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Scola: la famiglia è sempre più di “moda”

A margine della conferenza stampa di apertura della Fiera della Famiglia, Scola ha parlato di famiglie che sempre più si ritrovano. «In un certo senso  - ha detto l’Arcivescovo – si sta riformando in questi tempi la cosiddetta “famiglia allargata”». Ci sono degli indicatori chiari al proposito, ha fatto notare il card. Scola, soprattutto nella metropoli, ma non solo: i nonni abitano vicino ai figli sposati, è ripresa la consuetudine di ritrovarsi insieme per il pranzo domenicale…. Un altro segnale  particolarmente bello sono le famiglie che si riuniscono insieme in oratorio…

Guarda il video dell’intervento:

La palestra del dialogo generazionale

L’abituale appuntamento settimanale con il cardinale Angelo Scola ci porta a ragionare sul dialogo tra le generazioni. Com’è ormai noto, ogni sabato l’arcivescovo di Milano propone una riflessione in vista dell’imminente Incontro mondiale delle famiglie, in programma nel capoluogo lombardo dal 30 maggio al 3 giugno prossimi. Nei sei interventi che sono stati già pubblicati, Scola ha toccato diversi aspetti che riguardano il profilo sociale ed economico della famiglia, il suo ruolo e il suo compito educativo, il rapporto con il mondo del lavoro. Oggi si sofferma su un elememto particolare: la famiglia come palestra di confronto intergenerazionale tra genitori e figli e tra nonni e nipoti. Una pratica quanto mai utile di questi tempi. 

di Angelo Scola

Da sempre la famiglia è il luogo privilegiato dell’incontro tra le generazioni. Nel corso degli ultimi decenni le trasformazioni demografiche, vere e proprie sfide per i paesi occidentali, hanno modificato i termini di tale incontro rendendolo problematico. Conviene anche notare che già le due preposizioni in e contro da cui è formata la parola, ne dicono la duplice valenza di approssimazione e di opposizione.

Come è noto, nelle società avanzate è cambiata la “taglia” delle famiglie, toccando in Italia una media di 2,4 membri per ogni nucleo familiare. Al contempo però esse registrano la presenza di più generazioni, seppur non conviventi sotto lo stesso tetto.
Le ricerche condotte segnalano che le famiglie multigenerazionali, in cui individui e generazioni condividono un numero maggiore di anni di vita, costituiscono reti di supporto sia visibili, sia latenti. Si attivano frequentemente in momenti critici e rappresentano l’orizzonte nel quale i membri della famiglia organizzano la vita e definiscono i propri obiettivi. I legami che vi si intrecciano hanno assunto un significato e un’importanza crescente. Penso in particolare alla figura dei nonni che, da noi come in tutte le società europee, aiutano a far fronte alle esigenze familiari.

Questo comporta spesso, soprattutto per le nonne tra i 50 e i 65 anni, un impegno su più “fronti”. Al lavoro domestico e, in casi che saranno sempre meno rari, al proprio lavoro professionale, si assomma quello della cura dei nipoti e quello dei genitori/suoceri anziani e fragili.

Sono profondamente convinto che il contributo dei nonni nel sostegno al compito genitoriale dei loro figli sia prezioso non solo in termini di tempo e di energie spesi nei frangenti dell’emergenza (quando i nipoti sono ammalati o quando il tempo-scuola dei bambini non copre tutto il tempo-lavoro dei genitori), ma soprattutto per il patrimonio di esperienza educativa che essi mettono a loro disposizione. Ho potuto costatare, ad esempio, soprattutto nelle visite pastorali, che i piccoli imparano il senso del dolore e della morte assai più dai nonni che dai genitori . E questa non è una cosa di poco conto. La cura che i nonni dedicano ai nipoti (soprattutto quando sono piccoli) è un dono che consente di mantenere la relazione tra le generazioni in una prospettiva di gratuità. Una risorsa decisiva per il benessere della società civile.

È importante per questo che la domanda dei figli non si trasformi in pretesa e il dono dei nonni non chieda un contraccambio. In tal caso le relazioni diventano ambivalenti, se non ambigue, e il prezioso scambio tra le generazioni rischia di trasformarsi in un “dono avvelenato”. Senza misconoscere la portata di questi rischi, è però innegabile che i legami intergenerazionali assumano un rilievo essenziale per la costruzione dell’identità personale, familiare e quindi sociale. Permettono di trasmettere e tramandare, attraverso la catena delle generazioni, il patrimonio (materiale e spirituale, cioè di simboli e di valori) e la storia della famiglia. Attraverso il dono tra le generazioni è possibile ricostruire l’albero genealogico (che non si riduce, evidentemente, ad un grafico il più possibile preciso e dettagliato). Con profondo acume, Giovanni Paolo II affermava che “nella biologia di ogni uomo è iscritta la sua genealogia” (cfr Lettera alle famiglie, 9). È questo un bene che svela l’apporto imprescindibile della famiglia alla società. Ancora una volta si vede che la famiglia non può essere ridotta ad un contratto privato tra i coniugi. Per limitarci al nostro paese le Istituzioni debbono decidersi a sostenerle con determinazione attraverso scelte politiche illuminate e coraggiose.

