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«Non dimentichiamo mai che a metterci al lavoro è Colui che lavora sempre»

Con queste parole, durante la Veglia di preghiera di giovedì 26 aprile, nella Basilica di Sant’Ambrogio, il cardinale Angelo Scola ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro, la necessità di avere un’occupazione, di dedicarsi a un’attività che consenta di vivere, ma anche di esprimere tutta la nostra libertà e il nostro essere.

Scola: «Relazioni buone e bene comune»

“Il significato del bene comune” è il tema della lectio magistralis che il cardinale Angelo Scola ha tenuto giovedì 26 aprile al Centro Congressi della Fondazione Cariplo in occasione dell’evento “Più sociale nel social. Strategie e strumenti per diffondere il concetto di bene comune”, promosso da Fondazione Cariplo e Fondazione Pubblicità Progresso.

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La conciliazione tra casa e lavoro

Quinto appuntamento con il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, che ogni sabato propone una riflessione in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie. Ha iniziato mettendo in rilievo la centralità della famiglia. Si è poi soffermato sulla necessità di non lasciarla sola nella formazione degli adulti di domani. Quindi ha ragionato sulle povertà che colpiscono le famiglie, “soggetti economici” e fattori di sviluppo del “bene comune”. In vista dell’Incontro anche una serie di dibattiti: il prossimo, dal titolo “Dalla crisi economica alla speranza affidabile. L’economia in tempi di crisi: quale sostegno alla Famiglia”, è in programma il 10 maggio a Milano (via Monte Rosa 91, ore 18).

Da Il Sole 24 Ore del 21.04.2012

La possibilità di conciliare la famiglia con il lavoro è un fattore decisivo per la qualità della vita. È un elemento centrale per la maturazione di donne ed uomini. È quindi condizione necessaria per una società giusta, coesa e solidale. La parola “conciliazione” etimologicamente significa “chiamare insieme”, nel senso di “unire” e “mettere d’accordo”. Il termine si riferisce, quindi, sia ad un’azione, quella del mettere insieme, sia al suo effetto: l’accordo, l’armonia e la pacificazione. Misure di conciliazione – affermano a ragion veduta gli esperti – sono tutte le facilitazioni che sostengono la compatibilità tra il lavoro retribuito e la responsabilità di cura dei figli e dei genitori anziani di cura, tutte le strategie tese a rendere meno esacerbante il quotidiano affanno nell’impiego del tempo.

In quasi tutti i Paesi europei è sempre più diffuso uno stile di vita per il quale entrambi i coniugi sono inseriti nel mondo del lavoro e contribuiscono al bilancio economico familiare. Progressivamente questa modalità sta sostituendo quella dell’uomo-padre come unico percettore di reddito e della donna-madre casalinga. È pertanto decisivo realizzare misure e interventi volti a favorire ed aiutare sia donne che uomini, sia madri che padri, nella conciliazione tra tempi di vita ritmati da impegni lavorativi, responsabilità di cura e riposo.

Tuttavia, i documenti ufficiali dell’Unione Europea, pur parlando di conciliazione lavoro-famiglia, fanno riferimento all’individuo singolo e in particolare alla donna. L’interlocutore non è, quindi, la famiglia come soggetto sociale, luogo di relazione e corresponsabilità di mogli e mariti, padri e madri con i figli. È piuttosto la donna che, considerata parzialmente inattiva a causa della cura dei figli, andrebbe aiutata ad essere maggiormente presente nel mercato del lavoro. Simili interventi di politica sociale, mothers friendly, sono però quasi esclusivamente tesi ad allargare il mercato del lavoro attraverso una crescita dell’occupazione femminile, che consenta di raggiungere una condizione di pari opportunità. La relazione familiare, in questo contesto, è ridotta ad una variabile dipendente di quella lavorativa.

«Comunicate ai vostri coetanei il dono dell’amicizia con Gesù con gioia, senza paura»

Oltre 3500 tra ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 8 e i 16 anni hanno partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Angelo Scola in occasione del Meeting diocesano dei chierichetti. La sua omelia

“Il futuro del Paese nel cuore dei giovani”

Per la prima volta il cardinale Scola si rivolge agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in qualità di presidente dell’Istituto Toniolo. L’occasione è quella della Giornata dell’Ateneo (22 aprile). A loro l’Arcivescovo indirizza parole di fiducia e di speranza, che trovano il fondamento nella fede cristiana.

