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“The Whole Breadth of Reason: Rethinking Economics and Politics”, un estratto dell’intervento alla Summer School ASSET

VENEZIA – Viene qui proposto un estratto – pubblicato da “Il Sole 24 ore“ - dell’ intervento videoregistrato del card. Angelo Scola, Arcivescovo di Milano, che ha aperto mercoledì 14 settembre, alla Fondazione Cini di Venezia, la Summer School di ASSET (Alta Scuola Società  Economia Teologia del Marcianum) sul tema “The whole breadth of reason. Rethinking economic and political reason”.

Card. Angelo Scola

Arcivescovo di Milano

Il prolungarsi della crisi economica mondiale e le rapide trasformazioni geo-politiche in atto, in particolare quelle che stanno interessando il Medio Oriente e il Nord-Africa, ci provocano a un ripensamento della nostra concezione della ragione umana, in particolare della ragione economica e di quella politica.

Una considerazione realistica della crisi suggerisce infatti che, per uscirne, non sarà sufficiente mettere in campo nuove soluzioni tecniche, né stabilire pur necessarie nuove regole che disciplinino il mercato.

Ripensare il paradigma finora dominante, e che ha di fatto ridotto la ragione economica al calcolo razionale e quella politica a mera realpolitik, esige di concentrarsi su un terzo aspetto della crisi, che è a mio avviso quello decisivo e che pesa forse in misura maggiore delle fragilità strutturali dei nostri sistemi economici e politici. Mi riferisco a quella sorta di paralisi culturale che la crisi ha da un lato evidenziato e dall’altro contribuito ad accentuare, e che si manifesta in alcuni atteggiamenti ormai piuttosto generalizzati in molte società europee: penso alla scarsa tendenza a progettare il futuro, al prevalere di legami revocabili a scapito di relazioni stabili, al bisogno interpretato come diritto esclusivo al benessere da soddisfare tramite il consumo.

La posta, ben più grande dei risultati che i sistemi economici riusciranno a conseguire, è stata bene messa in luce da Benedetto XVI nella sua recente visita a Venezia: «Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da questo orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città “liquida”, patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli». 

Allargare la ragione, significa perciò innanzitutto rispondere alla domanda su chi sia – e chi voglia essere – il soggetto umano e quale sia la natura dei suoi bisogni. Secondo la rappresentazione hobbesiana dello stato di natura, che in un certo senso compendia la concezione moderna dell’essere umano, l’unico bisogno dell’uomo è infatti la sopravvivenza e il suo unico oggetto del desiderio è il potere quale mezzo per soddisfare il proprio bisogno. Poiché tutti agiscono secondo tale movente, il conflitto è inevitabile. Questa concezione, variamente riformulata, è quella cui di fatto fa riferimento, più o meno consapevolmente, anche la scienza economica classica con il modello dell’homo oeconomicus, che ha ancora un forte peso nel regolare il mondo della produzione e del consumo. Si tratta di una visione non solo irrealistica ma anche ideologica perché trasforma l’uomo in un attore solitario e conflittuale del mercato e un suddito isolato e docile dello Stato. Al contrario, l’uomo è un essere originariamente in-relazione, è un io-in-relazione. Lo affermava peraltro anche Adam Smith, padre dell’economia moderna.

Penso allo Smith che ne La ricchezza delle nazioni, interrogandosi sull’origine della “propensione allo scambio (propensity to truck)”, si domanda se per caso essa non dipenda da ragione e linguaggio, proprio i fattori che già Aristotele invocava per giustificare la natura sociale del modo umano di abitare il mondo.

Smith tornerà sulla questione altrove, nelle Lezioni di Glasgow, dove significativamente evocherà la naturale inclinazione di ogni uomo a persuadére, cioè – potremmo dire – a fidarsi dell’altro e perciò a fare società.