Gmg: un’esperienza di fioritura della vita. L’omelia per i giovani pellegrini del Patriarcato di Venezia

MADRID – Viene qui proposto il video dell’omelia pronunciata dal cardinale Angelo Scola in occasione della Santa Messa da lui celebrata sabato 20 agosto nella chiesa parrocchiale “Nuestra Señora de Las Angustias” a Madrid per i giovani pellegrini del Patriarcato di Venezia convenuti numerosi nella capitale spagnola per la Giornata mondiale della Gioventù.

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VISITA PASTORALE/ “Vivere da amici tra di noi e con Gesù”. In dialogo con i bambini

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il mercoledì è il giorno dedicato alla Visita pastorale. Annunciata nel 2004 e conclusasi ufficialmente domenica 8 maggio 2011 alla presenza del Santo Padre, la Visita pastorale, si è svolta all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione  del popolo  cristiano  perché  sia  tutto teso  alla  missione,  attraverso  comunità  dall’appartenenza  forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).

In occasione della Visita Pastorale, inoltre, il cardinale Scola ha avuto modo di incontrare non solo realtà religiose ma anche realtà sociali, associative, economiche ed istituzionali del territorio.

VISITA PASTORALE Viene proposto qui di seguito un passaggio di un dialogo, tra il Patriarca ed alcuni bambini e ragazzi della parrocchia di San Zaccaria, svoltosi in occasione della Visita pastorale nel giorno di sabato 12 marzo scorso. Al centro della riflessione, proposta dai bambini attraverso alcune domande, il rapporto quotidiano con Gesù.

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VISITA PASTORALE/ Educazione, “Nessuno comunica ciò che non ha”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il mercoledì è il giorno dedicato alla Visita pastorale. Annunciata nel 2004 e conclusasi ufficialmente domenica 8 maggio 2011 alla presenza del Santo Padre, la Visita pastorale, si è svolta all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione  del popolo  cristiano  perché  sia  tutto teso  alla  missione,  attraverso  comunità  dall’appartenenza  forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).

In occasione della Visita Pastorale, inoltre, il cardinale Scola ha avuto modo di incontrare non solo realtà religiose ma anche realtà sociali, associative, economiche ed istituzionali del territorio.

EDUCAZIONE – Viene proposto qui di seguito un passaggio del dialogo, tra il cardinale Scola ed i catechisti e gli animatori dei gruppi d’ascolto del vicariato di San Marco – Castello, tenutosi il 19 febbraio scorso nella sala S. Apollonia, a Venezia, in occasione della “sosta” pastorale alla parrocchia della Bragora:

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2003 – 2011 I passi del Redentore. “Educare nella società in transizione” e “Infrangere il tabù dell’anima per giovarci delle scienze”

VENEZIA – Continua l’excursus cominciato lunedì 11 giugno in preparazione alla festa del Redentore 2011. Verranno proposti, nei prossimi giorni, alcuni estratti dei discorsi pronunciati dal 2003 ad oggi, quasi a ripercorrere un percorso che si chiuderà domenica 17 luglio 2011 con l’ultima celebrazione del Redentore presieduta dal card. Scola.

Qui di seguito alcuni passaggi del discorso pronunciato il 16 luglio 2006, “Educare nella società in transizione“, e di quello proposto l’anno successivo (15 luglio 2007), “Infrangere il tabù dell’anima per giovarci delle scienze” (su questo sito sono disponibili anche i testi integrali):

 

“Educare nella società in transizione”

Redentore 2010

[...]

Avere cura del gregge è il compito affidato dal Redentore alla Sua Chiesa e da essa sentito come primario. In un certo senso tale compito ne definisce la natura profonda. Ben consapevole del comando «erunt sempre docibiles Dei» (cfr. Gv 6, 45), la Chiesa è, per essenza e permanentemente, soggetto educativo.
Nel quadro dell’indomabile passione pedagogica della Chiesa intendo quest’anno concentrare la mia attenzione su di una questione cruciale: quella dell’educazione.

[...]

