Archive | agosto, 2011

Gmg: un’esperienza di fioritura della vita. L’omelia per i giovani pellegrini del Patriarcato di Venezia

MADRID – Viene qui proposto il video dell’omelia pronunciata dal cardinale Angelo Scola in occasione della Santa Messa da lui celebrata sabato 20 agosto nella chiesa parrocchiale “Nuestra Señora de Las Angustias” a Madrid per i giovani pellegrini del Patriarcato di Venezia convenuti numerosi nella capitale spagnola per la Giornata mondiale della Gioventù.

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I due momenti di congedo da Venezia (5 e 7 settembre)

San Pietro di Castello_Messa di ringraziamento per la Visita pastorale

VENEZIA – Saranno due i gesti ufficiali del congedo veneziano dal Patriarca card. Angelo Scola: un primo momento civile, il 5 settembre al Teatro La Fenice a Venezia a partire dalle 20,30 e un secondo momento religioso, il 7 settembre, in Basilica di San Marco.

Lunedì 5 saranno le autorità civili del Comune di Venezia, della Provincia, della Regione e dei Comuni della diocesi (Mira, Quarto d’Altino, Jesolo, Cavallino-Treporti, Eraclea, Caorle) a salutare il Patriarca. Il programma della serata prevede un concerto offerto dall’orchestra del Teatro La Fenice e, in conclusione, i saluti delle autorità.

Mentre il momento ecclesiale, due giorni dopo, avrà un prologo a partire dalle 15,30 presso la Basilica della Salute, dove il card. Scola e il rettore del Seminario mons. Lucio Cilia hanno invitato tutti i presbiteri e i diaconi – come pure i laici che vorranno essere presenti – alla presentazione della rinnovata sede del Seminario. Poi il cuore del congedo al Patriarca, in Basilica di San Marco: qui alle 18,30 si terrà la solenne concelebrazione eucaristica per il saluto da parte della Chiesa veneziana (trasmessa in diretta da Telechiara già a partire dalle 18).

Al termine è previsto un momento per i saluti informali che il Patriarca riserverà a tutti coloro che vorranno stringergli la mano e ringraziarlo per questi dieci anni trascorsi insieme.

“Il testimone è colui che si gioca personalmente e fa passare la bellezza di Cristo alla libertà dell’altro”. Il dialogo con i giovani della Gmg 2011

MADRID – Sabato 20 agosto, in occasione della Giornata Mondiale della Gioventù, il cardinale Angelo Scola ha celebrato la Santa Messa nella chiesa parrocchiale “Nuestra Señora de Las Angustias” a Madrid per i numerosi giovani pellegrini del Patriarcato di Venezia.

Vengono proposti, qui di seguito, alcuni estratti del dialogo tra il cardinale Angelo Scola ed i ragazzi del Patriarcato che si è tenuto a conclusione della celebrazione eucaristica.

 

Incontro-dialogo al termine della Santa Messa in occasione della GMG 2011

con i giovani pellegrini della diocesi di Venezia

Con Cristo centro affettivo uomini e donne danno una speranza affidabile a tutti

(…)

Gmg 2011_Madrid

La prima cosa che voglio dire è: dovete avere sempre le antenne accese e raccogliere tutte le obiezioni, non tanto quelle teoriche, soprattutto quelle pratiche, quelle legate ai comportamenti di vita che i vostri compagni e i vostri amici vi mettono davanti. Per essere testimoni bisogna essere coraggiosi. Marta nella sua domanda dice: “Ciò che spesso fa difficoltà a questi nostri compagni è la struttura, l’istituzione della Chiesa (il papa, i vescovi, i preti, ecc., le curie, gli apparati) e soprattutto i precetti, cioè i Comandamenti, che sono ritenuti antiquati, superati”. E poi chiede come possiamo venire incontro a queste domande critiche dei nostri amici se anche noi certe volte sentiamo queste stesse obiezioni nei confronti della Chiesa-istituzione e anche nei confronti dei precetti?

Io vi invito a riflettere su questo dato: perché tu sei qui? Indipendentemente da come sei qui! Puoi essere qui con un grado di convincimento dieci o con un grado di convincimento uno; con un grado di scetticismo uno o nove. Però sei qui! Perché sei qui? Sei qui perché nell’arco dei tuoi anni – che tu ne abbia sedici, diciotto, venticinque o trenta – tu almeno per un capello percepisci che qui c’è un di più di te, che qui c’è per te una possibilità di un di più. Sennò non saresti qui! Anche se tu fossi stata in dubbio fino al giorno prima e fossi stata trascinata da degli amici, anche se tu non avessi mai incontrato un’esperienza come questa e fossi venuto perché non sapevi come far le ferie. Comunque tu sia qui è perché c’è una battuta d’anticipo, perché c’è un frammento in più che è promessa di compimento, che è promessa di felicità.