Per riaffermare questa naturale inclinazione alla fiducia reciproca occorre allora passare da un concetto di ragione ridotta a puro calcolo a un concetto di ragione come capacità di identificare e condividere ciò che è bene per l’uomo. E, riecheggiando il famoso passo aristotelico della Politica, potremmo dire che non c’è bene umano personale che non sia un bene ricevuto in dono da altri e responsabilmente donato a propria volta. È su questo concetto impegnativo di Koinonìa che Aristotele fonda la città, il cui scopo non è la semplice sopravvivenza, come dirà Hobbes restringendo per l’appunto l’orizzonte della ragione, ma la vita buona che, non a caso, per Aristotele è – ad un tempo – del singolo e di tutti, oppure semplicemente non è.

È in questa luce che va inteso uno degli elementi più originali, e tutt’ora più incompresi, della Caritas in Veritate: lo sviluppo integrale dell’uomo deve fondarsi su un’antropologia adeguata in cui la persona e la società sono viste a partire dall’origine, da ciò che precede il puro fare. A cominciare dalla nascita, non esiste realtà, attività, azione o iniziativa umana, che non affondi le radici in un’origine che la precede, ossia nella «stupefacente esperienza del dono» (Caritas in veritate 34), la cui logica come «come espressione della fraternità» non va semplicemente invocata per correggere a posteriori le eventuali distorsioni che l’economia produce, ma è «un’esigenza della stessa ragione economica» (Caritas in veritate 36).

Soltanto un allargamento della ragione economica e politica sarà in grado di ridare senso e vigore a parole – penso per esempio a carità, solidarietà, responsabilità, cooperazione – su cui si registra puntualmente un vasto consenso ma che suonano poi molto spesso logore o depotenziate.

A richiamare la loro pertinenza per una corretta concezione della sfera economica ha pensato ancora una volta Benedetto XVI. Stimolato dalle domande dei giornalisti che lo accompagnavano a Madrid per la Giornata mondiale della Gioventù, il Papa è tornato sinteticamente, ma in maniera molto incisiva, sulla crisi economica riaffermando che «la dimensione etica non è una cosa esteriore ai problemi economici, ma una dimensione interiore e fondamentale».

 

“Summer Ethics Conference 2011″. L’intervento di apertura

VENEZIA – Ha preso avvio nella mattina di giovedì 30 giugno a S. Marta (Venezia) – presso l’Area congressuale del Porto – la Summer Ethics Conference 2011 organizzata dal Master Mega (Gestione Etica di Impresa) dello Studium Generale Marcianum. Il tema al centro del dibattito, che continuerà fino a venerdì 1° luglio, è “Il Mediterraneo e i suoi Paesi del sud e del nord.  Lo sviluppo, i rapporti, i cambiamenti e la ricerca di dialogo nell’odierno Mare Nostrum” (per ulteriori info si rimanda al post precedente).

Qui di seguito il testo della relazione di apertura del card. Angelo Scola:

 

Sono molto lieto di rivolgere il mio saluto ai partecipanti a questo incontro e ringrazio gli organizzatori, che con la formula adottata quest’anno, quella della Summer Ethics Conference, hanno inteso rendere più evidente il legame tra questo appuntamento estivo e il lavoro svolto all’interno del Master in etica e gestione d’azienda (MEGA), mettendone in risalto il motivo ispiratore.

Il tema scelto per questa edizione della Summer Ethics Conference si è rivelato quanto mai appropriato. I mutamenti in atto in Africa del Nord e nel Medio Oriente, i cui effetti andranno certamente valutati nel più lungo periodo, impongono infatti una profonda riflessione sui rapporti tra le due sponde del Mediterraneo, la cui inevitabile evoluzione chiede di essere non solo interpretata, ma anche orientata. Per far ciò non basterà prendere atto della situazione politica venutasi a creare in alcuni Paesi del Nord Africa, peraltro ancora estremamente instabile, ma in un certo senso occorrerà operare un ripensamento più a monte di quanto la stretta attualità documenta.

Le rivolte nordafricane ci hanno colto di sorpresa. Eppure, ci dicono alcuni osservatori, non mancavano i segnali di un forte fermento all’interno delle società arabo-islamiche. Essi erano tuttavia mascherati da una lettura, rivelatasi perlomeno insufficiente, di uno spazio politico sostanzialmente dominato da due soli attori, i regimi in carica e i fondamentalisti islamici, servita a sua volta a legittimare, tramite un ricorso spregiudicato al principio del male minore, governi spesso autoritari e corrotti.

