Archive | Comunicati stampa

«La persecuzione dei cristiani in Medio Oriente scuota la nostra fede tiepida»

È sempre più grave la persecuzione a danno dei cristiani che si consuma in molte parti del mondo tra il disinteresse generale. Drammatica la loro sorte in Medio Oriente. Un calvario passato sotto silenzio sul quale alza la propria voce l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola per esprimere «il dolore e la preoccupazione. Le istituzioni intervengano per porre fine a questo calvario»

È sempre più grave la persecuzione a danno dei cristiani che si consuma in molte parti del mondo tra il disinteresse generale. Drammatica la loro sorte in Medio Oriente.
Un calvario passato sotto silenzio sul quale alza la propria voce l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, per esprimere «il dolore e la preoccupazione per le condizioni di violenza cui sono sottoposti i cristiani che vivono a pochi chilometri da noi, appena al di là del Mediterraneo, nell’indifferenza pressoché generale. In troppi Paesi del mondo professare la fede in Gesù Cristo significa mettere a repentaglio la vita, quella della propria famiglia e condannarsi a essere considerati cittadini di rango inferiore. Questa persecuzione, più feroce di quella subita dai cristiani nell’epoca apostolica, deve provocare e scuotere tutti noi che a Milano, in Italia e in Occidente crediamo troppo tiepidamente e siamo poco coraggiosi nell’impegnare la vita seriamente sul Vangelo, pagando almeno quel minimo prezzo necessario per vivere la fede con coerenza».
«Faccio appello – prosegue il cardinale Scola – a tutta la Chiesa ambrosiana e a tutte le donne e gli uomini di buona volontà affinché non manchi la preghiera incessante per la condizione drammatica di questi fratelli perseguitati. Ciascuno si impegni nell’aiuto concreto per i loro bisogni e alzi la propria voce presso le Istituzioni deputate affinché facciano quanto è in loro potere per intervenire a porre fine al calvario che da troppo tempo i cristiani stanno vivendo nella regione mediorientale».
L’intervento del cardinale Scola si unisce alla voce di altri vescovi europei.
Il cardinale francese Philippe Barbarin, arcivescovo di Lione – dopo avere guidato una marcia di solidarietà per i cristiani dell’Iraq nella sua città – si è recato in questi giorni nel Kurdistan iracheno con una delegazione di prelati d’Oltralpe, per testimoniare il sostegno della Chiesa francese ai rifugiati cristiani. Barbarin sta visitando le comunità cristiane della regione curda dove sono confluiti i cristiani in fuga da Mossul. «I cristiani di Mossul – si legge in un comunicato della Conferenza episcopale francese – sono nella loro terra, nella culla del cristianesimo. Sono i nostri fratelli maggiori nella fede. Come si può sottometterli al terrore e al ricatto al solo scopo di farli fuggire?». Le delegazione dei prelati francesi è stata accolta dal patriarca di Babilonia dei Caldei, S.B. Louis Raphaël Sako I, che nei giorni scorsi aveva inviato una lettera-appello proprio al cardinale Barbarin: «Sono triste per la timidezza del mondo civilizzato verso di noi. Il mio cuore sanguina per gli innocenti che muoiono o sono scacciati dalle loro case».
Anche i cristiani in Austria si stanno mobilitando: le chiese cristiane hanno sottoscritto insieme (primo firmatario l’arcivescovo di Vienna, cardinale Christoph Schönborn) una dichiarazione congiunta, in cui definiscono le marchiature delle case dei cristiani (“gli infedeli”), la loro cacciata e la distruzione delle chiese un «attacco alle fondamenta della civiltà, della dignità e dei diritti umani», appellandosi all’Europa finora indifferente alle vicende del Vicino Oriente e alla sorte dei cristiani di quelle terre.

«L’impegno della nuova evangelizzazione approfondisca la coscienza del vostro servizio»

22 GIUGNO 2012 – Nella Cappella arcivescovile il cardinale Angelo Scola ha incontrato i Vicari episcopali, i responsabili degli Uffici e tutti coloro che operano in Curia per comunicare la nomina di nuovi Vicari episcopali di settore e altri incarichi diocesani. Questo il suo auspicio rivolto a tutti gli operatori di Curia.

