Archive | Interviste

«L’Avvento, l’attesa di Gesù nel nostro cuore»

All’inizio del tempo liturgico che prepara il Natale, l’Arcivescovo ne sottolinea il significato come periodo di riflessione e preghiera personale e comunitaria. Dal 16 novembre al via il ciclo di predicazioni del cardinale Scola in Duomo: in un volume dell’Ancora raccolte le omelie degli anni scorsi.

Vi proponiamo l’intervista >>

«Rendere accettabile il cambiamento superando la paura»

In un’intervista dopo la celebrazione per i defunti al Cimitero monumentale l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, è tornato sui temi dell’attualità e della convivenza in vista del bene comune.

 

«La Chiesa deve nascere dal cuore delle persone»

San Paolo Fuori le Mura – Al termine della Messa di ringraziamento per la beatificazione di Paolo VI, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, è stato raggiunto dai giornalisti ai quali ha spiegato il significato dell’evento e i risvolti che può avere per i fedeli. Vi proponiamo il video.

«Rigenerare dal basso il popolo di Dio con educazione all’amore»

Intervista all’Arcivescovo di Milano pubblicata sul quotidiano La Repubblica del 12 ottobre 2014.

CITTÀ DEL VATICANO – Durante il Sinodo sulla famiglia, il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, racconta le sue impressioni sull’assise e sulla vita della Chiesa un anno e mezzo dopo l’elezione di papa Bergoglio.

Eminenza, a volte sembra che la Chiesa europea faccia fatica a comprendere la novità di Francesco. Anche al Sinodo le posizioni sono eterogenee. Si riuscirà a fare sintesi?
“Sono convinto di sì. Prima del conclave noi europei avevamo espresso un giudizio chiaro sulla vita della Chiesa parlando esplicitamente delle scarse probabilità che venisse eletto un Papa europeo. Oggi abbiamo un Papa la cui esperienza pastorale è passata attraverso il travaglio della condivisione profonda dell’emarginazione, della povertà, arrivando a formulare una teologia e una cultura significative per tutti. Per noi europei questo costituisce una provocazione che all’inizio può essere anche destabilizzante, ma che se fatta propria, come chiesto dalla natura comunionale della Chiesa, risulta assolutamente preziosa. Stiamo andando in questa direzione e, per questo, il futuro è carico di speranza. Fra l’altro se è vero che l’Europa è stanca, è anche vero che lo è perché da secoli porta sulle spalle problemi assai complessi. La mens europea continuerà ad avere un forte peso nella costruzione di nuova civiltà e di nuovo ordine mondiale”.

Francesco al Sinodo vuole che vi sia anzitutto un confronto. Cosa ne pensa?
“Nell’Assemblea sinodale è in atto uno straordinario ascolto reciproco. Non esiste nessun luogo al mondo in cui 250 persone provenienti da tutti i paesi lavorano così duramente. La cattolicità della Chiesa è palpabile ed è uno spettacolo. Inoltre, la prassi introdotta nel 2005 da Benedetto XVI di lasciare a fine giornata un’ora di confronto libero è andata maturando. Ognuno ha la possibilità di riprendere l’intervento di un altro, dicendo “Non ho capito questo, Io direi così, ecc”. È davvero una crescita nell’esercizio della collegialità”.

In Italia il dibattito mediatico pre Sinodo si è focalizzato sulla comunione ai divorziati risposati.
“Ma il tema dell’accesso alla comunione sacramentale dei divorziati risposati si è inserito nella necessità, sentita da tutti, di chinarsi sull’intera realtà della famiglia, preziosissima per la Chiesa e per la società. Cerchiamo di trovare la via più adeguata e i linguaggi più comprensibili per comunicare la bellezza della proposta cristiana offerta a tutti. Inoltre nel dibattito soscuola no emerse altre situazioni complesse e difficili. Ad esempio, il tema della poligamia ha avuto un grande peso sia negli interventi dei padri africani sia in quelli degli asiatici. Nessun argomento delicato, comunque, compreso quello della omosessualità, è stato taciuto”.

