Archive | dicembre, 2010

Scola 2010/ “Tu conferma la nostra fede”. Lettera Pastorale del Patriarca Angelo Scola ai fedeli e agli abitanti del Patriarcato di Venezia in preparazione della Visita pastorale di Benedetto XVI ad Aquileia e a Venezia (7-8 maggio 2011)

SCOLA 2010 – Si conclude oggi il breve intinerario che ha ripercorso il 2010 nei suoi momenti salienti attraverso gli interventi del Patriarca. A concluderlo, la Lettera pastorale inviata ai fedeli e agli abitanti del Patriarcato in preparazione della Visita pastorale del Santo Padre Benedetto XVI ad Aquileia e a Venezia il 7 e 8 maggio 2011:

Incontro con il Santo Padre a Lorenzago

“Tu conferma la nostra fede”.

Lettera Pastorale del Patriarca Angelo Scola ai fedeli e agli abitanti del Patriarca di Venezia in preparazione della Visita pastorale di Benedetto XVI ad Aquileia e a Venezia (7-8 maggio 2011)

Carissime/i, 

sabato 7 e domenica 8 maggio 2011 il Santo Padre sarà tra noi. Visiterà Aquileia e Venezia. Avrò modo di ritornare con i fratelli vescovi della Conferenza Episcopale Triveneta sui gesti che si svolgeranno in occasione di questo straordinario avvenimento.

Con questo breve scritto, vorrei rivolgermi a tutti voi per condividere la gioia suscitata dall’annuncio della visita papale e renderci così conto del prezioso dono che il Papa ci fa. Questo, infatti, è il primo modo per prepararci ad accoglierlo degnamente. 

1. Perché il Santo Padre viene a farci visita?  

C’è una ragione profonda della venuta di Benedetto XVI tra noi. È di gran lunga la più importante perché esprime la missione specifica del successore di Pietro. Essa si radica nel compito che Gesù stesso affidò al Capo degli Apostoli quando gli disse: «Io ho pregato per te, perché la tua fede non venga meno. E tu, una volta convertito, conferma i tuoi fratelli» (Lc 22,32).

Che cosa significa questa espressione «conferma i tuoi fratelli»? Di quale conferma abbiamo bisogno? (continua…)

Scola 2010/ “Bell’amore e sessualità”, il discorso del Redentore

SCOLA 2010 – Continua il breve percorso che ripercorre il 2010 nei suoi momenti salienti attraverso gli interventi del Patriarca. Oggi viene riproposto il discorso pronunciato il18 luglio in occasione della festa del Redentore a Venezia: 

“Bell’amore e sessualità”

Card. Angelo Scola

Patriarca di Venezia

Redentore 2010

1. L’immagine biblica del bell’amore

La liturgia della Festa del Santissimo Redentore ci riempie della più grande consolazione, quando afferma: «L’amore di Dio è stato riversato nei nostri cuori per mezzo dello Spirito Santo che ci è stato dato» (Rm 5, 5). Dio Padre, mediante le sue “due mani” – come Ireneo di Lione chiamava il Figlio e lo Spirito Santo – si prende cura di noi e ci sostiene con la speranza che non delude (Rm 5, 5). Lieti nel Signore possiamo affrontare l’esistenza, nel suo intreccio di affetti lavoro e riposo, come figli e figlie nell’Unigenito Figlio di Dio.

L’esperienza comune ad ogni uomo traccia la via maestra per imparare questa tenera figliolanza. È la via del desiderio in senso pieno, cioè in grado di attingere la realtà, non ridotto a pura mossa interiore al soggetto. Il desiderio, in mille forme diverse, dice ad ogni uomo la necessità di essere amato definitivamente, perfino oltre la morte, e lo urge ad amare definitivamente, a sua volta. Qual è allora il criterio che verifica l’apertura totale del desiderio, consentendo questo definitivo reciproco amore?

Una suggestiva risposta ci viene dalla Bibbia: «Io sono la madre del bell’amore» (Sir 24, 18). Qui all’amore viene accostata la bellezza. (continua…)

SCOLA 2010/ “Desiderare Dio. Chiesa e post-modernità”, l’intervento del Patriarca al Meeting di Rimini

SCOLA 2010 – Oggi e nei prossimi giorni, fino al 31 dicembre, verranno riproposti  testi salienti che il Patriarca ha pronunciato in occasioni di particolare importanza nel corso del 2010.

