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“Dal Papa una visione ecclesiale e sociale di primaria importanza per il nuovo Nordest”. Un’intervista da “Gente Veneta”

VENEZIA – Viene qui proposta un’intervista al Patriarca pubblicata dal settimanale diocesano “Gente Veneta“:

Il primo frutto della visita del Papa è l’aver reso più caldo e affascinante il desiderio di Dio in una quantità straordinaria di persone. Nel parco di San Giuliano, davanti a quasi trecentomila donne e uomini, Benedetto XVI ha confermato, cioè ha reso più salda la fede di chi già aveva avviato un percorso in Cristo, e ha riacceso la passione per Gesù in chi, in qualche stagione della sua vita, si era un po’ distratto.
Il Patriarca fa il punto così, a poche ore dalla conclusione del fine settimana del Pontefice a Nordest, dei densi avvenimenti che si sono succeduti.

Il primo bilancio, a caldo?

E’ andata al di là di ogni aspettativa. C’è stato realmente un grande movimento di popolo, soprattutto nella Messa al parco di San Giuliano, che voleva riunire i fedeli di tutto il Nordest, in vista del convegno di Aquileia II. Una partecipazione così ingente ha sorpreso tutti; grazie a Dio, gli organizzatori sono stati molto bravi e hanno retto l’urto di un numero che è stato più del doppio di quello che prevedevamo.

Questo così cospicuo e imprevisto numero di partecipanti cosa la porta a pensare?

Credo che una folla così grande non si muova alle 4-4.30 del mattino, per stare poi fino all’una in un parco, sotto il sole, per una pura curiosità. Questo mi consola, perché vuol dire che nel cuore dell’uomo c’è una domanda di verità; c’è un desiderio di conoscere quale sia il proprio bene, in vista della felicità, del compimento di una autentica libertà e c’è la coscienza netta che il Vangelo, interpretato autorevolmente dal successore di Pietro, rappresenta una risposta efficace a questa domanda che si ha nel cuore. Questo è molto consolante, anche se mette sulle nostre spalle una grande responsabilità.

Quale messaggio ha lasciato il Papa al Nordest?

Il Papa ha richiamato il Nordest a non vivere la sua grande tradizione in maniera passiva, ma a “trafficarla” – se così possiamo dire – in vista dei grandi cambiamenti in atto nel presente, affinché il Vangelo di Gesù rappresenti ancora oggi una grande risorsa per tutti i popoli che abitano questo territorio. Benedetto XVI ha invitato – meditando sui discepoli di Emmaus – a passare dalla disperazione alla speranza, dalla tristezza alla gioia ed ha indicato come strada per questo, alla realtà ecclesiale, l’intensificarsi di una comunione centrata sulla forza eucaristica, illuminata dalla Parola di Dio; sulla condivisione, partendo realmente dagli ultimi; su un rapporto bello con il creato – perché Venezia ieri era letteralmente radiosa e il Papa ne è stato affascinato e commosso – e sul coraggio semplice di una testimonianza umile, ma chiara e diretta in tutti gli ambienti dell’umana esistenza, che chi segue Gesù può diventare un uomo riuscito e soprattutto può essere libero davvero.

Il vivere la tradizione innovandola, ancorati al saldo appoggio del Vangelo, è stato al centro anche del discorso di Benedetto XVI nella basilica della Salute. Qual è la prima suggestione che le deriva dalle parole del Pontefice?

