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“Credo Ecclesiam”. Un articolo da “Communio”

Viene proposto qui di seguito un articolo del Patriarca pubblicato sull’ultimo numero di  ”Communio“, rivista internazionale di teologia e cultura:

+ Angelo card. Scola

Patriarca di Venezia

 

Cardinale 3

«Credo sanctam ecclesiam, sed non in illam credo, quia non Deus sed convocatio vel congregatio christianorum et domus Dei est»[1]. Con questa formulazione il vescovo medievale Bruno di Würzburg[2] esprime, nell’orizzonte del Credo apostolico, in modo sintetico ed efficace la natura della Chiesa. Essa è il soggetto che consente al cristiano la confessione di fede. Professare nel simbolo la propria fede è possibile solo se si è parte del soggetto adeguato a confessare il Credo. Il singolo credente è tale solo se fa propria ogni volta la fede della Chiesa. Per questo la Chiesa viene proposta, in quanto con-vocatio vel con-gregatio christianorum e domus Dei, come l’organismo vitale che confessa la Trinità, Gesù Cristo, lo Spirito, la vita eterna.

È la prospettiva che mi permetto di suggerire in apertura dei lavori di questo Seminario organizzato in occasione dell’incontro delle redazioni della Rivista Internazionale Communio che verte quest’anno sull’ecclesiologia. Nell’ottica del Credo Ecclesiam si comprende bene la presentazione di questo Seminario. A quasi cinquant’anni dall’apertura dell’ultimo Concilio Ecumenico, si riconosce esplicitamente che «l’ecclesiologia del Vaticano II nasce dalla precedente tradizione della Chiesa, certo rinnovata e ringiovanita per opera dello Spirito, ma in ogni caso in continuità con la precedente vita della Chiesa».

L’affermazione si rifà all’ormai celebre discorso di Benedetto XVI alla Curia Romana, in occasione degli auguri natalizi, il 22 dicembre 2005. Da allora si sono moltiplicati gli interventi e le pubblicazioni intorno a quello che in modo generico è stato identificato con il binomio rottura/continuità. Certamente il discorso del Papa non è stato il solo fattore che ha favorito una rinnovata riflessione sulla ricezione del Vaticano II. Basti pensare, ad esempio, alla conclusione della pubblicazione della Storia del Concilio Vaticano II, diretta da Giuseppe Alberigo e all’ampio dibattito che essa ha suscitato[3]. Ma insieme a quest’opera potremmo citarne altre non meno decisive: l’enciclopedico commento a tutti i testi conciliari diretto da Peter Hünerman e da Hilberath, nonché i contributi di autori come Routhier, Theobald, O’Malley e altri ancora.

Vorrei fare cenno al tema della Chiesa come soggetto della fede ed ambito della confessione del credente partendo proprio da una citazione puntuale di quel discorso di Benedetto XVI. Le sue parole, se lette con la dovuta attenzione, superano il binomio continuità-rottura introducendo la categoria più appropriata di ermeneutica della riforma. Benedetto XVI mostra l’insostenibilità della tesi della rottura ma, nello stesso tempo, è ben lontano dal proporre una scontata “continuità” che, tutto sommato, non resisterebbe agli appunti mossi da una critica equilibrata.

«Tutto dipende dalla giusta interpretazione del Concilio o – come diremmo oggi – dalla sua giusta ermeneutica, dalla giusta chiave di lettura e di applicazione. I problemi della recezione sono nati dal fatto che due ermeneutiche contrarie si sono trovate a confronto e hanno litigato tra loro. L’una ha causato confusione, l’altra, silenziosamente ma sempre più visibilmente, ha portato frutti. Da una parte esiste un’interpretazione che vorrei chiamare “ermeneutica della discontinuità e della rottura”; essa non di rado si è potuta avvalere della simpatia dei mass-media, e anche di una parte della teologia moderna. Dall’altra parte c’è l’“ermeneutica della riforma”, del rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino».

Come dicevo qui il Papa identifica nell’ermeneutica la questione-chiave della riflessione circa la ricezione del Vaticano II. E lo fa contrapponendo due ermeneutiche contrarie.

Tuttavia il primo dato molto significativo è che per citare tali ermeneutiche contrapposte non fa ricorso ad una terminologia che oppone simmetricamente “discontinuità-continuità”, “rottura-continuità”, ma parla di: “ermeneutica della discontinuità e della rottura” da una parte e di “ermeneutica della riforma” dall’altra. Ci troviamo, pertanto, di fronte ad una prima indicazione che impedisce di identificare la proposta del Papa con le “ermeneutiche della continuità” di stampo più o meno marcatamente tradizionalista. La proposta del Papa aiuta a comprendere che “continuità” non può significare che il Concilio Vaticano II debba essere letto e assunto semplicemente ricorrendo al magistero precedente come chiave ermeneutica compiuta.