Per affrontare, Marta, i tuoi amici che si dichiarano “atei” devi coltivare questo di più, questo nucleo di esperienza positiva che ti porti dentro, bisogna che questo si dilati. Perché è dentro questa esperienza che tu troverai le mille forme o i mille modi per rispondere a queste obiezioni. È partendo da te e dalla tua persona. Il testimone è colui che si gioca personalmente  come in tribunale: è il terzo che sta tra i due, è quello che fa da ponte, è quello che fa passare la bellezza di Cristo alla libertà dell’altro. Questo è il punto di partenza.

Gmg 2011_Madrid

In una società come la nostra, in cui degli adulti si concedono tutto sul piano affettivo e sul piano sessuale, è normale che una ragazza, un ragazzo come voi trovandosi innamorato dica: “Ma perché dovrei rispettare il sesto comandamento? Ma non è una cosa vecchia? Se anche Giovanni Paolo II ci ha insegnato che il corpo è una cosa bella, che è un dono grande di Dio, se il corpo è orientato al dono di sé, perché io non dovrei donarmi anche carnalmente all’uomo che penso di amare?”.

Voglio dirvi che non dovete spaventarvi che nasca in voi questa domanda! Dovete, amici, spaventarvi di un’altra cosa: di dare una risposta facile, scontata, imposta dalla mentalità dominante a questa domanda. Questo è il punto che non va! Il punto che non va comincia sempre qui, è nel giudizio, è quando il giudizio si altera. Allora domandiamoci perché la Chiesa ti dice: “Stai attento, rifletti, il sesto comandamento ha le sue ragioni”. Qual è la ragione fondamentale? Perché, come dice il bellissimo libro di Qoelet, «c’è un tempo per tutto» (cfr. Qo 3,17).

Allora avere rapporti prematrimoniali anche con una persona a cui si vuole bene è “mettere il carro davanti ai buoi”. Perché la verità di un rapporto tra l’uomo e la donna deve passare dalla fase iniziale affettiva, in cui l’innamoramento mi sorprende ad una fase matura di scelta effettiva in cui io scelgo di amare l’altro per l’altro facendo l’esperienza che sono capace di una rinuncia totale all’egoistico mio bene, per affermare il bene dell’altro come altro. Finché nella tua risposta d’amore o nella tua iniziativa d’amore direttamente o indirettamente sta in primo piano il tuo io, non è ancora amore. Devi sentire la ferita e l’urto che per amare l’altro come altro devi cedere qualcosa di te: la chiamo la strana necessità del sacrificio, come quello di una mamma davanti al bambino ammalato.

Il passaggio dall’amore affettivo all’amore effettivo implica l’impegno alla fedeltà e alla fecondità, che diventano un dato pubblico, che implicano un riconoscimento pubblico. Ecco perché ci si sposa da cristiani di fronte a tutta la comunità essendo ministri, assumendo una responsabilità pubblica del trasformare quel bene che il Signore ha fatto nascere nel mio cuore in un luogo stabile, da cui scaturisca una famiglia capace di amore effettivo e di fecondo dono di vita secondo l’insegnamento del Signore che è contenuto nei Comandamenti e che è ripreso dalla Chiesa. Finché l’amore tra l’uomo e la donna non tocca questo vertice, non raggiunge questo livello, il rapporto sessuale rischia, anziché far crescere l’amore, di svilirlo, di farlo implodere. Perché il rapporto sessuale mette in moto il dinamismo profondo dell’uomo e della donna. Al 90% la natura del rapporto sessuale sfugge sempre all’uomo e alla donna lungo tutto l’arco della vita, anche quando sono vecchissimi. Per cui ha bisogno di essere custodito dentro una stabilità che la vita in comune, che scaturisce dall’impegno pubblico del sacramento e del matrimonio, soltanto può garantire.

