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Varese: dedicata al Beato Giovanni Paolo II la chiesa ospedaliera

Domenica 15 aprile il cardinale Angelo Scola ha fatto visita all’Ospedale di Circolo di Varese per consacrare l’altare e la Chiesa del nuovo Monoblocco, che è stata dedicata al Beato Giovanni Paolo II.
Dopo il saluto delle autorità religiose e ospedaliere,  l’Arcivescovo ha celebrato la Messa e successivamente ha visitato i reparti di Terapia Intensiva per un saluto al personale e ai degenti.

Il video dell’omelia

“Il nostro beato Karol”. Un articolo da Gente Veneta

VENEZIA – Viene qui riproposto un intervento del Patriarca in ricordo di Giovanni Paolo II - nell’occasione della sua beatificazione - pubblicato sull’ultimo numero di Gente Veneta:

Angelo Scola

La prima volta che salii sull’altare con lui, nel 1979, rimasi colpito dal suo modo di celebrare. Giovanni Paolo II era un papa “mistico”, che viveva un rapporto di straordinaria immediatezza con Dio. Non c’è da sorprendersi che la gente ne abbia invocato fin dal giorno della sua morte la santità. Bastava vederlo pregare. Quando si andava a pranzo da lui, si passava per la cappella a dire l’Angelus. Tutti noi pensavamo che fosse una questione di 30 secondi. Certe volte, invece, durava così a lungo che non si riusciva più a stare in ginocchio sul pavimento.

Il Papa si immergeva davvero nella preghiera e per lui non c’erano più né tempo né spazio. Lo si vedeva anche dal movimento delle labbra. Nella sua preghiera io ho percepito – o meglio, ho visto – un dialogo con Dio profondo, ininterrotto. Come un respiro, il Santo Padre emetteva dei suoni come il gorgogliare di un torrente che non si ferma mai. Una cosa impressionante.

Tra le tante caratteristiche di Papa Giovanni Paolo II due considero dominanti.
La prima è che Egli è stato un uomo fino in fondo. Un uomo perché Cristo era il centro affettivo della Sua persona: ha mostrato nel modo di vivere e nel modo di morire la suprema convenienza della sequela di Cristo. La seconda è che era uomo della libertà. L’umanità ha percepito che Giovanni Paolo II, per la sua esperienza personale e per la sua forza dottrinale, per il suo insegnamento, per la sua passione verso l’umano è un testimone che muove la tua libertà, la “stana” amorevolmente, l’accompagna. Chi di noi non ne ha bisogno?

La prima volta che ho incontrato il futuro Papa Giovanni Paolo II fu nell’ambito della redazione internazionale della rivista “Communio”. Era cardinale di Cracovia e voleva aprire un’edizione polacca di “Communio”. Aveva preparato tutto, aveva costituito anche una buona redazione, ma poi il regime glielo impedì.

Allora Balthasar decise di coinvolgere Karol Wojtyla nella redazione tedesca della rivista e in quel contesto io ebbi occasione di avere qualche contatto con lui, piuttosto fuggevole. Il mio rapporto con lui si approfondì dopo la sua nomina a Papa, a partire dal febbraio del 1979, quando partecipai una prima volta alla sua messa al mattino, e lui mi invitò alla prima colazione.

Ricordo bene quella conversazione perché comunicò in maniera affascinante la sua visione della Chiesa. Ci riempiva di domande: come ogni uomo creativo era estremamente curioso, desiderava capire, conoscere. La collaborazione si approfondì all’inizio degli anni ’80, quando sono stato chiamato a partecipare all’impresa dell’edificazione dell’Istituto Giovanni Paolo II per Studi su Matrimonio e Famiglia, lasciando il mio insegnamento a Friburgo, in Svizzera.
In seguito, essendo stato nominato consultore della Congregazione per la Dottrina della Fede, ho avuto più occasioni di incontrarlo e collaborare con lui.