Sì, il Papa ci ha donato suggerimenti preziosi anche per il rinnovarsi della società civile. Ha letto la bellezza di Venezia, partendo da tre parole: dalla parola “acqua”, dalla parola “salute” e dalla parola “Serenissima”. Costruendo quasi, in questo modo, un manifesto per l’impegno sociale e civile di Venezia che, per la sua forza espressiva nei confronti di tutta l’umanità, rappresenta un impegno per gli uomini e per le donne di oggi della nostra città, in un certo senso, di tutto il mondo. Sono, però, tutti testi su cui bisogna avere il tempo e la pazienza di tornare nel dettaglio, perché l’insegnamento del Santo Padre ha una forza di attrattiva immediata, ma poi bisogna lavorare di cesello, perché non un aggettivo è fuori posto… Quindi occorreranno la pazienza e il tempo di assimilare. Ma quel che balza subito agli occhi è che il Papa ci ha lasciato una visione ecclesiale e sociale di primaria importanza e questo ci lancia con entusiasmo nel compito che ci attende e che attende ciò che lui stesso ha indicato come il “nuovo Nordest”. Non dimentichiamo che domenica c’erano quasi 5 mila persone, provenienti dalle Chiese nate da Aquileia, di Slovenia, di Croazia, di Ungheria, di Austria e di Germania. Insomma, questo segna realmente, per le nostre Chiese e per le nostre società, un orizzonte nuovo e affascinante di impegno.

Il Papa ha parlato di promozione di una cultura di accoglienza e di condivisione, capace di gettare ponti di dialogo tra i popoli e le nazioni. Sono parole molto incisive nel mentre la questione dell’immigrazione e dell’arrivo di stranieri in Italia è scottante…

Il Papa è stato molto netto e deciso. E con nostra soddisfazione i segnali giunti in questi giorni da Lampedusa, circa la modalità e l’impeto con cui il nostro popolo va realmente incontro a chi è nel bisogno, sono confortanti e sono in sintonia anche con la riflessione che abbiamo condotto, in preparazione della visita del Santo Padre e del convegno Aquileia II, su che cosa è stato e su cosa può essere il Nordest. Il Nord-est è stato il crocevia, l’incontro e la fusione di popoli germanici, slavi e latini lungo l’asse Est-Ovest. Oggi deve assumere per forza anche un compito diverso: il compito di cerniera tra Nord e Sud, anche perché, attraverso l’Adriatico, il Mediterraneo entra nel cuore dell’Europa. Allora il problema del Sud si configura non soltanto come il problema del Maghreb, ma – come si vede già dalla gran quantità di immigrati giunti nelle ultime settimane – ormai anche per i popoli del Sud del Sahara. Popoli che tentano di muoversi verso di noi perché sono in uno stato di indigenza ben più grave di quelli del Maghreb. Allora è veramente decisivo ed importante che l’Europa e i Paesi ricchi del Nord concepiscano di poter collaborare con il “soggetto Africa”, creando un modello di sviluppo in Africa stessa, nell’Africa Sub-sahariana. Questo potrebbe rappresentare una fonte reale, oltre che di sollevamento dalla condizione spesso di miseria di quei popoli, anche di prospettiva futura per il nuovo ordine mondiale e per un mercato sano, riequilibrato, realmente a misura d’uomo e teso al bene comune, che è il bene di tutti e di ciascuno.

(a cura di Giorgio Malavasi)

“La visita di Benedetto XVI ha superato ogni aspettativa”. Una lettera di ringraziamento

VENEZIA – Qui di seguito una lettera di ringraziamento per la Visita di Benedetto XVI nel Nordest scritta dal Patriarca e pubblicata venerdì 13 maggio da alcuni quotidiani locali:

+ Angelo Card. Scola

patriarca

Caro direttore,

avendo ancora negli occhi le immagini dello straordinario concorso di popolo alla celebrazione eucaristica del Parco di San Giuliano, del raccoglimento silenzioso durante la preghiera e del saluto festoso riservato al Santo Padre in tutti i suoi spostamenti, in particolare lungo il Canal Grande, dai cittadini di Venezia e delle terre del Nordest “largo”, Le chiedo ospitalità per ringraziare sinceramente tutti coloro che hanno collaborato, a vario titolo e livello, alla riuscita di questo evento che così profondamente ha segnato e segnerà la vita quotidiana delle nostre Chiese, delle nostre città e dei nostri paesi.

La visita di Benedetto XVI ha superato ogni aspettativa.

