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Giornata per il Seminario 2015: «Tu vieni e seguimi!»

Il 20 settembre 2015 si celebra la giornata Diocesana per il Seminario, una giornata a sostegno di questa istituzione promossa per farla conoscere perchè tutti possano accompagnare i seminaristi e il Seminario con la preghiera e l’attenzione alle sue iniziative. Di seguito pubblichiamo il Messaggio dell’Arcivescovo, Cardinale Angelo Scola.

 

«Carissimi fedeli,
il tema scelto per la giornata per il seminario di quest’anno – «Tu, vieni eseguimi!» – ci rimette davanti ad un dato dell’esperienza umana tanto semplice quanto incredibilmente dimenticato. Lo possiamo riassumere in poche semplici parole: la vita è vocazione! Ogni uomo e ogni donna, per il solo fatto di essere al mondo, possono facilmente riconoscere che non si danno la vita da se stessi, bensì laricevono da Dio che è Amore. Attraverso il battesimo e i sacramenti dell’iniziazione cristiana ciascun fedele, reso membro del corpo di Cristo che è la Chiesa, è costituito testimone autorevole della persona di Gesù ed inviato ad ogni uomo in ogni parte del mondo, in qualsiasi condizione esistenziale, nella certezza che Egli rimane con noi «ogni giorno, fino alla fine del mondo» (Mt 28,20).
All’interno di questo universale disegno di salvezza, il Signore chiama a sé alcuni affinché, vivendo una testimonianza radicale di dedizione esclusiva a Lui e al suo Regno, si pongano a servizio di tutto il popolo ad immagine di Gesù buon pastore che dà la vita per le sue pecore.
La famiglia è chiamata a guardare ai figli come un dono ricevuto e non come un possesso. Purtroppo non sono rari i casi di adolescenti e di giovani che, sentendo la chiamata a seguire Gesù come preti, trovano resistenza proprio in famiglia. Ancora più doloroso è constatare che talora la famiglia contraria all’ingresso in Seminario, partecipa all’Eucaristia domenicale ed è impegnata in parrocchia! Ripensiamo alle parole del Papa: «Dietro e prima di ogni vocazione al sacerdozio o alla vita consacrata, c’è sempre la preghiera forte e intensa di qualcuno: di una nonna, di un nonno, di una madre, di un padre, di una comunità […] Le vocazioni nascono nella preghiera e dalla preghiera; e solo nella preghiera possono perseverare e portare frutto
(FRANCESCO, Regina Coeli 21 aprile 2013).
Cari amici, l’odierna giornata per il seminario ci mette anzitutto di fronte alla cura premurosa che la Chiesa rivolge alla formazione dei suoi preti, chiamati a risvegliare negli uomini la sete di Dio e a so.s, tenerne il cammino dentro le vicende, talvolta faticose da attraversare, del mondo d’oggi. Il grande sforzo che la nostra Arcidiocesi ha messo in atto per riunire tutta la comunità seminaristica – una comunità di sequela guidata – nella sede di Venegono, documenta il desiderio di garantire ai futuri presbiteri le migliori condizioni possibili per la loro formazione perché, nell’umile consegna di sé, diventino autentici discepoli del Signore.
In secondo luogo tutti i fedeli sono chiamati a riscoprire la grandezza della propria chiamata. Penso certo al matrimonio e alla famiglia.
L’educazione delle nuove generazioni alla riscoperta di queste esperienze fondamentali è un compito tanto urgente quanto gravoso.
Quanto più il cuore dell’uomo è ridestato nella sua sete profonda di comunione, tanto più sarà capace di riconoscere ed accogliere la chiamata
del Risorto e, come il discepolo amato, annunciare a tutti i fra telli uomini: «È il Signore!»
Buon cammino!»

«La conoscenza delle reciproche fedi e della storia di ciascuno deve condurre al rispetto di ogni espressione religiosa in ogni parte del mondo»

Il cardinale Scola ha inviato un messaggio ai relatori e ai partecipanti alla 37a Settimana di storia religiosa euro-mediterranea promossa dalla Fondazione Ambrosiana Paolo VI dal 2 al 5 settembre 2015 a Villa Cagnola – Gazzada (Varese) sul tema «Le Missioni in Africa. La sfida dell’inculturazione». 

