Archive | Interventi

«Vivete il vostro compito come occasione di conversione del cuore e di apertura»

Sabato 11 febbraio, al Centro diocesano, il cardinale Angelo Scola è intervenuto all’incontro con i Responsabili organizzativi locali indicati dai rispettivi parroci o responsabili di Cp e per quelli designati dagli istituti scolastici 

«In oratorio, giocavamo con una palla di pezza, ma capivamo che c’era qualcosa di solido che dura tutta la vita»

Martedì 31 gennaio alcuni testimonial del progetto “Cresciuto in oratorio”, promosso dalla diocesi di Milano con l’obiettivo di ribadire il valore sociale di questa istituzione in Lombardia,  hanno rivissuto insieme all’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, e con Giulio Gallera, assessore al welfare della regione Lombardia, un pomeriggio di gioco, riflessione e condivisione all’oratorio Sant’Andrea di Milano.

«La post-verità sia occasione per ritornare a interrogarsi sul soggetto e sulla ricerca del vero»

«Vero, verosimile, post-verità»: questo il tema del tradizionale incontro dell’Arcivescovo di Milano con i giornalisti e comunicatori (in collaborazione con l’Ucsi Lombardia) in occasione della festa del patrono San Francesco di Sales, appuntamento che è svolto sabato 28 gennaio, presso l’Istituto dei Ciechi (via Vivaio 7, Milano).

«Chiediamo la grazia dell’operare, al di là delle diversità, insieme»

Il cardinale Angelo Scola, la pastora battista Anna Maffei e padre Teofilatto Vitsos, greco ortodosso, mercoledì 18 gennaio, hanno guidato la processione lungo il giardino antistante la chiesa di via Marco De Marchi a Milano per dare inizio alla Settimana di preghiera. È la prima volta che questa celebrazione si compie in una chiesa protestante, ma la ricorrenza dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero giustifica l’evento. L’Arcivescovo ha poi tenuto la predicazione all’interno di un programma di letture e di gesti contro le divisioni e in favore di azioni di pace.

L’intervento dell’Arcivescovo >>

«La storia del popolo ebraico e di quello cristiano si ergono a indelebile prova che non si dà libertà per la verità che non sia, nello stesso tempo, verità della libertà»

Martedì 17 gennaio, l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha incontrato il rav. Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, nella Sinagoga centrale di via della Guastalla. Il Cardinale è stato accompagnato da una delegazione composta da rappresentanti della Diocesi allargata anche ai ministri delle comunità appartenenti al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano e ai componenti del comitato scientifico (di cui fa parte lo stesso rav. Arbib) che presiede all’organizzazione degli incontri “I Dialoghi di vita buona”.

Intervento dell’Arcivescovo (testo)

«Bambini, guardate il presepe dove Dio si è fatto come voi»

Nel videomessaggio natalizio dell’Arcivescovo, «un abbraccio a tutti gli abitanti delle terre ambrosiane», un’attenzione particolarmente affettuosa ai più piccoli e un pensiero all’attualità dopo l’uccisione a Sesto San Giovanni dell’attentatore di Berlino: «Oltre la paura e la richiesta di sicurezza, recuperiamo il senso della vita».

 

«A Natale facciamo spazio a una nascita»

Pubblichiamo una riflessione dell’Arcivescovo su questa sesta e ultima domenica di Avvento.
Oggi celebriamo la solennità della Divina Maternità della Vergine Maria: Maria è totalmente relativa a Gesù. A ben vedere quella di oggi è una festa del Signore, perché protagonista non è la Vergine Madre, ma il Verbo eterno del Padre che si fa carne nel suo grembo. Questa domenica, quindi – che nel rito ambrosiano si chiama anche Dell’Incarnazione – è il grande portico del mistero del Natale. Da qui la preghiera a cui la Chiesa ci invita: «Rallegrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore» (Sal 71). Il Salmo ripete, quasi a imprimercelo nella mente e nel cuore, il motivo della gioia. E l’Epistola incalza: «Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino» (Fil 4, 4-5). L’annuncio che l’Apostolo fa con forza ai cristiani di Filippi non va preso come rimando al tempo finale, ma come riconoscimento di un presente. Paolo scrive «Il Signore è vicino», il Signore sta per venire, per dire con tutta verità che il Signore è presente. E Luca, nel Santo Vangelo, ce ne dà conferma: «Entrando da lei, disse: “Rallégrati,… il Signore è con te”» (Lc 1,28).