Il Santo Padre ha osservato che se una persona si alza la mattina assai presto per raggiungere il parco, attendere per ore l’arrivo del Papa e partecipare con lui alla Santa Messa non lo fa per sola curiosità. Vuol dire che è animata da un desiderio ardente di conoscere quale sia il proprio bene, è mossa dalla certezza che il Vangelo di Cristo sia una risposta efficace alla domanda di felicità e di libertà che ha nel cuore. Allora la fatica e il sacrificio necessari passano in secondo piano.

E la risposta di Benedetto XVI ha ampiamente ripagato questo desiderio. Il Santo Padre ha invitato tutti a passare dalla disperazione alla speranza, dalla tristezza alla gioia ed ha indicato come strada per questo traguardo l’intensificarsi di una comunione centrata sull’Eucaristia illuminata dalla Parola di Dio, sulla condivisione a partire dagli ultimi, su un rapporto bello con il creato e sul coraggio di una testimonianza umile, ma diretta.

Il Santo Padre ci ha donato suggerimenti preziosi anche per il cammino della società civile. Sui Suoi interventi bisognerà ritornare per gustarli nel dettaglio. L’insegnamento di Benedetto XVI infatti ha una forza di attrattiva immediata, ma chiede di essere ripreso in mano per essere “ruminato”, per essere colto in tutte le sfumature ed essere assimilato, con pazienza, nel tempo. Un lavoro affascinante ci attende.

Come ho già avuto modo di rilevare, i vari momenti della visita papale sono stati possibili concretamente grazie al contributo prezioso e sorprendente di tante persone che hanno dedicato il loro tempo e le loro energie creative alla preparazione e cura dell’evento.

Non voglio citare qui nominalmente istituzioni, enti e singoli. Con il Comitato organizzatore lo farò scrivendo loro nella speranza di non dimenticare nessuno. Qui mi limito ad un grazie generale, ma non meno sentito, detto a nome di tutti i Vescovi del Nordest.

Ringrazio tutte le istituzioni civili e militari che per mesi, con costanza e meticolosità, si sono incontrate ai tavoli di lavoro comune per passare al vaglio ogni aspetto del programma, al punto che si è potuto reggere, con efficacia ordine e sicurezza, l’“urto” di una folla il cui numero ha superato il doppio delle persone previste.

Ringrazio le migliaia di volontari delle varie realtà ecclesiali e civili che si sono prodigati nell’assistere i pellegrini, dopo essersi preparati con grande cura.

Ringrazio le parrocchie, le associazioni, i movimenti, le comunità, tutte le associazioni civili, il comitato organizzatore ed ogni singola persona che si è impegnata a far giungere a tutti, nel modo più capillare, l’invito a partecipare all’incontro con il Santo Padre.

Ringrazio di cuore quanti hanno preso parte di persona ai diversi momenti e quanti, soprattutto perché impediti, hanno seguito l’avvenimento attraverso i media.

Ringrazio i rappresentanti degli ortodossi, dei copti, dei luterani e degli anglicani, della comunità ebraica e di quella musulmana che hanno partecipato con noi all’incontro con Benedetto XVI.

Ho potuto constatare che davvero il Nordest vuol bene al Papa, vuol bene a questo Papa.

I doni che Egli ci ha consegnato sono molti. Avremo modo di scoprirli e apprezzarli sempre più nel tempo. Voglio però sottolineare fin d’ora lo stile di lavoro condiviso, maturato in questi mesi di preparazione impegnativa e collegiale.

Grazie infine a tutti gli uomini dei mass-media che hanno portato non solo nelle nostre terre, ma in tutta Italia e in varie parti del mondo, i contenuti e le immagini di questo straordinario evento.

Ben consapevole che viviamo in una società plurale, sono lieto di poter riconoscere che tutti i cittadini del Nordest hanno dato un esempio di autentica democrazia, accettando i disagi che un simile evento inevitabilmente comporta.