Ma più interessante ancora è la definizione che Benedetto XVI dà dell’ermeneutica della riforma. Egli la descrive come «rinnovamento nella continuità dell’unico soggetto-Chiesa, che il Signore ci ha donato; è un soggetto che cresce nel tempo e si sviluppa, rimanendo però sempre lo stesso, unico soggetto del Popolo di Dio in cammino».

Questa definizione mi sembra contenere tre nuclei decisivi di pensiero.

-  Anzitutto dice di chi si deve affermare la continuità: dell’unico soggetto-Chiesa;

-  con la proposizione relativa «che il Signore ci ha donato» il Papa identifica l’origine di tale soggetto e, pertanto, la ragion d’essere della sua permanenza come soggetto dalla chiara identità nel tempo;

-  infine specifica il chi è questo soggetto: il Popolo di Dio in cammino.

Continuità e rinnovamento non sono in alternativa proprio perché stiamo parlando della Chiesa, Popolo di Dio, soggetto la cui origine è nel disegno salvifico della Comunione Trinitaria ma che è ancora in cammino verso la patria definitiva.

Mi sembra che queste indicazioni aprano prospettive feconde per il lavoro teologico nei prossimi anni. Ne cito tre:

a) L’elaborazione di una ecclesiologia del soggetto Chiesa, riprendendo l’indicazione balthasariana sul Chi è la Chiesa? Personalmente sono convinto che questo esiga una doppia concentrazione dell’ecclesiologia in chiave antropologica e sacramentale[4].

b) La peregrinatio, e quindi tutta la dimensione storica ed escatologica, come forma della vita della Chiesa, con le relative, talora scottanti implicazioni.

c) La centralità della fede: la Chiesa è il soggetto della fede. Da qui la necessaria attenzione al legame esistente tra Dei Verbum e Lumen gentium, per un’adeguata ermeneutica del corpus dottrinale del Vaticano II. 

Sono semplici suggerimenti per il lavoro comune.

 

Note:
[1] PL 142, 561C.
[2] Nato c. 1005; morto il 27 maggio 1045.
[3] G. Ruggieri cita una lunghissima lista di recensioni: Recezione ed interpretazioni del Vaticano II, Le ragioni di un dibattito, in Cristianesimo nella storia, 28 (2007), 381-446. Egli non emette le voci critiche, ad esempio Berger e Marchetto.
[4]Cfr. A. Scola, Chi è La Chiesa? Una chiave antropologica e sacramentale per l’ecclesiologia, BTC 130, Queriniana, Brescia 20072. 

“La bellezza che accoglie”: il Patriarca incontra a San Marco gli operatori dell’arte e del turismo

L’appuntamento, inserito nella Visita pastorale, è fissato alle ore 17.45 di venerdì 18 febbraio (festa del Beato Angelico, patrono degli artisti) nella cattedrale di Venezia

Il mondo dell’arte e del turismo – così strettamente legato alla città di Venezia – ha raccolto l’invito e sarà presente numerosissimo, viste le centinaia di adesioni giunte, all’incontro con il Patriarca card. Angelo Scola nella basilica di S. Marco. L’appuntamento – intitolato “La bellezza che accoglie” – avverrà, significativamente, alle ore 17.45 di venerdì 18 febbraio e quindi nel giorno esatto della ricorrenza liturgica del Beato Angelico, patrono degli artisti.

Non si tratterà – spiega don Gianmatteo Caputo, direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale del Turismo, dell’Ufficio promozione beni culturali e del Museo diocesano – di un dibattito o di una celebrazione liturgica: “Sarà piuttosto un momento di riflessione nel quale gli operatori del turismo e dell’arte avranno la possibilità di raccogliere idee sul rapporto fra bellezza e accoglienza. Incoraggiare e favorire l’accoglienza in termini di carità umana, civile e soprattutto cristiana è uno dei primi obiettivi della riflessione che il Patriarca proporrà a tutti i presenti, in un incontro che avrà anche una dimensione artistica e teatrale. La cattedrale marciana sarà presentata, infatti, in modo originale e nuovo attraverso interventi recitati ed un’illuminazione straordinaria con un’alternanza di effetti di luce e momenti musicali”.