A me pare che questo sia il modo più umano di impostare questo tema problema. Certo, uno può ribattere: “Ma questa cosa domanda sacrificio!”. E sì! Ma stare qui a vivere una giornata così per ascoltare il Papa questa sera non domanda sacrifico? Raggiungere, come volete fare voi, il dieci in matematica non domanda sacrificio? Salire sull’Antelao non domanda sacrificio? Imparare a correre i 100 metri in 9,92 secondi non domanda sacrificio? Imparare vertici di dribbling come quelli di Kakà non domanda sacrificio? C’è qualcosa nella vita che non domanda sacrificio? Allora sei un uomo o sei che cosa? Sei una donna o sei che cosa?

[…]

Estratto 2

Gmg 2011_Madrid

Amici, alla vostra età c’è un solo grande nemico: si chiama ideologia. L’ideologia è prendere su dai giornali, dalla televisione, dai compagni di scuola, talvolta purtroppo anche dai grandi, le opinioni fatte, le opinioni dominanti. Sono i modi con cui il potere dominante più facilmente ci invade.

Sii te stesso e fidati della compagnia in cui tu sei educato a vivere Gesù come il centro affettivo della tua vita! Cosa vuol dire centro affettivo? Pensa a quando ti innamori e moltiplica l’esperienza all’ennesima potenza: il centro affettivo diventa tendenzialmente il centro a cui si orienta la tua azione. Finché Gesù non è diventato il centro affettivo per te, non è reale, è un’idea. Ma se è ridotto a un’idea, tu vai all’incontro dei tuoi compagni che si dichiarano atei con un’idea. E un’idea vale l’altra. Un’idea può sempre annullare un’altra idea.

Lo dicono anche gli scienziati: la scienza è come una rete che tira su un po’ di pesci. Chi inventa una rete con una maglia più stretta, ne tira su di più e butta via quella precedente.

Bisogna essere vigilanti: ecco l’educazione al pensiero di Cristo. Da qui la cosa più grande: restare fedeli alla compagnia in cui queste cose sono vissute, sgangheratamente finché vuoi, non siamo migliori dei nostri compagni cosiddetti atei. Possono essere mille volte meglio di noi, però «portiamo il dono in vasi di creta» (cfr. 2Cor 4,7) che uno non molla. Perché di fronte a qualunque comportamento alternativo a questo stile di vita, mi dispiace, ma il paragone non regge. Ve lo dico io che ho un po’ di anni più di voi. Vi assicuro che se nella mia vita avessi incontrato un’alternativa superiore a questa, vi sarei andato dietro subito. Ma Gesù ci dice «sarete liberi davvero» (Gv 8,36), sarete veramente felici se mi venite dietro. E questo lo state toccando con mano.

Certo poi viene un tempo in cui portare avanti questo stile di vita significa anche andare incontro (la parola è un po’ dura, però è giusto evocarla) ad emarginazione e – Dio non voglia che succeda come a tanti nostri fratelli cristiani in altre parti del pianeta – anche a persecuzioni perché Cristo è il centro affettivo della nostra vita. Quindi l’incomprensione che questa società ha verso la famiglia e quindi le grandi difficoltà materiali a far famiglia, sono aspetti che dovremo sfidare in tutti i modi. Anzitutto attraverso la testimonianza: dobbiamo giocarci – nel rispetto della natura plurale della società civile – in tutti i modi perché questo stile umanissimo di vita sia proposto pubblicamente a tutti. Non imposto, ma proposto sì!

 

Una delle ultime volte che ci siamo trovati, alla Via Crucis, io vi ho detto una frase molto importante con la quale voglio chiudere. Tutti vi dicono che voi siete il futuro. Ma è una banalità, perché è evidente: l’età va avanti da sé, non si ferma. Il punto è che «se non siete il presente non sarete neanche il futuro». È chiaro il concetto: se non ti giochi adesso, se non vivi così adesso, non sarai neanche il futuro.

«Radicati e fondati in Cristo, saldi nella fede» (cfr. Col 2,7): uomini e donne il cui centro affettivo è la persona amata di Cristo Gesù sanno amare, sanno lavorare, sanno portare le contraddizioni, sanno domandare perdono del proprio peccato, sanno costruire. Sono uomini e donne che danno una speranza affidabile a tutti.

 (testi estratti dal dialogo non rivisti dall’autore)

LIBRI PER L’ESTATE/ “La caduta”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il venerdì  è il giorno dedicato ai “Libri per l’estate”. Verranno proposte, di volta in volta, alcune letture per adulti, ragazzi e bambini consigliate dal card. Scola in diverse occasioni.

 

LIBRI PER L’ESTATE – La proposta di lettura di questa settimana è La caduta di A. Camus (1956). 