Rivolgendosi alla società civile dal Polo della Salute il Santo Padre ci ha detto: «Venezia ha una lunga storia e un ricco patrimonio umano, spirituale e artistico per essere capace anche oggi di offrire un prezioso contributo nell’aiutare gli uomini a credere in un futuro migliore e ad impegnarsi a costruirlo». Si apre qui un impegno comune e un lavoro per ciascuno.

“Acqua, Salute e Serenissima”: le tre parole di Benedetto XVI per la città di Venezia

VENEZIA – Nella seconda parte del pomeriggio di domenica 8 maggio, il Papa ha sostato alla Basilica della Salute, dove si trova lo Studium Generale Marcianum, cioè il polo pedagogico-accademico e di ricerca promosso dal Patriarcato di Venezia che conta oltre un migliaio di studenti di scuola primaria, secondaria, universitari e post-laurea, e il Seminario patriarcale.

Qui il Santo Padre ha pronunciato il discorso alla città di Venezia, città dell’umanità, rivolgendosi in particolare ai rappresentanti del mondo culturale, artistico, socioeconomico della città crocevia del Nordest.

In seguito, Benedetto XVI, ha visitato privatamente e benedetto la rinnovata Cappella della SS. Trinità, ora stabilmente aperta al pubblico, e la biblioteca dello Studium Generale Marcianum, ormai al termine del restauro pluriennale.

Qui il video dell’intervento del Santo Padre, registrato e trasmesso da Telechiara (per il testo scritto della meditazione si rimanda al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

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“Non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù”. Benedetto XVI conclude la Visita pastorale

VENEZIA – Nella prima parte del pomeriggio di domenica 8 maggio, presso la Basilica di San Marco a Venezia, il Papa ha presieduto la terza Assemblea ecclesiale del Patriarcato di Venezia indetta per la chiusura della Visita pastorale del Patriarca e dei suoi principali collaboratori alle parrocchie e alle varie realtà del territorio diocesano.

La prima Assemblea diocesana, tenutasi il 10 aprile 2004, avviò la Visita pastorale del card. Angelo Scola segnata dall’immagine evangelica dell’incontro di Gesù con Zaccheo. La seconda Assemblea, dell’11 ottobre 2009, insieme alle tante “soste pastorali” ha scandito il procedere della Visita che ha attraversato l’intero territorio della diocesi, sia negli ambiti ecclesiali, sia in moltissimi segmenti della vita civile del Patriarcato. 

La diocesi di Venezia ha presentato a Benedetto XVI il cammino compiuto sinora, all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione del popolo cristiano perché sia tutto teso alla missione, attraverso comunità dall’appartenenza forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).

Nella cattedrale marciana hanno partecipato, allo storico incontro, circa mille rappresentanti delle parrocchie del Patriarcato, dei vari movimenti e delle associazioni ecclesiali, dei religiosi e delle religiose nonché delle diverse Chiese cristiane presenti in diocesi. Tra questi anche una presenza significativa di giovani del Patriarcato.

Viene qui proposto il video dell’intervento del Santo Padre, registrato e trasmesso da Telechiara (per il testo scritto della meditazione si rimanda al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

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In 300 mila alla Santa Messa con Benedetto XVI. Alcune immagini

VENEZIA – 300.000 persone sono giunte al Parco San Giuliano di Mestre (Ve), domenica 8 maggio, per partecipare alla Santa Messa presieduta da Benedetto XVI.

Vengono qui pubblicate alcune immagini dell’Assemblea (altre foto sono disponibili al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

“Un orizzonte nuovo e affascinante, di impegno, per le Chiese del Nordest”. Un’intervista a Radio Vaticana

Viene qui proposta un’intervista al Patriarca rilasciata lunedì 9 maggio ai microfoni di Radio Vaticana (sbobinatura non rivista dall’intervistato):

La visita pastorale del Papa ad Aquileia e Venezia è stata breve ma molto intensa. Ascoltiamo in proposito il bilancio del patriarca di Venezia, il cardinale Angelo Scola, al microfono di Sergio Centofanti: 

E’ andata al di là di ogni aspettativa. C’è stato realmente un movimento di popolo, soprattutto nella grande Messa che voleva riunire i fedeli di tutto il Nord-est, in vista del Convegno di Aquileia II, al Parco di San Giuliano, che ha sorpreso tutti: grazie a Dio, gli organizzatori sono stati molto bravi e hanno retto l’urto di un numero che è stato più del doppio di quello che prevedevamo.