Il primo intervento è quello che il Patriarca ha enunciato mercoledì 25 agosto al XXXI Meeting di Rimini. Qui di seguito sono disponibili video e testo:

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Angelo Card. Scola

Patriarca di Venezia 

DESIDERARE DIO. CHIESA E POST-MODERNITA’”

1. Desiderio di Dio e realtà

Molti di voi avranno visto Matrix, il celebre film dei due fratelli polacchi Wachowski. Il cinema è la lingua franca della nostra società. È un mezzo formidabile per indagare la verità sul mondo. Spalanca la nostra esperienza in modo assai spesso più efficace di tanti discorsi e di tanti libri.

Ad ogni modo, in Matrix viene descritto il nostro mondo di tutti i giorni, ma si fa l’ipotesi che sia solo un paravento per nascondere la realtà vera. Quale sarebbe? L’umanità sopravvissuta dopo un disastroso evento cosmico, per continuare ad esistere ha avuto bisogno di speciali macchine. E queste hanno finito per prendere il sopravvento. E chi le controlla ha preso il potere. L’umanità quindi vive nell’illusione. Gli uomini non sono più liberi. Nessuno è a conoscenza del tempo che è passato da quando il potente neurosimulatore matrix ha assegnato una data fittizia allo scorrere della storia. Solo Neo, con l’aiuto del pirata informatico Morfeo e della bella Trinity, può tentare di scoprire la verità e far ritrovare agli uomini la libertà. In cosa consiste la verità? Lo dice con chiarezza Morfeo accogliendo Neo sulla sua bislacca nave in lotta per la libertà: “Benvenuto nel mondo reale”. Riflettiamo un istante su questa affermazione in cui sono presenti due elementi fondamentali.

Il primo è identificato dall’espressione mondo reale, cioè le cose come veramente sono. Quelle che i miei sensi percepiscono – questo bicchiere, il microfono, il cielo, il mare – e quelle di cui mi offrono qualche indizio perché la mia intelligenza possa riconoscerli: lo sguardo di chi ho di fronte, il sorriso dei figli, il volto dell’amata, il gusto del lavoro, la sofferenza per il male fisico, il dolore per quello morale, la paura della morte, l’angoscia annoiata del vivere senza senso… Il mondo reale appunto! (continua…)

“Innovazione, cultura, educazione: le realtà educative si giochino in prima persona”. Il Patriarca dialoga con i giornalisti

GIOVANI EDUCAZIONE – Viene proposto un ulteriore passaggio del consueto incontro tra il Patriarca ed i giornalisti che si è tenuto mercoledì 22 dicembre e durante il quale sono stati toccati svariati temi di attualità che hanno segnato il 2010.

Qui di seguito una riflessione del Patriarca sul tema dei giovani e dell’educazione:

Benedetto XVI a Venezia, una riflessione del Patriarca

BENEDETTO XVI A VENEZIA – In occasione del consueto incontro tra il Patriarca ed i giornalisti , che si è tenuto mercoledì 22 dicembre, in prossimità delle feste natalizie, sono stati affrontati temi di scottante attualità che hanno segnato il 2010 e si è riflettuto sulla prossima visita di Benedetto XVI, ad Aquileia e Venezia, prevista per il 7 e l’8 maggio 2011.

Viene proposto qui di seguito un intervento del Patriarca sulla visita del Papa a Venezia: 

“Il Natale, grande chance per la dignità di chi lavora”, un’intervista al Patriarca

NATALE 2010 – Viene proposta qui di seguito un’intervista al Patriarca pubblicata da Gente Veneta il 24 Dicembre:

Cardinale 3

Gesù Bambino nasce anche sulle torri di Vinyls. O forse nasce soprattutto lì, a Porto Marghera, dove da giorni alcuni operai stanno “arroccati” a 150 metri di altezza, nonostante il gelo, per difendere il proprio lavoro e ottenere da imprenditori e politici parole chiare sul proprio futuro lavorativo.
Ne è convinto il Patriarca che, alla vigilia del santo Natale, invita a cogliere la ricchezza, alla portata di chiunque, che viene dal rendersi familiare a tutti noi di Dio nella grotta di Betlemme.

Cosa c’entra il Bambino che nasce a Betlemme con la vita degli operai della Vinyls che dicono: «Per noi il Natale non esiste se non esiste un futuro di lavoro»?