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Karol Wojtyła: l’uomo, il cristiano, il Papa

Nel pomeriggio di giovedì 19 aprile, presso la chiesa di San Floriano, dove il futuro Papa Giovanni Paolo II ha svolto il suo ministero per alcuni anni come vicario parrocchiale, il cardinale Scola ha tenuto la meditazione dal titolo “Karol Wojtyla l’uomo, il cristiano, il Papa. Una testimonianza che ha segnato il passaggio dal secondo al terzo millennio”, proseguendo nell’itinerario di rilettura meditata di alcuni testi poetici di Giovanni Paolo II.

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Giovanni Paolo II: dialogo con la cultura e critica delle ideologie

In  pellegrinaggio in Polonia, con i giovani sacerdoti ambrosiani, il cardinale Angelo Scola, prendendo spunto da alcuni testi poetici di Karol Wojtyla, ha tenuto una meditazione nel santuario della Divina Misericordia a Lagiewniki.

Vi proponiamo il testo integrale (leggi)

Vita come vocazione, riflessioni su “La vita buona”

Continua la collaborazione del cardinale Angelo Scola, con il «Messaggero di sant’Antonio». Ogni mese si rivolge ai lettori della rivista parlando di vita buona, riallacciandosi all’omonimo libro-intervista con il giornalista Aldo Cazzullo.

Dio è un Padre. Il Suo amore precede e accompagna le nostre esistenze, su ciascuna delle quali Egli ha un disegno personale e irripetibile che compiendosi lo compie.
di Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

«Che cosa hai tu che non abbia ricevuto?». Dobbiamo ammettere che la domanda, a bruciapelo, di san Paolo ai fedeli di Corinto spiazza anche noi oggi, con la forza di un’evidenza inattaccabile. Tutto ciò che è decisivo per l’uomo (la vita, lo sposo, la sposa, il figlio, il battesimo, la vocazione…) ha questo carattere di dato, di dono. Incomincia da un ricevere.
E ne sappiamo anche la ragione. L’abbiamo detta fin dal primo articolo, richiamando la Lettera di san Giovanni: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi». Sempre un amore ci precede e ci accompagna. Dietro alle cose che capitano, alle circostanze e ai rapporti che formano il tessuto della realtà di ogni uomo, non c’è un Motore immobile che, dopo aver dato il via all’immensa macchina del mondo, si ritira nella sua imperturbabile indifferenza, né un Caso capriccioso e beffardo, ma un Padre che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio uni­genito… perché il mondo si salvi per mezzo di lui».
Per questo – non mi stanco di ripetere ai giovani – è tutta la vita a essere vocazione. Poi, all’interno di questa che è la questione decisiva, lo stato di vita a cui ciascuno è chiamato – matrimonio indissolubile o verginità per il Regno – si imporrà con semplicità e chiarezza, nella pazienza del tempo e nella fedeltà alla vita della comunità ecclesiale in cui il Signore ci ha raggiunto e persuaso.
Il Padre ha infatti su ogni uomo un disegno personale e irripetibile che compiendosi lo compie. Alcuni li chiama a imitare alla lettera la modalità di rapporto con persone e cose vissuta da Cristo, anticipando nell’al di qua quella gratuità assoluta che tutti vivremo in Paradiso e di cui affiorano tracce visibili e affascinanti in Sua madre, in san Giuseppe, in san Giovanni… su su fino ai moltissimi che, riconosciuti o ignoti alla storia ufficiale, lungo i due millenni di cristianesimo lo hanno riprodotto nella loro umanità. Quel modo di possedere con un «distacco dentro» che la tradizione della Chiesa ha sempre chiamato verginità.
Ve ne cito solo un paio di esempi presi dai Vangeli.
San Matteo e san Luca, dando conto delle circostanze straordinarie in cui avviene la nascita di Gesù, lasciano trapelare la drammatica prova affettiva cui è sottoposto Giuseppe. Questo giovane uomo innamorato (egli non era certo il vecchietto un po’ dimesso presentatoci da gran parte dell’iconografia popolare, quasi a voler esorcizzare il rischio di ogni capacità generativa!) abbraccia senza riserve, pur non riuscendo a comprenderlo, il destino della sua giovane sposa. Così da Giuseppe – l’uomo obbediente (vir oboediens), secondo l’ineguagliabile titolo attribuitogli dalla Liturgia – nella dedizione gratuita e appassionata a chi gli è stato affidato per la vita, fiorisce una fecondità nuova.
La stessa sperimentata da Maria, ai piedi della croce, quando udì la voce di Suo figlio che le affidava Giovanni: «Donna, ecco tuo figlio». Da quel momento memorabile – narra l’Evangelista – «il discepolo l’accolse con sé». Immaginiamoci come Giovanni – dopo essersi sentito dire da Gesù: «Ecco tua madre» – avrà guardato Maria, e come Maria avrà trattato Giovanni, dopo quell’invito: che potenza di affezione e che potenza di verità in quell’affezione! Che purificazione profonda e radicale della possessività della carne e del sangue in un legame non fatto di dominio – volontà di potenza e seduzione –, ma di pura, gratuita accoglienza dell’altro!
Siamo ora in grado di comprendere che la circolarità degli stati di vita sulla base della carità, l’amore che supera ogni cosa, è essenziale per la vita di ogni comunità cristiana.
(da Il Messaggero di Sant’Antonio – Dicembre 2011)