Un dato, assai rilevante per la natura specifica del Master Mega, si impone con una certa immediatezza: le rivoluzioni tunisina e egiziana sono scoppiate a causa di situazioni di grave deprivazione, soprattutto in ambito giovanile, che hanno fatto emergere una sottostante domanda di dignità, giustizia e libertà. La crisi economica che ormai da alcuni anni colpisce anche le nostre società ha sicuramente accelerato i processi insurrezionali, ma le condizioni socio-economiche dei Paesi nordafricani erano già da tempo insostenibili, nonostante una certa crescita del PIL, condizionate da un lato da forti squilibri interni e dall’altro dalla pressione esercitata da programmi di “aggiustamento strutturale” fortemente ispirati a paradigmi liberisti e troppo meccanicamente e uniformemente applicati a contesti estremamente differenziati.

È vero dunque che l’economia ha bisogno di etica, la quale, a sua volta, implica sempre una antropologia. Non tuttavia per correggere a posteriori le deformazioni che essa stessa produce, ma per garantirne un più corretto funzionamento. È perciò urgente proporre e approfondire il tanto prezioso quanto incompreso richiamo di Papa Benedetto XVI alla necessità di ripensare la «ragione economica», includendovi il principio di gratuità e di fraternità[1].

Sbaglieremmo dunque a trascurare ulteriormente i segnali che la sponda meridionale del Mediterraneo sta lanciando. Non a caso il Santo Padre, nella sua recente visita nelle nostre terre ha avuto ad affermare che il Nord-Est «non [è] più solo crocevia tra l’Est e l’Ovest dell’Europa, ma anche tra il Nord e il Sud (l’Adriatico porta il Mediterraneo nel cuore dell’Europa)»[2]. Non solo l’attuale contingenza economica chiede anche a noi una rapida inversione di rotta – basti pensare alla situazione della Grecia e di altre economie europee che si trovano ora a fare i conti con la grave questione del debito sovrano, ultimo riflesso di una crisi che ha più volte cambiato volto nel corso di questi anni –, ma i processi in atto nei Paesi nordafricani hanno immediate ricadute, e spesso molto tumultuose e dolorose, anche sulle nostre società.

Lo dimostra la crescente pressione dei migranti e dei profughi provenienti dalle coste tunisine, che, secondo alcuni esperti, non sono che una prima manifestazione di un’onda d’urto che deve ancora investirci. Dietro il Maghreb infatti premono le popolazioni dell’Africa sub-sahariana, che non di rado versano in condizioni di vita insopportabili[3].

Vi sono poi fattori che abbiamo visto incidere con forza sulla trasformazione dei Paesi arabi, e che interrogano altrettanto potentemente le nostre società. Penso per esempio al tema della crescente incidenza dei new media e del ruolo ambiguo che essi sembrano svolgere nello strutturare lo spazio pubblico delle società contemporanee: capaci di favorire grandi mobilitazioni, essi sono intrinsecamente (e non potrebbe essere altrimenti) impossibilitati a sostituirsi a relazioni reali, stabili e durevoli fra le persone e rischiano di favorire forme estremamente individualiste, o per lo meno effimere, di partecipazione. E penso soprattutto al fatto che entrambe le sponde del Mediterraneo paiono essere entrate, certo con accenti e modalità spesso molto diversi, in una fase post-ideologica, segnata in Europa dal crollo degli assoluti mondani e nei Paesi arabi all’esaurirsi prima dell’utopia nazionalista e poi di quella islamista (ciò non significa che siano venute meno interpretazioni letteraliste dell’Islam, quanto che sia entrata in crisi l’idea dello “stato islamico” o della “soluzione islamica” come progetti globali di costruzione della società)[4].

Riaffiora così, sebbene in modo talvolta confuso, quell’esperienza comune a tutti gli uomini, che come diceva Wojtyla «nella sua sostanziale semplicità supera qualunque incommensurabilità e qualunque complessità»[5], ciò che apre tra l’altro vasti campi di dialogo fra uomini di culture e religioni diverse.