Senza educazione infatti non c’è progresso. Progresso viene da pro-gredior, “corro avanti”. Può esserci progresso perché non mi reputo già arrivato. Se non mi aspettassi nulla di nuovo, se ritenessi di essere arrivato, non avrei più bisogno di correre in avanti, di progredire. Ma per progredire, per innovare è necessario educare. In ogni settore dell’umana intrapresa oggi si richiede innovazione e giustamente se ne identificano i fattori portanti. Una cosa è certa: non ci sarà innovazione se l’educazione non sarà rimessa al centro dell’interesse e delle preoccupazioni delle persone, delle famiglie, dei corpi intermedi, di tutta la società civile e quindi dello Stato stesso. A maggior ragione per la transizione in atto nel Nordest dove, come abbiamo avuto modo di ricordare qualche anno fa, il modello di sviluppo è chiamato a diventare modello di civiltà. Non a caso si parla di capitale umano e di capitale sociale come di risorse imprescindibili per reggere la sfida dell’internazionalizzazione dell’economia nella civiltà delle reti. In particolare la circolazione o l’erosione di capitale sociale – inteso come il frutto maturo di relazioni sociali improntate alla fiducia e alla collaborazione – rappresenta la cartina al tornasole della capacità educativa delle comunità locali.

[...]

Sarebbe illusorio parlare di educazione senza chiamare espressamente in causa tre categorie fondamentali: persona, realtà, libertà. Poiché è manifestazione sublime di cura, forma piena di “governo”, l’educazione nasce e vive di rapporti interpersonali. Non vi è cura senza farsi carico di tutta la persona. E la persona, a differenza del semplice individuo, mette in campo la relazione. Relazione con gli altri secondo una gerarchia di prossimità che, iniziando dai genitori, si dilata alla famiglia, ai vicini, alla scuola, all’università, al variegato mondo del lavoro. Relazione poi con le “cose” ed il cosmo, con le “circostanze” e la storia.
L’educazione è, in sintesi, la capacità di mettere consapevolmente in relazione la persona con la realtà. Tutta la persona e tutta la realtà sono in gioco nel rapporto costitutivo – interpersonale, ma sempre immerso in comunità – tra educatore ed educando. L’educazione è nello stesso tempo questione personalissima ed affare di popolo. Si può ben capire che non vi possa essere educazione senza libertà. Se educare è “prendersi cura” dell’altro, allora questo significa pro-vocare la sua libertà ad ospitare la realtà, in un confronto appassionato, a 360 gradi. In questo senso l’educazione esige da tutti gli attori in campo auto-esposizione e testimonianza.
Come afferma suggestivamente la sociologa Margaret Archer «ciò di cui ci prendiamo maggiormente cura» nasce da un «processo attivo di riflessione che avviene in un dialogo interiore». Il processo educativo del “prendersi cura” evidenzia cioè, le «nostre premure fondamentali» (ultimate concerns) le quali sono «ciò che ci rende esseri morali» .

[...]

Se l’aver cura richiesto ad ogni educazione domanda la capacità di coniugare libertà – personale e comunitaria – e realtà, allora si capisce come la libertà di educazione sia un irrinunciabile carattere distintivo di una società veramente libera. Il grado di civiltà di una società si giudica soprattutto a partire dal peso e dalla libertà dati al fattore educativo da parte delle Istituzioni che sono chiamate a promuoverlo e a garantirlo.
La libertà di educazione misura la natura autenticamente democratica e popolare di una società. Di conseguenza giudica anche la capacità dello Stato di svolgere la sua funzione di promotore e garante di una società civile in cui le persone e tutti i corpi intermedi – anzitutto i genitori e le famiglie – in piena libertà possano esercitare, tra gli altri, il diritto fondamentale primario di istruzione e di insegnamento. Ma quest’ultimo resterebbe velleitario se non fosse accompagnato dal diritto di costituire delle associazioni e di intraprendere delle attività sociali, culturali ed economiche.

[…]

Una piena libertà di educazione, poggiata su un sistema effettivamente plurale, è esigita anche dalla molteplicità e complessità delle discipline in cui versa oggi l’oggetto dei saperi che scuola ed università sono chiamate ad elaborare e a comunicare. Questo stato di cose orienta alla formulazione di un “patto educativo” fra famiglia, scuola e i diversi soggetti sociali, culturali ed imprenditoriali perché contribuiscano a liberi progetti educativi. L’educazione infatti è l’esito di una rete di relazioni tra soggetti educanti. È anzitutto un fatto “corale”, non una funzione specialistica. Ciò non preclude, anzi comprende, la necessità di distinguere compiti e responsabilità tra i diversi soggetti. Sarebbe utopico contrastare l’elevato tasso di complessità e differenziazione, immaginando un ritorno a forme pre-moderne di comunitarismo.
Una piena libertà di educazione potrebbe inoltre più facilmente consentire quell’unità del soggetto del sapere che a me pare inseparabile dall’aver cura che, come abbiamo detto, regge ogni proposta educativa.
L’unità del soggetto del sapere poggia su due principi che possono essere accettati da una società che si vuole autenticamente laica e plurale come quella italiana di oggi. Il principio della conoscibilità del reale e quello della capacità dell’umana ragione di ospitarlo.

