Archive | aprile, 2012

Economia e logica del dono, riflessioni su “La vita buona”

Continua la collaborazione del cardinale Angelo Scola, con il «Messaggero di sant’Antonio». Ogni mese si rivolge ai lettori della rivista parlando di vita buona, riallacciandosi all’omonimo libro-intervista con il giornalista Aldo Cazzullo.

 


Per uscire dalla crisi occorre entrare con coraggio nel principio
di gratuità. Vale a dire, perseguire azioni che non siano subito incanalate nella strettoia dell’utile, dell’interesse o dello scambio, ma che in sé e per sé respirino nell’orizzonte infinito del vero, del bene e del bello

di Angelo Scola, Arcivescovo di Milano

La fede cristiana, e prima ancora quella ebraica, è la fede in un Dio che si è coinvolto con la famiglia umana.
Un Dio che, per amore, è entrato nella storia, cioè nella vita quotidiana dell’uomo di ogni tempo. Noi a volte rischiamo di dimenticarcene; ma, perdendo questo «fondamentale» della nostra fede, perdiamo la sostanza del fatto cristiano come tale.
In forza della fede il cristiano è l’esatto contrario di un uomo fuori dalla realtà, come spesso viene dipinto. Egli sa con certezza che tutto dell’umano da Gesù è stato assunto per essere salvato, perfino il peccato. Perciò l’uomo che appartiene a Cristo sta davanti a tutto senza paura, e ha il coraggio della verità. Pensiamo, per esempio, al travaglio della crisi che colpisce tutti, a livello mondiale, e pesa soprattutto sulle spalle dei più deboli. La sua natura non è solo economica. È prima di tutto «antropologica». All’origine c’è un uomo ridotto alla dimensione di individuo isolato, come se l’io non fosse sempre – come invece è – in relazione. Trascurare le relazioni esasperando l’individuo, così come schiacciare l’uomo nel ruolo di puro consumatore, allontana dalla realtà e fa sì che si costruiscano castelli
di sabbia (penso alla speculazione finanziaria) inesorabilmente destinati a crollare perché senza fondamenta.
Oppure limitarsi a parlare dei bisogni dell’uomo senza dilatare il bisogno fino al desiderio significa, alla lunga, spegnere le energie degli esseri umani. Perché noi, pur avendo in comune con gli animali i bisogni primari che ci permettono di sopravvivere, non possiamo affrontarli come loro. Avendo il bisogno di mangiare, abbiamo inventato l’arte
culinaria; avendo il bisogno di ripararci, abbiamo inventato l’architettura. Il bisogno nell’uomo non domanda una pura, meccanica soddisfazione. È connesso al desiderio esaltando la libertà e la creatività. Secoli di storia cristiana – da san Filippo Neri a san Giovanni Bosco, dall’Hospitale del Medioevo fino all’Unitalsi all’inizio del secolo scorso, dalle Società di mutuo soccorso all’Università Cattolica… – documentano una straordinaria ricchezza di opere che vanno in questa direzione. Per uscire dalla crisi, sostiene il Papa nella Caritas in veritate, occorre allargare la ragione economica ed entrare con coraggio nella logica del dono, nel principio di gratuità. Non però come un’azione «cosmetica», come se si trattasse di migliorare con un po’ di belletto il volto di una vecchia signora, attenuando con una certa dose di etica la brutalità della logica del profitto. «Mentre ieri – afferma Benedetto XVI – si poteva ritenere che per prima occorreva perseguire la giustizia e che la gratuità intervenisse dopo come un complemento, oggi bisogna dire che senza la gratuità non si riesce a realizzare nemmeno la giustizia» (Caritas in veritate, 38).
Per capire il significato della gratuità, senza ridurla in senso «buonistico» a un «fare gratis», vi propongo un passaggio dello scrittore Charles Péguy che mi è capitato tra le mani recentemente: «Un tempo gli operai non erano servi. Lavoravano. Coltivavano un onore assoluto,  come si addice a un onore. La gamba di una sedia doveva essere ben fatta. Era naturale, era inteso. Era un primato. Non occorreva che fosse ben fatta per il salario, o in modo proporzionale al salario. Non doveva essere ben fatta per il padrone, né per gli imprenditori, né per i clienti del padrone. Doveva essere ben fatta di per sé, in sé, nella sua stessa natura. …Era il lavoro in sé che doveva essere ben fatto» (Charles Péguy, Il denaro). Gratuita è un’azione che non è subito incanalata nella strettoia dell’utile, dell’interesse o dello scambio, ma che in sé e per sé respira nell’orizzonte infinito del vero, del bene e del bello. Il dono del Risorto ha reso la gratuità accessibile ai suoi e, attraverso la loro testimonianza, a tutti gli uomini.



Riparte il Fondo: segno della presenza capillare sul territorio della Chiesa in tempo di crisi

“Lectio magistralis” del cardinale Scola al convegno promosso da Fondazione Cariplo e Fondazione Pubblicità Progresso. Al termine dell’incontro l’Arcivescovo ha risposto alle domande dei giornalisti

Scola: «La famiglia è la via maestra e la prima, insostituibile “scuola” di comunione»

A un mese dall’Incontro mondiale delle Famiglie il cardinale Angelo Scola indirizza una lettera a tutti i fedeli della Diocesi «per richiamare ancora una volta il significato di questo decisivo evento ecclesiale». L’Arcivescovo sottolinea come l’Incontro è «per tutti noi un’occasione unica e preziosa per riconoscere e rendere una chiara testimonianza del valore ecclesiale e sociale della famiglia».