Credo che oggi, alla vigilia della sua Beatificazione, il modo migliore per trasmettere il ricordo di Giovanni Paolo II sia prendere sul serio la strada che lui ogni giorno ha invocato dal Signore: quella della testimonianza. Perché Gesù era convincente? Perché era coinvolto di persona in quel che diceva. Wojtyla, seguace di Cristo, era coinvolto con tutta la sua persona in quel che proponeva. Questo significa per la Chiesa Wojtyla beato. Così dobbiamo tentare di essere noi, con le nostre umili forze, con i nostri difetti: siamo provocati da un simile testimone a documentare la nostra fede, a mostrare quanto siamo coinvolti in quel che professiamo. Non voglio però dimenticare la rilevanza dei contenuti del suo magistero, che avrà bisogno di decenni per essere approfondito: penso all’insegnamento sulla teologia del corpo, sul rapporto uomo-donna, allo straordinario trittico delle encicliche trinitarie, allo sviluppo del tema eucaristico, agli approfondimenti sociali legati al tema della solidarietà e della sussidiarietà, del primato del soggetto del lavoro sul capitale… E ho citato solo taluni aspetti: è un patrimonio sterminato. Ci vorranno decenni per approfondirlo.

La sua eredità, dunque, è davvero molto imponente, ma il suo successore Benedetto XVI, in questi sei anni di pontificato, ha mostrato una forza straordinaria nel darle continuità. Sta proseguendo in modo originale il rinnovamento della Chiesa a favore di tutta la famiglia umana. Credo proprio che lo Spirito Santo scelga e prepari accuratamente i suoi uomini.

“Vi racconto il Giovanni Paolo II che ho conosciuto”. Un’intervista da “IlSussidiario.net”

Viene qui proposta un’intervista al Patriarca pubblicata in data 29 aprile da IlSussidiario.net:

Domenica Benedetto XVI proclamerà beato papa Giovanni Paolo II, nel giorno che egli stesso volle intitolare alla Divina Misericordia e che si annuncia come una grande festa della fede.
«Per me Wojtyla è stato il papa della libertà ed è il santo della libertà» dice di Giovanni Paolo II il Patriarca di Venezia, Angelo Scola. «Una libertà però che ha continuamente bisogno di essere liberata». E solo la fede in Cristo può farlo. Una fede, spiega Scola in questa intervista a ilsussidiario.net, «divenuta lungo tutto l’arco della sua esistenza il fattore primario di conoscenza»: «di sé, degli altri e di Dio».

(per leggere la prima parte dell’intervista cliccare qui)

E quanto ai movimenti?

La questione movimenti-istituzione avrebbe bisogno di tanto spazio per trovare risposta adeguata. Una cosa però si può dire: che la coessenzialità nella Chiesa è anzitutto tra i doni istituzionali e i doni carismatici. I primi (Eucaristia illuminata dalla Parola di Dio, insegnamento degli apostoli, comunione) sono quelli che Gesù ha posto come insopprimibile fondamento del non venir meno della Chiesa; i secondi esprimono la fantasia con la quale lo Spirito “persuade”  l’uomo di ogni tempo ad aderire alla Chiesa come ambito per una pienezza di vita umana. Ovviamente entrambi sono doni di grazia. Ogni contrapposizione tra doni istituzionali e doni carismatici è priva di fondamento.

 

GPII è stato un grande devoto di Maria. Che cosa insegna questa devozione alla Chiesa del nostro tempo?

È fonte di benefica umiltà per ogni cristiano. Maria infatti è l’espressione più potente della Chiesa Immacolata e insegna a tutti i fedeli, uomini e donne, che Cristo Sposo è l’ineffabile dono per la Chiesa Sposa. Di fronte a Lui tutti siamo per così dire anzitutto “passivi”, cioè nella posizione di chi innanzitutto riceve.

Inoltre Maria, paradigma di ogni maternità, è colei che in qualunque circostanza, anche la più sfavorevole, ci accompagna a Gesù. È vergine e madre. Per questo amo definire Maria come “la donna”.

