Archive | dicembre, 2016

«Siete costruttori di civiltà e un dono per tutti»

Sabato 31 dicembre l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, si è recato in visita al Pio Albergo Trivulzio dove, alle 16, insieme agli anziani ospiti, ha intonato il «Te Deum».
Il tradizionale canto di ringraziamento di fine anno è poi risuonato anche nella parrocchia di Santa Maria della Scala in San Fedele (piazza San Fedele, Milano), al termine della celebrazione eucaristica che l’Arcivescovo ha presieduto in serata. Nell’omelia l’Arcivescovo ha spiegato che «abbiamo molti motivi di gratitudine per quest’anno che si chiude: l’impressionante numero di persone passate dalle porte della misericordia dice molto dell’urgenza di cambiamento del nostro popolo; i segnali di ‘rinascimento’ della nostra Città; la carità moltiplicata come risposta a povertà moltiplicate; ma anche i fatti dolorosi o negativi ci hanno provocato alla conversione, che è sempre un nuovo inizio. La Sua nascita, infatti, rende sempre, in ogni situazione, possibile la nostra ri-nascita».

Messa in San Fedele: omelia dell’Arcivescovo

 

 

Questo Bambino è irradiazione della gloria del Padre

Domenica 25 dicembre, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto il Pontificale nella Solennità del Natale del Signore.

Omelia (testo)

«La nascita di Gesù dischiude ad ogni uomo e a tutta la realtà la speranza certa di una ri-nascita»

Sabato 24 dicembre, vigilia di Natale, nel Duomo di Milano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto la Veglia e la celebrazione della Santa Messa di Mezzanotte.

Omelia (testo)

 

«Dopo la Sua venuta appaiono i fiori»

Nell’augurio natalizio ai fedeli ambrosiani l’Arcivescovo cita Sant’Ambrogio e sottolinea: «Da quando Dio si è fatto carne, ci è stata donata quella luce che veramente illumina ogni uomo» e che trasforma la condizione umana, «per quanto povera e fragile», oltre la violenza e la paura del nostro tempo

del cardinale Angelo SCOLA
Arcivescovo di Milano

 

«E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria». Anche quest’anno le parole del prologo del Vangelo di Giovanni risuonano nelle nostre chiese come il grande annuncio del Santo Natale del Signore: Il Verbo è venuto tra noi e rimane con noi. E noi contempliamo la Sua gloria. La gloria, la luce che illumina questa notte santa è la Sua umanità.

Davanti a un simile annuncio, anche ciascuno di noi – come fu per i pastori, per i Magi, per Erode e i saggi… – è chiamato a prendere la grande decisione della sua esistenza: accogliere o rifiutare Colui che è tutto e che viene per donarsi alla nostra piccolezza. Questo è infatti il significato del suo nome, il Salvatore: assumere la nostra carne a un tempo grande e fragile, continuamente minacciata dal male e dalla morte, in tutti i suoi anticipi, e offrirle la possibilità di entrare nella vita definitiva.

“Offrirle”, non “imporle”, perché – come annota acutamente il celebre romanziere francese François Mauriac – «nessun amore prende per forza l’essere amato». Sono parole che sentiamo profondamente vere e che, nello stesso tempo, ci lasciano un po’ di amaro in bocca. L’amaro di una cosa tanto desiderata quanto da noi inafferrabile. Quante volte, infatti, ci scopriamo tentati di forzare le persone amate! Quante volte il nostro amore non riesce a essere gratuito come il nostro cuore desidererebbe! A Natale ci è donata veramente la strada del Bell’Amore. Dio che si dona inerme come un bimbo e si mostra, in questo modo, il vero vincitore.

I tempi che stiamo vivendo sono carichi di contraddizioni, di violenza. Dov’è la pace cui tanto agogniamo? Lunga è la scia di attentati terroristici che ha tragicamente insanguinato quest’anno, fino all’ultimo, solo qualche giorno fa, a Berlino. Che posizione assumere, come cristiani, di fronte a questa minaccia, che sentiamo incidere profondamente nelle nostre vite, anche oltre la dimensione numerica del fenomeno?

La prima istintiva reazione è la paura, che è appunto lo scopo del terrorismo; e subito dopo, la richiesta di un rafforzamento delle misure di sicurezza. Questo è sicuramente giusto e fortunatamente nel nostro Paese le forze di polizia sono già da molto tempo all’opera su questo fronte. Ma la sicurezza non è tutto: per quanto sofisticati siano i sistemi di difesa, ci sarà sempre una falla. Ecco perché diventa essenziale l’educazione, la cultura e la testimonianza.

Da quando Dio si è fatto carne, ci è stata donata quella luce che veramente illumina ogni uomo. Ed è proprio questa luce della presenza di Dio nella nostra umanità che ci trasforma. Rende anche le nostre persone riflessi irradianti della gloria del Padre. La nostra condizione umana, per quanto povera e fragile possa essere, riceve la grazia di scoprirsi luminosa, di diventare presenza di luce per l’altro. La nascita di Gesù dischiude a ogni uomo e a tutta la realtà la speranza certa di una ri-nascita.

Per questo, con il nostro padre Ambrogio possiamo dire: «Prima della venuta di Cristo era inverno, dopo la Sua venuta appaiono i fiori» (Isacco e l’anima, 4,35).

A tutti, auguri di Buon Natale.