Cosa pensa della possibilità di dare la comunione ai divorziati risposati?
“Sono stato successore di Roncalli a Venezia e ho potuto vedere taluni suoi appunti che parlano di pastorale. Roncalli mette la pastorale in diretto riferimento alla storia e alla salvezza. È pastorale proporre Gesù come compimento e salvezza della persona concreta. Egli è via, verità e vita per ciascuno, in qualunque condizione si trovi. Personalmente avverto il bisogno che l’idea roncalliana sia assunta più pienamente, riconoscendo il nesso inscindibile tra dottrina, pastorale e disciplina. Solo da questa prospettiva unitaria potrà emergere un’adeguata azione ecclesiale per i divorziati risposati. È vero che l’eucaristia, a certe condizioni, ha una componente di perdono dei peccati, ma è anche vero che non è un “sacramento di guarigione” in senso proprio. Inoltre il rapporto tra Cristo sposo e la Chiesa sposa non è per gli sposi solo un modello. È ben di più: è il fondamento del loro matrimonio. Ritengo che il nesso tra eucaristia e matrimonio resti sostanziale. Pertanto coloro che hanno contratto un nuovo matrimonio si trovano in una condizione che oggettivamente non consente l’accesso alla comunione sacramentale. Lungi dall’essere una punizione, è l’invito ad un cammino. Queste persone sono dentro la Chiesa, partecipano attivamente alla vita della comunità. Si potranno rivedere talune esclusioni: per esempio la loro partecipazione al consiglio pastorale o la possibilità di insegnare in una cattolica. Personalmente però, sul piano sostanziale, non trovo ancora una risposta alla possibilità che accedano alla comunione sacramentale senza colpire nei fatti l’indissolubilità del matrimonio. Insomma, l’indissolubilità o entra nel concreto della vita o è un’idea platonica. Devo aggiungere che molti padri hanno chiesto di rivedere la modalità di verifica della nullità del matrimonio dando più peso al Vescovo. Io stesso ho fatto una proposta in tal senso”.

Al Sinodo sono entrate anche le sofferenze delle coppie omosessuali. Dalla sua diocesi ieri è arrivato l’alt a Pisapia sulle unioni celebrate all’estero e l’invito a fare presto una legge. La Chiesa oggi come guarda a queste persone?
“È fuori dubbio che siamo stati lenti nell’assumere uno sguardo pienamente rispettoso della dignità e dell’uguaglianza delle persone omosessuali. Per quanto riguarda le loro unioni, le parole indicano le cose. Non è giusto suscitare, direttamente o indirettamente, confusione su una cosa decisiva come la famiglia. Ritengo che la parola “famiglia”, insieme alla parola “matrimonio”, vada riservata all’unione stabile, aperta alla vita tra l’uomo e la donna. Per il duo o coppia omosessuale si dovrà trovare un altro vocabolo. Anche la questione della filiazione, soprattutto con la surrogazione di maternità, apre un problema molto grave. Si rischia di mettere al mondo figli orfani di genitori viventi”.

C’è una nuova freschezza nella Chiesa?
“Il Papa con il suo stile particolare, che si mescola a noi arrivando anche mezz’ora prima, che va a cercare le persone al proprio posto, che viene a prendersi il caffè con noi, che saluta i camerieri, genera un clima nuovo. Certo, la Chiesa è davanti a una grande prova: il confronto con la rivoluzione sessuale è una sfida forse non inferiore a quella lanciata dalla rivoluzione marxista. Partendo dall’autoevidenza dell’eros  –  l’uomo capisce chi è in riferimento al suo essere situato nella differenza sessuale  –  dobbiamo paragonarci con visioni dell’uomo assai diverse. Non basta una risposta intellettuale. Occorre rigenerare dal basso il popolo di Dio, con una nuova educazione all’amore che incominci fin dall’adolescenza e nella consapevolezza che la famiglia è il soggetto della pastorale e non l’oggetto. Le nostre parrocchie, associazioni e movimenti devono essere più dimore che mostrano la bellezza e la bontà del Vangelo, entrano nel necessario dibattito di una società plurale, con franchezza, puntando al massimo riconoscimento possibile”.

«Milano diventi un mosaico della convivenza tra culture»

Lunedì 15 settembre, alla presenza dell’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, al Museo Diocesano di Milano è stata inaugurata la mostra «Marc Chagall e la Bibbia» che dal 17 settembre al 1 febbraio 2015 vedrà esposti 60 lavori del grande artista russo, con una ventina di gouaches inedite.

«Ritrovare il senso della persona a partire dai grandi cambiamenti in atto»

Venerdì 12 settembre, il cardinale Scola è intervenuto a Seveso al convegno delle Caritas decanali e ha esortato operatori e volontari a non accontentarsi della generosità. Vi proponiamo il video dell’intervista.

«Anche le circostanze più avverse possono essere trasformate in una occasione di cambiamento»

Un’economia che ancora non ha svoltato verso la ripresa. Di fronte a una situazione così difficile, la Chiesa ambrosiana continua ad essere in prima linea per cercare di dare risposte concrete. Se ne è parlato al Centro Congressi Cariplo di Milano nel dibattito sul tema «Investire su chi ha perso l’occupazione: l’esperienza del Fondo famiglia-lavoro». Al termine dell’incontro, l’Arcivescovo, il cardinale Angelo Scola, ha rilasciato questa intervista.

«L’uomo del terzo millennio punta alla relazione o riduce se stesso a un esperimento?»