 

L’ultima parte del pontificato di GPII è stata segnata da un rapporto con la verità (e con la guida della Chiesa) sofferto, interiormente combattuto, soprattutto a causa della malattia. Il gigante che ha segnato così profondamente la storia mondiale non ha avuto paura di mostrarsi in tutti i suoi limiti. Che cosa insegna da questo punto di vista il beato Wojtyla, come uomo e come successore di Pietro?

Nella fase finale della sua vita Giovanni Paolo II ha incarnato la grande affermazione paolina: “Quando sono debole, è allora che sono forte”. “Basta la tua grazia”: così si esprime Paolo nella Seconda Lettera ai Corinti. Il modo con cui Giovanni Paolo II ha portato la sua sofferenza, ha esaltato il ministero petrino perché ha mostrato che il potere di governo nella Chiesa – ma non solo nella Chiesa – non è mai alla mercè di chi lo possiede. Viene sempre e solo da Dio.

Bisogna pregare ogni giorno perché chiunque ha responsabilità di governo nella Chiesa, possa viverla in questo modo.

 

In che cosa GPII è un santo contemporaneo? A quale profonda domanda dell’uomo di oggi risponde la sua santità di vita?

La sua santità traspare secondo me in maniera luminosa dal suo appassionato impegno per la libertà. Per me Wojtyla è stato il papa della libertà ed è il santo della libertà. Una libertà però che ha continuamente bisogno di essere liberata. Come dice il Vangelo di Giovanni, chi segue Gesù “sarà libero davvero”.

(a cura di Federico Ferraù)

“L’Evento che spiega l’uomo all’uomo”. Un articolo da “L’Osservatore Romano”

VENEZIA – Viene proposto qui di seguito un estratto, pubblicato oggi su “L’Osservatore Romano“, della relazione - dal titolo “L’insegnamento di Karol Wojtyła. Giovanni Paolo II e l’uomo postmoderno” — pronunciata dal Patriarca al convegno tenutosi sabato 12 marzo nella Sala Sant’Apollonia a Venezia e organizzato dall’Istituto superiore di scienze religiose «San Lorenzo Giustiniani», inserito nello Studium Generale Marcianum.

 

Angelo Scola

La proposta di Dio formulata da Giovanni Paolo II, soprattutto nelle tre encicliche trinitarie, risponde al desiderio di Dio dell’uomo postmoderno. Un desiderio insopprimibile anche quando viene sepolto sotto le macerie dell’odierno clima nichilistico. La via maestra scelta dal Papa polacco è quella della contemporaneità di Gesù Cristo.

Sin dall’inizio del suo pontificato, Giovanni Paolo II ha formulato con forza una decisiva lettura del concilio Vaticano II basata sull’icastica affermazione: «Redentore dell’uomo, Cristo è il centro del cosmo e della storia» (Redemptor hominis, 1). Con questa enciclica egli propone programmaticamente tale prospettiva per permettere una comprensione esatta del nucleo costitutivo dell’esperienza cristiana, intesa come pienezza dell’esperienza comune, integrale ed elementare dell’uomo.

L’affermazione iniziale è ulteriormente approfondita dai paragrafi 6-9, che sostengono non solo il primato di Cristo redentore ma il primato di Cristo tout court. Cristo è il Capo per mezzo del quale esistono tutte le cose. In Lui, l’uomo è pensato, voluto e creato e non solo redento. Il Papa riprende a questo punto il passo di Gaudium et spes, 22 che ha ispirato tutta la sua vita di uomo e di sacerdote, affermando che gli uomini «proprio nel Figlio primogenito sono stati, fin dall’eternità, predestinati a divenire figli di Dio e chiamati alla grazia, chiamati all’amore». E tale rivelazione dell’amore e della misericordia «ha nella storia dell’uomo una forma e un nome: si chiama Gesù Cristo». Giovanni Paolo II ci guida così nel passaggio da Gesù al Padre attraverso la strada che Cristo stesso ci ha mostrato per rivelarci la Trinità: da Gesù al Padre nello Spirito.

