Archive | 8 maggio 2011

Assemblea Ecclesiale a conclusione della Visita Pastorale. Il Saluto a Benedetto XVI

Angelo Scola

Patriarca di Venezia

 

Beatissimo Padre,

nel fulgore della nostra Basilica, anticipo della gloria del Paradiso, siamo stati convocati a questa solenne celebrazione che conclude la Visita Pastorale. La Santità Vostra  ha voluto benevolmente prendervi parte. Grazie, Beatissimo Padre! Commossi e ben consapevoli del privilegio accordatoci, vogliamo esprimerlo con parole antiche. Sono un vanto del nostro popolo cattolico e veneziano: «Petrus et Marcus, una fides».

La Provvidenza ha voluto che la Visita Pastorale nel Patriarcato avesse inizio nei giorni immediatamente precedenti la Vostra elezione alla cattedra di Pietro. Quel 10 aprile 2005, infatti, il Cardinale Marco ed io ci trasferimmo da Roma a Venezia per partecipare all’Assemblea Ecclesiale che diede inizio alla Visita Pastorale, indetta l’anno precedente.

Oggi concludiamo un impegnativo itinerario con la grazia di venir confermati nella fede dal Successore di Pietro, fisicamente tra noi. Come non riconoscere la cura provvidente del Padre in questa doppia delicata coincidenza? Abbiamo cominciato con la Sua elezione e concludiamo con la Sua presenza.

La nostra figliolanza nei Vostri confronti, Santo Padre, è ben espressa in uno dei mirabili mosaici della nostra Basilica. Nel cartiglio che descrive il gesto con cui Marco presenta il Vangelo a Pietro si legge: Pietro «approva il Vangelo di Marco e lo consegna alla Chiesa perché lo legga».

 

Beatissimo Padre,

Lei viene a noi nell’incomparabile vespero veneziano come un dono tanto prezioso quanto immeritato. Ci sostenga la sua apostolica fede, non ci manchi mai l’ardore della carità per annunciare Gesù risorto, speranza affidabile. 

È un dono che con umile energia chiediamo alla Vergine Nicopeia. La Madre di Gesù e madre nostra ci propizi questa vittoria. Grazie, Santità!

Il Saluto al Santo Padre

Angelo Scola

Patriarca di Venezia

Beatissimo Padre, 

col cuore colmo di letizia pasquale siamo qui convenuti da tutte le chiese del Nordest d’Italia – dal Patriarcato di Venezia, dalle arcidiocesi di Trento, Gorizia e Udine, dalle diocesi di Adria-Rovigo, Belluno-Feltre, Bolzano-Bressanone, Chioggia, Concordia-Pordenone, Padova, Treviso, Trieste, Verona, Vicenza e Vittorio-Veneto – e dalle altre chiese di Croazia, Slovenia, Ungheria, Austria, Baviera, Como e Mantova, nate da Aquileia. Desideriamo essere confermati nella fede degli Apostoli dal Successore di Pietro. Così, corroborati dalla persona, dalla testimonianza e dal magistero della Santità Vostra, annunceremo con umile franchezza la bellezza di Cristo a tutte le nostre genti.

Scrisse Cromazio di Aquileia: «Siamo venuti, anzi siamo stati condotti da Cristo alla porta bella del tempio. Questa porta bella è la predicazione evangelica che orna il tempio di Dio, cioè la Chiesa» [“Venimus enim, vel potius adducti sumus a Christo ad speciosam portam templi (…) Speciosa porta templi evangelica praedicatio est, per quam templus Dei, id est Ecclesia, spiritali specie adornatur” (Cromazio di Aquileia Sermo I, 4][1]. Queste parole di Cromazio danno voce a ciò che abbiamo davanti agli occhi e nel cuore. Ci commuove, in questo luogo, il fulgore della nostra Venezia, eco della bellezza di Cristo, Splendore di Verità. Dalla presenza di Gesù eucaristico le nostre povere vite sono ogni giorno attratte e sostenute nel cammino verso il Padre che ci attende.

La Santità Vostra ha scritto nel 2° volume dedicato a Gesù di Nazaret: “L’incontro col Signore risorto è missione e dà forma alla Chiesa”[2]. Siamo guidati dal fascino di questo incontro e desiderosi di comunicarlo a tutti gli uomini e le donne dell’ampio Nordest che domanda ancora oggi un comune compito a popoli latini, slavi e germanici. A favore del nostro “fratello uomo” siamo qui per riconoscere il Signore risorto nello spezzare del Pane.

Oggi Pietro è venuto all’incontro di Marco. Grazie, Santo Padre, per il dono della Sua presenza tra noi.

 

Note:
[1] Chromace d’Aquilée, Sermons I, Sources Chrétiennes 154, Cerf, Paris 1969, 130-131.
[2] J. Ratzinger-Benedetto XVI, Gesù di Nazaret 2, Città del Vaticano 2011, 289.

