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Scola consegna l’Onorificenza Pontificia a Padovano, unico sopravissuto della strage di Linate

Nella Cappella arcivescovile in Curia il cardinale Scola ha conferito il Cavalierato dell’Ordine di San Gregorio Magno a Pasquale Padovano, l’uomo sopravvissuto al disastro aereo dell’8 ottobre 2001, nel quale persero la vita 118 persone.

«Martini, polo attrattivo per il mondo ecclesiale e civile»

Sabato 18 febbraio, all’Auditorium San Fedele, l’intervento dell’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha aperto l’incontro-reading intitolato “Giustizia, etica e politica nella città”, che dà il via a “Io ci sono”, la due-giorni dedicata al cardinale Carlo Maria Martini in occasione del 90° anniversario della nascita (15 febbraio 1927).

Scola dedica a Martini il Museo diocesano: «Il Polo museale luogo di cultura e salvezza»

Mercoledì 15 febbraio, l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha partecipato alla cerimonia di dedicazione del Museo Diocesano al cardinale Carlo Maria Martini, in occasione della sua nascita. Il cardinale Scola ha inaugurato l’epigrafe, una targa marmorea appositamente realizzata e donata dalla Veneranda Fabbrica del Duomo, che sarà collocata accanto al nuovo ingresso situato nel primo chiostro di Sant’Eustorgio, con accesso dal sagrato della basilica.

Testo integrale dell’intervento dell’Arcivescovo >>

 

 

Scola all’Azione Cattolica ambrosiana: «Valorizzare i diversi carismi nell’unità»

«Fare nuove tutte le cose. Radicati nel futuro, custodi dell’essenziale» è il tema della XVI Assemblea diocesana elettiva dell’Azione Cattolica Ambrosiana, che si è svolta presso l’Aula Magna dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e durante la quale è stato rinnovato il Consiglio diocesano. Domenica 12 febbraio, dopo la preghiera iniziale presieduta dall’assistente generale monsignor Gianni Zappa e l’introduzione ai lavori sotto la presidenza di Guido Formigoni, è intervenuto l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola.

 

 

«Vivete il vostro compito come occasione di conversione del cuore e di apertura»

Sabato 11 febbraio, al Centro diocesano, il cardinale Angelo Scola è intervenuto all’incontro con i Responsabili organizzativi locali indicati dai rispettivi parroci o responsabili di Cp e per quelli designati dagli istituti scolastici 

«In oratorio, giocavamo con una palla di pezza, ma capivamo che c’era qualcosa di solido che dura tutta la vita»

Martedì 31 gennaio alcuni testimonial del progetto “Cresciuto in oratorio”, promosso dalla diocesi di Milano con l’obiettivo di ribadire il valore sociale di questa istituzione in Lombardia,  hanno rivissuto insieme all’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, e con Giulio Gallera, assessore al welfare della regione Lombardia, un pomeriggio di gioco, riflessione e condivisione all’oratorio Sant’Andrea di Milano.

«Chiediamo la grazia dell’operare, al di là delle diversità, insieme»

Il cardinale Angelo Scola, la pastora battista Anna Maffei e padre Teofilatto Vitsos, greco ortodosso, mercoledì 18 gennaio, hanno guidato la processione lungo il giardino antistante la chiesa di via Marco De Marchi a Milano per dare inizio alla Settimana di preghiera. È la prima volta che questa celebrazione si compie in una chiesa protestante, ma la ricorrenza dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero giustifica l’evento. L’Arcivescovo ha poi tenuto la predicazione all’interno di un programma di letture e di gesti contro le divisioni e in favore di azioni di pace.

L’intervento dell’Arcivescovo >>

«A Natale facciamo spazio a una nascita»

Pubblichiamo una riflessione dell’Arcivescovo su questa sesta e ultima domenica di Avvento.
Oggi celebriamo la solennità della Divina Maternità della Vergine Maria: Maria è totalmente relativa a Gesù. A ben vedere quella di oggi è una festa del Signore, perché protagonista non è la Vergine Madre, ma il Verbo eterno del Padre che si fa carne nel suo grembo. Questa domenica, quindi – che nel rito ambrosiano si chiama anche Dell’Incarnazione – è il grande portico del mistero del Natale. Da qui la preghiera a cui la Chiesa ci invita: «Rallegrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore» (Sal 71). Il Salmo ripete, quasi a imprimercelo nella mente e nel cuore, il motivo della gioia. E l’Epistola incalza: «Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino» (Fil 4, 4-5). L’annuncio che l’Apostolo fa con forza ai cristiani di Filippi non va preso come rimando al tempo finale, ma come riconoscimento di un presente. Paolo scrive «Il Signore è vicino», il Signore sta per venire, per dire con tutta verità che il Signore è presente. E Luca, nel Santo Vangelo, ce ne dà conferma: «Entrando da lei, disse: “Rallégrati,… il Signore è con te”» (Lc 1,28).

Il Vangelo insiste molto sul rapporto tra la presenza del Signore e la gioia che ne scaturisce e porta con sé l’amabilità dei fratelli. Questo apre alla comunicazione, al dono di sé all’altro. Il contrario di quel narcisismo, che può giungere a una sorta di autismo spirituale, la cifra delle nostre società avanzate.