Il Vangelo insiste molto sul rapporto tra la presenza del Signore e la gioia che ne scaturisce e porta con sé l’amabilità dei fratelli. Questo apre alla comunicazione, al dono di sé all’altro. Il contrario di quel narcisismo, che può giungere a una sorta di autismo spirituale, la cifra delle nostre società avanzate.

All’ineffabile avvenimento dell’ormai prossimo Natale del Signore si lega, come scrive acutamente sant’Agostino, la nuova nascita dell’uomo: «Ci faccia diventare figli di Dio Colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo» (Sermo 184).

Questa Nascita è un potente giudizio sul gelo demografico che caratterizza il nostro Paese e sul conseguente invecchiamento della popolazione, un dato non solo anagrafico. È un giudizio sul clima di mancanza di speranza, drammatico soprattutto nei giovani (oltre alle nascite, sono in calo anche i matrimoni), che si respira nelle nostre città, sempre più restie ad accogliere la vita in tutte le sue manifestazioni – dal concepimento fino al suo termine naturale. Eppure a Natale il ritmo frenetico del nostro tempo pre-occupato e distratto da ciò che veramente conta, miracolosamente si spezza. Si ferma, stupito, per far spazio a una nascita. E tutti sappiamo che è giusto fare così.

Anche se non riusciremo a tenere aperto questo squarcio di consapevolezza, tutti sappiamo che è bene celebrare una nascita: un bimbo che nasce è sempre un bene.

A questo bene siamo chiamati a dire di sì: «Ogni sì pieno a Dio dà origine a una storia nuova: dire sì a Dio è veramente “originale”, è origine, non il peccato che ci fa vecchi dentro» (Papa Francesco, Angelus dell’8 dicembre 2016).

«Dare testimonianza alla luce è il compito dei cristiani»

Pubblichiamo una riflessione dell’Arcivescovo su questa quinta domenica.

Verità testimoniata
La figura di Giovanni Battista, il precursore, accompagna più tappe del nostro cammino d’Avvento e spalanca il cuore e la mente a riconoscere Colui che viene.
Leggiamo in un passaggio del Vangelo di oggi: «Giovanni gli dà testimonianza e proclama: “Era di lui che io dissi: Colui che viene dopo di me è avanti a me, perché era prima di me”» (Gv 1,15-16.17b).
Nelle numerosissime raffigurazioni artistiche il Battista è spesso rappresentato con l’indice puntato ad indicare un altro: il testimone è sempre relativo ad un altro da sé. Ognuno di noi ha bisogno di testimoni.
La testimonianza dice dunque questo: l’accesso alla verità è reso possibile attraverso un altro. È un’evidenza documentata anche dall’esperienza comune di ogni donna e di ogni uomo: dall’attribuzione del nome fino al paziente e diuturno cammino dell’educazione, un altro ci dice chi siamo e ci introduce alla realtà. La fede non fa che illuminare fino in fondo l’esperienza umana. Per questo ci “con-viene” profondamente.
Da qui emerge una importante implicazione: nel necessario e infaticabile dialogo con ogni fratello uomo, il cristiano/testimone non è mai autoreferenziale. Non si pone mai come colui che già possiede la “risposta”, ma come un compagno di cammino verso Colui che è la risposta. Nella nostra società plurale questo ci rende particolarmente sensibili alla verità in ogni sua manifestazione, di cui ogni uomo può essere testimone. La verità viene sempre dallo Spirito Santo.
«Non era lui la luce, ma doveva dare testimonianza alla luce» (Gv 1,8). Dare testimonianza alla luce diventa quindi il compito dei cristiani.
Siamo ben consapevoli di quanta oscurità, di quanta incertezza, di quanta confusione siano piene le nostre giornate. Tante volte sembriamo muoverci a tentoni perché ci manca la luce, cioè la possibilità di riconoscere ed abbracciare persone e cose, circostanze e situazioni, nella loro verità e consistenza. Una mancanza – lo sappiamo bene – a cui non possiamo rispondere con le nostre sole forze: non siamo noi la luce! Eppure la luce c’è ed è possibile esserne investiti. Ogni uomo può riscoprire la bellezza del mondo quando, al mattino, viene ancora una volta bagnato dalla luce. Per questo i primi cristiani chiamavano il battesimo “illuminazione”.
«Quanti siete stati battezzati in Cristo – ci dice oggi san Paolo – vi siete rivestiti di Cristo Non c’è Giudeo né Greco; non c’è schiavo né libero; non c’è maschio e femmina, perché tutti voi siete uno in Cristo Gesù» (Gal 3,27-28). L’Apostolo evidenzia come il battesimo cambia le relazioni perché Cristo ci lega a Sé in un modo profondo e personale. Veniamo, come dice san Paolo, rivestiti di Cristo. Il battesimo, infatti, genera in noi una nuova figliolanza: «Tutti voi siete figli di Dio mediante la fede in Cristo Gesù» (Gal 3,26). L’essere figli nel Figlio nega, come ci dice l’Epistola di oggi, ogni discriminazione tra Giudeo e Greco, tra schiavo e libero, tra uomo e donna.
Emergono qui due conseguenze decisive della novità che Cristo è venuto a portare nel mondo. Se non siamo più sotto il pedagogo (sorveglianza, costrizione) della Legge, ma sotto la fede che ci rende figli nel Figlio: all’uomo si schiude definitivamente un regime di libertà e ogni differenza non è più discriminante, ma può diventare preziosa risorsa.

