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Scola commemora il prelato dell’Opus Dei: «Il magistero commovente e profondo di monsignor Echevarría»

Sabato 21 gennaio, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola ha presieduto una Santa Messa in suffragio di monsignor Javier Echevarrìa Rodriguez, vescovo e prelato dell’Opus Dei. Echevarrìa è scomparso il 12 dicembre scorso al Policlinico dell’Università Campus Bio-Medico di Roma, dove era ricoverato a causa di una lieve infezione polmonare, poi degenerata in un’insufficienza respiratoria.

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«Chiediamo la grazia dell’operare, al di là delle diversità, insieme»

Il cardinale Angelo Scola, la pastora battista Anna Maffei e padre Teofilatto Vitsos, greco ortodosso, mercoledì 18 gennaio, hanno guidato la processione lungo il giardino antistante la chiesa di via Marco De Marchi a Milano per dare inizio alla Settimana di preghiera. È la prima volta che questa celebrazione si compie in una chiesa protestante, ma la ricorrenza dei 500 anni della Riforma di Martin Lutero giustifica l’evento. L’Arcivescovo ha poi tenuto la predicazione all’interno di un programma di letture e di gesti contro le divisioni e in favore di azioni di pace.

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«La storia del popolo ebraico e di quello cristiano si ergono a indelebile prova che non si dà libertà per la verità che non sia, nello stesso tempo, verità della libertà»

Martedì 17 gennaio, l’Arcivescovo di Milano, il cardinale Angelo Scola, ha incontrato il rav. Alfonso Arbib, rabbino capo di Milano e presidente dell’Assemblea dei Rabbini d’Italia, nella Sinagoga centrale di via della Guastalla. Il Cardinale è stato accompagnato da una delegazione composta da rappresentanti della Diocesi allargata anche ai ministri delle comunità appartenenti al Consiglio delle Chiese Cristiane di Milano e ai componenti del comitato scientifico (di cui fa parte lo stesso rav. Arbib) che presiede all’organizzazione degli incontri “I Dialoghi di vita buona”.

Intervento dell’Arcivescovo (testo)

«Riceviamo tante persone provate da guerre e fame»

Domenica 15 gennaio, nella Basilica di Sant’Antonio Abate e Santa Francesca Cabrini a Sant’Angelo Lodigiano (in provincia e diocesi di Lodi), il cardinale Angelo Scola, Arcivescovo di Milano e Metropolita della Lombardia, ha presieduto la solenne celebrazione eucaristica in occasione della Giornata mondiale del migrante e del rifugiato, che quest’anno papa Francesco ha dedicato al tema “Migranti minorenni. Vulnerabili e senza voce”.

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«Agire nella società plurale con amore che non esclude e amicizia civica»

Venerdì 6 gennaio, nella Solennità dell’Epifania del Signore, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha presieduto il Pontificale in Duomo. Al termine ha ospitato a pranzo in Arcivescovado otto persone senza fissa dimora, di età compresa tra i 25 e i 65 anni, dei quali tre stranieri (due di fede musulmana) e cinque italiani, una piccola rappresentanza di quanti sono seguiti e assistiti da Caritas Ambrosiana.

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Il vero inizio è la nascita nella carne del Figlio di Dio

Domenica 1 gennaio, Giornata mondiale della pace, l’Arcivescovo di Milano, cardinale Angelo Scola, ha presieduto la celebrazione eucaristica in Duomo nell’Ottava del Natale. Come da consuetudine, i rappresentanti delle Chiese cristiane partecipanti al Consiglio delle Chiese cristiane di Milano sono stati invitati a presenziare per pregare insieme per la pace. Alla celebrazione ha poi fatto seguito un incontro di cordialità loro riservato con il cardinale Scola in Arcivescovado.

Omelia dell’Arcivescovo >>

«Siete costruttori di civiltà e un dono per tutti»

Sabato 31 dicembre l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, si è recato in visita al Pio Albergo Trivulzio dove, alle 16, insieme agli anziani ospiti, ha intonato il «Te Deum».
Il tradizionale canto di ringraziamento di fine anno è poi risuonato anche nella parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele (piazza San Fedele, Milano), al termine della celebrazione eucaristica che l’Arcivescovo ha presieduto in serata. Nell’omelia l’Arcivescovo ha spiegato che «abbiamo molti motivi di gratitudine per quest’anno che si chiude: l’impressionante numero di persone passate dalle porte della misericordia dice molto dell’urgenza di cambiamento del nostro popolo; i segnali di ‘rinascimento’ della nostra Città; la carità moltiplicata come risposta a povertà moltiplicate; ma anche i fatti dolorosi o negativi ci hanno provocato alla conversione, che è sempre un nuovo inizio. La Sua nascita, infatti, rende sempre, in ogni situazione, possibile la nostra ri-nascita».