[…]

 

 

“Infrangere il tabù dell’anima per giovarci delle scienze” 

Redentore 2010

[…]

La concezione tecnoscientifica della vita umana e della sua storia è divenuta assai rilevante nelle democrazie avanzate soprattutto dell’Occidente. Se la democrazia plurale si costruisce autonomamente solo su procedure, è però la tecnoscienza (non più le religioni e le filosofie) a volerci dire che cos’è la vita nella sua origine, nel suo svolgimento e nel suo termine. A ben vedere il fenomeno stesso della globalizzazione è strettamente dipendente dal fatto che l’Occidente sta imponendo a tutto il mondo una concezione della felicità come puro prodotto progressivo della tecnoscienza. In questa visione delle cose non v’è più posto per l’anima, la risurrezione della carne, la vita eterna. 

[…] 

Ci si può anzitutto porre una domanda. Una simile visione della realtà è per l’autentico profitto della stessa tecnoscienza? Veramente la questione della vita, dello “spirito di vita”, dell’ “Io” (Self) (per finire, dell’anima) è compiutamente risolvibile nel rapporto mente / cervello assunti come sostitutivi dei concetti di anima, di psiche e di bios?
Conviene anzitutto rilevare che la tecnoscienza fa leva su una visione del reale che consente la progressiva scoperta solo di ulteriori stati di cose, ma non quella di ulteriorità di senso rispetto a quello definito dall’impresa scientifica. Riaffiora qui obiettivamente il rischio, che ogni autentica impresa scientifica deve invece scongiurare, di una nuova forma di riduzionismo (non di corretta “riduzione”) che finisce per produrre inedite, potenti varianti di scientismo, che in ogni sua forma, da quelle più rozze a quelle più raffinate, è fondato su una triplice ingiustificata identificazione: “ciò che è” è “ciò che è conoscibile”; “ciò che è conoscibile” è “ciò che è conoscibile scientificamente”; “ciò che è conoscibile scientificamente” è “ciò che è conoscibile mediante la scienza empirica”. Così che, in definitiva, solo le scienze, e in specie quelle empirico-sperimentali, ci danno la conoscenza di ciò che è.
Non la scienza astrattamente intesa, che giustamente non accetta regolazioni estrinseche, ma l’uomo di scienza non può però eludere la domanda: l’orizzonte della ragione umana oltrepassa o no l’orizzonte della ragione scientifica? 

[…] 

Per meglio profittare dei frutti buoni della tecnoscienza dobbiamo affermare la necessità di dare soluzioni appropriate alla questione di fondo: che cosa consente di rispondere adeguatamente alla “domanda delle domande”, che sempre rispunta in ogni stagione della storia umana e che anche il neuroscienziato non può non lasciar affiorare quando, nel pieno rispetto dello statuto e dei metodi delle sue scienze e delle sue tecniche, indaga sull’Io (Self)? La risposta si lascia alla fine concentrare nel riconoscimento dell’unità duale (anima/corpo) costitutiva di ogni singolo uomo, in cui si esprime quella tensione tra le componenti dell’umano che domanda stabilizzazione all’interno di un’unità che la precede, senza poterla risolvere. La natura drammatica dell’io spalanca la ragione, quale finestra aperta sul reale, in tutte le sue dimensioni, e quale conoscenza del reale come intelligibile. Anche lo scienziato che fa riferimento alla ragione teorico-scientifica e pratico-tecnica non può che trarre profitto dal riconoscimento di questa antropologia dinamica. 

[…]

“La tua via è carica di una Promessa”. Un incontro prima degli esami

VENEZIA - Sono 400 i ragazzi della Diocesi che martedì 7 e mercoledì 8, insieme ai loro educatori, hanno incontrato il Patriarca nell’ormai tradizionale “Gelato prima degli esami”.

Un momento di festa, riflessione e preghiera, quello promosso dagli organizzatori dell’ Ufficio catechistico diocesano / Coordinamento per la Pastorale dei ragazzi, che ha coinvolto, nella prima serata i ragazzi del centro storico, riunitisi nel Palazzo Patriarcale, e che il giorno successivo ha visto la partecipazione, nella parrocchia di Trivignano, dei giovanissimi della terraferma e del litorale.

Qui di seguito un passaggio dell’augurio prima degli esami che il Patriarca ha rivolto ai ragazzi:

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“Il dono del figlio”, riflessioni su “La vita buona”

Continua, anche nel mese di giugno, la collaborazione del cardinale Angelo Scola, con il «Messaggero di sant’Antonio». Ogni mese si rivolge ai lettori della rivista parlando di vita buona, riallacciandosi all’omonimo libro-intervista con il giornalista Aldo Cazzullo.

Ogni figlio è figlio della promessa. Perciò la famiglia non può chiudersi in se stessa: come Dio l’ha aperta nella sua origine, essa deve rimanere aperta al Suo disegno.