Mi pare che in questa loro affermazione sia implicitamente contenuto il senso del Natale. Dio si fa bambino per darci un futuro, perché la nostra vita possa guardare davanti a sé piena di una speranza che Benedetto XVI ha definito affidabile. È evidente che il lavoro, essendo una delle dimensioni essenziali e decisive della vita dell’uomo, è condizione fondamentale perché la dignità di ciascuno sia rispettata. Quindi il Natale, che nell’incarnazione del Figlio ci dice che Dio si fa a noi familiare, ci sostiene nella dignità dei nostri affetti, del nostro lavoro e del nostro riposo. Per questa ragione gli operai della Vinyls esprimono un desiderio profondo di verità della loro persona. Per loro, senza una prospettiva chiara di lavoro,  la grande promessa del Natale non viene meno ma è come se perdesse drammaticamente di concretezza.

Il Natale è ponte fra Cielo e terra, quindi un’alleanza, una garanzia di pace. Cos’ha proficuamente da dire il Natale alla politica e ai politici italiani?

La modalità con cui il Figlio di Dio viene a salvarci non è un meccanismo esteriore alla nostra persona, non è una magia: è qualcosa che mette in moto la nostra libertà di uomini e quindi la nostra responsabilità. Pertanto la memoria del Figlio di Dio che viene sulla Terra coincide con uno scatto di libertà e di responsabilità da parte di tutti noi, ed in particolare di chi ha il compito del buon governo.

Cosa intende per scatto di libertà e di responsabilità? (continua…)

Santo Natale 2010/ “Ritornare a fare spazio a Dio nella nostra vita, per appartenere completamente a Lui, quindi ad aprirci agli altri”. L’omelia del Patriarca

Solennità del Natale del Signore

 1. «Il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi» (Gv 1,14, Messa del giorno). «Oggi, nella città di Davide, è nato per voi un Salvatore, che è Cristo Signore. Questo per voi il segno: troverete un bambino avvolto in fasce» (Lc 2,11-12, Messa della notte).

L’incarnazione è il metodo della nuova creazione che il Signore è venuto ad instaurare nel mondo e nella storia. È il metodo della salvezza per tutti gli uomini («tutti i confini della terra vedranno la salvezza del nostro Dio» Is 52,10, Messa del giorno), cioè della possibilità del diritto e della giustizia, della pace («la pace non avrà fine sul trono di Davide e sul suo regno, che egli viene a consolidare e rafforzare con il diritto e la giustizia» Is 9,6, Messa della notte). 

2. «Egli giace in una mangiatoia, ma contiene l’universo intero; è avvolto in pochi panni, ma ci riveste d’immortalità; non trova riparo in un albergo, ma si costruisce il tempio nel cuore dei suoi fedeli. Perché la debolezza divenisse forte la fortezza si è fatta debole» (Sant’Agostino, Sermo 190). La cifra del cristianesimo è il paradosso: il Figlio di Dio, Colui che il Padre «ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo» (Eb 1,2, Messa del giorno), senza del quale «nulla è stato fatto di ciò che esiste» (Gv 1,2, Messa del giorno) nasce, come ogni figlio d’uomo, da una giovane donna, in un angolo oscuro della terra, viene avvolto in fasce e posto «in una mangiatoia, perché per loro non c’era posto nell’alloggio» (Lc 2,7, Messa della notte). Egli lascia alle spalle la sua gloria e si lascia racchiudere nell’umanità tenera e fragile di un bambino. Dio scende dal cielo e viene sulla terra fino al punto che nell’ultimo tratto della sua discesa nessuno di noi lo potrà più seguire [«pur essendo nella condizione di Dio, non ritenne un privilegio l'essere come Dio, ma svuotò se stesso… diventando simile agli uomini… umiliò se stesso… fino alla morte e a una morte di croce» (Fil 2,6-8)].  (continua…)

“Facciamo spazio a Dio prendendo l’iniziativa di incontrarlo”, gli auguri del Patriarca

SANTO NATALE 2010 – Mercoledì 22 dicembre, in prossimità delle feste natalizie, il Patriarca ha incontrato, come da consuetudine, i giornalisti per gli auguri di Natale. Un’occasione, questa, per affrontare temi di scottante attualità che hanno segnato il 2010 e per riflettere sulla prossima visita di Benedetto XVI, ad Aquileia e Venezia, prevista per il 7 e l’8 maggio 2011.