Ecco il testo

«Protagonisti di una rinnovata pagina di storia che costruisca pace e giustizia per ogni uomo»

L’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha indirizzato un messaggio ai fedeli e ai responsabili delle comunità islamiche a Milano e in Diocesi per la fine del Ramadan (16 luglio). Pubblichiamo il documento.

«Cari fedeli musulmani,
a voi il nostro cordiale saluto e augurio per le festività del mese di Ramadan. In questa occasione desideriamo esprimere la nostra vicinanza a tutta la famiglia di coloro che con sacrificio si applicano a praticare i cinque pilastri dell’Islam.

Sappiamo tutti che la purezza della fede, il timore reverenziale e l’abbandono al mistero di Dio sono sempre da riconquistare: ogni giorno siamo chiamati a rinnovarci e confermarci nell’impegno intrapreso. Il prolungato digiuno che state portando a termine è occasione privilegiata per questa conversione.

Come cristiani accompagniamo con la solidarietà della nostra preghiera il vostro sforzo e la vostra spirituale battaglia; una preghiera che deve diventare unisono di cuori che si affidano al Misericordioso. Noi riflettiamo sull’esempio datoci da Gesù, nostro Signore, che ha voluto stare quaranta giorni nel deserto senza toccare cibo, ha passato notti in preghiera, per prepararsi a donare al mondo vita, parola e amore di Dio e a subire l’umiliazione del male.

L’anno trascorso dall’ultimo Ramadan è stato attraversato da vicende che hanno portato gravi sofferenze nelle nostre rispettive comunità. La dignità dell’uomo troppe volte è stata ferita e la vita stessa stroncata a motivo della fede professata. In particolare abbiamo udito, da ultimo nel nostro recente viaggio in Iraq, il grido di tanti fratelli cristiani perseguitati.

Talvolta pare che il mondo, giardino per tutti, abbia cambiato padrone. E il nome, peraltro non nuovo, di questo padrone è “violenza”. Può il Dio che tra i Suoi nomi ha “as-Salàm” (la Pace) accettare come atto di culto migliaia di morti ammazzati?

Vogliamo essere protagonisti di una rinnovata pagina di storia che giorno per giorno costruisca pace e giustizia per ogni uomo. La stagione che stiamo vivendo deve assumere la colorazione di una comune purificazione del cuore, dei pensieri, del linguaggio e dei gesti: sia questo l’augurio che ci scambiamo in questa occasione d’incontro e reciproco riconoscimento!

La nostra grande metropoli, che grazie a Expo accoglie in questi mesi la voce di quasi tutto il pianeta, sia promotrice di una globalizzazione nella condivisione delle risorse, per superare il dramma della fame e di ogni ingiustizia.

La benedizione, la pace, la carità occupino i cuori vostri e nostri, sempre».

 

 

 

 

«Giovani: periferie al centro»

Pubblichiamo il messaggio dell’Arcivescovo di Milano, presidente dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori, per la 91a Giornata per l’Università Cattolica (19 aprile 2015)

«L’annuale Giornata dedicata all’Università Cattolica del Sacro Cuore costituisce un’importante occasione per riflettere sulla centralità dell’azione educativa nella missione della Chiesa. Nel decennio dedicato dalla Chiesa italiana ad affrontare la sfida educativa appare ancor più necessario valorizzare e sostenere quei luoghi e quelle istituzioni che, come l’Ateneo dei cattolici italiani, si dedicano con passione e competenza all’alta formazione culturale e professionale delle nuove generazioni.

Ma lo studio, anche il più qualificato, da solo non basta. Le più alte e vere aspirazioni che agitano il cuore dei giovani possono trovare risposta solo nell’incontro con Colui da cui discende ogni verità e grazia. È questo il fine ultimo di una istituzione accademica che attraverso una ricca e variegata offerta formativa – secondo lo spirito della Costituzione Ex corde Ecclesiae di cui ricorre il venticinquesimo –, accompagna i giovani ad acquisire le competenze utili ad affrontare un mondo globalizzato, ma soprattutto a sperimentare quella pienezza di vita a cui mira un’autentica formazione umana e cristiana.