Angelo Scola

Madri in affitto, padri/donatori anonimi, figli in provetta… Ogni giorno dai mass-media giungono notizie che hanno dell’incredibile, che lasciano inquieti anche i fanatici del progresso. Cominciamo a fare chiarezza mettendo lì un dato incontrovertibile: nessun uomo potrà mai farsi da sé, nemmeno nel caso in cui – nello scenario sempre meno fantascientifico che ci si annuncia – venisse al mondo come un prodotto di laboratorio. Sempre comunque da un altro avrebbe origine. Non sarà mai possibile «autogenerarsi». Abbiamo già avuto modo di parlarne: è il tu che fa essere l’io e lo accompagna nella crescita. è una legge costitutiva universale. Tale dinamismo oblativo è inscritto nell’essere umano – che è unità indissolubile di anima e di corpo – non per spossessarlo, ma per spalancarlo alla vita. Così l’amore tra l’uomo e la donna custodisce la possibilità di renderli partecipi della capacità generativa di Dio.
 
In barba a ogni calunnia, dalla visione cristiana l’atto coniugale riceve la massima esaltazione. Esso emerge come via della creazione. «Ognuno di noi nasce da un momento d’amore totale, da un momento d’amore arrivato al grado di non potersi nemmeno più conoscere se non con l’aiuto, l’intervento e la presenza di Dio» osserva genialmente Giovanni Testori, nell’affascinante dialogo con Luigi Giussani Il senso della nascita. Non c’è niente infatti che, come la nascita di un figlio – penso che tutti i genitori lo possano confermare –, metta di fronte all’evidenza di qualcosa che, pur venendo da noi, ci eccede da tutte le parti. Da un lato sentiamo che non c’è nulla di più profondamente «nostro». Dall’altro, altrettanto radicalmente, percepiamo che nulla è più «ricevuto». Proprio qui sta la ragione ultima del «no» salutare della Chiesa all’aborto e alla contraccezione. «Nell’amore non c’è timore» scrive, toccando una corda profonda dell’esperienza umana, l’evangelista Giovanni. Perciò nell’amore non c’è (almeno intenzionalmente) calcolo, non c’è pretesa di dominio. La logica del dono, che deve sempre accompagnare la procreazione responsabile, non ha niente da spartire con quella della pretesa. E rifiutare un dono non è mai naturale, né facile.
 
Spezzare la circolarità di amore, sessualità e procreazione conduce a ridurre la procreazione (propria dell’uomo) a riproduzione meccanica (propria dell’animale) e condanna l’io stesso ad avvitarsi su di sé in un’inesorabile chiusura narcisistica. I rilevanti successi dovuti al binomio scienze-tecnologie spesso favoriscono una mentalità ideologica che rende plausibile una sorta di imperativo categorico: «Se puoi, devi». Il fatto che «tecnicamente» l’uomo abbia il potere di disgiungere la procreazione dall’atto coniugale non significa che lo possa fare senza snaturare l’umano. Il figlio ha il diritto a essere concepito all’interno di una famiglia, nell’unione d’amore corporeo-spirituale dei due coniugi e non può essere considerato come un semplice oggetto di desiderio o di un fare tecnico. Dalla fecondità di Sara a quella di Maria la Bibbia ce lo richiama con insistenza: ogni fecondità (sia quella fisica che quella spirituale) è ricevuta da Dio. E ogni figlio è figlio della promessa. Perciò la famiglia non può chiudersi in se stessa ma, come Dio l’ha aperta nella sua origine, essa deve rimanere aperta al Suo disegno.

La riconoscenza per l’assoluta gratuità dell’amore di Dio suscita la responsabilità dell’obbedienza a esso. Ne parleremo ancora.

 

E’ possibile commentare e reagire agli articoli del Patriarca Scola scrivendo a redazione@santantonio.org

“L’esperienza cristiana, via della bellezza”. Il comunicato finale della 63ª assemblea della Cei

ROMA – Viene qui proposto il comunicato finale della 63ª Assemblea Generale della Conferenza Episcopale Italiana, tenutasi a Roma dal 23 al 27 maggio.

Conferenza Episcopale Italiana

63ª ASSEMBLEA GENERALE

Roma, 23 – 27 maggio 2011

 

Comunicato finale 

 

“La comunione nello Spirito Santo è la condizione del giusto discernimento”. Queste parole, pronunciate dal Card. Marc Ouellet, Prefetto della Congregazione per i Vescovi, nell’omelia della Concelebrazione eucaristica in San Pietro, individuano con efficacia i tratti caratterizzanti la 63ª Assemblea Generale della CEI (Roma, 23-27 maggio 2011). A essa hanno preso parte 231 membri e 18 Vescovi emeriti, a cui si sono aggiunti 22 rappresentanti di Conferenze Episcopali europee, i delegati dei religiosi, delle religiose, degli Istituti secolari, della Commissione Presbiterale Italiana e della Consulta Nazionale delle aggregazioni laicali, nonché alcuni esperti, in ragione degli argomenti trattati.