Viene qui di seguito proposto il messaggio augurale del Patriarca:

Santo Natale 2010/ “Dal Dio bambino un soprassalto di umanità”

Angelo card. Scola
Patriarca

Che bisogno abbiamo oggi, nel 2010, di un Dio bambino? In che senso è capace di darci un futuro perché possiamo guardare in avanti pieni di una speranza che Benedetto XVI ha definito “affidabile”?

L’annuncio del Natale quest’anno ci trova accorati e sgomenti di fronte ai numerosi segnali di malessere del corpo sociale cui apparteniamo. Durante la loro dolorosa ed estrema protesta gli operai della Vinyls mi hanno detto: «Per noi il Natale non esiste se non esiste un futuro di lavoro», e si può ben capire questo loro dubbio angoscioso.

E cosa pensare dei giovani che, spesso ingannati circa la natura del desiderio che apre l’uomo alla realtà piena, si ritrovano senza ideali da difendere e senza prospettiva per il futuro? Da questo vuoto noi adulti non possiamo certo chiamarci fuori, spesso complici di una società che l’allarmante ultimo Rapporto Censis definisce “fragile, cinica, passivamente adattativa, condannata al presente”.

Paradossalmente è proprio qui che si incarna il Natale: Dio non ha avuto paura di “impastarsi” con le contraddizioni proprie della condizione umana. Diventando a noi familiare, più intimo a noi di noi stessi – come dice il grande Agostino -, ci sostiene nella dignità dei nostri affetti, del nostro lavoro e del nostro riposo. Ma la modalità con cui il Figlio di Dio viene a salvarci non è un rito magico, un meccanismo estrinseco e a noi estraneo: l’evento del Natale mette in moto la libertà degli uomini e quindi la loro responsabilità. (continua…)

“Società plurale e morale comune”, un articolo del Patriarca da La Repubblica

SOCIETA’ PLURALE E MORALE COMUNE – Viene proposto qui di seguito un articolo del Patriarca pubblicato giovedì 23 dicembre su “La Repubblica“:

La realtà testarda che si impone anche se non sempre vorremmo accettarla, l’attualità incalzante che lascia emergere preoccupanti tensioni, che ci ributta continuamente addosso le conseguenze pesanti dell’attuale crisi economica e politica, ci costringono alla fine a stare di fronte a una domanda cruciale: è ancora possibile una “morale comune” (common morality) nella nostra società plurale? Si può ancora parlare di una “percezione morale” (moral insight) per sua natura universale e propria di ogni uomo in quanto uomo? È ancora valida l’affermazione cara a Lewis che esiste «un’attitudine di rispetto e di gratitudine per ciò che ci è stato donato», attitudine propria di ogni uomo nei confronti di quell’eredità di saggezza pratica che tutte le tradizioni, le culture e le religioni hanno assicurato, in tutte le parti del globo, alla grande catena delle generazioni?

Su questi temi Benedetto XVI, nel recente discorso di auguri alla Curia, ha usato parole provocanti parlando dell’ethos contemporaneo per il quale «…non esisterebbero né il male in sé, né il bene in sé. Esisterebbe soltanto un “meglio di” e un “peggio di”. Niente sarebbe in se stesso bene o male. Tutto dipenderebbe dalle circostanze, tutto potrebbe essere bene o anche male. La morale viene sostituita da un calcolo delle conseguenze e con ciò cessa di esistereContro di esse Giovanni Paolo II nella sua enciclica Veritatis splendor del 1993 indicò con forza profetica nella grande tradizione razionale dell’ethos cristiano le basi essenziali e permanenti dell’agire morale».

Importanti correnti del pensiero morale concordano nell’affermare che per cogliere l’autentica natura della morale si debba partire dalla esperienza elementare del bene che ogni uomo vive. Se si guarda alla genesi di questa esperienza morale, ci si rende conto che essa si radica in un desiderio di compimento di sé¸ che prende forma dalla promessa suscitata dalle inclinazioni e dagli affetti originari. A partire dalle relazioni primarie di riconoscimento reciproco con la mamma e il papà, il bambino, mediante la parola, acquista coscienza pratica di se stesso e diventa capace di apertura e comunione con gli altri. (continua…)