“La Visita del Santo Padre: una nuova carica di energia per tutto il Nordest”. Un articolo da “L’Osservatore romano”

Viene proposto qui di seguito un articolo da “L’osservatore Romano“:

Tu conferma la nostra fede”: il motto, scelto mesi fa per presentare la visita del Santo Padre nelle terre del Nordest si è dimostrato, in questo tempo di ferventi preparativi e di attesa, davvero adeguato ad esprimere il valore che ha per noi, qui, oggi, questa visita straordinaria. Le sue semplici parole di radice evangelica, infatti, condensano il desiderio che ci anima e ci conduce all’incontro con Benedetto XVI: noi ci aspettiamo che il successore di Pietro ci documenti la “convenienza” che viene da una vita vissuta seguendo Gesù morto e risorto per noi, ci testimoni che Egli ci salva perché è realmente a noi contemporaneo.

Questo desiderio è bruciante perché percepiamo, ciascuno a partire dalle circostanze in cui vive, quanto abbiamo bisogno di qualcosa di solido su cui appoggiarci, un terreno sodo su cui camminare.

Tu conferma la nostra fede” rievoca il momento in cui Gesù affidò a Pietro il compito di sostenere i suoi fratelli, di essere guida per la Chiesa universale con tutta la sua persona, attraverso la sua testimonianza e con il suo insegnamento.

La preparazione a questo incontro davvero unico ci ha provocati a riscoprire quanto e come il ministero del successore di Pietro sia un fattore centrale, irrinunciabile, all’interno della vita di ogni Chiesa locale ed abbia anche un posto speciale all’interno del personale atto di fede di ciascuno. Vorrei dire ancora più esplicitamente: il Santo Padre viene per me, per te, per ciascuno di noi.

Dare del “tu “ al Papa, come si legge nel motto, potrebbe sembrare un po’ azzardato. L’enfasi sul tu ci conduce però a un altro dialogo serrato e incalzante, quello tra Gesù e Pietro: “Mi ami tu?” chiede per tre volte Gesù all’apostolo. Questa domanda investe anche noi, ci ridesta e ci chiama a giocarci in prima persona. Perché la verità dell’io è la relazione. Non è possibile scindere l’io dal tu, non è possibile scindere la persona dalla relazione.

L’incontro, lo sguardo che incontra l’altro sguardo, il faccia a faccia è insostituibile.  

Per questo avere tra noi, a casa nostra, fisicamente, Benedetto XVI, sentirlo rivolgersi a noi come un padre in comunione diretta, partecipare alla celebrazione presieduta da lui nel grande parco San Giuliano che si affaccia sulla laguna di Venezia è un’esperienza insostituibile: all’evidente dimensione di coinvolgimento personale si intreccia una dimensione di partecipazione ecclesiale e comunitaria senza eguali.

Scrive Benedetto XVI nel suo ultimo “Gesù di Nazareth”: «L’Eucaristia è il visibile processo del riunirsi, un processo che nel luogo e attraverso tutti i luoghi è un entrare in comunione col Dio vivente, che dall’interno avvicina gli uomini gli uni agli altri. La Chiesa si forma a partire dall’Eucaristia».

Da questa visita tutto il Nordest attende una nuova carica di energia. Queste nostre città e comunità in dinamica evoluzione – conoscono la prova di una crisi economica mondiale manifestatasi anche qui in modo drammatico nella perdita di troppi posti di lavoro, hanno vissuto le ferite profonde inferte dalla recente alluvione, ogni giorno sono a contatto con quel processo storico che chiamo il “meticciato di civiltà e culture” data la presenza sempre più imponente di immigrati – sono tutte provocate a ripensarsi.

Devono fare i conti con l’eredità lasciata loro da Aquileia, snodo originario, crocevia di popoli dell’Est e dell’Ovest, che oggi si offre non più solo come motivo di memoria e passione archeologica, ma come chiave per riprogettare insieme il prossimo futuro.

Da Aquileia viene il patrimonio di una tradizione che va riscoperta, vagliata in tutte le sue componenti per estrarne quelle pietre preziose che sappiano rilanciare la vita oggi.

Le nostre terre possono diventare il punto di incontro non  più solo tra popoli germanici, slavi e latini come in passato, ma sempre di più anche tra popoli del Nord e del Sud del pianeta.

Quella domanda irrinunciabile di libertà, di pace, di lavoro e di dignità che si leva dai Paesi del Nord Africa e del Medio Oriente giunge, attraverso il mare Adriatico, a scuotere le nostre città e raggiunge il cuore della vecchia Europa.

Benedetto XVI viene come una persona che ci è familiare, entra fisicamente in questa nostra singolare storia e ci “stana”, costringendoci a riscoprire la nostra antica origine per viverla oggi come vocazione sempre nuova.