L’Università Cattolica rappresenta oggi una delle risorse più qualificate e dinamiche, a servizio della Chiesa e del Paese, per aiutare i giovani ad avere una formazione integrale che renda concretamente possibile realizzare “la vita buona del vangelo”. Per questo è importante il sostegno affettivo ed effettivo, spirituale e materiale, delle comunità ecclesiali, parrocchie, aggregazioni ed enti. Sostegno che, anche grazie alla ricorrenza della Giornata nazionale, può essere rinnovato e rafforzato con il concorso di tutti.

L’Università Cattolica ha una grande missione da compiere, resa ancor più urgente dai gravi problemi del nostro tempo che si riflettono in particolare sulla vita e sul futuro dei giovani. Occorre ridare fiducia alle nuove generazioni che, come ha rivelato il Rapporto Giovani – l’indagine sulla condizione giovanile in Italia che l’Istituto Toniolo in collaborazione con l’Università Cattolica, il sostegno di Fondazione Cariplo e di Intesa Sanpaolo, sta promuovendo dal 2012 sui 18-29enni – non sono disimpegnate e passive, ma credono nella loro capacità di dare un futuro migliore alla Chiesa, all’Italia e all’Europa che verrà. I giovani chiedono, però, di non essere lasciati soli dalle istituzioni e dalla società, di non essere considerati periferici e marginali rispetto alle sfide del tempo presente. Essi sono pronti ad assumersi, con coraggio e senza timore, la responsabilità di formarsi come persone e professionisti. Non rifuggono il sacrificio e l’impegno, ma hanno bisogno di segnali forti di fiducia e di una società che sappia proporre loro valori, ideali e ragioni adeguate per cui spendersi.

Da queste considerazioni nasce il messaggio simbolicamente espresso dagli studenti e sintetizzato nel manifesto della Giornata Universitaria 2015: “Mi sto preparando per vivere in un Paese migliore. Iniziando da me”. Un messaggio che nasce dal tema della Giornata per l’Università Cattolica che viene celebrata in tutte le Chiese domenica 19 aprile sul tema “Giovani: periferie al centro”.

Perché è proprio rimettendoli al centro che i giovani potranno esprimere le loro potenzialità di cambiamento e innovazione. Un impegno che l’Università Cattolica si sente di rispecchiare in ogni sua espressione offrendosi come incubatrice di un’importante componente della realtà giovanile italiana da formare con la massima cura per dotare di nuove e competenti forze il tessuto socioeconomico e culturale del Paese.

Confidando nella collaborazione e nel concreto impegno delle comunità ecclesiali per rendere significativa la Giornata per l’Università Cattolica, affidiamo allo sguardo amorevole e premuroso di Maria e Giuseppe l’educazione dei giovani perché come Gesù crescano in «età, sapienza e grazia».

di Angelo Scola
Arcivescovo di Milano e Presidente dell’Istituto Toniolo di Studi Superiori

«Per sconfiggere il male del terrorismo sanguinario vogliamo collaborare con chi intende costruire la vera pace come autentica riconciliazione»

Pubblichiamo la Lettera che l’arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha scritto al marito, ai familiari e alla comunità della signora Giuseppina Biella, residente a Meda (nell’Arcidiocesi di Milano), tragicamente assassinata nel corso dell’attentato di Tunisi.

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«Un nuovo umanesimo per Milano e le terre ambrosiane»

Venerdì 5 dicembre, nella Basilica di Sant’Ambrogio, durante la celebrazione dei Primi Vespri alla vigilia della solennità del Santo Patrono, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha pronunciato il Discorso alla Città e alla Diocesi.

«La fede in Gesù Cristo è autentica quando abbraccia, tutti i giorni, ogni aspetto della vita di ognuno»

Pubblichiamo il Messaggio dell’Arcivescovo per la Giornata del quotidiano Avvenire, che si celebra in tutte le parrocchie domenica 16 novembre 2014

«Siete maestri, oggi, per la grande maggioranza dei vostri connazionali: siete pertanto educatori; diciamo di più, siete «profeti», perché, come tutti i laici cristiani, siete impegnati ad una specifica testimonianza, che acquista una certa nota specifica e una particolare efficacia dal fatto che viene compiuta nelle comuni condizioni del secolo».

Questa descrizione che Paolo VI, quasi cinquanta anni fa, fece dei giornalisti ha ancora qualcosa da dirci? La sua riflessione – mentre conserviamo ancora nel cuore la gioia per la Beatificazione di Montini e la riconoscenza per avere voluto e pensato Avvenire come quotidiano dei cattolici italiani – ci permette di rinnovare la stima e il ringraziamento per chi oggi impegna la propria umanità, la propria fede e la propria professionalità per la realizzazione di codesto giornale.