Questo tema viene ulteriormente indagato nella seconda enciclica del trittico trinitario: Dives in misericordia, che, approfondendo il cristocentrismo, scardina la falsa contrapposizione fra teocentrismo e antropocentrismo proposta da «varie correnti del pensiero umano» (1). Ciò è possibile perché Gesù, la misericordia incarnata, rivelando Dio nell’impenetrabile mistero del Suo essere, ne mostra anche chiaramente l’amore per l’uomo. È nell’orizzonte del Logos-Amore, come non cessa anche oggi di affermare Benedetto XVI, che il desiderio di Dio incontra un’adeguata risposta. In questo Dio infatti, la ragione, la fede e la vera religione scoprono il loro nesso profondo e fecondo. Il manifestarsi della misericordia del Padre in Cristo spiega il senso esatto del mistero della creazione, consentendo anche di lumeggiare il mistero dell’elezione di ogni uomo in Gesù Cristo.

Il percorso che dall’evento Gesù Cristo conduce alla vita intima della Trinità si completa nella terza enciclica trinitaria di Giovanni Paolo II, la Dominum et vivificantem, in cui è descritto il dialogo vitale che lo Spirito consente tra la Trinità e l’uomo. Questa enciclica mostra la portata estrema della pretesa di Gesù Cristo, descritto come immagine perfetta del Padre e quindi come la figura dell’uomo, perché questi, a sua volta, è creato a immagine di Dio. Per la grazia dello Spirito, l’uomo scopre «in se stesso l’appartenenza a Cristo» e attraverso questa appartenenza comprende meglio il senso della sua dignità.

In che modo allora la centralità storica e cosmica di Cristo alfa e omega può ancora incontrare l’interesse dell’uomo odierno? Cosa offre Cristo alla sua ragione iper-esigente e alla sua libertà spesso insoddisfatta? Gli offre una risposta esauriente all’enigma da cui è costituito senza annullarne la libertà dal momento che Cristo non pre-decide il dramma del singolo. Secondo la riflessione teologica sulla singolarità di Gesù Cristo, il Figlio di Dio incarnato, rivelandosi a un tempo non solo come redentore universale ma anche come capo della creazione, si attesta come l’Evento che spiega l’uomo all’uomo. In tale Evento la libertà infinita del Deus Trinitas si piega, attraverso il Logos-Amore, sulla libertà finita dell’uomo, liberandola.

L’affermazione di Cristo, nostro contemporaneo, come attestazione della possibilità di nominare Dio oggi, presuppone una lettura della sua Persona in quanto Persona salvifica, come emerge dal trittico trinitario di Giovanni Paolo II. Una lettura siffatta permette di rendere conto dell’interesse per la sua venuta nel mondo. Nella persona storica di Gesù Cristo si trovano veramente unificate e proiettate, nell’escatologia del mondo nuovo/cieli nuovi, tutte le dimensioni antropologiche. Emerge così anche l’interesse per l’uomo nuovo senza il quale l’interesse per Cristo è nominale e, nello stesso tempo, si evidenzia l’interesse per Cristo senza il quale l’interesse per l’uomo resta ultimamente vuoto. La questione dell’interesse per, che riprende il tema della con-venientia di Tommaso, è pedagogicamente assai attuale e quindi decisiva per la nuova evangelizzazione.

Il contributo di Karol Wojtyla al Concilio Vaticano II: convegno a Venezia

L’iniziativa è organizzata a Sant’Apollonia (Venezia) dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose S. Lorenzo Giustiniani (Marcianum)

VENEZIA – Obiettivo puntato sul Concilio Vaticano II – definito già nel titolo “Una pietra miliare nella storia bimillenaria della Chiesa” – ed in particolare sul contributo offerto in esso da Karol Wojtyla, poi divenuto Giovanni Paolo II: sarà questo il filo conduttore dell’importante convegno organizzato nell’intera giornata di sabato 12 marzo nella Sala Sant’Apollonia a Venezia (a fianco del Museo diocesano e nei pressi del Palazzo Patriarcale) dall’Istituto Superiore di Scienze Religiose S. Lorenzo Giustiniani inserito nello Studium Generale Marcianum.