Il cardinale Angelo Scola nuovo presidente dell’Istituto Toniolo

L’Arcivescovo succede al cardinale Dionigi Tettamanzi, che continuerà a far parte del Comitato. Pubblichiamo di seguito  il comunicato diffuso dal Comitato permanente dell’Istituto “Giuseppe Toniolo” per gli Studi superiori.

«Il Comitato Permanente dell’Istituto Toniolo, riunito mercoledì 21 marzo  in Milano, in sessione ordinaria ha accolto le dimissioni di Sua Eminenza il cardinale Dionigi Tettamanzi da presidente dell’Istituto Giuseppe Toniolo, incarico a cui era stato eletto nell’ottobre 2003. È stato lo stesso Cardinale a motivare la decisione, che anticipa nei fatti la scadenza naturale del mandato prevista per il dicembre 2012, e a proporre ai presenti la candidatura del suo successore sulla Cattedra dei Santi Ambrogio e Carlo, Sua Eminenza il cardinale Angelo Scola, anche in considerazione del suo profilo umano, accademico, culturale e spirituale.

Il cardinale Scola – assente all’incontro – era già stato cooptato quale membro effettivo del Comitato nella precedente sessione. Il cardinale Tettamanzi, accogliendo una esplicita richiesta dell’arcivescovo Scola, ha accettato di continuare a far parte del Comitato Permanente, desiderando con ciò concorrere al realizzarsi di una concreta e visibile continuità, in quello spirito di serenità e di concordia che contraddistingue la vita interna dell’organismo e che in particolare corrisponde al bene superiore della Chiesa, al cui servizio l’Istituto Toniolo da sempre si pone.

I presenti hanno condiviso le proposte avanzate dal Cardinale Presidente, e hanno eletto per acclamazione il cardinale Angelo Scola a succedergli, non senza aver esplicitamente espresso al Presidente uscente la gratitudine più convinta e l’ammirazione motivata per l’opera di risanamento e di rilancio delle iniziative rivolte ai giovani, che egli in questi anni ha promosso, sempre cercando il massimo della convergenza e l’interesse unico dell’Università Cattolica del Sacro Cuore, così legata alla Santa Sede, al ministero e alla persona del Papa, e alla comunione delle Chiese che sono in Italia. L’avvicendamento concreto avverrà secondo le scadenze già individuate e relative alla gestione interna all’Istituto».


Ultimo giorno del “Patriarca” Scola a Venezia: un giro in Canal Grande e la messa a S. Marco

Domani – mercoledì 7 settembre – è l’ultimo giorno del card. Angelo Scola, Amministratore apostolico del Patriarcato, in città.

Regata storica 2011

VENEZIA – Nel pomeriggio – alle ore 15.30 e con inizio presso la Basilica della Salute – il card. Scola e il rettore mons. Lucio Cilia hanno invitato tutti i sacerdoti e i diaconi della diocesi per un incontro a loro riservato di congedo e saluto. A margine dell’incontro, che vedrà la partecipazione anche di  numerosi vescovi della Conferenza Episcopale Triveneto, sarà presentata la sede del Seminario Patriarcale giunta quasi al termine dei lavori di restauro. Tale appuntamento non è aperto al pubblico né alla stampa.

Alle ore 17.00 il card. Scola sarà accolto, davanti alla basilica della Salute, da una rappresentanza del Coordinamento delle Remiere cittadine che, in questa straordinaria occasione, metterà in acqua la “disdotona”, suggestiva e speciale gondola da parata con 18 vogatori, per accompagnare il card. Scola nell’ultimo giro sul Canal Grande: dalla Salute raggiungerà Ca’ Foscari per poi imboccare il Rio Novo; giunto a Piazzale Roma, risalirà tutto il Canale Grande fino al Molo di S. Marco (arrivo previsto intorno alle ore 18.00).

Il card. Scola verrà qui accolto dai gondolieri e dal sindaco di Venezia Orsoni per essere, infine, accompagnato dai canonici nella basilica di S. Marco attraverso l’ingresso centrale. Entrato in cattedrale sosterà brevemente in preghiera davanti alla Nicopeia e alla Pala d’Oro poco prima dell’inizio – fissato alle ore 18.30 – della solenne concelebrazione eucaristica di congedo che è aperta alla partecipazione di tutti (l’ingresso, infatti, è libero fino a disponibilità di posti).