Il protagonista e narratore di questo romanzo, l’avvocato Jean-Baptiste Clamence, è l’emblema dell’uomo che vive nell’assurdo, la categoria filosofica utilizzata da Albert Camus per analizzare la condizione umana. Clamence è però ancora colui che si rassegna alla vita assurda, che non la combatte, ma che moltiplica la sua assenza di senso attraverso la ripetizione di atti privi di significato che lo portano a non distaccarsi mai dal perenne sentimento di ansia ed estraneità che la caratterizza.

Madrid 2011, l’incontro con i giovani milanesi della Gmg

(fonte Incrocinews.it)

Quasi un anticipo degli appuntamenti di settembre per salutare e ringraziare il cardinale Dionigi e accogliere il nuovo arcivescovo Angelo. I diecimila giovani milanesi della Gmg presenti in Fiera a Madrid hanno pregato, ascoltato e fatto festa ai due porporati. Un momento storico per la Diocesi di Milano, un momento autentico di Chiesa

Per il racconto e le immagini dell’incontro tenutosi il 19 agosto scorso a Madrid si rimanda al sito della Chiesa di Milano.

Gmg 2011 a Madrid, alcune istantanee dell’incontro con i giovani del Patriarcato di Venezia

Vengono qui di seguito pubblicate alcune istantanee dell’incontro tra il Patriarca ed i giovani del Patriarcato di Venezia avvenuto sabato 20 agosto in occasione della Giornata mondiale della gioventù svoltasi dal 16 al 21 agosto nella capitale spagnola: 

VISITA PASTORALE/ “Venezia sa parlare a tutto il mondo”. L’incontro con gli operatori dell’arte e del turismo

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.  

Il mercoledì è il giorno dedicato alla Visita pastorale. Annunciata nel 2004 e conclusasi ufficialmente domenica 8 maggio 2011 alla presenza del Santo Padre, la Visita pastorale, si è svolta all’insegna di quattro grandi finalità e dimensioni della vita e della comunità cristiana: “rigenerazione  del popolo  cristiano  perché  sia  tutto teso  alla  missione,  attraverso  comunità  dall’appartenenza  forte; formazione di cristiani adulti, capaci di dare ragione della propria speranza (educazione al pensiero di Cristo); educazione al gratuito; apertura alle dimensioni del mondo che giunge fino a farsi carico dell’annuncio di Cristo a tutti i popoli” (cfr. Lettera di indizione della Visita Pastorale “Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e lo accolse con gioia”).

In occasione della Visita Pastorale, inoltre, il cardinale Scola ha avuto modo di incontrare non solo realtà religiose ma anche realtà sociali, associative, economiche ed istituzionali del territorio.

 

VISITA PASTORALE – “La Bellezza che accoglie”. E’ questo il titolo dell’incontro, svoltosi il 18 febbraio scorso nella Basilica cattedrale di San Marco a Venezia. Nel contesto della Visita pastorale e nel giorno esatto della ricorrenza liturgica del Beato Angelico, patrono degli artisti, il cardinale Angelo Scola ha incontrato gli operatori dell’arte e del turismo.

Vengono pubblicati qui di seguito alcuni passaggi dell’intervento del card. Scola:

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IL PAPA A NORDEST/ Il discorso del Santo Padre alla Chiesa veneziana

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il martedì è il giorno dedicato alla visita di Benedetto XVI a Nordest. Attraverso i discorsi e gli interventi si ripercorreranno i momenti che hanno caratterizzato i giorni del 7 e 8 maggio scorso quando Aquileia e Venezia hanno accolto la venuta del Santo Padre.

 

PAPA A NORDEST – Viene qui riproposto il testo integrale del discorso che il Santo Padre ha pronunciato domenica 8 maggio scorso nella Basilica di San Marco a Venezia. Con la terza Assemblea ecclesiale,  eccezionalmente presieduta da Benedetto XVI, si è conclusa la Visita pastorale nel Patriarcato di Venezia annunciata nel 2004.