Hanno dato la loro adesione all’iniziativa la Regione Veneto, la Provincia e il Comune di Venezia, le due Sovrintendenze, le Università, fondazioni e istituzioni culturali ma anche le realtà economiche che agiscono nel settore dell’accoglienza turistica, nonché le associazioni e le organizzazioni che operano con turisti e beni culturali. E’ prevista, tra l’altro, la partecipazione della Cappella Marciana e dell’attore Giancarlo Previati.

“Riscoprire la bellezza del cuore della nostra diocesi – osserva ancora don Caputo – sarà occasione per ribadire che ogni angolo del nostro territorio gode di bellezze da valorizzare e promuovere, nel recupero della loro forza comunicativa, e per rinnovare la collaborazione fra quanti operano per rendere Venezia bella ed accogliente”.

L’incontro rientra a pieno titolo nella Visita pastorale che il Patriarca e i suoi collaboratori stanno in queste settimane portando a termine nel centro storico della città lagunare dopo aver toccato tutte le parrocchie e molte varie realtà ecclesiali, associative e civili del territorio della diocesi veneziana.

‘Cultura e fede, una dinamica insuperabile’

E’ disponibile l’articolo a firma del card. Angelo Scola pubblicato dall’inserto domenicale del quotidiano economico Il sole 24 ore in data 10 Gennaio 2010

Fede e cultura: il binomio, formulato con varietà di espressioni e accenti, rappresenta una costante della riflessione cristiana. Ma un corretto rapporto, sempre circolare, tra fede cristiana e cultura implica necessariamente il rapporto tra fede cristiana e religioni.

La riflessione, se non vuole essere astratta, deve situarsi all’interno dell’odierno processo d’incontro di popoli, che ho più volte evocato attraverso la categoria di “meticciato di civiltà”. La qualifica “di civiltà” con cui connoto l’espressione “meticciato” spesso non è vista in tutta la sua portata delimitativa, forse perché l’espressione “meticciato” produce, in prima battuta, un certo contraccolpo. Tuttavia il meticciato di civiltà – insisto in questa precisazione – non è un programma politico: il suo carattere congiunturale esclude che lo si possa erigere a meta da perseguire lungo il divenire storico. Al tempo stesso, esso è qualcosa di più della semplice descrizione di un processo (come potrebbe essere l’enunciazione di una legge fisica o la distaccata osservazione di un fenomeno biologico), poiché si propone alle nostre libertà come un orizzonte interpretativo generale, dal carattere sintetico e globale. (continua…)

Fine della modernità: eclissi e ritorno di Dio. L’intervento del Patriarca all’Evento Internazionale del progetto culturale della Cei.

“Dio Oggi. Con Lui o senza di Lui cambia tutto” è il titolo dell’Evento Internazionale promosso dal Comitato per il progetto culturale della Cei, dall’11 al 12 dicembre a Roma presso l’Auditorium Conciliazione.  Il card. Scola è intervenuto venerdì 11 dicembre all’interno della seconda sessione dei lavori, intitolata “Il Dio della cultura e della Bellezza”.

Cliccando qui è possibile vedere la galleria fotografica dell’evento.

Ecco il testo dell’intervento del Patriarca.

1. Modernità: deicidio o eclissi di Dio?

A suo tempo Augusto Del Noce ha affermato: «L’ateismo si fa destino della modernità» dal momento che la modernità immanentista termina nella rinuncia radicale alla domanda sul senso. Anzi, insiste il filosofo, l’in-sensatezza della modernità altro non sarebbe che la prova del deicidio compiuto[1].

Ma quale Dio sarebbe stato ucciso? Ed anche: quale Dio è quello che la modernità filosofica religiosa ha affermato e difeso? Per identificarlo possiamo far ricorso ad un celebre passaggio della Lettera ai Romani in cui San Paolo, parlando di Abramo, dice: «Sta scritto: “Ti ho costituito padre di molti popoli”; (è nostro padre) davanti al Dio nel quale credette, che dà vita ai morti e chiama all’esistenza le cose che ancora non esistono» (Rm 4, 17). (continua…)

Le chances di un cristianesimo vivo oggi. Il Patriarca intervistato da Il Sussidiario.net

La sfida educativa, l’esperienza elementare, le neuroscienze, il crocifisso e il riaccadere dell’avvenimento cristiano dentro tutti gli ambiti dell’esistenza: sono alcuni dei temi toccati dall’intervista che il quotidiano on line Il Sussidiario ha realizzato al card. Scola.

Cliccando qui è possibile leggere l’intervista firmata da Alberto Savorana.