Domenica delle Palme

Il momento culminante di saluto da parte della Chiesa veneziana verrà ripreso e trasmesso in diretta da Bluradio Veneto (fm 88.70 – 94.60) e da Telechiara (canale 14 del digitale terrestre) che si collegherà con la cattedrale marciana già a partire dalle ore 18.00. Al termine della messa sono previsti, in particolare, i saluti al card. Scola da parte del Patriarca emerito card. Marco Cè, di un sacerdote (mons. Orlando Barbaro) e di due laici (un adulto, Giampaolo Rossi, e un giovane, Filippo Toso); subito dopo il neoarcivescovo di Milano avrà modo anche di salutare informalmente, in Piazzetta dei Leoncini, tutti coloro che lo desidereranno.

Il card. Scola ha esplicitamente chiesto che tutti coloro che avessero l’intenzione di fargli un regalo devolvano l’offerta al fondo destinato a sostenere un’opera di carità decisa dal Patriarcato in occasione della chiusura della visita pastorale e della visita di Benedetto XVI dello scorso maggio.

Venezia saluta il card. Angelo Scola: il 5 settembre alla Fenice, il 7 la celebrazione di congedo a S. Marco

VENEZIA – Ecco il calendario degli ultimi appuntamenti pubblici del card. Angelo Scola a Venezia, per il saluto di congedo alla città e al Patriarcato.

Redentore 2011

Nel pomeriggio di domenica 4 settembre, alle ore 16.00, il card. Scola parteciperà, insieme al sindaco di Venezia Giorgio Orsoni, al corteo acqueo della tradizionale Regata Storica in programma lungo il Canal Grande.

Lunedì 5 settembre, alle ore 20.30 presso il Teatro La Fenice di Venezia, il card. Scola sarà ospite delle istituzioni e autorità del territorio del Patriarcato (dal Comune alla Provincia di Venezia, dalla Regione agli altri Comuni della diocesi e cioè Mira, Quarto d’Altino, Jesolo, Cavallino-Treporti, Eraclea, Caorle) che hanno voluto promuovere, come già fecero per il card. Cè a suo tempo, un concerto dell’Orchestra della Fenice  in suo onore.

Nel pomeriggio di mercoledì 7 settembre, alle ore 15.30 e con inizio presso la Basilica della Salute, il card. Scola e il rettore mons. Lucio Cilia hanno invitato tutti i sacerdoti e i diaconi della diocesi per un incontro a loro riservato di congedo e saluto. A margine dell’incontro sarà anche presentata la sede del Seminario Patriarcale giunta quasi al termine dei lavori di restauro. Alle ore 18.30, nella basilica di S. Marco, si svolgerà poi la solenne concelebrazione eucaristica di congedo del card. Scola aperta alla partecipazione di tutti (l’ingresso, infatti, è libero fino a disponibilità di posti); questo momento culminante di saluto da parte della Chiesa veneziana verrà ripreso e trasmesso in diretta da Bluradio Veneto (fm 88.70 – 94.60) e da Telechiara (canale 14 del digitale terrestre) che si collegherà con la cattedrale marciana già a partire dalle ore 18.00.

Benedizione

Al termine della messa sono previsti, in particolare, i saluti al card. Scola da parte del Patriarca emerito card. Marco Cè, di un sacerdote e di un laico; subito dopo il neoarcivescovo di Milano avrà modo anche di salutare informalmente tutti coloro che vorranno stringergli la mano e ringraziarlo personalmente per i quasi dieci anni trascorsi insieme.

Il card. Scola ha esplicitamente chiesto che tutti coloro che avessero l’intenzione di fargli un regalo, devolvano l’offerta al fondo destinato a sostenere un’opera di carità decisa dal Patriarcato in occasione della chiusura della visita pastorale e della visita di Benedetto XVI dello scorso maggio.

La Chiesa di Venezia offrirà solo un dono simbolico al card. Scola che intende sottolineare il duraturo legame di filiale comunione, riconoscenza e preghiera reciproca. Si tratta di un anello episcopale con al centro l’episodio dell’Annunciazione, che compare anche nel logo del Patriarcato, mentre sulla fascia sono incisi la croce di Aquileia (Chiesa madre) e il leone di San Marco.