Di fronte a cambiamenti di tale portata, cui abbiamo solo potuto accennare, la strada più ragionevolmente percorribile per pensare l’evoluzione delle nostre società, anche nei loro rapporti con la sponda meridionale del Mediterraneo sembra essere quella che Benedetto XVI, nel solco del magistero precedente, ha definito «sviluppo integrale»[6]. Tale richiamo intende innanzitutto porre l’accento non tanto sui singoli fattori dello sviluppo, quanto sull’identità del suo soggetto, che non può che essere l’uomo, non «“astratto”, ma reale, [l’] uomo “concreto”, “storico”»[7], colto nella sua esperienza elementare fatta di lavoro, affetti e riposo. Certo non si tratta di un obiettivo conseguibile a buon mercato, attraverso l’applicazione di nuove e più vincenti “ricette”. Esso esige piuttosto «la libertà responsabile della persona e dei popoli» dal momento che «nessuna struttura può garantire tale sviluppo al di fuori e al di sopra della responsabilità umana»[8]. In quanto «vocazione» esso «richiede, inoltre, una visione trascendente della persona, ha bisogno di Dio».

Tale rimando aiuta peraltro a situare nell’orizzonte antropologico il ruolo dell’etica. Non si danno infatti settori etici dell’attività umana, quanto piuttosto soggetti che pongono in essere opere e attività rispettose dell’uomo nella sua dimensione costitutivamente relazionale, e perciò capaci di venire incontro ai suoi bisogni più veri.

Si situa in questo orizzonte il progetto dello Studium Generale Marcianum e del Master Mega: approfondire i vari saperi coltivando l’unità del soggetto che li elabora, attraverso un approccio transdisciplinare che non emargini la religione e la teologia, ma ne riconosca al contrario la capacità di educare soggetti personali e comunitari tesi alla narrazione e al riconoscimento reciproco e in grado di orientare gli attuali processi storici verso la vita buona.

In occasione della sua recente visita allo Studium Generale Marcianum, Benedetto XVI ha lanciato un’affascinante sfida: «Nell’ambito di una città, qualunque essa sia, - ha affermato il Papa – anche le scelte di carattere amministrativo culturale ed economico dipendono, in fondo, da [un] orientamento fondamentale, che possiamo chiamare “politico” nell’accezione più nobile e più alta del termine. Si tratta di scegliere tra una città «liquida», patria di una cultura che appare sempre più quella del relativo e dell’effimero, e una città che rinnova costantemente la sua bellezza attingendo dalle sorgenti benefiche dell’arte, del sapere, delle relazioni tra gli uomini e tra i popoli»[9].

Auguro a tutti i partecipanti che i lavori di questa Summer Ethics Conference siano un stimolo in questa direzione.

 

Note:
[1] Cfr. Benedetto XVI, Caritas in veritate 32-34.
[2] Id., Assemblea del Secondo Convegno di Aquileia, Aquileia 7 maggio 2011.
[3] Cfr. i numerosi interventi sul tema del demografo Gian Carlo Blangiardo.
[4] Ciò di cui parlava già nel 1992 Olivier Roy facendo riferimento al fallimento dell’Islam politico, cfr. L’échec de l’Islam politique, Seuil, Paris 1992.
[5] K. Wojtyla, Persona e atto, a cura di G. Reale-T. Styczeń, Rusconi, Santarcangelo di Romagna 1999, 45.
[6] Cfr. in particolare Caritas in veritate 11.
[7] Cfr. Giovanni Paolo II, Redemptor hominis 13.
[8] Benedetto XVI, Caritas in veritate 17.
[9] Id., Incontro con il mondo della cultura, dell’arte e dell’economia, Polo della Salute, Venezia 8 maggio 2011.