Messa in San Fedele: omelia dell’Arcivescovo

 

 

Questo Bambino è irradiazione della gloria del Padre

Domenica 25 dicembre, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto il Pontificale nella Solennità del Natale del Signore.

Omelia (testo)

«La nascita di Gesù dischiude ad ogni uomo e a tutta la realtà la speranza certa di una ri-nascita»

Sabato 24 dicembre, vigilia di Natale, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto la Veglia e la celebrazione della Santa Messa di Mezzanotte.

Omelia (testo)

 

«Dopo la Sua venuta appaiono i fiori»

Nell’augurio natalizio ai fedeli ambrosiani l’Arcivescovo cita Sant’Ambrogio e sottolinea: «Da quando Dio si è fatto carne, ci è stata donata quella luce che veramente illumina ogni uomo» e che trasforma la condizione umana, «per quanto povera e fragile», oltre la violenza e la paura del nostro tempo

del cardinale Angelo SCOLA
Arcivescovo di Milano

 

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria». Anche quest’anno le parole del prologo del Vangelo di Giovanni risuonano nelle nostre chiese come il grande annuncio del Santo Natale del Signore: Il Verbo è venuto tra noi e rimane con noi. E noi contempliamo la Sua gloria. La gloria, la luce che illumina questa notte santa è la Sua umanità.

Davanti a un simile annuncio, anche ciascuno di noi – come fu per i pastori, per i Magi, per Erode e i saggi… – è chiamato a prendere la grande decisione della sua esistenza: accogliere o rifiutare Colui che è tutto e che viene per donarsi alla nostra piccolezza. Questo è infatti il significato del suo nome, il Salvatore: assumere la nostra carne a un tempo grande e fragile, continuamente minacciata dal male e dalla morte, in tutti i suoi anticipi, e offrirle la possibilità di entrare nella vita definitiva.

“Offrirle”, non “imporle”, perché – come annota acutamente il celebre romanziere francese François Mauriac – «nessun amore prende per forza l’essere amato». Sono parole che sentiamo profondamente vere e che, nello stesso tempo, ci lasciano un po’ di amaro in bocca. L’amaro di una cosa tanto desiderata quanto da noi inafferrabile. Quante volte, infatti, ci scopriamo tentati di forzare le persone amate! Quante volte il nostro amore non riesce a essere gratuito come il nostro cuore desidererebbe! A Natale ci è donata veramente la strada del Bell’Amore. Dio che si dona inerme come un bimbo e si mostra, in questo modo, il vero vincitore.

I tempi che stiamo vivendo sono carichi di contraddizioni, di violenza. Dov’è la pace cui tanto agogniamo? Lunga è la scia di attentati terroristici che ha tragicamente insanguinato quest’anno, fino all’ultimo, solo qualche giorno fa, a Berlino. Che posizione assumere, come cristiani, di fronte a questa minaccia, che sentiamo incidere profondamente nelle nostre vite, anche oltre la dimensione numerica del fenomeno?

La prima istintiva reazione è la paura, che è appunto lo scopo del terrorismo; e subito dopo, la richiesta di un rafforzamento delle misure di sicurezza. Questo è sicuramente giusto e fortunatamente nel nostro Paese le forze di polizia sono già da molto tempo all’opera su questo fronte. Ma la sicurezza non è tutto: per quanto sofisticati siano i sistemi di difesa, ci sarà sempre una falla. Ecco perché diventa essenziale l’educazione, la cultura e la testimonianza.

Da quando Dio si è fatto carne, ci è stata donata quella luce che veramente illumina ogni uomo. Ed è proprio questa luce della presenza di Dio nella nostra umanità che ci trasforma. Rende anche le nostre persone riflessi irradianti della gloria del Padre. La nostra condizione umana, per quanto povera e fragile possa essere, riceve la grazia di scoprirsi luminosa, di diventare presenza di luce per l’altro. La nascita di Gesù dischiude a ogni uomo e a tutta la realtà la speranza certa di una ri-nascita.

Per questo, con il nostro padre Ambrogio possiamo dire: «Prima della venuta di Cristo era inverno, dopo la Sua venuta appaiono i fiori» (Isacco e l’anima, 4,35).

A tutti, auguri di Buon Natale.