Il card. Scola presenta le Unità di Lavoro per la Transizione

A Zelarino (Centro pastorale card. Urbani) sabato 3 settembre, ore 9.30:  incontro aperto alla stampa

Il card. Angelo Scola, Amministratore apostolico del Patriarcato di Venezia, presenta domani mattina al Centro pastorale card. Urbani di Zelarino, alle ore 9.30, il decreto di costituzione delle Unità di Lavoro per la Transizione (in sigla “Ultra”) e contestualmente avvierà l’attività delle prime due Ultra costituite, una a Venezia e una sul Litorale. All’incontro saranno presenti tra gli altri mons. Fabio Longoni, delegato patriarcale per l’azione sociale, ed alcuni esponenti delle realtà ecclesiali operanti nelle diverse zone del Patriarcato: sacerdoti dei diversi vicariati, laici impegnati a titolo diverso nei centri culturali o nel mondo sociale, economico e del lavoro sul territorio, responsabili e referenti di uffici diocesani ecc.

Di Ultra aveva parlato il card. Scola, ufficialmente e per la prima volta, durante l’omelia del Redentore lo scorso 17 luglio a Venezia: “Sono organismi che, con preciso riferimento alla Dottrina Sociale della Chiesa, intendono mettere in collegamento persone che operano negli svariati ambiti della società civile in vista di un confronto e di una collaborazione aperta a tutti.  Ben coscienti della netta distinzione che intercorre tra realtà ecclesiale e società civile, questi organismi opereranno al fine di valorizzare, mediante proposte concrete, il bene politico primario dell’essere insieme. Le Unità di lavoro per la Transizione non nascono a tavolino ma sono il frutto dell’impegno pluriennale di uomini e donne del Patriarcato in ambito sociale, culturale e politico. Soprattutto lungo l’arco della Visita Pastorale abbiamo colto l’esigenza di creare queste realtà per dare stabilità ad una trama ormai significativa di relazioni ecclesiali e civili… La loro attenzione sarà rivolta al con e al per dell’altro, qualunque sia il suo credo religioso e politico. Con umiltà daranno il loro contributo di solidarietà, di idee e di iniziative”.

Il “bilancio” degli anni veneziani

Emerge un approfondito bilancio dei quasi dieci anni di episcopato veneziano nell’ampia intervista che il card. Angelo Scola ha rilasciato al settimanale diocesano Gente Veneta, a Telechiara e Bluradio Veneto pochi giorni prima del suo “congedo” dalla Chiesa e dalla comunità civile veneziana.

Si anticipano qui alcuni estratti di questa articolata e densa conversazione, in uscita sul settimanale diocesano Gente Veneta in edicola sabato 3 settembre, trasmessa su Telechiara (canale 14 del digitale terrestre) sabato 3 alle ore 21.00 e domenica 4 alle 16.00 ed infine da Bluradio Veneto (fm 88.7 – 94.6) lunedì 5 settembre alle ore 21.00.

Incontro della caritàAlla domanda su come sia stato il suo inserimento nella realtà veneziana e sui momenti più significativi di questo periodo il card. Scola ha così risposto: “Io sono partito da ciò che mi disse Giovanni Paolo II durante la cena mi disse che mi avrebbe mandato a Venezia: il problema della Chiesa di oggi è rigenerare il soggetto che è il popolo sulla base di una dottrina sana e di una prassi solida. A rinnovare non è una dialettica tra una teoria che si suppone al passo con i tempi o una teoria che si suppone capace di garantire una grande tradizione, ma è la rigenerazione del soggetto personale e comunitario a partire da ciò che poi Benedetto XVI ha esplicitato nel prologo della Deus caritas est: il cristianesimo è essenzialmente un incontro personale con Cristo nella comunità cristiana prima di essere ovviamente anche una dottrina e una morale. Quindi la mia preoccupazione è stata quella di una pastorale a 360 gradi che avesse come preoccupazione la rigenerazione della persona in Cristo attraverso un’appartenenza forte a delle comunità cristiane vive ed oggettive”. Ed ha quindi aggiunto: “Tutto quello che ho fatto l’ho fatto in quest’ottica: da Oasis al Marcianum, alla Scuola Santa Caterina, alle Unità di Lavoro per la Transizione, alla Visita pastorale, al potenziamento dei patronati, al rilancio delle aggregazioni ecclesiali, alla Scuola di Metodo, alle comunità pastorali… ho sempre cercato di tenere unito questo sguardo e di non perdere di vista questo scopo. Mi rendo conto che non sono sempre stato capace di far passare questa visione integrale; taluni forse non l’hanno capita o non l’hanno voluta capire. Da questo punto di vista è una visione molto parziale dire che Scola lascia a Venezia il Marcianum, Oasis… Dò molto più peso, per esempio, al lavoro con i vicari e i provicari foranei e con il Consiglio di Curia, con i quali ho sperimentato una comunione profonda che è arrivata a valutazioni e ad azioni molto precise e pertinenti nelle diverse situazioni pastorali. Ho apprezzato molto la Visita pastorale e la Scuola di Metodo. Se lascio un’eredità la vedo soprattutto a partire da questi dati”.

