Archive | agosto, 2012

«Ancora sulle famiglie ferite», riflessioni su “La vita buona”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo diversi filoni tematici:  famiglia, amore, matrimonio, educazione, fede, ragione….per continuare a riflettere sui numerosi spunti offerti da Family 2012 e per prepararsi all’imminente Anno che il Santo Padre ha dedicato alla Fede.

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L’infedeltà di un coniuge rende la fedeltà dell’altro ancora più necessaria. Chi accetta il dolore incolpevole rafforza la propria libertà e si fa eco della misericordia del Signore

di Angelo Scola

E la verità del disegno di Dio sul matrimonio è affermata con forza dal Vangelo: «Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi» (Mt 19,6). «Il vincolo matrimoniale – riprende il Catechismo – è dunque stabilito da Dio stesso, così che il matrimonio concluso e consumato tra battezzati non può mai essere sciolto. Questo vincolo, che risulta dall’atto umano libero degli sposi e dalla consumazione del matrimonio, è una realtà ormai irrevocabile e dà origine a un’alleanza garantita dalla fedeltà di Dio. Non è in potere della Chiesa pronunciarsi contro questa disposizione della sapienza divina» (Catechismo della Chiesa Cattolica, 1640). Per il cristiano tutta la vita è vocazione. Ogni rapporto e ogni circostanza vissuti nella verità sono parte del disegno di Dio su di noi, come strada del rapporto con Lui. Attraverso quell’ingiustizia che tu senti come incomprensibile e inaccettabile, è Gesù che ti chiama e ti chiede, come fece con Pietro: «Mi ami tu?». Per questo, se anche il rapporto finisce, il tuo matrimonio non finisce. Il tuo matrimonio, infatti, non è riducibile al rapporto con tuo marito o con tua moglie; in esso è presente l’iniziativa di Dio cui tu hai aderito pubblicamente nel sacramento del matrimonio. Certo l’infedeltà di tuo marito o di tua moglie rende molto dolorosa la tua fedeltà, ma da un certo punto di vista non la tocca, anzi la rende ancora più necessaria. Questa, a ben vedere, rafforza la tua libertà, se no tu sei prigioniero del limite dell’altro e del tuo.

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

 

Il ruolo dei mass media

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In un’analisi a 360° sull’importanza dei media e, nello specifico, dei media cattolici il Cardinale spiega che i mezzi di comunicazioni sono appunto “mezzi” e non fini

«Le ragioni della fede»

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Né ragione in sé atea,  né credo quia absurdum

Di Angelo Scola

Cos’è allora questa fede? Come può restare fede senza cadere nell’assurdo? Può veramente pretendere di offrire ragioni all’umano «mestiere di vivere» (Pavese)? Con tenacia la tradizione cattolica ha difeso il proprio concetto di fede di fronte ad ogni pretesa fideistica basata sull’adagio credo quia absurdum est. Anche oggi possiamo trovare un prezioso criterio per confermare questa radicata attitudine nel nucleo dell’enciclica Fides et ratio quando Giovanni Paolo II rivolge l’invito a «passare dal fenomeno al fondamento» (FR 83).  […] Il problema delle ragioni della fede o della fede in quanto rationabile obsequium pone, infatti, in modo inesorabile, l’interrogativo seguente: “Si dà fondamento?” E, nel caso di una risposta affermativa, “di che si tratta?”. Per affrontare queste domande non appaia temerario partire da un dato incontestabile nella sua tenacia: sempre qualcosa si dà a qualcuno.
L’affermazione va intesa nella sua immediatezza, precisando tuttavia che il “qualcosa” – senza ridursi all’ontico (né oggetto, né ente)  – è, in un certo senso, tutto assorbito dal “si dà”, così come il “qualcuno” non prende la forma dell’io trascendentale (in tutte le sue varianti) con la sua pretesa di costituire il “qualcosa” che si dà.