Sul Mediterraneo le riflessioni a Venezia della Summer Ethics Conference 2011

L’iniziativa, promossa dal Master Mega (Gestione Etica di Impresa) dello Studium Generale Marcianum, si terrà il 30 giugno e il 1° luglio a Venezia (Area congressuale del Porto a S. Marta). Domattina, ore 9.00, la relazione di apertura del card. Angelo Scola

Si svolgerà a Venezia da giovedì 30 giugno a venerdì 1° luglio – presso l’Area congressuale del Porto a S. Marta – la Summer Ethics Conference 2011 organizzata dal Master Mega (Gestione Etica di Impresa) dello Studium Generale Marcianum. Il tema al centro del dibattito sarà “Il Mediterraneo e i suoi Paesi del sud e del nord.  Lo sviluppo, i rapporti, i cambiamenti e la ricerca di dialogo nell’odierno Mare Nostrum”.

La Summer Ethics Conference 2011 (SEC) è un’occasione annuale di incontro, testimonianza e riflessione su  tematiche internazionali di tipo socio–economico–politico, considerate nelle loro connessioni con la cultura, l’etica, la religione, la responsabilità e il bene comune. Anche nel titolo quest’iniziativa pone l’accento sul suo criterio ispiratore: il comportamento etico nei diversi ambiti dell’agire.

Nelle due giornate si alterneranno moltissimi e qualificati relatori: esponenti di istituzioni governative nazionali ed organismi sovranazionali, imprese private, enti pubblici ed associazioni di categoria, istituzioni accademiche, formative e culturali, istituti e organismi bancari, enti religiosi. I relatori sono stati invitati non solo a offrire una fotografia del presente ma anche a tratteggiare i possibili scenari futuri a partire dal loro ruolo e osservatorio. 

La relazione d’apertura della mattina di giovedì 30 giugno (ore 9.00) sarà svolta dal card. Angelo Scola, da ieri Amministratore apostolico della diocesi di Venezia ed Arcivescovo eletto di Milano.

Alle due giornate di lavoro si aggiungono, inoltre, alcuni eventi collaterali tra cui la presentazione del volume “Asia emergente & Europa. Scenari di compenetrazione”, curato da A. Di Paolo, F. Longoni e F. Poles (Marcianum Press), che raccoglie gli interventi della Summer School 2010 del Master Mega.

Il contributo di Karol Wojtyla al Concilio Vaticano II: convegno a Venezia

L’iniziativa è organizzata a Sant’Apollonia (Venezia) dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose S. Lorenzo Giustiniani (Marcianum)

VENEZIA – Obiettivo puntato sul Concilio Vaticano II – definito già nel titolo “Una pietra miliare nella storia bimillenaria della Chiesa” – ed in particolare sul contributo offerto in esso da Karol Wojtyla, poi divenuto Giovanni Paolo II: sarà questo il filo conduttore dell’importante convegno organizzato nell’intera giornata di sabato 12 marzo nella Sala Sant’Apollonia a Venezia (a fianco del Museo diocesano e nei pressi del Palazzo Patriarcale) dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose S. Lorenzo Giustiniani inserito nello Studium Generale Marcianum.

Nella prima parte del convegno – l’inizio dei lavori è fissato alle ore 9.30 – si intende analizzare gli interventi di Karol Wojtyla come partecipante al Concilio; approfondiranno tale filone il card. Angelo Scola (con una relazione sul tema “L’insegnamento di Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II e l’uomo post-moderno”), il card. Paul Joseph Cordes (“Chi manderò? Le radici della nuova evangelizzazione”) e Gianluigi Pasquale (“La Chiesa sacramento di Cristo: l’ecclesiologia negli interventi di Wojtyla”).

Nel pomeriggio – a partire dalle ore 14.30 – si studierà, invece, come Papa Giovanni Paolo II ha cercato di attuare il Concilio Vaticano II; interverranno in quest’ambito Andrea Riccardi (“Un pontificato all’insegna del Concilio”), Gilfredo Marengo (“Una recezione pastorale del Vaticano II”) e Vittorio Possenti (“La verità che dobbiamo all’uomo è innanzitutto una verità sull’uomo stesso. Persona e personalismo nell’azione di Giovanni Paolo II”).

L’entrata al convegno è libera ma è necessaria l’iscrizione on line sul sito www.marcianum.it nel quale è possibile anche trovare il programma dettagliato della giornata ed un profilo dei relatori.

Il convegno, spiegano gli organizzatori, ha uno spiccato carattere scientifico ma è rivolto ed aperto a “tutti quelli che hanno un interesse per la Chiesa, per la teologia, per la storia e per la cultura”.