Ripercorrendo i temi fondamentali toccati in questi anni nel suo ministero veneziano il card. Scola si è soffermato in particolare  sull’educazione al gratuito: “La gratuità viene spesso recepita come un darsi da fare con grande generosità, anche ispirandosi al Vangelo, per aiutare i più bisognosi. Il che è sacrosanto e bellissimo. Ma quando parlo di gratuito io intendo un’altra cosa: che l’uomo al di fuori dell’esperienza dell’amore non capisce se stesso. Uno ha bisogno di essere definitivamente amato, anche oltre la morte, per poter definitivamente amare. Se le cose stanno così, uno deve imparare a donare la vita; e questo esige un’educazione appassionata, attenta, fedele, rigorosa all’amore, che duri lungo tutto l’arco dell’esistenza. L’unico modo che l’uomo, essere limitato, ha di imparare è quello di ripetere con fedeltà dei gesti in cui una determinata dimensione venga esercitata il più possibile. Io dico allora: come la Chiesa, molto saggiamente, per educarci al rapporto con Gesù da sempre ci domanda di partecipare consapevolmente all’azione sacramentale della Santa Messa ogni domenica, così noi dovremmo individuare un gesto gratuito da vivere con le nostre comunità, regolarmente, fedelmente, lungo tutto l’arco dell’esistenza”.

Sull’intenso rapporto intercorso tra il Patriarca di Venezia e i mondi della cultura, dell’economia e delle istituzioni, il card. Scola ha osservato: “Da dove è nata in me l’urgenza di questo rapporto? Siccome la religione cristiana ha a che fare con la vita quotidiana dell’uomo, allora tutto ci interessa. Con due punti fermi: la consapevolezza della distinzione netta tra la dimensione religiosa della vita dell’uomo e la dimensione civile; e, secondo, il dato, ormai incontrovertibile, della società plurale che ci chiede di paragonarci instancabilmente come cristiani, con grande libertà e con energia costruttiva, con soggetti che hanno una visione di vita differente. Questo ci spinge a costruire una società in cui la vita buona sia possibile, il buon governo sia realizzabile. Pratiche virtuose possono farci guardare con sufficiente speranza al futuro. Questo è il senso dell’impegno”. Il rapporto con le istituzioni, in particolare, “è stato molto rispettoso da parte di tutti e anche molto positivo con tutti coloro che in questo decennio hanno occupato posti di responsabilità in Regione, Provincia, Comuni, Municipalità… Mi pare però che la questione sia di altra natura: la transizione in atto non può non toccare le modalità di rapporto fra Chiesa, società civile e istituzioni. Bisogna lasciare emergere i segni che urgono ad un cambiamento e pazientemente cercare di costruirlo. E qui torna attuale il metodo delle implicazioni sociali della vita cristiana: bisognerebbe che nel Nordest – ma non solo: in Italia e in Europa – i cristiani si interrogassero molto di più sulla modalità con cui attuare la dimensione pubblica della fede nel processo di grande cambiamento in atto. Sarebbe qui necessario entrare nei problemi specifici, anche in quelli che sono occasione di dialettica e di conflitto con altri soggetti che abitano la nostra società plurale. Penso ai temi scottanti della nascita, della morte, della bioetica in generale, dell’educazione, della giustizia sociale ecc.”.