 

Magnificat anima mea Dominum

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Cari fratelli e sorelle! Con le parole della Vergine Maria desidero innalzare insieme a voi l’inno di lode e di ringraziamento al Signore per il dono della Visita pastorale, iniziata nel Patriarcato di Venezia nel 2005 e giunta oggi alla sua provvida conclusione in questa Assemblea generale. A Dio, datore di ogni bene, rivolgiamo la nostra lode per aver sostenuto i vostri propositi spirituali e i vostri sforzi apostolici durante questo tempo della Visita pastorale, compiuta dal vostro Pastore, il Cardinale Angelo Scola, che saluto e ringrazio per le gentili parole rivoltemi a nome di tutti voi. Con lui saluto il Vescovo Ausiliare e Vescovo eletto di Vicenza, i Vicari episcopali e quanti lo hanno coadiuvato in questo lungo e articolato impegno pastorale, evento di grazia e di forte esperienza ecclesiale, nel quale l’intero popolo cristiano si è rigenerato nella fede, protendendosi con rinnovato slancio alla missione. Ed è pertanto specialmente a voi, cari sacerdoti, religiosi, e fedeli laici, che rivolgo il mio affettuoso saluto e il sincero apprezzamento per il vostro servizio, in particolare nello svolgimento delle Assemblee ecclesiali. Sono lieto di salutare la storica Comunità armena di Venezia con l’Abate e i monaci mechitaristi. Un pensiero va al Metropolita greco-ortodosso d’Italia Ghennadios e al Vescovo della Chiesa Ortodossa Russa Nestor, come pure ai Rappresentanti delle Comunità luterana ed anglicana.

Gratitudine e gioia sono perciò i sentimenti che caratterizzano questo nostro incontro. Esso si svolge nello spazio sacro, colmo di arte e di memoria, della Basilica di San Marco, dove la fede e la creatività umana hanno dato origine ad una eloquente catechesi per immagini. Il Servo di Dio Albino Luciani, che fu vostro indimenticabile Patriarca, così descrisse la sua prima visita in questa Basilica, da giovane sacerdote: “Mi trovai immerso in un fiume di luce … Finalmente potevo vedere e godere con i miei occhi tutto lo splendore di un mondo di arte e di bellezza unico e irripetibile, il cui fascino ti penetra nel profondo” (Io sono il ragazzo del mio Signore, Venezia-Quarto d’Altino, 1998). Questo tempio è immagine e simbolo della Chiesa di pietre vive, che siete voi, cristiani di Venezia.

“Oggi devo fermarmi a casa tua. In fretta scese e l’accolse” (Lc 19,5-6). Quante volte, durante la Visita pastorale, avete ascoltato e meditato queste parole, rivolte da Gesù a Zaccheo! Esse sono state il motivo conduttore dei vostri incontri comunitari, offrendovi uno stimolo efficace ad accogliere Gesù Risorto, via sicura per trovare pienezza di vita e felicità. Infatti, l’autentica realizzazione dell’uomo e la sua vera gioia non si trovano nel potere, nel successo, nel denaro, ma soltanto in Dio, che Gesù Cristo ci fa conoscere e ci rende vicino. E’ questa l’esperienza di Zaccheo. Egli, secondo la mentalità corrente, ha tutto: potere e denaro. Può dirsi un “uomo arrivato”: ha fatto carriera, ha raggiunto ciò che voleva e potrebbe dire, come il ricco stolto della parabola evangelica, “anima mia hai a disposizione molti beni, per molti anni; ripòsati, mangia, bevi e divertiti” (Lc 12,19). Per questo il suo desiderio di vedere Gesù è sorprendente. Che cosa lo spinge a ricercare l’incontro con Lui? Zaccheo si rende conto che quanto possiede non gli basta, sente il desiderio di andare oltre. Ed ecco che Gesù, il profeta di Nazaret, passa da Gerico, la sua città. Di Lui gli è giunta l’eco di alcune parole inconsuete: beati i poveri, i miti, gli afflitti, gli affamati di giustizia. Parole per lui strane, ma forse proprio per questo affascinanti e nuove. Vuole vedere questo Gesù. Ma Zaccheo, seppure ricco e potente, è piccolo di statura. Perciò corre avanti, sale su un albero, un sicomoro. Non gli importa di esporsi al ridicolo: ha trovato un modo per rendere possibile l’incontro. E Gesù arriva, alza lo sguardo verso di lui, lo chiama per nome: “Zaccheo, scendi subito, perché oggi devo fermarmi a casa tua” (Lc 19,5). Nulla è impossibile a Dio! Da questo incontro scaturisce per Zaccheo una vita nuova: accoglie Gesù con gioia, scoprendo finalmente la realtà che può riempire veramente e pienamente la sua vita. Ha toccato con mano la salvezza, ormai non è più quello di prima e come segno di conversione si impegna a donare metà dei suoi beni ai poveri e a restituire il quadruplo a chi aveva derubato. Ha trovato il vero tesoro, perché il Tesoro, che è Gesù, ha trovato lui!