«Un’altra idea di Europa, convivenza delle diversità»

Martedì 6 dicembre, nella Basilica di Sant’Ambrogio, l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha pronunciato il Discorso alla città e alla Diocesi, dal titolo “Milano e il futuro dell’Europa”, alla presenza delle autorità, dei rappresentanti istituzionali e dei sindaci dei Comuni di tutto il territorio diocesano. Erano presenti anche le famiglie internazionali, in rappresentanza dei tanti cittadini milanesi provenienti da altri contesti geografici e culturali.

 

Milano e l’Europa: intervista di Oscar Giannino al cardinale Scola (Radio24)

«L’obbedienza è la perfezione dell’amore»

Pubblichiamo una riflessione dell’Arcivescovo su questa quarta domenica.
«Dio ci sorprende sempre», è solito ripetere papa Francesco. Lo vediamo bene nella liturgia di questa IV Domenica di Avvento, che ci parla della venuta del Signore, in obbedienza al Padre e al suo disegno di salvezza su tutti gli uomini.

Gesù, infatti, viene in modo paradossale. Il suo essere Re è mite, discreto, tutto teso a consegnare la sua vita. Come ricorda il profeta Isaia, Dio nel suo Figlio incarnato «come un pastore fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri» (Is 40, 11). Viene non imponendosi, ma offrendosi. Si vede bene, come ha scritto Benedetto XVI, lo “stile” di Dio: «… non è forse proprio questo lo stile divino? Non sopraffare con la potenza esteriore, ma dare libertà, donare e suscitare amore».

Questo stile scaturisce dal rapporto di amore tra Gesù e il Padre nello Spirito. Un amore che lungo la vita terrena di Gesù si fa obbedienza. L’obbedienza, infatti, è la perfezione dell’amore: «Non come voglio io, ma come vuoi tu». Anche noi siamo chiamati a vivere in prima persona questo atteggiamento amoroso di obbedienza. Siamo chiamati a stendere davanti a Cristo – come dicevano i Padri della Chiesa – ben più che i mantelli, le nostre persone, in atteggiamento di gratitudine. Al dono totale di sé che Gesù fa a ciascuno di noi vogliamo rispondere con il dono di noi stessi a Lui: il nostro tempo, le nostre energie, i nostri beni, il nostro cuore… Per sua natura, infatti, l’amore domanda reciprocità.

La consegna di noi stessi in questa dinamica dell’amore-obbedienza sarà la risposta più adeguata a quella tendenza a un individualismo esasperato fino a punte di autismo spirituale – la più pericolosa patologia per l’uomo post-moderno – che caratterizza le nostre società avanzate. Gesù è venuto a guarirci da questa solitudine cattiva, dalla ferita mortale che sembra recidere le relazioni costitutive della persona. È Lui il Testimone fedele del Padre che – con la sua Incarnazione, Passione, Morte e Risurrezione – ri-crea il nostro io-in-relazione.

Sant’Anselmo prega così: «Insegnami a cercarti e mostrati quando ti cerco: non posso cercarti se tu non mi insegni, né trovarti se non ti mostri. Che io ti cerchi desiderandoti e ti desideri cercandoti, che io ti trovi amandoti e ti ami trovandoti». Una ricerca, quella del Dio con noi, che coinvolge l’intera famiglia umana. L’Avvento è il tempo propizio per accorgerci di questo dono, come ci suggerisce un’Antifona della Messa di questa domenica: «O Dio con noi, nostro sovrano, che ci hai dato la legge dell’amore, tu, che le genti attendono, tu, che le puoi redimere, vieni a salvarci». Tutte le stirpi, tutte le genti: nessuno è escluso dalla salvezza che il Signore Gesù è venuto a offrire.

Papa Francesco, nella sua visita del prossimo 25 marzo, solennità dell’Annunciazione, sarà testimone privilegiato di questo annuncio per ogni donna e per ogni uomo delle terre ambrosiane.