Riguardo a questo mi viene una considerazione, che è la seguente: una folla così grande non si muove alle 4-4.30 del mattino, per stare poi fino all’una in un parco, sotto il sole, per una pura curiosità … Questo mi consola, perché vuol dire che nel cuore dell’uomo c’è una domanda di verità; c’è un desiderio di conoscere quale sia il proprio bene, in vista della felicità, del compimento di una autentica verità; e, c’è la coscienza netta che il Vangelo, interpretato autorevolmente dal Successore di Pietro, rappresenta una risposta efficace a questa domanda che si ha nel cuore. Questo è molto consolante, anche se mette sulle nostre spalle una grande responsabilità. 

Quale messaggio ha lasciato il Papa al Nord-est? 

Il Papa ha richiamato il Nord-est a non vivere la propria grande tradizione in maniera passiva, ma a praticarla – se così possiamo dire – in vista dei grandi cambiamenti in atto nel presente, affinché il Vangelo di Gesù rappresenti ancora oggi una grande risorsa per tutti i popoli del Nord-est. Egli ha invitato – meditando sui discepoli di Emmaus – a passare dalla disperazione alla speranza, dalla tristezza alla gioia ed ha indicato come strada per questo, alla realtà ecclesiale, l’intensificarsi di una comunione centrata sulla forza eucaristica, illuminata dalla Parola di Dio; sulla condivisione, partendo realmente dagli ultimi; su un rapporto bello con il creato – perché Venezia ieri era letteralmente radiosa e il Papa ne è stato affascinato e commosso – e sul coraggio semplice di una testimonianza umile, ma chiara e diretta in tutti gli ambienti dell’umana esistenza che chi segue Gesù può diventare un uomo riuscito e soprattutto può essere libero davvero.

Poi il Papa ha trasposto tutto questo soprattutto nell’incontro con i rappresentanti della società civile: ha trasposto tutta questa lettura – chiamiamola così – evangelica del nostro cammino futuro in suggerimenti preziosi anche per il rinnovarsi della società civile. Ha letto la bellezza di Venezia, partendo da tre parole: dalla parola “acqua”, dalla parola “salute” e dalla parola “Serenissima”. Costruendo quasi – vorrei dire – un manifesto per l’impegno sociale e civile di Venezia che, per la sua forza di parola nei confronti di tutta l’umanità, rappresenta un impegno per gli uomini e per le donne di oggi e, in un certo senso, di tutto il mondo. Sono, però, tutti testi su cui bisogna avere il tempo e la pazienza di tornare in grande dettaglio, perché l’insegnamento del Santo Padre ha una forza di attrattiva immediata, ma poi bisogna lavorare di cesello, perché non un aggettivo è fuori posto … Quindi sento il bisogno di assimilare.

Non posso dire più di questo: il Papa ci ha lasciato una visione ecclesiale e sociale di primaria importanza e questo ci lancia con entusiasmo nel compito che ci attende e che attende quello che lui stesso ha indicato come il “nuovo Nord-est”. Non dimentichiamo che ieri c’erano quasi 5 mila persone provenienti dalle Chiese nate da Aquileia: di Slovenia, di Croazia, di Ungheria, di Austria e di Germania. Insomma, questo segna realmente per le nostre Chiese e per le nostre società un orizzonte nuovo e affascinante di impegno. 

Riguardo all’immigrazione il Papa ha lanciato un nuovo appello alla solidarietà e lei ha parlato di un nuovo “Piano Marshall”… 

Io ho usato questa espressione per dire che il Papa è stato molto netto e deciso. Sono contento dei segnali, per esempio, che ho intravisto venire da Lampedusa, dalla modalità e dall’impeto con cui il nostro popolo va realmente incontro a chi è nel bisogno.