- Leggi il testo della Lettera

«Non dimentichiamo mai che a metterci al lavoro è Colui che lavora sempre»

Con queste parole, durante la Veglia di preghiera di giovedì 26 aprile, nella Basilica di Sant’Ambrogio, il cardinale Angelo Scola ha voluto sottolineare l’importanza del lavoro, la necessità di avere un’occupazione, di dedicarsi a un’attività che consenta di vivere, ma anche di esprimere tutta la nostra libertà e il nostro essere.

Scola: «Relazioni buone e bene comune»

“Il significato del bene comune” è il tema della lectio magistralis che il cardinale Angelo Scola ha tenuto giovedì 26 aprile al Centro Congressi della Fondazione Cariplo in occasione dell’evento “Più sociale nel social. Strategie e strumenti per diffondere il concetto di bene comune”, promosso da Fondazione Cariplo e Fondazione Pubblicità Progresso.

Leggi il testo della Lectio Magistralis

La conciliazione tra casa e lavoro

Quinto appuntamento con il cardinale Angelo Scola, arcivescovo di Milano, che ogni sabato propone una riflessione in vista dell’Incontro mondiale delle famiglie. Ha iniziato mettendo in rilievo la centralità della famiglia. Si è poi soffermato sulla necessità di non lasciarla sola nella formazione degli adulti di domani. Quindi ha ragionato sulle povertà che colpiscono le famiglie, “soggetti economici” e fattori di sviluppo del “bene comune”. In vista dell’Incontro anche una serie di dibattiti: il prossimo, dal titolo “Dalla crisi economica alla speranza affidabile. L’economia in tempi di crisi: quale sostegno alla Famiglia”, è in programma il 10 maggio a Milano (via Monte Rosa 91, ore 18).

- Da Il Sole 24 Ore del 21.04.2012 -

La possibilità di conciliare la famiglia con il lavoro è un fattore decisivo per la qualità della vita. È un elemento centrale per la maturazione di donne ed uomini. È quindi condizione necessaria per una società giusta, coesa e solidale. La parola “conciliazione” etimologicamente significa “chiamare insieme”, nel senso di “unire” e “mettere d’accordo”. Il termine si riferisce, quindi, sia ad un’azione, quella del mettere insieme, sia al suo effetto: l’accordo, l’armonia e la pacificazione. Misure di conciliazione – affermano a ragion veduta gli esperti – sono tutte le facilitazioni che sostengono la compatibilità tra il lavoro retribuito e la responsabilità di cura dei figli e dei genitori anziani di cura, tutte le strategie tese a rendere meno esacerbante il quotidiano affanno nell’impiego del tempo.

In quasi tutti i Paesi europei è sempre più diffuso uno stile di vita per il quale entrambi i coniugi sono inseriti nel mondo del lavoro e contribuiscono al bilancio economico familiare. Progressivamente questa modalità sta sostituendo quella dell’uomo-padre come unico percettore di reddito e della donna-madre casalinga. È pertanto decisivo realizzare misure e interventi volti a favorire ed aiutare sia donne che uomini, sia madri che padri, nella conciliazione tra tempi di vita ritmati da impegni lavorativi, responsabilità di cura e riposo.

Tuttavia, i documenti ufficiali dell’Unione Europea, pur parlando di conciliazione lavoro-famiglia, fanno riferimento all’individuo singolo e in particolare alla donna. L’interlocutore non è, quindi, la famiglia come soggetto sociale, luogo di relazione e corresponsabilità di mogli e mariti, padri e madri con i figli. È piuttosto la donna che, considerata parzialmente inattiva a causa della cura dei figli, andrebbe aiutata ad essere maggiormente presente nel mercato del lavoro. Simili interventi di politica sociale, mothers friendly, sono però quasi esclusivamente tesi ad allargare il mercato del lavoro attraverso una crescita dell’occupazione femminile, che consenta di raggiungere una condizione di pari opportunità. La relazione familiare, in questo contesto, è ridotta ad una variabile dipendente di quella lavorativa.

«Comunicate ai vostri coetanei il dono dell’amicizia con Gesù con gioia, senza paura»

Oltre 3500 tra ragazzi e ragazze di età compresa tra gli 8 e i 16 anni hanno partecipato alla celebrazione eucaristica presieduta dal cardinale Angelo Scola in occasione del Meeting diocesano dei chierichetti. La sua omelia

“Il futuro del Paese nel cuore dei giovani”

Per la prima volta il cardinale Scola si rivolge agli studenti dell’Università Cattolica del Sacro Cuore in qualità di presidente dell’Istituto Toniolo. L’occasione è quella della Giornata dell’Ateneo (22 aprile). A loro l’Arcivescovo indirizza parole di fiducia e di speranza, che trovano il fondamento nella fede cristiana.

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Karol Wojtyła: l’uomo, il cristiano, il Papa

Nel pomeriggio di giovedì 19 aprile, presso la chiesa di San Floriano, dove il futuro Papa Giovanni Paolo II ha svolto il suo ministero per alcuni anni come vicario parrocchiale, il cardinale Scola ha tenuto la meditazione dal titolo “Karol Wojtyla l’uomo, il cristiano, il Papa. Una testimonianza che ha segnato il passaggio dal secondo al terzo millennio”, proseguendo nell’itinerario di rilettura meditata di alcuni testi poetici di Giovanni Paolo II.

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Giovanni Paolo II: dialogo con la cultura e critica delle ideologie

In  pellegrinaggio in Polonia, con i giovani sacerdoti ambrosiani, il cardinale Angelo Scola, prendendo spunto da alcuni testi poetici di Karol Wojtyla, ha tenuto una meditazione nel santuario della Divina Misericordia a Lagiewniki.

Vi proponiamo il testo integrale (leggi)