il potere di disgiungere la procreazione dall’atto coniugale non significa che lo possa fare senza snaturare l’umano. Il figlio ha il diritto a essere concepito all’interno di una famiglia, nell’unione d’amore corporeo-spirituale dei due coniugi e non può essere considerato come un semplice oggetto di desiderio o di un fare tecnico. Dalla fecondità di Sara a quella di Maria la Bibbia ce lo richiama con insistenza: ogni fecondità (sia quella fisica che quella spirituale) è ricevuta da Dio. E ogni figlio è figlio della promessa. Perciò la famiglia non può chiudersi in se stessa ma, come Dio l’ha aperta nella sua origine, essa deve rimanere aperta al Suo disegno.

La riconoscenza per l’assoluta gratuità dell’amore di Dio suscita la responsabilità dell’obbedienza a esso. Ne parleremo ancora.

 

E’ possibile commentare e reagire agli articoli del Patriarca Scola scrivendo a redazione@santantonio.org