La questione del “Piano Marshall” deve essere passata quasi come una battuta e nasce dalla considerazione su cui, per preparare Aquileia II, abbiamo riflettuto su che cosa è stato e su cosa può essere il Nord-est: il Nord-est è stato il crocevia, l’incontro e la fusione di popoli germanici, slavi e latini lungo l’asse Est-Ovest. Oggi deve assumere per forza anche un compito diverso: il compito di cerniera tra Nord e Sud, anche perché, attraverso l’Adriatico, il Mediterraneo entra nel cuore dell’Europa. Allora il problema del Sud si configura non soltanto come il problema del Maghreb, ma – come si vede già dagli immigrati delle ultime due settimane – ormai anche per i popoli del Sud del Sahara che tentano di muoversi verso di noi perché sono in uno stato di indigenza ben più grave di quelli del Maghreb. Allora è veramente decisivo ed importante che l’Europa e i Paesi ricchi del Nord concepiscano di poter collaborare al “soggetto Africa”,  creando un modello di sviluppo in Africa stessa, nell’Africa Sub-sahariana: questo potrebbe rappresentare una fonte reale, oltre che di sollevamento dalla condizione spesso di miseria di quei popoli, anche di prospettiva futura per il nuovo ordine mondiale ed anche per un mercato sano, riequilibrato, realmente a misura d’uomo e teso al bene comune, che è il bene di tutti e di ciascuno.

“Il Nordest vuol bene al Papa”. Alcune istantanee della Visita del Santo Padre ad Aquileia e Venezia

VENEZIA – Il Patriarca, prendendo la parola alla fine del pranzo nella giornata di domenica 8 maggio, ha ringraziato il Santo Padre Benedetto XVI per il dono della visita e ha detto tra l’altro: “Il Nordest vuol bene al Papa, vuol bene a questo Papa”.
 
Il Santo Padre, rispondendo al Patriarca, ha espresso questo pensiero: “La visita a Venezia è un’esperienza meravigliosa che mi conferma nel mio compito di ‘confermare i fratelli nella fede’, che è il compito del successore di Pietro. Anzi, io stesso mi sento confermato nella fede da questo viaggio”.

Vengono proposte qui di seguito alcune istantanee dell Visita del Santo Padre ad Aquileia e Venezia (altre foto sono disponibili al sito ufficiale della Visita www.ilpapaanordest.it):

Assemblea Ecclesiale a conclusione della Visita Pastorale. Il Saluto a Benedetto XVI

Angelo Scola

Patriarca di Venezia

 

Beatissimo Padre,

nel fulgore della nostra Basilica, anticipo della gloria del Paradiso, siamo stati convocati a questa solenne celebrazione che conclude la Visita Pastorale. La Santità Vostra  ha voluto benevolmente prendervi parte. Grazie, Beatissimo Padre! Commossi e ben consapevoli del privilegio accordatoci, vogliamo esprimerlo con parole antiche. Sono un vanto del nostro popolo cattolico e veneziano: «Petrus et Marcus, una fides».

La Provvidenza ha voluto che la Visita Pastorale nel Patriarcato avesse inizio nei giorni immediatamente precedenti la Vostra elezione alla cattedra di Pietro. Quel 10 aprile 2005, infatti, il Cardinale Marco ed io ci trasferimmo da Roma a Venezia per partecipare all’Assemblea Ecclesiale che diede inizio alla Visita Pastorale, indetta l’anno precedente.

Oggi concludiamo un impegnativo itinerario con la grazia di venir confermati nella fede dal Successore di Pietro, fisicamente tra noi. Come non riconoscere la cura provvidente del Padre in questa doppia delicata coincidenza? Abbiamo cominciato con la Sua elezione e concludiamo con la Sua presenza.

