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Corpus Domini. L’omelia del Patriarca

Corpus Domini

CORPUS DOMINI – Viene pubblicato qui di seguito il testo dell’omelia pronunciata dal Patriarca il 6 giugno nella Basilica di San Marco a Venezia in occasione della Solennità del Corpus Domini:

Angelo Scola

1. «Melchìsedek, re di Salem, offrì pane e vino: era sacerdote del Dio altissimo» (Gn 14,18). Prima che in Israele venisse stabilmente istituito il rito del sacrificio appare questa singolare figura che offre pane e vino, segni di ospitalità, mentre invoca la benedizione di Dio su Abramo e, quindi, sul popolo a lui promesso.

Emergono in questa Prima Lettura due dati assai significativi per comprendere la preziosa Solennità del Corpo del Signore che oggi celebriamo.

Anzitutto il paragone tra Gesù Cristo sacerdote e il misterioso re e sacerdote: «Tu sei sacerdote per sempre al modo di Melchisedek» (Sal 110,4). Così ci ha fatto pregare il Salmo responsoriale. Gesù non è sacerdote come i figli di Levi, per discendenza. La sua passione morte e risurrezione hanno il carattere di «un sacrificio non rituale, ma personale» (Benedetto XVI, Omelia del Corpus Domini, 3.6.2010). Gesù è sacerdote proprio in forza del sacrificio, che Egli fa di se stesso, donando innocente la propria vita a favore degli uomini. Per questo il Suo sacrificio è perenne (Prefazio) ed il Suo sacerdozio unico ed irripetibile.

La parola di Dio ci educa in questo modo a leggere, nel dipanarsi della storia, un disegno provvidenziale.

L’uomo compiuto è Cristo Gesù che dona tutto se stesso per noi. Ognuno di noi, se vuole il proprio compimento, è chiamato a seguire Gesù nel dono totale di sé. La vita ci è donata per essere data. In caso contrario il tempo ce la ruba.

La presenza reale di Gesù nell’Eucaristia, che oggi celebriamo con speciale solennità, è la forte e tenera compagnia alla nostra esistenza vissuta come offert; ed ogni sacrificio, compresa la morte, visto alla luce dell’Eucaristia già contiene in germe la nostra risurrezione.

La nostra esistenza è piena solo se è eucaristica.

2. Il secondo elemento che lega Melchisedek a Gesù è l’offerta del pane e del vino. Ce lo ha rivelato l’antichissimo testo della Seconda Lettura. «… Prese del pane… “Questo è il mio corpo, che è per voi; fate questo in memoria di me”… prese anche il calice… “Questo calice è la nuova alleanza nel mio sangue; fate questo… in memoria di me”» (1Cor 11,24 e 25). Nelle scarne, essenziali parole dell’istituzione dell’Eucaristia sta nascosta la pienezza inesauribile della solennità odierna.

Essendo nello stesso tempo sacerdote, vittima ed altare Gesù riconcilia ogni uomo e la famiglia umana con Dio, liberandoci dal peccato e dalla morte. Nella sacra cena eucaristica, che rende contemporaneo il sacrificio glorioso di Cristo all’uomo di ogni tempo, il Dio Uno e Trino si lascia riconciliare: Gesù è il nuovo Melchisedek, è il «sacerdote del Dio altissimo» (Gn 14,18).

Adorare Gesù Eucaristia, come faremo fra poco, è un’espressione di gioia grata per la nostra salvezza e, nello stesso tempo, un impegno a fare dell’amore di Gesù e per Gesù la stoffa di ogni nostro rapporto.

3. Il Santo Evangelo documenta la modalità sovrabbondante del dono eucaristico per l’umano compimento: «… Egli prese i pani… li spezzò e li dava ai discepoli perché li distribuissero alla folla. Tutti mangiarono a sazietà e furono portati via i pezzi loro avanzati: dodici ceste» (Lc 9,16-17).

Qui è molto densa la consonanza con l’istituzione eucaristica, narrata nella Seconda Lettura. È data dai verbi “prendere”, “spezzare”, “dare”. Essi ricorrono sia nel brano della Genesi che nel racconto paolino dell’Istituzione ai cristiani di Corinto.

I discepoli oppongono all’invito di Gesù considerazioni suggerite dal “buon senso” per così dire economico: «… “Non abbiamo che cinque pani e due pesci per tutta questa gente…”» (Lc 9,13). Ma, come ha coraggiosamente affermato il Papa nella Caritas in veritate (cfr CV 32-36), anche la “ragione economica” chiede di essere allargata per fare spazio alla logica della gratuità, del dono e della fraternità. Lo domanda la grave crisi economica che stiamo attraversando e prova dolorosamente uomini e donne, soprattutto giovani, che perdono il lavoro o addirittura ne sono privi, ed i pensionati che spesso faticano a giungere alla fine del mese.

4. «“Voi stessi date loro da mangiare”» (Lc 9,13). Gesù ci coinvolge nel dinamismo della sua donazione. «La missione – ci diceva lo scorso 11 ottobre, in questa stessa Basilica, Sua Eccellenza Monsignor Luigi Padovese, tragicamente assassinato qualche giorno fa – è testimonianza resa all’amore di Gesù Cristo e al volto di Dio da lui rivelato» (Seconda Assemblea ecclesiale). Per questa ragione il missionario Vescovo Luigi ha dato il suo sangue.

5. «Tutti mangiarono a sazietà» (Lc 9,17). «è infatti desiderio del Signore che ogni essere umano si nutra dell’Eucaristia, perché l’Eucaristia è per tutti» (Benedetto XVI, Omelia del Corpus Domini, 7.6.2007). Per questo tra poco Lo accompagneremo in processione nel cuore della nostra Venezia, città dell’umanità, a cui ogni giorno convergono folle da ogni dove. La Chiesa veneziana intende così rinnovare pubblicamente la sua fede, memore della sua storia e fiduciosa nel suo futuro!

«Adoro te devote latens Deitas», così recita il profondo Inno eucaristico di San Tommaso.

Ti adoro con tutto il cuore, o Dio, perché nel contemplarTi, tutto, ma proprio tutto, si rivela inadeguato. Solo Tu, che sei veramente nascosto nell’Ostia sacra, sei il sole della vita umana. Amen

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