Amata Chiesa che sei in Venezia! Imita l’esempio di Zaccheo e vai oltre! Supera e aiuta l’uomo di oggi a superare gli ostacoli dell’individualismo, del relativismo; non lasciarti mai trarre verso il basso dalle mancanze che possono segnare le comunità cristiane. Sforzati di vedere da vicino la persona di Cristo, che ha detto: “Io sono la via, la verità e la vita” (Gv 14,6). Come successore dell’Apostolo Pietro, visitando in questi giorni la vostra terra, ripeto a ciascuno di voi: non abbiate paura di andare controcorrente per incontrare Gesù, di puntare verso l’alto per incrociare il suo sguardo. Nel “logo” di questa mia Visita pastorale è rappresentata la scena di Marco che consegna il Vangelo a Pietro, tratta da un mosaico di questa Basilica. Oggi, simbolicamente, vengo a riconsegnare il Vangelo a voi, figli spirituali di san Marco, per confermarvi nella fede e incoraggiarvi dinanzi alle sfide del momento presente. Avanzate fiduciosi nel sentiero della nuova evangelizzazione, nel servizio amorevole dei poveri e nella testimonianza coraggiosa all’interno delle varie realtà sociali. Siate consapevoli d’essere portatori di un messaggio che è per ogni uomo e per tutto l’uomo; un messaggio di fede, di speranza e di carità.

Quest’invito è, in primo luogo, per voi, cari sacerdoti, configurati con il sacramento dell’Ordine a Cristo “Capo e Pastore” e posti a guida del suo popolo. Riconoscenti per l’immenso dono ricevuto, continuate a svolgere con generosità e dedizione il vostro ministero, cercando sostegno sia nella fraternità presbiterale vissuta come corresponsabilità e collaborazione, sia nella preghiera intensa e in un approfondito aggiornamento teologico e pastorale. Un pensiero affettuoso ai sacerdoti ammalati e anziani, uniti a noi spiritualmente. L’invito è poi rivolto a voi, persone consacrate, che costituite una preziosa risorsa spirituale per l’intero popolo cristiano e indicate in modo speciale, con la professione dei voti, l’importanza e la possibilità del dono totale di sé a Dio. Infine questo invito è rivolto a tutti voi, cari fedeli laici. Sappiate rendere sempre e dappertutto ragione della speranza che è in voi (cfr 1Pt 3,15). La Chiesa ha bisogno dei vostri doni e del vostro entusiasmo. Sappiate dire “sì” a Cristo che vi chiama ad essere suoi discepoli, ad essere santi. Vorrei ricordare, ancora una volta, che la “santità” non vuol dire fare cose straordinarie, ma seguire ogni giorno la volontà di Dio, vivere veramente bene la propria vocazione, con l’aiuto della preghiera, della Parola di Dio, dei Sacramenti e con lo sforzo quotidiano della coerenza. Sì, ci vogliono fedeli laici affascinati dall’ideale della “santità”, per costruire una società degna dell’uomo, una civiltà dell’amore.

Nel corso della Visita pastorale avete dedicato speciale cura alla testimonianza che le vostre comunità cristiane sono chiamate a rendere, a partire dai fedeli più motivati e consapevoli. A tale proposito, vi siete giustamente preoccupati di rilanciare l’evangelizzazione e la catechesi degli adulti e delle nuove generazioni proprio a partire da piccole comunità di adulti e di genitori, che, costituendo quasi dei cenacoli domestici, possano vivere la logica dell’evento cristiano anzitutto nella testimonianza della comunione e della carità. Vi esorto a non risparmiare energie nell’annuncio del Vangelo e nell’educazione cristiana, promuovendo sia la catechesi ad ogni livello, sia quelle offerte formative e culturali che costituiscono un vostro rilevante patrimonio spirituale. Sappiate dedicare particolare cura alla formazione cristiana dei bambini, degli adolescenti e dei giovani. Essi hanno bisogno di validi punti di riferimento: siate per loro esempi di coerenza umana e cristiana. Lungo il percorso della Visita pastorale è emersa anche la necessità di un sempre maggiore impegno nella carità quale esperienza del dono generoso e gratuito di sé, come pure l’esigenza di manifestare con chiarezza il volto missionario della parrocchia, fino a creare realtà pastorali che, senza rinunciare alla capillarità, siano più capaci di slancio apostolico.