Nella prima parte del convegno – l’inizio dei lavori è fissato alle ore 9.30 – si intende analizzare gli interventi di Karol Wojtyla come partecipante al Concilio; approfondiranno tale filone il card. Angelo Scola (con una relazione sul tema “L’insegnamento di Karol Wojtyla. Giovanni Paolo II e l’uomo post-moderno”), il card. Paul Joseph Cordes (“Chi manderò? Le radici della nuova evangelizzazione”) e Gianluigi Pasquale (“La Chiesa sacramento di Cristo: l’ecclesiologia negli interventi di Wojtyla”).

Nel pomeriggio – a partire dalle ore 14.30 – si studierà, invece, come Papa Giovanni Paolo II ha cercato di attuare il Concilio Vaticano II; interverranno in quest’ambito Andrea Riccardi (“Un pontificato all’insegna del Concilio”), Gilfredo Marengo (“Una recezione pastorale del Vaticano II”) e Vittorio Possenti (“La verità che dobbiamo all’uomo è innanzitutto una verità sull’uomo stesso. Persona e personalismo nell’azione di Giovanni Paolo II”).

L’entrata al convegno è libera ma è necessaria l’iscrizione on line sul sito www.marcianum.it nel quale è possibile anche trovare il programma dettagliato della giornata ed un profilo dei relatori.

Il convegno, spiegano gli organizzatori, ha uno spiccato carattere scientifico ma è rivolto ed aperto a “tutti quelli che hanno un interesse per la Chiesa, per la teologia, per la storia e per la cultura”.

Papa Benedetto XVI in visita pastorale ad Aquileia e Venezia

Con grande gioia e commozione il card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, stamane durante il tradizionale incontro che si svolge all’inizio di ogni nuovo anno pastorale con i sacerdoti del Patriarcato nella Basilica Cattedrale di San Marco, ha annunciato che il Santo Padre Benedetto XVI ha accolto l’invito a compiere una Visita Pastorale ad Aquileia e a Venezia il 7 e 8 maggio 2011.

Ecco le parole del card. Scola:

httpvh://www.youtube.com/watch?v=rjdO8v1IQUE

“Questo dono che il Santo Padre fa al Patriarcato di Venezia coincide con la conclusione della Visita Pastorale in atto nel Patriarcato dal 2004. Preparandoci accuratamente e vivendo coralmente questo straordinario evento potremo meglio comprendere i segni preziosi che lo Spirito ha disseminato tra noi lungo questo periodo di grazia e aprirci in tal modo pieni di speranza al futuro. Come il Santo Padre ci ha documentato nei recenti viaggi in Inghilterra e a Palermo, la fede, nutrita dalla preghiera liturgica e personale ed alimentata dalla carità e dal pensiero di Cristo, rivela la sua straordinaria “convenienza” per gli uomini e le donne di oggi.

La venuta del Santo Padre tra noi risponde anche ad un’altra istanza emersa durante la Visita Pastorale nel Patriarcato di Venezia: l’utilità che i cristiani propongano alla libertà di tutti gli abitanti e gli ospiti di Venezia “città dell’umanità” pratiche di vita buona per la società civile. Essi desiderano un confronto sincero e leale con tutti i soggetti in campo.

È inoltre di grande valore il fatto che il Santo Padre abbia accettato di inaugurare l’anno di preparazione interdiocesana all’evento del Secondo Convegno di Aquileia. Tutti i rappresentanti delle diocesi del Nord-Est, della Slovenia, Croazia ed Austria nate da quella celebre Chiesa madre sono convocati in Aquileia per l’incontro col Papa.

A nome di tutti i Vescovi delle diocesi interessate mi permetto di invitare le realtà ecclesiali, le parrocchie, i movimenti e le associazioni, ma anche, con le debite distinzioni, tutta la società civile e le varie Istituzioni a mobilitarsi per accogliere Benedetto XVI che verrà a Venezia, dopo 26 anni dalla visita di Giovanni Paolo II e quasi 40 da quella di Paolo VI, nel vincolo di grata memoria con Pio X, Giovanni XXIII e Giovanni Paolo I, i tre Patriarchi Papi del secolo scorso”.