Paolo VI parlava dei giornalisti di Avvenire come di «carissimi figli, come amici, come collaboratori, come impegnati ad un comune servizio alla causa di Cristo, alla testimonianza della sua Chiesa, alla costruzione di una società sana, moderna, cristiana». Questa stima amicale rinnova la consapevolezza della grande responsabilità sociale affidata a tutti i giornalisti cattolici e tutti gli operatori dei media.

Era vivida in Montini la consapevolezza di quanto la responsabilità di chi fa comunicazione incida sulla vita delle persone, ben oltre il tempo di fruizione delle informazioni dai media. Oggi purtroppo, nel modo con cui sono elaborate e proposte le notizie non sempre troviamo traccia di questa responsabilità. «L’altro polo del dovere morale proprio dei giornalisti – è ancora Paolo VI a ricordarcelo – è la valutazione dell’effetto, che ciò che si scrive produrrà sui lettori. È pertanto cosa grande e delicata parlare agli altri: a questa grande e sacra e complessa cosa, che è l’uomo».

Leggere Avvenirenon significa semplicemente leggere la realtà con una sensibilità cristianamente riferita: sarebbe troppo poco. Il Paese ha bisogno di questo giornale per gli stessi motivi che portarono Paolo VI a fondarlo: come elemento essenziale alla vita dei cristiani.

Sfogliando Avveniretroviamo buona documentazione di questa attitudine. La fede in Gesù Cristo è autentica quando abbraccia, tutti i giorni, ogni aspetto della vita di ognuno (ogni pagina del quotidiano, mi verrebbe da dire, dalla politica, alla cronaca, dall’economia allo sport…). Se si riduce solo alla cronaca e all’interpretazione di alcuni fatti (alla pagina ecclesiale, per continuare l’analogia) non è esperienza di fede piena.

Il Beato Paolo VI ci ricorda, però, che ad avere doveri nel processo comunicativo non siano solo i giornalisti «poiché è la responsabilità di tutti che qui viene chiamata in causa: dei genitori, primi e insostituibili educatori dei loro figli; della scuola, che deve preparare gli alunni a conoscere e comprendere il linguaggio delle tecniche moderne, a valutarne i contenuti e a servirsene con sano criterio, con moderazione e autodisciplina; dei giovani, chiamati ad un ruolo primario nell’avvaloramento di questi strumenti ai fini della propria formazione e della fratellanza e della pace fra gli uomini».

Queste parole, oltre a consegnarci il compito e la necessaria fatica di informarci e di accedere con maturità al mondo dell’informazione, ci domandano la responsabilità di leggere e diffondere Avvenire. Questa missione è ancor più necessaria nella diocesi ambrosiana che vede conAvvenire, la domenica, la presenza di “Milano7”. È uno strumento importante per sorprendere la vitalità delle comunità cristiane, per percorrere le vie dell’umano, per conoscere il magistero del vescovo.

«Dobbiamo lasciarci interrogare dalle esperienze di disagio e fatica, coniugando azione, intelligenza e creatività»

Domenica 9 novembre, sul tema «Pane e parola. “Voi stessi date loro da mangiare” (Mc 6,37)», si terrà la Giornata Diocesana Caritas 2014. L’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha voluto rivolgere il suo messaggio augurale a quanti sono impegnati nelle Caritas parrocchiali, decanali e zonali.

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La salute mentale: «Una occasione per crescere nella carità»

Venerdì 10 ottobre, XXII Giornata mondiale della salute mentale. Anche quest’anno, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha voluto esprimere la sua vicinanza a coloro che vivono in prima persona questa malattia, ma anche a tutti coloro che direttamente o in indirettamente ne sono coinvolti.

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«Camminiamo insieme incontro a Gesù»

Pubblichiamo il messaggio dell’Arcivescovo per la festa d’apertura dell’anno oratoriano 2014-2015 sul tema «Solo insieme».
«Carissimi,
dopo la pausa estiva i nostri oratori sono pronti a tuffarsi di nuovo nell’entusiasmante avventura di vivere il vangelo di Gesù e di proporlo ad altri amici. Anche in questa estate sono state tante le occasioni per crescere insieme nel rapporto con il Signore: penso in particolare alla bella esperienza degli oratori estivi (ho avuto anch’io la possibilità di visitarne alcuni) e alle ricche settimane comunitarie in montagna o al mare.