“La questione del Natale è la questione della vita”. La messa del Patriarca per il Marcianum

MARCIANUM – Nella mattina di mercoledì 15 dicembre il Patriarca ha celebrato una santa messa in preparazione al Natale per tutte le realtà della Fondazione Studium Generale Marcianum nella Basilica di San Marco a Venezia.

Viene pubblicato qui di seguito un passaggio dell’omelia pronunciata dal Patriarca:

Marcianum, il Patriarca dialoga con i ragazzi della Giovanni Paolo I

MARCIANUM – Un “Dies academicus” speciale, quello che ha inaugurato l’anno accademico dello Studium Generale Marcianum, giovedì 28 nella basilica della Madonna della Salute a Venezia. Il Patriarca, in occasione del solenne momento accademico, ha incontrato i ragazzi della scuola Giovanni Paolo I per dialogare su diversi temi proposti dai ragazzi. Il dolore, la morte, la vocazione e la sessualità sono stati alcuni degli argomenti sollevati dagli studenti.

Viene qui pubblicato un passaggio del dialogo durante il quale il Patriarca spiega il motivo per cui ha voluto dar vita al progetto dello “Studium Generale Marcianum”:

Verso l’unità del soggetto e dell’oggetto del sapere, l’intervento del Patriarca al “Dies academicus” dello Studium Generale Marcianum

"Dies academicus" della Studium Generale Marcianum

MARCIANUM – Si è tenuto oggi, giovedì 28 ottobre nella Basilica della Salute a Venezia, il “Dies academicus” dello Studium Generale Marcianum, solenne atto accademico che ha visto la partecipazione di docenti e studenti dei numerosi segmenti che compongono il Marcianum assieme alle autorità civili, militari e religiose della città e della regione.

Ad introdurre la prolusione dell’arcivescovo salesiano card. Farina, sul tema “Manoscritti e libri tra conservazione e fruizione: la Biblioteca Apostolica Vaticana tra presente e futuro”, gli interventi del Patriarca in qualità di Gran Cancelliere del Marcianum, l’ing. Giovanni Mazzacurati, Presidente della Fondazione Studium Generale Marcianum e il Rettore mons. Brian Edwin Ferme.

Viene pubblicato qui di seguito il testo dell’intervento del Patriarca:

 Angelo Card. Scola

Patriarca di Venezia

Gran Cancelliere dello Studium Generale Marcianum

 

1. Il punto di partenza: l’unità del soggetto e dell’oggetto del sapere

Nel corso di questi anni, la natura dello Studium Generale Marcianum è andata precisandosi intorno all’idea di tentare una qualche ricomposizione dell’attuale frammentazione del sapere, anzitutto tramite la cura dell’unità di un soggetto personale e comunitario dedito allo studio, all’insegnamento e alla ricerca. Proprio lo scorso anno registravo inoltre la necessità di guardare con attenzione alla tendenza in atto, all’interno di diverse discipline, alla transdisciplinarietà. Da più parti infatti, penso ad esempio alla biologia e alle neuroscienze, si fa sentire l’urgenza di domande di senso che invita ad andare oltre la demarcazione propria della singola disciplina e convoca, per così dire, altri saperi per un confronto e una ricerca partecipata. È questo un indubbio indizio di tensione alla ricomposizione dell’unità del sapere a partire dall’oggetto. Unità del soggetto e tensione verso l’unità dell’oggetto costituiscono più che mai l’orizzonte in cui intende continuare a situarsi l’azione dello Studium Generale Marcianum a tutti i suoi livelli, pedagogico, accademico e di ricerca, a partire dalla incarnazione di Gesù Cristo assunta come fattore esplicativo dell’esperienza umana comune nel suo duplice aspetto di esperienza integrale (esperienza sul piano del metodo) e di esperienza elementare (esperienza sul piano dei contenuti). Con un volto preciso pertanto lo Studium Generale Marcianum è aperto a ricercatori, docenti e studenti di diverse fedi e mondovisioni. 