Incalzato sul tema della crisi economica e delle situazioni di difficoltà nel mondo del lavoro, anche veneziano, il card. Scola si è così espresso: “Cosa può fare la Chiesa di fronte a questa drammatica situazione di crisi? Vedo un’analogia con il compito cui è chiamata, a breve termine, nei confronti degli immigrati. Noi dobbiamo lanciarci in una condivisione immediata, con l’impeto appassionato al grande bene che è la vita di ogni singolo uomo e al suo destino. Non sono mancati nella crisi aiuti economici anche consistenti da parte della Chiesa italiana alle famiglie e ai lavoratori. Ma né tocca a noi come Chiesa, né abbiamo la possibilità di proporre soluzioni politiche al problema. Attenzione, qui c’è però un punto su cui dobbiamo essere chiari: ai cristiani, soprattutto ai fedeli laici cristiani, tocca partecipare a questo compito sociale e politico in maniera molto più pronunciata di quanto non sia avvenuto in questi ultimi anni. Il cristiano è cittadino e deve esserlo fino in fondo. Anzi, come diceva il grande Péguy: il cristiano è cittadino per eccellenza, proprio perché la prospettiva della vita eterna, lungi dal generare un disimpegno col quaggiù, offre la possibilità di edificarlo al meglio, con una solida distanza critica. Spesso comunque sulle questioni legate alla crisi dei posti di lavoro mi sono trovato di fronte ad un dilemma che mi ha angosciato: di non fare solo parole, di non pensare che due dichiarazioni rilasciate alla stampa possano risolvere il problema…”.

Quanto all’area del Nordest, anche alla luce del “grande dono” della recente visita di Papa Benedetto, il card. Scola evidenzia che “il Nordest è anzitutto chiamato a ripensarsi nella direzione di un recupero, ovviamente adeguato all’oggi, degli orizzonti larghi che sono alla base della sua nascita e crescita. Dobbiamo ritrovare come Chiesa e come società, anzitutto, questo spazio più largo che farà bene all’Europa e all’Italia nello stesso tempo. Il futuro del Nordest è legato anche al suo essere nuova cerniera tra Nord e Sud. E gli eventi che stanno capitando in tutta l’Africa del nord e anche in taluni paesi del Vicino e del Medio Oriente urgono ad assumere questa prospettiva. Ancora una volta, non solo a partire dalla nostra grande esperienza di commerci e di industria ma come sforzo di condivisione benefica di culture diverse e di edificazione di una civiltà che abbia un respiro effettivamente internazionale, che sia plurale ma che non rinunci all’unità. Senza unità non c’è civiltà”.

Visita pastorale alla parrocchia di San Giacomo dall'Orio

Ad una domanda su come la Chiesa di Venezia si può preparare ad accogliere bene il nuovo Patriarca di Venezia, il card. Scola si è, infine, soffermato a riflettere tra l’altro sulla questione del “pregiudizio” con queste parole: “Dico sempre che avere pre-giudizi è in qualche modo inevitabile. Il punto non è che ci siano pregiudizi, ma l’obiettivo è di superarli, di non incanaglirsi in essi… Però i pregiudizi sono più simili alla neve – che si scioglie facilmente – che alla roccia, che resiste. Basta andare al significato etimologico della parola: se sono pre-giudizi non sono giudizi, cioè prescindono dalla conoscenza reale. La grande strada è infatti quella della conoscenza reale. Poi, certo, essendo noi uomini, ciascuno può ostinarsi nel suo pregiudizio… Ciò non toglie, però, che il criterio di fondo resta quello della comunione, soprattutto con il vescovo. Il pregiudizio fa parte del dinamismo di ogni rapporto: io non posso entrare in relazione con una persona senza farmi di lei un’opinione o senza avere una reazione nei suoi confronti. Questo è un dato inevitabile. Il problema nasce se io mi fermo a questo stadio o addirittura se elaboro il pregiudizio. Per superare tale pericolo ci vuole un fattore che vada oltre me e te, a cui io mi possa rifare. Del resto è quello che avviene tra un marito e una moglie quando entrano in difficoltà: l’energia per recuperare il loro rapporto è un fattore che sta oltre loro. Gesù Cristo, che ci dona tutti i giorni la possibilità di una fraternità, è questo fattore che va oltre”.