Sarà cura di questo Ufficio stampa, di concerto con la Sala stampa vaticana, fornire regolarmente il programma della Visita.

SACERDOZIO/ “Gesù Cristo si fa compagno del nostro cammino quotidiano”. L’omelia in occasione dell’anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II

GESU’ CRISTO SI FA COMPAGNO DEL CAMMINO QUOTIDIANO – Viene riproposta qui di seguito l’omelia pronuciata dal Patriarca il 16 ottobre scorso nella chiesa dell’Università cattolica di Lublino (Polonia) in occasione del XXXI anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II:

httpvh://www.youtube.com/watch?v=M-9iYZYtlIA

Il patriarca e le femministe: “Non abolite le differenze”. L’intervista del Corriere della Sera al card. Scola

Riportiamo qui l’intervista che la giornalista Marina Terragni ha realizzato al card. Scola in occasione dell’uscita del libro “Maria, la donna. I misteri della sua vita” e pubblicata mercoledì 23 dicembre dal Corriere della Sera.

Potrebbe sembrare irriverente chiedere a un Patriarca se è vero, come dicono le femministe, che il patriarcato è morto. Ma Angelo Scola, Patriarca di Venezia, è uomo di un certo humour. “È con un patriarca che sta parlando” puntualizza. “Ma se per patriarcato intendiamo il sistema di dominio degli uomini sulle donne, direi di sì, che è finito, almeno nelle sue espressioni più clamorose e triviali. Ed è iniziato lo smarrimento maschile”.

Porporato tra i più vicini a Ratzinger e Wojtyla, indicato nel 2005 nella rosa dei papabili, oltre all’Università Lateranense ha guidato l’Istituto Giovanni Paolo II per gli studi sul matrimonio e sulla famiglia. Ha sempre avuto a cuore le questioni dei rapporti tra i sessi, del “caso serio” dell’amore, come l’ha felicemente chiamato in un suo saggio, della posizione della donna nel mondo. (continua…)

‘Cultura e fede, una dinamica insuperabile’

E’ disponibile l’articolo a firma del card. Angelo Scola pubblicato dall’inserto domenicale del quotidiano economico Il sole 24 ore in data 10 Gennaio 2010

Fede e cultura: il binomio, formulato con varietà di espressioni e accenti, rappresenta una costante della riflessione cristiana. Ma un corretto rapporto, sempre circolare, tra fede cristiana e cultura implica necessariamente il rapporto tra fede cristiana e religioni.

La riflessione, se non vuole essere astratta, deve situarsi all’interno dell’odierno processo d’incontro di popoli, che ho più volte evocato attraverso la categoria di “meticciato di civiltà”. La qualifica “di civiltà” con cui connoto l’espressione “meticciato” spesso non è vista in tutta la sua portata delimitativa, forse perché l’espressione “meticciato” produce, in prima battuta, un certo contraccolpo. Tuttavia il meticciato di civiltà – insisto in questa precisazione – non è un programma politico: il suo carattere congiunturale esclude che lo si possa erigere a meta da perseguire lungo il divenire storico. Al tempo stesso, esso è qualcosa di più della semplice descrizione di un processo (come potrebbe essere l’enunciazione di una legge fisica o la distaccata osservazione di un fenomeno biologico), poiché si propone alle nostre libertà come un orizzonte interpretativo generale, dal carattere sintetico e globale. (continua…)

“Attraversare il quotidiano nella fede e nella testimonianza della sequela di Cristo”. L’omelia del Patriarca a Lublino nel giorno dell’anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II

Il 16 ottobre scorso, giorno dell’anniversario dell’elezione di Giovanni Paolo II, il card. Angelo Scola ha presieduto la messa nelle chiesa dell’Università cattolica di Lublino (Polonia), partecipata da numerosi professori e studenti.

Qui è disponibile il video della sua omelia.

httpvh://www.youtube.com/watch?v=M-9iYZYtlIA