(Da Angelo Scola, “Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede”, Venezia, Marsilio editore, 2008)

Come convivere in futuro

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Lo ha detto l’Arcivescovo in un incontro al Cinema&teatro di Cesano Maderno

«Vita come vocazione», riflessioni su “La vita buona”

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Dio è un Padre. Il Suo amore precede e accompagna le nostre esistenze, su ciascuna delle quali Egli ha un disegno personale e irripetibile che compiendosi lo compie

di Angelo Scola

«Che cosa hai tu che non abbia ricevuto?». Dobbiamo ammettere che la domanda, a bruciapelo, di san Paolo ai fedeli di Corinto spiazza anche noi oggi, con la forza di un’evidenza inattaccabile. Tutto ciò che è decisivo per l’uomo (la vita, lo sposo, la sposa, il figlio, il battesimo, la vocazione…) ha questo carattere di dato, di dono. Incomincia da un ricevere. E ne sappiamo anche la ragione. L’abbiamo detta fin dal primo articolo, richiamando la Lettera di san Giovanni: «Non siamo stati noi ad amare Dio, ma è lui che ha amato noi». Sempre un amore ci precede e ci accompagna. Dietro alle cose che capitano, alle circostanze e ai rapporti che formano il tessuto della realtà di ogni uomo, non c’è un Motore immobile che, dopo aver dato il via all’immensa macchina del mondo, si ritira nella sua imperturbabile indifferenza, né un Caso capriccioso e beffardo, ma un Padre che «ha tanto amato il mondo da dare il suo Figlio unigenito… perché il mondo si salvi per mezzo di lui». Per questo – non mi stanco di ripetere ai giovani – è tutta la vita a essere vocazione.

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

I contesti critici della società

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A Triuggio, incontrando i volontari di Family, il Cardinale ha sottolineato le due differenze costitutive della persona e della società: la differenza sessuale e la differenza tra le generazioni

Scola: come ho capito il meticciato

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Lo ha detto l’Arcivescovo in un incontro al Cinema&teatro di Cesano Maderno

«Nella buona e nella cattiva sorte: accompagnare a vivere e a morire»

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Come nessun neonato può sopravvivere senza la cura di chi gli vuole bene, così nessun ammalato deve arrivare sulla soglia della morte da solo. Perché per i cristiani il giorno della morte segna una nascita, non la fine

di Angelo Scola

Non so se ci avete fatto caso, ma quello della morte è un argomento tabù nei discorsi con i bambini, in famiglia. Non se ne parla. Come, quando ero piccolo io, non si parlava di sesso. Invece allora era abbastanza normale che un bambino assistesse, insieme con i genitori, alla morte del nonno. Forse perché il senso della morte, come quello della vita (le due cose sono inscindibili), era più familiare agli uomini e alle donne, anche se a malapena sapevano leggere e scrivere. Interrogarsi sul significato della vita e della morte è un’attitudine universale, che scavalca i confini delle culture e delle religioni. E spesso sono proprio i bambini, molto più «diretti» e senza pre-giudizi di noi, a ricordarcelo: «Mamma, perché le vacanze finiscono? Perché tutto finisce? Perché si nasce se poi si deve morire?». Ma spesso gli adulti, spiazzati, cambiano discorso.

(Da Angelo Scola,  “Famiglia, risorsa decisiva” Padova, Edizioni Messaggero, 2012)

 

L’impegno che ci lascia Family

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Nella basilica di Sant’Ambrogio, di fronte ai volontari di Family 2012, l’Arcivescovo ha indicato la responsabilità per il futuro.

Guarda il video:

Due dimensioni in un unico atto di fede

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La figura dell’ateo, basata su di un uso politico della religione, già rivela che la “giustificazione politica” mantiene in sé un’ultima riduttiva indifferenza verso il nesso religione-verità

Di Angelo Scola

In Europa l’ateismo muta di segno quando affronta direttamente la “pretesa” di verità del Cristianesimo. La religione rivelata non si accontenta di fondare il dovere di credere su un argomento politico, ma esige di essere riconosciuta come vera. La fede è sempre e simultaneamente, per la genuina tradizione cattolica, fides qua creditur e fides quae creditur. Non si può, quindi, separare, per i cristiani il coinvolgimento della libertà dell’uomo dal dono di Dio che gli propone, con intenso amore, il logos, cioè la verità.

(Da Angelo Scola, “Dio? Ateismo della ragione e ragioni della fede”, Venezia, Marsilio editore, 2008)