I due momenti di congedo da Venezia (5 e 7 settembre)

San Pietro di Castello_Messa di ringraziamento per la Visita pastorale

VENEZIA – Saranno due i gesti ufficiali del congedo veneziano dal Patriarca card. Angelo Scola: un primo momento civile, il 5 settembre al Teatro La Fenice a Venezia a partire dalle 20,30 e un secondo momento religioso, il 7 settembre, in Basilica di San Marco.

Lunedì 5 saranno le autorità civili del Comune di Venezia, della Provincia, della Regione e dei Comuni della diocesi (Mira, Quarto d’Altino, Jesolo, Cavallino-Treporti, Eraclea, Caorle) a salutare il Patriarca. Il programma della serata prevede un concerto offerto dall’orchestra del Teatro La Fenice e, in conclusione, i saluti delle autorità.

Mentre il momento ecclesiale, due giorni dopo, avrà un prologo a partire dalle 15,30 presso la Basilica della Salute, dove il card. Scola e il rettore del Seminario mons. Lucio Cilia hanno invitato tutti i presbiteri e i diaconi – come pure i laici che vorranno essere presenti – alla presentazione della rinnovata sede del Seminario. Poi il cuore del congedo al Patriarca, in Basilica di San Marco: qui alle 18,30 si terrà la solenne concelebrazione eucaristica per il saluto da parte della Chiesa veneziana (trasmessa in diretta da Telechiara già a partire dalle 18).

Al termine è previsto un momento per i saluti informali che il Patriarca riserverà a tutti coloro che vorranno stringergli la mano e ringraziarlo per questi dieci anni trascorsi insieme.

Il “Saluto” della Chiesa veneziana a turisti e visitatori

Stampato in 80.000 copie e distribuito in vari luoghi del territorio, contiene una mappa di Venezia con il suggerimento di alcuni itinerari e un pensiero del card. Scola

VENEZIA – E’ iniziata in questi giorni la distribuzione del “Saluto” che la Chiesa veneziana rivolge ogni anno, d’estate e come speciale segno di accoglienza, ai turisti e ai visitatori che giungono nel territorio della diocesi lagunare per un periodo di riposo e vacanza.

Quest’anno il “Saluto” – redatto in italiano e inglese – è particolarmente originale, come spiega il direttore dell’Ufficio diocesano per la Pastorale del Turismo don Gianmatteo Caputo: “Poiché Venezia è comunque meta privilegiata anche per coloro che scelgono altre aree di vacanza (spiagge del litorale, Riviera del Brenta ecc.) abbiamo pensato di offrire una mappa della città con alcuni percorsi che valorizzano il servizio di accoglienza offerti dalla nostra diocesi nonché alcuni luoghi in cui è possibile riflettere sulla spiritualità e sull’arte, anche contemporanea”. Vengono così suggeriti l’ “itinerario del contemporaneo” (legato alle esposizioni e agli eventi collaterali dell’attuale Biennale d’Arte), l’ “itinerario del mosaico” (con le basiliche di S. Marco, Murano e Torcello) e l’ “itinerario del venerdì” (con le visite al Palazzo Patriarcale, al Museo diocesano di Venezia e alla chiesa di Sant’Antonin).

In copertina è riportato un pensiero del card. Angelo Scola: «L’arte di Venezia mostra il volto non solo dei suoi abitanti ma anche di tutte le culture e le tradizioni che  qui si sono incontrate; fra questi volti vi è quello della Chiesa che accoglie ogni suo visitatore nel nome di Cristo».Il “Saluto” della Chiesa veneziana ai turisti è stato stampato in 80.000 copie ed è distribuito nei luoghi di maggior afflusso turistico (alberghi, campeggi, case di ospitalità, chiese ecc.).

Venezia, verso la festa del Redentore 2011

– sabato 16 luglio, alle 19.00, l’apertura del ponte votivo con le autorità cittadine

– domenica 17 luglio, alle 19.00, la messa solenne presieduta dal card. Scola

Fissati i momenti di “congedo” da Venezia del card. Scola: 5 e 7 settembre

L’edizione 2011 della festa del Redentore sarà uno degli ultimi appuntamenti “veneziani” del card. Angelo Scola, prima dei gesti ufficiali di congedo che si svolgeranno nei primi giorni del prossimo mese di settembre: lunedì 5 settembre, al Teatro La Fenice (ore 20.30) e su iniziativa del Comune di Venezia, ci sarà il momento di saluto da parte delle autorità civili mentre mercoledì 7 settembre, nella basilica cattedrale di S. Marco (ore 18.30), si terrà la solenne concelebrazione eucaristica per il saluto da parte della Chiesa veneziana.