Il cardinale Angelo Scola ha incontrato alcuni rappresentanti dell’Unione Cattolica Internazionale di Servizio Sociale (Uciss), un’associazione internazionale privata di fedeli, che ha sede a Milano, riconosciuta dal Pontificium Consilium pro Laicis. La finalità principale è quella di promuovere e diffondere il senso cristiano del Servizio Sociale alla luce degli insegnamenti sociali della Chiesa e del suo Magistero, attraverso lo sviluppo scientifico e lo scambio culturale internazionale.

Nella Milano delle genti «Expo sia occasione di maggior unità nel rispetto della fisionomia di tutti»

Il momento centrale della Festa delle Genti 2014 è stato la Santa Messa di Pentecoste presieduta dall’Arcivescovo di Milano nella parrocchia della Beata Vergine Addolorata in San Siro. Vi proponiamo un breve riflessione del cardinale Angelo Scola al termine della celebrazione.

«Lotta per la legalità: nessuno può dirsi estraneo»

Proponiamo un’intervista al cardinale Scola a cura di Davide Parozzi e Lorenzo Rosoli, pubblicata sul quotidiano nazionale Avvenire dell’8 giugno 2014

«Nutrire il pianeta, energia per la vita». È un tema «popolare, genialmente scelto», quello dell’Expo 2015 di Milano. Da non lasciare ai tecnocrati. Né a corrotti e corruttori. Perciò serve un «grandissimo sforzo pedagogico» e di «amicizia civica» perché Milano, grazie all’Expo, possa «chiamare l’Italia e l’Europa» ad un «nuovo umanesimo». Muove fra cronaca e scenari lo sguardo dell’arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola.

A vent’anni da Mani Pulite, si aspettava tutti questi episodi di corruzione e arresti legati all’Expo?
Tutto ciò, quando provato, è gravemente sconcertante e mortificante. Oltre alle responsabilità personali che la magistratura indaga, dobbiamo riconoscere – sul piano storico – la nostra scarsa educazione civica. Non dimentichiamo che la lotta urgente per la legalità riguarda ciascuno di noi, in ogni nostra azione.

Come reagire a questa situazione?
Anzitutto non riducendo Milano e l’Expo a questi gravi aspetti negativi. Ci sono molti imponenti fatti di bene che io tocco con mano, visitando le parrocchie o altri ambiti di vita della gente: penso all’enorme, capillare azione di condivisione del bisogno svolta da centinaia e centinaia di associazioni cristiane e laiche, o alla vitalità e all’intelligenza delle tante opere educative portate avanti nonostante le crescenti difficoltà.
Non mancano affatto consistenti segnali che devono farci guardare al futuro di Milano con speranza. Occorre circondare il male da ogni parte con il bene per superarlo. Ma questo “assedio” deve diventare più visibile ed essere valorizzato.

L’Expo ha un tema affascinante e decisivo, «Nutrire il pianeta, energia per la vita», che lei ha affrontato nell’ultimo Discorso alla città per Sant’Ambrogio. Come farne emergere la cruciale importanza?
C’è un rischio grave per l’Expo: delegare ai tecnici e alla tecnoscienza l’interpretazione del tema. Una scelta che allontana il popolo e diventa un ostacolo per la crescita antropologica, sociale, ecologica dell’Italia e dell’Europa. Nutrire il pianeta, energia per la vita è un argomento che chiede un grande sforzo pedagogico. Come cercherà di fare la Santa Sede col padiglione realizzato in collaborazione con la Cei e la diocesi di Milano, dove, tra l’altro, vogliamo portare i più di 300mila ragazzi dei nostri oratori estivi. Tutti siamo chiamati a convergere in una amicizia civica per proporre una visione antropologica integrale, cui si connettono i temi dell’ecologia umana, dell’ecologia ambientale, della condivisione del cibo che implica una riflessione critica sul sistema economico e sulla finanza. Passasse almeno l’idea che la fame nel mondo non è una tragica fatalità, ma l’inaccettabile conseguenza di mancate scelte politiche… Di questo si occuperà Caritas Internationalis, presente all’Expo. Sarà l’occasione per rilanciare il tema della povertà affrontandolo secondo la visione integrale che papa Francesco ha evidenziato nella Evangelii gaudium.

Come trasmettere messaggi così alti?
Un aiuto, come ci dice il Papa, potrà venire dall’eloquenza dei gesti. Penso al Refettorio ambrosiano. Su iniziativa di alcuni chefs e uomini di cultura, si realizzerà in periferia una mensa da cento posti per i poveri, utilizzando le eccedenze alimentari dei padiglioni Expo. Un’esperienza che poi diverrà permanente.