«Bambini, guardate il presepe dove Dio si è fatto come voi»

Nel videomessaggio natalizio dell’Arcivescovo, «un abbraccio a tutti gli abitanti delle terre ambrosiane», un’attenzione particolarmente affettuosa ai più piccoli e un pensiero all’attualità dopo l’uccisione a Sesto San Giovanni dell’attentatore di Berlino: «Oltre la paura e la richiesta di sicurezza, recuperiamo il senso della vita».

 

Scola: «A Natale il nostro tempo distratto si ferma e fa spazio, stupito, a una nascita»

Domenica 18 dicembre, sesta e ultima domenica dell’Avvento ambrosiano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto la celebrazione eucaristica vespertina nel Duomo di Milano. In questa Messa l’Arcivescovo ha concluso la sua predicazione d’Avvento, che ha avuto come titolo generale «Non temere, io sono con te» e come immagine il «Presepio», particolare delle Storie del Nuovo Testamento, vetrata istoriata del Duomo (XV secolo). Tema della domenica è «La Divina Maternità di Maria».

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«Assistere con intelligenza creativa esalta la dignità della persona»

Domenica 18 dicembre l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, si è recato in visita all’Istituto Palazzolo (via don Luigi Palazzolo 21, Milano), storica struttura fondata nel 1938, dove ha presieduto la celebrazione eucaristica nella VI domenica dell’Avvento ambrosiano.

«A Natale facciamo spazio a una nascita»

Pubblichiamo una riflessione dell’Arcivescovo su questa sesta e ultima domenica di Avvento.
Oggi celebriamo la solennità della Divina Maternità della Vergine Maria: Maria è totalmente relativa a Gesù. A ben vedere quella di oggi è una festa del Signore, perché protagonista non è la Vergine Madre, ma il Verbo eterno del Padre che si fa carne nel suo grembo. Questa domenica, quindi – che nel rito ambrosiano si chiama anche Dell’Incarnazione – è il grande portico del mistero del Natale. Da qui la preghiera a cui la Chiesa ci invita: «Rallegrati, popolo santo; viene il tuo Salvatore» (Sal 71). Il Salmo ripete, quasi a imprimercelo nella mente e nel cuore, il motivo della gioia. E l’Epistola incalza: «Fratelli, siate sempre lieti nel Signore, ve lo ripeto: siate lieti. La vostra amabilità sia nota a tutti. Il Signore è vicino» (Fil 4, 4-5). L’annuncio che l’Apostolo fa con forza ai cristiani di Filippi non va preso come rimando al tempo finale, ma come riconoscimento di un presente. Paolo scrive «Il Signore è vicino», il Signore sta per venire, per dire con tutta verità che il Signore è presente. E Luca, nel Santo Vangelo, ce ne dà conferma: «Entrando da lei, disse: “Rallégrati,… il Signore è con te”» (Lc 1,28).

Il Vangelo insiste molto sul rapporto tra la presenza del Signore e la gioia che ne scaturisce e porta con sé l’amabilità dei fratelli. Questo apre alla comunicazione, al dono di sé all’altro. Il contrario di quel narcisismo, che può giungere a una sorta di autismo spirituale, la cifra delle nostre società avanzate.

All’ineffabile avvenimento dell’ormai prossimo Natale del Signore si lega, come scrive acutamente sant’Agostino, la nuova nascita dell’uomo: «Ci faccia diventare figli di Dio Colui che per noi volle diventare figlio dell’uomo» (Sermo 184).

Questa Nascita è un potente giudizio sul gelo demografico che caratterizza il nostro Paese e sul conseguente invecchiamento della popolazione, un dato non solo anagrafico. È un giudizio sul clima di mancanza di speranza, drammatico soprattutto nei giovani (oltre alle nascite, sono in calo anche i matrimoni), che si respira nelle nostre città, sempre più restie ad accogliere la vita in tutte le sue manifestazioni – dal concepimento fino al suo termine naturale. Eppure a Natale il ritmo frenetico del nostro tempo pre-occupato e distratto da ciò che veramente conta, miracolosamente si spezza. Si ferma, stupito, per far spazio a una nascita. E tutti sappiamo che è giusto fare così.

Anche se non riusciremo a tenere aperto questo squarcio di consapevolezza, tutti sappiamo che è bene celebrare una nascita: un bimbo che nasce è sempre un bene.

A questo bene siamo chiamati a dire di sì: «Ogni sì pieno a Dio dà origine a una storia nuova: dire sì a Dio è veramente “originale”, è origine, non il peccato che ci fa vecchi dentro» (Papa Francesco, Angelus dell’8 dicembre 2016).

«Siate segno visibile nel rendere presente e contemporaneo il Signore»

Martedì 13 dicembre l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, si è recato in visita all’Abbazia dei Santi Pietro e Paolo a Viboldone, dove ha presieduto una celebrazione eucaristica. L’Abbazia è oggi sede di una comunità di monache benedettine dedite al restauro di codici e libri antichi.

«Nella società plurale occorre testimonianza, non servono sterili polemiche che conducono all’ideologia»

Domenica 11 dicembre, quinta domenica dell’Avvento ambrosiano, l’Arcivescovo, cardinale Angelo Scola, ha presieduto la celebrazione eucaristica vespertina nel Duomo di Milano. In questa Messa l’Arcivescovo ha proseguito la sua predicazione d’Avvento, che ha come titolo generale «Non temere, io sono con te» e come immagine il «Presepio», particolare delle Storie del Nuovo Testamento, vetrata istoriata del Duomo (XV secolo). Tema della domenica è «Il Precursore». L’animazione della celebrazione è stata curata ai fedeli della Zona III e agli appartenenti a Movimento apostolico e Acli.

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