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L’omelia nella solennità liturgica del Corpus Domini

VENEZIA – In occasione della solennità liturgica del Ss. Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini) si è svolta domenica 26 giugno a Venezia, nella...

VENEZIA – In occasione della solennità liturgica del Ss. Corpo e Sangue di Cristo (Corpus Domini) si è svolta domenica 26 giugno a Venezia, nella basilica di San Marco, l’Eucaristia presieduta dal Patriarca alla presenza del Capitolo della Cattedrale, dei parroci e dei sacerdoti della città.

Al termine della messa si è tenuta la processione eucaristica in Piazza San Marco culminata, poi, nella benedizione all’intera città.

Qui di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal Patriarca:

Card. Angelo Scola

Patriarca di Venezia

1. Fra poco la Cappella Marciana canterà l’Ave Verum. «Ave Verum Corpus natum de Maria Virgine/ vere passum, immolatum in cruce pro homine,/ cuius latus perforatum unda fluxit et sanguine,/esto nobis praegustatum in mortis examine». Il genio di Mozart, mettendolo in musica, ha immortalato questa preghiera di un anonimo del XIV secolo che concentra con impressionante semplicità i temi della solennità di oggi: l’incarnazione del Figlio di Dio e la nascita da Maria Vergine, la sua radicale dedizione fino alla morte di croce a favore di ogni uomo, il suo permanere nel tempo nel sacrificio eucaristico come viatico alla vita eterna.

 

2. L’uomo «uno di anima e di corpo»

Nel nostro tempo niente sembra esaltato come il corpo. Il corpo è curato, vezzeggiato, manipolato nell’illusione di prolungarne indefinitamente la giovinezza e la vitalità. Ma si tratta di un corpo separato, senz’anima e autonomo.

Nella Prima Lettura abbiamo ascoltato questa importante affermazione: «L’uomo non vive soltanto di pane» (Dt 8,3). Anche l’immenso flusso di popolo durante la recente visita del Papa ce lo ha confermato. Anzi di solo pane spesso l’uomo muore. Di pancia piena, di comodità, di spese inutili, si può morire e si muore.

Ma l’uomo non vive neppure di solo spirito. Anche di pura e disincarnata spiritualità, magari sostenuta da tecniche e metodi di meditazione, si può morire.

L’uomo ha bisogno di vivere come «uno ci anima e di corpo» (Gaudium et spes 14). La solennità del Corpo e Sangue di Cristo ci dona il senso adeguato di questa umanità piena e totale. Nel corpo donato e nel sangue versato, nell’Eucaristia, Cristo ci offre il senso pieno del corpo: esso è segno (sacramento) di tutta la persona.

 

3. Il corpo filiale

Insiste la Prima Lettura: «Non dimenticare il Signore, tuo Dio, che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto, dalla condizione servile; che ti ha condotto per questo deserto grande e spaventoso… che nel deserto ti ha nutrito» (Dt 8,14 e 16). Il nutrimento che il Signore non ha fatto mancare nel deserto al popolo eletto è solo figura, così ci ha ricordato il Santo Evangelo, «del pane disceso dal cielo». Questo «non è come quello che mangiarono i padri e morirono. Chi mangia questo pane vivrà in eterno» (Gv 6,58).

Se la radice del nutrimento che sazia il cuore dell’uomo sta nel Padre allora «possiamo affermare che il corpo porta in sé un significato filiale, perché ci ricorda la nostra generazione, che attinge, tramite i nostri genitori che ci hanno trasmesso la vita, a Dio Creatore» (Benedetto XVI, Discorso ai partecipanti all’incontro promosso dall’Istituto Giovanni Paolo II per studi su matrimonio e famiglia, 13.05.2011). 

La prima ed insostituibile “scuola” dove s’impara questo è la famiglia. Ha detto ancora il Papa: «Qui si impara la bontà del corpo, la sua testimonianza di un’origine buona, nell’esperienza di amore che riceviamo dai genitori… È nella famiglia che l’uomo scopre la sua relazionalità, non come individuo autonomo che si autorealizza, ma come figlio, sposo, genitore, la cui identità si fonda nell’essere chiamato all’amore, a riceversi da altri e a donarsi ad altri» (ibidem).  

 

4. Eucaristia e risurrezione della carne

«In verità, in verità io vi dico: se non mangiate la carne del Figlio dell’uomo e non bevete il suo sangue, non avete in voi la vita… Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue rimane in me e io in lui. Come il Padre, che ha la vita, ha mandato me e io vivo per il Padre, così anche colui che mangia me vivrà per me» (Gv 6, 53.56-57). 

«Chi mangia la mia carne»: Gesù con questa sua cruda rivelazione non si riferisce solo alla manducazione sacramentale, ma alla piena comunione tra Lui e l’uomo: all’ascolto della sua Parola, all’imitazione del suo esempio, all’amicizia con la sua persona. L’Eucaristia diventa così il sigillo e la garanzia di tutta l’esistenza. Nel Santo sacrificio eucaristico facciamo spazio alla presenza potente del Dio eterno che si è inserito al cuore del tempo e al cuore della nostra finitudine per spalancarci, attraverso la morte del Suo dolce Figlio incarnato, alla resurrezione dei morti, cioè alla vita, perché noi vivremo per sempre e, nella comunione eucaristica già in germe viviamo, nel nostro vero corpo.

 

5. Eucaristia e Chiesa

Con la Solennità del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo la Chiesa nostra madre ci mostra l’Eucaristia come la perenne sorgente della sua stessa vita. Essa è il corpo ecclesiale in forza del corpo eucaristico. «Poiché vi è un solo pane, noi siamo, benché molti, un solo corpo» (1Cor 10,17).

Nel sacramento dell’Eucaristia Cristo è presente in corpo, sangue, anima e divinità. In essa è quindi presente «Cristo intero: Dio e uomo» (CCC, 282). Possiamo così apprezzare il grande dono dell’Adorazione eucaristica. Dovremmo essere più solleciti nel praticarla. Come diceva il Santo Curato d’Ars, riportando l’acuto rilievo di un contadino assiduo nell’Adorazione eucaristica: «Sto davanti al Signore: Lui guarda me e io guardo Lui».

Fra poco si svolgerà nella piazza San Marco, ammirata in tutto il mondo, la processione eucaristica. Con essa vogliamo dire con semplicità a tutti gli abitanti e a tutti i visitatori: «Senza il Dio-con-noi, il Dio vicino, come possiamo sostenere il pellegrinaggio dell’esistenza, sia singolarmente che in quanto società e famiglia dei popoli? L’Eucaristia è il Sacramento del Dio che non ci lascia soli nel cammino, ma si pone al nostro fianco e ci indica la direzione. In effetti, non basta andare avanti, bisogna vedere verso dove si va!» (Benedetto XVI, Omelia del Santissimo Corpo e Sangue di Cristo, 22.05.2008). Amen

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