Uno spirito di comunione ha contraddistinto anzitutto la prolusione del Presidente, il Card. Angelo Bagnasco, che ha riletto, a partire dalla recente beatificazione, la figura e il magistero di Giovanni Paolo II, riproponendo la forza rigenerante dell’originalità cristiana, anche in un clima culturale segnato dal dilagare del secolarismo e del relativismo. Con fermezza, esprimendo “dolore e incondizionata solidarietà” alle vittime e alle loro famiglie, ha ribadito il dovere di affrontare l’infame piaga degli abusi sessuali perpetrati da sacerdoti; la preoccupazione per la crisi della vita pubblica e per l’individualismo indiscriminato che porta a ignorare le urgenze sociali; il bisogno di tutelare la persona in ogni momento della vita e la famiglia, come nucleo primario della società; la necessità di qualificare la scuola e di una politica del lavoro che abbia a cuore il futuro dei giovani. L’anelito alla comunione ha indotto a varcare i confini del nostro Paese, per soffermarsi sullo situazione del Medio Oriente e del Nordafrica, con particolare attenzione alla Libia, chiedendo un “cessate il fuoco” che apra la strada alla diplomazia e a un diverso coinvolgimento dell’Unione europea.

La comunione si è manifestata visibilmente nella celebrazione mariana del 26 maggio nella Basilica di S. Maria Maggiore, nella quale i Vescovi, riuniti in preghiera intorno al Santo Padre, hanno rinnovato l’affidamento dell’Italia alla Vergine Madre, nell’anno in cui ricorre il centocinquantesimo anniversario dell’unità politica.

L’Assemblea Generale ha esercitato il suo discernimento in particolare riflettendo sulle modalità secondo cui articolare nel decennio corrente gli Orientamenti pastorali Educare alla vita buona del Vangelo, approvati nel 2010. In quest’opera i Vescovi sono stati guidati da due relazioni magistrali, l’una volta ad approfondire cosa significhi introdurre e accompagnare all’incontro con Cristo nella comunità ecclesiale, e l’altra imperniata sulla sfida che il secolarismo pone all’universalità cristiana.

Continuando l’opera iniziata nella precedente Assemblea Generale, tenuta ad Assisi nel novembre scorso, i Vescovi hanno esaminato e approvato la seconda parte dei materiali della terza edizione italiana del Messale Romano. Fra gli adempimenti di natura amministrativa, spicca l’approvazione della ripartizione e dell’assegnazione delle somme derivanti dall’otto per mille.

A integrazione dei lavori, sono state svolte comunicazioni e date informazioni su alcune esperienze ecclesiali di rilevanza nazionale e sui prossimi eventi che coinvolgeranno le Chiese in Italia.

 

1. L’esperienza cristiana, via della bellezza 

L’educazione è il fulcro prospettico e l’impegno prioritario delle diocesi italiane nel decennio corrente: ciò impone un’attenta analisi delle dinamiche culturali in cui essa è chiamata a vivere. È fondamentale affrontare il discorso culturale per giungere a una proposta di fede, in una società nella quale il pensiero individualistico trasforma la libertà in privilegio del più forte e conduce alla deriva dell’indifferenza.

Oggi la secolarizzazione costituisce la condizione normale per ciascuno. L’approfondimento dedicato al tema ha aiutato a recuperare la genesi storica di questa situazione, che ha visto anzitutto venire meno la fiducia che la singolarità di Cristo conferisca unità e senso a tutto ciò che è umano. Questa frattura ha aperto la strada alla privatizzazione della fede e alla costruzione di alternative culturali all’universalismo cristiano, sfociate nelle ideologie del Novecento. La critica radicale all’Assoluto ha portato con sé anche la negazione degli assoluti antropologici, con l’avvento dei particolarismi, della frammentarietà e della solitudine, fino alla deriva nichilista.

Per non restare succubi e inerti, è indispensabile riproporre l’esperienza cristiana quale sintesi forte e bella, che individua nel Cristo il principio che ridona respira a tutto l’umano. Educare alla fede diventa così la prima urgenza e il primo servizio a cui la Chiesa è chiamata, dando respiro e profondità all’impegno culturale e alla testimonianza della carità. 