Papa Francesco è stato invitato all’Expo…
Ed è importante che l’iniziativa sia venuta dai responsabili dell’esposizione. Il Papa può essere l’interprete autorevole di una proposta sul tema decisivo dell’alimentazione che vada oltre Milano per raggiungere tutta la famiglia umana.

L’Expo può aiutarci ad affrontare la crisi economica che ha colpito così duramente anche Milano e il Paese?
L’Expo è un fatto assai rilevante, ma è solo un mezzo. La questione di fondo resta la seguente: Milano vuol decidersi ad essere – finalmente – metropoli? Per questo ha bisogno di trovare l’anima per il suo futuro. Ha bisogno, cioè, di un fattore unificante, capace di generare quel nuovo umanesimo che è un’urgenza improcrastinabile anche per il Paese e per l’intera Europa – come dimostra l’antieuropeismo emerso con le ultime elezioni. Questo umanesimo va radicato, da un lato, nella domanda di senso dell’uomo d’oggi, dall’altro nella capacità di valorizzare quel molteplice – la varietà di culture, lingue, storie, religioni … – che l’Europa ha sempre dimostrato di saper custodire. Non dimentichiamo che tra qualche anno una grossa percentuale dei nostri giovani parlerà almeno tre lingue e si muoverà all’interno del continente, come noi a mala pena ci muovevamo all’interno della regione.
Insomma, davanti all’Europa di oggi (ma forse si dovrebbe incominciare a parlare di Eurasia) sta la sfida del grande meticciamento in atto. Su tutto questo i cristiani, con la loro bimillenaria storia capace di fare unità valorizzando la pluriformità, hanno molto da dire. O, meglio, da narrare dentro un confronto appassionato.

Immigrazione e meticciato significano anche pluralismo religioso. A Milano, come in molte città italiane, quando si parla di aprire moschee, si alza la temperatura…
Il meticciato di culture e civiltà non è un fine da perseguire, ma un processo in atto. Non possiamo impedirlo, ma possiamo orientarlo. La paura è sempre cattiva consigliera: dobbiamo aiutarci tutti, con pazienza, perché chi arriva da noi, nella sua diversità, possa essere un fattore di ricchezza. Sulle moschee: non c’è vera libertà religiosa se non c’è libertà di culto. Ma non basta affermarla in astratto: bisogna partire dai bisogni reali delle comunità musulmane. Chiedendo a tutti il rispetto delle regole della convivenza democratica occidentale e, nel nostro Paese, il rispetto della tradizione cristiana e cattolica.

All’ultima assemblea della Cei, papa Francesco ha additato tre «luoghi» che non possiamo «disertare»: oltre all’immigrazione, la famiglia e i disoccupati. Quale “mandato” ha lasciato alla Chiesa di Milano l’Incontro mondiale delle famiglie del 2012 con Benedetto XVI?
Nell’attuale clima androgino, che riduce l’insuperabile differenza sessuale alla pura cultura del gender, l’impegno ad approfondire la riflessione sul «mistero nuziale» e la questione educativa, nella consapevolezza che il matrimonio e la famiglia sono il luogo che unifica le due differenze fondamentali: la differenza dei sessi e la differenza tra le generazioni.

Milano ha affrontato la sfida della disoccupazione col Fondo famiglia lavoro, voluto dal cardinale Tettamanzi e da lei rilanciato con una «fase due» orientata non solo all’assistenza ma anche alla promozione di nuove chances occupazionali. E ora?
Il lavoro sta cambiando in profondità: perciò serve una nuova cultura del lavoro. Ecco un’altra urgenza educativa. I cristiani, illuminati dalla dottrina sociale, possono e devono fare molto di più. Questo è un ambito di fondamentale importanza per i fedeli laici, che ha effetti decisivi anche sulla politica e sul rapporto fra produzione e finanza nella prospettiva di una finanza autenticamente etica. I cattolici milanesi sono portatori di una grande tradizione in proposito. Occorre rivivificarla.

Il prossimo 19 ottobre Paolo VI verrà beatificato: si tratta del terzo arcivescovo della Milano del ’900 – dopo Ferrari e Schuster – proclamato beato…
Un grande dono per la Chiesa ambrosiana, nei tempi nostri che – come ha espressamente ricordato l’Evangelii Nuntiandi – ascolta più volentieri i testimoni dei maestri, a meno che i maestri non siano anche testimoni. Paolo VI lo fu. Col suo straordinario insegnamento, la sua figura di profeta lucido rilevò, fin dagli anni ’30 – è un passo che ho citato nella mia omelia d’ingresso a Milano – una delle sfide del nostro tempo: l’assenza di Cristo dalla cultura contemporanea, la fede che non si fa più cultura. Anche a questo proposito, per i cristiani ambrosiani si apre un affascinante campo di lavoro.