All’ineffabile avvenimento dell’ormai prossimo Natale del Signore si lega, come scrive acutamente sant’Agostino, la nuova nascita dell’uomo: «Ci faccia diventare figli di Dio Colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo» (Sermo 184).

Questa Nascita è un potente giudizio sul gelo demografico che caratterizza il nostro Paese e sul conseguente invecchiamento della popolazione, un dato non solo anagrafico. È un giudizio sul clima di mancanza di speranza, drammatico soprattutto nei giovani (oltre alle nascite, sono in calo anche i matrimoni), che si respira nelle nostre città, sempre più restie ad accogliere la vita in tutte le sue manifestazioni – dal concepimento fino al suo termine naturale. Eppure a Natale il ritmo frenetico del nostro tempo pre-occupato e distratto da ciò che veramente conta, miracolosamente si spezza. Si ferma, stupito, per far spazio a una nascita. E tutti sappiamo che è giusto fare così.

Anche se non riusciremo a tenere aperto questo squarcio di consapevolezza, tutti sappiamo che è bene celebrare una nascita: un bimbo che nasce è sempre un bene.

A questo bene siamo chiamati a dire di sì: «Ogni sì pieno a Dio dà origine a una storia nuova: dire sì a Dio è veramente “originale”, è origine, non il peccato che ci fa vecchi dentro» (Papa Francesco, Angelus dell’8 dicembre 2016).

«Non contribuiamo alla crescita della società se non diciamo cosa è, per noi, la famiglia»

Venerdì 25 novembre, presso il Collegio De Filippi a Varese, il cardinale Angelo Scola ha incontrato responsabili e operatori de La Casa, Centro per la famiglia e consultorio familiare, in occasione dei 50 anni di istituzione. In una serata dal titolo “Famiglia soggetto di evangelizzazione”, l’Arcivescovo ha svolto una riflessione introduttiva per poi dialogare col pubblico.

 

«Abbiamo bisogno di un cuore capace di riconoscere i segni della misericordia del Signore»

Pubblichiamo una riflessione dell’Arcivescovo su questa terza domenica.

Da quando il Signore è venuto in mezzo a noi, incarnandosi, la realtà non è più un mistero indecifrabile, né ostile. La nostra vita non è in balìa di una forza oscura e capricciosa (il Fato dei pagani), da cui difendersi o da scongiurare. Dio che ha fatto tutte le cose e che, in questo stesso istante, ci dona di esistere, è presente tra noi e non ci abbandona. Ma noi abbiamo bisogno di riconoscere la Sua compagnia quotidiana e provvidente, abbiamo bisogno che cresca in noi la certezza della Sua presenza, abbiamo bisogno che la speranza non sia pura intenzione, ma la stoffa della nostra vita.

Infatti, a nessuno di noi sfugge – basta accendere il televisore o qualsiasi altro dei new-media! – la durezza di quello che Pavese definì «il mestiere di vivere». Una durezza tanto più pesante quanto più sentiamo la sproporzione tra le miserie, fisiche e morali, fuori e dentro di noi, e le nostre forze. Parlare di speranza in tale situazione sembra ingenuo, quando non addirittura crudele. «Occorre essere realisti», ci sentiamo continuamente ripetere e ripetiamo a noi stessi. Ma chi è più realista del Figlio di Dio incarnato? Nel Natale di cui siamo in trepida attesa, l’Emanuele, il Dio con noi, è venuto a farsi compagnia nella carne, giorno dopo giorno. Egli sostiene la nostra storia personale e quella di tutta la famiglia umana. Se ce ne dimentichiamo, veniamo sempre più spinti nel vicolo cieco della rassegnazione.

Come sconfiggere lo scetticismo sempre in agguato? Da dove può fiorire, tenace, la speranza per affrontare ogni mattina l’esistenza da uomini e donne liberi?

La Chiesa, in questa terza domenica di Avvento, ci indica i segni del compimento, nel Signore Gesù, delle promesse fatte ai nostri padri. Il Vangelo ci ricorda la risposta che Gesù diede a coloro che, inviati da Giovanni, lo interrogavano sulla sua identità: «Andate e riferite a Giovanni ciò che udite e vedete: i ciechi riacquistano la vista, gli zoppi camminano, i lebbrosi sono purificati, i sordi odono, i morti risuscitano, ai poveri è annunciato il Vangelo».

Oggi questi stessi segni sono visibili nelle donne e negli uomini che sanno farsi carico dei bisogni degli altri, soprattutto degli “esclusi”, fino a farli fiorire in desiderio e a soddisfarli in modo sovrabbondante. Non però secondo la nostra misura, ma sbaragliando le nostre aspettative. Gesù, infatti, non viene “a sistemare le cose”, ma a proporci la Sua compagnia, cioè il Suo sguardo – mentalità e sentimenti – sulla realtà.

Abbiamo, però, bisogno di mendicare un cuore semplice, da fanciullo, capace di riconoscere i segni della misericordia del Signore. Un cuore povero, senza niente da difendere, ma aperto a ricevere tutto da Lui.

La visita di Papa Francesco del 25 marzo prossimo a Milano sarà una speciale occasione/provocazione per confermare la nostra fede e rimuovere tutte le nostre resistenze alla correzione e alla conversione.