 

2. Con la forza di un incontro 

L’orizzonte della fede non muove da una dottrina o da un’etica, ma da un incontro personale. Nel dibattito in aula è emersa con forza la necessità di contestualizzare l’opera educativa della Chiesa nel panorama culturale, consapevoli del fatto che è questo il momento per indicare strade che introducano e accompagnino all’incontro con Cristo. In tale ottica, il lavoro in gruppi di studio – finalizzato a individuare soggetti e metodi dell’educazione alla fede – ha evidenziato anzitutto l’imprescindibilità, per la trasmissione della fede, di relazioni profonde di prossimità e di accompagnamento, nella linea dell’icona evangelica dei discepoli di Emmaus.

Molti hanno sottolineato come non manchino nelle nostre comunità sperimentazioni stimolanti e buone prassi, soprattutto nell’ambito dell’iniziazione cristiana dei bambini e dei ragazzi: un primo obiettivo operativo sarà quello di una mappatura delle esperienze, che ne consenta una conoscenza più diffusa in vista del discernimento.

La famiglia – spesso integrata dall’apporto dei nonni – resta il soggetto educativo primario, nonostante le fragilità che la segnano. Un nuovo rilievo può essere assunto dai padrini, se scelti in quanto persone disponibili e idonee a favorire la formazione cristiana delle nuove generazioni.

Accanto alla famiglia, rimane fondamentale il ruolo della parrocchia. Associazioni laicali, gruppi e movimenti vanno a loro volta valorizzati, verificandone con puntualità esperienze e proposte educative. Molto ci si attende dai sacerdoti: ribadendo la stima nei loro confronti, per la dedizione di cui danno prova, si chiede loro un salto di qualità, le cui basi devono essere poste sin dalla formazione in seminario. Educatore per eccellenza, il sacerdote non può a sua volta esimersi dal dovere della formazione permanente, antidoto al rischio di lasciarsi travolgere dalle esigenze del fare, perdendo i riferimenti complessivi del quadro culturale ed ecclesiologico, senza i quali l’attività pastorale si condanna alla sterilità.

I Vescovi hanno condiviso l’importanza di offrire una risposta accogliente e vitale in particolare ai cosiddetti “ricomincianti”: quanti, cioè, dopo un tempo di indifferenza o di distacco, maturano la volontà di riavvicinarsi alla pratica religiosa e di sentirsi parte della Chiesa. Un’attenzione specifica deve essere rivolta agli immigrati – specialmente alle giovani generazioni –, destinati a diventare parte integrante delle comunità ecclesiali e del Paese. 

 

3. La carità politica nasce dalla santità           

La prolusione del Cardinale Presidente è stata apprezzata per l’impostazione, l’equilibrio e l’ampiezza di sguardo. In particolare, i Vescovi hanno condiviso la preoccupazione per la situazione di precariato lavorativo che mette a dura prova soprattutto i giovani, e per la contrazione dei servizi sociali – a partire dall’offerta sanitaria. Il doveroso contenimento della spesa pubblica non può, infatti, avvenire penalizzando il livello delle prestazioni sociali, che è segno di civiltà garantire a tutti.

Unanime è l’impegno a investire energie per formare una nuova generazione di amministratori e di politici appassionata al bene comune. C’è bisogno in questo campo di luoghi, metodi e figure significative: tra esse, spicca per la sua esemplarità il Servo di Dio Giuseppe Toniolo, la cui prossima beatificazione costituirà un’opportunità per rilanciare un modello di fedele laico capace di vivere la misura alta della santità.

Gli abusi sessuali compiuti da ministri ordinati sono una piaga infame, che “causa danni incalcolabili a giovani vite e alle loro famiglie, cui non cessiamo di presentare il nostro dolore e la nostra incondizionata solidarietà”: stringendosi intorno al Cardinale Presidente e facendone proprie le parole ferme, i Vescovi hanno ribadito che sull’integrità dei sacerdoti non si può transigere. Condivisa è la certezza che chiarezza, trasparenza e decisione, unite a pazienza e carità, sono la via della perenne riforma della Chiesa.

Profonda sintonia è emersa anche nella valutazione della drammatica situazione libica: i Vescovi hanno chiesto con fermezza che le armi cedano il posto alla diplomazia; che l’Europa avverta come il Nordafrica rappresenti oggi un appuntamento a cui è essa convocata dalla storia; che l’impegno di accoglienza dei profughi sia condiviso a livello comunitario. Particolare riconoscenza va alle Caritas diocesane e alle associazioni di volontariato che si stanno spendendo per fare fronte all’emergenza, forti di un’esperienza di integrazione da tempo quotidianamente condotta. 

 

4. Sotto il manto della Vergine           

L’Assemblea Generale ha vissuto il suo momento più alto e toccante giovedì 26 maggio, stingendosi in preghiera intorno al Santo Padre per la recita del Rosario nella Basilica di S. Maria Maggiore.

In questo modo – come ha ricordato il Cardinale Presidente nell’indirizzo di saluto – si è voluto affidare l’Italia a Maria nel centocinquantesimo anniversario dell’unità nazionale, richiamando i tasselli di una memoria condivisa e additando gli elementi di una prospettiva futura per il Paese.