La nostra figliolanza nei Vostri confronti, Santo Padre, è ben espressa in uno dei mirabili mosaici della nostra Basilica. Nel cartiglio che descrive il gesto con cui Marco presenta il Vangelo a Pietro si legge: Pietro «approva il Vangelo di Marco e lo consegna alla Chiesa perché lo legga».

 

Beatissimo Padre,

Lei viene a noi nell’incomparabile vespero veneziano come un dono tanto prezioso quanto immeritato. Ci sostenga la sua apostolica fede, non ci manchi mai l’ardore della carità per annunciare Gesù risorto, speranza affidabile. 

È un dono che con umile energia chiediamo alla Vergine Nicopeia. La Madre di Gesù e madre nostra ci propizi questa vittoria. Grazie, Santità!

Il Saluto al Santo Padre

Angelo Scola

Patriarca di Venezia

Beatissimo Padre, 

col cuore colmo di letizia pasquale siamo qui convenuti da tutte le chiese del Nordest d’Italia – dal Patriarcato di Venezia, dalle arcidiocesi di Trento, Gorizia e Udine, dalle diocesi di Adria-Rovigo, Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Chioggia, Concordia-Pordenone, Padova, Treviso, Trieste, Verona, Vicenza e Vittorio-Veneto – e dalle altre chiese di Croazia, Slovenia, Ungheria, Austria, Baviera, Como e Mantova, nate da Aquileia. Desideriamo essere confermati nella fede degli Apostoli dal Successore di Pietro. Così, corroborati dalla persona, dalla testimonianza e dal magistero della Santità Vostra, annunceremo con umile franchezza la bellezza di Cristo a tutte le nostre genti.

Scrisse Cromazio di Aquileia: «Siamo venuti, anzi siamo stati condotti da Cristo alla porta bella del tempio. Questa porta bella è la predicazione evangelica che orna il tempio di Dio, cioè la Chiesa» [“Venimus enim, vel potius adducti sumus a Christo ad speciosam portam templi (…) Speciosa porta templi evangelica praedicatio est, per quam templus Dei, id est Ecclesia, spiritali specie adornatur” (Cromazio di Aquileia Sermo I, 4][1]. Queste parole di Cromazio danno voce a ciò che abbiamo davanti agli occhi e nel cuore. Ci commuove, in questo luogo, il fulgore della nostra Venezia, eco della bellezza di Cristo, Splendore di Verità. Dalla presenza di Gesù eucaristico le nostre povere vite sono ogni giorno attratte e sostenute nel cammino verso il Padre che ci attende.

La Santità Vostra ha scritto nel 2° volume dedicato a Gesù di Nazaret: “L’incontro col Signore risorto è missione e dà forma alla Chiesa”[2]. Siamo guidati dal fascino di questo incontro e desiderosi di comunicarlo a tutti gli uomini e le donne dell’ampio Nordest che domanda ancora oggi un comune compito a popoli latini, slavi e germanici. A favore del nostro “fratello uomo” siamo qui per riconoscere il Signore risorto nello spezzare del Pane.

Oggi Pietro è venuto all’incontro di Marco. Grazie, Santo Padre, per il dono della Sua presenza tra noi.

 

Note:
[1] Chromace d’Aquilée, Sermons I, Sources Chrétiennes 154, Cerf, Paris 1969, 130-131.
[2] J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret 2, Città del Vaticano 2011, 289.

“La Visita del Santo Padre: una nuova carica di energia per tutto il Nordest”. Un articolo da “L’Osservatore romano”

Viene proposto qui di seguito un articolo da “L’osservatore Romano“:

Tu conferma la nostra fede”: il motto, scelto mesi fa per presentare la visita del Santo Padre nelle terre del Nordest si è dimostrato, in questo tempo di ferventi preparativi e di attesa, davvero adeguato ad esprimere il valore che ha per noi, qui, oggi, questa visita straordinaria. Le sue semplici parole di radice evangelica, infatti, condensano il desiderio che ci anima e ci conduce all’incontro con Benedetto XVI: noi ci aspettiamo che il successore di Pietro ci documenti la “convenienza” che viene da una vita vissuta seguendo Gesù morto e risorto per noi, ci testimoni che Egli ci salva perché è realmente a noi contemporaneo.