Intanto la festa del Redentore, religiosa e civile insieme, offrirà anche quest’anno al card. Scola l’occasione per rivolgere alla città (e non solo) il suo tradizionale discorso che riprenderà e rilancerà i temi della recente visita del Santo Padre a Nordest.

Dal 2003 in poi i “discorsi del Redentore” del Patriarca di Venezia hanno affrontato temi fondamentali per la vita personale e comunitaria, divenendo occasioni di dibattito e confronto ad ampio raggio.

Questi i passi via via compiuti:

 

I contenuti di tali interventi possono essere recuperati sul questo sito; sempre su questo sarà disponibile online, a partire da domenica 17 luglio, anche il testo integrale del discorso del Redentore 2011. 

Il programma della festa del Redentore (v. in calce calendario completo delle celebrazioni ) prevede, secondo la tradizione: 

– sabato 16 luglio, alle ore 19.00 e alla presenza del card. Scola e delle autorità cittadine l’apertura e l’inaugurazione ufficiale del ponte votivo che, attraverso il canale della Giudecca, conduce direttamente al Tempio del Redentore.

– domenica 17 luglio, alle ore 19.00, si terrà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’Amministratore Apostolico card. Angelo Scola alla presenza delle congregazioni del clero, dei parroci e delle autorità cittadine; al termine, poi, ci sarà la processione eucaristica e la benedizione alla città dall’esterno del tempio.

Si rinnoverà così – seguendo una tradizione che risale ad oltre quattro secoli fa – il pellegrinaggio di tante migliaia di fedeli che attraverseranno il canale della Giudecca per sciogliere l’antico voto che risale al XVI secolo quando la città fu colpita da una terribile peste (1575 – 1577). 

 

 

Il calendario completo delle celebrazioni

 

  • Sabato 16 luglio – alle ore 19.00 e alla presenza del card. Scola, del Sindaco e delle autorità cittadine – sarà aperto e inaugurato ufficialmente il ponte votivo che, attraverso il canale della Giudecca, condurrà direttamente al Tempio del Redentore dove subito dopo, alle ore 19.30, sarà celebrata l’Eucaristia. Un’altra messa è prevista anche alle ore 24.30, immediatamente dopo i fuochi d’artificio.
  • Domenica 17 luglio le messe nella basilica del Redentore saranno celebrate nei seguenti orari: 8.00 – 9.00 – 10.00 – 11.00 – 12.00 – 16.30 – 17.30. Alle ore 19.00 si svolgerà la solenne concelebrazione eucaristica presieduta dall’Amministratore Apostolico card. Angelo Scola con la partecipazione del Capitolo metropolitano, delle Congregazioni del clero, della Comunità cappuccina, dei parroci e delle autorità cittadine; a seguire vi sarà la processione eucaristica fino all’esterno della chiesa e la benedizione della città.
  • Nei vicini locali del patronato parrocchiale del Redentore, per l’occasione, è allestita la tradizionale pesca di beneficenza.

 

 

Le origini della festa

 

  • Nel triennio 1575 – 1577 la Serenissima fu scossa dal flagello della peste. Favorito dall’altissima concentrazione di abitanti, il morbo serpeggiò a lungo e causò moltissime vittime: quasi 50.000, più di un terzo della popolazione. Il Senato, il 4 settembre 1576, deliberò che il Doge dovesse pronunciare il voto di erigere una chiesa dedicata al Redentore, affinché intercedesse per far finire la pestilenza. Ogni anno la città avrebbe reso onore alla basilica, nel giorno in cui fosse stata dichiarata libera dal contagio. Il 13 luglio 1577 la pestilenza fu dichiarata definitivamente debellata e si decise di festeggiare la liberazione dalla peste la terza domenica del mese di luglio, con una celebrazione religiosa e una festa popolare.