Cari amici, la missione della Chiesa porta frutto perché Cristo è realmente presente tra noi, in modo del tutto particolare nella Santa Eucaristia. La sua è una presenza dinamica, che ci afferra per farci suoi, per assimilarci a Sé. Cristo ci attira a Sé, ci fa uscire da noi stessi per fare di noi tutti una cosa sola con Lui. In questo modo Egli ci inserisce anche nella comunità dei fratelli: la comunione con il Signore è sempre anche comunione con gli altri. Per questo la nostra vita spirituale dipende essenzialmente dall’Eucaristia. Senza di essa la fede e la speranza si spengono, la carità si raffredda. Vi esorto pertanto a curare sempre più la qualità delle celebrazioni eucaristiche, specialmente di quelle domenicali, affinché il Giorno del Signore sia vissuto pienamente e illumini le vicende e le attività di tutti i giorni. Dall’Eucaristia, fonte inesauribile di amore divino, potrete attingere l’energia necessaria per portare Cristo agli altri e per portare gli altri a Cristo, per essere quotidianamente testimoni di carità e di solidarietà e per condividere i beni che la Provvidenza vi concede con i fratelli privi del necessario.

Cari amici, vi assicuro la mia preghiera, affinché l’impegnativo cammino di crescita nella comunione, che avete compiuto in questi anni della Visita pastorale, rinnovi la vita di fede dell’intera vostra Chiesa particolare e, al tempo stesso, susciti una sempre più generosa dedizione al servizio di Dio e dei fratelli. Maria Santissima, che voi venerate con il titolo di Vergine Nicopeja, la cui suggestiva immagine splende in questa Basilica, ottenga in dono per tutti voi e per l’intera Comunità diocesana la piena fedeltà a Cristo. All’intercessione della celeste Madre del Redentore e al sostegno dei Santi e Beati della vostra Terra affido il cammino che vi attende, mentre con affetto imparto a voi e all’intera Chiesa di San Marco una speciale Benedizione Apostolica, estendendola ai malati, ai carcerati e a quanti soffrono nel corpo e nello spirito. Amen.

FILM PER L’ESTATE/ “Uomini di Dio”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il lunedì  è il giorno dedicato ai “Film per l’estate”.

Il cinema è la lingua franca della nostra società. È un mezzo formidabile per indagare la verità sul mondo. Spalanca la nostra esperienza in modo assai spesso più efficace di tanti discorsi e di tanti libri.”

(card. Scola al XXXI Meeting di Rimini)

 

FILM  PER L’ESTATE – La proposta di questa settimana è “Uomini di Dio” (Des hommes et des dieux), un film del 2010 diretto da Xavier Beauvois e basato sull’omicidio realmente avvenuto nel 1996 di sette monaci dell’Ordine dei Cistercensi della Stretta Osservanza presso il monastero di Tibhirine, in Algeria.

 

Angelo Scola

Una risposta per chi si chiede se il desiderio di Dio sia ancora presente nel nostro tempo. Se sia ragionevole per un uomo del Terzo Millennio credere in Dio, riconoscerlo come familiare.

La riuscita del film sui monaci di Tibhirine, che tanta attenzione sta suscitando ovunque nel mondo, sembra a me riflettere il desiderio ardente del cuore di donne e uomini di ogni latitudine di incontrare il volto di Dio. Quindi del bisogno vivo in tutti noi di testimoni autentici, che ci aiutino a tenere alto lo sguardo.  

L’autentica testimonianza infatti non è riducibile al “dare il buon esempio”. Essa brilla in tutta la sua integrità come metodo di conoscenza pratica della realtà e di comunicazione della verità. E’ un valore primario rispetto ad ogni altra forma di conoscenza e di comunicazione: scientifica, filosofica, teologica, artistica, ecc.