2. Una risorsa per la società plurale (continua…)

Alla Salute il “Dies academicus” del Marcianum con il Patriarca e la prolusione del card. Farina

MARCIANUM – Sarà il card. Raffaele Farina – Archivista e Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, Prefetto della Biblioteca Apostolica Vaticana da 13 anni – a tenere la prolusione durante il “Dies academicus” dello Studium Generale Marcianum in programma nel pomeriggio di giovedì 28 ottobre, alle ore 17.00, nella basilica della Salute a Venezia.
 
Il solenne atto accademico riunirà i docenti e gli studenti dei numerosi segmenti che compongono il Marcianum assieme alle autorità civili, militari e religiose della città e della regione.
 
All’inizio del “Dies academicus” interverranno il Patriarca di Venezia card. Angelo Scola in qualità di Gran Cancelliere del Marcianum, l’ing. Giovanni Mazzacurati che è Presidente della Fondazione Studium Generale Marcianum e il Rettore mons. Brian Edwin Ferme.
 
Seguirà la prolusione dell’arcivescovo salesiano card. Farina sul tema “Manoscritti e libri tra conservazione e fruizione: la Biblioteca Apostolica Vaticana tra presente e futuro”. (continua…)

“Ripensare i diritti in una società plurale”, l’intervento del Patriarca alla Summer school di Asset

Summer School Asset 2010

SUMMER SCHOOL ASSET – Ha preso avvio lunedì 6 settembre a Venezia, presso la Fondazione Giorgio Cini nell’isola di San Giorgio, la Summer school internazionale promossa dalla nuova Alta Scuola Società Economia e Teologia (Asset) dello Studium Generale Marcianum dal titolo “Ripensare i diritti in una società plurale”. Ad aprire i lavori, che termineranno venerdì 10 settembre, i saluti di Mons. Edwin Brian Ferme, Rettore della Fondazione Studium Generale Marcianum e gli interventi del Patriarca e di Francesco Pizzetti (presidente Autorità garante privacy).

Viene qui di seguito pubblicato un intervento del Patriarca già pubblicato domenica scorsa da “Il Sole 24 ore”:

Il diritto costituisce ormai la lingua franca dei popoli e delle culture , sotto un duplice profilo.

In primo luogo, il diritto rappresenta palesemente un livello privilegiato di scambio, di confronto e di relazione tra le diverse tradizioni e i diversi popoli . Questo diviene evidente se si pone mente, in particolare, ai diritti umani, o a quelli che, con altro lessico, vengono definiti i “diritti fondamentali”. Il motore del cambiamento del diritto in un Paese è spesso rappresentato dalla recezione del diritto o della prassi di un altro Stato, o di soluzioni raccolte e rilanciate dai trattati internazionali . Quel che accade altrove, dunque, ha un peso per l’esperienza giuridica di ciascun Paese. (continua…)

Summer school di Asset, “Ripensare i diritti in una società plurale”

SUMMER SCHOOL ASSET – Dal 6 al 10 settembre a Venezia esperti internazionali di diritto a confronto alla Summer School proposta dall’Alta scuola del Marcianum. La mattina di lunedì 6, in apertura, gli interventi del card. Angelo Scola e Francesco Pizzetti (presidente Autorità garante privacy)

Di “diritti”, ormai, si parla in ogni ambito della vita: dalla cronaca politica fino ai talk show televisivi più popolari la rivendicazione dei diritti è tema quotidiano del dibattito pubblico in Italia e in tutte le democrazie occidentali. Basti pensare alla rivendicazione del diritto alla privacy in materia di intercettazioni o al dibattito sul diritto di informare per i giornali e i giornalisti ma anche alle domande aperte sul diritto a decidere della propria morte o sul diritto di fare un figlio quando e come si vuole ecc.

Questi temi sono resi ancor più ardui dalla compresenza – nella nostra società plurale – di culture giuridiche differenti che chiedono di essere riconosciute o che, addirittura a volte, pretenderebbero di porsi in alternativa alla cultura giuridica tradizionale del Paese in cui si radicano (v. il caso della sharia). In sintesi, non esiste più un settore della vita pubblica, della politica o dell’economia o della religione che non sia provocato dalla questione “diritti”. (continua…)