Papa Benedetto XVI, osservando che a ragione l’Italia può essere orgogliosa della presenza e dell’azione della Chiesa, ha esortato i Vescovi a essere coraggiosi nel porgere a tutti ciò che è peculiare dell’esperienza cristiana: la vittoria di Dio sul male e sulla morte, quale orizzonte che getta una luce di speranza sul presente. In particolare, ha incoraggiato le iniziative di formazione ispirate alla dottrina sociale della Chiesa e ha sostenuto gli sforzi di quanti si impegnano a contrastare il precariato lavorativo, che compromette nei giovani la serenità di un progetto di vita familiare. 

 

5. Liturgia, fulcro dell’educazione           

La liturgia costituisce il cuore dell’azione educativa della Chiesa. Continuando il lavoro intrapreso nella precedente Assemblea Generale (Assisi, 8-11 novembre 2010), i Vescovi hanno esaminato i materiali della seconda parte della terza edizione italiana del Messale Romano. Per completare l’opera, restano da affrontare gli adattamenti propri della versione italiana: essi saranno esaminati nella prossima Assemblea Generale, che si terrà a Roma nel maggio 2012. 

 

6. Adempimenti amministrativi, comunicazioni e informazioni 

Come ogni anno, i Vescovi hanno provveduto ad alcuni adempimenti amministrativi, fra cui spicca l’approvazione dell’assegnazione e della ripartizione delle somme provenienti dall’otto per mille per il 2011. I dati, come sempre riferiti alle dichiarazioni dei redditi effettuate tre anni fa, cioè nel 2008, confermano l’ottima tenuta del meccanismo dell’otto per mille: all’aumento complessivo del numero dei firmatari, è corrisposta la perfetta tenuta della percentuale di quanti hanno espresso la propria preferenza per la Chiesa cattolica. Ciò induce a perseverare nell’impegno di trasparenza quanto all’utilizzazione e alla rendicontazione di queste somme.

Si è data comunicazione degli esiti della rilevazione delle opere sanitarie e sociali ecclesiali presenti in Italia. È stato presentato il libro bianco informatico sulle opere realizzate grazie ai fondi dell’otto per mille, nonché il portale internet www.chiesacattolica.it. Si sono forniti ragguagli sul seminario di studio per i Vescovi sul tema dei rapporti fra Chiesa, confessioni religiose e Unione europea (Roma, 14-16 novembre 2011). Altre informazioni hanno riguardato la Giornata per la Carità del Papa, la Giornata Mondiale della Gioventù di Madrid, il Congresso Eucaristico Nazionale di Ancona e l’Incontro Mondiale delle Famiglie di Milano.

Infine, è stato approvato il calendario delle attività della CEI per l’anno pastorale 2011-2012. 

 

7. Nomine

La Presidenza della CEI, riunitasi il 23 maggio, ha nominato don Paolo Morocutti (Siena – Colle di Val d’Elsa – Montalcino) Assistente Ecclesiastico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore – sede di Roma. 

Il Consiglio Episcopale Permanente, riunitosi il 25 maggio, ha provveduto alle seguenti nomine:

- Padre Michele Pischedda, Oratoriano, Assistente Ecclesiastico Nazionale della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI).

- S.E. Mons. Luigi Marrucci, Vescovo di Civitavecchia – Tarquinia, Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’UNITALSI.

- Don Danilo Priori (L’Aquila), Vice Assistente Ecclesiastico Nazionale dell’UNITALSI.

- Prof. Francesco Miano, Presidente Nazionale dell’Azione Cattolica Italiana.

- Dott.ssa Francesca Simeoni, Presidente Nazionale Femminile della Federazione Universitaria Cattolica Italiana (FUCI).

 

 Ha inoltre confermato:

- Avv. Salvatore Pagliuca, Presidente dell’UNITALSI.

- Mons. Antonio Donghi (Bergamo), Assistente Spirituale Nazionale dell’Associazione Opera della Regalità di Nostro Signore Gesù Cristo.

 

Roma, 27 maggio 2011

“In Gesù una risposta compiuta per la nostra vita”. Un dialogo con i bambini

VENEZIA – Viene qui di seguito proposto un passaggio del dialogo tra il Patriarca ed i bambini, ragazzi e giovani del patronato interparrocchiale “Leone XIII” di Castello, Venezia. Con la “sosta” nelle tre parrocchie di Castello -  S. Pietro apostolo, S. Giuseppe e S. Francesco di Paola (rette tutte dalla comunità salesiana) – la Visita pastorale, avviata nel 2004, è giunta al suo termine.

Domenica 8 maggio il Santo Padre Benedetto XVI la concluderà ufficialmente con l’Assemblea ecclesiale prevista nel pomeriggio a San Marco.

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