Un esempio luminoso di questo metodo è offerto proprio dalle parole del testamento spirituale di Padre Christian de Chergé, priore del monastero trappista di Notre-Dame de l’Atlas in Tibhirine, Algeria, da lui scritto ben tre anni prima di venir trucidato con i suoi monaci: «Venuto il momento, vorrei poter avere quell’attimo di lucidità che mi permettesse di chiedere il perdono di Dio e quello degli uomini miei fratelli, perdonando con tutto il cuore, nello stesso momento, chi mi avesse colpito… Non vedo infatti, come potrei rallegrarmi del fatto che questo popolo che io amo venisse accusato del mio assassinio. Sarebbe pagare un prezzo troppo alto ciò che verrebbe chiamata, forse, “la grazia del martirio”, il doverla a un Algerino, chiunque sia, soprattutto se egli dicesse di agire in fedeltà a ciò che crede essere l’Islam […] alla fin fine io sarò stato liberato dalla curiosità più lancinante che mi porto dentro: affondare il mio sguardo in quello del Padre per vedere i suoi figli dell’Islam come lui li vede: tutti illuminati della gloria di Cristo, anche loro frutto della sua passione, investiti del dono dello Spirito, la cui gioia segreta sarà di ristabilire la comunione e la somiglianza giocando con le differenze. Di questa mia vita perduta, totalmente mia e totalmente loro, io ringrazio Dio che sembra l’abbia voluta tutta intera proprio per questa gioia, contrariamente a tutto e malgrado tutto. E anche tu, amico dell’ultimo istante, che non saprai quello che starai facendo, sì, anche per te voglio io dire questo grazie, e questo a-Dio, nel cui volto io ti contemplo. E che ci sia dato di incontrarci di nuovo, ladroni colmati di gioia, in paradiso, se piace a Dio, Padre nostro, Padre di tutti e due».

In questa che è una delle pagine più belle mai scritte nel ‘900 si coglie in pienezza come nel martirio cristiano trovi compiuta manifestazione la narrazione che Dio fa di Sé e quella che permette a noi di fare su di Lui e a Suo nome.

Il martirio, grazia che Dio concede agli inermi e che nessuno può pretendere, è un gesto insuperabile di unità e di misericordia. E’ la sconfitta di ogni eclissi di Dio, è il Suo ritorno in pienezza attraverso l’offerta della vita da parte dei Suoi figli. Una consegna di sé che vince il male, perfino quello “ingiustificabile”, perché ricostruisce l’unità, anche con colui che uccide.

Come Gesù prende il nostro male su di Sé perdonandoci in anticipo, così il martire, come Padre Christian, abbraccia in anticipo il suo carnefice in nome del dono di amore di Dio stesso, da tutti riconoscibile almeno come assoluto trascendente.

Solo la testimonianza degna di fede com-muove la libertà dell’altro e lo invita con forza alla decisione. Come ha ricordato efficacemente Benedetto XVI, si diventa testimoni quando «attraverso le nostre azioni, parole e modo di essere, un Altro appare e si comunica».

I monaci di Thibirine destano e commuovono perché nella loro testimonianza «Dio si espone, per così dire, al rischio della libertà dell’uomo».

(“La Stampa”, 22 ottobre 2010)

LIBRI PER L’ESTATE/ “L’urlo e il furore”

Continua la proposta estiva attraverso la quale verranno forniti spunti di riflessione quotidiani secondo cinque diversi filoni tematici: Visita pastorale, Oasis 2011, Libri per l’estate, Film e Il Papa a Nordest.

Il venerdì  è il giorno dedicato ai “Libri per l’estate”. Verranno proposte, di volta in volta, alcune letture per adulti, ragazzi e bambini consigliate dal card. Scola in diverse occasioni.

 

LIBRI PER L’ESTATE – La proposta di lettura di questa settimana è “L’urlo e il furore”, un romanzo dello scrittore statunitense William Faulkner. 

“[…] Mi ricordo che don Fausto (Tuissi, ndr) mi leggeva l’omelia del prete, in L’urlo e il furore, in cui si tocca il tema della presenza di Dio e del Suo rapporto con una persona handicappata mentalmente. Erano quasi sempre testi che mi aiutavano a porre le questioni radicali della vita: da dove veniamo, chi siamo, verso dove andiamo […]”.

(da un’intervista a “Il Gazzettino”)

 

Il 1929, passato alla storia come l’anno del crollo di Wall Street che segnò l’inizio della Grande Depressione, è un anno fondamentale anche per la letteratura americana. Escono infatti “Addio alle armi” di Hemingway e “L’urlo e il furore” di Faulkner, una coincidenza che avvicina i libri, diversissimi tra loro, di due amici. Faulkner dà voce barocca a tutte le ossessioni e i fanatismi di quel Sud di cui pativa l’interminabile decadenza, incominciata con la sconfitta nella guerra civile. La mitica contea di Oxford diventa il teatro di un insanabile conflitto tra bianchi e neri, bene e male, passato e presente. Il romanzo è un complesso poema sinfonico in 4 tempi, che scandiscono le sventure di una famiglia del profondo Sud.