Tutto ciò non sarebbe possibile se non fosse preparato e come anticipato dalla vita ordinaria durante tutto l’anno, nei mesi che prevedono gli impegni scolastici, le diverse attività sportive e culturali, la catechesi e il ritrovarsi con gli adulti la domenica nell’Eucaristia e nella vita comunitaria.

In oratorio i più giovani sono oggetto di cura da parte dei catechisti e degli educatori, coordinati dai responsabili, ma incontrano anche gli allenatori sportivi, gli animatori della liturgia (penso ai tanti coretti parrocchiali e ai numerosi gruppi di chierichetti che ho avuto la gioia di incontrare in aprile in Duomo) e in generale i tanti adulti che con generosità si occupano del buon funzionamento delle strutture.

In oratorio i genitori trovano un luogo accogliente per i propri figli, ma scoprono anche una crescente attenzione nei confronti delle proprie domande, delle attese che portano nel cuore sul futuro dei loro figli. Anche i cammini di Iniziazione cristiana si faranno sempre più attenti a coinvolgere i genitori nel percorso di educazione alla fede dei ragazzi.

In oratorio catechisti, genitori, insegnanti, allenatori ed animatori donano con gratuità tempo e passione per la crescita dei più piccoli e con stupore riconoscono quanto questo stile di dedizione nei confronti dei ragazzi sia con-veniente alla propria vita e alla propria fede. Al tempo stesso sono invitati a farsi sempre più curiosi nello scoprire come gli altri soggetti educanti si rapportano e interagiscono coi ragazzi: infatti sono sempre gli stessi ragazzi che frequentano, oltre all’oratorio, la scuola, le attività sportive, le proposte culturali per il tempo libero.

In oratorio i responsabili (siano essi presbiteri, religiose o laici), di fronte alla crescente complessità della vita e delle relazioni, sperimentano quanto sia fondamentale custodire rapporti pienamente umani, e quindi autenticamente evangelici, con tutte le figure che, a vario titolo, mettono a disposizione il proprio tempo e la propria passione per i ragazzi.

In questo anno ho scelto di non offrire alla diocesi nuovi orientamenti pastorali, ma di riprendere quanto già suggerito negli anni scorsi rileggendolo alla luce di una proposta che attraversa ogni ambito della pastorale: la Comunità educante. Nasce da qui lo slogan che accompagnerà questo anno oratoriano: Solo insieme. È lo stile di Gesù, lo stile con il quale ha educato e guidato i suoi dodici amici e i tanti discepoli, quelli che sarebbero diventati i suoi apostoli. Dopo averli scelti, li ha invitati non a un corso o a delle lezioni, ma a condividere una vita, a creare una comunità nella quale scoprire e approfondire la sua persona e le relazioni tra di loro. Una vita rinnovata aperta a tutti, così come sono i nostri oratori.

Anche noi, fin dal giorno del nostro battesimo, siamo chiamati alla comunione con Gesù e abbiamo ricevuto in dono lo strumento e il luogo (anzi, ripensando all’oratorio estivo direi: la casa!) per crescere nell’amicizia con Gesù. Questa casa è l’oratorio. Impegniamoci allora tutti insieme per renderlo sempre più luogo trasparente della bellezza dell’incontro col Signore.

Ci guida in questo lo Spirito del Signore e anche le parole del nostro amato Papa Francesco. Nella Lettera Evangelii Gaudium («La gioia del vangelo») – testo che mi auguro sia ripreso e approfondito – egli parla di «fraternità mistica» (§92). La fraternità, lo stare insieme, la vita in comune non è soltanto qualcosa di comodo o funzionale, ma è una realtà «mistica», cioè capace di aprirci e spalancarci al Mistero per eccellenza, quello di Dio. E conclude il Papa con una raccomandazione che possiamo fare anche nostra: «Non lasciamoci rubare la comunità!».

Buon anno, allora! Camminiamo insieme – anzi, Solo insieme! – incontro a Gesù».

del cardinale Angelo Scola
Arcivescovo di Milano