Questo desiderio è bruciante perché percepiamo, ciascuno a partire dalle circostanze in cui vive, quanto abbiamo bisogno di qualcosa di solido su cui appoggiarci, un terreno sodo su cui camminare.

Tu conferma la nostra fede” rievoca il momento in cui Gesù affidò a Pietro il compito di sostenere i suoi fratelli, di essere guida per la Chiesa universale con tutta la sua persona, attraverso la sua testimonianza e con il suo insegnamento.

La preparazione a questo incontro davvero unico ci ha provocati a riscoprire quanto e come il ministero del successore di Pietro sia un fattore centrale, irrinunciabile, all’interno della vita di ogni Chiesa locale ed abbia anche un posto speciale all’interno del personale atto di fede di ciascuno. Vorrei dire ancora più esplicitamente: il Santo Padre viene per me, per te, per ciascuno di noi.

Dare del “tu “ al Papa, come si legge nel motto, potrebbe sembrare un po’ azzardato. L’enfasi sul tu ci conduce però a un altro dialogo serrato e incalzante, quello tra Gesù e Pietro: “Mi ami tu?” chiede per tre volte Gesù all’apostolo. Questa domanda investe anche noi, ci ridesta e ci chiama a giocarci in prima persona. Perché la verità dell’io è la relazione. Non è possibile scindere l’io dal tu, non è possibile scindere la persona dalla relazione.

L’incontro, lo sguardo che incontra l’altro sguardo, il faccia a faccia è insostituibile.  

Per questo avere tra noi, a casa nostra, fisicamente, Benedetto XVI, sentirlo rivolgersi a noi come un padre in comunione diretta, partecipare alla celebrazione presieduta da lui nel grande parco San Giuliano che si affaccia sulla laguna di Venezia è un’esperienza insostituibile: all’evidente dimensione di coinvolgimento personale si intreccia una dimensione di partecipazione ecclesiale e comunitaria senza eguali.

Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo “Gesù di Nazareth”: «L’Eucaristia è il visibile processo del riunirsi, un processo che nel luogo e attraverso tutti i luoghi è un entrare in comunione col Dio vivente, che dall’interno avvicina gli uomini gli uni agli altri. La Chiesa si forma a partire dall’Eucaristia».

Da questa visita tutto il Nordest attende una nuova carica di energia. Queste nostre città e comunità in dinamica evoluzione – conoscono la prova di una crisi economica mondiale manifestatasi anche qui in modo drammatico nella perdita di troppi posti di lavoro, hanno vissuto le ferite profonde inferte dalla recente alluvione, ogni giorno sono a contatto con quel processo storico che chiamo il “meticciato di civiltà e culture” data la presenza sempre più imponente di immigrati – sono tutte provocate a ripensarsi.

Devono fare i conti con l’eredità lasciata loro da Aquileia, snodo originario, crocevia di popoli dell’Est e dell’Ovest, che oggi si offre non più solo come motivo di memoria e passione archeologica, ma come chiave per riprogettare insieme il prossimo futuro.

Da Aquileia viene il patrimonio di una tradizione che va riscoperta, vagliata in tutte le sue componenti per estrarne quelle pietre preziose che sappiano rilanciare la vita oggi.

Le nostre terre possono diventare il punto di incontro non  più solo tra popoli germanici, slavi e latini come in passato, ma sempre di più anche tra popoli del Nord e del Sud del pianeta.

Quella domanda irrinunciabile di libertà, di pace, di lavoro e di dignità che si leva dai Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente giunge, attraverso il mare Adriatico, a scuotere le nostre città e raggiunge il cuore della vecchia Europa.

Benedetto XVI viene come una persona che ci è familiare, entra fisicamente in questa nostra singolare storia e ci “stana”, costringendoci a riscoprire la nostra antica origine per viverla oggi come vocazione sempre nuova.