Il soggetto economico dimenticato

Quarto appuntamento con il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, che ogni sabato propone una riflessione in vista del prossimo Incontro mondiale delle famiglie. Ha iniziato mettendo in rilievo la centralità della famiglia, soggetto sociale per eccellenza. Si è poi soffermato sulla necessità di non lasciarla sola nella formazione degli adulti di domani. Quindi ha ragionato sulle povertà – soprattutto di relazioni – che colpiscono le famiglie. Oggi porta la nostra attenzione sulla famiglia come “soggetto economico”: l’appartenenza alla rete familiare, infatti, è fattore di sviluppo del “bene comune” nonché di elevata performance nel sistema educativo e delle relazioni. (Il Sole 24 Ore)

Riscoprire la famiglia in tutte le sue dimensioni richiede che la si consideri anche, in quanto – passatemi l’espressione – soggetto “economico”. Anzitutto essa rappresenta un’importante concentrazione di consumatori: per questo il mercato la cerca e la blandisce. Inoltre, per il suo carattere “inter-generazionale” è il luogo normale della soddisfazione dei bisogni elementari dei propri membri che possono attingere ad una ricca auto-produzione. Questo dato viene assai poco messo in rilievo. Basti pensare al lavoro femminile, a quanto esso sostenga, direttamente o indirettamente, la produzione di beni e servizi che, senza passare per il mercato, contribuiscono al ben-essere dei membri della famiglia.
Una vera e propria produzione di “beni” che, pur non rientrando nei calcoli del reddito nazionale, è stata ampiamente riconosciuta persino da chi – come Alesina ed Ichino – sostiene che la centralità della famiglia comporterebbe dei costi sociali molto forti derivanti, ad esempio, dalla minore partecipazione delle donne e dei giovani al mercato del lavoro.
Non pochi sono gli studi che vedono nella famiglia italiana una formidabile “unità produttiva”. In grado di fornire, in sé e da sé, sia beni e servizi che altrimenti dovrebbero essere acquistati sul mercato, sia effettive forme di assicurazione sociale, come l’assistenza e la cura degli anziani, degli ammalati o dei disabili, il sostegno ai suoi membri disoccupati o in cerca di lavoro… Non meno importante di questo profilo di famiglia come “unità produttiva”, per certi versi facilmente rilevabile, è il suo profilo di “piccola comunità decisionale”. L’espressione documenta l’intensità delle relazioni che fioriscono all’interno della famiglia a beneficio dei suoi membri.
La famiglia ha un ruolo decisivo nelle scelte di vita dei propri membri, in particolare dei figli che rappresentano il patrimonio su cui un Paese può contare per crescere. Essi, in questa prospettiva, sono un “bene comune” dell’intera società, non una mera voce di costo. A ben vedere, anzi, il loro costo costituisce una sorta di investimento nell’ottica di uno sviluppo sostenibile.

Varese: dedicata al Beato Giovanni Paolo II la chiesa ospedaliera

Domenica 15 aprile il cardinale Angelo Scola ha fatto visita all’Ospedale di Circolo di Varese per consacrare l’altare e la Chiesa del nuovo Monoblocco, che è stata dedicata al Beato Giovanni Paolo II.
Dopo il saluto delle autorità religiose e ospedaliere,  l’Arcivescovo ha celebrato la Messa e successivamente ha visitato i reparti di Terapia Intensiva per un saluto al personale e ai degenti.

Il video dell’omelia