Verso la festa del Redentore: il discorso del Patriarca del 2008

BenedizioneOgni anno per la Festa del Redentore, che cade la terza domenica di luglio, il card. Angelo Scola, Patriarca di Venezia, rivolge ai fedeli della città di Venezia e a tutto il Paese un articolato e approfondito discorso che, radicato nel significato della festa religiosa dedicata al Cristo Redentore, festa di speranza divenuta negli anni partecipatissima festa civile, si offre quale opportunità ideale per affrontate aspetti decisivi per la costruzione della vita buona personale e comunitaria.
La prossima Festa sarà domenica 19 luglio. In preparazione a tale ricorrenza, si ripercorre il passo segnato dai discorsi dal 2004 al 2008.

Il discorso pronunciato il 15 luglio 2008 si intitola: “La famiglia italiana fonte di progresso”
(Per la versione integrale del testo selezionare l’apposita sezione “Discorsi del Redentore”)

1. Colui che si prende cura
(…)Il profeta Ezechiele ci parla del Pastore che passa in rassegna il suo gregge, lo raccoglie, lo fa pascolare con giustizia sui monti della terra promessa, lo fa riposare in un buon ovile, fascia le sue ferite e ha cura di ogni singola pecora .

2. La strada del Padre
Il Beato Giovanni XXIII, che fu nostro amato Patriarca e di cui quest’anno abbiamo celebrato il 50° di elezione al papato, nelle preziose Agende veneziane, ritorna continuamente sulla figura del Buon Pastore evangelico (cfr Gv 10). Tutti noi conosciamo bene il tratto pastorale che Egli, sulla scorta della sua esperienza, impresse al Concilio Vaticano II. (continua…)

La tradizione va interpretata da soggetti vitali

“La tradizione non può essere né tradizionalismo, cioè la semplice  consegna di un pacchetto di idee  e costumi, né può dare origine ad una reazione  rivoluzionaria, che tenda a dire che dalla tradizione non viene nulla di buono; la Tradizione deve essere interpretata, ed è qui che entrano in campo la ragione, il ruolo della fede e della cultura”.

Al termine dei lavori del Comitato Scientifico internazionale della Fondazione Oasis il cardinale Angelo Scola è stato intervistato da  Radio Vaticana a partire dal tema scelto dal Comitato:  “Interpretare le tradizioni al tempo del meticciato”

Ecco il video dell’intervista realizzata da Fabrizio Mastrofini.

“People first”: il primato dell’uomo nel tempo della crisi economica. L’intervista al Patriarca di Ugo Savoia

Il primato del soggetto del lavoro al tempo della crisi economica: è uno dei passaggi emergenti nell’intervista al Patriarca curata da Ugo Savoia, direttore del Corriere del Veneto (dorso regionale del Corriere della Sera) e che ha aperto i lavori della Summer School del Mega – il Master d’eccellenza in Etica e Gestione d’Azienda giunto alla seconda edizione – organizzata dalla Fondazione Studium Generale Marcianum e Confindustria Venezia nei giorni 24, 25 e 26 giugno a Venezia  sul tema “Periodo di crisi e valore del capitale umano. Dalle necessità del globale alle eccellenze del locale”.

Qui è disponibile un ampio stralcio della video-intervista.

Fede, ragione, cultura. Esiste un islam europeo? Il Patriarca chiude i lavori di Oasis

Si sono chiusi martedì 23 giugno  a Venezia i due giorni di lavoro del comitato internazionale della Fondazione Oasis.

Qui  il comunicato conclusivo.

Un nuovo passo per Oasis
Fede, ragione e cultura: esiste un islam europeo?

Una rete internazionale di rapporti, un “soggetto comunitario”, che dal 2004 lavora in due ambiti che si intersecano e arricchiscono vicendevolmente: l’analisi culturale e l’approfondimento delle questioni brucianti poste dal processo storico in atto chiamato “meticciato di civiltà e culture” e lo scambio reciproco di testimonianze e racconto che scaturiscono dall’appassionato sguardo di fede sulla realtà. (continua…)

Assemblea dei vescovi italiani: il Patriarca Scola e Sandro Magister commentano per Sat2000 le questioni poste a tema dalla Cei

Martedì 26 maggio il card.  Angelo Scola e Sandro Magister, vaticanista, sono stati ospiti della trasmissione Il Mosaico di Sat2000 e,  sulle provocazioni della conduttrice Cristiana Caricato, hanno commentato alcuni passaggi della prolusione del card. Angelo Bagnasco, presidente della Cei, che ha aperto i lavori dell’assemblea dei vescovi italiani tenutasi a Roma dal 25 al 29 maggio.  Si ripropongono qui alcuni passaggi della trasmissione.